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Le Donne del vino – wine manager in Parlamento

Luca Sani tiene a battesimo i corsi sul wine marketing a misura di donna e sui consorzi di tutela per accrescere la presenza femminile nei CDA

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Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, apre le porte di Montecitorio alle Donne del Vino per la presentare il calendario delle prime sei master class destinate alle wine manager. Corsi intensivi di 7 ore incentrati sulla comunicazione commerciale e i consorzi di tutela; qualcosa di mai fatto prima, che porta un vento nuovo nel mondo del vino << un settore che ha bisogno di costante valorizzazione soprattutto a sostegno dell’export. Le donne possono dare un apporto determinante e sono una risorsa immediatamente spendibile>> ha detto l’Onorevole Sani.

Due gli obbiettivi principali: aumentare le donne nel CDA dei consorzi di tutela, che attualmente sono meno del 10%, potenziare il marketing del vino puntando sullo storytelling.

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La crescita di una classe dirigente femminile parte dunque dalla formazione e dalla consapevolezza che uomini e donne hanno cervelli diversi, che comunicano in modo diverso: lui per obiettivi, lei creando relazioni, come ha recentemente spiegato Vincenzo Russo dell’Università IULM. Circostanza che può essere trasformata in un punto di forza, « uno stile femminile di vendere il vino che usa meno i contenuti tecnici e più il racconto dei luoghi e delle persone cioè lo storytelling» dice la Presidente delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini invitando a iscriversi ai corsi produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste, wine blogger, responsabili di marketing e comunicazione di aziende vinicole.Un invito che va, in prima battuta, alle 770 socie delle Donne del vino e si allarga a tutto l’universo enologico femminile.

Il calendario è pronto e riguarda Veneto, Toscana e Puglia. Il primo il 23 febbraio a Verona nelle cantine GIV, seguirà l’11 maggio al Castello del Corno vicino a Firenze e, in autunno, ci saranno le lezioni pugliesi.

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Le nuove bottiglie delle celebrità

Vino, whiskey, vodka, tequila le bottiglie delle celebrità sono di tutti i generi e sfruttano la fama per prodotti molto spesso commerciali

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

Un sempre maggior numero di personaggi famosi scelgono di legare il loro volto e il loro nome a un vino o a un alcolico. Sembra un’attrazione irresistibile per le star. Forse alla base c’è l’idea di moltiplicare i guadagni legati alla propria fama ma non sempre la storia ha un lieto fine. Alcuni hanno guadagnato tantissimo come George Clooney che ha recentemente venduto la sua Casamigos Tequila per 1 miliardo di dollari USA. Altri hanno fatto diventare famosi dei brand come David Beckham con il whisky Haig Club di Diageo. Poi c’è chi ha ottenuto successi paralleli nel vino e nella carriera artistica senza mescolare le cose: è il caso di Jay-Z, che possiede Champagne Armand de Brignac. Ma ci sono stati anche i fiaschi come l’intruglio di succo e vino Hpnotiq Sparkle della star della reality TV Khloe Kardashian oppure l’ex manager dell’Inghilterra, Sven-Göran Eriksson con il marchio di vino Sven.

Lady-Gaga

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Qui in Italia, dopo i vini di Al Bano, i casi più noti di bottiglie delle celebrità sono di Bruno Vespa e di Massimo d’Alema. Credo tuttavia che si stiano rendendo conto quanto sia difficile portare una cantina al successo.
The Drinks Business ci presenta i 10 nuovi bottiglie di personaggi famosi. C’è proprio di tutto, anche prodotti decisamente bislacchi. Nella maggior parte dei casi tuttavia si tratta di vero business con prezzi accessibili e un deciso sfruttamento dell’immagine.

Taylor Swift lancia una vodka premium che si chiama Big Machine Platinum Filtered e basa il suo pregio sull’acqua più pura del Tennessee oltre che sul collegamento con le canzoni.

Lady Gaga in un primo momento la linea di vini della celebre rock star doveva chiamarsi “Grigio Girls” come la canzone del suo ultimo album dedicata alla sua amica Sonja malata di cancro. Poi il nome è cambiato in “Joanne Trattoria Vino Bianco” e “Joanne Trattoria vino Rosso” dal nome del ristorante italiano di New York del padre della cantante Joe Germanotta.

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IRIDE il sistema per sapere se il vino verrà pagato

I produttori italiani snobbano il mercato nazionale perché paga male ma ora arriva IRIDE il TripAdvisor del vino con i giudizi sui buoni e cattivi pagatori

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Di, Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Il vino è una delle merci che, in Italia, vengono pagate più lentamente. In teoria sarebbe in vigore il celebre articolo 62 della legge 27 del 2012 che impone il pagamento entro 60 giorni ma quasi nessuno lo rispetta. <<Anzi >> ha detto a WineNews l’Avvocato Giuri << dalla nostra esperienza, visto che abbiamo come clienti oltre 50 tra le più importanti cantine italiane, possiamo affermare che nel vino i ritardi sono più consistenti che in altri settori. In media, se nell’agroalimentare si incassa a 90 giorni, nel vino si arriva tranquillamente a 120>>. Considerando la tradizione agricola di pagamenti quasi “stagionali” constatare che le bottiglie vengono incassate, se va bene, dopo quattro mesi,fa cascare le braccia.

Marco-Giuri

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Una situazione che purtroppo tutte le cantine possono confermare. Incassare comporta perdite di tempo e tanto impegno: se il cliente non paga alla data stabilita il primo passo è un sollecito scritto, poi si procede con una telefonata, ma se anche questa non ottiene effetto l’avvocato scrive con termini più minacciosi e infine agisce la società di recupero crediti oppure il tribunale con i decreti ingiuntivi. Ma la procedura ha un costo: una fattura di 400 € con l’insolvenza diventa di 1.300€, e il cliente spesso chiede di pagare solo il prezzo del vino mostrandosi offeso per l’insistenza e l’ammontare della cifra. Magari la cantina riesce a recuperare i soldi ma quel cliente è perso per sempre.
Un comportamento che presuppone una visione capovolta del rapporto fra il fornitore e il cliente dove il ristorante o l’enoteca si comportano come se avessero fatto un piacere alla cantina comprandogli il vino. Anzi più questi clienti sono importanti e più ritengono in diritto pagare in ritardo di mesi e persino di anni. C’è infatti la convinzione che questa prassi sia una sorta di contropartita dovuta al “posizionamento” del vino in un luogo prestigioso.

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Bottiglie che rendono: i migliori vini da investimento

Chi pensa che le bottiglie capaci di moltiplicare i loro valore siano solo quelle più famose sbaglia. I migliori vini da investimento costano meno di 150€

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Vini-da-investimento-Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

I cinque vini che hanno fatto guadagnare di più i collezionisti che li tengono in cantina, sono stati acquistati a cifre decisamente abbordabili e molti sono davvero sorprendenti. Chi si aspetta di trovare in questa lista i più famosi Borgogna, Bordeaux o California rimarrà deluso. C’è tuttavia un elemento che accomuna tutte le 5 bottiglie che hanno moltiplicato il loro prezzo: un ottimo giudizio da parte di WineAdvocate-Robert Parker. Anzi, se c’è un consiglio che è giusto dare a chi vuole investire, è quello di tenere d’occhio i rating del famoso critico americano e investire velocemente sui vini premiati.
La lista dei migliori 5 vini da investimento è ottenuta dall’analisi degli ultimi 5 anni ed commentata in un delizioso articolo di Don Kavanagh. I prezzi sono quelli registrati nell’enorme data base di Wine Searcher che riceve i cataloghi di 90.161 rivendite di tutto il modo. Incrociare i prezzi del 2011 e quelli odierni escludendo le special edition in pochi esemplari, deve essere stato un lavoro di alta ingegneria ma alla fine ha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

selezionato i 5 campioni di guadagni.
In effetti il vino ha dato rendimenti superiori a immobili, oro … e solo la moneta elettronica Bitcoin ha fatto meglio. Ma, rispetto alla finanza, come diceva Gianni Agnelli <<preferisco il vino perché nella peggiore delle ipotesi, lo bevo>>.

N° 1- 2010 Peter Michael Ma Danseuse Pinot Noir, Sonoma Coast Alla sua seconda vendemmia questo vino ha ottenuto 100/100 da Robert Parker e il suo prezzo è schizzato da 124 a 552 Dollari.

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo

Turismo ladrone e illusioni 2017

1143 Euro per 4 pasti a Venezia e la grande illusione del successo del turismo 2017 che non dipende da un buon marketing ma dal terrorismo in altri Paesi

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Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo-a-4-studenti-giapponesi

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

La notizia dei quattro giapponesi che hanno pagato il loro pranzo in una trattoria di Venezia quasi 300 Euro ciascuno, ha fatto il giro del mondo. I gestori cinesi dell’Osteria da Luca non immaginano il danno che hanno fatto a tutta l’economia italiana. E purtroppo sembrano in buona compagnia perché, quasi contemporaneamente, 3 giovani donne hanno pagato 350€ per tre pastasciutte con sugo di pesce nel ristorante Casanova della stessa città, che in passato ha già avuto precedenti dello stesso tipo. Ed è così che la CNN mette Venezia fra le 12 mete del mondo da evitare nel 2018 per l’eccesso di turismo.
I tecnici lo chiamano overtourism, fenomeno che, in Italia, ha proprio a Venezia la sua manifestazione più evidente. Migliaia e migliaia di turisti che letteralmente passano

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo

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come cavallette senza lasciare ricchezza a meno che non vengano rapinati come è successo ai quattro giapponesi. Un mordi e fuggi di dimensioni enormi che è un’autentica minaccia per le località turistiche più note, perché invece di generare sviluppo suscita diseconomie con impatti ambientali e sociali molto pesanti.
Ma come reagire senza un ministero del turismo? Nel 1993 un referendum lo ha abolito per cui, il comparto che potrebbe essere il motore dell’economia italiana, è come una barca senza timone. Teniamo presente che il turismo contribuisce al Pil italiano (dati 2016) per circa 70 miliardi (36 dei quali provengono dai turisti stranieri) e il business turistico sale a 172 miliardi considerando l’indotto cioè vale otre il 10% del PIL.
E’ o non è il drive economico del nostro Paese? Bisogna ripristinare al più presto un ministero.

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Il sapore del vino ha un prezzo?

Quanto il valore o la fama influenzano la percezione di un vino? Molto, chi si aspetta alta qualità la percepisce coi sensi anche quando non c’è

Vincenzo-Russo-e-Donatella-CinelliColombini-a-Wine2wine

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La risposta è si, il sapore del vino ha un prezzo. O meglio il prezzo da al vino un sapore più buono. Il Professor Vincenzo Russo della IULM ha recentemente spiegato, in un articolo pubblicato in Trebicchieri, cosa succede alle aree del cervello deputata alla gradevolezza e al piacere sensoriale – la Corteccia OrbitoFrontale e la Corteccia Prefrontale Ventromediale – quando beviamo un vino molto costoso aspettandoci che sia anche buono. Controllando con la risonanza magnetica queste due aree è rilevabile un’ attività nettamente superiore rispetto a quando viene assaggiato un vino con minori

Chateau-Lafite-Rothschild

Chateau-Lafite-Rothschild

aspettative. Ecco che la comunicazione, e quindi anche il prezzo, è in grado di far percepire il vino in modo completamente diverso. Chi assaggia ha sinceramente una sensazione migliore ma essa non dipende dai sensi bensì dal cervello.
A queste considerazioni scientifiche aggiungerei quelle di Oliver Styles in uno spassosissimo articolo di Wine Searcher intitolato appunto <<Can money buy taste>>. Il punto di partenza è la critica al Primo Ministro britannico Theresa May da parte del giornalista russo Dmitry Kiselev <<She didn’t pick up her glass by the stem, as is common practice in respectable society>> per non saper tenere in mano un bicchiere di vino dallo stelo come fanno le persone civili. I formali sudditi di Sua Maestà, si sono sentiti punti nel vino, perché << if you’re British, claret runs in your veins>> se sei inglese nelle tue vene scorrono i vini di Bordeaux. Ma le riflessioni che seguono a questa prima schermaglia politico-nazionalista, sono davvero interessanti.

Vincanto- Lavorare-in-enoteca

12 cose da sapere se vuoi lavorare in enoteca

Decalogo semiserio tratto da The Drink Business con qualche aggiunta mia. Lavorare in enoteca richiede professionalità, psicologia ma soprattutto passione

Vincanto- Lavorare-in-enoteca

Vincanto- Lavorare-in-enoteca

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, ristorante, Fattoria del Colle

  1. E’ facile farsi prendere la mano. Per lavorare in enoteca bisogna essere competenti e aggiornati questo significa visitare cantine, incontrare produttori, partecipare a fiere, assaggiare vini e ancora assaggiare …. tutte cose che costano … ma sono inevitabili perché lavorare in enoteca richiede sempre più professionalità. Chi è un sincero wine lover finisce per spendere quasi tutto il suo stipendio nel vino.
  2. Dopo una sbornia essere circondato da bottiglie di vino è la cosa peggiore che possa capitare
  3. Attenzione agli angoli e ai cedimenti strutturali degli scaffali perché le bottiglie cadono facilmente. Saper esporre il vino negli scaffali per guidare la scelta dei clienti è determinante per il business
  4. Bisogna far sentire a proprio agio tutti i clienti, soprattutto quelli meno abituati a rifornirsi in enoteca, per questo è sempre meglio rivolgere loro una frase gentile appena entrano. Molti di loro sono stranieri e quindi bisogna saperci dialogare anche in inglese
    Arcioni-enoteca-Roma

    Arcioni-enoteca-Roma

  5. Non bisogna far sentire il cliente stupido o incompetente, anche se lo è. Dare sfoggio del proprio sapere serve solo per far crollare le vendite
  6. Cerca di non ammalarti prima di Natale. Se ti succede più di una volta c’è chi potrebbe fartela scontare.

Mr Brunello James Suckling cittadino di Montalcino

La cittadinanza onoraria di Montalcino a James Suckling è un segno di stima e di riconoscenza per un uomo a cui il Brunello deve tantissimo

JamesBioDi Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Con grande intelligenza il comune di Montalcino ha deciso di conferire la cittadinanza onoraria a James Suckling, Mr Brunello, come lo chiamano i wine critics statunitensi per la sua grande passione per il rosso toscano.
Il Sindaco Silvio Franceschelli gli consegnerà il documento, domani il 20 gennaio, nel palazzo comunale che svetta nel centro cittadino e fu l’ultimo libero comune italiano. Un luogo che racconta la storia nobile e guerriera delle “città stato” e, in epoca più recente, è diventato il simbolo del Brunello perché all’esterno delle sue mura in pietra sono affisse le mattonelle con le stelle attribuite a ogni vendemmia.
Uomo raffinato, colto e anticonformista, James Suckling parla correntemente francese e italiano. Ha assaggiato oltre 200.000 vini nella sua vita professionale e possiede una cultura enologica sconfinata su ogni regione viticola del mondo.

James si innamorò del Brunello alla fine degli anni ’80, quando era un giovane redattore-degustatore del Wine Spectator. Negli anni successivi trasmise il suo entusiasmo ai più competenti e esigenti consumatori statunitensi fino a farlo diventare una vera moda.

JanesSucking Brunello dinner

JanesSuckling Brunello dinner

A quell’epoca il Brunello era ancora un vino conosciuto da pochi intenditori. Ma lui cominciò a visitare le cantine una per una, assaggiando tutte le bottiglie in una degustazione plenaria annuale e pubblicando i giudizi al pari dei vini di Bordeaux o della Borgogna. <<Erano una quarantina>> racconta << mentre ora ce ne sono duecento>>. Il suo amore per la Toscana lo ha spinto a risiederci e tutt’ ora ha una casa al Borro in provincia di Arezzo, oltre a quella a Hong Kong che gli serve come base per i suoi soggiorni di sei mesi all’anno in Asia.

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Armonia del vino: quanto conta

Quanto pesa l’armonia del vino? Dal giudizio tradizionale a quello più recente che tiene in maggior considerazione i caratteri identitari e la personalità

L'armonia-del-vino-un-carattere da-cercare-nella-natura

L’armonia-del-vino-un-carattere da-cercare-nella-natura

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Orcia Doc, Fattoria del Colle

A volte il nostro giudizio sui vini nasce dall’ abitudine, da parametri che applichiamo quasi inconsapevolmente e oggi, alla luce del global warming e del nuovo movimento dei vini naturali, richiedono un completo ripensamento. Il primo e principale di questi è l’armonia dei vini.
Io sono una fanatica dell’armonia. L’enorme cura delle vigne, l’acquisto di tini di cemento nudo, i follatori, le botticelle da 7 ettolitri per la maturazione … tutto mira a mantenere il naturale equilibrio dell’uva. Ma quando ho letto la frase << Perfection is boring>> la perfezione è noiosa, mi dico <<cavolo ha ragione!>> mi viene in mente Thomas Mann nella “Montagna incantata” quando scrive che la natura rifugge dall’esattezza. Per questo la ricerca di perfezione contiene dentro di se il germe della manomissione della natura. Perchè la natura è piena di diversità.

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

E infatti, come scrive Oliver Styles nel suo bellissimo articolo di WineSearcher , <<show me perfect balance and I’ll show you commercial Pinot Grigio>> mostrami un perfetto esempio di armonia e ecco a voi un Pinot Grigio commerciale.
Ho vissuto l’esperienza di giurato in un concorso enologico internazionale, lo scorso maggio e posso confermare che i vini “da supermercato” quelli senza difetti ma anche senza grande personalità avevano la maggiore probabilità di ottenere alti punteggi. Questo perchè, come ha notato correttamente Oliver Styles, la ricerca di equilibrio fra alcool – frutto – tannino – e acidi – porta, in molti casi a snaturare gli elementi caratterizzanti di una varietà d’uva o di vino. Una pratica che trova opposizione nel movimento dei vini naturali al quale dobbiamo la rivalutazione del concetto di integrità in contestazione con i parametri tradizionali dell’assaggio.

Vino e arte Cappella del Barolo di David Tremlett e Sol LeWitt,

Vino e arte il nuovo Rinascimento è nel vino

Piemonte e Toscana capofila del mecenatismo culturale che parte dal vino: istallazioni artistiche, cantine d’autore, sculture, concerti. Una gara di visibilità

Vino e arte Cappella del Barolo di David Tremlett e Sol LeWitt,

Vino e arte- Ceretto- Cappella del Barolo di David Tremlett e Sol LeWitt,

Di Donatella Cinelli Colombini

Vino e arte, u mecenatismo che è iniziato con le cantine d’autore. Ma sono ormai troppe per fare notizia e competono con progetti di fabbriche, ponti, centri commerciali … firmati dagli stessi archistar. Per questo, negli ultimi anni l’investimento si è spostato sulle istallazioni artistiche. La più sensazionale è stata la Floating Piers di Christo sul Lago d’Iseo nel distretto della Franciacorta con i suoi 1,2 milioni di visitatori. Un successo clamoroso che probabilmente la colloca al primo posto nel mondo fra le opere più viste del 2016. E ai produttori non è costata niente!
Tre bicchieri – settimanale economico del Gambero Rosso, ci fornisce le percentuali degli investimenti culturali del vino: il 51% sono progetti artistici in senso lato, 15%

Arte e vino- Cà del Bosco-Cancello-Solare

Arte e vino- Cà del Bosco-Cancello-Solare

musei, 9% premi o sponsorizzazioni di opere e restauri, 7% eventi, 5% etichette o packaging, 2% cantine d’autore (fonte WINE+FOOD+ARTS x TOURISM = LA BUONA ITALIA a cura del Laboratorio Gavi).
La maggior parte dei collezionisti d’arte – produttori di vino, coltivano la loro passione da anni, come a Marco Pallanti del Castello di Ama, oppure Maurizio Zanella a Cà del Bosco. Ma solo ora il loro mecenatismo è stato sovraesposto andando su tutti i giornali, ne sono un esempio i Marchesi toscani Antinori e Frescobaldi.

La quercia Italia della Fattoria del Colle

L’albero monumentale della Fattoria del Colle si chiama Quercia Italia ed ha circa 160 anni. Il suo tronco e i suoi rami incorniciano un panorama mozzafiato

Quercia Italia Fattoria del colle  vigneti d'autunno

Quercia Italia Fattoria del colle vigneti d’autunno

Di Donatella Cinelli Colombini

Nacque intorno al 1860 quando la Toscana votò il plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia. Per questo è stata battezzata Quercia Italia. I toscani votarono l’11 e il 12 marzo 1860, le schede favorevoli furono 366.571 pari al 96% dei votanti. Da notare che entrando in Italia le donne toscane persero il diritto di voto che invece esisteva nel Granducato dal 1849 anche se non potevano essere elette. La nostra quercia ricorda dunque un momento importante della storia locale.
E’ davanti a Villa Archi in uno dei punti dove il panorama è più bello. Uno scorcio intatto che sembra uscire da un affresco trecentesco. Lo sguardo spazia dal Monte

Alberi Monumentali Quercia Italia Fattoria del Colle Trequanda

Alberi Monumentali Quercia Italia Fattoria del Colle Trequanda

Amiata a destra a Siena sul lato opposto e in mezzo ci sono le dolci colline delle Crete Senesi e della Val d’Orcia. Nessuna fabbrica, nessun viadotto, tutto sembra miracolosamente intatto se non fosse che, al tramonto, si accendono le luci elettriche.
La quercia Italia ha un tronco enorme. A 130 cm da terra misura un diametro di 4,20 metri e poco sopra si apre con rami poderosi. Tuttavia è talmente ben proporzionata da non rivelare la sua grandiosità al primo colpo d’occhio. Anche la chioma è grande ma non grandissima forse perché il terreno sabbioso ha sotto una lastra di calcare compatto che impedisce alle radici degli alberi di scendere fino a grandi profondità. Per questo, nella caldissima e aridissima estate 2014 gran parte delle le querce dei boschi intorno alla Fattoria del Colle sono diventate gialle come se fossero in procinto di seccarsi.

Pitigliano-Luca-Sani-Presidente-Commissione-Agricoltura-Camera-Deputati- Carlo-Pietrasanta-MTV-Donatella-CinelliColombini

Nocchianello Nero nella terra del Pitigliano bianco

Enoturismo e antichi vitigni vulcanici. Pitigliano, città del tufo, cerca di rilanciarsi usando le sue specificità e i vitigni autoctoni Nocchianelli

Pitigliano-Luca-Sani-Presidente-Commissione-Agricoltura-Camera-Deputati- Carlo-Pietrasanta-MTV-Donatella-CinelliColombini

Pitigliano-Luca-Sani-Presidente-Commissione-Agricoltura-Camera-Deputati- Carlo-Pietrasanta-MTV-Donatella-CinelliColombini

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

Sabato 13 gennaio, a Pitigliano, un convegno organizzato dalla Banca Tema per rilanciare il vino e il turismo del vino. <<Pitigliano è rimasto fuori dalla fase felice del vino toscano>> ci dicono all’inizio del convegno e Aldo Lorenzoni, del Consorzio Vini Soave, rincara la dose <<per noi dei vini bianchi non è certo un periodo facile>>. Ma è Luca Sani grossetano di Massa Marittima e Presidente della Commissione Agricoltura della Camera a rimettere le cose nella giusta prospettiva <<mio nonno era mezzadro e dovette andare in miniera per sfamare gli otto figli. Ancora all’inizio del Novecento i contadini non trovavano moglie perché la loro vita era troppo dura e le parrocchie facevano venire delle donne dal Sud per farli sposare >> come dire: ma vi ricordate da dove siamo partititi?

Pitigliano-Donatella-CinelliColombini-Violante-Gardini-CinelliColombni

Pitigliano-Donatella-CinelliColombini-Violante-Gardini-CinelliColombni

<<Pitigliano ha una delle prime DOC italiane e un territorio di straordinaria vocazione per il vino>> ha continuato l’Onorevole Sani <<interventi normativi come quelli sull’enoturismo creano nuove opportunità soprattutto per luoghi unici come questo …. il Ministero e la Regione stanno investendo molto e particolarmente sulle aziende agricole condotte da giovani >> come dire: forza non scoraggiatevi, c’è la possibilità di farcela!

Thelema, Sud Africa Chardonnay

I 6 Chardonnay più ricercati del mondo

Dici Chardonnay e pensi alla Francia e invece le bottiglie più ricercate vengono tutte dall’emisfero Sud: Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia

Thelema, Sud Africa Chardonnay

Thelema, Sud Africa Chardonnay

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Chianti Superiore, Fattoria del Colle
E’ il vitigno bianco più internazionalizzato e forse più globalizzato. Lo trovate ovunque e, anche se molti lo criticano, non sembra passare mai di moda. Il più famoso è sicuramente lo Chablis della Borgogna ma fra i sei Chardonnay che attraggono maggiormente l’attenzione dei wine lovers, cioè fra quelli più ricercati nell’enorme portale Wine-Searcher, con 90.621 wine merchants listati in tutto il mondo, non c’è neanche uno Chablis. C’è invece una presenza massiccia dell’emisfero Sud con Sud Africa, Nuova Zelanda e Australia.

Chardonnay, Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa

Chardonnay, Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa

C’è da chiedersi il perché di una simile scelta visto che su altre tipologie, per esempio il Brunello, la curiosità dei wine lover si è indirizzata sulle bottiglie più rare e costose. E’ un segno dell’emergere di un nuovo stile più giovane?
Ma ecco la sorprendente lista proposta da Wine-Searcher best value
1) Thelema Mountain Vineyards Sutherland, Elgin, Sud Africa. Ho visitato la cantina Thelema alcuni anni fa. Il suo proprietario e enologo Gyles Webb è una specie di istituzione in Sud Africa e ha trasferito in questa cantina la sua passione per la Borgogna. Ha infatti abbandonato la sua carriera amministrativa a Durban dopo essersi innamorato di un Puligny-Montrachet. Da questa azienda ne è poi nata un’altra quasi accanto, più innovativa e ambiziosa che si chiama Tokara ma non ha oscurato la stella di Thelema.

San-Valentino-Fattoria-del-Colle-

San Valentino d’amore e di – vino

Alla Fattoria del Colle per il 14 febbraio oppure il weekend successivo per vinoterapia e massaggi di coppia nella zona benessere e qualche peccato di gola

San-Valentino-Fattoria-del-Colle-

San-Valentino-Fattoria-del-Colle-

Tre trattamenti benessere studiati appositamente per l’inverno e per preparare alle serate di coppia, una cena a base di cibi afrodisiaci a lume di candela e, in camera, i calici e la bottiglia per un brindisi romantico. Completa i riti degli innamorati, in occasione di San Valentino, la promessa d’amore davanti all’albero d’oro di Lucignano.

Tutto nella cornice rilassante e intima della Fattoria del Colle, nella campagna toscana dei panorami più belli e dei grandi vini rossi. La fattoria è un luogo antico e pieno di fascino. La visita guidata che porta gli ospiti nella cantina della Doc Orcia e del Chianti Superiore e nelle sale storiche della villa Cinquecentesca fra cui c’è la camera del Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Granduca di Toscana.

Fattoria-del-Colle-Ristorante

Fattoria-del-Colle-Ristorante

La proposta comprende un pernottamento in camera matrimoniale con bagno e prima colazione. Cena di 4 portate (vino escluso), un trattamento, la visita guidata della Fattoria del Colle con degustazione itinerante, bottiglia e calici per il brindisi romantico in camera.

Costo € 184 a persona

Il programma viene organizzato il 14-15 e 17-18 febbraio

Per il programma e per prenotare  clicca qui

Andrea-Gori-su Au-.Brion

Enoteche quando le scelte coraggiose premiano

Ricerca, scelte forti e esclusività: ecco le parole che fanno rinascere le enoteche come i luoghi preferiti dai wine lovers. Natura, tradizione e personalizzazione

Andrea-Gori-enoteche

Andrea-Gori- wine expert e blogger ci fa conoscere 2 enoteche fiorentine cult

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Tre esempi che fanno riflettere sul ruolo dei wine store in un’epoca di e-commerce selvaggio e GDO imperante. Tre esempi di enoteche molto diversi ma caratterizzati da scelte coraggiose che non possono piacere a tutti ma si rivolgono a una nicchia e questo li porta al successo.
A Milano, nel nuovo shopping district di City Life ha appena aperto “Svinazzando” il primo Personal Wine Bar. Tutto può essere personalizzato: bottiglie ed etichette, percorsi di degustazione e signature cocktail, ma anche allestimenti come la mise en place – dai bicchieri, alle posate fino agli stessi tovaglioli – e, in futuro, anche le opere d’arte esposte dentro l’enoteca.

Pitti Gola e Cantina Edoardo Fioravanti

Pitti Gola e Cantina Edoardo Fioravanti

Un anno fa lessi che una delle nuove tendenze mondiali era l’esclusività “a prezzi abbordabili” e Svinazzando è un esempio spettacolare di questa moda. Partendo da un’ottima gamma di bianchi, rossi, rosati e bollicine è possibile creare la propria bottiglia e firmarla. Esattamente come da noi in cantina. Solo che nello store milanese di Matteo De Pedys la scelta riguarda anche i materiali dell’etichette (pvc, fibra di carbonio, tessuto, platino, oro, argento, cioccolato), fino al colore delle capsule, ai materiali di imbottigliamento e persino alle dimensioni (standard 0,75 litri, magnum 1,5 litri, Jèroboam 3 litri e Mathusalem 6 litri). Fantastico vero!

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