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Muore Gerard Basset e esplode la Pizzeria Sorbillo

Giorno nero per chi ama i grandi vini e la grande gastronomia: muore Gerard Basset, Master of Wine e Master Sommelier, la pizzeria Sorbillo distrutta da una bomba

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Di Donatella Cinelli Colombini

Ci sono persone e luoghi che sono autentici simboli. La Pizzeria di Gino Sorbillo a Napoli, in Via Dei Tribunali, è l’emblema della rinascita del cibo italiano più famoso e amato. Gerard Basset miglior sommelier del mondo.

PIZZA DA CIBO POVERO A PATRIMONIO DELL’ UMANITA’

Pizza: una rinascita che parte da un piatto povero troppo spesso maltrattato e banalizzato da esecuzioni volgari, passa attraverso il ritorno al lievito madre, la scelta delle farine, i pomodori appena colti, l’olio extravergine …, la manualità di chi fa danzare la pasta con le mani ed ecco che l’arte dei Pizzajuoli napoletani diventa patrimonio dell’Umanità Unesco. Un successo, quello dei maestri pizzaioli, che ha avuto in Gino Sorbillo un simbolo e un portabandiera. Ma anche l’affermarsi di una Napoli che vince partendo dal basso, dai suoi valori di manualità, tradizione, naturalezza, identità e benessere che nasce dal cibo. Valori che avevano riunito intorno alla candidatura Unesco un movimento di opinione, mai visto prima, con 600 ambassador e 2 milioni di firme in tutto il mondo sulla petizione #pizzaUnesco.

PIZZERIA DI GINO SORBILLO DISTRUTTA DA UNA BOMBA

Gerard-Basset-al-Premio-Masi

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Per questo, vedere la pizzeria Sorbillo distrutta da una bomba , con evidente scopo intimidatorio, è un dispiacere enorme. Nessun ferito, per fortuna, ma il locale distrutto. Sorbillo ha una catena di pizzerie in Italia e all’estero, ma quella di via dei Tribunali a Napoli è la sede storica dell’azienda. Su Facebook il titolare appare fotografato con un cartello e la scritta <<chiuso per bomba>> e sotto <<riapriremo presto>>. Cinque anni fa un incendio, ora una bomba, ma lui non si arrende << colpire un simbolo della rinascita napoletana è un attacco a tutti. Non perdo la speranza. Subito si ricomincia. Qua c’è la camorra, ma in ogni posto del mondo c’è la mafia. Non mi voglio piangere addosso. Bisogna ricominciare>> ha scritto con grande forza d’animo << Sono stato nell’Arma dei Carabinieri ed ho scelto di fare il Pizzaiolo: amo troppo la mia città e la amerò sempre. Porto e porterò sempre Napoli nel cuore>>.

Great wine capital e Verona prende il posto di Firenze

2 notizie: quella buona è la presenza di Masi -Boscaini fra i vincitori del Best of Wine Tourism Award, la cattiva è l’esclusione di Firenze dalle Great Wine Capital

Verona- Great-wine-capital

Verona- Great-wine-capital

Di Donatella Cinelli Colombini

Cominciamo dalla notizia che ci riempie di gioia: fra le 10 più belle cantine turistiche del mondo c’è anche quella dei miei amici Boscaini. L’ambito riconoscimento “The best of Wine Tourism Award” è assegnato ogni anno da “Great Wine Capitals global network” che quest’anno ha rivelato la lista delle vincitrici durante una cerimonia nel Giardino Botanico di Adelaide in Australia. 384 partecipanti e 10 cantine al top, una per ogni capitale mondiale del vino. “The best of Wine Tourism Award” è una competizione internazionale che premia le strutture che si distinguono per la qualità dei loro servizi enoturistici all’interno di differenti categorie: Arte e Cultura, Pratiche Ecologiche, Innovazione, Didattica sul vino.

MASI FRA LE 10 TOP WINE DESTINATION DEL MONDO

Masi ha vinto con la una nuova esperienza interattiva creata all’interno del circuito” Masi Wine Experience” nel Museo del vino di Tenuta Canova. Questa proposta che arricchisce l’offerta turistica del territorio veronese e riconferma l’impegno dell’azienda nella diffusione della

Masi-best of Wine Tourism Award

Masi-best of Wine Tourism Award

cultura del vino. Lo scorso anno l’azienda dei Boscaini aveva ricevuto il titolo di Cantine dell’anno della Guida Vini D’Italia Tre Bicchieri 2018 del Gambero Rosso. Anche in quell’occasione fu messo in rilievo il suo contributo nel territorio in cui opera << è da più di 50 anni un punto di riferimento tecnico e qualitativo per la Valpolicella>> disse il curatore della guida Marco Sabellico << e ha contribuito più di tutti al successo della sua regione vitivinicola e del suo vino principe l’Amarone, ambasciatore di italianità nel mondo>>.

FIRENZE FUORI DALLE GREAT WINE CAPITALS E VERONA DENTRO

Permettetemi di levarmi un sassolino dalla scarpa. Fra le Great wine capitals, fino a due anni fa, c’era Firenze. Poi il capoluogo toscano ha disertato i meeting annuali e Verona si è fatta avanti entrando in questo network di 10 TOP wine destination a livello mondiale che comprende Bordeaux, Bilbao, San Francisco-Napa, Porto, Mendoza …

Donne-de-Vino-elezione-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Donatella Cinelli Colombini Presidente BIS Donne del Vino

Secondo mandato con elezione plebiscitaria per la produttrice toscana Donatella Cinelli Colombini che sarà presidente delle Donne del Vino nel 2019-21

Donne-de-Vino-elezione-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Donne-de-Vino-elezione-Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente

Di Donatella Cinelli Colombini

Grazie, è il prima cosa che sento di dire. Grazie alle Donne del Vino che, nei tre anni del mio mandato, hanno collaborato a tante importanti iniziative. Grazie alle socie che mi hanno dimostrato la loro fiducia votandomi nell’elezioni nazionali e alle consigliere che mi hanno eletto presidente.
Grazie, la vostra stima mi trasmette una grande forza, un senso di appartenenza e l’impegno nei confronti di un’associazione sempre più importante, sempre più autorevole e capace di incidere sul futuro del vino italiano.
Ci aspettano tre anni di grandi progetti da realizzare insieme. Molte donne devono avere un ruolo da protagoniste mettendosi alla guida di specifiche attività in modo visibile e riconosciuto.

DONNE DEL VINO DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

Le Donne del Vino sono la più grande associazione del mondo dell’enologia al femminile, hanno quindi l’onore e l’onere

Donatella-Cinelli-Colombini-Maria-Cristina-Ascheri

Donatella-Cinelli-Colombini-Maria-Cristina-Ascheri

di costruire un network mondiale con le “consorelle” delle altre nazioni per aumentare le opportunità e gli scambi: viaggi, comunicazione, stage, business … Il primo appuntamento a SIMEI salone delle attrezzature per l’enologia Milano 19-22 novembre 2019. Gli organizzatori inviteranno una produttrice e un’enologa da ogni associazione estera per vedere la fiera e per partecipare al primo vero Forum mondiale del vino al femminile. L’occasione perfetta per firmare un protocollo d’intesa che metta le basi del lavoro comune. Ancora per quanto riguarda l’estero c’è un progetto ambizioso sulla partecipazione delle Donne del vino in qualità di giurate, ai concorsi enologici internazionali. Un obiettivo che richiede un piano nazionale di formazione all’assaggio per accrescere la conoscenza dei vini di tutto il mondo.

GIOVANI DONNE DEL VINO ALLA RISCOSSA

Secondo obiettivo del prossimo triennio sono le giovani Donne del vino. Per valorizzare il loro talento e la loro attività dedicheremo loro il canale YouTube dell’associazione pubblicando i video in cui si raccontano. Video che verranno condivisi in tutti i canali social nazionali e regionali. Se la comunicazione è sempre più visiva saranno le giovani a usarla e a fare da portavoce dell’universo femminile. Ancora per le new generation il progetto FUTURE data base di offerte formative nelle aziende delle Donne del Vino rivolte alle under 30. Chiederemo al Ministro Gianmarco Centinaio di tenerlo a battesimo insieme alla piattaforma di e-learning creata per le Donne del Vino da Wine Meridian.

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Wine Business UNISA ecco un ottimo master

7° edizione del Master in Wine business dell’Università di Salerno con aula piena. Un successo che mostra come le università dovrebbero promuovere i corsi

Master-in-Wine-Brusiness-UniSA-Donatella-Cinelli-Colombini

Master-in-Wine-Business-UniSA-Donatella-Cinelli-Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

La mia, quella di venerdì scorso, era l’ultima lezione del Master in Wine Business 2018 dell’Università di Salerno, subito dopo le vacanze di Natale. Francamente, mi aspettavo un’aula semivuota e sono arrivata a Fisciano, lo spettacolare campus universitario fondato nel 1968 sullo stile delle US University, con poco materiale didattico, nella convinzione che avrei insegnato a un piccolo manipolo di volenterosi. A Novembre, in occasione di Wine2Wine, avevo incontrato due giovani campani che mi avevano riempito di orgoglio <<ci siamo iscritti al Master in Wine Business per sentire la sua lezione>> e contavo almeno sulla loro presenza. Invece l’aula era al completo con tutti i 27 iscritti presenti e addirittura due persone dei corsi precedenti.

MASTER IN WINE BUSINESS UNIVERSITA’ DI SALERNO

Situazioni che danno la carica e infatti a fine lezione il direttore del corso Professor Giuseppe Festa ha detto ai corsisti:

Master-in-Wine-Brusiness-UniSA-Donatella-Cinelli-Colombini

Master-in-Wine-Business-UniSA-Donatella-Cinelli-Colombini

<<non avevo mai visto la Dottoressa Cinelli Colombini così scatenata>>. E si, che ero scatenata… che bella soddisfazione, un’ aula del genere!
In realtà il merito non è mio e non dipende dalla mia fama di esperta in turismo del vino ma dai contenuti, i metodi del corso e da un’operazione di “marketing” molto mirata sull’offerta formativa.
Il corso di Salerno è diverso dai tanti che vengono organizzati in giro per l’Italia, in primo luogo per i contenuti e il metodo: viene insegnato quello che poi le imprese chiederanno ai neo assunti, il corpo docente eterogeneo con produttori, sommelier, nutrizionisti al fianco degli accademici. 100 ore totali che impegnano i corsisti tutti i venerdì pomeriggio per 5 ore di cui tre teoriche e due pratiche con degustazioni guidate collegate a una ventina di testimonianze aziendali.

Romanée Conti

 I vini più cari del mondo nel 2018

Il vino più caro è Romanée Conti all’astronomica cifra di 19.052 Dollari la bottiglia. Il primo degli italiani è Masseto dei Marchesi Frescobaldi a 645€

Romanée Conti

i Vini-più-cari-del-mondo-Romanée Conti

Di Donatella Cinelli Colombini

La classifica delle bottiglie da nababbi è di Wine Searcher il grandissimo portale in cui confluiscono le wine list delle principali enoteche di tutto il mondo. Il suo sterminato data base consente di trovare le bottiglie e confrontare i prezzi. Questo vale sia per i vini da pochi Euro che per quelli milionari destinati ai collezionisti e agli investitori. La lista contiene i vini di cui Wine Searcher ha listato almeno 4 annate  di cui una con meno di 10 anni. Alla fine i 10 vini più cari del mondo sono quasi tutti della Borgogna. Spariscono dalla scena le bottiglie del compianto Henri Jayer che fino al 2015 occupava la prima posizione e crescono vertiginosamente i vini della grand dame del vino francese  Lalou BIZE-LEROY. E’ lei l’astro nascente con il suo Domaine Leroy.

I 10 VINI PIU’ CARI DEL MOMDO

10 vini migliori del mondo, Lalou Bize-Leroy

10 vini più-cari-del mondo, Lalou Bize-Leroy

1-            Domaine de la Romanée-Conti Romanee-Conti Grand Cru, Cote de Nuits prodotto in sole 5400 bottiglie ogni anno ha un rating medio di 97/100 da parte della principale critica internazionale

2-            Domaine Leroy Musigny Grand Cru, Cote de Nuits ecco il gioiellino di Lalou Bize-Leroy – 85 anni, tenace e intransigente crede nel biodinamico e nell’impronta del terroir nel vino. Dopo essere stata co-direttore di Romanée Conti insieme all’attuale proprietario Aubert de Villaine, nel 1992 ha rassegnato le dimissioni e ha creato Domaine Leroy dove produce vini capolavoro in piccolissime serie provenienti da 10 vigneti nei punti migliori della Borgogna. Oltre che un genio dell’enologia Lalou è un genio del marketing e ormai i suoi prezzi rivaleggiano con quelli di Romanée Conti

3-            Egon Müller Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, Il riesling più caro al mondo costa 13.376 Dollari la bottiglia

Vendemmia-Fattoria-del-Colle-17-settembre-2018-Fattoria-del-Colle

Il valore dei vigneti italiani

E’ il terreno agricolo più caro e complessivamente il valore della vigna italiana è di 32 miliardi di Euro. Ma il valore di ogni ettaro varia da 10mila a 2 milioni 

Montalcino-vigneti-Argiano

valore-dei-vigneti-Montalcino-vigneti-Argiano

Di Donatella Cinelli Colombini

I 625mila ettari di vigneto hanno un prezzo medio di 51.000€ Euro e il loro valore è continuamente cresciuto dal 2000 ad oggi con un ritmo di circa l’1% l’anno e punte del 2% in Piemonte e Friuli Venezia Giulia mentre in Veneto  il fenomeno Prosecco ha fatto lievitare domanda e prezzi per cui un ettaro di Cartizze, il top del Prosecco, arriva a costare 1,5 milioni di Euro.

I dati CREA  (Consiglio per la ricerca in Agricoltura) riproposti dal portale I numeri del vino, mostrano uno scenario molto vasto e quindi necessariamente poco preciso nei dettagli. Ecco che la Toscana (-0,5%) e la provincia di Siena hanno un segno

Barolo area Cannubi

valore-vigneti-Barolo area Cannubi

leggermente negativo mentre posso assicurare che mai come ora ci sono investitori a caccia di vigneti di Brunello a prezzi che variano da mezzo a un milione di Euro a seconda della qualità, prestigio, età … Ancora in Toscana, fra le denominazioni più note, i prezzi più abbordabili sono nella Vernaccia di San Gimignano 70-90.000€ l’ettaro e nel Chianti con valori simili mentre dopo la zona montalcinese le quotazioni più alte sono a Bolgheri (350-450.000€ l’ettaro).

Dopo le vendite milionarie nel Barolo il valore dei vigneti della maggiore DOC piemontese è schizzata al primo posto nella classifica dei più cari d’Italia superando Bolzano che tradizionalmente era in cima alla lista. Di recente i fratelli Mirko e Federica Martini hanno comprato mezzo ettaro del cru Cerequio pagandolo 2 milioni di Euro. Tuttavia normalmente un ettaro di Barolo oscilla fra uno e due milioni di Euro.

farmer market Davis-California-ritorno-alla-terra

Carlo Petrini e il rispetto della terra che ci salverà

<<Rispettare chi lavora e ritornare alla terra>> questa la ricetta per uscire dalla crisi di un sistema produttivo che invece di alimentare l’umanità l’affama

Carlin Petrini

Carlo Petrini-l’utopia-del-ritorno-alla-terra

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

<<Cominciate col fare ciò che è necessario. Poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile>> questo scriveva San Francesco nel 1255. L’impossibile è la sfida che ha condotto avanti l’umanità lungo tutta la sua storia e oggi è il ritorno alla terra.
Questo è il messaggio, quasi profetico, di Carlo Petrini sulle orme del poverello di Assisi.
<<Un sistema alimentare criminale>> dice Carlo Petrini <<un’iper produttivismo che produce un disastro ambientale e sociale>>. Un uso sconsiderato dell’acqua nella produzione di carne che poi non viene neanche mangiata. Allevamenti intensivi che consumano energia e inquinano l’aria e l’acqua….

PRODUCIAMO TROPPO CIBO E LO SPRECHIAMO

I suoi dati non hanno bisogno di commenti e ve li riporto esattamente come li ha detti Carlin
<<Oggi sulla terra produciamo cibo per 12 miliardi di persone
ma
nel mondo ci sono solo 7,6 miliardi di persone

farmer market Davis-California-ritorno-alla-terra

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1 miliardo milioni di persone soffrono malnutrizione e fame
2 miliardi soffre di malattie connesse alla troppa alimentazione
Questo significa che il 45% del cibo viene buttato via. >>
Una lezione che ci costringe a riflettere e a porci delle domande prima di tutto sul nostro stile di vita di consumisti spreconi. E poi sul ruolo dei contadini come produttori di cibo.

CONTADINI DEL PASSATO E CONTADINI DI OGGI

Carlo Petrini dice <<se penso ai contadini di oggi penso a intellettuali che non solo sanno produrre ma anche vendere >> cioè a persone che hanno studiato e poi scelto di coltivare la terra. Non ha nostalgia della campagna di un tempo dominata dalla fatica e dalle privazioni. Lui sogna un’agricoltura dove il valore delle produzioni agricole corrisponde al prezzo a cui vengono vendute.
Una campagna che purtroppo non esiste perché il prezzo di un litro di latte di pecora riscosso dai pastori è uguale a trent’anni fa. L’incremento di valore che paga il consumatore finale quando compra il cacio pecorino, rimane tutto nell’industria di trasformazione e soprattutto nella filiera commerciale.
E’ questa la triste realtà. Per questo le logiche perverse di un sistema produttivo che impoverisce la fertilità della terra con i pesticidi e svilisce il lavoro agricolo con redditi sempre più miseri, finirà per portarci al disastro. <<Non mangeremo mica computer!>> ci dice Petrini facendo riferimento alla lucrosissima all’industria della tecnologia.

I giovani tornano ad amare l’agricoltura

Al nono posto fra i mestieri amati dai giovai fra i 17 e i 30 anni c’è il vignaiolo con il 17% delle preferenze. Coltivare la terra diventa di moda

Giovani in agricoltura Fattoria del Colle

Giovani in agricoltura Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, fattoria del Colle, Toscana

Nella classifica stilata da Klaus Davi ci sono tre professioni di tipo creativo (stilista 41%, designer di occhiali 36% e di interni 27%) e tre lavori artigianali: sarto, orafo e calzolaio oltre al project manager. Scelte molto diverse dal posto fisso impiegatizio a cui aspiravano la maggioranza dei giovani italiani fino a vent’anni fa, scelte che appaiono collegate alla convinzione del primato del made in Italy in termini qualitativi e alla possibilità che esso generi stabilità di lavoro e guadagno.
Riflessione giusta ma che forse sottostima la difficoltà di lavori creativi o artigianali che richiedono anni di preparazione oltre che doti artistiche innate non proprio diffusissime.

giovani in agricoltura Fattoria del Colle Toscana

giovani in agricoltura Fattoria del Colle Toscana

Il confronto fra l’entusiasmo dei giovani e i dati diffusi da CNA e Confartigianato sulle piccole imprese in grandissima difficoltà balza agli occhi e evidenzia la distanza che separa la realtà dai sogni delle nuove generazioni. Ma è forse l’ esigenza di lavori con orari più flessibili, maggiore possibilità di esprimere la propria personalità e in rapporto con la natura, è più diffusa di quanto ci si aspettasse.
All’inizio di settembre, alla Fiera del Levante la Coldiretti ha sottolineato alcuni dati <<fra i 30mila giovani sotto  i 40 anni che nel 2016-17 hanno presentato in Italia domanda per l’insediamento in agricoltura dei Piani di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea, bel il 61% è concentrato nel Meridione e nelle Isole>> questo significa che 18mila giovani del Sud vedono nelle campagne un’opportunità di lavoro e realizzazione personale.

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Cosa determina il prezzo dei vini milionari?

Il prezzo delle bottiglie più care non dipende dal vino ma dal loro prestigio e dal possibile utilizzo a fini speculativi. Un mercato che passa dalle aste

valore-dei-vini-milionari-Penfolds-Cabernet-Sauvignon-The-most-Expensive-Wine-in-the-World

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di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

Ovviamente produrre un vino da 10€ costa meno che produrre un vino da 100€, osserva Claire Adamson nel suo bellissimo articolo di Wine Searcher ma <<is there such a big gap between a $100 wine and a $100,000 wine? >> c’è un divario così grande tra un vino da $ 100 e un vino da $ 100.000?

COSTO DI PRODUZIONE O PRESTIGIO?

Evidentemente no, non è il costo di produzione l’origine dei vertiginosi prezzi di certe bottiglie. Le ragioni che fanno salire i prezzi alle stelle sono principalmente due: il prestigio e l’appetibilità per i collezionisti che comprano per investimento, a queste caratteristiche si aggiungono l’età, la rarità e il fascino di certe bottiglie.
Quindi non è il vino in sé ad essere costosissimo quanto il mito che gli viene costruito intorno.

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Ornellaia-vendemmia-d’artista-la-rarità-come-valore

PREZZO, LISTE D’ATTESA E ASTE

Prima di tutto il prezzo: quando Penfolds ha proposto una serie di bottiglie a 168.000$ l’una, la notizia ha fatto il giro del mondo.

Le liste d’attesa fanno parte della costruzione del mito: chi vuole comprare 3 bottiglie di Screaming Eagle deve iscriversi a una lista d’attesa con 5.000 clienti davanti e aspettare parecchi anni.
Altro strumento per creare il prestigio dei vini milionari sono le aste: i vini battuti a prezzi molto elevati acquistano importanza agli occhi degli investitori che poi sono disposti a pagarli sempre di più trasformandoli in leggende. Anche le aste benefiche servono allo scopo persino quando i prezzi delle bottiglie seguono la logica della charity e non del valore. E’ rimasto celebre un episodio del 2014, durante l’asta benefica di Napa quando una bottiglia di rosè Sine Qua 1995 fu battuta a 42.780 $ diventando il rosato più caro mai venduto al mondo benché probabilmente la bottiglia fosse già ossidata.

I migliori Champagne, le tendenze e i prezzi

Giudizi, prezzi e stili dei migliori Champagne dal pannel del Master of Wine Patrick Schmitt. 200 assaggi alla cieca e tante sorprese

Migliori-Champagne-Perrier-Jouët-Blason-Rosé

Migliori-Champagne-Perrier-Jouët-Blason-Rosé

di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne

Assaggio di 200 campioni in un solo giorno, rigorosamente alla cieca perché << Or, to put it more bluntly, those who give in to label snobbery could be missing out on some of the best value sparkling wines in the world>> in parole povere, lo snobismo dell’etichetta, potrebbe far perdere alcune fra le migliori bollicine del mondo dice Patrick Schmitt MW.

Lo Champagne master ha fatto emergere la qualità delle cantine cooperative a fianco dei nomi più celebrati: 97 punti su 100 all’Egérie 2006 della cooperativa Pannier, che è stata applaudita per la sua meravigliosa combinazione di sapori complementari, dal limone e miele, al pane tostato e noci alla griglia, insieme ad un piacevole e lungo finale fresco. Costa il doppio del Dom Pérignon e quindi, anche se è caro, vale totalmente il suo prezzo.

Ottima valutazione anche per Piper-Heidsieck, dello stesso gruppo EPI che

Champagne-Piper-Heidsieck-Essentiel

Champagne-Piper-Heidsieck-Essentiel

possiede Biondi Santi nella zona del Brunello. I loro Champagne hanno brillato nelle categorie Brut, Extra Brut e soprattutto rosato con la cuvée 1998 Rare, disponibile oggi solo in magnum, con un prezzo al dettaglio di 422€, che ha letteralmente entusiasmato i giudici ed ha ottenuto 98 punti.

E’ proprio il rosato con il suo innalzamento qualitativo la tendenza più forte emersa dallo Champagne Master.

Di seguito gli Champagne Master, cioè i migliori e quelli giudicati con medaglia d’oro. Chi volesse l’intera classifica per fare gli shopping natalizi con il migliore rapporto qualità prezzo può trovarla in The Drinks Business

Turismo-enogastronomico-Roberta-Garibald

I° Rapporto sul Turismo Enogastronomico

Roberta Garibaldi classifica i turisti enogastronomici: autentico, eclettico, locale, social, innovativo, budget, avventuroso, gourmet … e tu come sei?

Vendemmia-e-svinatura-CasatoPrimeDonne

Turismo-enogastronomico-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

Roberta Garibaldi, maggiore esperta italiana di turismo enogastronomico è venuta a trovarmi in agosto. Sorridente, abbronzata, indossava una grande gonna con strascico e manifestava un’enorme curiosità per la Toscana con le sue campagne brulicanti di turisti. Oltre a farle vedere le mie due cantine – Casato Prime Donne a Montalcino e Fattoria del Colle – l’ho portata a una cena con concerto lirico di Solobelcanto da Vitis Vinifera enoteca di Montisi. Una zingarata che credo le sia molto piaciuta.

Roberta Garibaldi, professoressa all’Università di Bergamo, ha recentemente pubblicato il “Primo rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018” in cui raccoglie le sue ultime indagini. Va detto che questo segmento del turismo cresce come un fiume in piena ma, per trasformarsi in sviluppo e posti di lavoro, andrebbe gestito. Il primo passo in questa

Turismo-enogastronomico-Roberta-Garibald

Turismo-enogastronomico-Roberta-Garibaldi

direzione è un’analisi puntuale e diffusa come quella della Garibaldi. Qui di seguito i punti più nuovi e interessanti.
Il 30% degli italiani ha fatto un viaggio enogastronomico negli ultimi 3 anni ma è la Cina il Paese più attratto dagli itinerari golosi.

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Sommelier millennials rivoluzionari

Più donne, più social, più multietnico, più manager, più ardito negli abbinamenti, più scopritore e intrattenitore … ecco i sommelier millennials

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Di Donatella Cinelli Colombini

Lo stereotipo del Sommelier

Qual è lo stereotipo del sommelier? L’uomo in completo blu che si avvicina ai tavoli del ristorante per illustrare la carta dei vini e aiutare la scelta del cliente, per poi servire la bottiglia, come in una specie di rito fatto di calici da avvinare, decanter, stappatura, glacette e qualche volta la trasmissione di una briciola del loro sapere,<<ho visitato la cantina cinque anni fa e ho visto le botti centenarie, dove maturano il loro Riesling alsaziano …. >>.
Cose che rimarranno per sempre ma non bastano più.
Facendo un passo indietro con l’aiuto dell’interessantissimo articolo di Kathleen Willcox, pubblicato su Wine Searcher percorriamo la strada che ha portato i sommelier da trasportatori di vino sulle bestie da soma a detentori di un titolo legalmente riconosciuto: Union des Sommeliers fondata nel 1907 in Francia, Associazione Italiana Sommelier creata in Italia nel 1965, nel Regno Unito inizia i suoi corsi, nel 1969 il Wine & Spirit Education Trust e, nel 1977, nasce la Cout of Master Sommeliers (CMS). Quest’ultimo rappresenta il livello più alto di qualificazione dei Sommelier e riunisce 273 membri.

Sommelier manager dei ristoranti

Sommelier-millennials

Sommelier-millennials

Contemporaneamente alla crescita numerica e qualitativa dei sommelier la ristorazione internazionale ha visto la crisi degli chef stellati,che stanno chiudendo i loro locali, e l’apparire di una nuova figura, che riunisce le competenze del direttore generale e del sommelier. In effetti moltissimi ristoranti americani hanno un sommelier come direttore.

Sommelier talent scout del vino

Oltre a questa nuova veste che richiede cognizioni di management, amministrazione e comunicazione degne di un laureato in economica gestionale, i sommelier devono svolgere una nuova funzione, quella di esploratori.

 Devono consigliare abbinamenti inconsueti e creare l’occasione di vere esperienze gastronomiche.

cucina-e-difesa-ambientale-insegnamenti-di-Olivier Roellinger

L’ambiente si difende in cucina: Olivier Roellinger

Massimo Bottura: cibi stellati per i poveri. Olivier Roellinger: menù ambientalisti. Possiamo fare qualcosa tutti, mangiano sano si difende il pianeta

cucina-e-difesa-ambientale-insegnamenti-di-Olivier Roellinger

cucina-e-difesa-ambientale-insegnamenti-di-Olivier Roellinger

Di Donatella Cinelli Colombini

Se serve a cambiare il mondo, ben venga un maggiore impegno degli chef stellati sul fronte della salute e dell’ambiente. Dopo le azioni di Massimo Bottura, per due volte primo chef del mondo, che ha messo gli chef stellati di fronte al problema della povertà e dello spreco alimentare (sua la mensa dei poveri durante l’Expo di Milano),
arriva Olivier Roellinger a parlare di alta cucina e ambiente con la campagna “Food for change”.

In una sua intervista a La Repubblica ha detto <<Raramente i cuochi collegano il cambiamento climatico all’alimentazione … eppure, con l’agricoltura industriale, è fra i principali responsabili. Pesticidi, erbicidi, deforestazione, allevamento intensivo, consumo di carne, prodotti surgelati, mancato rispetto della stagionalità, spreco incidono tutti profondamente sul clima>>. Parole sante.

Le-Fette-Fattoria-de-Colle-

Le-Fette-Fattoria-de-Colle-

 

ROELLINGER: LA DIFESA DELL’AMBIENTE PARTE DALL’ALIMENTAZIONE
Secondo Roellinger gli chef hanno il dovere morale di creare delle tendenze che indirizzino i consumatori e specialmente i bambini, a un’alimentazione più sana e più etica. Insomma a scegliere cibi che migliorino la vita di tutti e contrastino l’appiattimento del gusto.

Quest’ultimo punto è particolarmente caro a Olivier Roellinger e lo avvicina all’agricoltura, alle piccole produzioni tradizionali, <<non lasciamo alle multinazionali il ruolo di nutrire il pianeta ma riappropriamoci della cucina, riscopriamo il piacere di lavorare le materie prime>>.

In occasione del prossimo viaggio in Francia bisogna andare al suo ristorante in Bretagna, si chiama Les Maisons de Bricort ed è a Cancale.

Equilibrio biologico nelle vigne anche fra gli insetti

Ricreare l’equilibrio naturale nei vigneti, distrutto da un Novecento fiducioso nei fitofarmaci, passa attraverso l’equilibrio fra gli insetti che vi abitano

Equilibrio-biologico-nei-vigneti-Andrea-Lucchi

Equilibrio-biologico-nei-vigneti-Andrea-Lucchi

Di Donatella Cinelli Colombini

La natura non riesce a fare tutto da sola, come chi ha preso moltissime medicine e per ritrovare la forma fisica deve aiutarsi con sole, mare, fermenti lattici, vitamine, esercizio fisico e massaggi.
La cosa importante è usare rimedi naturali e puntare a ricostituire un equilibrio biologico.
Un esempio è il “mal dell’esca” un complesso di funghi che seccano la vite in pochissimi giorni. Quest’anno il caldo e le piogge frequenti hanno creato le condizioni favorevoli perché decimasse le viti. Per anni abbiamo cercato una soluzione per poi capire che l’unico modo per mantenere l’integrità della vigna è quello più naturale e indolore: ripartire dalle radici cioè dalla parte sotto l’innesto non toccata dalla malattia.
Altri rimedi naturali sono la confusione sessuale contro la tignoletta e i predatori contro i ragnetti gialli. Questi insetti vengono venduti dalle biofabbriche e pian piano diventano stanziali nel vigneto dove trovano ragnetti da mangiare. Ma si può fare di più ….
La logica di reagire ai problemi

Angelo-Gaja-CaMarcanda-insegna-l'equilibrio-biologico-nel-vigneto

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sanitari della vite ricostruendo l’equilibrio biologico è qualcosa di nuovo nella gestione agronomica e, Università, come quella di Pisa, sono grandi alleate in questo percorso. In pratica l’uso dei fitofarmaci, rompendo l’equilibrio creato nei secoli, ha innescato una situazione di dipendenza dalla chimica perché la natura, soppressi gli antagonisti biologici, non riusciva più a difendersi da sola. Il portabandiera della nuova “alleanza biologica” fra ricerca e vignaioli è il Professore di entomologia Andrea Lucchi. L’ho ascoltato a un convegno promosso dall’Azienda Col d’Orcia presso Ocra a Montalcino e mi ha convinto. Il suo dipartimento ha creato un “extension service” che aiuta azienda del calibro di Gaja Ca Marcanda, Guado al Tasso di Antinori e Ornellaia di Frescobaldi.

Gli chef più pagati del mondo

Guadagnano più da programmi TV e pubblicità e meno dai fornelli. Lo chef più ricco al mondo è Jamie Oliver mentre in Italia sono i Carea di Da Vittorio

Jamie-Oliver-chef-più-ricchi-del-mondo

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Di Donatella Cinelli Colombini

La classifica degli chef più pagati del mondo è di Forbes TheRichest and CelebrityNetWorth’s rilanciata da Career Advice e potrebbe risultare sorprendente perché i profitti non vengono dai ristoranti quanto piuttosto dalla TV e dalla pubblicità.

JAMIE OLIVER CHEF CHE GUADAGNA DI PIU’

Primo Jamie Oliver 42 anni, bello, comunicativo, è il miglior prodotto da esportazione della cucina britannica. Ama la cucina italiana e i bambini per i quali ha lavorato moltissimo con l’obiettivo di rendere sana e invitante la loro dieta. Guadagna 208 milioni di Euro all’anno per programmi televisivi, pubblicità, consulenze, libri …. Il suo trono di chef più pagato del mondo ha una crepa. I maligni dicono che la sua catena di ristoranti ha 72milioni di Sterline di debiti.

GORDON RAMSAY CHEF RABBIOSO E MILIONARIO

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Seguono nella classifica dei più pagati Gordon Ramsay con circa 100 milioni di Euro. Scozzese, 51 anni, maratoneta ha un’infinità di ristoranti dove ha ottenuto 16 stelle Michelin. I suoi guadagni derivano soprattutto dalla TV dove il suo carattere iracondo porta in alto gli ascolti.

CHEF MILIONARI E STAR TELEVISIVE

Terzo l’australiano Wolfgang Puck, quarta Rachael Ray specializzata in programmi televisivi su ricette veloci, Emeril Lagasse ha 16 ristoranti ma guadagna soprattutto con il merchandising, Ina Garten ex consulente finanziaria della Casa Bianca e ex gestore del negozio di specialità alimentari Contessa Barefoot a New York, i suoi profitti derivano dal buon sfruttamento del marchio e non dal lavoro ai fornelli. Mario Butali socio di Jo Bastianich e titolare di ristoranti e programmi TV rischia molto a causa di uno scandalo sessuale.

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