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Jancis Robinson

E se i produttori diventassero più importanti dei vini?

Questa è l’evoluzione prospettata da Jancis Robinson: vino sempre più interattivo e esperienziale, i produttori protagonisti e in contatto con i consumatori

Jancis Robinson

Jancis Robinson

Di Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne, Brunello

Jancis Robinson la Master of Wine più nota e più ascoltata ci dona un’autentica perla sulla rapida evoluzione del rapporto fra i consumatori e il vino. Come sempre visionaria e anticipatoria la super wine expert britannica individua delle tendenze prima di tutti gli altri con due premesse: il vino è ancora prevalentemente consumato da chi ha più di 50 anni e questo viene spesso dimenticato dagli addetti al marketing che si affannano sulle generazioni di nativi digitali. Altro punto di partenza sono i rapporti fra le imprese e i consumatori. Nell’industria manifatturiera o meccanica gli uffici “assistenza clienti” quelli che un tempo erano gli “uffici reclami” sono diventati il più importante anello di congiunzione con la clientela e vengono considerati di importanza strategica per fidelizzare alla marca e rendere più soddisfacente il consumo o l’utilizzo della merce venduta.
Nel vino avviene la stessa evoluzione anche se più sotto traccia ed è proprio la

Jancis Robinson MW

Jancis Robinson MW

Robinson a metterla in luce. Sullo sfondo di questa analisi c’è anche il ruolo dei wine critics. La loro influenza sugli over 50 è ancora forte ma devono imparare a dialogarci di più affrontando anche l’annoso problema dell’autenticità e della trasparenza dei giudizi.
Non sappiamo se i consumatori sono <<more empowered or just most self expressive>> più potenti o più auto assertivi ma certamente stiamo andando verso un ”economia dell’esperienza” in cui i consumatori vogliono visitare il luogo in cui nasce la loro bottiglia preferita e pagano per interagire con il brand o ancora meglio con il produttore.

Cristina Cippitelli sarà la nostra prima Master Sommelier

Cristina Cippitelli: l’amore per la terra viene dai nonni di Gaeta ma ha imparato a assaggiare a Boston e Toronto e ora ha la scholarship dei Master Sommelier

Cristina-Cippitelli-sarà-il-primo-Master-Sommelir-italiano

Cristina-Cippitelli-sarà-il-primo-Master-Sommelir-italiano

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

E non mi riferisco al titolo Alma-AIS istituito che qualche anno ha causato reazioni indignate internazionali bensì alla Court of Master Sommeliers un sodalizio nato nel 1969 che comprende 240 membri da USA, Canada, UK, Nuova Zelanda, Germania, Olanda e Francia. Sono il top della sommelerie: assaggiatori, giornalisti, opinion maker, wine educator … insomma sono professionisti competenti, di grande talento che hanno un’influenza enorme sul mercato.
Il loro presidente è il mitico Gerard Basset che è anche Master of Wine. Ma i Master Sommelier sono ormai i rivali, per prestigio e influenza, dei potentissimi MW, anzi, per certi versi, sono persino più forti.
Non ci sono membri italiani fra i Master of Wine e fra i Master Sommelier. Segno di un

Cristina-Cippitelli-e-Donatella-Cinelli-Colombini

Cristina-Cippitelli-e-Donatella-Cinelli-Colombini

provincialismo che viene fuori anche nelle competizioni internazionali: quando ci sono italiani sul podio lavorano all’estero come Paolo Basso. Anche quella che potrebbe diventare la prima Master Sommelier italiana sta in Canada. Si chiama Cristina Cippitelli, è venuta a trovarmi alla Fattoria del Colle da Toronto dove lavora all’Air Canada Center mentre studia per il diploma Wset e per l’Advanced Certificate dei Master Sommelier.
E’ una bella persona ed ha una bella storia che vi racconto.

Montalcino-CasatoPrimeDonne-Il distretto-del-Brunello-prossimo-futuro

I distretti agroalimentari volano: insieme si vince!

Il successo dei distretti agroalimentari e su tutti quelli del Prosecco e delle Langhe. Un monito a fare squadra e a mettere in rete imprese e filiere

Montalcino-CasatoPrimeDonne-Il distretto-del-Brunello-prossimo-futuro

Montalcino-CasatoPrimeDonne-Il distretto-del-Brunello-prossimo-futuro

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne
Perché i distretti sviluppano economia e qualità della vita mentre gli altri territori no? L’ex ministro Calenda la chiama economia 4.0 ma la parola magica è “organizzazione” cioè usare la tecnologia e l’innovazione all’interno di una regia condivisa.
I tedeschi ci riescono e noi no. Siamo italiani! Ognuno vuol pensare con la sua testa e decidere in base ai tempi, le scelte che gli sembrano giuste. C’è chi apprezza questo sistema considerandolo più libero e democratico ma il risultato è il disastro economico perché le imprese vanno fuori mercato.
C’è chi invece fa squadra e ottiene risultati strabilianti, sono i distretti agroalimentari.

Langhe-Barolo

Distretto-agroalimentare-Langhe-Barolo

I distretti Langhe-Roero-Monferrato, quello del Prosecco, delle Mozzarelle di bufala e della frutta del Trentino volano e sono un monito per tutti.
Nel Rapporto di Intesa San Paolo che esamina il periodo 2008-2016 la differenza balza agli occhi: crescita del fatturato agro alimentare dei distretti 25,7% crescita delle aree non distrettuali 17%.
Tutti i parametri sono nettamente più performanti nelle aree collegate da un network di territorio: produttività del lavoro e EBITDA.

Marilisa Allegrini presenta il suo Amarone ai Gourmet di Siena

Abbona e Allegrini finalisti del WS Video Contest

Due dei sei video finalisti al concorso del Wine Spectator sono italiani: Abbona – Marchesi di Barolo e Allegrini e sono decisamente i più belli

Marilisa Allegrini presenta il suo Amarone ai Gourmet di Siena

Marilisa Allegrini presenta il suo Amarone ai Gourmet di Siena

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Bisogna votarli entro domenica 16 settembre, mi raccomando non perdete tempo aprite il Wine Spectator Video Contest per vederli e votarli. Gli altri quattro video sono molto, ma molto più brutti, mentre quello delle mie amiche e Donne del Vino Marilisa Allegrini, Anna e Valentina Abbona –Marchesi di Barolo, sono avvincenti, trasmettono passione e bellezza.
Vincono a mani basse se li confrontate con l’enologo californiano che parla senza sorridere neanche una volta, oppure l’appassionato che sogna Bordeaux e finisce in un

Anna-Abbona-Marchesi di Barolo- Donatella-Cinelli-Colombini

Anna-Abbona-Marchesi di Barolo- Donatella-Cinelli-Colombini

costume a forma di grappolo d’uva, per non parlare del video che sembra uno spot pubblicitario basato sugli effetti sensoriali e infine quello troppo amatoriale di una coppia di wine lovers.
Invece i due video delle cantine italiane sono proprio belli. Gli Abbona ci portano a Barolo nel loro castello. La voce narrante è quella di Valentina che in un inglese perfetto ci presenta il padre Ernesto mentre apre una vecchia bottiglia del 1958. Il vino gli piace al punto da correre dalla moglie per farglielo assaggiare. Insieme decidono di chiamare i figli improvvisando una pranzetto nella terrazza affacciata sui paesi e i vigneti del Barolo.

Mariapina-Fontana-Donna-del-Vino-concorrente-a-Miss-Italia

Una Donna del Vino al concorso di Miss Italia

Nell’80° concorso di Miss Italia c’è anche una concorrente Donna del Vino è la produttrice di Aglianico Mariapina Fontana di 26 anni: bella brava e simpatica

Mariapina-Fontana-Donna-del-Vino-concorrente-a-Miss-Italia

Mariapina-Fontana-Donna-del-Vino-concorrente-a-Miss-Italia

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Per la prima volta la finale del concorso avverrà a Milano (le selezioni di Jesolo hanno riguardato 250 ragazze) e sarà trasmesso da La7 con la serata conclusiva lunedì 17 settembre. Pe la prima volta una concorrente è una Donna del Vino, Mariapina Fontana
Quest’anno il concorso che incorona la donna più bella d’Italia ha puntato su personaggi che uniscono all’avvenenza anche l’intelligenza e il coraggio di affrontare le difficoltà: una delle finaliste, Chara Boldi ha perso un piede a dodici anni per un

Mariapina-Fontana-Donna-del-Vino-concorrente-a-Miss-Italia

Mariapina-Fontana-Donna-del-Vino-concorrente-a-Miss-Italia

incidente col motorino e cammina con una protesi. E’ una giovane donna che non si è arresa e ora va in canoa, fa nuoto subacqueo, balla in discoteca e vive gli affetti come una ragazza normale.
Altro esempio, citato dalle riviste a testimonianza dell’evoluzione del concorso di Miss Italia, è la Donna del Vino Mariapina Fontana. Come dire “la bellezza non basta”. E infatti la produttrice di Aglianico Mariapina Fontana non è solo bella ma anche brava, anzi molto brava. Mariapina e suo fratello Antonio sono la quinta generazione della famiglia Fontana e stanno portando a grandi traguardi la tenuta di Pietrelcina (Benevento), terra natale di Padre Pio. Producono in modo biologico l’Asprinio d’Aversa a spalliera e ad alberata, con viti sorrette da pioppi fino a 11 metri e fermentazione in anfore di terracotta, il Sannio aglianico, il Falerno del Massico e il Falerno del Massico Primitivo. 25.000 bottiglie tutte con grandissima personalità distintiva.

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Previsioni aspettando la vendemmia con tanta paura

Nelle vigne l’uva è sana e sta maturando ma il clima preoccupa con i suoi eccessi sempre più esagerati. Aspettando la vendemmia con amuleti e macumba

Vendemmia-e-svinatura-CasatoPrimeDonne

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Di Donatella Cinelli Colombini

Più che previsioni per la vendemmia ci vogliono gli scongiuri quest’anno. Dopo un’estate 2017 dove l’Italia era più calda dell’Iraq è arrivato un 2018 che inizialmente ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo reidratando il terreno e le falde acquifere e poi ci ha spaventato con grandinate, inondazioni e altri disastri di dimensioni impressionanti. Un’annata pazzesca!
Abbiamo una bella uva nei vigneti speriamo di portarla intatta fino in cantina.
Cominciamo dall’inizio. In primavera abbiamo visto che, nei vigneti del Brunello e soprattutto della Doc Orcia, nella Toscana profonda, l’uva 2018 era poca a causa della gelata primaverile e della siccità dello scorso anno. Avere pochi grappoli di piccole dimensioni sembrava una disgrazia ed invece si è rivelata una fortuna.

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Il maggio scorso è stato talmente piovoso da rendere impossibile il transito dei trattori nelle vigne per fare i trattamenti. Noi facciamo la coltivazione biologica e quindi avremmo bisogno di curare le piante assiduamente. Invece la pioggia unita a temperature piuttosto alte hanno diffuso la peronospora anche sui grappoli e siamo riusciti a fermarla solo facendo seccare gli acini colpiti. La dimensione delle zocche d’uva si è ancora ridotta, ma, a conti fatti, anche questo si è rivelato un vantaggio.
Infatti l’estate 2018 ha alternato giorni assolati e notti fredde, piogge e cielo coperto con giornate calde. Questo ha fatto aumentare la dimensione di grappoli e acini. Si sono mantenuti sani solo perché erano piccoli.

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10 packaging del vino rivoluzionari

E’ possibile lanciare messaggi e valori attraverso il packaging del vino? Si e i 10 esempi rivoluzionari scelti da The Drinks Business lo dimostrano

Omdesign 2106- packaging del vino-scatola vaso per querce

Omdesign 2106- packaging del vino-scatola vaso per querce

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Il packaging del vino è fra i più vecchi e scomodi: la bottiglia di vetro è pesante, difficile da aprire e da immagazzinare, protegge poco il liquido che contiene dalla luce e dagli sbalzi termici …. Questo perché il vino è una dei prodotti più tradizionalisti che esistano: piace il rito del cavatappi e addirittura il rumore del turacciolo che esce si associa all’idea di qualità. La cassetta di legno inchiodata è la più prestigiosa anche se decisamente meno pratica da aprire.
Nel vino “l’immaginario supera il reale” come diceva Fabio Taiti, cioè la percezione della qualità dipende più da valori simbolici (prezzo, posizionamento commerciale, luogo di origine, prestigio …) che dal liquido vino vero e proprio. Per questo risulta più difficile

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che per altri prodotti evolvere il packaging in base alle novità della tecnologia oppure alla moda o alla praticità d’uso. Vi immaginate un Romanée Conti con il tappo a vite oppure con un’etichetta meno brutta? No, niente deve cambiare in questa icona di qualità, tradizione, prestigio e esclusività.
Tuttavia esiste una spinta opposta: il bisogno di distinguersi. Ogni cantina cerca di farsi notare e di avere elementi distintivi che la facciano uscire dalle centinaia di migliaia di referenze che affollano il mercato. Ed ecco che alcuni produttori chiamano architetti famosi per costruire cantine sbalorditive, altri organizzano feste faraoniche, c’è chi sponsorizza eventi pieni di celebrità e chi trasforma le bottiglie in opere d’arte.

Investimenti cinesi nelle vigne con luci e ombre

L’attivismo degli investimenti cinesi riguarda anche i vigneti e soprattutto quelle francesi ma c’è anche chi compra gli Château di Bordeaux con denaro sporco

Investimenti-cinesi-a-Bordeaux

Investimenti-cinesi-a-Bordeaux

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

La corsa all’acquisto di vigneti e cantine sembra inarrestabile. E’ questo infatti il bene rifugio che ha moltiplicato maggiormente il suo valore dall’inizio del millennio e che promette di crescere ancora la sua quotazione. Fondi d’investimento, industriali, banchieri, attori … tutti a caccia di griffe enologiche. I più attesi sono statunitensi ma la compagine degli acquirenti è multietnica e crea una certa preoccupazione anche ai governi.

investimenti-cinesi-chateau-renon

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Infatti la frenetica compravendita ha luci e ombre. Da noi le problematiche riguardano il riciclaggio del denaro sporco di mafia, camorra e co. Un problema maggiormente presente al Sud d’Italia ma non certo circoscritto a quest’area.
In Francia invece il denaro sporco è arrivato nei vigneti dall’Asia e in quantità ingente. All’inizio del 2015 i giornali transalpini avevano annotato, con una certa preoccupazione il superamento della soglia psicologica dei 100 Château acquistati da gruppi asiatici nella zona del Bordeaux.

Scammacca del Murgo i Bourguignon nel vigneto

Vini vulcanici una moda in consolidamento. Il marchio italiano

Cavalcare il successo dei vini vulcanici? Si, ed ecco il marchio: Vulcanic Wines che riunisce già 19 territori come Soave, Etna, Vulture, Pantelleria, Orvieto

Scammacca del Murgo i Bourguignon nel vigneto

Vini-vulcanici-Etna-Scammacca del Murgo i Bourguignon nel vigneto

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia Doc Cenerentola, Fattoria del Colle

L’Italia punta a un marchio nazionale per i vini vulcanici e intende cavalcare questa tendenza che cresce in tutto il mondo.
Il paladino dei vini vulcanici è il Master Sommelier canadese John Szabo autore del libro << Volcanic Wines: Salt, Grit and Power >> uscito nel 2016 e organizzatore della prima convention mondiale dei produttori vulcanici avvenuta a New York nel marzo 2018. Sono queste le due pietre miliari di una moda che si riassume in una parola magica e decisamente misteriosa

Elena Fucci Titolo Aglianico del Vulture

Vini vulcanici- Elena Fucci Titolo Aglianico del Vulture

mineralità”. La storia millenaria dei territori vulcanici del vino affascina i consumatori più evoluti, attrae investimenti e incuriosisce i critics. E’ la nuova frontiera da esplorare alla cui suggestione nessun wine lovers riesce a sottrarsi.
Ci sono distretti enologici su suoli vulcanici in tutto il mondo. I più noti sono << Napa Valley (California), Casablanca Valley (Cile), Santorini (Grecia), Kaiserstuhl (Germania), Rias Baixas e Canarie (Spagna), Isole Azzorre e Madeira (Portogallo), Alture del Golan (Siria e Israele), Yarra Valley (Australia)>> come li ha elencati Gianluca Atzeni del Settimanale Trebicchieri.

Compreresti Champagne dal distributore automatico?

Meglio delle merendine! Nel distributore automatico di Selfridge’s a Oxford Street di Londra c’è il Moët & Chandon

Moet Chandon-ne-distributore-automatico

Moet Chandon-ne-distributore-automatico

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Moët & Chandon, non è solo uno Champagne molto conosciuto ma anche un simbolo di successo. Siamo abituati a vederlo ai Golden Globe Awards di Hollywood mentre le star del cinema festeggiano i vincitori. Pensate che in quell’occasione vengono usate 1,500 Mini Moët, 125 casse di Moët & Chandon Grand Vintage 2004 e Moët Rosé Impérial magnum e 500 cocktails a base dell’iconico Moët Impérial. Praticamente un fiume di Champagne grande come il red carpet dove sfilano le celebrities.
Per questo trovare il Moët & Chandon in un distributore automatico tipo merendine fa sgranare gli occhi. C’è da chiedersi: è la caduta di un mito oppure è la ricerca di nuovi fan?
In realtà la proposta di Champagne nel distributore automatico è partita, quasi come un gioco lussuoso, dal celebre grande magazzino londinese Selfridge’s di Oxford

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Street in occasione del Natale 2013.
La cosa curiosa è che questo è stato solo l’inizio di una nuova tendenza nei distributori automatici: invece di offrire merendine, caramelle o bibite molto comuni con un piccolo sopraprezzo per compensare la praticità dell’acquisto, hanno cominciato a proporre cose espresso o costose. In altre parole si sono proposti come autentica alternativa al bar o al negozio cercando di rispondere alle esigenze di una clientela sempre più frenetica o meno disposta a usare il tempo libero per o shopping.

Volpe nel pollaio

Meglio un calice unico oppure tanti bicchieri diversi?

La richiesta di un calice unico viene da ristoranti, enoteche e semplici wine lovers ma ora è la MW Jancis Robinson a schierarsi per il calice unico

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Un calice solo per tutti i vini. Non è un’idea nuova anzi; nel 2012 partecipai alla presentazione di Chateau Baccarat creato dalla più celebre cristalleria del mondo con 250 anni di storia di cristalli molati. Un bicchiere rivoluzionario con un lungo stello a sorreggere una coppa con base quasi piana che si allarga molto per poi salire dritta verso una bocca molto stretta in modo da concentrare gli odori come in un imbuto aromatico. Lo scorso anno ho sentito il progetto di un calice altrettanto rivoluzionario a Portopiccolo durante in meeting nazionale delle Donne del Vino; è

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

Calice-unico-!Collection-Jancis Robinson

stato creato da Luca Bini per Italesse in 3 anni di prove. Un calice molto femminile e molto versatile, ma soprattutto capace di esaltare qualunque vino anche se nasce per le bollicine.
C’è dunque una diffusa controtendenza rispetto alla consueta proposta commerciale che ha riempito i nostri armadi di calici per bollicine, rossi giovani, rossi invecchiati, vini da meditazione … Hanno lavorato ai nuovi bicchieri “millevini” grandi assaggiatori e designer di grande livello. Non si tratta dunque di scelte di basso profilo e lo dimostra il prezzo esorbitante degli Chateau Baccarat.

Stefano Castriota

I vini cattivi fanno guadagnare più dei buoni

Stefano Castriota su Wine Economics: nel vino non c’è una relazione fra qualità o reputazione e profitti bensì fra dimensione produttiva e profitti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Stefano Castriota

Stefano Castriota -indagine sui vini cattivi che fanno guadagnare

Stefano Castriota, in un saggio pubblicato nel numero 227 di “Wine Economics” periodico dell’associazione statunitense degli economisti del vino, spiega perché i vini che fanno guadagnare non sono quelli di eccellenza. Lo studioso dell’Università di Bolzano ha indagato sulla redditività delle aziende del vino scoprendo che, a ben vedere, chi guadagna di più sono gli imbottigliatori per i quali l’eccellenza qualitativa è meno importante. Il nocciolo del problema è negli enormi investimenti richiesti dall’acquisto di vigneti, cantine, attrezzature enologiche, creazione del brand e della rete commerciale … spesso questa grande quantità di denaro produce un innalzamento qualitativo del vino ma manda in

Indagine sui vini cattivi che fanno guadagnare più dei buoni

Indagine sui vini cattivi che fanno guadagnare più dei buoni

rosso i bilanci. Viceversa i commercianti comprano vini mediocri, li imbottigliano con la loro etichetta e concentrano gli investimenti per venderli. Il capitale investito è minimo e quindi anche se la marginalità sui vini venduti è piccola alla fine, questo tipo di impresa, guadagna.
Va infatti considerato che la produzione di vini di alta qualità è molto costosa e, anche se il prezzo del vino è alto, non sempre basta a pagare i costi di una struttura produttiva onerosissima.
Il problema che si è posto Stefano Castriota è sapere se il controllo dell’intera catena produttiva e l’eccellenza qualitativa che ne deriva sono remunerative. Alla fine la risposta è no.

dolci e vini dolci l'opinione di Lanlard nella foto

Vini dolci e dessert? Favorevoli e contrari

Io e Eric Lanlard siamo proponiamo l’abbinamento di dessert con vini secchi e con discreta acidità. Ma tutti invece servono vini dolci con il dolce

dolci e vini dolci l'opinione di Lanlard nella foto

dolci e vini dolci l’opinione di Eric Lanlard nella foto

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, ristorante,  Fattoria del Colle

Rifiutare uno Chateau d’Yquem è sempre difficile, specialmente quando sei invitata a cena da James Suckling ma a me i vini dolci disgustano e quindi li rifiuto anche a rischio di apparire scortese. Per fortuna sono in buona compagnia, Eric Lanlard volto noto ai telespettatori britannici che amano i programmi di cucina ha incontrato i giornalisti nel suo Cake Boy a Sud di Londra raccontando che spesso, quando è invitato a cena gli offrono Chateau d’Yquem con il dolce ma <<and it’s just not for me>> non fa per lui. Preferisce il foie gras o un’altro gusto in contrapposizione con la dolcezza del vino.

dolci-e-vini-dolci-Cavallucci_VinSanto_Fattoria_delColle

dolci-e-vini-dolci-Cavallucci_VinSanto_Fattoria_del-Colle

Io sorrido <<finalmente qualcuno che la pensa come me>> mi dico <<ma come si fa ad apprezzare la melassa che viene fuori sommando dolce con dolce?>>. Lanlard conclude l’intervista a The Drinks Business con una frase da incorniciare <<At home we would drink Champagne throughout the meal, and especially with dessert>> invece di bere bollicine con gli aperitivi, come fanno tanti, lui serve lo Champagne con tutto il pasto e specialmente con il dessert. Abch’io!
Eppure se leggete i manuali dei Sommelier trovate sempre la raccomandazione di abbinare i dessert con Vin santo, Zibibbo, Marsala, Recioto o Barolo chinato, passito …. Nessuno mette in dubbio questo criterio di scelta e anzi viene fortemente criticata l’abitudine a servire spumanti secchi con il dolce.

Il turismo enogastronomico sorpassa l’arte

Nel 2017 il turismo enogastronomico in Italia raddoppia il business e segna 12 miliardi di Euro e 110 milioni di presenze. Ministro Centinaio vai avanti

turismo enogastronomico

turismo enogastronomico- Montalcino-Casanova-di-Neri

Di Donatella Cinelli Colombini

Il 57% dei turisti stranieri ha scelto di venire in Italia nel 2017 mosso dal desiderio di scoprire e gustare i sapori autentici del nostro Paese ma anche vedere i luoghi di produzione.
Dei numeri da capogiro per un segmento che, fino a pochi anni fa, veniva guardato dall’alto in basso dai direttori dei musei e gli organizzatori delle mostre. Invece è arrivato il sorpasso e la prosaica accoppiata cibo-vino ha superato la cultura e i monumenti come calamita turistica specialmente per i visitatori più danarosi.
Al Castello di Grinzane Cavour il primo Food & Wine Tourism Forum ha fatto il punto sulla capacità di attrazione di tutto quello che è buono e tipico: cucina, salumi formaggi … e naturalmente vini. Il risultato è il sorpasso: i piaceri della gola battono quelli della cultura. L’enogastronomia da sola muove 1 turista su 4 cioè il 22,3% degli italiani e il 29,9% degli stranieri.

Turismo-enogastronomico-Sasicaia-Mester-class

Turismo-enogastronomico-Sasicaia-Mester-class

Rispetto al 2010 è un salto in avanti enorme. In solo sette anni il giro d’affari enoturistico è passato da 2,5 miliardi di Euro a 12. Da 18 milioni di presenze (cioè di pernottamenti) siamo arrivati, nel 2017, a 110 milioni. Anche l’incidenza sulla spesa totale dei turisti è cambiata: era il 7,6% ed è arrivata al 15,1% dei consumi e dello shopping.
A questo punto i prodotti agricoli trasformati come vini, conserve, insaccati, formaggi …prodotti da forno e piatti di cucina tipica non potranno più essere tenuti nel sottoscala dell’offerta turistica .

19crimes-Wines-Realtà-aumentata-nel-vino

La realtà aumentata del vino: etichette parlanti

Dagli australiani 19 Crimes Wine agli ambienti virtuali durante gli eventi. La realtà aumentata del vino farà parlare i produttori dalle loro bottiglie

19crimes-Wines-Realtà-aumentata-nel-vino

19crimes-Wines-Realtà-aumentata-nel-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

La prima a farmi vedere le etichette che, una volta riprese con lo smartphone, iniziano a parlare, è stata Monica Larner il 29 gennaio scorso. Realtà aumentata del vino che promette di cambiare il marketing, il packaging e la comunicazione.

I vini fanno parte di una serie chiamata 19 Crimes Wine prodotte dall’australiana Treasury Wine Estates e raffigurano i primi coloni della terra dei canguri, condannati alla deportazione oltremare che partivano dalle prigioni inglesi e fecero un enorme lavoro per costruire i primi insediamenti e le prime terre coltivate trasformandosi da criminali in veri e propri pionieri. Si tratta dunque di storie vere e non di novelle.

19-crimes-wines-realtà-aumenta-del-vino

19-crimes-wines-realtà-aumenta-del-vino

Le immagini in bianco e nero raffigurano adulti – criminali, artisti e studiosi- con poveri vestiti, volti scavati e un cartello davanti che sembra quello delle foto segnaletiche. Sotto ogni immagine c’è un nome. Escludo che le foto siano effettivamente quelle dei deportati infatti la flotta di undici vascelli con a bordo i 736 condannati approdò in Australia il 26 gennaio 1788 (giorno ricordato come festa nazionale) mentre la fotografia fu inventata più di quarant’anni dopo. Tuttavia l’insieme è verosimile, le storie sono vere e la reazione dei consumatori è degna di nota. Su You tube è possibile vedere i video amatoriali con persone al supermercato che si fermano davanti alle bottiglie per sentire le storie dei personaggi in etichetta, poi ci sono i bambini a casa che mettono le dita fra il vino e il telefonino perché non capiscono cosa succede.

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