Salvatore-e-Wanda-Ferragamo

Wanda Ferragamo la regina delle scarpe

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La donna che ha guidato la Ferragamo per 58 anni trasformandola in una multinazionale quotata in borsa. Diceva <<io non ho fatto niente è tutto merito di Salvatore>>

 

Salvatore-e-Wanda-Ferragamo

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di Donatella Cinelli Colombini

Ho incontrato “Magic Wanda” un paio di volte, a Firenze, in occasione di eventi dove io svolgevo il ruolo di paggio – accompagnatore di mia madre Francesca. La Signora Wanda era un mito di livello internazionale e faceva parte, con Marisa Bellisario e poche altre, dell’avanguardia femminile nelle stanze dei bottoni.
Di recente ho condiviso con sua figlia Giovanna la presenza nel Consiglio di Reggenza della Banca d’Italia a Firenze – intelligente e misurata lei, impulsiva e agitata io – e Giovanna mi ha regalato la biografia di Wanda Ferragamo spiegandomi <<è scritta da mia nipote Ginevra Visconti, quindi è un racconto, da dentro la famiglia. Per questo ha un contenuto più intimo, più profondo>>. Devo confermare, nessun scrittore, per quanto bravo, avrebbe portato il lettore nella casa e nella famiglia Ferragamo con la stessa autenticità, cogliendo anche i dettagli. <<Mia madre era una donna forte>> mi ha detto Giovanna <<non potevi andare da lei a piangere>> e io che ho avuto una madre dello stesso tipo, ho sorriso.

 

SALVATORE FERRAGAMO IL CALZOLAIO DEI SOGNI

Wanda-Ferragamo

Wanda-Ferragamo

Wanda ha sposato Salvatore Ferragamo quando lei aveva 18 anni, lui 42 ed era già una leggenda. Provenivano entrambi dal paese di Bonito in Campania << a Wanda che ho cercato in tutto il mondo ed ho trovato nel paese natio>> è la dedica nell’autobiografia di lui. Salvatore aveva imparato a realizzare le scarpe in quel paesino, un mestiere umile che lui trasformò immediatamente in arte e in impresa. A 14 anni aveva un laboratorio con negozio dove lavoravano sei dipendenti, a Napoli. A 17 decise di raggiungere i fratelli più grandi in America e si imbarcò. All’arrivo a New York la sorella, che era andata a prenderlo al porto, non lo riconobbe ma lui riuscì comunque ad arrivare a casa sua a Boston da solo. Rifiutò di lavorare in una fabbrica di scarpe e andò in California dove un altro fratello stirava gli abiti di scena per il cinema. Si fece un nome realizzando stivali da cowboy su misura e risolvendo un problema per gli attori << con stivali come i tuoi il Far West sarebbe stato conquistato prima >> gli disse Cecil DeMille. Da questo rapporto nasce la produzione di scarpe su misura per le star del cinema. Ma Salvatore Ferragamo va più a fondo. Frequenta da auditore (lui aveva fatto solo le scuole elementari) i corsi universitari di medicina per capire l’anatomia del piede e scopre che tutto il peso del corpo va a finire sull’arco plantare.

Tà-La vita di Wanda Ferragamo

Tà-La vita di Wanda Ferragamo di Ginevra Visconti

Questa è la vera chiave del futuro successo: inventa e brevetta (1921) un arco rinforzato che permette di distribuire il peso del corpo sull’intero piede e realizza scarpe molto belle e insieme molto comode. Ha 23 anni ed è già il primo “calzolaio” del mondo. Nel 1923 apre l’Hollywood boot shop per i ricchi californiani desiderosi di avere le stesse scarpe dei divi del cinema. I suoi amici sono Juan Crawford, Gloria Swanson e Rodolfo Valentino. Il problema è che non trova artigiani capaci di realizzare le sue scarpe. Per questo decide di tornare in Italia per cercarli. Li trova a Firenze e decide di mettere in questa città la sua produzione di calzature di lusso. Arriva la crisi del 1929 e l’economia del mondo va in depressione. Salvatore fallisce ma poi si rimette in piedi e affronta una dietro l’altra le difficoltà degli anni successivi: l’isolamento italiano causato dal fascismo, la penuria di materie prime dell’autarchia … Ma lui è un genio creativo e scartando una caramella gli viene l’idea di sostituire il pellame pregiato, che non riesce più a trovare, con striscioline di cellophane intrecciato con fili dorati e argentati. Una tecnica usata ancora oggi.

 

SALVATORE E WANDA FERRAGAMO. L’INCONTRO E IL MATRIMONIO

Nel 1938 le scarpe di Salvatore Ferragamo prodotte in Palazzo Spini Ferroni, sul lungarno fiorentino, arrivano alla clientela più prestigiosa del mondo. Abita in una enorme villa sulle colline di Fiesole, Il Palagio, e ha un’altra villa a Forte dei Marmi e ora vuole una moglie per condividere il suo successo. Come da tradizione torna nel paese natale di Bonito e come è tradizione va dallo zio Prete. Da lui incontra il sindaco e medico del paese e poi, a casa di lui, la figlia Wanda. E’ un colpo di fulmine e comincia a corteggiarla. Lei gli manda una cartolina <<Pensando a te Wanda Miletti>>. Salvatore capisce di averla conquistata. Vincendo la resistenza del padre, la sposa vestito in tight, con una cerimonia fastosa, il 9 novembre 1940 nella chiesa di Santa Lucia a Napoli. Lo stile di vita di Salvatore Ferragamo e successivamente anche quello di Wanda è sempre stato improntato sull’eleganza: vestiti, auto, case …. Persino gli oggetti della vita quotidiana sono lussuosi. Quando Wanda arriva a Firenze si trova a dirigere una villa con 12 persone di servizio ed è forse proprio questa esperienza che le consente di prendere in mano le redini della Ferragamo quando Salvatore muore, dopo una breve malattia, nel 1960. Wanda ha 38 anni e sei figli, la più grande di 19 anni e il più piccolo di 3. La Ferragamo produce a mano, su misura, le migliori scarpe del mondo e ha 10 negozi sparsi nel mondo. Prima di morire Salvatore scrive <<ci sono molte cose da fare e mi occorre il tempo per realizzarle. Se non mi sarà possibile farlo con questo corpo, sarà fatto con un altro>> con il corpo dell’amatissima Wanda.

 

MAGIC WANDA E LA RICCA SIGNORA FERRAGAMO DIVENTA LA LADY DELL’ITALIAN FASHON

Wanda trasformerà la Ferragamo in una impresa che produce in serie le migliori scarpe del mondo oltre a borse, abiti, foulard venduti in 250 negozi sparsi in 45 Paesi.
Leggete “Nel libro Rosso di Tà – La vita di Wanda Ferragamo” (Electa pp. 263 € 24) scritto da Ginevra Visconti, per imparare a vivere e a fare impresa. C’è anche una mostra su di lei a Palazzo Spini Ferroni a Firenze fino a settembre. Wanda ci dà una lezione superiore a ogni manuale di management universitario. Insegna che serve un mix di affetto e disciplina, incoraggiamento e rigore. Insegna che bisogna guardare con il cannocchiale e non con la lente di ingrandimento che sposta l’attenzione sui dettagli, infatti la cosa fondamentale sono gli obiettivi lontani (i sogni) pur curando i particolari che rendono straordinario un prodotto o un punto vendita. Insegna che la creatività, è indispensabile, ma non basta senza una rete distributiva che porti i prodotti al target di riferimento. Importantissima la lazione sul modo di creare una squadra evitando gelosie e incoraggiando ciascuno ad eccellere in modo diverso. In questo modo è riuscita a tenere tutti i figli in azienda e a farli andare d’accordo. Delegare, lasciare spazio alle creatività, ma controllare. Solo la parte Amministrativa (Wanda scrive sempre Azienda e Amministrazione con la lettera maiuscola) viene sempre tenuta da un membro della famiglia con la piena fiducia degli altri e con l’obbligo di creare riserve per i momenti difficili. Cercare il proprio equilibrio interiore, essere retti (una dei suoi scritti si intitola “com’è bello essere per bene”), mettere la cultura prima dell’economia, avere fede in Dio e ringraziarlo costantemente.
Trasforma anche le figlie in stiliste e manager di successo ma, quando la primogenita Fiamma ventenne va a Londra da sola per incontrare i giornalisti, la fa dormire in convento.

 

L’EPISTOLARIO DI WANDA FERRAGAMO I LIBRI ROSSI DI TA’

Per trasmettere questi principi Wanda Ferragamo crea un epistolario. I 23 nipoti ricevono delle custodie rosse in cui tenere i messaggi. Sono i libri rossi di Tà a cui fa riferimento il titolo del libro. Lettere o le note scritte arrivano anche ai dirigenti dell’Azienda Ferragamo e ai grandi del mondo che sempre le rispondono. Un modo inconsueto, forse desueto di dialogare che fa pensare a Santa Caterina e al suo epistolario con il Papa e i Re. Sta di fatto che, grazie al suo carisma, funziona. Tutti leggono con attenzione quello che scrive.
A voi manager o futuri manager, che andrete a vedere la mostra e poi leggerete il libro su Wanda Ferragamo suggerisco di tenere bene a mente quello che è scritto a pagina 209. Con parole semplici e grande senso pratico insegna come essere buoni leader mettendo le parole di Papa Francesco in termini aziendalistici <<educare non è riempire dei vasi ma accendere fuochi>>.

Wanda Ferragamo è morta il 19 ottobre 2018 all’età di 97 anni.