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Sommelier del futuro: una professione che cambia

I sommelier una professione da difendere, dice Franco Ricci di Bibenda e intanto, accanto a quelli del vino, nascono i sommelier dell’olio, della birra e del tè

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Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

C’era una volta il sommelier in divisa che preparava la cantina del ristorante e spiegava il vino ai clienti, ma ora, dice Ricci << succede che il professionista sia chiamato a far tutto: apparecchiare, portare l’amatriciana a tavola, prendere le comande del menu e di preparare pure il gelato alla fine. Succede anche che la Cantina la prepari il proprietario del Ristorante>>. Ma non tutto il male vien per nuocere e il capo di Bibenda e della Fondazione Italiana Sommelier, sottolinea come la professione del Sommelier si sia evoluta in attività giornalistiche e di valutatore per le guide o le testate. I sommelier insegnano nei corsi sul vino, lavorano nelle reti commerciali delle cantine,

SommelierFisar come scegliere il vino al ristorante

SommelierFisar come scegliere il vino al ristorante

nei wine bar e nelle enoteche, nell’accoglienza turistica delle cantine … mentre sono rarissimi nei ristoranti. Ma, conclude Ricci nella sua dichiarazione a Teatro Naturale, mentre il Sommelier dovrebbe trasmettere la passione e la comprensione del vino << è fatale che affianco nascano come funghi gli imbecilli, quelli che scimmiottano tutto e tutti perché il mestiere che hanno deciso fare è quello di organizzare eventi>>.
Una tentazione che colpisce troppi bravi professionisti e spesso li porta a solenni insuccessi. Molto meglio continuare a fare quello in cui si è veramente competenti, l’assaggio e la divulgazione del vino e dei suoi territori oppure sfruttare il proprio talento nell’assaggio per diventare esperti anche di olio, caffè, te, sakè …. ampliando il proprio campo d’azione.

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150 Strade del vino: l’importanza dei nomi 

Sapreste collocare queste Strade del vino: Strada dei vini etrusco romana, Strada del vino e dell’olio delle Alpi mare, oppure quella delle terre di San Benedetto?

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Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Orcia Doc

Difficilissimo immaginare il vino a cui si riferiscono e praticamente impossibile che il wine lover le trovi o utilizzi il loro sito per organizzare il suo tempo libero. Visto che il turismo del vino usa internet come principale strumento di diffusione c’è da chiedersi se gli organizzatori hanno valutato gli effetti di scelte così penalizzanti anche se politicamente corrette.
La confusione che regna nelle 150 Strade del vino italiane ha origine nella legge che le istituisce, faccio mea culpa perché anch’io ho messo le mani in quei testi e solo ora mi rendo conto del danno che ha ingenerato la mancanza di regole precise. Regole che a quell’epoca mi sembravano

150-Strade-del-Vino-Chianti-Classico

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ostacolare la creatività e la necessità di diversificare l’offerta turistica ma che poi è stata all’origine di un’autentica babele e di scelte che ogni esperto di marketing avrebbe bocciato. Io immaginavo che le Strade dovessero essere molto diverse le une dalle altre per poi essere riunite in tipologie a seconda del loro carattere prevalente: storico, ipogeo, familiare … invece è avvenuto un appiattimento che non mette in luce i punti di forza di nessuno. Viste dal web sembrano più o meno tutte uguali. E’ un errore gravissimo perché il turismo si fonda sulla diversità, i luoghi uguali agli altri non valgono il viaggio.

Distillerie Alboni Srl

Strade del vino: perché non si chiamano come le DOC?

La maggior parte delle nostre 150 Strade del vino hanno nomi di fantasia o di territorio ma questo le rende invisibili. Anche se politicamente corretto serve?

Strada-del-Vino-Barbaresco

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello
Attualmente ci sono Strade del Vino  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte, e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ce ne sono anche altre …. La confusione regna sovrana.
Una confusione aggravata dal fatto che ognuno fa per se. In mancanza di una regia nazionale (l’Italia non ha un ministero del turismo) ogni regione e territorio compete con quello accanto e non solo rispetto alle agenzie di incoming locali ma anche nelle fiere all’estro dove a mala pena sanno dov’è l’Italia.

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Il pasticcio sui nomi delle Strade si lega a doppio filo a decisioni politiche che hanno favorito i distretti o l’unione dei comuni , oppure hanno sopperito alla chiusura delle vecchie APT … penalizzando i risultati che i network territoriali devono dare in termini di sviluppo economico diffuso.
Uso come esempio la Strada del vino Costa degli Etruschi dove persone molto volenterose riescono a fare un ottimo lavoro e vi invito a pensare quanto si avvantaggerebbero se questa struttura si chiamasse Bolgheri con gli amanti del Sassicaia, di Ornellaia o Guado al Tasso che affollano Forte dei Marmi e altre località VIP nei dintorni. Quanti di questi turisti cercheranno l’appuntamento in cantina attraverso Strada del vino Costa degli etruschi e non digiteranno invece “visit Bolgheri” oppure “wine tour Bolgheri” finendo su Tripadvisor?

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Lettera di Cernilli a Petrini ed è grande polemica

Bastano 30 righe di Cernilli a Petrini e scoppia una tempesta, tutta l’Italia del vino ne parla. Anche se, nella lettera, c’era più nostalgia che critica

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli e Donatella Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Daniele Cernilli scrive a Carlo Petrini <<cos’è ora la guida SlowFood ?>>. Ma se Carlo Petrini scrivesse a lui chiedendo <<cos’è ora la guida dei Vini d’Italia del Gambero Rosso>> potrebbe rispondere? Questo è il punto, perché i due grandi patriarchi delle guide enologiche italiane hanno lasciate orfane le loro creature Gambero Rosso e Slow Food – Slowine. Entrambi hanno preso strade diverse e per questo suona strana la domanda di Cernilli <<io temo, Slow Food, di non capirlo più>>. Potrebbe infatti fargli la stessa domanda Carlin e concludere con la stessa frase <<Però volevo dirtelo, anche se non mi aspetto risposte>> .

Carlin Petrini

Carlin Petrini

Tanto tempo è passato dal periodo eroico in cui lottavano fianco a fianco <<contro il vino che odora di merda di pollo>> come tuonava Carlin Petrini a Vignale Monferrano nel 1995 o giù di li, contro <<chi considera tipicità quella puzza>>. Ricordo benissimo quel giovane idealista che trascinava con i suoi discorsi carichi di passione e convinzione. In quel momento il suo messaggio era qualcosa di nuovo, di coraggioso, esprimeva la voglia di sprovincializzarsi e andare per le vie del mondo con la speranza di farcela.
Ricordo anche Daniele Cernilli, con la giacca, il gilè e la cravatta. Filosofico e professorale. Era riflessivo e sottile nel ragionamento quanto l’altro era irruento. Paradossalmente sembrava più piemontese Cernilli, che invece era romano. Eppure sono stati le due metà di uno stesso progetto, quello di dare alle cantine italiane il coraggio di puntare verso la qualità.

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Tovaglia da wine lover bianca ma non troppo

Come usare le tovaglie bianche preferite dai wine lovers senza che il proprio tavolo da pranzo abbia un effetto tristemente ospedaliero. I miei consigli

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Colle, Ristorante 

Dalani-tovaglia-bianca-tovaglioli-colorati

Dalani-tovaglia-bianca-tovaglioli-colorati

La tovaglia da lover è bianca perché agevola la valutazione del vino nel calice ma anche per un altro motivo, il tessuto sopporta meglio i lavaggi forti che servono a rimuovere le macchie dei vini rossi. Questo è il punto di partenza della nostra conversazione sulle “tovaglie da wine lover”. Ma chi ama i grandi vini è spesso anche un cultore della grande cucina e della tavola elegante per cui difficilmente si accontenterà dell’effetto minimal di una tovaglia bianca anche se di finissimo lino perfettamente

apparecchiatura_artigianato_Toscana_Lovers

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stirato. Fa troppo ospedale ottocentesco. Insomma è triste!
Ecco che viene voglia di usare tovaglie colorate anche se non è il massimo per apprezzare il vino. Raccomandazione: la tavola elegante ha la tovaglia in tinta unita di colore sobrio o, quanto meno chiaro. Vanno bene gialli, rosa, verdolino mentre sono da evitare rossi, violetti e altre tinte sgargianti così come i disegni vistosi tipo scacchi, fiori e simili. La misura e la sobrietà sono i primi indici di eleganza.

Home restaurant Cena-Gnammo

Home restaurant troppi e senza regole

La ristorazione strabica: controllatissimi i ristoranti liberissimi gli home restaurant. La moda delle cene a domicilio mette in ginocchio i pubblici esercizi

Home restaurant Cena-Gnammo

Home restaurant Cena-Gnammo

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Fattoria del Colle 

Gli home restaurants indubbiamente sono trendy, sono divertenti, fanno risparmiare e creano nuove amicizie. In un momento di crisi economica e di orari di lavoro forsennati in cui quasi nessuno ha più il tempo per stare con gli amici, gli home restaurant propongono nuove amicizie oltre che pranzetti abbastanza a buon mercato.
Tutto vero ma c’è un rovescio della medaglia.
La ristorazione strutturata, quella con autorizzazione da pubblico esercizio è regolata da una montagna di norme che cresce costantemente. L’ultima goccia è arrivata con la soppressione dei voucher e l’introduzione dei contratti di lavoro occasionale che,

home restaurant gnammo

home restaurant gnammo

tuttavia, riguardano solo i piccoli ristoranti con meno di 5 dipendenti e per un massimo di 5.000€ annui. Una goccia rispetto ai bisogni di un settore dove alle sette e mezzo hai 3 prenotazioni e un’ora dopo ti arrivano 50 clienti. L’impossibilità di chiamare altro personale all’ultimo momento ha fatto crollare la qualità del servizio e ha creato disagio ai clienti che si sentono rispondere <<scusi per l’attesa ma siamo solo in due a servire>> come se la cattiva gestione della sala fosse colpa loro invece che della politica.
Corsi HACCP, corsi sulla sicurezza, corsi per il pronto soccorso …. e poi controlli fiscali basati su guadagni anni Ottanta, impianti elettrici certificati, bagno con doccia per i dipendenti, bagno disabili, segnalazione dei surgelati nel menù, frigo e lavandini diversi per verdura e carne, registro dei fornitori, segnalazione delle telecamere all’ufficio del lavoro, esposizione del menù con i prezzi all’esterno, smaltimento oli di cottura …… un numero di norme talmente elevato che anche i più volenterosi beccano multe a ogni controllo perché c’è sempre qualcosa che era stato dimenticato.

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Haut Brion e nasce il marketing del vino

Vi siete chiesti quando la bottiglia di vino inizia ad avere il nome di chi la produce? Da sempre? No dal 1663 ad opera di Arnaud de Pontac di Haut Brion

Di Donatella Cinelli Colombini

Haut-Brion-dove-nsce-il-marketing-del-vino

Haut-Brion-dove-nsce-il-marketing-del-vino

Ho visitato Haut Brion intorno al 2001 mentre frequentavo un corso all’Università di Enologia di Bordeaux, la cosa che mi colpì maggiormente furono degli splendidi tini da fermentazione a “bocca di luccio” inventati appositamente per quella cantina da Yves Glorie l’enologo scopritore dell’importanza della maturità fenolica delle uve. Insieme alla tinaia innovativa rimasi stupefatta dal tradizionalismo della bottaia dove i cantinieri lavavano le barrique con acqua fredda e le disinfettavano con uno zolfino, come nell’Ottocento, mentre noi in Italia eravamo già attrezzati con il vapore. La fama di questa cantina è monumentale e, a ogni riunione dell’Académie Internationale du Vin la bottiglia di Haut Brion portata da Jean Philippe Delmas è la prima a finire; tutti la vogliono

Andrea-Gori-su Au-.Brion

Andrea-Gori-su Au-.Brion

assaggiare. Nella stessa accademia ci hanno rivelato un segreto che pochi sanno: nella primissima lista dei Premier Cru Supérieur nel 1855, Haut Brion non c’era, fu aggiunto nel momento in cui fu redatto il documento ufficiale che è rimasto per sempre come quello delle eccellenze bordolesi.
Altra cosa che pochi sanno è il ruolo di Arnaud de Pontac nella creazione del marketing del vino. La storia viene raccontata da Andrea Gori in uno spassosissimo post di Intravino che vi invito a leggere e che qui, mi limito a riassumere brevemente. Era il 1663 e Armand de Pontac ricchissimo nobile francese (notate il d piccolo nel nome) era proprietario di Haut Brion e decise di commercializzare le sue bottiglie con il nome della tenuta a un prezzo superiore a quello dei vini di Bordeaux venduti dai negotian.

Vigneti-e-tacchi-alti-Monica-e-Daniela-Tibaldi

Vigneti e tacchi alti vince il WS video contest

Sono due giovani produttrici del Piemonte protagoniste di Vigneti e tacchi alti  le vincitrici del concorso “Wine Spectator WS video contest” 2017

Vigneti-e-tacchi-alti-Monica-e-Daniela-Tibaldi

Vigneti-e-tacchi-alti-Monica-e-Daniela-Tibaldi

Di Donatella Cinelli Colombini

Un trionfo per le nuove generazioni del vino piemontesi e soprattutto per le giovani donne. Si perché anche il Piemonte ha letteralmente sbancato con il primo e secondo premio più la menzione d’onore. Detto così potrebbe sembrare una gara parrocchiale langarola invece il Wine Specator WS video contest è un concorso con oltre 1.000 partecipanti, organizzato da una delle riviste di vino più importanti del mondo con base a New York. Lo squadrone piemontese ha battuto video australiani, californiani, francesi e anche italiani come quello su Simonit & Sirch anch’esso fra i finalisti ….
Un successone soprattutto per Langhe TV (Spin-off di JMARKETING fondata da Massimo Gavello) che ha prodotto i tre filmati piemontesi mostrando al mondo un lato giovane e appassionato del vino italiano.

Famiglia-Adriano

Famiglia-Adriano

Prima classificata la Cantina Tibaldi di Pocapaglia (Cuneo) con Monica e Daniela che raccontano la loro esperienza in modo ironico e autoironico giocando sulla gravidanza di una di loro e sul modo di alternare la guida del trattore con le minigonne e il trucco “Vigneti e tacchi alti” appunto.

Al secondo posto gli Adriano (San Rocco Seno d’Elvio – Alba CN) con Michela e tutti i suoi nel racconto della loro giornata “Prendi una famiglia- in un paesino-per produrre vino”. Due storie parallele con addirittura qualche fotogramma degli stessi eventi come Sbarbatelle a Viarigi dove tutte le giovani produttrici hanno servito i loro vini vestite di rosso, oppure la tavolata all’aperto in una contrada di San Donato.

Fattoria-del-Colle-Ravioli-ripieni-di-peposo

2018 anno italiano del cibo come renderlo fruttuoso

2018 anno italiano del cibo : vediamo come Australia e Scozia hanno trasformato la comunicazione turistica in business e salvaguardia delle tradizioni

2018 anno del cibo. come renderlo profittevole Ravioli con ripieno di pecorino Leone Rosso (9)

2018 anno del cibo. come renderlo profittevole Ravioli con ripieno di pecorino Leone Rosso (9)

Di Donatella Cinelli Colombini

I turisti stranieri che vengono in Italia hanno come principale motivazione di viaggio l’arte e come seconda la buona tavola ma quando tornano hanno apprezzato di più il cibo e il vino piuttosto che i musei. Siamo un Paese pieno di prodotti tipici e di ottimi cuochi, di grandi vini e luoghi suggestivi per sorseggiarli eppure non tutto il potenziale attrattivo del nostro agroalimentare è ben utilizzato. Anzi all’apparenza tutto avviene in modo spontaneo, caotico e a gran vantaggio dell’italian sounding. Ovviamente ci sono dei risultati positivi grazie all’eccellenza dei prodotti e alla buona volontà di tanti ma senza una strategia per cui i risultati hanno un prezzo altissimo per le imprese .
Esiste dunque un notevole margine di miglioramento con un gioco di squadra e soprattutto esiste la possibilità di spalmare meglio i vantaggi del turismo decongestionando i luoghi dove i visitatori sono troppi e portandoli dove o quando sono troppo pochi.

Restaurant-Australia-esempio-di-marketing-turistico-sul-food-and-wine

Restaurant-Australia-esempio-di-marketing-turistico-sul-food-and-wine

2018 anno italiano del cibo, come renderlo fruttuoso?
C’è chi ci riesce e senza avere i “giacimenti gastronomici” dell’Italia ma solo con una regia che coordina l’offerta e una buona comunicazione.
Ecco due esempi virtuosi che andrebbero copiati. Vengono proposti da Roberta Garibaldi in un articolo di Italia a Tavola e riguardano l’Australia e la Scozia. Paesi dove pochi turisti vanno attratti dai piaceri golosi eppure le azioni per potenziare il turismo gastronomico hanno incrementato il business in modo importante.

Villa Bucci Verdicchio riserva

Vita da produttore: perché assaggiare i vini altrui

Assaggiare i vini altrui è raro fra i produttori invece è utile. Io assaggio più che posso, apro il mio orizzonte e a volte scopro dei gioielli

di Donatella Cinelli Colombini

Villa Bucci Verdicchio riserva

assaggiare i vini altrui-
Villa Bucci Verdicchio riserva

Assaggiare i vini degli altri aiuta a produrre meglio i propri perché apre la mente e affina la capacità di giudizio soprattutto se la degustazione riguarda altre zone e altri vitigni.

Io assaggio tanto e sono un giudice severo.
Invecchiando la mia predilezione per i vini eleganti cresce e la mia insofferenza per i vini tutto polpa e legno diventa sempre più forte. Mi piace la sorpresa, non solo la qualità ma anche la capacità di un vino di uscire dal coro e di distinguersi. Mi piace chi sfida i luoghi comuni e cerca l’eccellenza attraverso strade mai percorse prima.
Credo nell’agricoltura biologica e anzi ritengo che sia solo un primo passo verso la sostenibilità nel vigneto ma la stragrande maggioranza dei vini bio hanno odori che mi disgustano.

Assaggiare-vini-altrui-vernaccia-di-san-gimignano-montenidoli-fiore-2015

Assaggiare-vini-altrui-vernaccia-di-san-gimignano-montenidoli-fiore-2014

Insomma ho le mie idee e dopo aver fatto il giurato in un concorso enologico internazionale sono convinta della necessità di assaggiare con calma avendo ben chiaro il vitigno, il territorio e le scelte produttive. La degustazione bendata appiattisce il giudizio su un parametro qualitativo uguale per tutti i vini mentre il nettare di bacco ha nella diversità la sua arma vincente. E’ lo stesso per la pittura, per la musica, per la poesia …. Contestualizzare aiuta a capire e a giudicare qualunque espressione dell’ingegno umano.
Vi presento 6 vini italiani che mi hanno colpito negli ultimi mesi. Sono stati assaggiati a tavola con l’etichetta davanti. Alcuni sono di amici produttori e altri no. Ne ho bevuti tanti altri squisiti ma questi mi hanno colpito perchè escono dal coro.

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Lieviti indigeni o industriali ? Luigi Moio scatena un putiferio

Io preferisco i lieviti indigeni ma il grande Luigi Moio tuona: è un passaparola medioevale neopauperista antiscientifico

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Luigi-Moio lieviti indigeni o industrali ?

Di Donatella Cinelli Colombini

Lieviti indigeni o industrali ? Le affermazioni del Professore di Enologia all’Università di Napoli Luigi Moio pubblicate nel sito di Luigi Pignataro hanno scatenato un autentico putiferio anche per il suo attacco frontale ai sostenitori dell’uso dei lieviti indigeni come strumento di salvaguardia della tipicità. Se infatti Moio è unanimamente riconosciuto come una delle menti più lucide e feconde del panorama universitario e enologico italiano è anche conosciuto per l’assoluta mancanza di diplomazia.

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

lieviti indigeni o industrali opinione di Luigi Moio

Le reazioni sono dello stesso tenore. Molto duro, come sempre, Intravino punta verso Moio l’indice accusandolo apertamente di conflitto di interessi << da diversi anni il suo dipartimento collabora strettamente con la Laffort, uno dei più grossi produttori al mondo di lieviti selezionati e chimica per il vino>>.
In effetti le opinioni diverse da quelle del professore campano sono diffuse anche nel mondo scientifico e trattare da ignorantoni quelli che non la pensano allo stesso modo ha acceso la miccia facendo diventare esplosiva una discussione altrimenti molto stimolante.

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Champagne più cari in vendita

Devi fare un regalone a un wine lover e cerchi una bottiglia importante? Ecco i 10 Champagne più cari fra cui scegliere quello per un dono super

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Via dall’elenco le bottiglie tempestate di diamanti oppure di una serie talmente limitata da essere in un solo punto vendita. L’elenco pubblicato da Wine Searcher comprende solo gli Champagne più cari effettivamente in vendita in molti Paesi e con diverse annate, insomma quelle alla portata dei molto ricchi o di chi deve fare un regalo memorabile.
La classifica viene pubblicata ogni anno e nel 2016 era monopolizzata dagli Champagne LVMH cioè da quelli distribuiti dalla multinazionale del lusso guidata da Bernard Arnault che anche quest’anno hanno un ruolo dominante ma non esclusivo.

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Infatti per trasformare le bollicine dorate in una pioggia d’oro ci vuole l’associazione di strutture produttive perfette con eventi di lusso, pr, pubblicità con budget milionari nel marketing…. tutte cose che LVMH realizza ai livelli inarrivabili in tutto il mondo.
1) Boërl & Kroff Brut costa 2.809 Dollari a bottiglia e nasce dalla collaborazione fra un produttore di tappi e un esperto di marketing web e la maison di Champagne di Michel Drappier. L’uva viene da una sola vigna di un ettaro circa e viene confezionato solo in grandi formati.
Si tratta dunque di un’operazione di comunicazione fatta su un ottimo vino.
2) Krug Clos d’Ambonnay costa di meno (2.383$) ma ha un nome di tutt’altro livello. Pinot noir. Ed eccoci nella galassia LVMH dove Krug ricopre un ruolo di grande prestigio
3) Boërl & Kroff Rosé un blend di Pinot Meunier e Pinot Noir prodotto solo in grandi formati al prezzo di 2.067$. Per chi vuole risparmiare c’è la normale bottiglia che costa solo (si fa per dire) 296$.

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Ubriachi in aereo e non solo i passeggeri

I voli da Ibiza quelli peggiori ma gli ubriachi in aereo sono tanti e pericolosi. Fra le misure allo studio quella di vietare gli alcolici nel duty free

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Di Donatella Cinelli Colombini

Ubriachi in aereo: un problema serio con possibili soluzioni problematiche.

C’è da chiedersi come mai i piloti d’aereo non debbano fare l’alcol est prima di entrare in cabina. Guardate su Internet per vedrete le scene di un copilota indonesiano (dicembre 2016) che non si regge in piedi mentre passa al controllo di polizia nell’aeroporto suscitando l’indignazione dei passeggeri che lo hanno filmato con i loro telefonini. Non è il solo caso, 2 piloti canadesi ( 18 luglio 2016) sono stati arrestati nell’aeroporto di Glasgow per essersi messi ai comandi ubriachi.

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Ma il problema riguarda soprattutto i passeggeri con un aumento esponenziale del numero delle persone che molestano o danneggiano perché entrano in aereo completamente sbronze. Se fino a ieri le intemperanze di Gerard Depardieu – che è arrivato persino a fare i suoi bisogni nel corridoio fra i passeggeri- avevano fatto il giro del mondo come manifestazioni esagerate di un personaggio fuori dalle righe, oggi il problema dilaga: solo nel Regno Unito 387 arresti lo scorso anno con un aumento del 50% sull’anno precedente. Infatti se l’ubriaco a terra può far paura figuriamoci in volo!!!!
Ancora da YouTube arrivano scene di un passeggero che viene atterrato dal pilota dopo che aveva aggredito una hostess. 30 casi al giorno di passeggeri sbronzi, 50.000 denunce dal 2007 con il 2015 come anno record. C’è chi si spoglia completamente nudo, chi tenta di fare yoga e chi, come sempre più spesso avviene in Cina, cerca di aprire il portellone della cabina.

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Robert Parker – Wine Advocate cambia look e proprietà

Addio formato dispensa in fogli giallini, Wine Advocate prende la forma di una rivista in quadricromia e la Guida Michelin compra il 40% della proprietà

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Di Donatella Cinelli Colombini

Sarà l’abitudine ma il nuovo stile grafico mi piace meno. Anzi direi proprio che mi dispiace non avere più tra le mani quei fascicoli spartani di fogli giallo chiaro che ispiravano autorevolezza al primo colpo d’occhio. Sembravano incartamenti ufficiali tipo quelli dei funzionari pubblici o dei politici americani che si vedono nei film. Il rimando all’attività forense del fondatore era più che evidente, infatti Robert Parker era un avvocato appassionato di vini che nell’agosto 1978 decise di pubblicare i suoi giudizi sulle bottiglie scrivendoli nella forma che era propria della sua professione. Ogni numero aveva i buchi per consentirne l’archiviazione, senza foto e con righe orizzontali a dividere un vino dall’altro dando all’insieme un carattere ordinato e molto autorevole. Grazie all’assoluta indipendenza delle sue valutazioni e al punteggio in centesimi che rendeva semplice la comprensione del giudizio, il notiziario di Robert Parker ebbe rapidamente un successo mondiale diventando il più influente organo di informazione enologica del mondo. Con l’aumento dei vini da giudicare Robert Parker si è affiancato un ristretto gruppo di collaboratori fra cui, per l’Italia, la bravissima Monica Larner.  Nel 2012 Parker

Wine Advocate Brunello Prime Donne 2012

Wine Advocate Brunello Prime Donne 2012

ha venduto la maggioranza di Wine Advocate a un gruppo cinese e il capo redattore è diventata ma Master of Wine Lisa Perrotti Brown Una decisione che suscitò molte polemiche soprattutto fra i giornalisti del vino inglesi da sempre critici verso Parker e la sua influenza sul mercato. Il potere del celebre avvocato sui buyer aveva finito per orientare verso il suo gusto – potenza, estratti, legno- tutti i vini del mondo. L’ultima notizia è di pochi giorni fa e indica un nuovo cambiamento. Il 40% del Wine Advocate è stato acquistato dalla Guida Michelin.

Chianti-Classico-Champagne-

Chianti Classico e Champagne una differenza di immagine

La mostra fotografica su Chianti Classico e Champagne, a un anno dall’inizio del gemellaggio, è fatta per i turisti e invece insegna il marketing del vino

Chianti-Classico-Champagne-

Chianti-Classico-Champagne-

Di Donatella Cinelli Colombini

Due dei territori di eccellenza del vino –Chianti Classico e Champagne– si sono gemellati nel 2016 in occasione del trecentesimo anniversario della prima definizione del territorio di produzione del Chianti Classico. A un anno di distanza l’alleanza è celebrata da una mostra fotografica esposta nel cortile della dogana di Palazzo Vecchio a Firenze 18-25 settembre. Il sindaco della città del fiore, Dario Nardella, è stato il vero artefice del gemellaggio che è stato firmato, con tutti gli onori, proprio nel palazzo del potere mediceo.

Chianti-Classico-Champagne-Nora-kravis

Chianti-Classico-Champagne-Nora-kravis

Una mostra piccola ma spettacolare e accompagnata dalla degustazione dei vini. In mostra mestieri e tradizioni, stile di vita e paesaggio, vocazione produttiva nel vino attraverso le immagini di Dario Garofalo e Paolo Verzone.
Immagini che raccontano molto, in modo esplicito o simbolico, evocativo e descrittivo. Infatti Garofalo è un sociologo prestato alla fotografia d’arte e Verzone è un giornalista che ha ottenuto i più importanti premi internazionali (World Press Photo, American Photography, International Photography Awards) con immagini che aprono vere finestre sulla realtà del nostro tempo.

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