Vigne e vini

1° vino al mondo La Tâche di Romanée Conti

Il vino n°1 al mondo è La Tâche di Romanée-Conti

Ha una reputazione enorme ma siamo certi che La Tâche sia il vino n°1 al mondo oppure è Tetrus o Salon? E esiste davvero un primato calcolabile a punti?

1° vino al mondo La Tâche di Romanée Conti

1° vino al mondo La Tâche di Romanée Conti

Di Donatella Cinelli Colombini , Brunello, Casato Prime Donne

Nell’epoca della “società liquida” teorizzata da Zygmunt Bauman e descritta come la crisi ogni certezza e dell’apparire a tutti costi … l’arrivo della super classifica mondiale di Wine Lister fa sorridere, soprattutto perché cerca una precisione matematica – addirittura in millesimi- che nella realtà non esiste. C’è poi qualcosa in questa formula che punta alla sovraesposizione, al primato a tutti i costi, che richiama immediatamente alla mente i talent show televisivi.
Tuttavia esistono effettivamente dei vini circondati da un’aurea quasi magica, storie straordinarie, clientela di altissimo livello e soprattutto un’immutabilità che sfida il tempo come le certezze assolute. …. Insomma si tratta di icone che durano da secoli. Sono proprio i vini su cui si concentra l’attenzione di Wine Lister. Vediamo i 3 del podio.

Petrus

Petrus

Di Romanée è nota la contesa che nel 1760 oppose l’amate e il pupillo del Re di Francia Luigi XV – Madame de Pompadour e Louis Francois di Borbone Principe di Conty- per accaparrarselo. Vinse lui e il nome del domaine cambiò in Romanée Conti. La Tâche si unì agli altri vigneti di questa prestigiosa proprietà dopo la rivoluzione francese e costituisce il cuore del vigneto forse più prezioso del mondo: secondo Slow Food ogni acino costa 16€.
Ma anche Petrus è qualcosa di sacrale con i suoi 11,4 ettari di misterioso terreno argilloso dove nasce il Merlot perfetto. Ricordo che rimasi sorpresa dalla piccola dimensione delle sue cantine ma ora accanto al celebre edificio con le arcate c’è la nuova cantina progettata da Herzog & de Meuron gli architetti svizzeri dell’Allianz Arena di Monacoe del National Stadium di Beijing. Lo Champagne Salon, Come dire, li è tutto al massimo!

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Il turismo del vino e il vino impara dal turismo

Il turismo può insegnare molto al vino e soprattutto al turismo del vino perché è più grande veloce e comunica in modo più innovativo. Vediamo cosa c’è di nuovo

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Turismo del vino- Terrina di Chianina - Brunello Prime Donne

Turismo del vino- Terrina di Chianina – Brunello Prime Donne

di Donatella Cinelli Colombini Montalcino Casato Prime Donne

Il più grande gruppo mondiale del vino, la Costellation Brand ha un fatturato di 2.078 milioni di Euro. Nel panorama del vino sembra un gigante ma se confrontato al maggior player alberghiero appare un nanetto: il nuovo gruppo, nato dalla fusione di Starwood e Marriott, ha un business di 20 miliardi di Dollari cioè è dieci volte più grande della Costellation.
Il turismo è un settore enorme e velocissimo che anticipa le tendenze e quindi è giusto guardarlo con attenzione. In questo senso va letta la classifica che vede la Cina al primo posto fra i Paesi generatori di fatturato turistico con 164 miliardi pari al 13% del totale del business. La Cina non è ancora il maggiore mercato del vino ma sta scalando la classifica esattamente come ha fatto nel turismo.
L’Italia è la destinazione turistica più desiderata nel mondo ma, se andiamo a vedere i risultati concreti si piazza solo al 5° posto per arrivi di turisti esteri con 48 milioni di viaggiatori che varcano i confini. In altre parole siamo un Paese più attraente ma poi non riusciamo a portare “a casa” i turisti. Mancano rotte aeree, porti, linee di treni ad alta velocità, autostrade, un sistema di promozione turistica efficiente….
Avviene esattamente come con il made in Italy, un brand che fa arricchire i produttori di italian sounding più delle nostre imprese agroalimentari. Ovviamente le dimensioni sono diverse, il business turistico italiano vale 67 miliardi che diventano 165 con l’indotto mentre Il vino tricolore ha un giro d’affari di 9,4 miliardi di cui 5 venduti all’estro. Un granello in confronto al turismo! Tuttavia la situazione è simile, un enorme potenziale che non si trasforma in sviluppo.

taglio delle viti, la vendetta

La vendetta vignaiola è il taglio delle viti

Sembrano storie antiche ma sono invece di pochi giorni fa: 7000 viti di Lugana tagliate una per una di notte con le cesoie. Non è l’unico caso

taglio delle viti, la vendetta

taglio delle viti, la vendetta

La vendetta vignaiola ha ancora un rituale antico: il taglio delle viti durante la notte. E’ la vendetta di chi vuol rimanere nascosto ma desidera che tutti sappiano quanto è odiato il suo nemico. Raffaello Ceschi autore del saggio “Nel labirinto delle valli, uomini e terre di una regione alpina, la Svizzera italiana”, descrive la vendetta ai danni dei signorotti locali mediante il taglio delle viti, come una pratica diffusa ancora alla metà dell’Ottocento.

Una vendetta faticosa perché tagliare settemila viti a mano con le cesoie, per non farsi sentire, è un lavoro enorme che richiede una forza e un allenamento da campione olimpionico; specialmente se il “vendicatore” ha agito senza complici in

Luciano Ricchelli dopo il taglio delle viti

Luciano Ricchelli dopo il taglio delle viti

modo da ridurre il rischio di venire scoperto. Eppure l’episodio di cui, il 15 maggio, è stato vittima Luciano Ricchelli di Pozzolengo non è un caso isolato (ringrazio Lori Iannuzzo per avermelo segnalato)
Lo scorso novembre a Ormelle nei terreni della famiglia Gaiotto furono tagliate 200 viti di Glera usate per la produzione di Prosecco e 100 viti di Pinot Grigio in due diversi vigneti degli stessi coltivatori diretti. Nel 2010 i Gaiotto avevano subito un altro atto vandalico, con il taglio dei fili di un intero vigneto. <<Le mie viti tagliate per invidia>> ha detto il vignaiolo facendo riferimento ad alcune diatribe riguardanti i rifiuti abbandonati lungo il Piave.

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

La battaglia del Riesling: Mosella o Alsazia?

Ovviamente il Riesling è tedesco ma anche l’Alsazia era tedesca fino al Settecento. A confronto le due zone principali del Riesling: la Mosella e l’Alsazia

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

Riesling alsaziano Zind Humbrecht vigneti biodinamici

Di Donatella Cinelli Colombini

Quale preferite? Il Riesling più corposo francese o quello più esile e minerale dei tedeschi? Wine Searcher fa parlare i protagonisti mettendo a confronto vini e opinioni al top. Ne viene fuori una battaglia fra titani che vi invito a leggere anche perché in fondo c’è la lista dei 10 migliori. Qui tratteggerò lo scontro Mosella-Alsazia con qualche aggiunta personale. Partiamo dall’uva. Pare che il Reisling sia uno dei vitigni più antichi, presente in Germania da circa 2.000 anni e molto diffuso nelle regioni di Reno, Mosella e Palatinato (Pfalz). Nell’Ottocento ebbe un momento di eclissi a favore di altri vitigni come il Müller Thurgau che, per altro, è un incrocio della stessa vite. Oggi il Riesling costituisce oltre il 20% del vigneto tedesco, e viene prodotto quasi sempre senza l’ausilio di botti.

Riesling Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger riesling trockenbeerenauslese

Riesling Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger trockenbeerenauslese

Il più celebrato e caro dei Rieslig tedeschi è di Egon Muller il mitico Scharzhofberger.  Egon Müller IV, attuale proprietario della storica tenuta di famiglia di Wiltingen nel distretto della Saar punta sull’invecchiamento, per bere il suo Scharzhofberger Kabinett del 1990 ha dovuto aspettare vent’anni <<but it is now drinking beautifully. I recently had a 1976 Kabinett that was singing. A 1949 naturrein drunk last year was very young>> ma ora è meraviglioso. Ho assaggiato recentemente un Kabinett del 1976 che cantava. Lo Scharzhofberger 1949 che ho bevuto lo scorso anno era ancora molto giovane.

LOVELY vini aromatizzati RBA Design

Vini aromatizzati, un nuovo trend in crescita

Flavored wines – vini aromatizzati alla frutta, sono bevande con poco alcool e confezioni festaiole, che sperano di avvicinare i giovani al vino. Oppure no?

LOVELY vini aromatizzati RBA Design

LOVELY vini aromatizzati RBA Design

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Angelo Faravelli ha studiato, per la COOP Svizzera 5 vini aromatizzati. Non storcete la bocca grastrofighetti! Lo sappiamo tutti che per bevande del genere vengono usati dei vini semplici e non certo il top della Nuova Zelanda o del Collio. Ma esistono anche i vini meno riusciti e forse l’aromatizzazione può offrire loro una nuova prospettiva. Per raccontare la sua esperienza Faravelli l’ha pubblicata nel gruppo Linkedin chiamato “Wine&Spirits. Marketing e Comunicazione nel mercato italiano”, che egli stesso modera. E’ destinato allo sharing, azione che a me piace da morire, condividiamo dunque!

vini aromatizzati alla frutta

vini aromatizzati alla frutta

Tutto parte da una dichiarazione di Amy White del californiano Echo Falls su come approcciare i nuovi consumatori. Argomento dibattuto da anni che arriva sempre alle stesse due risposte: creare vini modellati sul gusto di chi è abituato a latte, succo di frutta e Coca Cola oppure proporre ai giovani un percorso formativo che mira subito a vini buoni e alla scoperta dei territori di produzione.
Io propendo per la seconda strategia mentre Amy White per la prima. Sta di fatto, che i “Flavored spirits”con poco alcool, gusti accattivanti e confezioni colorate, negli ultimi anni, sono cresciuti 10 volte di più delle bevande alcoliche tradizionali, fa notare Angelo Faravelli citando uno studio dell’Us. Beverage Alcohol Forum.

Gozo Cittadelle di notte

Alison e William sposi a Gozo

Nessun matrimonio ha avuto una cornice più bella: la Cittadella di Gozo appena restaurata e i Templi Gigantija patrimonio dell’Umanità Unesco

Gozo Cittadelle di notte

Gozo Cittadelle di notte

Di Donatella Cinelli Colombini

Il padre di Alison Joseph Xuereb è uno dei più noti dentisti delle isole maltesi ma il suo talento lo ha portato ad avere relazioni professionali e amici in tutto il mondo, così come la sua passione per i grandi vini da invecchiamento lo ha messo al centro di un network internazionale di appassionati e esperti. Al matrimonio della figlia c’erano dunque invitati di parecchie nazionalità oltre che l’elite dei maltesi gourmand. Un matrimonio pensato nei minimi dettagli per unire le cose più care: la famiglia, Gozo con i suoi monumenti più belli, gli amici la grande enogastronomia.

Brunello Prime Donne 2008 matrimonio di Alison e William a Gozo

Brunello Prime Donne 2008 matrimonio di Alison e William a Gozo

Ed ecco che da queste passioni sincere viene fuori una festa spettacolosa e capace di mettere il rilievo la bellezza dei luoghi come neanche il più abile ufficio di promozione turistica sarebbe riuscito a fare.
La cerimonia nuziale è alle 17,30 nella cattedrale, nel cuore della Cittadella, un enorme fortezza in pietra calcarea che si innalza in uno dei punti più alti dell’isola. I restauri appena conclusi le hanno ridato la bellezza possente che aveva nel XVI secolo, arricchendo con giardini e spazi per attività culturali le zone  che erano originariamente destinate a proteggere la popolazione di Gozo dai pirati. E’ uno splendore.

Alison e William uscita dalla Cattedrale

Alison e William uscita dalla Cattedrale

La sposa, al braccio del padre visibilmente commosso, arriva in cattedrale in perfetto orario. La cerimonia dura un’ora e un quarto, è celebrata da tre sacerdoti in maltese; è solenne ma anche intima. Dopo la Messa, sulle scale esterne, gli invitati tirano petali di rose agli sposi. Poi tutti salgono sulle mura per brindare con lo Champagne. Alison e William sono innamorati e bellissimi. Abbracciano tutti, accettano di fare foto a ripetizione, vivono il momento con la calma di chi ha coronato un autentico sogno d’amore.

Ornellaia Vendemmia d’artista

Ornellaia va in museo

La Vendemmia d’autore di Ornellaia ribalta il concetto moderno di opera d’arte e porta un prodotto di uso comune, il vino, nei musei anziché nelle cantine

Di Donatella Cinelli Colombini Montalcino Casato Prime Donne

Ornellaia Vendemmia d’artista

Ornellaia Vendemmia d’artista

Non è la prima volta che un grande artista crea l’etichetta di un vino, basta pensare a Mouton Rothschild con le etichette di Miró, Chagall, Braque, Picasso, Dali …. ma in questo caso le bottiglie – opere d’arte finanziano il museo e lo finanziano a colpi di centinaia di migliaia di Dollari. Succede con la Vendemmia d’artista di Ornellaia che quest’anno sostiene l’Armand Hammer Museum di Los Angeles, un centro culturale dove sono esposti Rembrandt, Tiziano, Goja…
Lo scorso anno le bellissime bottiglie di Ornellaia create dall’artista John Armleder hanno raccolto un milione e mezzo di Dollari in nove aste. Quest’anno le bottiglie

Mouton Rothschild

Mouton Rothschild

della Vendemmia d’autore sono firmate da Yutaka Sone. Per trovare l’ispirazione l’artista giapponese si è recato nelle cave di marmo di Carrara, dove Michelangelo traeva il materiale per scolpire, in quel luogo lunare i Frescobaldi hanno organizzato un pic nic per lui e per i suoi due amici. Il paesaggio, la conversazione, il cibo e il vino di Ornellaia erano l’armonia perfetta che egli ha rappresentato nelle etichette ed ha trovato nei bicchieri. 100 doppi Magnum (3L), 8 Imperiali (6L) e un unico esemplare di Salmanazar (9L) oltre all’etichetta speciale che Yutaka ha creato per il formato 0,750. Una bottiglia con la sue etichetta verrà messo in ogni cassa di Ornellaia 2013.

abbinamenti cibo vino salmone e Champagne

Peggiori abbinamenti cibo vino e i migliori

Finocchi, carciofi, aceto sono noti nemici del vino ma ci sono altri cibi da non mangiare mai con una buona bottiglia e la chimica dice quali

abbinamenti cibo vino salmone e Champagne

abbinamento cibo vino salmone e Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini

Karen MacNeil è una super esperta dell’abbinamento cibo vino, argomento a cui ha dedicato studi, saggi, articoli e corsi. Il suo ultimo libro dall’impegnativo titolo The wine Bible contiene anche le 10 regole d’oro dell’abbinamento cibo vino che Decanter ha riassunto per noi:
1. accostare grande con grande e semplice con semplice
2. delicatezza con delicatezza e grassezza con grassezza in altre parole un Borgogna non va abbinato con un piatto al curry piccante che invece richiede un Shiraz
3. L’abbinamento col vino può essere per affinità o per contrasto. Cioè un’aragosta in salsa può associarsi a un Chardonnay ma anche a uno Champagne
4. Preferire vini versatili. Il meno facile da abbinare è il Cabernet che spesso è carico di sapore di legno. I più abbinabili sono i Sauvignon Blanc e i Riesling, tra i rossi il Chianti e i Pinot Noir

Karen MacNeil esperta in abbinamento cibo vino

Karen MacNeil esperta in abbinamento cibo vino

5. Vini fruttati come Gewürztraminer, Moscato, Viognier, o Riesling sono ottimi con piatti a base di frutta
6. La salinità dei cibi si sposa bene con vini ricchi di acidità: salmone e Champagne, Chianti e parmigiano
7. La salinità si accompagna bene anche con la dolcezza, per esempio il formaggio stilton con il Porto oppure piatti asiatici a base di soia con il Riesling Usa abboccato
8. Cibi grassi con vini strutturati e tannici

Champagne Pol Roger

Champagne i 10 luoghi da non perdere

Recentemente incluso nel patrimonio dell’umanità Unesco, con le sue prestigiosissime bollicine, lo Champagne attrae un crescente numero di wine lovers

Champagne Pol Roger

Champagne Pol Roger

Di Donatella Cinelli Colombini

Lo Champagne non è la prima regione del vino iscritta nel patrimonio universale Unesco, precedentemente il riconoscimento era andato alla Val d’Orcia con il Brunello, il Piemonte, la Mosella in Germania e il Tokaj in Ungheria, ma la regione delle bollicine francesi è forse quella più evocativa e con cantine più spettacolari.
Visitarla tutta richiederebbe giorni e giorni, per questo la lista dei 10 luoghi da non perdere in Champagne redatta da The drinks business può essere particolarmente utile a progettare il viaggio. Io vi riassumo qualche notizia ma vi invito ad andare all’articolo originario dove ci sono molte, molte, molte più informazioni

Chamapgne cantine Tattinger

Chamapgne cantine Tattinger

1- Caverne “ crayères” nel gesso. Furono scavate nel Duecento e nel Trecento per estrarre i blocchi con cui costruire le mura della città di Reims. Una città sotterranea di 200 km di gallerie dove la temperatura non sale mai sopra i 14°C. Nicolas Ruinart fu il primo a capire che questi ambienti potevano essere utilizzati per conservare le bottiglie di Champagne e ora sono delle immense cantine piene di Pommery, Tattinger, Charles Heidsieck, G.H.Martell. Quelle più grandi sono di Veuve Clicquot (24km).
2- Cattedrale di Reims uno dei capolavori del gotico francese (1211- 1480) purtroppo in gran parte rifatta dopo le distruzioni belliche. Per 800 anni è stata il luogo delle incoronazioni e 33 sovrani francesi sono saliti sul trono in questo spettacolare tempio di luce.

Tenuta San Guido Incisa della Rocchetta, Sassicaia

Le cantine che guadagnano di più in Italia

Sassicaia, Antinori e Frescobaldi i toscani vincono nel rapporto fra fatturato e profitti. La classifica di Anna Di Martino sulle cantine che guadagnano di più

Tenuta San Guido Incisa della Rocchetta, Sassicaia

Tenuta San Guido Incisa della Rocchetta, Sassicaia

Di Donatella Cinelli Colombini

Le più grandi sono GIV-Cantine Riunite con 547 milioni di fatturato per 208 milioni di bottiglie. Seguono Caviro (226mil.ni) e Zonin (160 mil.ni), ognuna con grandi utili, anzi apparentemente tutta le 110 cantine guadagnano. Ma la parola magica di questa classifica non è il volume d’affari quanto piuttosto la redditività cioè la sigla Editba che vuol dire utili prima delle tasse e degli oneri finanziari. Dall’analisi sulle 110 più grandi cantine italiane, che Anna Di Martino ha pubblicato sul Corriere della Sera, si nota che i profitti arrivano più dalla qualità che dalla quantità. Svettano Tenuta San Guido di Incisa della Rocchetta, Frescobaldi e Antinori, cioè tre antichi e nobili casati toscani alla testa di brand enologi che producono eccellenze di fama

Antinori fra le cantine che guadagnano di più in Italia

Antinori fra le cantine che guadagnano di più in Italia

mondiale: Sassicaia, Masseto, Tignanello …. Oltre alle percentuali sono le cifre dei profitti che fanno sgranare gli occhi e sbiancare d’invidia: 81 milioni di Euro per Piero Antinori, 32 per i Frescobaldi, 15 per San Guido. Ma è la mitica cantina del Sassicaia la vera miniera d’oro con uno sbalorditivo rapporto del 54,8% fra il fatturato e l’utile operativo lordo. Che spettacolo! Il Marchese Incisa ottiene il suo volume d’affari di 28 milioni di Euro con sole 1,2 milioni di bottiglie. Bravissimo!

Bolgheri, il Bordeaux della Toscana, alla ricerca di identità

Igt, Bolgheri Doc, Sassicaia Doc, una gran confusione definita “il solito pasticcio all’italiana”che però ha dato vita ad alcuni dei migliori vini al mondo

Sara Mazzeschi

Viale dei cipressi, Bolgheri

Viale dei cipressi, Bolgheri

Sassicaia, Paleo, Super Tuscan , vini toscani per lo più della zona di Bolgheri, tra i più apprezzati ma allo stesso tempo ritenuti il tipico esempio del caos italiano perché vini da tavola dai costi esorbitanti. Questo è più o meno quello che il mondo sa su di loro ma non è proprio la verità! Molti di questi vini hanno ottenuto – faticosamente – la Denominazione di Origine Controllata e Bolgheri è da anni teatro di discussioni, modifiche al disciplinare, acquisizioni da parte di grandi investitori. Un’area in pieno fermento dove “identità” e “terroir” sono sentiti più che mai perché se da una parte sono punto di partenza per la produzione enologica, dall’altra non c’è ancora un’idea precisissima di dove sia la zona, pur conoscendo ed apprezzandone i vini.

ora del vino wine o'clock

Esiste l’ ora del vino?

Wine o’clock cioè l’ora del vino scatta il venerdì alle sei e mezzo è questa l’ora di picco dei consumi in Usa e di collegamento all’app HelloVino

ora del vino wine o'clock

ora del vino wine o’clock

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Come sempre informatissimo WineNews ci porta sulle tracce di un argomento molto intrigante: l’ora del vino. Chiunque è stato a New York e soprattutto a Londra, nel pomeriggio, ha visto come pub e wine bar si affollano all’uscita dagli uffici. Dopo un giorno di finanza, leggi, stress … i giovani in camicia bianca e gessato grigio si riversano nei luoghi in cui possono incontrare gli amici, sentire musica e bere. Un fenomeno che ha originato un’indagine su 2,06 milioni di messaggi internet provenienti dal “popolo della finanza” raccolti nel ‘Wine O’Clock report’. L’indagine, curata da Enolytics e Hello Vino, conferma un consumo che inizia alle 16,45 cioè all’ora di uscita dagli uffici e cresce fino alle sei e mezzo per poi diminuire e ad arrestarsi alle 9 di sera. Ovviamente il venerdì è il giorno più forte, quello in cui tutti possono indulgere in qualche bicchiere per premiarsi di una dura settimana di lavoro.

scuola di vino toscano Fattoria del Colle

Wine Weekend – Primo corso sul vino in cantina

“Il primo corso sul vino in vigna e in cantina”, una rivoluzione nelle wine class, alternando assaggi e lezioni in aula con esperienze sul campo a contatto diretto di grappoli e botti

scuola di vino toscano Fattoria del Colle

scuola di vino toscano Fattoria del Colle

Una vera e propria scuola di vino toscano in fattoria per wine lovers appassionati di SangioveseLa nuova proposta di Donatella Cinelli Colombini è una wine class a tutti gli effetti con lezione frontale, dispense e personale formato nel ruolo di tutor. La novità, rispetto ai normali corsi sul vino, è nell’immediato passaggio dalla teoria alla pratica nella vigna e nelle cantine, così come nell’alleggerimento delle informazioni tecniche <<in forma turistica>> con le leggende, i personaggi e la descrizione dei luoghi che sono il cuore affascinante delle denominazioni toscane. Ecco che le degustazioni si svolgono in cantina e in certi casi direttamente prelevando il vino dalle botti, così come la spiegazione del

scuola di vino toscano Donatella Cinelli Colombini

scuola di vino toscano Donatella Cinelli Colombini

Sangiovese continua nella vigna e la degustazione dei vini prosegue a tavola con i piatti e i formaggi specificamente scelti in abbinamento perfetto. 

Per maggiori informazioni contattaci su holiday@cinellicolombini.it                             oppure al tel. 0577 662108

Una full immersion nei vini toscani talmente varia e coinvolgente da diventare una vacanza adatta persino gli astemi. E se qualche wine lover ha un partner poco amante del vino, ben venga, si divertirà anche lui.
Un modo nuovo coinvolgente e vacanziero per arricchirsi di informazioni su Sangiovese, Chianti Classico, Bolgheri, Brunello …. capire la differenza fra l’impronta sul vino lasciata dalla barrique, dal tonneau o dalla botte grande, imparare a riconoscere le viti di Sangiovese e infine provare a fare il proprio vino Supertuscan portandolo a casa per berlo con gli amici. Tante esperienze, visite e informazioni intramezzate da aneddoti e leggende per capire davvero le specificità produttive e il mito dei grani vini toscani.

Trovare lavoro nel vino

Trovare lavoro nel vino

Per chi parla inglese e accetta di spostarsi all’estero è facile trovare lavoro nel vino ma anche in Italia ci sono buone opportunità per chi ha competenze

Di Donatella Cinelli Colombini

Trovare lavoro nel vino

Trovare lavoro nel vino

Meno facile trovare un impiego per chi vorrebbe un lavoro nel vino ma viene da tutt’altro mestiere. Infatti, se è vero che il settore vino è uno dei pochi che “tirano” in Italia e che l’export è il principale sbocco commerciale delle nostre bottiglie per cui gli english speakers sono avvantaggiati, tuttavia le figure richieste sono sempre più professionalizzate, per cui un buon inglese non basta. In altre parole una cosa è amare il vino e una cosa diversa è saperlo vendere e soprattutto avere una lista di clienti e importatori. In questo senso consiglio la lettura dell’articolo di Lisa de Leonardis e mi unisco al suo consiglio: studiare e frequentare corsi è utilissimo prima di proporsi nel mono del lavoro. Poche aziende accettano di prendere persone alle prime armi e tirarle su confidando nel loro talento. Meglio frequentare un master che rischiare una figuraccia che poi condiziona il proseguo della carriera. A certi livelli, il mondo del vino è piccolo e le cantine si parlano fra loro, quindi è utilissimo farsi una buona reputazione fino dall’inizio.

Festival Franciacorta The-Floating-Piers-wow-webmagazine

Franciacorta dove si cammina sull’acqua

Dal 17 giugno la  Franciacorta propone cene stellate, bollicine d’autore e The Floating Piers di 4 km di camminata sull’acqua del Lago d’Iseo

Festival Franciacorta The-Floating-Piers-wow-webmagazine

Festival Franciacorta The-Floating-Piers-wow-webmagazine

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

I festival del vino 2016 all’insegna della cultura e del gigantismo. Collisioni a Barolo (dove saremo presenti con Brunello e Orcia) con Elton John, Mika, Niccolò Fabi, i Negramaro, Marco Mengoni e poi talk show a ripetizione con scrittori, cantanti e ovviamente produttori di vino. Oltre 100.000 persone al giorno per una maratona dal 14 al 18 luglio.
La Franciacorta mette in campo una proposta altrettanto sensazionale ma meno rock. Un’istallazione di arte contemporanea dell’artista bulgaro Christo, protagonista internazionale della “land art” cioè dell’arte che cambia il paesaggio e il suo significato. Christo è diventato celebre per aver impacchettando le Montagne Rocciose in Colorado, Porta Pinciana a Roma e il Reichstag a Berlino. Con un vago richiamo blasfemo Christo fa camminare i visitatori sull’acqua. Non è uno scherzo, dal 18 giugno, un tappeto dorato lungo 4 km, costato 14 milioni e  sostenuto da 200mila cubi galleggianti, collegherà la terraferma con le isole del lago d’Iseo. Da Sulzano sulla costa a Peschiera Maraglio e

Franciacorta, cantina Fratelli Berlucchi

Franciacorta, cantina Fratelli Berlucchi

Sensole nel Monte Isola fino all’isolotto di San Paolo. Sarà possibile camminare sull’acqua giorno e notte nella cornice magica di uno dei laghi più belli d’Italia. Proibiti i tacchi si consiglia di camminare scalzi.
Oltre a questa sensazionale istallazione artistica che ha una continuazione nella mostra Water Project del Museo Santa Giulia di Brescia, il Festival Franciacorta pullula di eventi mondani e enogastronomici. Il 17 anteprima firmata dalle Donne del vino e organizzata dall’Hostaria Uva Rara in collaborazione con la cantina Castello di Gussago, in tavola arriveranno piatti della tradizione lacustre appositamente pensati per accompagnare le varie tipologie di Franciacorta.

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