GLI INNOVATORI DEL VINO ITALIANO (1)

Mario-Bindi-e-Carlo-Petrini

GLI INNOVATORI DEL VINO ITALIANO (1)

GLI INNOVATORI CHE HANNO FATTO LA STORIA DEL VINO ITALIANO CAMBIANDO IL VOLTO DI INTERI TERRITORI, VALORIZZANDO VITIGNI, RIBALTANDO MODI DI PENSARE AL VINO

Angelo-Gaja-e-Maurizio-Zanella

Angelo-Gaja-e-Maurizio-Zanella

DI Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Ho provato a cercare on line ma non ho trovato nessuna lista sugli uomini e le donne che hanno dato una svolta decisiva alla storia del vino italiano. Eppure ci sono persone che hanno cambiato per sempre un distretto, un vitigno, un modo di pensare …
Limitandomi all’Italia e guardando al passato prossimo mi vengono in mente Gino Veronelli per il giornalismo specializzato, Bepi Quintarelli per l’Amarone, Biondi Santi per il Brunello, Giacomo Bologna per il Barbera, Mario Incisa per Bolgheri-Sassicaia, Giacomo Tachis per i Supertuscan e non solo.
In epoca più recente Carlin Petrini con lo Slow Food e Terra Madre, Angelo Gaja con il Barbaresco, i Barolo Boys, Maurizio Zanella in Franciacorta, Walter Massa con il Timorasso dei Colli Tortonesi, ma anche Luca Zaia con la politica del Prosecco, Piero Antinori con la cantina di Bargino, Maria Grazia Lungarotti con il Museo del Vino di Torgiano, Elena Fucci nel Vulture, Marco Capri a Montefalco ….. forse ci sono anch’io con il turismo del vino.

 

 

 

 

Giacomo_Tachis_nella_sua_bottiglieria

Giacomo_Tachis_nella_sua_bottiglieria

UOMINI E DONNE CHE HANNO CAMBIATO LA STORIA DEL VINO ITALIANO

Più penso e più appaiono altri nomi nella mia mente e capisco che questo è un terreno inesplorato e promettente. Promettente perché l’esempio di chi ha avuto il coraggio di innovare, sperimentare, rischiare dona ispirazione a chi lavora nel modo del vino. Io credo in questi valori e penso che senza di essi andremo verso un futuro del vino con due soli elementi forti: il profitto espresso anche nelle grandi dimensioni, sull’altro fronte l’ambizione personale da cui hanno origine investimenti fuori misura nella convinzione che conducano al successo e quindi, infine, a far quadrare i conti. Un’aspirazione che, ogni mese diventa più remota perché sono troppi a gareggiare per avere la cantina più bella, l’enologo più alla moda il vino con il sistema produttivo più costoso ed esclusivo.
La strada da percorrere, a mio avviso è quella dei “capitani coraggiosi del vino italiano” quelli con molto talento, un pizzico di follia e anche grande generosità hanno cambiato il volto del vino italiano. Quelli che non hanno lavorato solo per se ma anche per gli altri.
Mi limiterei agli ultimi 50 anni e vi propongo i primi 5 nomi aspettando i vostri suggerimenti per andare avanti in questa passerella e l’ambizione di arrivare a 100 personaggi. Scrivetemi donatella@cinellicolombini.it

 

ANGELO GAJA E IL BARBARESCO

Angelo Gaja è una leggenda vivente. Lo chiamano il re del Barbaresco perché ha saputo portare il Barbaresco a un livello di eccellenza qualitativa e imporlo fra i vini di lusso a livello mondiale. Dovunque tu vada, se c’è un ristorante stellato sicuramente Gaja è stato lì e tutti si ricordano di lui. E’ un innovatore non sono in enologia ma soprattutto nel marketing e nella capacità di creare un universo suo in ogni cantina che costruisce: a Barbaresco, a Bolgheri a Montalcino e sicuramente lo farà sull’Etna. Dice quello che pensa senza preoccuparsi delle critiche, non ha cariche ma è molto influente, invita spesso gli altri produttori ma pretende di ascoltare cose intelligenti e quindi manda in anticipo gli argomenti da trattare in modo che tutti si preparino.

GIACOMO TACHIS IL PIU’ GRANDE  ENOLOGO ITALIANO

Giacomo Tachis – Nato in Piemonte a Poirino nel 1933 e morto in Toscana dove ha vissuto. Aveva una cultura scientifica ma sognava di possedere quella umanistica e collezionava libri antichi. Apparentemente burbero era in realtà un uomo gentile e pieno di premure. I suoi punti di forza erano lo studio incessante, il coraggio di confrontarsi con i più bravi e la creatività. Tre doti comuni a tutti i grandi scienziati. Per primo capì come competere con i francesi, nel segmento dei vini di lusso, usando gli stessi vitigni ma contemporaneamente valorizzò i vitigni autoctoni italiani mettendo le basi del successo dei vini toscani, sardi e siciliani. Veniva letteralmente adorato dai suoi collaboratori e amato dai titolari delle cantine per cui lavorava anche se, con garbo d’altri tempi, tutti gli davano del lei.

 

LUCA ZAIA L’ENOLOGO GOVERNATORE DEL VENETO

Vinitaly Renzi e Zaia

Vinitaly Luca Zaia

Luca Zaia – Il governatore più amato d’Italia è stato un ottimo Ministro dell’agricoltura anche perché è enologo con diploma nella città natale di Conegliano veneto e laurea in Scienza delle Produzioni animali. Il nostro primo incontro fu in un momento burrascoso. Il Ministro Zaia era venuto a Siena per parlare con il procuratore della Repubblica e scongiurare che lo scandalo di Brunellopoli travolgesse il mercato del vino italiano in USA. A distanza di anni ci siamo rincontrati più volte per il turismo e le Donne del vino lasciandomi sempre sbalordita dalla sua memoria. Ricorda esattamente ogni cosa gli ho detto in passato. Che sia un ottimo Governatore è cosa nota ma il pragmatismo e la lungimiranza con cui ha messo le basi del successo del Prosecco e poi lo ha aiutato a crescere, sono un capolavoro enologico, economico e politico.

 

 

CARLO PETRINI L’UOMO DI TERRA MADRE

Carlo Petrini conosco il creatore di Slow Food e Terra Madre dall’epoca in cui lavorava per migliorare la cucina delle Feste dell’Unità. Ricordo un esilarante pranzo alla casa del popolo di Montalcino a cui intervenne anche D’Alema, veniva dibattuto il tema <<perché da quando alle nostre feste si mangia meglio il PC perde peso?>> C’è stato un periodo in cui la mia attività per il turismo del vino e la sua per Slow Food ci fecero incontrare spesso facendo crescere una stima reciproca. Io ho imparato molto da lui ma credo di avergli dato qualche spunto ad esempio sulla degustazione dei formaggi. Petrini è un colosso che ha cambiato per sempre il significato e l’importanza di coltivare la terra e produrre vino “buono pulito e giusto” . Ma da uno che scrive Terrafutura – Dialoghi con Papa Francesco non mi aspetto di meno.

 

MAURIZIO ZANELLA E IL FRANCIACORTA

Maurizio Zanella è quello che conosco meno e che mi intimidisce di più benché sia una persona affabile. Forse perché è precoce mentre io sono un diesel, forse perché ha talento in troppe cose: nell’intuire il potenziale di un territorio, nel marketing, nell’arte contemporanea, forse perché è innovatore quanto io sono tradizionalista …. Se la Franciacorta è il secondo distretto di spumante classico in Italia lo dobbiamo principalmente a lui e alla creazione di Ca del Bosco. Ed è partito quando aveva 16 anni e suo padre scommise sul suo sogno firmando le cambiali che finanziavano le prime vigne. Da quel momento ha sempre puntato in alto: qualità, rispetto della natura, innovazione, rete commerciale. Ricordo di essermi impressionata vedendo la piazzola da elicotteri costruita davanti alla cantina quando ancora nessuno aveva l’elicottero. E invece aveva visto lungo anche su quello.