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Turista del vino in California? E’ donna

L’identikit del turista del vino USA vi stupirà: è donna! Ricca e coltiva la sua passione associandosi a un wine club e assaggiando almeno una volta la settimana

Turisti-del-vino-in-California-ingresso-Opus-One

Turisti-del-vino-in-California-ingresso-Opus-One

Di Donatella Cinelli Colombini, turismo del vino, Montalcino, Casato Prime Donne

43 anni, 86.00$ di reddito annuo, donna (53%) sposata (68%) laureata (58%).
Nella stragrande maggioranza dei casi vive in città o in zone limitrofe. E’ californiana (50%).
Ha grande passione per il vino e infatti è iscritta a un wine club (30%) e beve vino almeno una volta alla settimana spendendo 29 $.
Chi l’avrebbe mai detto! Eravamo così certi che il turista del vino fosse maschio da rimanere sbalorditi per una simile rivelazione. Donna, ricca, colta e bevitrice competente. Il panorama dei consumatori sta davvero cambiando!

Mondavi winery ingresso

Turismo-del-vino-in-USA-Mondavi-winery ingresso

Il profilo della turista del vino californiana scaturisce da un’indagine del 2016 su un campione di 2.000 persone effettuata dal Wine Institute in collaborazione con USDA Dipartimento USA per l’Agricoltura e reso noto in Italia dal “Corriere Vinicolo”.
Va tenuto presente che il business enotuiristico in USA è gigantesco: 7,2 miliardi di Dollari cioè più che il doppio di quello italiano. Se consideriamo che normalmente la vendemmia italiana è doppia di quella statunitense e che l’intero business del vino italiano è di circa 10 milioni di euro, c’è da mangiarsi le mani.
E sono le contee di Napa e Sonoma hanno fatturati enoturistici per oltre 3 miliardi.
Un turismo in piena espansione che nella sola Napa Valley ha ormai toccato i 3,5 milioni di visitatori.

Pasqua-visita nella cantine del Brunello e dell'Orcia

Pasqua sacra e profana alla Fattoria del Colle

Spiritualità, natura, visite guidate in cantina, degustazioni di grandi vini, piccole lezioni di cucina, e qualche peccato di gola per Pasqua alla Fattoria del Colle

Pasqua-Fattoria del Colle - Agriturismo in toscana

Pasqua-Fattoria del Colle – Agriturismo in toscana

Chi ama trascorrere la Pasqua con la famiglia, con gli amici e con gli amici a quattro zampe, troverà alla Fattoria del Colle, nella Toscana più panoramica e intatta,  il luogo ideale. Il giusto mix di nobili tradizioni e informalità campagnola, grandi vini con premi internazionali e piatti poveri fatti a mano secondo una tradizione centenaria.
Nel programma ci sono la visita con degustazione della cantina del Brunello Casato Prime Donne e quella della Fattoria del Colle che comprende anche le 4 sale storiche della villa cinquecentesca e con i racconti, anche molto romantici, della fattoria.

Pasqua- Vinoterapia-Fattoria del Colle

Pasqua- Vinoterapia-Fattoria del Colle

Due appuntamenti da non perdere sono la degustazione verticale di 5 Brunello dal 1999 al 2013 e la piccola lezione di cucina per imparare a “tirare” i pinci e preparare un dolce primaverile veloce e prelibato: la ricotta montata.
Hanno un posto particolare nel programma le cene e i pranzi che introducono nella civiltà della Toscana: ecco il baccalà alla fratina di Trequanda della venerdì santo, ecco il peposo degli artigiani della terracotta la cui leggendaria invenzione è attribuita a Filippo Brunelleschi autore della cupola del Duomo di Firenze. Il principe della tavola è la bistecca e la tagliata di bue chianino, gigante bianco che vive libero sulle colline intorno alla fattoria ma ha una storia che rimanda agli antichi romani.

Enoturismo-SebastianoDiCorato-Vittoria-Cisonno-Dario-Stefano-Donatella-CinelliColombini

Enoturismo: cosa cambia con l’emendamento Stefano

Le cantine che fanno enoturismo – 20.000 in Italia – hanno finalmente una disciplina fiscale e amministrativa chiara e uguale in tutta la nazione

Enoturismo-SebastianoDiCorato-Vittoria-Cisonno-Dario-Stefano-Donatella-CinelliColombini

Enoturismo-SebastianoDiCorato-Vittoria-Cisonno-Dario-Stefano-Donatella-CinelliColombini

Di Donatella Cinelli Colombini, enoturismo, Montalcino, Casato Prime Donne

Fino ad ora c’erano enormi diversità da regione e a regione: in Toscana le attività enoturistiche di somministrazione e animazione erano legittimate e regolamentate all’interno delle attività agrituristiche. In Veneto invece ogni compenso per assaggi o visite guidate era praticamente vietato salvo per cifre irrisorie.
Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2018 entra in vigore l’emendamento sul turismo del vino del Senatore Dario Sefano, capogruppo nella commissione agricoltura di Palazzo Madama. L’enoturismo è finalmente definito nell’Art 1 commi dal 502 al 505.

Enoturismo-Dario-Stefano

Enoturismo-Dario-Stefano

Con i termini enoturismo o turismo del vino si intendono tutte le attività di conoscenza del prodotto vino espletate nel luogo di produzione cioè degustazioni, visite, wine class, trekking nei vigneti e altre offerte di tipo ludico o didattico delle cantine. Esse diventano attività complementari a quella agricola in tutto il territorio nazionale. La nuova normativa riguarda le aziende agricole e a quelle di imbottigliamento, se nei territori dei vini Docg, Doc e Igt che producono, in pratica esclude gli imbottigliatori industriali.

Sabrina Manolio la Lady Sommelier pugliese di Londra

Poco più di 30 anni Sabrina Manolio è la capo sommelier in uno dei ristoranti italiani più esclusivi di Londra, Margot, e si è già fatta notare dai grandi esperti

Sabrina-Manolio-Margot-Restaurant

Sabrina-Manolio-Margot-Restaurant

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne
Data di nascita 8 ottobre 1986 pugliese di nascita parla un inglese impeccabile e ha una eleganza innata. Volto appena truccato, capelli raccolti sulla nuca veste delle uniformi sobrie di taglio quasi maschile come a nascondere la sua bellezza molto mediterranea. I genitori sono chef e lei è cresciuta con il culto della grande cucina. Fino ad ora la carriera è stata la sua priorità ( si è formata nell’ ‘Atelier del celebre chef francese Joël Robuchon) ma sogna di farsi una famiglia e di avere un vigneto in Puglia.
Il ristorante in cui lavora, Margot, è un raffinato locale italiano nel cuore del Covent Garden di Londra, dove c’è il mitico Royal Opera House che pullula di celebrità sul palcoscenico e in platea. E’ in questo ambiente colto e luccicante che Sabrina Manolito

Margot-London

Margot-London

è capo sommelier e propone una lista di 350 vini cercando di intuire le preferenze di ogni cliente. In cantina le bottiglie italiane sono la maggioranza (45%) ma ci sono anche etichette del nuovo mondo e molti vini di vitigni o denominazioni poco conosciute come il Susumaniello pugliese oppure il Vermentino corso.
The Drinks Business le ha dedicato una lunga intervista che l’ha portata alla ribalta facendone un’autentica star della sommellerie.

Violante nelle vigne di Opus One

Packaging del vino: quanto conta

Il “wine package design” è un driver degli acquisti soprattutto in USA e soprattutto fra i giovani: vino in lattina e bottiglie sempre più elaborate

Packaging-del-vino-Violante con la magnum di Opus One

Packaging-del-vino-Violante con la magnum di Opus One

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle
Secondo Nielsen, non c’è alcun dubbio. In USA l’influenza del contenitore sulle vendite è talmente alta da spingere i produttori a cercare soluzioni innovative sia sui vini a basso costo sia su quelli cari.
Ecco che nella grande distribuzione c’è chi confeziona i vini premium in boxed wine cioè bag in box o in Tetra Paks. Cose impensabili in Italia dove un vino di qualità scriverebbe la sua fine presentandosi nei cartoni. C’è da dire che in USA la progressione dei contenitori alternativi è impressionate: il vino in lattina -canned wine– ha segnato un + 59,5% negli ultimi tre mesi dell’anno scorso e in generale tutti i nuovi formati hanno registrato incrementi maggiori delle bottiglie di vetro. In effetti le bottiglie tradizionali sono fra i packaging più vecchi, pensanti e complicati da usare che esistano ma forse proprio la loro immutabile forma ne decreta il successo nei momenti di consumo più formale e elegante: al ristorante. E’ infatti fuori casa che le bottiglie in vetro riconquistano la leadeship con il 72,5% dei consumi, seguite dai

Packaging-del-vino-enoteca-USA

Packaging-del-vino-enoteca-USA

magnum da 1,5 litri (15,4%). <<Come si vede>> sottolinea Fabio Piccoli di WineMeridian << la grande crescita del vino in lattina negli Usa è tutt’oggi rappresentata da prodotti a prezzi bassi che però intercettano un target di consumatori sempre più numeroso>>.
A queste analisi è giusto collegare uno studio realizzato da Nomisma Wine Monitor per Verallia, terzo produttore globale di contenitori in vetro per l’industria alimentare. L’analisi mette a confronto i Millennials USA e italiani. Si tratta di uno studio molto interessante per il vino italiano visto che una bottiglia su dieci, del nostro prodotto finisce nel mercato statunitense. << Nella scelta del vino entrano anche fattori puramente estetici e di design come il packaging e le etichette, indicati dal 10% del campione USA e dal 5% di quello italiano>> dice Denis Pantini responsabile Wine Monitor di Nomisma.

Fattoria del Colle infernotto

Tappi di sughero e ossidazione del vino

Forse i tappi di sughero sono più magici di quanto sembra e cambiano nel tempo preservando il vino. L’Università di UC Davis li testerà per 100 anni

Tappo-in-sughero-Fattoria del Colle infernotto

Tappo-in-sughero-Fattoria del Colle infernotto-del-Brunello-antiquario

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

<<Un esperimento che forse durerà più della vita umana sulla terra>> ha commentato W. Blake Gray raccontando su Wine searcher la ricerca in atto nella più grande università statunitense d’agricoltura, la mitica UC Davis che sforna gran parte dei migliori enologi a stelle e strisce.
Fare un esperimento che dura 100 anni è infatti qualcosa di difficile da capire nella nostra società basata sulla velocità e sull’oggi. Ricorda piuttosto l’empirismo settecentesco ma forse proprio per questo, si adatta allo studio di un tipo di chiusura che, proprio nel XVIII secolo, perfezionò i suoi caratteri: il tappo sulle bottiglie di vetro contenenti vino.
L’esperimento parte da un mistero: come mai l’ossigeno che penetra attraverso il tappo in sughero nella misura di un milligrammo per anno non ossida il vino?

tappo-in-sughero-e- vino_antiquariato_pregiato_2

tappo-in-sughero-e- vino-di-antiquariato

Potremmo pensare che sia l’anidride solforosa immessa all’atto dell’imbottigliamento (generalmente 20-25 milligrammi per litro) che protegge il vino ma è proprio l’ossigeno che la consuma nell’arco di 5-6 anni e quindi dopo 10 anni o oltre niente difende il nettare di bacco, come ha spiegato il professor Andy Waterhouse autore dell’ardito progetto di ricerca sui tappi in sughero e l’ossidazione del vino.
Waterhouse ha una teoria per spiegare perché le bottiglie di 50 o 60 anni siano ancora bevibili contro ogni logica di chimica enologica; secondo lui anche il sughero si modifica diventando impermeabile all’ossigeno.

wine istagramer Maximilian Girardi con Supervinoitalia

I wine istagramer più influenti del mondo

Nella classifica di worldinfluencer fra i TOP 10 wine istagramer più influenti del mondo 3 sono italiani Maximilian Girardi, Saverio Russo e Emanuele Trono

Istagramer del vino Wine Blogger F.Saverio Russo @italianwinelover

Istagramer del vino Wine Blogger F.Saverio Russo @italianwinelover

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne
In un momento in cui i social contano sempre di più, nel mercato del vino, vedere tre italiani fra i TOP 10 della classifica 2018 di worldinfluencer fa piacere. E’ un modo per dire che i wine expert del belpaese non sono così indietro nè sotto il profilo digitale e neanche nella stima dei wine lovers. Ecco dunque la classifica diffusa in Italia da Cronache di gusto.
1. The Wine Wankers – 164 mila follower
2. Wine Enthusiast Magazine – 156 mila follower
3. Once Upon a Time – 126 mila follower
4. Winery Lovers – 124 mila follower
5. The Wine Teller – 106 mila follower

wine istagramer Maximilian Girardi con Supervinoitalia

wine istagramer Maximilian Girardi con Supervinoitalia

6. Supervinoitalia by Maximilian Girardi – 53,4 mila follower
7. Italianwinelover by Saverio Russo – 54,1 mila follower
8. Julien Miquel – 46,3 mila follower
9. Enoblogger by Emanuele Trono – 43,4 mila follower
10. Gini in a Bottle – 39,6 mila follone
Ovviamente la classifica è basata sul numero dei follower e rispecchia un’epoca in cui l’influenza dipende dalla capacità di crearsi un seguito. Insomma rispecchia un’epoca in cui l’importanza del wine critic arriva, ogni giorno di più, dal basso cioè dai lettori-consumatori. Dire se questo sia un bene o un male è difficile. Un tempo era solo il direttore della testata, a dare a un determinato assaggiatore, la responsabilità di valutare le denominazioni più importanti. Oggi sono il peso dei lettori diventa determinante e i risultati sono impressionanti.

Donne-del-vino-30-anni-festa-a-Firenze-Massimo Giletti

Donne del vino in festa per i loro 30 anni

A Firenze, in Palazzo Vecchio, con Anna Paola Concia, Giletti e Casati Modignani il 30° anniversario della più grande associazione mondale di donne del vino

Donne-del-vino-30-anni-festa-a-Firenze-Massimo Giletti

Donne-del-vino-30-anni-festa-a-Firenze-Massimo Giletti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello Prime Donne

Al via il programma 2018 con la Festa delle Donne del vino che avverrà il 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia: degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda … Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane

Firenze, città dove Le Donne del vino sono nate nell’inverno di 30 anni fa, festeggia il compleanno della più grande associazione mondiale femminile del vino a Palazzo Vecchio,  con l’assessora Anna Paola Concia che ha voluto <<celebrare un

Storai-Concia-CinelliColombini-CasatiModignani-Tognana-Firenze - 30 anni di Donne del Vino Concia, Cinelli Colombini, Modignani-Tognana

Storai-Concia-CinelliColombini-CasatiModignani-Tognana-Firenze – 30 anni di Donne del Vino Concia, Cinelli Colombini, Modignani-Tognana

anniversario importante per le donne, per le donne del vino e in generale per tutto il vino italiano>>. Due “padrini” eccezionali per il 30° compleanno delle Donne del Vino: Sveva Casati Modignani e Massimo Giletti.
Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino, ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico. Oggi conta 770 membri: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. E’ presente in tutte le regioni italiane ed ha anche socie estere.

Tagliata di cinta senese - drago

Menù engineering ovvero psicologia del menù

Il menù engineering è la tecnica per gestire al meglio i 180 secondi in cui il cliente dedica la sua attenzione al menù prima di fare le scelte più ovvie

Menù-engineering-Tagliata di cinta senese - IGT Drago e le 8 colombe

Menù-engineering-Tagliata di cinta senese – IGT Drago e le 8 colombe

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, ristorante, Fattoria del Colle

Il cliente concentra l’attenzione sul menù per 180 secondi, se dopo questo tempo il cliente non è stato attratto da quello che il ristoratore vorrebbe fargli assaggiare, tenderà a preferire il cibo che costa meno oppure quello che conosce e gli piace. Nel frattempo tuttavia ha riflettuto su quanto va a spendere, se la lista delle pietanze contiene qualche piatto che lo incuriosisce, se ingrasserà, i piatti da scartare perché potrebbero fargli male ….. per non parlare del timore di sbagliare. La soddisfazione del cliente si gioca dunque in soli 3 minuti e la struttura del menù è determinante per centrare il risultato.
Per il ristorante in quegli stessi tre minuti si giocano partite opposte: evitare che vengano ordinati troppi piatti diversi nello stesso tavolo oppure preparazioni molto lunghe insieme a pietanze quasi pronte e inoltre bisogna attratte l’attenzione del cliente sui “cavalli di battaglia” perché con questi la cucina mostra tutto il suo talento ….

FattoriaDelColle-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-DocOrcia-Leone-Rosso

FattoriaDelColle-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-DocOrcia-Leone-Rosso

Conta molto per il cliente l’attesa. Il desiderio di avere l’attenzione di chi prende le commande e la noia di aspettare di mangiare che viene percepita come una perdita di tempo, poi c’è anche un certo languorino da soddisfare.
Il “menù engineering” è lo studio di questi meccanismi mentali finalizzata alla redazione di un menù che conduca alla soddisfazione del cliente e del gestore. Si tratta di una tecnica nata in America intorno al 1980 da parte di due esperti dell’ospitalità: Michael L. Kasavana e Donald J. Smith. L’obiettivo è quello di rendere soddisfatto il cliente e farlo tornare.

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

I cinque Champagne Rosè più cari del mondo

Lo Champagne rosè non è più una tipologia minore, anzi spesso spunta prezzi superiori a quello bianco. Ecco le 5 bollicine rosate più care del mondo

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Ristorante, Fattoria del Colle

In USA le vendite di Champagne Rosé sono in crescita annua del 3,4% e rappresentano il 15% dello Champagne importato. Il maggior produttore è Laurent-Perrier che dedica alle bollicine rosa un quarto dell’intera produzione ma il primo a lanciarsi, con decisione su questa tipologia è stato Ruinart nel 1764.
La maggior parte degli Champagne rosè è ottenuto miscelando vini bianchi e rossi (generalmente del Pinot Noir), metodo che gli enologi prediligono, ma c’è anche chi, come Laurent-Perrier usa il metodo saignée cioè lascia il mosto per un breve periodo a contatto con le bucce dell’uva rossa, esattamente come facciamo per produrre il normale rosato fermo.
La lista dei 5 Champagne rosè più cari arriva da The Drinks Business e riguarda bottiglie da 750Cl normalmente in vendita oppure da magnum

N°1 Boerl & Kroff Brut Rosé magnum 3.690 Sterline

Dom Pérignon P2 Rosé 1996

Dom Pérignon P2 Rosé 1996

La storia di Boerl & Kroff ha solo vent’anni e inizia quando due compagni di scuola -Stéphane Sésé e Patrick Sabaté – affascinati dai grandi vini francesi decidono di creare una propria produzione di Champage per loro esclusivo piacere. Questa produzione nata con grandi ambizioni è quasi interamente confezionata in magnum con piccolissime serie che, ogni anno sono di 3-6.000 esemplari. Il rosé è composto da uve di Pinot Noir e Meunier ottenuti da vigneti a bassissima produzione.

N° 2 Dom Pérignon P3 Rosé 1988 magnum 2.141 Sterline
Quasi trenta anni per uno Champagne che, secondo lo chef de cave Richard Geoffroy, rappresenta la massima espressione qualitativa. In effetti le descrizioni dei pochi fortunati che hanno assaggiato questo vino sono impressionanti <<notes of dried flowers, cherries, cranberries, orange peel, pastry, gingerbread, honeysuckle, tobacco and smoke>> dice Lucy Shaw di The Drinks Business che in bocca ha sentito << incisive, serous and silky …. while the finish is firm and fruity, with an appealing satiny to it>>

BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto e Brunello Cinellicolombini

Ritornare primi in USA con i fine wines

Barolo Amarone Brunello i nomi del vino italiano in USA nell’epoca della “premiumisation” quando i millennials scelgono vini più cari

di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Fine Wines BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto

Fine Wines BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto

Il consumatore americano ama bere soprattutto vini di territori specifici (56%) e ama sperimentare novità (72%). Due caratteri che ben si adattano all’offerta di vini italiani provenienti da centinaia di DOC e DOCG.
La fotografia del mercato americano del vino arriva da Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor e ci mostra un chiaro orientamento verso i “ fine wines ”. Una tendenza che conferma ciò che Kantar prevede da qui al 2015: già oggi e ancor più nel futuro il 58% dei consumatori risparmia nelle spese quotidiane per spendere in ciò che più ama. Quindi se ama il vino preferirà concedersi quello capace di dargli maggiore piacere.

WINE LOFERS USA E FINE WINES
I wine lovers USA consumano 33 milioni di ettolitri di vino. Tuttavia si tratta solo del 10% di tutte le bevande alcoliche bevute dagli statunitensi. Per questo, nonostante l’enorme aumento dei consumi (+28% in 10 anni), il margine di crescita è ancora altissimo.

fine wines Villa Bertani Valpolicella

fine wines Villa Bertani Valpolicella

Questo dipende anche da una diffusione a macchia di leopardo: attualmente il nettare di Bacco viene bevuto in 5 Stati soltanto (New York, New Jersey, Florida, Texas e California) mentre nel resto della nazione è ancora una prelibatezza per pochi.
La produzione del vigneto nazionale soddisfa circa 2/3 dei consumi mentre le importazioni valgono 5,5 miliardi di Dollari. L’Italia è stata recentemente superata dalla Francia come primo Paese esportatore in USA ma ha comunque una ragguardevole fetta delle vendite: 34% del totale dei vini fermi e il 32% degli spumanti, l’8% dei vini sopra i 20 $ a bottiglia e un bellissimo 10% per le bottiglie da 31 $ in su.

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Le Donne del vino – wine manager in Parlamento

Luca Sani tiene a battesimo i corsi sul wine marketing a misura di donna e sui consorzi di tutela per accrescere la presenza femminile nei CDA

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, apre le porte di Montecitorio alle Donne del Vino per la presentare il calendario delle prime sei master class destinate alle wine manager. Corsi intensivi di 7 ore incentrati sulla comunicazione commerciale e i consorzi di tutela; qualcosa di mai fatto prima, che porta un vento nuovo nel mondo del vino << un settore che ha bisogno di costante valorizzazione soprattutto a sostegno dell’export. Le donne possono dare un apporto determinante e sono una risorsa immediatamente spendibile>> ha detto l’Onorevole Sani.

Due gli obbiettivi principali: aumentare le donne nel CDA dei consorzi di tutela, che attualmente sono meno del 10%, potenziare il marketing del vino puntando sullo storytelling.

Donatella-Cinelli-Colombini-On-Luca-ani-e-le-Donne-de-Vino-alla-Camera-dei-Deputati

Luca-Sani-Donatella-Cinelli-Colombini-e-le-Donne-de-Vino-alla-Camera-dei-Deputati

La crescita di una classe dirigente femminile parte dunque dalla formazione e dalla consapevolezza che uomini e donne hanno cervelli diversi, che comunicano in modo diverso: lui per obiettivi, lei creando relazioni, come ha recentemente spiegato Vincenzo Russo dell’Università IULM. Circostanza che può essere trasformata in un punto di forza, « uno stile femminile di vendere il vino che usa meno i contenuti tecnici e più il racconto dei luoghi e delle persone cioè lo storytelling» dice la Presidente delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini invitando a iscriversi ai corsi produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste, wine blogger, responsabili di marketing e comunicazione di aziende vinicole.Un invito che va, in prima battuta, alle 770 socie delle Donne del vino e si allarga a tutto l’universo enologico femminile.

Il calendario è pronto e riguarda Veneto, Toscana e Puglia. Il primo il 23 febbraio a Verona nelle cantine GIV, seguirà l’11 maggio al Castello del Corno vicino a Firenze e, in autunno, ci saranno le lezioni pugliesi.

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Le nuove bottiglie delle celebrità

Vino, whiskey, vodka, tequila le bottiglie delle celebrità sono di tutti i generi e sfruttano la fama per prodotti molto spesso commerciali

bottiglie-delle-celebrità-Lady-Gaga-i-suoi-vini

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

Un sempre maggior numero di personaggi famosi scelgono di legare il loro volto e il loro nome a un vino o a un alcolico. Sembra un’attrazione irresistibile per le star. Forse alla base c’è l’idea di moltiplicare i guadagni legati alla propria fama ma non sempre la storia ha un lieto fine. Alcuni hanno guadagnato tantissimo come George Clooney che ha recentemente venduto la sua Casamigos Tequila per 1 miliardo di dollari USA. Altri hanno fatto diventare famosi dei brand come David Beckham con il whisky Haig Club di Diageo. Poi c’è chi ha ottenuto successi paralleli nel vino e nella carriera artistica senza mescolare le cose: è il caso di Jay-Z, che possiede Champagne Armand de Brignac. Ma ci sono stati anche i fiaschi come l’intruglio di succo e vino Hpnotiq Sparkle della star della reality TV Khloe Kardashian oppure l’ex manager dell’Inghilterra, Sven-Göran Eriksson con il marchio di vino Sven.

Lady-Gaga

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Qui in Italia, dopo i vini di Al Bano, i casi più noti di bottiglie delle celebrità sono di Bruno Vespa e di Massimo d’Alema. Credo tuttavia che si stiano rendendo conto quanto sia difficile portare una cantina al successo.
The Drinks Business ci presenta i 10 nuovi bottiglie di personaggi famosi. C’è proprio di tutto, anche prodotti decisamente bislacchi. Nella maggior parte dei casi tuttavia si tratta di vero business con prezzi accessibili e un deciso sfruttamento dell’immagine.

Taylor Swift lancia una vodka premium che si chiama Big Machine Platinum Filtered e basa il suo pregio sull’acqua più pura del Tennessee oltre che sul collegamento con le canzoni.

Lady Gaga in un primo momento la linea di vini della celebre rock star doveva chiamarsi “Grigio Girls” come la canzone del suo ultimo album dedicata alla sua amica Sonja malata di cancro. Poi il nome è cambiato in “Joanne Trattoria Vino Bianco” e “Joanne Trattoria vino Rosso” dal nome del ristorante italiano di New York del padre della cantante Joe Germanotta.

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

IRIDE il sistema per sapere se il vino verrà pagato

I produttori italiani snobbano il mercato nazionale perché paga male ma ora arriva IRIDE il TripAdvisor del vino con i giudizi sui buoni e cattivi pagatori

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

Di, Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Il vino è una delle merci che, in Italia, vengono pagate più lentamente. In teoria sarebbe in vigore il celebre articolo 62 della legge 27 del 2012 che impone il pagamento entro 60 giorni ma quasi nessuno lo rispetta. <<Anzi >> ha detto a WineNews l’Avvocato Giuri << dalla nostra esperienza, visto che abbiamo come clienti oltre 50 tra le più importanti cantine italiane, possiamo affermare che nel vino i ritardi sono più consistenti che in altri settori. In media, se nell’agroalimentare si incassa a 90 giorni, nel vino si arriva tranquillamente a 120>>. Considerando la tradizione agricola di pagamenti quasi “stagionali” constatare che le bottiglie vengono incassate, se va bene, dopo quattro mesi,fa cascare le braccia.

Marco-Giuri

Marco-Giuri-Studio-legale-specializzato-sul-vino

Una situazione che purtroppo tutte le cantine possono confermare. Incassare comporta perdite di tempo e tanto impegno: se il cliente non paga alla data stabilita il primo passo è un sollecito scritto, poi si procede con una telefonata, ma se anche questa non ottiene effetto l’avvocato scrive con termini più minacciosi e infine agisce la società di recupero crediti oppure il tribunale con i decreti ingiuntivi. Ma la procedura ha un costo: una fattura di 400 € con l’insolvenza diventa di 1.300€, e il cliente spesso chiede di pagare solo il prezzo del vino mostrandosi offeso per l’insistenza e l’ammontare della cifra. Magari la cantina riesce a recuperare i soldi ma quel cliente è perso per sempre.
Un comportamento che presuppone una visione capovolta del rapporto fra il fornitore e il cliente dove il ristorante o l’enoteca si comportano come se avessero fatto un piacere alla cantina comprandogli il vino. Anzi più questi clienti sono importanti e più ritengono in diritto pagare in ritardo di mesi e persino di anni. C’è infatti la convinzione che questa prassi sia una sorta di contropartita dovuta al “posizionamento” del vino in un luogo prestigioso.

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Bottiglie che rendono: i migliori vini da investimento

Chi pensa che le bottiglie capaci di moltiplicare i loro valore siano solo quelle più famose sbaglia. I migliori vini da investimento costano meno di 150€

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Vini-da-investimento-Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

I cinque vini che hanno fatto guadagnare di più i collezionisti che li tengono in cantina, sono stati acquistati a cifre decisamente abbordabili e molti sono davvero sorprendenti. Chi si aspetta di trovare in questa lista i più famosi Borgogna, Bordeaux o California rimarrà deluso. C’è tuttavia un elemento che accomuna tutte le 5 bottiglie che hanno moltiplicato il loro prezzo: un ottimo giudizio da parte di WineAdvocate-Robert Parker. Anzi, se c’è un consiglio che è giusto dare a chi vuole investire, è quello di tenere d’occhio i rating del famoso critico americano e investire velocemente sui vini premiati.
La lista dei migliori 5 vini da investimento è ottenuta dall’analisi degli ultimi 5 anni ed commentata in un delizioso articolo di Don Kavanagh. I prezzi sono quelli registrati nell’enorme data base di Wine Searcher che riceve i cataloghi di 90.161 rivendite di tutto il modo. Incrociare i prezzi del 2011 e quelli odierni escludendo le special edition in pochi esemplari, deve essere stato un lavoro di alta ingegneria ma alla fine ha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

selezionato i 5 campioni di guadagni.
In effetti il vino ha dato rendimenti superiori a immobili, oro … e solo la moneta elettronica Bitcoin ha fatto meglio. Ma, rispetto alla finanza, come diceva Gianni Agnelli <<preferisco il vino perché nella peggiore delle ipotesi, lo bevo>>.

N° 1- 2010 Peter Michael Ma Danseuse Pinot Noir, Sonoma Coast Alla sua seconda vendemmia questo vino ha ottenuto 100/100 da Robert Parker e il suo prezzo è schizzato da 124 a 552 Dollari.

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