Vigne e vini

Mal dell’esca: le viti dal dentista per guarire

Simonit e Sirch i preparatori d’uva che hanno rivoluzionato la potatura delle viti trovano il rimedio per il mal dell’esca facendo come i dentisti con le carie

Operazione-della-vite-per-curarla-dal-mal-dell'esca

Operazione-della-vite-per-curarla-dal-mal-dell’esca

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Chianti superiore

La complessità e la profondità del vino cresce con l’età del vigneto; è un dato di fatto unanimemente accettato, tutti lo sanno. Per questo preservare nel tempo le vigne è indispensabile per chi punta, come me, sui vini di grande qualità. Per questo è determinate contrastare la decimazione causata dal mal dell’esca, il maggior problema sanitario del vigneto europeo. Fin ora l’unica soluzione era la sostituzione delle fallanze cioè delle piante morte, con nuove viti perché le cure efficaci contro il mal dell’esca erano così

vite-curata-dal-mal-dell'esca

vite-curata-dal-mal dell’esca

dannose all’ambiente da venire proibite in quasi tutti i Paesi. La complantazione (sostituzione delle viti secche) è un’operazione da fare quasi ogni anno usando una piccola ruspa per asportare le piante morte con le loro radici e impiantare barbatelloni cioè viti allevate in vaso. I risultati sono spesso modesti perché la nuova pianta deve competere con quelle adulte ai suoi lati e spesso rimane stenta per anni finendo per pregiudicare l’omogeneità del vigneto. Il problema è dunque serio perché il numero di viti che muoiono per il mal dell’esca è alto, anzi è sempre più alto. La moria inizia al quinto anno di vita del vigneto e aumenta con il tempo. In pratica le viti arrivano già malate dal vivaio e poi, inconsapevolmente, i vignaioli propagano il problema, per contagio, attraverso le forbici usate nelle potature.

Marco-Simonit

Marco-Simonit

Un incubo che i vignaioli denunciano con forza e in modo crescente. Soprattutto in annate umide, come quelle recenti, muore il 2-3% del vigneto e ogni settimana c’è qualche nuova vite con le foglie gialle. Una situazione che sembrava senza vie di uscita e costringeva a reimpiantare interamente i vigneti ogni 25-30 anni, finchè è arrivato l’annuncio di una possibile soluzione. Per i produttori ha suonato come una campana a festa.
La proposta arriva da Simonit& Sirch i due preparatori d’uva che, dai vigneti del Friuli, hanno poi diffuso ovunque il loro modo di coltivare le viti, salvaguardando l’apparato linfatico dagli effetti delle potature invernali. Oggi insegnano all’Università

Simonit&Sirch-scopritori-della-cura-contro-il-mal-dell'esca

Simonit&Sirch-scopritori-della-cura-contro-il-mal-dell’esca

di Bordeaux e seguono alcuni dei vigneti più celebrati del mondo, come quelli di Chateau d’Yquem e Chateau Latour. Tanti vignaioli, compresi i miei, frequentano i suoi corsi e il loro sistema di coltivazione è ormai un must per chi vuol produrre grandi vini.
La cura che propongono contro il mal dell’esca è chirurgica e recupera una pratica ottocentesca, descritta nella letteratura, migliorandola fino a renderla capace di curare il 90% delle viti colpite. Ha richiesto sei anni di sperimentazioni ( nei vigneti di Chateau Reynon in Francia, da Schiopetto in Friuli e da Bellavista in Franciacorta e in Toscana) ed ha riguardato 10.000 piante di 5 varietà. Finalmente viene presentata al mondo scientifico e alla comunità dei produttori con il nome di “dentrochirurgia”. <<Assomiglia a quello che fa il dentista per curare la carie>> ha spiegato Marco Simonit per rendere più facilmente comprensibile una tecnica che comporta l’uso di piccole motoseghe che asportano il legno malato dentro il tronco. Nella stragrande maggioranza dei casi la vite recupera la salute dopo poco tempo.
Le sperimentazioni stanno continuando per capire qual è il miglior periodo dell’anno per intervenire, la frequenza delle operazioni e i tempi che richiedono ma soprattutto per quanti anni <<le piante operate rimangono asintomatiche>> cioè quando possono manifestarsi delle recidive.
I risultati sembrano molto incoraggianti anche sul piano qualitativo del vino, infatti le analisi polifenoliche effettuate sull’uva e sul vino proveniente da viti curate sembrano solo impercettibilmente diverse da quelle di viti sempre rimaste sane. Sul fronte opposto la presenza di uve da viti infette è percepibile nel vino con una perdita di qualità che diventa netta se la quota di viti con mal dell’esca supera il 5%.

  •   
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici su : f t g p fl is l y tripadvisor icon

Log In

Create an account