Fabrizzi e Gigli a San Felice in occasione della festa dei fiori all’epoca di Mary Quant negli anni 70

MARY QUANT A SAN FELICE IN CHIANTI

Fabrizzi e Gigli a San Felice in occasione della festa dei fiori all'epoca di Mary Quant negli anni 70

L’INVENTRICE DELLA MINIGONNA MARY QUANT ORGANIZZO’ UNA SFILATA DI MODA A SAN FELICE IN CHIANTI ROMPENDO GLI SCHEMI E PORTANDO LA PASSERELLA IN MEZZO ALLE VIGNE

 

sfilata di moda dei Mary Quant a San Felice negli anni 70

sfilata di moda dei Mary Quant a San Felice negli anni 70

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

Ci sono luoghi del vino italiano con storie straordinarie, uno di questi è San Felice a Castelnuovo Berardenga, in Chianti Classico. La prima notizia è del 714 Dopo Cristo e riguarda il baptisterium sancti Felicis ma, come avveniva quasi sempre, la chiesa cristiana medioevale sorge su un precedente insediamento tardo antico, come provano le due colonne di epoca romana che sorreggono l’arco dell’attuale presbiterio. La Chiesa che vediamo oggi, su progetto dell’architetto Fantastici, fu realizzata nella prima metà del Novecento.

 

 

SAN FELICE UN HOTEL DI LUSSO E UNA CANTINA REPUTATISSIMA, IN UN BORGO CON 1300 ANNI DI STORIA

 

Come è ben noto agli appassionati di vino, San Felice è una delle cantine più reputate del Chianti Classico ma ha anche una storia recente straordinaria che viene raccontata da Giovanna Morganti figlia di Enzo, storico direttore tecnico di San Felice e padre, nel 1950, del Vigorello antesignano di quei vini IGT noti nel mondo con il nome di Supertuscan. 
Oggi il Borgo di San Felice appartiene alle assicurazioni Allianz e dal 1991 è un albergo di lusso Relais & Châteaux.

Fabrizzi e Gigli a San Felice in occasione della festa dei fiori all'epoca di Mary Quant negli anni 70

Fabrizzi e Gigli a San Felice in occasione della festa dei fiori all’epoca di Mary Quant negli anni 70

Tornando indietro di cinquant’anni con la voce di Giovanna Morganti scopriamo un passato prossimo pieno di sorprese interessatissime e un modello sociale e educativo molto particolare << tutti i bambini giocavano in piazza, la merenda si faceva da una nonna piuttosto che da un’altra, c’era molta vita comunitaria. C’era una scuola elementare che serviva per tutti i bambini degli operai… Diciamo un modello sociale eccezionale. In più, c’era questa voglia di crescita, anche con tutti gli errori del momento […] però c’era una grande voglia di far crescere questa terra e di dare dignità alla gente che ci lavorava>>. Qualcosa di straordinario per quegli anni che sono invece contraddistinti da un crollo demografico delle campagne, con la fuga verso le città e l’industria. I prezzi dei terreni agricoli in Toscana erano bassissimi e c’era un massiccio arrivo di famiglie sarde con i loro greggi, di marchigiani, campani, siciliani attratti dalla prospettiva di comprare 4 poderi con i soldi ricavati, vendendone uno nelle loro regioni d’origine.

 

SAN FELICE NEL 1970 E LA SFILATA DI MODA DI MARY QUANT

 

San Felice viene acquistato dalla stilista di moda più famosa del Regno Unito e forse del mondo, Mary Quant inventrice della minigonna. La geniale e innovativa stilista porta un vento nuovo a San Felice. Viene organizzata la Festa dei Fiori con un mix di tradizione -il carro dei buoi – e di glamour. Ci sono ospiti importanti come l’attore Aldo Fabrizi e il giornalista e conduttore televisivo Silvio Gigli c’è una sfilata di moda con mini e maxigonne che vanno in passerella in una situazione da festa campestre. Un gioco di contrasti, trasgressivo e molto british che richiama il concerto dei Beatles sul tetto dell’Apple Records a Londra nel 1969.
Due episodi che, uscendo dagli schemi, hanno cambiato il costume nel mondo intero. Portando la passerella della sua moda rivoluzionaria in campagna, Mary Quant rompe il format che vuole le sfilate in luoghi eleganti di città. Un modo per strizzare l’occhio ai figli dei fiori e al nuovo vento di libertà che soffia nelle università e fra gli intellettuali di tutto il mondo ma anche un contributo decisivo al mito della Toscana come destinazione turistica. E’ infatti in quegli anni che il Chianti Classico si ripopola di inglesi e viene ribattezzato Chiantishire come fosse una contea britannica. Il 5 settembre del 1968 il “New York Herald Tribune” certificava la nuova moda dell’upper class: <<In Europa è oggi in gran voga un rustico nel Chianti convertito in residenza, e non solo per le vacanze>>.
Ecco che la storia di San Felice entra da protagonista nella storia del Novecento e ci fa scoprire che una parte del cambiamento di civiltà e costume avvenuto negli ultimi cinquant’anni è iniziato proprio qui, in mezzo alle vigne toscane.