NOTIZIE ED EVENTI

Blog

Tenuta San Guido Sassicaia winery

Le più grandi cantine italiane 2018

Le  più grandi cantine italiane per fatturato, crescita, export, superficie dei vigneti, profitti … secondo la classifica della super esperta Anna Di Martino

Anna Di Martino

Anna Di Martino-le -più-grandi-cantine-italiane-2018

Di Donatella Cinelli Colombini  

Anna Di Martino, super esperta di vino e economia, ci regala anche quest’anno l’analisi delle grandi cantine italiane. E’ pubblicata dal Corriere della Sera ma nel sito di Anna viene illustrata più nel dettaglio.
Le cantine con business sopra i 100 milioni di Euro fanno da sole un terzo dell’intero giro d’affari del vino italiano (10,6 miliardi). Sono solo 21 ma da sole fatturano 3.745 milioni. Rispetto al 2017 entrano in questo club esclusivo le Aziende Lunelli -Cantine Ferrari e Vi.Vo. del Prosecco mentre Contri Spumanti  e Villa Sandi di Polegato stanno per arrivare a conferma del momento felice delle bollicine italiane.
Se allarghiamo lo sguardo all’intera compagine di 105 cantine analizzate da Anna Di Martino notiamo che, tutte insieme, producono 2 miliardi di bottiglie e raggiungono 6,5 miliardi di fatturato, cioè il 56% dell’intero giro d’affari del vino italiano. Rispetto al 2017 hanno accresciuto del 2% il loro peso a riprova di un processo di concentrazione che, sebbene inferiore a quello degli altri Paesi, tuttavia è in atto anche in Italia.

Tenuta San Guido Sassicaia winery

Tenuta-San-Guido-centina-più-profittevole-fra-le-grandi-cantine-italiane

Essere grandi aiuta, infatti mentre l’intero comparto del vino cresceva, nel 2018,  del 2,3% le grandi cantine mettevano a segno un +6,29% del loro business.

LECANTINE PIU’ GRANDI PER FATTURATO

Cantine Riunite e GIV Gruppo Italiano Vini                           615milioni di Euro
Caviro                                                                                              338milioni di Euro
Fratelli Martini                                                                              220milioni di Euro
Marchesi Antinori                                                                         213milioni di Euro

Donne-del-Vino-e-Milano-Wine-Week-Donatella-Cinelli-Colombini-Federico-Gordini

Autunno da leonesse per le Donne del Vino

Cinque eventi uno dietro l’altro per le Donne del Vino con la Milano Wine Week e il panettone e l’arte del vino, la missione a Malta e il Forum internazionale a SIMEI

Di Donatella Cinelli Colombini

Donne-del-Vino-e-Milano-Wine-Week-Donatella-Cinelli-Colombini-Federico-Gordini

Donne-del-Vino-e-Milano-Wine-Week-Donatella-Cinelli-Colombini-Federico-Gordini

PANETTONE E L’ARTE DEL VINO

Inizio l’8 ottobre a Eataly Smeraldo a Milano per la conferenza stampa di presentazione del “Panettone e l’arte del vino” dell’Antica Pasticceria Muzzi. Un dolce da ricorrenza confezionato appositamente per le Donne del vino insieme a un opuscolo redatto da Cinzia Mattioli, Camilla Guiggi e Antonietta Mazzeo -coordinamento editoriale di Paola Bosani-  che contiene l’elenco dei vini da dessert di tutte le regioni, i consigli per servirli e 74 abbinamenti. Qualcosa di nuovo nell’offerta dolciaria e di utile per la diffusione della cultura del vino da dessert, infatti l’opuscolo redatto dalle 3 bravissime Donne del Vino sommelier, consente di imparare molto sui vini dolci italiani e il loro corretto servizio.

ASTA BENEFICA IN FAVORE DI UNA GIOVANE DESIGNER

Donne del vino e profumo. AlessandraFedi-Asta-DonneDelVino

Donne del vino . AlessandraFedi-Asta-benefica

Ancora l’8 ottobre, all’interno della Milano Wine Week, in uno spazio messo a disposizione da Carlos Santos CEO di Amorim Cork Italia si svolgerà l’asta benefica dei vini delle Donne del Vino battuta da Alessandra Fedi. Il ricavato servirà per il Premio internazionale di Design  AWDA (Aiap Women in Design Award) che verrà assegnato a una giovane artista della comunicazione visiva come degna conclusione di un’annata dedicata al tema “Donne vino e design”. Maria Cristina Francescon, Cristiana Cirielli, Paola Longo e Fiammetta Malagoli saranno alla guida di questo importante appuntamento.

MILANO WINE WEEK E LA STRADA DEL VINO OLIMPICA

Le Donne del Vino sono presenti alla Milano Wine Week con altre due iniziative di cui una di grandi dimensioni espressamente creata da Federico Gordini patron di MWW come espressione della sua volontà di partnership. La “Strada del Vino olimpica” troverà un’anticipazione domenica 13 settembre a Corso Buenos Aires quando 40 cantine lombarde e venete offriranno i loro vini in assaggio all’interno dei negozi della celebre arteria milanese che, per un giorno, si trasformerà nella prefigurazione della Strada del Vino Milano-Cortina. I distretti enologici coinvolti sono Valtellina (Bormio con le sue piste partecipa ai  Giochi Olimpici Invernali 2026), Franciacorta, Valcalepio e Garda Bresciano. Per il Veneto Bardolino, Valpolicella, Monti Lessini, Soave, Colli Euganei e Prosecco Docg.

Donatella-Cinelli-Colombini-Presidente-Doc-Orcia

Vino e barriques. Un amore finito?

Se trent’anni fa le barriques nuove attraevano produttori e consumatori oggi sembrano vecchie. Ma è vero? Oppure sono ancora il segno distintivo del vino top?

Di Donatella Cinelli Colombini

Casato-Prime-Donne-Montalcino-cantina-senza-barriques

Casato-Prime-Donne-Montalcino-cantina-senza-barriques

I wine critics e i più ascoltati sommelier parlano dell’affermarsi di un nuovo gusto che privilegia i vini più fruttati ed eleganti, più freschi e capaci di raccontare il territorio d’origine. Allo stesso tempo i produttori stanno adottando un nuovo atteggiamento snobistico nei confronti di chi sovraccarica di legni i vini trattandoli come roba vecchia, passata di moda.
La stampa inglese è incerta se applaudire al successo della sua crociata contro la parkerizzazione dei vini oppure rattristarsi per non avere più un argomento che ha tenuto banco per quasi vent’anni.

BARRIQUE NUOVE E GRANDI CHATEAUX FRANCESI

Angelus

Château Angélus-usa-il100%-di-barriques-nuove

A ben vedere, le grandi cantine francesi sembrano appena sfiorate dal cambiamento, Château Angélus che usava il 100% di barriques nuove spera di sperimentare il 90-80%.
Château Lagrange usa il 50% di botticelle al primo passaggio dal 1983 << One can still taste wines that were made between 2000 and 2010 in Bordeaux, and ‘treated’ to aging in 200 percent new oak. Today, most of these wines are oxidized, dry and tired>> possiamo assaggiare vini prodotti tra il 2000 e il 2010 a Bordeaux e ” trattati “per l’invecchiamento in rovere nuovo al 200 percento. Oggi, la maggior parte di questi vini sono ossidati, asciutti e stanchi ha detto Matthieu Bordes, direttore generale di Lagrange, a Wine Searcher.
Un’ammissione che fa riflettere. Infatti i grandi châteaux bordolesi riuscivano a mettere una bella distanza fra loro e gli altri anche attraverso investimenti milionari in barriques nuove tutti gli anni. Una situazione che richiama alla mente il motto scritto sull’ordine della giarrettiera “on y foie chi mal y pense” alla faccia di chi pensa male. In effetti io stessa, la primavera scorsa, ho fatto un assaggio di grandi vini bordolesi durante un evento organizzato da Wine Advocate-Robert Parker a Zurigo constatando che quasi tutti avevano un’impressionante impronta di ottimo legno nuovo. Difficile dunque dire se il woody taste sia davvero passato di moda oppure sia ancora una specie di garanzia richiesta per i vini da investimento visto che la maggior parte dei collezionisti crede che sia proprio la “concia” del rovere a garantire la durata nel tempo.

Vendemmia-2019-L'enologa-Sabrina-con-l'uva-di-Merlot-della-Fattoria-del-Colle

Aspettando la vendemmia di Brunello 2019

Salvo imprevisti la vendemmia 2019 sarà una delle migliori del nuovo millennio. La raccolta del Brunello nelle date classiche fra fine settembre e primi di ottobre

Di Donatella Cinelli Colombini

Vendemmia-2019-L'enologa-Sabrina-con-l'uva-di-Merlot-della-Fattoria-del-Colle

Vendemmia-2019-L’enologa-Sabrina-con-l’uva-di-Merlot-della-Fattoria-del-Colle

IL CLIMA 2019 NELLE VIGNE DI BRUNELLO

Il 2019 è stata un’annata piuttosto arida. L’inverno ha avuto poche piogge e niente neve. E’ stato freddo ma non freddissimo anche per il gran numero di giornate soleggiate. La primavera, sebbene molto piovosa, non è riuscita a reidratare il terreno del tutto. Tuttavia il maltempo ha ritardato l’inizio del ciclo vegetativo delle viti e ha disturbato la fioritura dando vita a grappoli leggermente sotto dimensionati.
In estate le ondate di caldo africano sono state interrotte da perturbazioni nordiche con piogge di grande entità. Abbiamo registrato fino a 50 mm di precipitazioni in un solo giorno. Piogge che hanno comunque abbassato le temperature e idratato il terreno con più frequenza alla Fattoria del Colle e leggermente di meno al Casato Prime Donne di Montalcino.
La perturbazione più violenta il 28 luglio ha letteralmente sconvolto, con chicchi di grandine grandi come albicocche, la zona di Arezzo mentre da noi ha prodotto solo nubifragi. Dal I°luglio al 15 settembre, sui vigneti del Casato Prime Donne sono caduti 97 mm di pioggia.
In settembre il cielo sereno ha mantenuto le temperature alte fino alla metà del mese per poi rannuvolarsi e accrescere l’escursione termica fra la notte e il giorno. Circostanza quest’ultima, molto favorevole alla sintesi dei profumi nell’uva e nel vino.

Vendemmia-2019-Fattoria-del-Colle-vigneto-Traminer-biologico

Vendemmia-2019-Fattoria-del-Colle-vigneto-Traminer-biologico

CALENDARIO DELLA VENDEMMIA 2019

Primo giorno di vendemmia il 9 settembre con la scelta dell’uva di Traminer per il passito che grazie agli ottimi rating della stampa estera più importante è diventato uno dei vini di punta dell’azienda. La vendemmia del vigneto Sanchimento è continuata manualmente per mandare in cantina i grappoli destinati al vino bianco della Fattoria del Colle.
L’11 e il 12 settembre è stata raccolta l’uva di Sangiovese per lo spumante. I grappoli provenivano dai vigneti Fondo di Collepiccino e Cancello nero della Fattoria del Colle e la loro raccolta ha sostituito il diradamento – vendemmia verde in queste due vigne. Infatti mentre l’uva dello spumante deve provenire da viti con tanti grappoli poco maturi, quella per i rossi ha bisogno di viti scariche e grappoli maturi a puntino. Prima di andare nel tino l’uva della “base spumante” è stata raffreddata in un vecchio camion frigo. Il mosto appena pressato aveva una naturale colorazione rosata per l’ottima capacità di cessione delle bucce.
Il 16 settembre è iniziata la vendemmia del Merlot, ancora alla Fattoria del Colle. Alla fine della stessa settimana inizierà la vendemmia del Sangiovese ancora alla Fattoria del Colle. L’uva è pronta e purtroppo anche i cinghiali se ne sono accorti per cui, le due vigne non recintate, sono letteralmente prese d’assalto. Purtroppo i cinghiali costituiscono un problema irrisolto in Toscana ed hanno trasformato le zone del vino in immensi campi di concentramento con reti, recinzioni elettrificate, cannoni … per difendere l’uva dai voraci ungulati.

Valdorcia  da vedere, fotografare, assaggiare e comprare

Per i tour giornalieri in Valdorcia ecco le 3 cose da vedere (scelgo Castiglion d’Orcia), da assaggiare, da comprare e i 3 luoghi da selfie

VALDORCIA DA VEDERE

Rocca di tentennano Rocca d'Orcia

Rocca di Tentennano Rocca d’Orcia-Valdorcia

Vi porto a Castiglion d’Orcia, una località ancora poco toccata dai grandi flussi turistici. Il mio consiglio è culturale – esperienziale e persino sportivo, ma vi sorprenderà!
1. Rocca di Tentennano a Rocca d’Orcia (aprile-ottobre: dal martedì alla domenica 10.00-12.00/15.00-18.00 – ottobre-marzo: sabato, domenica e festivi 10.00-13.00/15.00-18.00) costruita dagli Aldobrandeschi fra il XII e il XIII secolo, domina la Valdorcia offrendo un panorama spettacoloso ai turisti. Salirci è abbastanza avventuroso perché dopo l’incendio del Cinquecento il luogo è disabitato ed ora si mostra nella sua guerriera austerità. Sotto c’è il borgo di Rocca d’Orcia, un pezzetto di medioevo arrivato miracolosamente intatto fino ai nostri giorni. Ci sono le antiche prigioni all’interno delle quali è stato ricavato il ristorante Perillà (una stella Michelin) e la casa in cui abitò, nel 1320, Santa Caterina che qui, miracolosamente, imparò a scrivere. Camminare per le ripide stradine strette da case in pietra è un esercizio rigenerante per il corpo e lo spirito.

fosso-bianco-Castiglion d'Orcia

fosso-bianco-Castiglion d’Orcia-Valdorcia

2. Fosso Bianco a Bagni San Filippo: le acque termali calde sgorgano nel bosco formando cascate di calcare bianco e vasche in cui immergersi. Il tempo torna indietro di quasi tremila anni e possiamo immaginare i nobili etruschi che scendono lo stesso sentiero percorso oggi dai turisti, posano elmi e spade, per bagnarsi nelle stesse vasche di rigeneranti acque calde. Calde, anzi caldissime, 48°C nel punto in cui sgorgano. Ovviamente poco sopra il bosco c’è uno stabilimento termale ma il bagno termale nel bosco è un’esperienza indimenticabile così come scivolare sulla “balena bianca” l’enorme colata di calcare che ricorda un cetaceo con bocca e occhi.
3. Sala d’Arte, piccolo ma ricchissimo museo (sabato e domenica 16.00 – 18.00) nel cuore di Castiglion d’Orcia contiene, fra le altre opere, le Madonne con Bambino di Simone Martini, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Giovanni di Paolo. E’ emozionante godere di questi capolavori in solitudine, per la scarsa frequentazione del museo.

VALDORCIA DA COMPRARE

• Cacio pecorino – Fior di Montalcino della Famiglia Chironi che arrivò dalla Sardegna con un veliero che trasportava anche il gregge, l’asinello e il cane. Oggi ha un caseificio a Montalcino che trasforma il latte delle proprie pecore (alimentate con i propri foraggi e cereali biologici) in ricotta, formaggio pecorino di varia stagionatura facendo tutto a mano secondo la tradizione

Casato Prime Donne fra speranze e delusioni politiche

La festa finisce con la torta preparata dal campione del mondo Rossano Vinciarelli e Alessandra Paola Ghisleri che brinda con 250 i invitati

Premio-Casato-Prime-Donne-2019-vincitori-e-giuria

Premio-Casato-Prime-Donne-2019-vincitori-e-giuria

Di Donatella Cinelli Colombini

La regina italiana dei sondaggi Alessandra Paola Ghisleri è una donna brillante, simpatica, piena di energia. L’attesa di incontrarla era forte e la partecipazione alla cerimonia e alla festa del Premio Casato Prime Donne sono state più grandi di sempre.

ALESSANDRA PAOLA GHISLERI PRIMA DONNA 2019

I temi erano particolarmente di attualità visto il momento politico italiano. << Le donne pensano principalmente che i valori della democrazia poggiano sui principi di uguaglianza prima che sulla libertà>>. Questo ci ha detto Alessandra Paola Ghisleri “Prima Donna” 2019 festeggiata a Montalcino dove è avvenuta la sua premiazione insieme a quella di Marco Rossetti e Francesca Topi di RAI “Geo” Riccardo Lagorio del mensile “Dove” Eleonora Cozzella de “La Repubblica” e il fotografo Alberto Flammia.
<<Il messaggio dell’universo femminile alla politica è forte e chiaro: fateci entrare in gioco>> dice Donatella Cinelli Colombini presidente del Premio “Casato Prime Donne” e titolare della prima cantina con un organico interamente rosa.

PREMIO FOTOGRAFICO A ALBERTO FLAMMIA

Alessandra-Paola-Ghisleri-Violante-Gardini-al-Casato-Prime-Donne

Alessandra-Paola-Ghisleri-Violante-Gardini-al-Casato-Prime-Donne

Poco prima della premiazione è avvenuta anche la scelta del vincitore della sezione fotografica del Casato Prime Donne fra i cinque finalisti designati dalla giuria. 50 persone, prevalentemente residenti nel territorio, hanno votato senza conoscere l’autore delle immagini né il luogo in cui sono pubblicate. Una scelta che riguarda dunque solo l’interpretazione artistica dei meravigliosi distretti agricoli in cui nascono i vini Brunello e Orcia. Il vincitore 2019 è Alberto Flammia che è salito sul palcoscenico visibilmente emozionato nel ricordo di suo fratello che gli ha fatto scoprire la Valdorcia.

ELISABETTA ROGAI E LA SUA ENOARTE

Emozionata anche la pittrice Elisabetta Rogai autrice dell’opera “DiVINitá” che accompagna la dedica di Alessandra Paola Ghisleri. Un dipinto fatto con il vino che sarà esposto tra le botti del Casato Prime Donne.

2019-Milano-Wine-Week

Milano Wine Week: 320 eventi in dieci giorni

Milano, capitale economica d’Italia, ha ora un evento del vino di prima grandezza dal 6 al 13 ottobre: 300 eventi e la presenza di tutte le cantine TOP

 

2019-Milano-Wine-Week

2019-Milano-Wine-Week

Donatella Cinelli Colombini

Milano la città dell’innovazione, della comunicazione, delle nuove tendenze … diventa protagonista del vino con un evento che sprigiona energia: 300 eventi in 200 location concentrati in soli 10 giorni e con il coinvolgimento di tutte le cantine e i personaggi che contano. Degustazioni, gastronomia, convegni, glamour, enoturismo …..

6-13 OTTOBRE MILANO WINE WEEK TRASFORMA LA CITTA’ DEL BUSINESS IN UN LUOGO GOLOSO

L’anima della Milano Wine Week è Federico Gordini, un simpaticissimo lombardo con una creatività straripante e una concretezza che lo aiuta a realizzare progetti grandiosi con la leggerezza di chi sta giocando. Insomma ha il colpo d’occhio e l’audacia del top manager ma anche l’allegria entusiasta di un DJ.
Milano Wine Week 6-13 ottobre trasformerà la capitale meneghina in una capitale del vino usando una formula simile al festival ma, da buoni lombardi, con meno glamour e più business. L’obiettivo è di far diventare l’evento annuale in qualcosa di stabile e propulsivo per l’intero comparto enologico a somiglianza della Camera della Moda. Accanto a Gordini la mente più sottile del giornalismo enologico italiano: Luciano Ferraro del Corriere della Sera.

Donne-del-Vino-alla-Milano-Wine-Week

Donne-del-Vino-alla-Milano-Wine-Week

Ci saranno i personaggi da copertina come Angelo Gaja, Piero Antinori, Matteo Lunelli ….. ma anche momenti più tecnici come il Milano Business Forum organizzato da Silvana Ballotta di Business Strategies con 5 tavoli di confronto: finanza, digitale, internazionalizzazione, commercio e innovazione/sostenibilità.
Spazio ai giovani con il Wine Generation Forum dove Agivi – Giovani imprenditori vitivinicoli saranno chiamati a scrivere il Manifesto delle nuove generazioni del vino.

Marcello Lunelli con famiglia e amici e Donatella

Spumante batte Champagne e l’Italia brinda

Champagne & Sparkling Wine World Championships, più importante concorso mondiale per le bollicine, vince Ferrari trascinando al successo la squadra italiana

Marcello Lunelli con famiglia e amici e Donatella

Marcello Lunelli con famiglia e amici e Donatella

di Donatella Cinelli Colombini

Sembra un sogno! La squadra italiana dei produttori di Spumante ha battuto quella dello Champagne a Londra nel concorso più importante del mondo The Champagne & Sparkling Wine World Championships, una competizione creata da Tom Stevenson che già dal nome dichiarava un orientamento chiaramente francofilo.

Ferrari Sparkling Wine Producer of the Year 2019

Le cantine Ferrari di Trento avevano già vinto due volte il titolo di Sparkling Wine Producer of the Year nel 2015 e nel 2017 ma quest’anno hanno guidato al successo l’intera squadra italiana superando di slancio quelli che, almeno sul piano della reputazione, sembravano imbattibili: gli Champagne. Ed ecco 15 ori per Ferrari che lascia al secondo posto Louis Roederer cioè Cristal e una cascata di medaglie per gli altri partecipanti tricolori: su 185 medaglie d’oro e 212 d’argento assegnate dai giudici, le cantine italiane fanno un bottino di 71 ori e 89 argenti mentre i francesi si fermano a 61 e 44.

La Vendemmia 2015 Montenapoleone Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino Antinori

La Vendemmia 2015 Montenapoleone Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino Antinori

Un successo che lascia a bocca aperta e diffonde entusiasmo in tutto il modo del vino italiano. Bravi i Lunelli, una famiglia straordinaria sotto il profilo umano, imprenditoriale e professionale. Bravi come enologi, bravi nel creare la squadra all’interno dell’azienda e nel territorio dove ci sono i loro 650 conferitori d’uva, bravi nel creare una rete commerciale solida e bravi nell’accettare sfide mondiali senza timori reverenziali. Di recente il brindisi Ferrari agli Emmy Awards ha avuto una risonanza mondiale. Bravi anche nel diffondere la convinzione di poter vincere fra i colleghi per ottenere una vittoria in squadra che segna una svolta nella percezione delle bollicine italiane. Fino ora, i nostri spumanti primeggiavano sui volumi e sui prezzi ma non certo sulla qualità o l’immagine.

Ministra-Teresa-Bellanova

Ministra Teresa Bellanova fra speranze e timori

L’hanno attaccata subito con ferocia ma a noi agricoltori non interessa come si veste bensì quello che Teresa Bellanova sarà capace di fare come Ministra

di Donatella Cinelli Colombini

Ministra-Teresa-Bellanova

Ministra-Teresa-Bellanova

Cara Ministra Bellanova, lei ha tutto il diritto di vestirsi come vuole. Chi ha criticato il suo vestito azzurro della cerimonia di giuramento, ha fatto una cosa inutile, cattiva e sbagliata. Anch’io sono grassottella ma non faccio l’indossatrice e vengo giudicata su quello che dico e che faccio non dal look.
Oppure per avere un ruolo nella società e nel lavoro bisogna assomigliare alle veline?

TERESA BELLANOVA  DA BRACCIANTE A MINISTRA

Non è colpa sua se non ha un titolo di studio. Andare a lavorare a 14 anni, non è un demerito. Se mai devono vergognarsi quegli sfaticati che parcheggiano a scuola e poi all’ università per anni senza imparare niente perché tanto c’è la paghetta dei genitori che dura fino a 35 anni!
Anzi, non mi meraviglierebbe scoprire che Teresa Bellanova, sul diritto del lavoro, è più ferrata di un avvocato giuslavorista.

LA DIFFICOLTA’ DI DIFENDERE GLI INTERESSI ITALIANI A BRUXELLES

Il problema è un altro: quando andrà a Bruxelles a trattare con i ministri dell’agricoltura francesi, tedeschi, polacchi, olandesi … che magari parlano inglese e francese, ma soprattutto sono spalleggiati da ottimi staff tecnici dei loro ministeri, la nostra Teresa riuscirà a difendere gli interessi delle 600.000 imprese agricole italiane?
Purtroppo il Mipaaft – Ministero dell’agricoltura negli ultimi 20 anni ha accumulato una dirigenza con molte relazioni politiche e deboli competenze tecniche. Le cose sono andate sempre peggio con una progressiva difficoltà nella redazione delle normative e dei bandi e autentici pastrocchi tipo il bando OCM di tre anni fa con le graduatorie cancellate e rifatte oppure la dematerializzazione dei registri del vino SIAM che doveva alleggerire il lavoro burocratico delle cantine e invece l’ha raddoppiato per cui, a distanza di due anni, il sistema governativo non dialoga ancora con quello della Repressione Frodi e della certificazione biologica.

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

Liber Pater, il vino più caro del mondo

30.000€ a bottiglia per ognuna delle 250 Liber Pater 2015 di stile pre fillossera- che verranno vendute a settembre dal visionario produttore Loïc Pasquet

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

Liber-Pater-vino-più-caro-del-mondo

Di Donatella Cinelli Colombini

 

Parto dal programma di Fabrizio Bindocci neo eletto presidente del Consorzio del Brunello che ha dichiarato a Luciano Ferraro del Corriere della Sera – Divini <<bisogna aumentare la qualità anche riducendo la quantità. E poi il Brunello deve essere pagato per il suo valore>>. Parole su cui tutti noi produttori di Montalcino siamo d’accordo.

MENO BOTTIGLIE, PIU’ QUALITA’ E PREZZI PIU’ ALTI PER IL BRUNELLO

Tuttavia, per essere attuate, richiedono un immenso lavoro di marketing e comunicazione sia individuale delle cantine, sia collettivo del Consorzio. Poi ci vogliono delle sfide, atti di coraggio che sono davvero difficili. Tutto è possibile e gli esempi da imitare non mancano, ma la strada è tutta in salita.
Puntare sul lusso, come vent’anni fa, non da più risultati
salvo in Russia o in Cina ma non so quanto dureranno. La civiltà e il sentiment dell’umanità va da un’altra parte, cerca vini, luoghi, esperienze uniche e irripetibili ma anche piene di significati.

Un contributo importante a capire cosa sta succedendo è l’arrivo del vino più caro del mondo.

LOIC PASQUET E LIBER PATER

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Loïc Pasquet-vini-di-Liber-pater

Lo sta producendo Loïc Pasquet, l’uomo che ha creato Liber Pater la cantina che attualmente detiene il prezzo medio a bottiglia, più alto di qualsiasi vino di Bordeaux, $ 4200. Pasquet ha dichiarato a Wine-Searcher che l’annata 2015 che sarà messa in vendita a settembre costerà 30.000 € a bottiglia. Sarà il vino -franco cantina- più caro del mondo.
E’ questo l’argomento principale del mio post perché il progetto visionario da cui nasce questo vino è uno specchio delle nuove logiche del mercato e persino dell’enologia: la costruzione delle piccole serie inimitabili ed estreme. Non la ricerca di una qualità eccelsa ma la proposta di qualcosa di diverso e raro. Siamo in un ambito completamente diverso da un La Tâche di Romanée Conti con i suoi miti e ancora diverso da successi più recenti come quelli dei vini della “Grande Dame” della Borgogna Lalou Bize Leroy oppure delle bottiglie del produttore considerato fra i padri dell’enologia moderna, Henri Jayer. Tutti questi vini cercano una perfezione assoluta, una bellezza splendente.

LIBER PATER IL RITORNO ALLO STILE PRE FILLOSSERA

Liber Pater è un progetto completamente diverso che ha il sapore del nuovo millennio e di un nuovo sentire.
Basta aprire il sito per capire di avere davanti qualcosa di visionario ma anche geniale sotto il profilo del marketing.
I video mostrano antichissime foto di vignaioli e il commento molto evocativo ripete sempre la stessa parola “purezza”.
L’incredibile sfida di Loïc Pasquet, vignaiolo di Poitiers, inizia nel 2006, quando arriva nelle Graves, con l’obiettivo di ritrovare il gusto dei vini di Bordeaux com’erano nel 1855 prima della fillossera.

La nobiltà, il talento e l’arroganza nel vino

Più sono nobili e più sono gentili, più producono grandi vini e meno arie si danno. Ma ci sono produttori molto arroganti. Come individuarli e difendersi

Angelo-Gaja-solo-lui-può-permettersi-di-non-avere-il-sito

Angelo-Gaja-i-produttori-davvero-grandi-non-sono-mai-arroganti

Di Donatella Cinelli Colombini

Sono reduce da una brutta esperienza con un produttore di grande ambizione, di grande supponenza, di grande egocentrismo e di grande cattiveria. Non un piccolo eccellente e nemmeno uno che ha fatto miliardi in un altro campo e vuole ora primeggiare con le sue bottiglie, non parlo di uno che è grande davvero tipo Angelo Gaja o Piero Antinori…. Mi riferisco a un imprenditore che produce milioni di bottiglie destinate principalmente ai supermercati e recentemente ha costruito un’azienda agricola con cantina dove ogni elemento è ispirato al lusso e pretende di stare su un piedistallo rispetto a tutti gli altri.
Mi sono detta <<stiamo alla larga, è un pericolo per sé, rovina la vita a chi ha vicino e può distruggere le associazioni di cui fa parte>>. Poi ho pensato <<forse sono troppo drastica>> e allora mi sono messa a cercare in internet scoprendo che la mia prima decisione era quella giusta.
Nella mia lunga (purtroppo) carriera nel vino ho incontrato solo tre produttori enormemente arroganti: due donne e un

Piero Antinori mostra il Tignanello n°1

Piero Antinori-i-produttori-veramente-nobili-e-di-grande-talento-non-sono-arroganti

uomo. Ne ho conosciuti tanti abbastanza arroganti ma anche abbastanza intelligenti da limitare gli eccessi. Si tratta di persone capaci, ammirate, di successo ma con una tale voglia di primeggiare da risultare intolleranti, conflittuali, capaci di far del male al prossimo senza rimorsi.
Per questo ho pensato di descrivervi i caratteri della persona arrogante in modo che, se ne incontrate una, vi teniate alla larga. Della serie “meglio perderli che trovarli”.
C’è un elemento rivelatore nel linguaggio: l’uso delle tre parole che Papa Francesco ci consiglia di usare <<per favore, grazie, scusa>>. L’arrogante non le dice mai.

LA DESCRIZIONE DELL’ARROGANTE

I comportamenti della persona arrogante sono ben noti come espressione di disturbi della personalità e sono da considerarsi antisociali. L’arrogante è chiuso nel suo mondo egocentrico e quindi vive poche esperienze di confronto con gli altri. Cerca costantemente di mettersi al di sopra del prossimo, di ostentare quello che gli altri non hanno. Basta una piccolissima critica, basta che, anche non volendo, venga messo in dubbio il suolo ruolo, la sua bravura o l’immagine che vuole dare di sé stesso, che l’arrogante diventa furioso e aggressivo.
L’arrogante vuole che il mondo giri intorno a lui, è pieno di sé, si attribuisce meriti che non ha, per cui crea intorno un’atmosfera illusoria e si infuria quando qualcosa esce da questo schema. Ha pochi amici con rapporti alterni di amore-odio. Borioso sfugge il confronto con gli altri e pensa che il suo punto di vista sia l’unico interessante, vuole avere sempre ragione in qualunque discussione.

Elisabetta Rogai pittrice di-vino al Premio Casato Prime Donne

Elisabetta Rogai è una degli artisti contemporanei toscani di maggior successo  e la sua opera “DiVINitá” accompagnerà la dedica di Alessandra Paola Ghisleri “Prima Donna 2019”  

Elisabetta-Rogai-ritratto-di-Donatella-Cinelli-Colombini

Elisabetta-Rogai-DiVINità-con-Donatella-Cinelli Colombini

Una tela dipinta con il vino che raffigura Donatella Cinelli Colombini che mostra un grappolo d’uva. Questo è il dipinto di Elisabetta Rogai che rimarrà per sempre nella cantina montalcinese Casato Prime Donne insieme alla dedica della sondaggista Alessandra Paola Ghisleri a cui è stato assegnato il premio Casato Prime Donne 2019.

<<Una terra, un ventre di donna … la meraviglia del creato.
Cosa si può desiderare di più?
… essere Donna
Dedico questo premio a tutte le donne affinché imparino ad essere sinceramente egoiste nel dimostrare quanto valgono>>

ELISABETTA ROGAI PITTRICE  TOSCANA SI RACCONTA

“Ho rappresentato tante volte l’arte toscana negli USA, in Cina, Giappone e Grecia, in tutto il mondo, in occasione di celebrazioni che esaltano l’Italia come ho

Elisabetta-Rogai-Casato-Prime-Donne-Montalcino

Elisabetta-Rogai-Casato-Prime-Donne-Montalcino

dipinto Astrid con il Chianti Classico, nel 2006, diventata l’etichetta della bottiglia del vino ufficiale del semestre della Presidenza dell’Unione Europea” come ha raccontato l’Artista a Donatella Cinelli Colombini nel loro primo incontro.
Per l’Artista Elisabetta Rogai una serie infinita di mostre in Italia e nel mondo.È nominata “Artista dell’anno” della sudamericana Friends of Arts Foundation.Ha eseguito il ritratto di Oriana Fallaci per il Consiglio Regionale della Toscana.È l’unica artista donna che ha eseguito un affresco alla Scuola di Guerra Aerea di Firenze, davanti all’affresco di Pietro Annigoni e accanto alla Sala Colacicchi, si tratta dell’affresco celebrativo per i 70 anni dell’Istituto di Scienze Militari Aereonautiche ex Scuola di Guerra Aerea ed una “sintesi”, olio su tela, donata dal Capo di Stato Maggiore Aeronautico al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per gli 85 anni del Corpo, il “Corriere della Sera” ha scelto un suo dipinto per la prima pagina del giorno inaugurale di Vinitaly 2015. Sempre nel 2015 – anno dell’Expo, ha dipinto il Drappellone del Palio di Siena, il Palio dell’Assunta, vivendo un’emozione intensa “

ELISABETTA ROGAI E L’ENOARTE

La pittrice fiorentina Elisabetta Rogai “comunica il vino” infatti porta l’arte e il vino toscano nel mondo in un modo davvero singolare ma è innegabile che con la sua EnoArte è riuscita ad incentivare l’intersezione tra la strada dell’arte e quella dell’enologia. Infatti la Rogai dipinge con la tecnica Enoarte, usando esclusivamente vino rosso al posto del colore, una tecnica unica che apre un nuovo rapporto con la materia e la natura.

Brunello 1997 in bicchieri di plastica

Storia quasi comica dello Chef Gegè Mangano, del ristorante Li Jalantuu’mene multato per aver servito all’aperto un Brunello 1997 in calici di cristallo

Di Donatella Cinelli Coombini

Li-Jalantuùmmene-ristorante-Monte-Sant'Angelo-multato-per-aver-servito-Brunello-in-calici-di-cristallo

Li-Jalantuùmmene-ristorante-Monte-Sant’Angelo-multato-per-aver-servito-Brunello-in-calici-di-cristallo

La notizia mi arriva da Paolo Marchi e dal suo “ Identità di Vino”  ma ha fatto il giro di tutta la stampa italiana. A raccontarla è lo chef Gegè Mangano, che all’esterno del suo ristorante Li Jalantuu’mene ha la concessione di una zona di suolo pubblico dove regolarmente apparecchia i tavoli per servire la clientela gourmet che arriva nella deliziosa cittadina pugliese insignita di ben due iscrizioni nel Patrimonio dell’Umanità Unesco.

LO CHEF GEGE’ MAGNANO SERVE ALL’APERTO DEL BRUNELLO IN CALICI DI CRISTALLO E VIENE MULTATO

Ecco che i suoi clienti chiedono un Brunello di Montalcino 1997, un’annata cinque stelle, celebrata dalla critica di tutto il mondo. Ovviamente il vino viene versato in calici di cristallo ma proprio in quel momento sopraggiunge la polizia municipale di Monte Sant’Angelo che intima l’uso dei bicchieri di plastica e multa per 100€ in base a un’ordinanza del comune.

Brunello-di-Montalcino-2012-Casato-Prime-Donne

Brunello-di-Montalcino–Casato-Prime-Donne

Tale ordinanza sembra un’applicazione maldestra della circolare Gabrielli del 2018 sull’uso dei contenitori in vetro in occasione di eventi in luoghi pubblici, emessa a seguito dei 1500 feriti e i due morti in Piazza San Carlo a Torino durante la finale di Champions League quando il suolo era coperto di bottiglie di rotte. La giunta di Monte Sant’Angelo ha infatti approvato un documento in cui compare la frase «ai titolari o gestori di alimenti e bevande (bar, chioschi abilitati alla somministrazione ed ambulanti itineranti e in sede fissa) è fatto divieto di vendere per asporto o cedere a terzi, a qualsiasi titolo, alimenti e bevande dalle 21 alle 7, nonché bevande di qualsiasi specie in contenitori di vetro; agli stessi è consentita la somministrazione di bevande alcoliche in contenitori di vetro esclusivamente all’interno dei propri locali; negli spazi esterni di propria pertinenza la somministrazione di tutti i tipi di bevande deve avvenire solo in contenitori di plastica>>.
I vigili urbani hanno applicato alla lettera questo provvedimento anche se il sindaco , Pierpaolo D’Arienzo, ha ribattuto alle critiche che gli sono arrivate dai giornali di mezza Italia, dando proprio la colpa a loro <<La mia ordinanza è chiara nel caso specifico purtroppo c’è stata una leggerezza dell’operatore della Polizia municipale che sarà prontamente risolta nel ricorso alle autorità competenti>>.

SOLA-vigneti-bio

Sola: sostenibili organici low alcohol alternativi

Sola è la sigla che riassume le attuali tendenze del vino nel mondo:  bio ed etica, ma anche salutismo e quindi poco alcol e l’essere “free from”

SOLA-vigneti-bio

SOLA-vigneti-bio

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una nuova sensibilità che mette l’alimentazione al centro del cambiamento del mondo. La nutraceutica cioè l’utilizzo di prodotti naturali per curarsi al posto di quelli derivati dalla sintesi chimica <<l’agricoltura deve trasformarsi per rispondere alle nuove esigenze della salute umana>> ha detto Valentino Mercati patron di Aboca.

ALIMENTAZIONE PER IL BENESSERE DEL CORPO

L’alimentazione sana e salutare in Italia è diventata una religione e persino un’ossessione collettiva come ha scritto Albino Russo nella sua analisi sociologica dei consumi (Rapporto Coop 2018). Per questo l’alto contento d’alcol fa accendere il semaforo rosso specialmente alle donne che hanno meno capacità di

SOLA-vini-biologici-Rosa-di-tetto-IGT-Toscana-2018

SOLA-vini-biologici-Rosa-di-tetto-IGT-Toscana-2018

metabolizzarlo.
A questo si aggiunge la richiesta di rispetto ambientale e di etica.

SOLA: SOSTENIBILE, ORGANICO, LOWER ALCOHOL ALTERNATIVO

L’analisi di questo universo valoriale che riguarda anche il vino è in GLOBAL SOLA: Opportunities in sustainable, organic & lower alcohol wine” pubblicato da Wine Intelligence, l’agenzia che più di ogni altra approfondisce le tendenze e gli stili di consumo.

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Lavorare nel vino: dal CV al colloquio di assunzione

Gli errori più frequenti, le cose da mettere in evidenza e le precauzioni per chi cerca lavoro nel vino e per le cantine che vogliono assumere

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

Assunzioni- Sara e Giulia Fattoria del Colle

di Donatella Cinelli Colombini

Quelle che seguono sono le mie convinzioni frutto di decine e decine di colloqui di assunzione.
Cominciamo dal curriculum. Il responsabile del personale o il recruiter incaricato di assumere ne prende in mano decine ogni mese ma prosegue con il colloquio di assunzione solo con una piccola parte dei candidati.
Per questo il CV di chi vuole lavorare nel vino va scritto nel modo giusto.

PREMESSA CHI CERCA DI CAMBIARE VITA E NON SOLO L’ASSUNZIONE

La ricerca del lavoro a volte si mescola con il desiderio di fuga dal proprio vissuto. Ebbene nella stragrande

Assunzioni-lavorare-nel-vino

Assunzioni-lavorare-nel-vino

maggioranza dei casi vengono assunte le persone con le competenze adatte per quel determinato lavoro non quelle che lo sognano senza saperne quasi niente.
Ricevo spesso e-mail del tipo <<sono un chimico e lavoro in un’industria farmaceutica a Milano ma sogno di trasferirmi in Toscana e coltivare la terra>>. Questa persona riceverà un diniego gentile. Soprattutto per quanto riguarda il primo impiego va cercato nel proprio territorio e nell’ambito delle proprie competenze. Solo dopo, a carriera iniziata, è possibile delocalizzarsi facendo addirittura un salto in avanti nella carriera.
Chi invece vuole cambiare ambito si prepari a ricominciare dal gradino più basso e se si sposta avrà il problema di pagarsi un alloggio.

                                               

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi