Vigne e vini

Rivoglio il simbolo del vino da vigneto biologico

Ci sono molti ottimi motivi per coltivare le vigne in modo eco-compatibile, ho invece dei dubbi sull’eliminazione dei solfiti in cantina

logo-agricoltura-biologica

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La ragione principale per coltivare la vigna in modo biologico o biodinamico è l’amore del vignaiolo per le sue piante e il desiderio di vederle in equilibrio perfetto. In piccolo, con lo stesso sentimento che si sente per un figlio. Avere viti sane, capaci di reagire da sole elle avversità del clima e quindi anche di dare un’uva di qualità superiore, questo dovrebbe essere il secondo motivo. Infatti uno studio della Prestigiosa University of California Los Angeles UCLA (ha 13 premi Nobel fra i suoi laureati) su un campione di 74.000 vini degustati da Wine Advocate-Robert Parker, Wine Enthusiast e Wine Spectator ha rivelato che il giudizio medio sui rossi da uve biologiche e biodinamiche è di 5,6 punti più alto rispetto agli altri. Un vantaggio che scende a 1,3 punti per i bianchi. Un segno forte che andrebbe considerato con attenzione da chi aspira a produrre vini di eccellenza.

DonatellaCinelliColombini-vigneto-coltivazione-biologica

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Le ragioni per scegliere un sistema di coltivazione rispettoso della natura sono anche legate al desiderio di abitare in mezzo alle vigne. Senza arrivare alle situazioni di vero inquinamento mostrate dal programma France 2 Cash Investigation nel febbraio 2016 relativamente alla zona di Bordeaux, dove l’analisi dei capelli dei bambini rivelò l’assorbimento di sostanze proibite e cancerogene, ebbene anche senza arrivare a questi estremi, la nuova consapevolezza ambientale spinge tutti a vivere in ambienti sani. Ambienti che sono messi a rischio da coltivazioni agricole in cui si fa ricorso alla chimica anche in forma controllata come nella lotta guidata.
Allo stesso modo come, chiunque pratica l’agricoltura biologica, si rende conto che non basta per consegnare un ambiente naturale alle future generazioni, bisogna fare di più. Il rame è un metallo inquinante il cui uso nel vigneto va ridotto. E’invece necessario imparare a usare funghi, la confusione sessuale, accrescere la popolazione dei predatori già presenti in quell’ambiente per creare equilibri biologici che rafforzino le “difese immunitarie” delle piante così come ricorrere a altri presidi naturali tipo le alghe. Ovviamente c’è un rovescio della medaglia: rispetto all’agricoltura basata sulla chimica, i passaggi dei trattori nei vigneti sono molto più numerosi con conseguente produzione di maggiore CO2. Si tratta di un problema su cui riflettere. Durante il simposio dell’Académie Internationale du Vin a Losanna, lo scorso dicembre, Claude e Lidia Bourguignon hanno lanciato l’allarme perché, nelle ultime annate

Vigneto-biologico-Claude e Lydia Bourguingnon

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piovose, alcuni vignaioli hanno abbandonano il biologico proprio a causa del troppo lavoro con i trattori. Un allarme che fa ancora più riflettere.
Ho volutamente omesso il biologico/biodinamico in cantina perché, come tutti quelli che producono vini conservandoli per anni in fusti di legno ho qualche riserva e vorrei andare più a fondo nella questione solfiti aggiunti. Ho assaggiato troppe bottiglie con evidenti difetti per prendere la questione sotto gamba. Non accolgo completamente l’opinione di Luigi Moio secondo il quale solo vini aromatici come il riesling possono fare a meno dei solfiti durante la maturazione in cantina, ma certo che il vapore, le lampade sterilizzanti e ogni altra pratica per pulire le botti non appaiono sufficienti a proteggere dei vini con ph alti come quelli prodotti dal 2000 in poi. Pensare che, a Montalcino, fino a trent’anni fa solo le vecchie botti sporche innescavano il rischio brettanomyces, perché era l’acidità dell’uva a difendere il vino, ora invece la puzzetta è una minaccia costante.
Alla fine di questa riflessione il mio appello è di tornare al vecchio sistema che permetteva di segnalare nelle etichette “da vigneti biologici”, altrimenti chi coltiva, come me, in modo sostenibile, ma sceglie di usare la solforosa in cantina, risulta troppo penalizzato e vede scomparire tutto l’impegno che ha profuso.

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