Vigne e vini

Patrizio Cencioni Presidente Brunello

Patrizio Cencioni nuovo presidente del Brunello

Patrizio Cencioni presidente del Brunello un uomo di esperienza in un consiglio con tanti giovani e con tantissimi montalcinesi DOC

Donatella Cinelli Colombini, Casato Prime Donne

Patrizio Cencioni Presidente Brunello

Patrizio Cencioni Presidente Brunello

Cencioni replica una breve esperienza nel 2008 quando tenne saldo il timone della denominazione in acque tempestose all’indomani di brunellopoli. Saggezza, discrezione, determinazione e dedizione al territorio, questi i caratteri distintivi di Patrizio Cencioni nuovo Presidente del Brunello che guiderà un consiglio composto a maggioranza da giovani. E’ l’affacciarsi numerosi a ruoli strategici di una nuova generazione – la terza in molte aziende – l’elemento caratterizzante del nuovo consiglio di amministrazione e potrebbe essere il suo elemento propulsivo verso nuove sfide. Unico limite di questi giovani è, come per mia figlia Violante Gardini, di essere entrati nell’azienda di famiglia senza precedenti esperienze altrove, per questo potrebbe risultare preziosa la maggiore esperienza e apertura di orizzonti di persone come Emilia Nardi, Marilisa Allegrini e Simone Pallesi cioè dei membri non locali del CdA.
Tutta Montalcino Doc la giunta ristretta a capo delle commissioni Cortonesi, Talenti e Machetti .
A tutti va il mio più sincero augurio di buon lavoro con l’auspicio di grandi realizzazioni che portino il Brunello a sempre più alti successi internazionali.

Sicilia del vino Barone di Villagrande cantina

La Sicilia del vino è glamour

Cantine bellissime, con ristoranti raffinati, vitigni autoctoni in mezzo a panorami straordinari e paesi storici dove le celebrità siedono al tavolo accanto

Sicilia del vino Barone di Villagrande cantina

Sicilia del vino Barone di Villagrande cantina

Di Donatella Cinelli Colombini
Arrivo in Sicilia con la mia vertebra rotta, il busto di ferro e un marito premuroso. Primo approccio bruttarello nel momento di affittare la macchina <<mi raccomando portiere sempre chiuse, non fermarsi in prossimità dei semafori rossi, non lasciare mai niente dentro l’auto …>> gli americani accanto a noi si guardano perplessi e per fortuna non ripartono immediatamente. Poi arriviamo a Taormina e ci si apre il cuore, i panorami, l’atmosfera festaiola, i bei negozi, la cucina profumata e piena di suggestioni ma soprattutto le Donne del vino siciliane guidate da Lilly Ferro Fazio che mi entusiasmano con la loro grinta. Che belle

Cantine Graci Etna

Cantine Graci Etna

persone, dentro e fuori!
Il viaggio nella Sicilia del vino è organizzato da AIV Académie International du Vin, un sodalizio fondato nel 1971 dove sono entrata grazie a Angelo Gaja. Ci sono produttori, esperti e commercianti di vino di tutto il mondo. Il primo giorno sono previste le visite a Feudi del Pisciotto dove c’è un baglio dell’800 D.C. perfettamente restaurato, e alle cantine Planeta Dorilli di Vittoria.

Qual'è il vino per i giovani?

Il vino per i giovani deve essere pop?

Opinioni a confronto sul vino per giovani winelovers: pop, biologico, ceep, famoso … ma in 10 anni i giovani bevitori italiani sono calati del 5%

Qual'è il vino per i giovani?

Qual’è il vino per i giovani?

Di Donatella Cinelli Colombini

Perché i giovani francesi hanno ripreso a bere vino e i coetanei italiani no? Un grafico pubblicato nei numeridelvino, mostra come nel 2005, circa il 65%, dei giovani italiani e francesi, fra i 15 e i 24 anni non bevessero vino. Oggi la percentuale è completamente cambiata; fra i millennials oltralpini è scesa di 10 punti e fra i nostri giovani è aumentata fino al 71%.
Una situazione che deve far riflettere. Come deve essere il vino per i giovani? Ruenza Santandrea dell’Alleanza delle Cooperative Italiane settore vino, ha detto la sua durante lo scorso Vinitaly pronunciano una frase molto dura; basta con il vino fighetto <<Il calo dei consumi di vino in Italia è legato a doppio filo con il concetto di élite cui spesso viene

vino e giovani

vino e giovani

abbinato. Il vino non deve essere appannaggio di pochi eletti, è arrivato il momento di ridare al vino il suo giusto valore; un prodotto alla portata di tutti e quindi democratico. In una parola, un prodotto Pop, giovane e fuori dagli schemi>>.
Un commento che non trova tutti concordi ma sembra confermato dagli esiti dell’indagine del Professor Michele Micozzi per l’istituto Marchigiano di tutela vini. Un’analisi fatta su un campione di 1.500 consumatori fra i 18 e i 35 anni. Per questi giovani il vino è il simbolo della convivialità e dello stare insieme e viene scelto in base alla qualità (18%) alla sostenibilità ambientale (12%) e solo in ultima battuta dalla marca (5%) oppure ai premi che ha ricevuto o al packaging (8%).

Sole sui vigneti e grande grado alcolico dell'uva

Grado alcolico del vino, meno è meglio

Vent’anni  fa il problema era arrivare sopra i 12,5% di alcol, oggi il problema è stare sotto i 14% di grado alcolico e paradossalmente è più difficile

Sole sui vigneti e grande grado alcolico dell'uva

Sole sui vigneti e alto grado alcolico dell’uva

Di Donatella Cinelli Colombini Montalcino Brunello Casato Prime Donne

E’ finita la moda dei vini “stile internazionale”, della fine del Novecento, con tanto frutto, legno e alcool.  Uve surmaturate e ricerca della massima estrazione durante la vinificazione che portava gli estratti abbondantemente sopra 30 e il grado alcolico persino sopra i 15. Era il così detto “stile internazionale” che aveva omologato i vini riempiendo le cantine di barriques.

Poi questa tendenza è finita. Lo stile di vita è più salutista e multietnico i cibi sono meno cotti e con più verdure, l’interesse si concentra sulla tipicità dei vini e sulla loro capacità di esprimere il territorio  da cui provengono. Vini più freschi dunque e, a dispetto dell’innalzamento climatico, meno alcolici.

Dealcolizzazione del vino IMPIANTOXLOLLI

Dealcolizzazione del vino IMPIANTOXLOLLI

Esigenze che rispecchiano cambiamenti molto profondi nelle abitudini alimentari dei consumatori, prima fra tutte l’etnia: vent’anni fa Italia e Francia erano i maggiori Paesi consumatori poi sono stati superati dagli Stati Uniti e ora vengono incalzati da Germania e Cina ( rispettivamente 30, 27, 20, 20, 15 milioni di ettolitri all’anno). Tuttavia mentre le due maggiori nazioni  produttrici calano velocemente i consumi pro capite quelle nuove hanno percentuali in crescita. Questo significa che anche la modalità di bere il vino sta cambiando e si associa a cibi sempre più fusion e a situazioni sempre più destrutturate e lontane dal pranzo placé, perché, come dice il proverbio, <<Paese che vai e usanze che trovi>>.

Export di vino in Cina

Cina o non Cina nell’export del vino?

Gli esperti dicono di puntare sul gigante asiatico, invece io credo che la Cina sia un mercato adatto solo a cantine molto grandi oppure molto prestigiose

Export di vino in Cina

Export di vino in Cina

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne
Vorrei iniziare raccontandovi due episodi. Un paio d’anni fa quello che era allora il nostro importatore in Cina venne a farmi visita con due assistenti. Durante la degustazione notai che lui guardava assiduamente il telefonino. <<Controlla la borsa>> pensai, ma curiosa come sempre, feci finta di servire l’acqua e girai intorno al tavolo arrivando alle sue spalle. Guardava un film pornografico. Qualche mese dopo la moglie molto ricca, che finanziava la sua ditta, chiese il divorzio e la compagnia di importazione chiuse i battenti. Evidentemente alla signora, i filmini a luci rosse, non piacevano.

Vinexpo-

Vinexpo

Il secondo episodio riguarda Romano Prodi che negli scorsi anni ha dedicato molto tempo e molti viaggi allo studio della Cina. Durante un affollatissimo convegno ad Arezzo spiegò le possibilità di business con il gigante asiatico concludendo con questa frase << negli affari con i cinesi non dovete chiedervi se prenderete una batosta ma “quando” prenderete una batosta>> . In pratica i cinesi sono abilissimi e hanno codici di comportamento diversi dai nostri per cui, alla fine, noi finiamo nei guai.

Nobile di Montepulciano Docg, il più social, il più pulito e il più rosa

Dagli etruschi fino ad una produzione senza emissione di CO2, passando dalle App per gli Smartphone.  Ecco il vino “nobile fuori” con un’anima  High-Tec

Di Sara Mazzeschi

Nobile at Heart - vino Nobile di Montepulciano DOCG

Nobile at Heart – vino Nobile di Montepulciano DOCG

Ho sempre saputo che il Nobile di Montepulciano è tra i vini più legati al territorio, tanto che sono i produttori stessi e con loro il Consorzio,  a difendere e valorizzare un bagaglio culturale ed esperienziale antichissimo, certo non immaginavo quanto lo fosse.  Nel 1868 fu scoperta in una tomba etrusca una kylix – tazza – che raffigurava Flufluns, dio del vino ma di maggior valore è considerato  un documento del 789 che sanciva il lascito di una vigna nel castello di Policiano alle autorità ecclesiastiche locali.

Grazie agli elogi di Francesco Redi , medico e poeta del XVII secolo, questo vino diventò tra i più ricercati nelle corti Europee:  << Montepulciano d’ogni vino è Re>> , dopo di chè l’oblio fino agli anni’30 quando Adamo Fanetti, delle omonime cantine, presentò un rosso strepitoso alla Mostra Mercato dei vini a Siena. Lui stesso scrisse l’etichetta e la sua grafia divenne così identificativa da essere ripresa negli anni da altre cantine ma Fanetti fece molto di più: aveva il vezzo di denominare “Nobile” ciò che produceva…da qui la nascita del vino Nobile di Montepulciano!

I giurati italiani al Consour international du vin de Bruxelles

Medaglie dei concorsi troppe e a volte taroccate

Il 70% dei vini con medaglie dei concorsi enologici britannici mentre il Concours Mondial de Bruxelles fa i test per inchiodare chi falsifica le bottiglie

I giurati italiani al Consour international du vin de Bruxelles

I giurati italiani al Consours Mondial de Bruxelles

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Un interessantissimo articolo di Wine News evidenzia l’eccessivo numero di medaglie dei concorsi enologici inglesi. Secondo OIV dovrebbero essere meno del 33% e invece i vari concorsi di “Decanter” hanno mandato a medaglia il 70% dei partecipanti e <<“The Drinks Business”, nonostante una giuria composta quasi esclusivamente da Masters of Wine, è riuscita a premiare, in un sol colpo, il 90% degli Champagne>> ironizza Wine News. Una situazione che potrebbe collegarsi al prezzo di 183 € a carico di ognuna delle 16.000 bottiglie concorrenti al primo di queste due competizioni e che è stata ben messa in evidenza dalla

Medaglie ai concorsi enologici International-wine-challenge

Medaglie dei concorsi enologici International-wine-challenge

“La Revue du Vin de France”. Molto più rigorosi sembrano i concorsi “Vinalies Internationales” che premia il 29,8% dei 3.500 concorrenti e il Concours mondial de Bruxelles che ne incorona il 28,2% fra 8.000.
Benchè i vantaggi vadano meritatamente solo ai vincitori assoluti di queste gare, tuttavia ogni medaglia, se ben gestita, con azioni nella rete commerciale e i clienti vip, può dare un aumento dei prezzi del vino del 10-15% e una crescita di reputazione della cantina.

Biologico Biodinamico, Naturale Enoteca AssoVino

Biologico, biodinamico e naturale

Con l’aiuto di Alberto dell’Enoteca AssoVino cerchiamo di capire le differenze fra vini convenzionali, biologici, biodinamici e naturali

Biologico Biodinamico, Naturale Enoteca AssoVino

Biologico Biodinamico, Naturale Enoteca AssoVino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne, Brunello
Leggendo gli schemi sembra tutto facile ma in realtà regna la confusione e la polemica.
Lo scontro maggiore è fra i sostenitori del bio-biodinamico-naturale anche in presenza di evidenti difetti nel vino, come il sentore di “merdina” e quelli che rifiutano in blocco tutto il comparto proprio a causa delle bottiglie con queste puzze schifosette.
Poi ci sono gli scettici che si chiedono se la pretesa naturalezza senza certificazioni è vera oppure no. Infatti l’unica tipologia normata è il biologico che, dal 2012,

Vini veri

Evento Vini veri

richiede controlli e un organismo certificatore che rilascia la famosa foglia verde fatta di stelline. Se però andiamo a vedere i prodotti ammessi nella produzione del vino biologico scopriamo che la lista è poco più breve di quella del vino convenzionale. E’ pur vero tuttavia, che nei vigneti biologici sparisce la chimica di sintesi, diserbanti compresi, con un enorme vantaggio per l’ambiente e per le persone che vivono nei distretti del vino. Per capire la grandissima differenza fra l’agricoltura convenzionale e il biologico basta vedere il programma di France 2 sugli effetti dell’inquinamento da fitofarmaci sui bambini di Bordeaux che hanno il 20% di probabilità in più di ammalarsi di cancro rispetto ai coetanei del resto del Paese.

Carlo con l'uva di Traminer per il Passito

Passito 2014 un piccolo capolavoro dolce 

Nelle cantine al femminile di Donatella Cinelli Colombini l’unico uomo è Carlo, l’appassionato di vini dolci e di questo passito

Carlo con l'uva di Traminer per il Passito

Carlo con l’uva di Traminer per il Passito

La produzione del passito è un rito annuale che coinvolge moltissimo Donatella Cinelli Colombini e soprattutto suo marito Carlo Gardini. Una cura quasi maniacale che è possibile solo perché vengono prodotte pochissime bottiglie e perché Carlo Gardini e la cantiniera Barbara Magnani hanno una passione sconfinata per i vini dolci. I loro sforzi sono stati premiati con 93 centesimi per la produzione 2013 da parte dell’importante rivista statunitense “Wine Advocate

Il 2014 è stata l’annata del “bio” perché chi, come la Fattoria del Colle, coltiva le vigne senza l’uso di prodotti chimici ha portato in cantina un’uva sana e matura.

All’inizio di settembre i piccoli grappoli rosa di uva Traminer del vigneto Sanchimento, intorno alla cappella della Fattoria del Colle, sono stati raccolti, a mano, scegliendoli uno per uno. I grappoli sono stati poi disposti in cassettine traforate e messi ad appassire naturalmente.

WINE SPECTATOR WINE ADVOCATE

WINE SPECTATOR WINE ADVOCATE

Questa è la fase più laboriosa della produzione del passito perché la cantiniera Barbara Magnani deve spostare l’uva continuamente a seconda se piove o fa bel tempo. Nel 2014 l’estate era stata piovosa e fresca ma i primi di settembre il cielo era diventato sereno con solo 3 piogge in tutto il mese. Le condizioni di bel tempo proseguirono d’ottobre mentre i cestini con dentro l’uva Traminer continuavano a viaggiare avanti e indietro cercando ogni raggio di sole.

Fillossera della vite

La fillossera torna a fare paura

Le estati più lunghe e calde, gli inverni tiepidi e il biologico hanno fatto aumentare la fillossera e il processo di selezione ha favorito gli insetti più aggressivi

Di Donatella Cinelli Colombini

Fillossera della vite

Fillossera della vite

Paradossalmente la diffusione dell’agricoltura biologica ha favorito <<l’aumento della fauna pedologica>> cioè dei fitofagi come la fillossera Daktulosphaira vitifoliae . L’agricoltura più rispettosa dell’ambiente << laddove non esistano gli antagonisti naturali, come nel caso della fillossera, può creare squilibri>> spiega Astrid Formeck responsabile dei ricercatori che studiano la fillossera all’Università di Vienna.
A Montalcino abbiamo notato le foglie con galle di fillossera nei vigneti. Fino all’anno scorso nella zona Ovest e ora nella zona Nord.
In Europa, al momento il terribile fitofago produce danni alle foglie in cui si formano galle tondeggianti dove le femmine depongono fino a 500 uova per volta. Favorita da un clima caldo umido, come negli ultimi tre anni, la fillossera si riproduce a dismisura infestando interi distretti viticoli. Da qui l’allarme e il tentativo di contenere il numero degli insetti. Si tratta della sola cosa che gli agricoltori possono fare, contenere la popolazione di fitofagi usando estratti vegetali, mentre non possono affrontare il problema più grosso. Il timore vero è infatti, quello di una possibile mutazione del pestilenziale fitofago e che i “mutanti” riescano ad attaccare le radici americane delle viti facendo morire le piante come avvenne con quelle “a piede franco” cioè con impianto radicale europeo, un secolo e mezzo fa. Il variare delle condizioni climatiche avvenuto negli ultimi anni potrebbe infatti favorire un simile processo.

Paolo Basso al Casato Prime Donne di Montalcino

Paolo Basso campione mondiale sommelier visto da vicino

Un sabato con Paolo Basso al Casato Prime Donne di Montalcino .. incontrare persone eccezionali come lui è uno dei motivi per cui mi piace il mio lavoro

Paolo Basso al Casato Prime Donne di Montalcino

Paolo Basso al Casato Prime Donne di Montalcino

Di Violante Gardini Cinellicolombini Jr.
E’tutto programmato da settimane, con precisione svizzera. Alla fine invece, tutto da rifare, c’è un grosso imprevisto, mamma si rompe una vertebra a Gozo e rimane bloccata nelle isole maltesi. Io sono in azienda da sola ma di spostare la visita di Paolo Basso non se ne parla proprio, hai presente la precisione svizzera!
Non è la prima volta che riceviamo un super vip del vino, anzi, quest’anno sono stati da noi Monica Larner del Wine Advocate e Bruce Sanderson del Wine Spectator, ma questa è la prima volta che sono da sola. Sono agitata come prima di un esame e preparo tutto in anticipo: con la cantiniera Barbara Magnani decidiamo i vini da degustare e con la

Paolo Basso Campione del mondo sommelier ASI 2013

Paolo Basso Campione del mondo sommelier ASI 2013

chef Roberta dell’Osteria della Fattoria del Colle fisso il menù dei un pranzo leggero ma appetitoso, in modo da sposarsi bene coi vini.
Paolo Basso è preceduto dalla sua fama. Ha vinto il concorso ASI di miglior sommelier del mondo a Tokyo nel 2013 battendo i concorrenti di 54 Paesi davanti a 4.000 delegati internazionali. Nel suo palmarès c’è anche un titolo europeo, nel 2010, e tre secondi posti mondiali.
È una giornata calda al Casato Prime Donne ed il sole ci invita a portare gli occhiali scuri ma le piogge degli ultimi giorni ci impediscono di andare in vigna. Ci vediamo costretti a rimanere nel piazzale, davanti alla cantina, per parlare delle nuove vigne, delle potature stile Simonit&Sirch e della conversione al biologico.
Paolo Basso è accompagnato dalla moglie e dalla figlia Chiara, tutte persone molto piacevoli.

winefolly i migliori wine Istagramers del mondo

Wine instagramers: i migliori del mondo

Nella classifica mondiale de best wine instagramers di Francesco Saverio Russo vincono i più spiritosi e quelli che coinvolgono i lettori

winefolly i migliori wine Istagramers del mondo

winefolly i migliori wine Istagramers del mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

Instagram sembra il social del futuro quello più adatto alla civiltà dell’immagine e della velocità, in cui stiamo vivendo. Anche la comunicazione del vino deve fare i conti con questo network dove la bellezza delle foto e l’ironia dei video conta più dei testi ma l’uso appropriato degli hashtag è decisivo. In effetti dietro un’apparenza scanzonata si nascondono spesso società agguerritissime con specialisti in marketing web.
Instagram premia la qualità dell’immagine a non è un campo esclusivo dei professionisti, anzi la fantasia e la curiosità sono le armi vincenti e permettono a tutti di catturare migliaia di followers.

 jmiguelwine best wine istagramers

jmiguelwine best wine istagramers

Con l’aiuto di Francesco Saverio Russo – Wine blog roll e della sua classifica dei best wine instagramers andiamo a vedere chi sono i migliori del mondo con migliaia e migliaia di followers.
Il primo nella lista è The Wine Wankers la costola visual di uno dei più forti wine blog del mondo con sede in Australia. Ha un approccio leggero, che è la chiave del suo successo, ma a volte è persino troppo leggero. L’articolo sui vini da bere nel pranzo di Pasqua aveva un’immagine di Gesù con la scritta “Cambia l’acqua in vino!” che sembrava la richiesta di un nuovo miracolo.
Le sue immagini instagram sono belle ma non al punto da mettere in imbarazzo tutti i dilettanti con la voglia di fotografare. Il più delle volte ritraggono situazioni normali in cui ciascuno di noi può immedesimarsi ( specialmente chi abita in Australia), persino lo style life è tratto dalla vita reale e non scattato negli studi fotografici. I testi di accompagnamento sono brevi ma gli # sono messi in modo molto sapiente. Colpisce il carattere internazionale e molto attivo del pubblico.

Jon Arvid Rosengren miglior sommelier del mondo

Per diventare campione sommelier bisogna espatriare?

E’ lo svedese Arvid Rosengren il miglior Sommelier del mondo ASI 2016. L’esame della lista dei campioni internazionali mostra che vivono quasi tutti all’estero

Jon Arvid Rosengren miglior sommelier del mondo

Jon Arvid Rosengren miglior sommelier del mondo

Di Donatella Cinelli Colombini Brunello di Montalcino

Arvid Rosengren è svedese ma lavora a New York il suo predecessore nel titolo Paolo Basso è italiano ma abita in Svizzera. Sembra una casualità ma non lo è.
La finale del concorso per miglior sommelier del mondo ASI, l’associazione internazionale più importante, si è svolta a Mendoza in Argentina con 60 candidati da tutto il mondo fra cui il nostro  Gennaro Buono del ristorante Il Pagliaccio di Roma. Nessun italiano fra i 15 semifinalisti e la corona della vittoria allo svedese Jon Arvid Rosengren con la cerimonia di premiazione il 19 aprile nel teatro de la Indipendencia davanti a 500 entusiasti sommelier in rappresentanza di tutte

Mendoza Finalisti al campionato del mondo sommelier ASI

Mendoza Finalisti al campionato del mondo sommelier ASI

le delegazioni mondiali. Ai posti d’onore il francese David Biraud e Julie Dupouy (terza) nata in Francia ma concorrente per l’Irlanda. Julie è la seconda donna sul podio del concorso ASI.
Lo svedese Arvid Rosengren ha 31 anni e lavora nel ristorante di cucina italiana Charlie Bird di New York, nel 2013 aveva vinto il titolo di miglior sommelier europeo. Anche Davide Dargenio è un “sommelier con la valigia” originario della Puglia è cresciuto professionalmente a Milano per poi andare a lavorare in Svizzera dove è il capo sommelier dell’Hotel Suisse Majestic a Montreux. Fra i finalisti della passata edizione c’era un altro “oriundo” italiano Francesco Azzarone anche lui di origine pugliese e anche lui a lavoro all’estero, in Svezia dove l’ho incontrato due anni fa in occasione della degustazione del Gambero Rosso.

Cantine aperte Casato Prime Donne Montalcino

Cantine aperte 2016 al Casato Prime Donne

Tutti in movimento per Cantine aperte 2016 con l’itinerario enomusicale di 4 vini accompagnati da musiche e gastronomia , domenica alle 16 Sigaro Toscano

Cantine aperte Casato Prime Donne Montalcino

Cantine aperte Casato Prime Donne Montalcino

Domenica 29 maggio Cantine aperte 2016, al Casato Prime Donne di Montalcino gli invitati d’onore saranno i wine lovers in Vespa a cui sarà riservato anche uno sconto sulla bottiglia che ha ottenuto i più alti punteggi sulla stampa internazionale, il Brunello Riserva 2010 premiata con 97/100 da parte della super rivista di vino Wine Spectator .
Il Casato Prime Donne di Montalcino azienda di Donatella Cinelli Colombini ideatrice di Cantine aperte, e della presidente toscana del Movimento Turismo del vino, sua figlia Violante Gardini, offrirà ai visitatori un’esperienza straordinaria: un percorso in 4 tappe con l’assaggio di Chianti Superiore, Rosso di Montalcino, Brunello e Passito ascoltando i brani scelti in

Cantine aperte in Vespa

Cantine aperte in Vespa

abbinamento, dal sommelier musicista Igor Vazzaz. Monteverdi e Frank Zappa … dipinti a soggetto storico … intramezzati da spiegazioni sul vino e sul territorio. Ci saranno anche piccoli assaggi di cacio pecorino, salsiccia e biscotti tradizionali. In altre parole un’esperienza che stimolerà tutti i sensi e anche la mente. L’itinerario enomusicale è stata creato nel 2015 e costituisce una novità assoluta che suscita nuove emozioni anche ai wine lovers più esperti. Partenze dei tour ogni ora dalle 10 alle 17.

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