Vigne e vini

Tutte la cantine aperte sono delle destination?

Evidentemente no. Per attrarre visitatori bisogna che la cantina sia una star enologica oppure si trovi in un’area dove già ci sono molti turisti

cantine-aperte-di-notte

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Di Donatella Cinelli Colombini creatrice di Cantine aperte

La seconda situazione è molto più facile della prima
Vale la pena fare una digressione e spiegare che il turismo si muove sempre verso i luoghi che hanno tre caratteristiche: sono diversi, conosciuti e organizzati.
La diversità è l’elemento più importante, nessuno fa un viaggio per andare in una città, in un ristorante oppure a uno spettacolo che è uguale a tanti altri. Perché valga la pena bisogna che sia unico e percepito come tale cioè sia conosciuto e desiderato da un gran numero di persone. A questo serve la comunicazione mentre l’organizzazione riguarda due aspetti del business: la rete vendita, che rende accessibile il luogo e l’offerta di prodotti e servizi che costituiscono i consumi turistici.

Villa Sandi Cantine Aperte

Villa Sandi Cantine Aperte

Costruire una destination con queste caratteristiche è decisamente molto impegnativo per una singola azienda. Ci sono riusciti i Lungarotti a Torgiano ma, in un’altra epoca, in una zona bellissima, con ingenti investimenti e anche grazie alla raffinata cultura della Signora Maria Grazia che ha creato il più bel museo del vino del mondo. Fare il bis è decisamente difficile. La soglia per ottenere visibilità si innalza costantemente anche per effetto della dimensione enorme del mercato turistico. Per capirlo basta leggere i dati: i viaggiatori sono ormai oltre un miliardo ogni anno e crescono a una velocità di quasi il 5% questo significa che ogni 12 mesi ci sono circa 43 milioni di turisti in più.

Museo-del-vino Lungarotti Torgiano

Museo-del-vino Lungarotti Torgiano

Ebbene nel 1950 c’erano nel mondo solo 25 milioni di viaggiatori. In un mercato che ha raggiunto le attuali dimensioni chi è da solo, salvo casi eccezionali, è invisibile. Per questo mi piace ripetere la frase “il turismo è uno sport di squadra”, in altre parole è possibile arrivare al successo all’interno di un contesto più ampio rispetto alla singola azienda. Serve un vino straordinario, un territorio integro e una rete d’ offerta omogenea composta da paesaggio, cantine, storia, arte, tradizioni, piatti tipici …
In base a tutte queste considerazioni risulta evidente che è molto più semplice e meno costoso puntare sulle zone dove questo network già esiste e i flussi turistici hanno una notevole consistenza anche se comporta un investimento iniziale più rilevante rispetto ai territori dove i visitatori sono rari.

Cantine Caggiano

Cantine Caggiano

Questo è ancora più evidente da qualche anno, cioè da quando il numero di belle cantine aperte al pubblico è diventato enorme e conseguentemente è diventato enorme anche l’investimento necessario per realizzare qualcosa di folgorante, che attragga l’attenzione e calamiti i visitatori.
Questa riflessione vale sia per i flussi turistici che per quelli enoturistici perché i visitatori delle cantine possono appartenere a entrambe le tipologie. In altre parole se avessimo la possibilità di spostare la stessa azienda con i suoi sotterranei pieni di botti, in luogo esclusivo come Bagno Vignoni piuttosto che nella vicina terra del Brunello ci accorgeremo che ha un’uguale possibilità di successo turistico in entrambe le situazioni. Ovviamente con approcci diversi: puntando sul lusso nella prima situazione e sull’eccellenza enologica nella seconda.
L’argomento continua fra due giorni con l’analisi del potenziale turistico delle cantine.

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