Vigne e vini

Cult wine fatto in casa

Nell’East Village di NY in un appartamento di 50 m2 è nata la prima cantina domestica cioè creata nell’alloggio di un giovane ingegnere di origine italiana

Willage winery club

Willage winery club

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello Casato Prime Donne

La notizia mi arriva dal “Gambero rosso” e riguarda un ingegnere di origine siciliana che vive nell’East Village di New York e si chiama Matthew Baldassano. A prima vista sembrerebbe una urban winery come altre a Londra e in Canada ma in questo caso si tratta di un appartamento dove il novello winemaker vive normalmente inoltre la produzione mira molto in alto cioè a un “cult wine” termine originariamente utilizzato per indicare vini ad alto prezzo e alta immagine come, citando Wikipedia <<for example, Screaming Eagle from California and Penfolds Grange from Australia, among many others ….

Mattehew Baldassano Village Winery club

Mattehew Baldassano Village Winery club

Château Lafite Rothschild, Château Latour, Château Margaux, Château Haut-Brion, and Château Mouton Rothschild>>.
Ed ecco invece che il concetto di vino cult si rovescia. Il valore non deriva più dal punteggio di Robert Parker oppure dalla vigna come a Romanée Conti e neanche dal prestigio di un nome storico come Frescobaldi, ma dal fatto che i destinatari delle bottiglie partecipano personalmente alla produzione. Ed ecco che Baldassano ha creato il “Village Winery Club” e due volte all’anno compra uve in California e in Cile (petite Syrah, Cabernet e Zinfandel) ed invita a partecipare alla produzione attraverso la sua pagina Facebook <<Tempus Est Iam For those who want to get involved in the‪#‎urbanwinemovement‬>> ha scritto il 16 settembre scorso. Il village winery club ha già oltre 100 membri e farne parte costa 200$.

NY-Times village winery club

NY-Times village winery club

La cantina è nell’ appartamento di 50 metri quadri di Baldassano. Fra divani e televisori ci sono pigiadiraspatrice, torchietto e tappatrice a mano, qualche botte e una imbottigliatrice a tre becchi per produrre 1.000 bottiglie all’anno. Un insieme simile al garage di molte famiglie italiane che hanno ancora qualche vite nell’orto e infatti Matthew si è ispirato al nonno emigrato dall’Italia che produceva vino. Nel video in cui mostra la produzione del suo cult wine si vedono teglie da forno in alluminio, pentole …. Insomma un’attrezzatura molto, molto domestica che lui mostra senza vergogna ponendo l’accento sul carattere “natural” della sua produzione. La cosa stupefacente è che,

Village winery club

Village winery club

una volta imbottigliato, questo vino vada normalmente in vendita, cosa impossibile in Italia. Ma forse per questo il Village winery club esiste solo a New York Citly e viene pubblicizzato, nella pagina Facebook, insieme alle mostre dei giovani artisti e ai concerti underground. Ed è forse per la coabitazione di persone e botti in un appartamento di città che l’iniziativa ha fatto il giro del mondo ottenendo l’invidia di tanti appassionati e un’impressionate rassegna di articoli e foto con titoli del tipo “the most innovative winery in America”.
E non basta, il nostro ex ingegnere sogna di aprire una scuola di vino e vendere le sue bottiglie su larga scala.

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