Il prezzo del vino: nuovi dati e nuovi protagonisti

Written by Donatella on . Posted in Vigne e vini

La crisi italiana spinge i produttori di vino a esportare. Ecco i prezzi medi del nostro vino all’estero confrontati con quelli dei più bravi: i neozelandesi

Violante nelle vigne di Opus One

Violante nelle vigne di Opus One

In Italia il GDO è ormai il canale di vendita principale del vino: 571 milioni di litri venduti nel 2011  e il 62% dell’acquisto abitudinario. Nei supermercati  il business legato alle bottiglie di vino da 0,75 L è quello principale ed è aumentato del 4,5% contro una contemporanea contrazione dei formati più economici. Apparentemente  il GDO sta rosicchiando lo spazio delle enoteche mentre l’impoverimento della spesa alimentare ha colpito anche il vino più a buon mercato. Il prezzo medio di un litro di vino in brik è 1,14€. Si tratta di una cifra esigua quasi da acqua minerale. Quello in bottiglia da 0,750 Cl sale a 4,28€ ma siamo ancora lontani da prezzi  che rendano remunerativa la coltivazione della vigna dove  arriva circa ¼ del valore pagato dal consumatore.

Meglio l’export dove tuttavia l’esame dello scenario internazionale ci spinge a guardare con attenzione e invidia  i primi della classe: i neozelandesi. Ecco la classifica dei Paesi esportatori di vino in base al prezzo medio di un litro di vino imbottigliato

Nuova Zelanda                                      6,86$

Francia                                                    6,41$

Australia                                                 4,26$

Italia                                                        3,70$

Seguono Argentina Cile e Spagna a  2,44$

La performance dei neozelandesi spinge ad alcune riflessioni.  Va loro riconosciuto il coraggio di aver creato, dal niente, una

NewZealand- vigneti di Marlborough

NewZealand- vigneti di Marlborough

regione viticola di alto profilo a una latitudine estrema, nessuna altra zona del vino è altrettanto vicina al polo.  Ma la cosa più stupefacente è come i neozelandesi abbiano trasformato un tabù come il tappo a vite in carattere distintivo e positivo del loro bland. Provate a mettere il tappo a vite sul Brunello e avrete un crollo di immagine e di vendite invece se ordinate un bianco neozelandese e il cameriere usa il cavatappi penserete che hanno sbagliato bottiglia. Chiusura economica, pratica, sicura …. Ma solo i neozelandesi sono riusciti a imporla. Il loro prezzo medio è il più alto su moltissimi mercati nonostante vendano quasi solo bianchi che hanno costi di produzione e di vendita generalmente più bassi  dei rossi.  Le bottiglie francesi tornano in testa alle classifiche dei valori medi delle bottiglie dove l’apprezzamento per i loro rossi maturati in botte sono più forti. In Cina prima di tutto, ma anche negli Stati Uniti. Vediamo invece che le isole del Pacifico tornano ad essere le più care in Canada. Qui anche la distanza di prezzo fra i nostri vini e le bottiglie dei cugini francesi si accorcia.  Questo è un dato particolarmente significativo perché in entrambi i mercati l’Italia è in maggior esportatore di vino (in Usa 2.556.530hl e 540.000 hl in Canada) ma nel mercato a stelle e strisce il prezzo medio è poco più che la metà di quello francese.

USA                                                     CANADA

FRANCIA                9                                                          7,55 Dollaro Canadese

USA                                                                                       7,81

NEW ZELAND      7,42                                                       9,76

ITALIA                   5,31                                                       6,37

GERMANIA          5,31                                                        5,59

SPAGNA                5,22                                                        6,13

SUDAFRICA        4,79                                                         5,01

ARGENTINA       4,43                                                         4,78

AUSTRALIA        3,74                                                         6,62 fonte “Corriere Vinicolo

Champagne corsiste OIV

Champagne corsiste OIV

Alla fine di questa ricognizione vale la pena di fare un commento: ora che la produzione italiana di vino è inferiore alla somma fra i consumi interni e l’export vale la pena investire per far crescere l’apprezzamento commerciale delle nostre bottiglie all’estero. I fondi OCM sono utili a questo scopo ma vanno usati in modo più coordinato.

visto per voi da Donatella Cinelli Colombini

 

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