Vigne e vini

Potatura invernale, servono mille occhi

Storie di vigna: la potatura invernale si insegna con le forbici che fanno male. In questi giorni i miei vignaioli sono in vigna 

Potatura-invernale-Toscana-Fattoria-del-Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, cantine Casato Prime Donne, Fattoria del Colle

La vigna d’inverno è bruttissima, dopo aver perso le foglie in autunno i tralci nudi rimangono come lunghe dita secche. Il momento peggiore è con la prepotatura cioè quando i sarmenti dello scorso anno vengono tagliati a macchina e rimangono appesi ai fili metallici agitandosi al vento. L’effetto è cimiteriale. Le fasi successive sono la stralciatura, fatta a mano per buttare a terra i tralci in modo che poi vengano rimossi con una sorta di rastrellone. C’è chi li trita nella vigna ma, in attesa di avere certezze sulla

Simonit&Sirch-scuola-di-potatura

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possibile diffusione dei funghi, io preferisco portali via e bruciarli. Per la verità la prima operazione invernale è il taglio delle viti morte per il mal dell’esca, una vera strage, che speriamo in futuro di arginare con un sistema chirurgico messo a punto da Simonit&Sirch. Rimuovere le viti morte serve a impedire che l’infezione si propaghi.
La potatura invernale ridona alla vigna l’aspetto di un giardino pieno di promesse. Si tratta del primo e più importante passo verso la futura vendemmia. Viene fatta prima sui vitigni tardivi e poi su quelli precoci. Prima nelle zone più calde e dopo nei punti dove il rischio di gelata primaverile è più alto. Infatti esiste una correlazione fra la data della potatura e quella del germoglio. Il rischio di perdere il raccolto a causa del freddo è molto diminuito con il global warming. Da noi l’ultima gelata primaverile è del 1987 ma le terribili immagini della Borgogna, lo scorso anno, con i fuochi notturni nei filari, sono ancora nella mente di tutti i vignaioli del mondo.

Potatura-invernale-Vigneti-Donatella-Cinelli Colombini

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La potatura invernale determina la quantità della futura produzione. Potare “lungo” significa produrre molto. Noi a Montalcino potiamo tutti “corto”.
Le mie vigne sono allevate in modo molto tradizionale con un “cordone speronato” e coltivate in modo biologico con qualche elemento del biodinamico come l’uso delle alghe al posto del rame. Insomma siamo tradizionalisti e attenti alla natura. Il tronco, che è l’unica parte permanente, ha la forma di una L rovesciata. L’orientamento del braccio orizzontale delle viti segue la direzione del vento e si appoggia sul primo filo metallico che regge l’impalcatura dei tralci, la così detta spalliera.
Un ettaro di vigna è una superficie leggermente superiore a un campo di calcio, contiene 5.500 viti. Ogni vite ha 3-4 “speroni” cioè punti da cui cresceranno i tralci con foglie e grappoli. La potatura secca “sembra facile” come diceva l’omino coi baffi! In realtà sbagliarla è frequente per chi è inesperto e ha un effetto disastroso perché “acceca” la vite cioè le toglie “l’occhio” che fruttificherà.
La prima e più importante cosa che viene chiesta ai neo assunti è <<sai potare? >>
Imparare è un must e non bisogna distrarsi prima che l’azione delle mani e delle forbici diventi meccanica. Per impedire che il praticante si deconcentri viene usato un sistema diabolico: lo fanno potare con le forbici tradizionali, non quelle idrauliche o elettriche che userà quando è diventato bravo. Il dolore alla mano è così forte che distrarsi è praticamente impossibile.
Il coordinatore dei nostri vignaioli si chiama Efiio Luche ed è un “passionista” della vigna. Secondo lui <<meglio insegnare da zero che correggere un’impostazione sbagliata imparata in altre aziende>>. Da noi usiamo la potatura Simonit&Sirch che preserva i vasi all’interno del tronco legnoso e mantiene giovane e sana la pianta. I nostri vignaioli che hanno frequentato il loro corso di potatura hanno poi insegnato agli altri e ora tutta la squadra usa le forbici in modo impeccabile.

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