Vigne e vini

La saga di Fiorano fra Antinori e Boncompagni Ludovisi

Una storia che sembra la continuazione del Marchese del Grillo, sullo sfondo vini da mito e il marchio Fiorano conteso fra gli Antinori e i Boncompagni Ludovisi

Alessia Antinori

Alessia Antinori

Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Comincio da un fatto di attualità avvenuto il 24 ottobre scorso a New York dove Alessia presiedeva a una degustazione da 175$ a persona presso l’ Italian Wine Merciants per presentare i vini prodotti a Fiorano da suo nonno il Prince Alberico Boncompagni Ludovisi. E’ in quella sede che due persone le hanno presentato dei documenti legali contestandole l’uso del nome “Fiorano”. Un colpo di scena organizzato del lontano cugino Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi che ha anche rilasciato una dichiarazione sull’accaduto a The Drinks Business <<My farm estate Tenuta di Fiorano has the

Alessandrojacopo-Boncompagni-Ludovisi

Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi

exclusive rights in European Union and the rest of the world to the brand names ‘Fiorano’ and ‘Fioranello>> la mia azienda Tenuta Fiorano ha il diritto di usare il nome Fiorano e Fioranello in esclusiva in Europa e nel resto del mondo.
Una contestazione più da tribunale che da sala da degustazione che passerebbe inosservata se non fosse coinvolta la famiglia del Marchese Piero Antinori, uno dei brand vinicoli più prestigiosi del mondo. Da qui la mia curiosità, e spero anche la vostra, di sapere perché le vigne e il nome Fiorano hanno scatenato un tale putiferio.
Parto da un meraviglioso articolo di Armando Castagno intitolato “Fiorano memorie e girandole” pubblicato lo scorso anno su “Vitae”. Armando ci porta per mano a scoprire un luogo pieno di fascino. 200 ettari sul lato dell’Appia antica con una storia di antica nobiltà <<Corre l’anno 1946: il principe Francesco Boncompagni Ludovisi, sessant’anni, appartiene a una delle più antiche famiglie italiane: può esibire diciotto titoli nobiliari, due papi in famiglia e altri nove tra gli antenati di sangue>> non è vecchio ma decide di andare in pensione lasciando

Fattoria di Fiorano

Fattoria di Fiorano

spazio al secondo dei suoi otto figli << Alberico, ha ventotto anni essendo nato nel 1918, e a suo favore il padre Francesco ha “refutato” uno dei suoi titoli, quello di Principe di Venosa; è già sposato, sin dal 1941, con la contessina Laetitia Pecci Blunt>>. Da loro nasce un’unica figlia Francesca che diventerà moglie di Piero Antinori, una sorta di first lady del vino italiano dalla grande discrezione e dall’infaticabile lavoro di charity. Piero e Francesca, a loro volta, hanno tre figlie femmine Albiera, Allegra e Alessia, quest’ultima residente a Roma e per questo destinata a occuparsi della proprietà di Fiorano ereditata dal nonno materno. Ma c’è un però. Negli ultimi anni di vita il principe Alberico viene assistito da un lontano parente, Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi, che comincia a ripiantare i vigneti spiantati dal principe prima di ritirarsi a vita privata. In effetti le viti di Cabernet Sauvignon, Merlot, Semillon e Malvasia di Candia piantate da Alberico a partire dal 1946 e coltivate con metodi biologici quando ancora questa scelta era visionaria, avevano dato piccolissime serie di vini straordinari, dei vini cult, monumentali e apprezzati dai

Tenuta di Fiorano

Tenuta di Fiorano

collezionisti nonostante le singolari tecniche di vendita del principe. <<People who wanted to buy his wines were to show up at his winery with the exact amount in cash only – no change returned – and were often locked in a room until the transactions was complete>> Chi voleva comprare il suo vino doveva andare in cantina con l’importo esatto in contanti perchè non veniva dato il resto e rimaneva sequestrato in una stanza finché la transazione non era completata, racconta The Drinks Business.
Anche il testamento di Alberico è l’eccentrica continuazione della storia: le vigne agli Antinori e la cantina ai Boncompagni Ludovisi con una poco chiara divisione sull’uso del nome Fiorano che ha portato alle attuali controversie. Infatti, dopo la morte del nonno nel 2005, Alessia Antinori ha piantato 14 ettari di vigna nella sua parte di proprietà e adesso inizia a commercializzare il suo vino con il nome di “Fattoria di Fiorano”. Il suo biscugino Alessandrojacopo Boncompagni ha invece creato il brand “Tenuta di Fiorano” ed ha imbottigliato a partire dalla vendemmia 2012 ma sembra accampare diritti anche sui nomi Fiorano e Fioranello in qualunque modo siano scritti. <<Tenuta di Fiorano di Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi (via di Fioranello, 19-31, Roma) e non della Fattoria di Fiorano (proprietà Antinori, via di Fioranello 34, Roma), né di Fiorano, azienda viticola nelle Marche, in contrada Fiorano a Cossignano (Ascoli Piceno)>> spiega Alessandro Morichetti su Intravino con un pizzico di ironia per questo garbuglio sempre più complicato.
Alla fine una storia da film, che sembra la continuazione del “Marchese del Grillo” con sullo sfondo dei vini di straordinaria qualità che furono amati da Tancredi Biondi Santi e Luigi Veronelli. Basta che finisca in un brindisi e non in tribunale.

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