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Turismo dei panorami agricoli: come farlo rendere

Secondo la fondazione FICO ogni Euro investito nel paesaggio rurale ne genera 3 nel business agricolo e, a mio avviso, anche nel turismo

Turismo-dei-panorami-Valdichiana2

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il paesaggio rurale può diventare una superstar capace di dare slancio all’agricoltura e al turismo rurale, per questo la Fondazione FICO di Bologna (Eataly) ha proposto un manifesto finalizzato a difenderlo dando seguito alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 firmata da 39 Paesi Europei a esclusione della Germania.  Ecco che la Fondazione FICO riparte facendo sottoscrivere un impegno all’agricoltura sostenibile che serva anche a mantenere il paesaggio storico e limitare i rischi idrogeologici innescati dal suo abbandono. Il Ministero ha censito 119 paesaggi agricoli da tutelare per un totale di 119 mila ettari (la Fattoria del Colle è all’interno di uno di essi dedicato all’olivo).

PAESAGGIO RURALE E CEMENTIFICAZIONE

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Ripartire da azioni concrete sulla loro valorizzazione non è un’impresa da poco perché l’ Italia, dal 1960 ad oggi, ha perso 8,5 milioni di ettari agricoli cioè una superficie pari a Piemonte e Lombardia, mentre la superficie coltivata si è ridotta a 12,5 milioni di ettari. Questo perché zone poco abitate  e con agricoltura più difficile tendono all’abbandono. Il turismo del paesaggio può essere la carta vincente per questi territori se viene collegato al turismo lento (trekking e biciclette) ai soggiorni e al consumo di specialità agroalimentari tipiche.

Non è facile ma è fattibile con interventi di legge che pianifichino promozione, valorizzazione e tutela. Serve mettere in campo, insieme ad azioni di marketing e a investimenti strutturali che incentivano la nascita di attività agricole e turistiche, anche il contrasto alla cementificazione. L’Italia è fra i cinque Paesi più costruiti  d’Europa con 2,1 milioni di ettari che ogni giorno crescono di altri 15 ettari cementificati.

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LA RIPETIZIONE DEGLI EVENTI IN CANTINA E LA LORO COMUNICAZIONE

Gli eventi di comunicazione e marketing nelle cantine turistiche posso essere molto grandi o molto ripetuti ma esistono solo se sono ben comunicati

di Donatella Cinelli Colombini

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Riproporre la stessa iniziativa e con qualche variazione, in modo che non sembri stanca e vuota di significati, è indispensabile per radicarla come rafforzativo del brand e della destinazione.

LA RIPETIZIONE DEGLI EVENTI: VENDEMMIA NOTTURNA A DONNAFUGATA

E’ in caso della vendemmia notturna di Donnafugata che si ripete ogni anno come un rito agreste e che il 10 agosto 2018, in occasione della ventunesima edizione, si è arricchita della proiezione di immagini e della musica del Quiet Ensemble. I wine lovers che partecipavano a Calici di Stelle, hanno vissuto un momento unico e emozionante che rispecchia la passione vignaiola e la ricerca di qualità nelle uve che anima la famiglia Rallo.
Ogni evento viene copiato. Gli imitatori, possono investire di più tentando di superare il creatore dell’evento, oppure, spesso,

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banalizzano e impoveriscono i significati della proposta capofila. Per arginare questo problema è indispensabile puntare su cose fortemente collegate a luoghi e persone in modo da risultare difficilmente replicabili.

L’EVENTO ESISTE SE E’ COMUNICATO

<<L’albero che cade nella foresta non fa rumore>> cioè nessuno ne parla. Lo stesso albero che cade sulla vetrata dello studio ovale del Presidente USA diventa una notizia mondiale nel giro di pochi secondi. Quini non è l’evento in se, ma la quantità e qualità di comunicazione che lo riguardano, a fare la differenza.
In modo diverso, lo stesso principio è applicabile agli eventi delle destinazioni enoturistiche. L’azione degli uffici stampa con i comunicati, gli inviti, l’invio di foto, video, omaggi … va combinata con il web marketing esterno e interno all’azienda: blog, house organ, club, canali social … Un investimento economico, anche piccolo aumenta sensibilmente la visibilità on line.

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EVENTI IN CANTINA: MEGLIO SOLI O INSIEME AD ALTRI?

<<Il turismo è uno sport di squadra>> da soli, in un comparto mondiale da 1.300 miliardi di Dollari, è praticamente impossibile essere visti

Orcia-press-tour-2018-visite-in-cantina

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Per questo, soprattutto le piccole cantine, devono lavorare in gruppo facendo massa critica. Vedere i vicini come alleati e non come concorrenti è il prerequisito per un piano di marketing turistico di successo. L’altro elemento indispensabile è la scelta di una proposta inedita -direi quasi sorprendente- e coerente con il territorio, vino e il target di quest’ultimo.

DOC ORCIA STRATEGIA DI SUCCESSO – EVENTI IN CANTINA E NON SOLO

Desidero citare, come esempio, uno dei progetti che ho creato: riguarda la Doc Orcia, denominazione nata nel 2000 fra i territori del Brunello e del Vino Nobile di Montepulciano in una zona che, dal 2004, fa parte del patrimonio dell’Umanità Unesco per il paesaggio agricolo che, nei secoli, ha assunto una straordinaria armonia. L’area registra ogni anno circa un milione di pernottamenti e riceve un numero altrettanto

Orcia-press-tour-2018-visite-in-cantina

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grande di escursionisti. Questi visitatori sono il principale obiettivo commerciale della DOC Orcia, quasi un “mercato d’esportazione sotto casa” perché composto, nella stragrande maggioranza, da wine lovers stranieri. Il filo conduttore dell’azione è stato il claim “Orcia il vino più bello del mondo” in diretto riferimento all’area di produzione. Le cantine hanno realizzato, in mezzo alle vigne, dei belvedere attrezzati con sedili e spiegazioni in due lingue, diventando “Cantine con vista”. Questo aggiunto a eventi sul territorio, mappe, depliant, bicchieri per l’assaggio dell’Orcia, press tour, degustazioni e cantinette climatizzate con display in cui scorrono le fotogallery del vino e del territorio (verranno posizionati in enoteche e ristoranti), … ha consentito alla DOC Orcia di acquisire un’identità propria distinguendosi dalle aree viticole vicine e facendosi spazio nel mercato locale. La richiesta del vino e delle visite in cantina è aumentate visibilmente insieme alla qualità dei vini.

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Vino italiano: pochi sanno da dove viene, escluso il Brunello

Fra le 45 regioni viticole conosciute dai consumatori USA solo 5 sono italiane: Toscana, Sicilia, Chianti, Prosecco e Piemonte

vino-italiano-in-USA-San-Francisco - Biondivino - Brunelli in esposizione

vino-italiano-in-USA-San-Francisco – Biondivino – Brunelli in esposizione

Di Donatella Cinelli Colombini

L’indagine sulla riconoscibilità dei distretti vitati, è di Wine Intelligence ed ha riguardato statunitensi che bevono vino almeno una volta al mese. Per chi giudica troppo saltuario questo consumo è giusto precisare che nel mondo 108 milioni di persone bevono vino una volta all’anno, 84.000.000 una volta al mese e 61 milioni ogni settimana. Per questo, la scelta di consumatori “mensili” appare rappresentativa di un enorme numero di bevitori.

WINE INTELLIGENCE SULLA RICONOSCIBILITA’  DEI DISTRETTI VITICOLI

Ed ecco i risultati: fra le 45 regioni del vino più conosciute troviamo al primo posto Napa

Huston-seminario-sul-Brunelo-ai-clienti-USA

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Valley e al secondo la Toscana indicata dal 60% degli intervistati. Seguono la Sicilia e il Chianti pari merito al 9° posto, seguite dal Prosecco 13° con il 36% di risposte positive e il Piemonte conosciuto solo dal 22% del campione.
Il confronto con la Francia è sconfortante; infatti se le regioni USA sono le più conosciute dai connazionali, 18 di quelle d’oltralpe sono state indicate fra le 45 più conosciute.
Situazione simile nell’indagine riguardante i consumatori tedeschi. In questo caso le zone viticole più conosciute sono 42 e il campione degli intervistati è ancora quello di chi beve vino almeno una volta al mese (27,5 milioni di tedeschi). Prima posizione per Bordeaux seguita da ben 12 regioni francesi del vino. I distretti viticoli italiani presenti nella lista sono 5 con il Chianti al 10° posto (65% di riconoscibilità) seguito da Prosecco, Trentino, Sicilia e Piemonte.

La lezione di Costellation: via dai vini commodity

Costellation Brands vende a Gallo Winery 30 cantine senza i vigneti. Gallo diventa il maggiore acquirente di uve del mondo. Cosa insegna questo accordo

Costellation Brands portafoglio

Costellation Brands portafoglio

Di Donatella Cinelli Colombini

La notizia è talmente importante da leggerla nel “The Wall Street Journal” e la cifra è impressionante: 1 miliardo e settecento milioni per la cessione di 30 marchi di vini del segmento commodity, quello che generalmente è esposto nello scaffale più in basso del supermercato. La lista comprende alcuni dei più noti negli Stati Uniti: Ravenswood, Black Box, Clos du Bois, Estancia, Franciscan, Wild Horse e Mark West.

Gallo Winery un mare di vino

Costellation Brands

Costellation Brands

Gallo, l’acquirente, è il numero uno nella classifica dei wine brand più forti del mondo con 900 milioni di bottiglie all’anno cioè tre volte di più del secondo classificato, il cileno Concha y Toro. La famiglia Gallo ha un business concentrato sui vini e una enorme forza su tutti i ripiani dello scaffale da quello super premium alle confezioni più povere e meno qualificate.
L’acquisto delle cantine Costellation rinforza la gamma nel gradino più basso, quello delle bottiglie primo prezzo e trasforma Gallo nel primo acquirente di uve del mondo perché i 30 brands sono stati venduti senza vigneti.

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Cantine aperte nel segno di Leonardo da Vinci

Cantine aperte 2019, al Casato Prime Donne, propone un percorso a lume di candela con musiche, cibi dell’epoca di Leonardo e grandi Brunello e Chianti

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Cantine-aperte-2019-Casato-Prime-Donne

Nella cantina del Casato Prime Donne illuminata dai candelieri ascoltando le musiche del tardo Quattrocento con un calice di Brunello in mano e qualche cibo rinascimentale. Donatella Cinelli Colombini ha voluto dedicare Cantine aperte 2019, nella sua azienda di Montalcino, al genio toscano Leonardo da Vinci di cui ricorrono i cinquecento anni dalla morte.
Leonardo possedeva una vigna a Milano poco lontano da Santa Maria delle Grazie dove dipinse il Cenacolo. Nel 1515 scrisse le regole per la corretta produzione enologica e attribuiva al vino un ruolo quasi spirituale “Il vino, il divino licore dell’uva” . A Leonardo si attribuiscono l’ideazione del decanter e del ricolmatore per impedire il contatto fra l’aria e il vino delle botti.

PROGRAMMA DI CANTINE APERTE

<<L’itinerario in cantina, a lume di candela gustando grandi vini, musiche e semplici cibi di ispirazione rinascimentale sarà divertente anche se

Cantine-aperte-2019-CasatoPrimeDonne-Montalcino

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è costruito su solide basi culturali >> dice Violante Gardini, la Cinellicolombini Jr che guida il Movimento del turismo del vino della Toscana e organizza la giornata dell’enoturismo in tutta la regione.
Visite guidate alle 11, 13, 15 e 17 da prenotare in anticipo  al numero 0577 849421 (18€ a persona per le 4 visite guidate e visite informali con piccolo assaggio dalle 11 alle 18).  All’ingresso i visitatori riceveranno un calice di cristallo e la richiesta di silenziare i telefoni per godersi le sensazioni auditive, visive, olfattive e gustative che rimandano a un passato lontano. Prima sosta nella tinaia per immergersi nell’atmosfera medioevale di Montalcino con immagini suoni e musiche assaggiando Chianti Superiore accompagnato da pane fatto in casa condito con olio 2018.

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COME VALUTARE IL RISULTATO DEGLI EVENTI IN CANTINA

Gli eventi destinati a promuovere l’enoturismo devono portare visitatori e business in cantina. Il solo ritorno di immagine non basta anche se rafforza il brand

Vino e arte Cappella del Barolo di David Tremlett e Sol LeWitt,

Vino e arte- Ceretto- Cappella del Barolo di David Tremlett e Sol LeWitt,

Di Donatella Cinelli Colombini

Torniamo a parlare strettamente degli eventi che servono a promuovere il turismo in cantina lasciando da parte quelli, per altro importantissimi, che riguardano soprattutto il brand o i vini.
Per valutare il risultato di un evento destinato a promuovere l’enoturismo bisogna misurare l’aumento dei visitatori o, ancora meglio, delle vendite dirette in cantina. Quasi sempre tali iniziative accrescono anche la fama e il prestigio del brand e hanno quindi un effetto tonico sull’insieme del business aziendale. Tuttavia è bene essere quanto più possibile obiettivi e non lasciarsi trascinare dalla bellezza dell’evento e dal suo impatto mediatico valutando invece l’effettivo risultato economico.

CONCRETEZZA: VALUTARE CON OBIETTIVITA’  I RISULTATI

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Inaugurazione-Antinori-cantina-del-Chianti-Classico-eventi in cantina

Cito, a titolo di esempio le infrastrutture create da Bruno Ceretto nelle sue cantine e nei suoi vigneti: la Cappella del Barolo di Sol Lewitt e David Tremlett del 1999, Il Cubo del 2000, l’Acino del 2009 e nel 2017-2018 le mostre dedicate a artisti contemporanei di fama internazionale che hanno creato un indotto culturale e turistico diretto ad Alba nell’area della sua produzione enologica dove ovviamente ha sede la produzione Ceretto.

NON DISDEGNARE I PICCOLI EVENTI

In questo senso vanno presi in seria considerazione anche iniziative più piccole, meno glamour e più direttamente rivolte a stampa e operatori del settore. A volte gli esiti sono persino superiori a iniziative molto costose. Ricordo la visita di un gruppo di blogger specializzati in viaggi del vino, organizzata da un’agenzia di incoming nella mia cantina di Montalcino. Un piccolissimo evento, con un brunch spartano a base di zuppa di pane e formaggi tipici che ha suscitato articoli su importanti quotidiani esteri e una catena di pubblicazioni on line attirando l’interesse di agenzie di winery tour e molti wine lovers. Questa è la tattica scelta anche dal Movimento Turismo del Vino Puglia con frequenti press tour e ispections di agenzie turistiche. Le cantine ospitano giornalisti, blogger o buyer facendo sperimentare direttamente la propria proposta e le proprie specificità. Gli eventi sono quindi piuttosto semplici e spesso ripetuti più volte ma hanno consolidato l’enoturismo pugliese.

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Gli eventi dell’enoturismo

Eventi in cantina: ecco quelli destinati a promuovere l’azienda del vino come wine destination facendola conoscere a operatori turistici e stampa

eventi-in-cantina-Cantine-aperte

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Di Donatella Cinelli Colombini

L’ hanno chiamata festivalizzazione ed è la trasformazione dell’offerta culturale in una moltitudine di eventi di grande impatto mediatico che ha avuto il suo culmine intorno al 2010 ed da spostato risorse e attenzione dall’offerta stabile a quella effimera.
Nel vino sta succedendo la stessa cosa con un proliferare di appuntamenti che non ha eguali nel passato. Il caso più eclatante sono le anteprime dei vini nate a Montalcino nel 1992 e poi divenute un must annuale per tutte le denominazioni più importanti.
Cantine, consorzi, Amministrazioni Regionali propongono eventi sempre più grandi, più costosi e purtroppo più simili. Una corsa ad apparire che ha finito per avere un effetto cannibale e offre ritorni di immagine e di vendite, ormai, decisamente deludenti.

Eventi-in-cantina-Calici-di-stelle-Fattoria-del-Colle

Eventi-in-cantina-Calici-di-stelle-Fattoria-del-Colle

Diventa dunque importante, soprattutto per le cantine piccole o medio piccole, seguire una strategia rigorosa senza sentirsi fuori gioco in una corsa al gigantismo, al lusso e alla spettacolarizzazione che qualche volta è più un’espressione di vanagloria che di serio marketing.

EVENTI: COERENZA CON L’AZIENDA, I VINI E IL TERRITORIO

Gli eventi servono per richiamare l’attenzione sull’offerta permanente della cantina e per portarla al successo. Tanti anni fa il Professor Fabio Taiti mi disse <<esistono gli eventi meteorite, eclatanti ma estranei ai flussi turistici esistenti, e eventi cometa che formano una scia attaccata alla stella cioè alla destinazione turistica. I primi danno più svantaggi che benefici mentre i secondi aumentano il business>> La definizione è adatta anche al turismo del vino: gli eventi che accrescono e qualificano i flussi verso le cantine sono coerenti con al loro offerta permanete e la rendono più visibile aumentando i visitatori e il business. Sono insomma un’espressione eccellente di ciò che gli enoturisti trovano sempre. Immaginiamo un’azienda che fa creare dei biscotti salati per il suo migliore Barolo da una star di prima grandezza come Madonna. La presentazione dei salatini con la celebre cantante vestita da chef avrebbe una risonanza mondiale ma la prospettiva di assaggiare i biscottini salati con il Barolo potrebbe essere un motivo di attrazione verso quella cantina.

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Sommelier e enoturismo un matrimonio d’amore

Il Presidente dei Sommelier AIS Maietta ha dedicato al turismo la giornata nazionale 2019 della Cultura del vino e dell’olio aprendo nuovi orizzonti professionali 

Di Donatella Cinelli Colombini

Giornata-dei-Sommeier-al-Castello-di-Brolio

Giornata-dei-Sommeier-al-Castello-di-Brolio

Io ho partecipato alla giornata dei Sommelier in Toscana, al Castello di Brolio, rinunciando all’invito in Sicilia del mio amico Camillo Privitera e all’inaugurazione delle nuove sale di Vini e Capricci a Gozo-Malta. La data era la stessa e i Sommelier toscani mi avevano “prenotata” per primi.
L’argomento era ghiotto per me: sommelier e turismo.
Il momento per fare il punto sul turismo del vino e sulle sue prospettive, davanti a un centinaio di “narratori del vino” ai delegati provinciali AIS e ai responsabili della Regione Toscana.

TURISMO DEL VINO FRA OPPORTUNITA’ E SALVAGUARDIA

Francesco-Ricasoli-Castello-di-Brolio-giornata-dei-Sommelier-2019

Francesco-Ricasoli-Castello-di-Brolio-giornata-dei-Sommelier-2019

Il turismo del vino nasce in Italia il 9 maggio 1993, una domenica in cui 100 cantine della Toscana decisero di aprire le porte, tutte insieme, ai visitatori. Oggi è un comparto con un business di 2,5-3,5 miliardi di Euro che comprende vendita di bottiglie, visite, degustazioni, pasti, pernottamenti, winery tours …. A queste attività si aggiunge un indotto enorme e diversificato: dal benzinaio, all’arredo dei punti vendita, alla lavanderia e al fioraio, al notaio, ai matrimoni…. La Toscana è tuttora in posizione leader ma, non è il caso di dormire sugli allori, perché il successo turistico va riconquistato anno per anno, mese per mese. Il turista è un amante infedele, sempre alla ricerca di nuove destinazioni e quindi bisogna sempre proporre qualcosa di nuovo, interessante ma vero. Si vero perché la falsificazione è la vera malattia causata dal successo turismo che porta le destination alla massificazione e poi al

declino. L’antidoto è la professionalizzazione degli addetti e la regolazione dei flussi, puntando più sulla qualità che sulla quantità. Ecco che i Sommelier possono avere un ruolo chiave per innalzare il livello dell’offerta e quindi anche il target dei visitatori. Due settori sono particolarmente adatti a loro. Il primo è quello delle dei winery tour che conducono i piccoli gruppi di wine lovers, soprattutto nordamericani, nei territori del vino. Il secondo, forse persino ancora più bisognoso di personale, è costituito da manager e addetti all’incoming in cantina per gestire visite e degustazioni guidate, creare esperienze e animazioni legate al vino.

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Il mio “vicino” miliardario Alejandro Bulgheroni

E’ uno dei mille uomini più ricchi del mondo, petroliere, possiede vigne in Argentina, Uruguay, a Bordeaux e in Toscana davanti alle mie a Poggio Landi

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Di Donatella Cinelli Colombini

E’ il secondo uomo più ricco dell’Argentina e il 715° più ricco del mondo nelle classifiche Forbes. Un patrimonio personale di 3,1 miliardi di Dollari che supera il PIL di molti piccoli stati. Ha 75 anni ma non li dimostra. E’ piccolo, magro, un bel volto con un sorriso aperto e gli occhi sempre vigili, padre bergamasco, una laurea in ingegneria industrale, sette figli e una giovane moglie deliziosa Bettina che, tuttavia, dopo il matrimonio, gli ha fatto smettere di bere vino.
E’ pieno di energia, ha iniziato a lavorare a 22 anni, affiancando il padre, e poi non ha mai smesso.

Alejandro Bulgheroni miliardario produttore di vino

Alejandro Bulgheroni ha una parte delle sue vigne di Montalcino davanti alle mie del Casato Prime Donne ma io non l’ho mai incontrato fra i filari, benchè lui sia venuto li almeno una volta. L’ho conosciuto all’inaugurazione della sua cantina che è stata battezzata Belvedere per lo spettacolare

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panorama intorno. Una vista mozzafiato nel vero senso della parola con dolci colline di un verde primaverile che danno un’impressione quasi subacquea.

Alejandro Bulgheroni appariva rilassato e felice per l’inaugurazione anche se, a causa della vita frenetica che conduce, la sua familiarità con il luogo era evidentemente molto diversa da quella di un normale produttore con la sua cantina. Per lui il vino è un amore recente, come ha detto ad Alessandro Regoli di Wine News << un percorso iniziato in Uruguay nel 2006-2007, quando ho conosciuto l’enologo toscano Alberto Antonini, che ha fatto crescere in me prima l’interesse e poi la passione>>. Adesso Bulgheroni ha vigneti in Argentina, Uruguay e in Francia a Bordeaux. In Toscana possiede 330 ettari di vigna a Dievole nel Chianti Classico, Poggio Landi a Montalcino e nelle Tenuta le Colonne e Tenuta Meraviglia a Bolgheri per le quali sta costruendo una spettacolare cantina in un’antica cava di pietra abbandonata. 15 milioni di Euro di investimento, in quest’ultima impresa, che si aggiungono ai 120 già spesi nelle tenute esistenti e la promessa di nuove acquisizioni nei prossimi 5 anni <<poi vedremo>> ha detto Bulgheroni.

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L’orto domestico è buono il Prosecco e la fettina no

La nuova logica dell’alimentazione rispettosa dell’ambiente premia cibi e vini che non inquinano con gas, liquami, pesticidi… sotto accusa il Prosecco

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Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una nuova etica del cibo che coinvolge un crescente numero di persone nei Paesi più sviluppati: per salvare il pianeta bisogna mettere nel piatto solo quello che è ecosostenibile. Ecco che gli alimenti che la lunghezza dei trasporti (il famoso km 0) il carbon footprint, l’utilizzo o l’inquinamento dell’acqua … diventano elementi che discriminano ciò che è buono da ciò che è cattivo per l’ambiente.

I CIBI ECO FRIENDLY

Nella lista dei meritevoli ci sono gli alimenti fatti artigianalmente e ancora meglio in casa,

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quelli ottenuti dagli scarti come l’olio prodotto facendo esplodere con il freddo le molecole delle bucce di arancia, sperimentato all’Università di Pisa. Poi ci sono le alternative alla carne di bue come l’hamburger di barbabietola o la carne cresciuta in laboratorio dalle cellule staminali che arriva da Israele, oppure gli insetti, per chi ha lo stomaco di mangiarli. Promosso anche il pesce povero dei nostri mari nella stagione della pesca, i legumi tradizionali che, oltre tutto rigenerano il terreno dove crescono, pere, mele e patate che consumano poca acqua e possono essere prodotti in autentiche oasi naturali.

I CIBI DA RIFIUTARE

Nel banco degli imputati c’è il Prosecco in prima fila. Seguono la carne di bue, i pesci di importazione oppure quelli che impoveriscono le coste come i gamberetti di allevamento, i cereali OCM e coltivati con pesticidi, l’olio di palma presente anche nelle merendine.

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I politici “di vini” che ci piacciono

Il provvedimento sulla cultura, la tutela e la valorizzazione del vino proposto da Renato Brunetta è stato firmato da 109 deputati di tutti i partiti

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Di Donatella Cinelli Colombini

Pochi argomenti riescono a mettere d’accordo i politici italiani che sembrano farsi la guerra su tutto persino dentro la stessa maggioranza e ancora peggio dentro lo stesso partito. Votate all’unanimità le norme del “codice rosso” sul contrasto alla violenza sulle donne come la “revenge porn” e gli sfregi. Ma c’è un altro argomento trasversale che riesce a aggregare consenso al di la degli schieramenti politici: il vino.

Renato Brunetta da ministro a produttore di vino

Esiste un intergruppo parlamentare dedicato proprio al vino che riunisce circa 100 deputati di tutti i gruppi

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Capizucchi -vino-di-Renato-Brunetta

con lo scopo di <<promuovere l’attività enologica attraverso attività sistematiche che vedano crescere la collaborazioni fra istituzioni e imprese>> ha detto il promotore dell’iniziativa e ex ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta.
Da qualche tempo Brunetta ha deciso di coltivare la vigna nella sua tenuta di Capizucchi nell’agro romano dove produce circa 100.000 bottiglie l’anno di Montepulciano-Cabernet Sauvignon e Malvasia del Lazio. Un’ attività per la quale <<si è indebitato fino ai capelli>> ma che ha comportato una svolta, anche psicologica, nella sua vita. Della serie meno economia- spread-rating-banche e più agroalimentare. Ecco che tre dei quattro disegni di legge presentati da Renato Brunetta in questa legislatura riguardano il vino. In particolare introducono l’insegnamento del vino e dell’agroalimentare nelle scuole come materia di educazione civica e sostengono la produzione enologica anche attraverso il contrasto alla contraffazione.

DURATA E ORARIO DELLE VISITE IN CANTINA

La visita delle cantine italiane dura da 20 a 40 minuti. Solo i veri wine lovers desiderano un percorso più lungo. Più richiesta nel pomeriggio

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Di Donatella Cinelli Colombini

La visita della cantina dura, a seconda della dimensione aziendale, da 20 a 40 minuti. Difficilmente si protrae più a lungo, soprattutto per i turisti meno esperti per i quali è anzi meglio abbreviare spiegazioni e visita mentre la voglia di sapere e le domande aumentano con l’aumentare delle competenze nel vino.

Oltre al percorso fra tini e botti, molte cantine propongono anche piccoli musei come quello della Tenuta Bonzara nei Colli Bolognesi oppure delle Cantine Ricasoli allestito nel Castello di Brolio. C’è chi ha dei cimeli da Oscar come Francis Ford Coppola nella sua cantina in California e chi, come la mia fattoria del Colle in Toscana, si sta trasformando in una wine destination con cinque attività al giorno compresa la visita della cantina e della villa cinquecentesca.

Ad ogni modo la durata delle visite non può essere troppo lunga perché la capacità di attenzione dei turisti del vino è ogni anno più

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limitata e perché levare tempo ad assaggi e shopping è assolutamente controproducente.

VISITE SU RICHIESTA OPPURE A ORARIO FISSO

All’inizio dell’attività di accoglienza turistica in cantina ed in bassa stagione le visite avvengono su richiesta adattandosi all’arrivo dei visitatori ma quando i flussi cominciano a ingrossarsi i winery tour devono avere un orario. Questo riduce i costi del personale e permette ai visitatori di organizzare il loro tempo.

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ILLUMINAZIONE E PULIZIA DELLA CANTINA TURISTICA

Illuminazione: i light designer arrivano in cantina. Quanto conta l’igiene per le cantine turistiche? Meglio lo stile asettico o quello nature?  

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Di Donatella Cinelli Colombini

Le luci calde, soffuse che creano suggestione e mostrano agli enoturisti solo le parti più belle della cantina non sono accettabili ai fini antinfortunistici. Per questo molte aziende, soprattutto quelle nate negli ultimi anni, hanno due sistemi di illuminazione: quello a luce forte per lavorare e quello più emozionale per i turisti.

LIGHT DESIGNER E LUCI ANTINFORTUNISTICHE

Ovviamente scale, rampe e altre possibili cause di cadute devono essere sempre ben illuminate ma il resto della cantina può trarre un notevole vantaggio dall’intervento di un light designer che affianchi all’illuminazione adatta a fare ricolmature e travasi, una serie di suggestioni che accrescono il fascino dei sotterranei di Bacco senza tuttavia trasformarlo nella Disneyland del vino. Il rigore è sempre utile nel rispetto della dignità del vino.

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Molto utili sono i sensori e i timer che riducono lo spreco di energia, limitando l’illuminazione ai momenti in cui gli ambienti vengono visitati. Questi sistemi sono particolarmente utili per le bottiglierie antiquarie e i luoghi dove ci sono bottiglie in esposizione, per le quali è meglio ridurre l’esposizione alla luce, oltre alla precauzione di usare luci tenui e colorate.

Ovviamene luci di sicurezza, segnalazione delle vie di fuga sono obbligatorie e utilissime.

ODORI E PULIZIA DELLE CANTINE

Il grande vino si associa all’idea di un rispetto quasi sacrale e di una dedizione maniacale. Concetti che la sensibilità del nuovo millennio coniuga con due diverse interpretazioni: da un lato un ordine asettico quasi ospedaliero e sul lato opposto un tradizionalismo “nature” che in certi casi è quasi il ritorno nelle caverne.

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La Francia limita i consumi di vino

Consumo massimo di due bicchieri al giorno di vino per un totale di una bottiglia e mezzo la settimana. Grande sconcerto fra i bevitori moderati

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di Donatella Cinelli Colombini

Le intenzioni sono buone ma la campagna di comunicazione contro il consumo d’alcol che è stata diffusa in Francia all’inizio di aprile ha creato una gran confusione soprattutto fra i consumatori moderati facendoli << sentire colpevoli>> come ha detto Jérôme Villaret, delegato generale dei viticoltori della Languedoc AC.

I RISCHI DELL’ALCOL

Infatti se è vero che 41.000 persone all’anno muoiono in Francia a causa

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dell’alcool (seconda causa di morte evitabile dopo il fumo) i francesi sono ben lungi dall’essere i maggiori consumatori d’alcool d’Europa. La classifica è guidata dai Paesi dove i bicchieri sono pieni di birra e distillati: Lituania, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia. Il consumo annuo pro capite di alcool puro in Francia è di 12,6 litri, poco superiore a quello del Regno unito.

VINO: DOSI GIORNALIERE E SETTIMANALI

Eppure la campagna di comunicazione dei “cugini d’oltralpe” è stata quasi una crociata << ci sono circa 10,5 milioni di adulti che bevono troppo. In ogni caso bevono in proporzioni che aumentano i rischi per la salute>> ha spiegato Viet Nguyen-Thanh, responsabile della Santé Publique dando anche i numeri dei consumi consigliati: non più di 10 bicchieri alla settimana cioè due al giorno ma facendo qualche giornata di astinenza.

                                               

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