Nannoni -Priscilla Occhipinti gli innovatori del vino italiano

GLI INNOVATORI DEL VINO ITALIANO 9

Nannoni -Priscilla Occhipinti gli innovatori del vino italiano

I PIONIERI DEL VINO ITALIANO MODERNO “SENZA VINO” PERSONAGGI E AZIENDE: SIMONIT & SIRCH, NONINO E NANNONI, AMORIM E DIAM, HELMUTH KÖCHER, ROBERTA GARIBALDI

di Donatella Cinelli Colombini, #winedestination

Questi 5 profili raccontano storie di grandi innovazioni, personaggi e aziende, che hanno influenzato la storia del vino italiano senza essere direttamente coinvolti nella sua produzione.
Rinnovo il mio appello a scrivermi donatella@cinellicolombini.it per completare la carrellata dei 100 innovatori del vino italiano. Sono quasi a metà e ho bisogno di suggerimenti e consigli.

SIMONIT E SIRCH I PREPARATORI D’UVA

Ho conosciuto Marco Simonit una ventina d’anni fa quando il Professor Attilio Scienza lo mandò da me sperando che adottassi il suo metodo di potatura. Io avevo appena creato la mia azienda e sulle vigne avevo il terrore di sbagliare per cui chiamai il capo dei miei vignaioli che rifiutò in blocco tutto quello che Simonit gli proponeva. Qualche anno dopo la stessa persona frequentò i corsi e letteralmente si innamorò del metodo di potatura Simonit & Sirch che preserva i vasi linfatici della vite rendendola più sana e longeva. Ho fatto frequentare l’ Academy dei due “preparatori d’uva” a molti dei miei vignaioli e ho visto gli ottimi risultati della loro tecnica di potatura. Ma le cose che mi hanno sempre entusiasmato di questi due visionari della viticultura, sono la loro capacità di partire dal passato per andare nel futuro così come lo stile di comunicazione che rede POP il lavoro in vigna.
Sono dei maghi della comunicazione e della creazione di network virtuosi. Fanno iniziative in tutto il mondo: il festival della potatura, i corsi, iniziati in Italia una trentina d’anni fa, e poi diventati internazionali con sedi e collaborazioni a Bordeaux, Napa Valley, South Africa, UK, Ungheria …. Fino a vincere, nel 2018, il Premio internazionale OIV 2018 nella sezione Viticultura.

Collisioni-CristinaNonino-Fiammetta-Mussio

Collisioni-CristinaNonino-Fiammetta-Mussio- Carlo Gardini- Violante Cinelli Colombini

Del resto Marco Simonit comunica con il suo stesso aspetto, con i capelli tutti bianchi, la bellezza, gli abiti rural chic e l’autoironia che lo fanno sembrare una rock star e non un contadino.

NONINO E NANNONI LA GRAPPA NOBILE

Nonino e Nannoni hanno innovato in modo diverso ma sono importanti entrambe nella trasformazione della grappa da bevanda povera in distillato di lusso.
Il I° dicembre 1973 Giannola Nonino, insieme a suo marito Benito, creano la prima grappa monovarietale, la Grappa Cru Monovitigno Picolit. E’ l’inizio di una rivoluzione che nobilita la grappa portandola in ristoranti stellati a un prezzo alto e con un packaging distintivo costituito da piccole ampolle chiuse da un tappo argenteo. Una rivoluzione che fu sostenuta da Luigi Veronelli e da una comunicazione geniale. Il prestigio è fatto di coerenza, tenacia e di tanti piccoli gesti: ricordo che quando la Nonino accettò di partecipare a una degustazione delle Donne del Vino a Vinitaly le sorelle Cristina, Antonella, Elisabetta e

Nannoni -Priscilla Occhipinti gli innovatori del vino italiano

Nannoni -Priscilla Occhipinti gli innovatori del vino italiano

Francesca Nonino chiesero un rigore estremo nella temperatura di servizio e nell’uso dei loro bicchieri. Allora mi arrabbiai ma ora capisco che avevano ragione.
Nannoni ha scelto una strada diversa, quella delle grappe di fattoria. Anche in questo caso l’inizio è nel 1973 quando Gioacchino Nannoni trasforma la sua casa nella Maremma toscana, piena di mobili di antiquariato, in distilleria e produce la sua grappa di Brunello. Da quel momento la distilleria Nannoni diventa l’artigiano capace di trasformare le vinacce fresche delle cantine di pregio in espressioni dei territori di origine. Una scelta che sacrifica il brand, perché sulle bottiglie c’è il nome della cantina, ma ha reso celebre Nannoni come il re delle grappe di fattoria. Oggi l’opera di Gioacchino continua con la sua allieva prediletta Priscilla Occhipinti, Maestro Distillatore di straordinario talento, donna generosa intelligente e gentile che, con i distillati a marchio proprio, è la più premiata in Italia e forse nel mondo: 210 ori o dopi ori in competizioni internazionali e 9 trofei “acquavite dell’anno”

AMORIM E DIAM LA RIVOLUZIONE DEI TAPPI

Amorim è il più grande azienda del sughero nel mondo, lavora oltre un terzo dell’intera produzione planetaria di sughero e produce quasi 6 miliardi di tappi ogni anno. La sua dimensione ha permesso ad Amorim di investire in ricerca e introdurre tecnologia al fine di alzare enormemente lo standard qualitativo e finalmente di eliminare, sull’intera produzione, il più grande nemico del vino: il TCA Tricloroanisolo cioè la puzza di tappo. https://it.wikipedia.org/wiki/Tricloroanisolo Ho visitato una foresta di querce da sughero e poi una fabbrica di tappi Amorim, lo scorso anno, e devo ammettere di essere rimasta sbalordita dalla cura e dalla tecnologia che viene usata in ogni passaggio comprese le seghe per la decortica che hanno dei sensori per non fare male agli alberi. Nel nostro Paese, dal 1999 c’è Amorim Cork Italia guidata da Carlos Veloso dos Santos che vende 1.300.000 tappi di alta qualità al giorno e costituisce oltre il 10% dell’intero gruppo.

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Se Amorim è il r dei tappi monopezzo, Diam è la regina dei tappi conglomerati. Un tempo i tappi fatti con il sughero tritato erano solo nei vini di livello più basso, poi è arrivata DIAM Bouchange l’azienda francese che ha puntato sulla tecnologia creando dei tappi di alto livello e sfidando i monopezzo più costosi. Nel 2003, il primo colpo grosso, con il procedimento Diamant che toglie al sughero le 140 molecole che possono causare alterazioni nel vino come il perfido TCA, la puzza di tappo. Dieci anni dopo arriva Origine tappo conglomerato fatto solo di componenti naturali perché i corpuscoli di sughero sono tenuti insieme da cera d’api e olio vegetale. Il risultato è che usare tappi Diam diventa una credenziale di qualità e, in Italia, ci sono cantine che lo segnalano persino nei depliant.
Diam vende 2,7 miliardi di tappi l’anno e ha mostrato al mondo come la tecnologia possa andare a braccetto con la natura ma ha un problema: il brevetto del procedimento Diamant che usa la CO2 per estrarre le componenti volatili del sughero, è scaduto e ora tutti i sugherifici possono usare lo stesso sistema.

HELMUTH KÖCHER IL MERANO WINE FESTIVAL

Presidente e fondatore del Merano WineFestival, unico amministratore di Gourmet’s International e The WineHunter, tutto questo è

Walter Massa

Helmuth Kocher ,Walter Massa innovatori del vino italiano.

Köcher era nato nel 1959 in una famiglia dedita all’arte culinaria e, negli anni, ha sviluppato un enorme passione per i grandi vini soprattutto francesi. Nel 1992 inventa una manifestazione mai vista in Italia, che propone ai buyers solo vini di assoluta eccellenza qualitativa: il Merano WineFestival. Per realizzarla Helmuth diventa, The WineHunter letteralmente cacciatore di vini con una costante e instancabile ricerca di bottiglie da sogno. La formula ha un enorme successo e le cantine italiane fanno letteralmente a gara per essere selezionate dalle commissioni di degustazione presiedute da Köcher. Il successo è tale che il Merano wine Festival diventa un appuntamento obbligatorio per importatori e operatori soprattutto provenienti dai mercati di lingua tedesca. Il WineHunter comincia a pensare che la Kurhaus nel cuore di Merano, sia insufficiente a ospitare tutti i wine lover che desiderano partecipare alla sua degustazione. Per questo viene nel mio ufficio di assessore al turismo del Comune di Siena chiedendomi di aiutarlo a creare, nella città del Palio, una replica della degustazione meranese. Il sindaco si nostra contrario e il progetto decade fino al 2015, quando Stefano Bernardini, Presidente della Confcommercio di Siena, riesce dove io avevo fallito e nasce Wine&Siena degustazione di vini e cibi eccellenti nel palazzi storici cittadini.

Roberta Garibaldi-I°-Rapporto-turismo-enogastronomico

Roberta Garibaldi novità sul turismo enogastronomico

ROBERTA GARIBALDI E IL TURISMO ENOGASTRONOMICO

Il mio primo incontro con Roberta Garibaldi risale a sette anni fa a Suvereto grazie a Filippo Magnani patron dell’agenzia di super winery tours “Fufluns”. In quel momento non mi fece una grande impressione anche se lei aveva già messo le basi dei suoi studi successivi <<92% dei viaggiatori usa foods and wines per arricchire l’esperienza del viaggio>>. Successivamente abbiamo mantenuto i contatti e mi è venuta a trovare due volte alla fattoria del Colle. Parlando direttamente ho capito l’enorme talento di Roberta Garibaldi professore di Tourism Management all’Università degli Studi di Bergamo e Presidente del Comitato Turismo del OECD (OCSE). Ha scritto 22 libri e soprattutto un rapporto annuale sul turismo enogastronomico in Italia. Fin qui si tratta di cose abbastanza normali per un professore universitario, quello che invece crea un orizzonte nuovo è il modo di lavorare e comunicare le sue ricerche. Roberta è veloce e fornisce dati freschi. Coinvolgendo enti e istituzioni riesce a finanziare indagini di ampio respiro che forniscono istantanee del turismo enogastronomico in evoluzione. Dati spesso parziali ma capaci di far emergere dalla nebbia un segmento che da solo vale il 17% del movimento turistico italiano e rafforza l’attrattività di spiagge, città d’arte, termale… Anche in qualità di Amministratore Delegato di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo, la Garibaldi ha portato nuove idee e il progetto di un piano strategico sul turismo enogastronomico. Servirebbe da regia per trasformare la buona volontà di tanti imprenditori e amministrazioni locali in una squadra italiana in grado di competere meglio a livello internazionale e procedere secondo un percorso capace di creare migliori ricadute sui territori.