CHIANTI RUFINA E LA VOGLIA DI DISTINGUERSI

La terza parola italiana più conosciuta nel mondo è Chianti. Eppure Rufina pensa di staccarsi dal Chianti e forse di togliere questa parola dall’etichetta

 

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell'Unione Italiana Vini

Chianti-Rufina-Nipozzano-Ferescobaldi

Di Donatella Cinelli Colombini

Sembra un paradosso ma non lo è. La zona di produzione del Rufina è a ridosso di Firenze. Lavorandoci potrebbe diventare la prima destinazione enoturistica della capitale del Rinascimento, strappando questo ruolo al Chianti Classico. A Firenze i turisti stranieri fanno un bagno di bellezza e di cultura ma poi desiderano una sosta nel verde e nel relax della campagna. Per questo, Rufina, può diventare una wine destination di prima grandezza, accrescendo la quota di vendita diretta sul totale del business. E’ un territorio montuoso e boscoso punteggiato di castelli e torri. La terra dove Giotto bambino pascolava le greggi (ricordate la copertina dei pastelli che usavamo da bambini?). Insomma è un territorio bellissimo e produce rossi potenti ma freschi, longevi ma appaganti, tipici ma comprensibili a livello internazionale….. quelli che il mercato cerca attualmente. Ma accendere i riflettori per far trasformare questo potenziale in un successo planetario è complicato per diversi motivi. WineSearcher ha dedicato un articolo alla distanza che separa la realtà dal potenziale qualitativo e commerciale del Rufina.

 

IL PRIMO PROBLEMA DEL RUFINA: DISTINGUERSI

Rufina non ha un’immagine distintiva. Quando prendi in mano una delle sue bottiglie leggi Chianti, ma la qualità è pari a quella del Chianti Classico con caratteri più decisi e una maggiore struttura tannico-acida dovuta al terroir più fresco.
La difficoltà di distinguere Chianti, Chianti Classico, Chianti Superiore da parte dei consumatori soprattutto esteri è sicuramente un grosso problema a cui si aggiunge la fase negativa di vendite e di prezzi del Chianti.
Tutte cose che danneggiano anche Rufina con l’aggravante di avere, nel proprio territorio di produzione, una grande azienda – Ruffino – con un nome talmente simile da creare ulteriore confusione.

 

IL PROGETTO DEL RUFINA TERRAELECTAE

Forse non c’è ancora l’intenzione di uno strappo deciso come quello del Nizza dal Barbera ma la voglia di seguire altre strade, capaci di marcare le differenze, è evidente. Da qui l’istituzione della tipologia TerraElectae: inizia con la vendemmia 2018 e simile alla Gran Selezione del Classico. TerraElectae proviene solo da single vineyard, contiene 100% sangiovese, ha l’obbligo di 2 anni di maturazione in botte e 6 mesi in bottiglia. Sta arrivando proprio ora sul mercato e il suo successo dipenderà molto, oltre alla qualità del vino, dall’azione di comunicazione che verrà messa in campo per farlo conoscere.

 

IL CONSORZIO RUFINA

Il Consorzio comprende solo 24 produttori. Un numero che permette un dialogo stretto ma su cui pesa la grande disomogeneità dei soci: ci sono piccoli vignaioli, imbottigliatori, casati nobili con centinaia di ettari di terra e brand di statura mondiale come Frescobaldi e Ruffino che, per ora, non esporta Rufina.
Proprio i Frescobaldi potrebbero dare la spinta decisiva a TerraElectae con le loro 35.000 bottiglie 2018 che sono più della metà dell’intera produzione. Il carisma, la fama internazionale dei Frescobaldi, oltre alla loro sbalorditiva capacità di marketing su scala mondiale, probabilmente faranno la differenza. Il rischio, e insieme l’opportunità, è di trovarsi in una situazione simile alla Ferrari rispetto al Trento DOC.
Tuttavia, la storia è molto diversa. Rufina era già citata nel celebre Bando di Cosimo III de Medici nel 1716 che delineava le aree di produzione di Chianti (oggi Chianti Classico), Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra. Una sorta di DOC per le zone più reputate dell’epoca.

Ultima nota: W. Blake Gray, di WineSearcher, nota la capacità di tenuta nel tempo dei casati fiorentini ancora proprietari delle tenute del Rufina come i Marchesi Gondi oppure Travignoli, che festeggeranno i 500 anni nel 2023, oppure Giuntini Antinori nella Fattoria di Selvapiana. Alcuni dei loro vini, eleganti e longevi, nascono ancora nelle cantine dei castelli costruiti nell’ XI. Questo è il fascino di una terra dove trovi testimonianze storiche e artistiche mescolate al vino, come nel cortile del Castello del Trebbio dove c’è uno stemma scolpito da Donatello.