Vigne e vini

Le origini del vino. La Toscana sempre in prima fila. 1° Parte

Dagli Etruschi a Wine Spectator, la Toscana insegna a fare il vino e detta le regole della qualità

di Sara Mazzeschi

Andrea Pisano Noè e le origini del vino

Andrea Pisano Noè e le origini del vino

La storia del vino si intreccia con quella della civiltà umana fin dagli albori, non a caso Sapere e Sapore, Cultura e Coltura, Vita e Vite hanno la stessa radice etimologica. Alcune leggende, spesso legate al Cristianesimo, vogliono l’uva come frutto proibito al posto dell’anonima mela ed un passo della Genesi racconta di come Noè, passato il Diluvio Universale, avesse piantato una vite e bevuto il succo fino ad ubriacarsi. Bibbia a parte, in Toscana e più precisamente vicino ad Arezzo, sono stati ritrovati fossili di Vitis Vinefera di oltre 2 milioni di anni fa.

A testimonianza che il vino di eccellenza proviene sempre dalle stesse zone, a Montepulciano esiste un documento del 789 dC che sancisce il lascito di una vigna alla Chiesa e a Tenuta Capezzana, nella zona del Carmignano, è conservato un contratto di affitto della fattoria, con vigneti ed ulivi, datato 804 dC.

Non si può parlare di vino senza nominare gli egizi, da grandi agricoltori quali erano avevano fatto propria la viticoltura e già nel 2500 aC indicavano con un geroglifico specifico ogni tipologia di vite ma non è tutto, nella tomba di Tutankamon (1339 aC)

Origini del vino, gli Etruschi

Origini del vino, gli Etruschi

sono state trovate anfore contenenti vino invecchiato da anni con sopra riportata la zona di provenienza, l’annata ed il produttore…insomma vere e proprie DOC dell’antichità!  Greci e Romani perfezionarono le tecniche di vinificazione e conservazione ma i veri maestri furono gli Etruschi, grandissimi produttori ed esportatori in grado di prendere semi di vite dall’Oriente, acclimatarli nel Mediterraneo e rivenderne il succulento prodotto a tutto il mondo conosciuto.

Qui una piccola soddisfazione: in Francia il più antico ritrovamento legato al vino è stato la base di una pressa per l’uva e delle anfore di stampo innegabilmente etrusco – 425 aC- 1 a 0 per l’Italia!

Ad onor del vero il vino trasportato per mare al tempo sarebbe per noi imbevibile, molto più alcolico e concentrato, proprio per questo veniva diluito con acqua, resine e anche sale, spezie e altri conservanti. Di strada ce n’era tanta da fare ed il lungo Medio Evo non ha aiutato, a causa del Cristianesimo che vedeva nel vino l’anticamera dell’inferno per le masse e la diffusione dell’Islamismo, la viticoltura fu letteralmente messa al bando, non fosse stato per i monaci benedettini che portarono avanti le pratiche di vinificazione in semi clandestinità, forse oggi non avremmo il Chianti o il Brunello di Montalcino, almeno non di così alta qualità. E’ il caso di dire: “Dio toglie, Dio dà”

La Toscana è da sempre terra privilegiata ed anche nel buio di quei secoli ha

Via della vigna vecchia Firenze

Via della vigna vecchia Firenze

marciato a passo più svelto: già dal 1100 la viticoltura aveva ripreso a diffondersi, in breve tempo i vigneti erano ovunque, persino nel cuore di Firenze dove, vicino a Santa Maria Novella, ancora oggi esistono “Via della Vigna Nuova” e “Via della Vigna Vecchia”.  Tale era l’importanza del vigneto che a nessun estraneo era concesso entrarvi ed i danni arrecati potevano essere puniti anche con la tortura, a paragone i wine lovers odierni sono astemi convinti. L’anno scorso, invitata ad un matrimonio a Siena, ho approfittato per fare un giro all’interno del più suggestivo palazzo comunale al mondo e sono rimasta incantata di fronte al Guidoriccio da Fogliano di Simone

Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini – 1328 -

Guidoriccio da Fogliano di Simone Martini – 1328 –

Martini – 1328 – e il Buongoverno del Lorenzetti – 1348-, in entrambe le opere sono ben visibili le vigne coltivate nelle colline toscane, a testimonianza della loro rilevanza e delle conoscenze dell’epoca: era noto che la qualità di un vino dipendeva molto dall’esposizione del vigneto.

Questi sono gli anni in cui grandi famiglie fanno capolino dando il via all’enologia in Toscana: i Ricasoli nel 1141 e gli Antinori nel 1300 iniziano a produrre un Chianti vinificato rigorosamente in bianco. Nel 1400 tutti conoscono e riconoscono l’eccellenza di questo vino per questo si impone la necessità di tutelarlo, una delle prime e più importanti norme viene dettata dalla Lega del Chianti che pone il divieto di vendemmiare prima del 29 settembre, negli anni poi si stabiliscono pene per chi

Bando_cosimo_III_vino_toscano

Bando_cosimo_III_vino_toscano

contraffà il vino o ne altera il sigillo.  Anno di svolta è il 1716, Cosimo III de Medici fissa per la prima volta i confini della zona di produzione del Chianti, comuni tra Siena e Firenze che dal 1932 delimiteranno l’area del Chianti Classico.  Il Granduca, con il Bando più famoso nella storia del vino, riconosce la qualità del prodotto regolandone anche la produzione, la vendita ed il nome, senza considerare la creazione delle Congregazioni di Vigilanza, gli antenati degli attuali Consorzi.

Secoli dopo un altro toscanaccio, Bettino Ricasoli, detta la formula del rosso toscano come lo conosciamo noi, studiandone uvaggi e  vinificazione nelle sue cantine di Brolio e dando il via insieme ad altri studiosi al “Risorgimento del vino italiano”, nonostante il flagello della filossera!

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