NOTIZIE ED EVENTI

Blog

Proviamo a raccontare  cantine, vino e produttori come gossip

Vuoi imparare a fare lo storytelling del vino? Leggi Pillole di storia antica di Costantino Andrea De Luca e scoprirai che ogni argomento può diventare un gossip

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica

Di Donatella Cinelli Colombini

A 19 anni ha rivoluzionato il modo di raccontare la storia mettendo su Instagram e Facebook degli aneddoti storici che sembrano gossip. Costantino Andrea De Luca ha un passato di professionista nel poker on line attività che ha cessato per dedicarsi alla sua vera passione: la storia. Il suo libro Pillole di Storia Antica ( Newton Compton da 5 a 10€ a seconda delle tipologie) è un autentico best seller, ha 245mila follower su Facebook e 72mila su Instagram.

COSTANTINO ANDREA DE LUCA E LE PILLOLE D STORIA ANTICA

Aprite i suoi social ma evitate le imitazioni che ormai proliferano a decine. Nessuno ha, come Costantino, l’ironia di giocare con le foto, usare un linguaggio attuale e discorsivo, scegliere aneddoti quasi sconosciuti, attualizzare i racconti puntando su ciò che colpisce oggi e non su quello che fece scandalo mille anni fa.

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica-inizio

Costantino-Andrea-De-Luca-Pillole-di-storia-Antica-inizio

Finalmente a 24 anni, con un successo senza precedenti e senza eguali anche fra gli storici più vocati alla divulgazione come Alessandro Barbero, Costantino Andrea De Luca ha deciso di finire la facoltà di Economia e poi iscriversi a Storia dell’Università di Pisa. La speranza è che la conoscenza degli eventi che hanno cambiato il mondo nel corso dei secoli, non gli faccia perdere la freschezza. In 800 anni sono vissute sulla terra 100 miliardi di persone. La stragrande maggioranza di loro è sparita nel nulla e i 365 racconti di Costantino ce ne fa scoprire alcuni in modo divertente, come se le loro vicende fossero di ieri e avvenissero nella porta accanto. Persino il modo di raccontare la storia con i video sta velocemente cambiando: più breve, più aneddotica, più divertente …. Va a vedere su Youtube!
Se Costantino è riuscito a coinvolgere giovani con tutt’altri interessi, facendo loro perdere la convinzione che la storia sia noiosa e troppo difficile, allora noi del vino, usando la stessa tecnica, potremmo riacchiapparci una bella fetta della Generazione Z che sembra voltare le spalle al nettare di Bacco considerandolo difficile e poco attraente.

Covid e turisti un 2020 tragicomico

Dal lockdown al braccio di ferro con i turisti desiderosi vivere la vacanza come se il covid non ci fosse: l’estate 2020 nella campagna toscana del vino

 

covid-e-turismo-alla-Fattoria-del-Colle-nuova-chef-Doriana-Marchi

covid-e-turismo-alla-Fattoria-del-Colle-nuova-chef-Doriana-Marchi

di Donatella Cinelli Colombini

Devo premettere che io, come tantissimi altri produttori di vino con wine resort, ero decisa a rimanere chiusa al turismo per tutto il 2020.
Troppo pericoloso e troppo costoso!

 

LA RIAPERTURA AL PUBBLICO NONOSTANTE IL COVID

E’ stato il matrimonio di mia figlia Violante e l’incertezza sulla durata della cassa integrazione a farmi cambiare idea. Così, a Giugno, è iniziata una vera corsa per intercettare clienti e organizzare le sanificazioni.
Per fortuna avevamo preparato i piani, ma non ci aspettavamo che fosse così difficile comprare un paio di guanti di gomma. Ora abbiamo di tutto: casse di mascherine, schermi, bidoncini a pedale, sanificanti, fazzolettini disinfettanti, impianti a ozono, pistole sanificanti, pistole per la febbre, registri …..
Un’impresa costosa ed impegnativa che è diventata un incubo poco prima del matrimonio di Violante, quando lo chef ed il maitre del ristorante ci hanno lasciato quasi all’improvviso.
Mi è venuto persino l’herpes per lo stress.
Quasi subito abbiamo trovato Doriana Marchi per la cucina e nella sala del ristorante la squadra si è riformata intorno ad Alfio Bari. Ma io non riuscivo neanche a dormire.

 

ISPEZIONI DURANTE IL LOCKDOWN E PAURE FORSE ESAGERATE

covid-e-turismo-alla-Fattoria-del-Colle-apertura-delle-piscine

covid-e-turismo-alla-Fattoria-del-Colle-apertura-delle-piscine

Per mesi il lavoro è andato avanti solo nelle vigne e a turno in cantina. Abbiamo lasciato imballata la nuova imbottigliatrice perché il collaudo lo dovevano fare tecnici di Bergamo e non abbiamo fatto lo spumante perché il camion per l’imbottigliamento arrivava da Brescia. Insomma più che prudenti eravamo fifoni.
Durante il lockdown abbiamo avuto 3 ispezioni in una sola settimana. Poi più niente neanche quando abbiamo riaperto al turismo.

 

IL VINO TIENE MA IL TURISMO AFFONDA

La riapertura è avvenuta in un clima di scoraggiamento e paura. Sapevamo di rischiare il contagio e di andare incontro ad un disastro economico senza precedenti: una perdita di fatturato dell’80% con gli stessi costi fissi e un bel carico di mano d’opera.

Per fortuna le vendite del vino, sorprendentemente, tenevano. Forse, grazie ad uno strepitoso Brunello 2015 e a una Violante scatenata che è riuscita persino a trovare 4 nuovi importatori durante il lockdown, a fine anno il calo del business dovrebbe arrestarsi intorno al 25%. E’ tantissimo, ma in confronto al turismo sembra poco.
Ma torniamo al turismo. Abbiamo avuto quasi solo clientela italiana mentre la Fattoria del Colle è pensata per clientela estera. Cosa complicata di per sé ma aggravata da una circostanza imprevista: per molti turisti essere in vacanza significava cancellare il coronavirus come se il 2020 fosse un anno normale.

 

Pellegrino Artusi e la vera cucina italiana

Duecento anni fa nasceva Pellegrino Artusi. Il suo ricettario “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene” ha dato dignità e unità alla gastronomia italiana

 

di Donatella Cinelli Colombini

Pellegrino-Artusi- La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene

Pellegrino Artusi – La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Pellegrino Artusi è una superstar della gastronomia, un innovatore, un’anticonformista foodie e pop.

Nacque a Forlinpopoli in una famiglia di ricchi commercianti ed era destinato a seguire le orme del padre Agostino detto Buratèl, cioè “piccola anguilla”, per cui, dopo gli studi nel seminario del vicino Bertinoro, dovette continuare ad acculturarsi da solo mentre vendeva tessuti.

 

PELLEGRINO ARTUSI DA FORLINPOPOLI A FIRENZE A CAUSA DEI BRIGANTI

La sua vita di provincia sarebbe continuata se il 25 gennaio 1851 il brigante Stefano Pelloni, detto il Passatore, non avesse assaltato Forlinpopoli depredando gli abitanti e stuprando le donne. Fra le vittime ci fu Gertrude, sorella di Pellegrino che impazzì per lo shock e morì qualche anno dopo in manicomio.
Terrorizzati dai briganti, gli Artusi decisero di lasciare la Romagna e trasferirsi a Firenze dove aprirono, in via dei Calzaiuoli, un negozio di sete e tessuti. Gli affari andavano a gonfie vele anche perché la città era diventata capitale del neonato Regno d’Italia. Ecco che Pellegrino Artusi, ricco scapolo con interessi culturali, nel 1870 vendette l’attività per dedicarsi alle sue passioni.

 

ARTUSI LETTERATO E VIAGGIATORE DEL GUSTO

Pellegrino-Artusi- La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene

Pellegrino Artusi – La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene

Leggeva e scriveva. Nel 1870 pubblicò “Vita di U. Foscolo”, e nel 1880 “Osservazioni in appendice a trenta lettere di G. Giusti”. Ma, cosa rara a quell’epoca, Pellegrino Artusi era un foodies che viaggiava assaggiando i cibi e annotandosi la loro preparazione. Nel 1891 pubblicò una raccolta di ricette destinata a cambiare il corso della gastronomia italiana: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. La prima edizione dedicata ai suoi due gatti (Biancani e Sibillone) fu un autentico fiasco, ma ad essa seguirono altre 15 edizioni che letteralmente entrarono in tutte le case borghesi italiane con un successo senza precedenti. “La Scienza in cucina”, racconta la cucina nazionale partendo dalle tradizioni locali e ricomponendola in un mosaico di 790 ricette che esaltano le diversità.

 

ANGELO GAJA E IL COLORE DELLA CRISI

Una riflessione dura ma forse più realistica delle stime ufficiali sulla dimensione della crisi COVID del vino italiano. Il peggio deve ancora arrivare

Di Donatella Cinelli Colombini

Angelo-Gaja

Come sempre le lettere di Angelo Gaja aiutano a riflettere. Angelo è un leone, un lottatore che non si arrende mai e forse per questo non ha paura di guardare il nemico in tutta la sua terrificante grandezza. Un atteggiamento diverso rispetto alle fonti ufficiali che, secondo lui e anche secondo me, sottostimano la crisi forse perché i modelli econometrici usati fin ora non riescono a misurarla.

Quello che scrive Angelo non deve farci disperare, anzi deve rendere tutti più combattivi e decisi a vincere la sfida.

Angelo Gaja

7 settembre 2020

E se fosse il 2021 la continuazione dell’anno orribile del vino italiano? Le premesse non mancano.

In Italia si suonano le trombe per la vendemmia 2020 che promette di essere la più ricca di uva al mondo. Non è un primato invidiabile in presenza di una crisi dei consumi senza precedenti che si  abbatte su tutti i mercati e coinvolge TUTTE le cantine del mondo gonfiandone le giacenze. Per fronteggiare la quale il ministro Bellanova aveva stanziato misure di distruzione dell’uva e del vino (distillazione) finanziabili con 150 milioni di euro di denaro pubblico, giunti però in ritardo ed utilizzati appena per un terzo. L’errore, però, non è affatto della Bellanova, bensì dei suggeritori esterni che fanno capo ad associazioni varie e presenziano alle tavole di concertazione.

Angelo-Gaja-e-Maurizio-Zanella

Angelo-Gaja-e-Maurizio-Zanella

 

Quelli che dapprima non volevano sentire parlare di distillazione, per poi concederla ai soli vini da tavola mentre ad averne necessità sono i vini IGP e DOP. Quelli che preferivano misure in favore dello stoccaggio, incoraggiando ad accumulare scorte in cantina confidando nella rapida fine della crisi e pronta ripresa dei consumi, che invece non ci saranno e si prolungherà l’agonia. Quelli che avanzavano mille riserve, rallentando e rendendo intempestiva l’entrata in vigore delle misure di intervento pubblico facendole perdere di efficacia. Il comparto del vino conoscerà una crisi più  lunga legato com’è all’Ho.Re.Ca ed al turismo. Fino ad ora è stata una pioggia di numeri reali-stimati-probabili-farlocchi, anche da fonti autorevoli, a commentare il procedere della crisi. Solo a fine anno si conosceranno le giacenze totali di vino nelle cantine italiane e si attendono pessime notizie in merito. Sempre a fine anno, a fronte del preoccupante calo in volume, si registrerà il più drammatico e vistoso calo in valore dell’export del vino italiano. A piangere saranno i fatturati.

Quando nella primavera 2021 verranno resi pubblici i bilanci delle mega cantine italiane e verranno svelati i numeri veri, si evidenzierà che per molte di esse le perdite di fatturato rispetto al 2019 supereranno il 20%. A perdere di più, però, saranno i viticoltori venditori di uva e le cantine artigianali dalle dimensioni piccole e medio piccole, il settore più numeroso e fragile. E’ a questi che il ministro Bellanova deve pretendere di destinare maggiori risorse durante il confronto che condurrà con i suggeritori esterni.

Trekking urbano e l’avventura green inizia sotto casa

31 ottobre Giornata Nazionale del Trekking Urbano all’insegna del green con 73 itinerari cittadini alla scoperta del verde nei centri storici

 

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Di Donatella Cinelli Colombini

Il trekking urbano vi aiuterà a battere il covid. Camminate all’aperto, state al sole, evitate posti affollati e indirizzatevi verso le parti meno turistiche e più intime della vostra città. Affrontate scale, saliscendi e ogni difficoltà del percorso che possa tonificare i muscoli. Intanto guardatevi intorno, fare foto e selfie, raccontate sui social la vostra esperienza e spingete altri a usare gli spazi aperti solitari come rigeneratori dell’anima e del corpo. Il trekking urbano è un modo per esplorare e scoprire  le bellezze nascoste nell’immenso patrimonio  delle città italiane.  Rimarrete sbalorditi  da un’avventuro che comincia sotto casa.

 

TREKKING URBANO PER BATTERE IL COVID

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Trekking-urbano-giornata-nazionale-31-ottobre-2020

Quando battezzai con il nome trekking urbano, i percorsi sportivi  che esplorano le città, era il lontano 2003 e non immaginavo che la mia nuova proposta esperienziale avrebbe aiutato la gente a resistere al Covid. Ero assessore al turismo a Siena e pensavo che il “vagabonding”, cioè le passeggiate fuori dai grandi circuiti turistici permettessero di decongestionare il turismo nelle città d’arte e combattere le malattie del nostro tempo: depressione, infarto, obesità, osteoporosi. In effetti ha proprio questi effetti; adesso moltissime destination hanno percorsi di trekking urbano per contrastare il degrado turistico e salvaguardare la salute ma ora scopriamo che il trekking urbano può avere anche un altro effetto benefico: contrasta malesseri come paura, apatia e oppressione che il covid suscita anche in chi non è contagiato.

 

TREKKING URBANO COME DOVE E QUANDO

Quindi partecipiamo tutti con entusiasmo alla giornata del Trekking Urbano il 31 ottobre per sperimentare i nuovi itinerari, poi continuiamo a praticarlo tutto l’anno perché le passeggiate sportive in città, a differenza di quelle in campagna o in montagna, possono essere fatte a tutte le età – dai nonni e dai nipotini – in tutti i mesi dell’anno e a qualunque ora.

Neuromarketing del vino e dintorni con Vincenzo Russo

Come ogni anno Tre Bicchieri dedica un numero monografico alle pillole di neuromarketing di Vincenzo Russo e qui trovate qualche chicca utilissima

 

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

Neuromarketing-per-il-vino-2020-da-Vincenzo-Russo

di Donatella Cinelli Colombini

Cosa ha insegnato a noi del vino Vincenzo Russo, docente di Psicologia dei consumi e Neuromarketing dello Iulm di Milano, nell’ultimo anno?

Tre Bicchieri settimanale economico del Gambero Rosso, in agosto, raccoglie tutti i suoi articoli 2020 ed io ne ho tratto qualche lezioncina formidabile che voglio condividere con voi.

Poco, rispetto alla versione integrale, ma abbastanza per ingolosirvi.

 

CLAIM DEL VINO. SONO TUTTI UGUALI E QUINDI NON SERVONO

Il messaggio che accompagna il vino, la frase magica attaccata alla bottiglia che la fa preferire a ogni altra, funziona se ha 6 caratteristiche: risolve un problema del consumatore, è unica e credibile, è breve, memorizzabile e facile. Per esempio “Custodiamo la Terra e rispettiamo i suoi ritmi” di Tasca D’Almerita in relazione all’impegno ambientale dell’azienda, oppure “Cultivating Toscana Diversity” dei Frescobaldi, marchesi fiorentini di grande storia.

Vincenzo Russo-neuromarketing-e-vino-le lezioni-2020

Vincenzo Russo-neuromarketing-e-vino-le lezioni-2020

Favoriscono la memorizzazione le ripetizioni o le rime così come è utile usare un carattere tipografico facile da leggere.
Il cervello primario, quello che risponde istintivamente agli stimoli e porta ad agire (in altre parole a comprare) comprende il sistema limbico (emozioni) e ama le cose semplici. Quindi se vogliamo colpirlo bisogna puntare su un concetto solo l’Unique Selling Proposition di cui parlava Rosser Reeves già nel 1961.
Riassumendo, se vogliamo vendere il nostro vino non dobbiamo parlare di tutto quello che lo riguarda ma della sola cosa che lo distingue. Dunque va bene quando dico <<Casato Prime Donne è la prima cantina in Italia con un organico tutto femminile – Ha dimostrato che il successo dei grandi vini non dipende dai muscoli ma dal talento e le donne ne hanno quanto gli uomini>>. Vent’anni fa non sapevo niente di neuromarketing (e neanche adesso direbbe Vincenzo Russo) ma ha creato il claim giusto. Resta da sapere se il wine lover è sensibile al bisogno di pari opportunità delle donne ma la crescita femminile dei consumi di vino mi fa sperare bene.

 

SCOTTIGLIA DI CINGHIALE NEL GUSCIO DEL PANE

La ricetta originaria della scottiglia era a base di pollo e coniglio ma, negli ultimi quarant’anni, i cinghiali sono saliti dalla Maremma verso Montalcino

 

di Donatella Cinelli Colombini

La cucina contadina, quella di famiglia, si evolve così, in base agli alimenti disponibili e alle necessità delle persone. In quarant’anni le colline della Toscana interna si sono popolate di un numero crescente di cinghiali. All’inizio la cosa sembrava positiva con le squadre di cacciatori che raddoppiavano il numero dei capi abbattuti ad ogni battuta. Poi i boschi non bastavano più a sfamare una popolazione di ungulati troppo numerosa e i cinghiali hanno iniziato a mangiare l’uva e le altre produzioni agricole. Quando noi produttori di vino abbiamo recintato i vigneti, i cinghiali hanno assaltato orti e giardini persino nei centri urbani. Nel parco della nostra casa di Firenze ne arriva un’intera famiglia quasi ogni sera.

 

IL CAMBIO DEGLI INGREDIENTI DAL POLLO E IL CONIGLIO AL CINGHIALE

Cinghiale per scottiglia

Cinghiale per la scottiglia

Con la crescita degli abbattimenti, la cucina a base di carne di cinghiale si è diffusa fuori della Maremma, che originariamente era l’habitat degli ungulati.

Ricette come la scottiglia si prestavano ottimamente a un cambio di ingredienti e così è avvenuto. A Montalcino la scottiglia di cinghiale è ormai un piatto invernale della festa in moltissime case anche perché accompagna magnificamente il Brunello.

 

3 stelle Veronelli, 4 viti AIS al Brunello Prime Donne

Il Brunello Prime Donne 2015 conquista i massimi riconoscimenti di 3 stelle oro della Guida I vini di Veronelli e 4 viti della Guida Vitae dei Sommelier AIS

 

 

I-vini-di-Veronelli-2021-Vitae-Guida-AIS-2021-Brunello-Prime-Donne-2015

I-vini-di-Veronelli-2021-Vitae-Guida-AIS-2021-Brunello-Prime-Donne-2015

Un bottino di premi davvero grande per i Brunello di Donatella Cinelli Colombini nelle guide italiane dei vini. Dopo i Tre Bicchieri del Gambero Rosso al Brunello 2015 arrivano le tre stelle oro de I vini di Veronelli presentata a Bergamo il 22 ottobre e le quattro viti della Guida Vitae dei Sommelier AIS (responsabile per la Toscana: Leonardo Taddei) che verrà festeggiata a Roma sotto la nuvola di Fuksas il prossimo 28 novembre.

 

GUIDA I VINI DI VERONELLI E GUIDA VITAE  DI AIS

Gli ultimi due riconoscimenti vanno al Brunello Prime Donne 2015 che, fra le etichette di Donatella Cinelli Colombini, è quella dedicata all’universo femminile e alle scelte delle wine citics che tradizionalmente prediligono rossi dai caratteri più strutturati e potenti.

GuidaVeronelli2021-Andrea Alpi, Gigi Brozzoni, Marco Magnoli, Alessandra Piubello

GuidaVeronelli2021-Andrea Alpi, Gigi Brozzoni, Marco Magnoli, Alessandra Piubello

<<Un successo che premia il grande lavoro fatto in vigna e in cantina per tornare ad uno stile con forte impronta del terroir e della cultura di Montalcino>> dice Donatella raccontando come la scelta della viticultura biologica e della manualità sia andata di pari passo con la reintroduzione dei tini di cemento nudo, delle follature durante le fermentazioni e delle botti più grandi.
Le tre stelle oro della Guida I Vini di Veronelli (curata da Andrea Alpi, Gigi Brozzoni, Marco Magnoli, Alessandra Piubello) sono l’occasione per ricordare Daniel Thomases, storico collaboratore della guida scomparso nel marzo scorso. Grande amico e divulgatore del vino italiano di cui tutti hanno un grato ricordo.

 

I vini delle celebrità sono un’opportunità per cambiare

I vini delle celebrità potrebbero rivoluzionare il modo di parlare di vino da parte dei critics: puntando ad arricchire l’esperienza di chi assaggia

 

Vino-dei-famosi-Invino-Sarah-Jessica-Parker-Sauvignon-Blanc

Vino-dei-famosi-Invino-Sarah-Jessica-Parker-Sauvignon-Blanc

Di Donatella Cinelli Colombini

L’ultima è Cameron Diaz che insieme alla sua amica Katherine Power ha iniziato a produrre vino naturale scatenando un autentico putiferio nei social media fra i puristi che l’accusano di sfruttare la moda del vino super bio, i wine lover tradizionalisti che sono contro i vini naturali e tutti che si lamentano per le celebrità che usano la loro fama per vendere le bottiglie.

 

VINI DELLE CELEBRITA’ PERCHE’ USANO IL LORO NOME PER VENDERE BOTTIGLIE

In realtà la presenza di attori, sportivi e in genere personaggi noti, fra i produttori è un’opportunità che avvantaggia tutte le cantine della stessa denominazione, specialmente se la DOC-DOCG è famosa. Basta pensare all’effetto tonico di Chateau Miraval per il rosè francese e soprattutto per quelli della Provenza grazie all’acquisto da parte di Brad Pitt e Angelina Jolie che si sono sposati proprio lì nel 2014.

Vini-dei-famosi-bon-jovi

Vini-dei-famosi-bon-jovi

Un articolo molto stimolante scritto da Oliver Styles per Wine Searcher ci sollecita a guardare i vini delle celebrità da un nuovo punto di vista: prima di tutto è impossibile evitare che i VIP famosi investano in un settore dove i valori sono in crescita come quello dei vigneti. Hanno soldi e voglia di diversificare il loro patrimonio, quindi lo fanno e lo faranno sempre di più.

 

I VINI DEI FAMOSI SONO SPESSO ROSATI

L’elenco è lunghissimo: Sarah Jessica Parker in Nuova Zelanda, poi c’è il gruppone dei produttori di rosato: Post Malone, Jon Bon Jovi, John Malkovic, Sam Neill e Jay-Z …. Perchè il rosato è una tipologia in crescita e quindi promette maggiore speculazione sul valore investito.
L’invasione del mondo del vino da parte delle celebrities nasce quindi da motivi economici e crescerà perché il nome del proprietario spinge la vendita delle bottiglie. Per i super VIP è un modo per sfruttare il proprio nome: i vini, infatti, non vengono comprati per la qualità intrinseca, anzi il giudizio dei critici su di essi è, probabilmente, irrilevante ai fini del prezzo, del posizionamento e dei consumi.

 

Voglia di natura: vini senza mani

Come e perché un crescente numero di produttori di tutto il mondo sceglie di produrre “senza mani” al naturale con poco o nessun intervento umano

 

Bernard Bohn-Alsazia-vini-senza-mani-con-poco-intervento-dell'uomo

Bernard Bohn – Alsazia – vini senza mani con poco intervento dell’uomo

Di Donatella Cinelli Colombini

Cresce la paura per ciò che è manipolato dalla chimica e dalla tecnologia. Negli ultimi anni la sete di profitto unita agli errori degli “scienziati” hanno fatto disastri di dimensioni enormi, mucca pazza al primo posto, mettendo a rischio la salute dei consumatori.
Da questo e da una nuova consapevolezza che collega le scelte alimentari alla salvaguardia della propria salute e dell’ambientale del pianeta, nasce l’orientamento dei consumi verso il bio/biodinamico e il localismo inteso come i km 0, le tradizioni delle nonne, le verdure di stagione e in generale, per quanto riguarda gli italiani, la predilezione per i prodotti nazionali.

 

VINO SENZA MANI E RICERCA DELLA NATURALEZZA E DELLA TIPICITA’

Nel vino due sono le tendenze più forti: la diversità e la naturalezza. Due concetti che spesso si allacciano uno all’altro a volte, ma non sempre, con buoni risultati perché l’aspirazione a una “natura amica” che fa tutto da sola, almeno per il vino, è solo un sogno romantico.

Chris Brockway di Broc Cellars- vini fatti con pochissimo intervento umano

Chris Brockway di Broc Cellars- vini fatti con pochissimo intervento umano

In realtà più rispetti la natura e più lavoro devi fare o, come dice il californiano Chris Brockway di Broc Cellars <<ci vuole molto lavoro per fare poco>>.
Tuttavia la “vendemmia senza mani” è sempre più di moda e Vicki Denig ha raccolto molto opinioni per Wine Searcher. C’è chi come l’alsaziano Bernard Bohn dice che <<Se un winemaker non ha una mentalità “senza mani” diventa come un pittore che fa solo copie di uno stesso quadro>>, per cui la scelta sarebbe fra un vino commerciale e uno pieno di caratteri autentici e diversità.

 

LA RINUNCIA AGLI INTERVENTI UMANI ACCRESCE IL LAVORO

Quello del “vino senza mani” è un mondo senza regole codificate da leggi o regolamenti (salvo quelli francesi sui vini naturali), dove ogni produttore ha le sue convinzioni, ma alcuni elementi sono uguali per tutti: uve BIO, minime manipolazioni in vinificazione e nessuna aggiunta salvo poco zolfo.
Come ho detto prima i così detti “vini senza mani” per arrivare all’eccellenza, richiedono tanto lavoro e grandissima maestria. Per questo Tomoko Kuriyama a Savigny-les-Beaune, di Chantereves, spiega che <<quando si lavora con il lievito indigeno, si ha meno sicurezza>>, anche se per lei l’aumento delle variabili e dei rischi rende la vinificazione ancora più eccitante perché l’impronta del terroir diventa più forte e per questo rinuncia anche al controllo della temperatura.
Decisione questa che sta trovando consensi così come la rinuncia alla filtrazione.

 

Cenerentola Orcia Doc 2017 DONATELLA CINELLI COLOMBINI

2017: la vendemmia più mediterranea mai avvenuta in Toscana che ha prodotto vini molto sensuali, caldi, potenti e capaci di dare il meglio di sé in gioventù, ecco il Cenerentola Doc Orcia.

 

LA VENDEMMIA 2017 DEL CENERENTOLA DOC ORCIA

Cenerentola-DOC-Orcia-Sangiovese-e-Foglia-Tonda

Nasce nell’annata più pazza dall’inizio del secolo: alla fine di aprile c’è stata una gelata primaverile che ha colpito l’intera Europa. Le nostre colline sono rimaste miracolosamente quasi indenni mentre, persino in Spagna o in Sicilia, le giovani gemme delle viti venivano bruciate.
Ma un altro pericolo era in agguato: dopo un inverno povero di piogge è arrivata un’estate africana che, all’inizio di agosto ha fatto salire i termometri a 40°C. Siepi di bosso, querce centenarie secche, torrenti senz’acqua e branchi di cinghiali assetati che mangiavano l’uva ancora acerba per dissetarsi.
Chi, come noi, pratica l’agricoltura biologica, ha avuto meno problemi di stress idrico nei vigneti perché le viti, sollecitate a reagire spontaneamente al clima, si sono mantenute in equilibrio naturalmente abbandonando una parte dei grappoli che sono rimasti verdi e sono stati tolti.

Alla fine la vendemmia d’uva 2017 è stata la più piccola mai raccolta.
Mentre il Sangiovese, uva principale della Toscana, ha sofferto la sete ed il caldo, il Foglia Tonda, vitigno locale ancora molto raro, ha avuto una delle sue migliori performance qualitative.

 

CENERENTOLA DALLA FIABA AL VINO

Il motivo di questo buffo nome è nella somiglianza fra la fiaba di Cenerentola e la Doc Orcia, denominazione nata nel 2000 nelle alte colline che si trovano in mezzo ai territori del Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano. Una circostanza apparentemente sfavorevole, con due sorellastre più grandi e famose che sono invitate ai banchetti reali, mentre la giovane Doc Orcia viene ignorata. Ma è anche una circostanza che sprona alla combattività e alla creatività.
Ecco che la Doc Orcia, con tanto coraggio e un pizzico di magia, sfida le sorelle.

Zuppa di cipolle toscana: Arcidosso o Certaldo?

Esistono due versioni della zuppa di cipolle toscana. Io preferisco quella di Arcidosso antenata dell’acqua cotta, ma c’è anche la Carabaccia

Di Donatella Cinelli Colombini

In effetti la cipolla toscana migliore è quella di Certaldo che ha un gusto delizioso e una maggiore digeribilità rispetto alla cipolla normale. La Carabaccia è quasi un omaggio alla cipolla di Certaldo ma noi di Montalcino siamo legati al Monte Amiata, il vulcano da cui derivano i terreni dei nostri vigneti e dunque la minestra di cipolle che preferisco è la zuppa di Arcidosso. Una zuppa medievale da cui discende l’acqua cotta. Nella versione originaria è cucinata con strigoli, un’erba particolarmente diffusa nei castagneti dell’Amiata ma noi useremo i più domestici e diffusi spinaci

INGREDIENTI PER LA ZUPPA DI CIPOLLE AMIATINA

Per 4 persone

Ingredienti-zuppa-di-cipolle

BRODO una cipollina, una carota, una costola di sedano, un pomodoro maturo, pepe nero e sale
ZUPPA 5 cipolle, una costola di sedano, 500 grammi di strigoli o spinaci, 500 grammi di pomodori maturi, olio extravergine, 300 g di ricotta, sale, peperoncino, pane toscano sciocco.

PREPARAZIONE DELLA ZUPPA DI CIPOLLE AMIATINA

Preparare il brodo mettendo in un tegame sedano, carota, cipolla e pomodoro lavati e tagliati a grossi pezzi, coperti da due litri d’acqua. Salare, portare a ebollizione e poi proseguire la cottura per un paio d’ore a fuoco basso.
Preparare la zuppa: sbollentare e pelare i pomodori. Lavare e tritare con la mezzaluna sedano, carote, cipolle quindi farli soffriggere in olrio extravergine in una pentola. Salare e aggiungere il peperoncino. Lavare gli stringoli o gli spinaci e gettarli nella pentola appena il soffritto si asciuga. Poco dopo aggiungere i pomodori pelati e divisi in grossi pezzi. Continuare la cottura a fuoco basso per circa un’ora, aiutandosi con il brodo vegetale.

Val d’Orcia il Tocco di Cenerentola vale un Sesterzo

Una novella da notte d’estate in Valdorcia di Lucia Bigozzi suscitata da tre vini Doc Orcia: Cenerentola, Tocco e Sesterzo. Le suggestioni di una terra magica

 

Lucia-Bigozzi-Il-Tocco-di-Cenerentola-vale-un-Sesterzo

Lucia-Bigozzi-Il-Tocco-di-Cenerentola-vale-un-Sesterzo- Da-Calici-di-Stelle-a-un-sogno-in-Valdorcia

Di Lucia Bigozzi
Cenerentola non aspetta più il principe azzurro. Sa che può cavarsela benissimo da sola e, in fondo, i principi azzurri non esistono. Noblesse oblige, ma qui la nobiltà non c’entra.
Indossa un bell’abito, elegante nella sua essenzialità, una forma rotonda, avvolgente, sensuale quel tanto che basta ad esaltare una femminilità marcata ma mai ostentata. Cammina, leggiadra, sui colli della Val d’Orcia, attraversa le distese di grano color oro, il vento s’impiglia nei lunghi capelli. Sorride, è fiera della potenza che sa esprimere e porta nel mondo il “vino più bello del mondo”.
Bello anziché buono? C’è una ragione che rimanda al legame con la terra di Val d’Orcia, paesaggio unico della Toscana meridionale, dal 2004 patrimonio Unesco, patrimonio dell’umanità.

Lucia-Bigozzi-Il-Tocco-di-Cenerentola-vale-un-Sesterzo

Lucia-Bigozzi-Il-Tocco-di-Cenerentola-vale-un-Sesterzo

Nel bello sta il buono, ma è la bellezza di un luogo unico a rendere unico ciò che la terra produce e l’uomo cura, in una simbiosi perfetta.
Il Tocco è come una carezza, un soffio leggero, morbido, che circonda e inebria col suo profumo. Rosso profondissimo, come le mani che ne trasformano l’essenza; come il sole che picchia duro nei tramonti d’agosto e prepara il raccolto che verrà; come la fatica del lavoro, lungo le pendici del monte Amiata dove il clima e la terra fanno l’amore e generano Il Tocco.
Il Tocco di Cenerentola vale un Sesterzo. Ha un colore granato intenso, segnato dal tempo che passa e dalla storia che sedimenta momenti, ricordi, incontri, persone. L’armonia è il tratto distintivo del Sesterzo, il fascino che sprigiona al naso e in bocca.
Nelle notti d’estate, Cenerentola posa il suo Tocco sul Sesterzo ed esalta la magia di una serata a Castiglion d’Orcia. E’ qui, nei colli della valle dove si affacciano dodici borghi antichi che la Doc Orcia vive nell’impegno di quaranta aziende “micro” che compongono il Consorzio in un terroir molto variegato che conferisce al vino una personalità diversa da vigna a vigna e, talvolta, dentro la stessa vigna.

RICETTE DEL VINO E SCEGLI PER PRIMA LA BOTTIGLIA

900 ricette dalle 900 Donne del Vino, la prima raccolta di ricette tradizionali italiane scelte in base al vino della stessa zona, con cui abbinarle

 

Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

Di Donatella Cinelli Colombini

 

“Ricette del vino” sarà il primo ricettario al mondo che parte dal vino per arrivare al cibo. Inizierà le pubblicazioni on line nel 2021 e sarà un repertorio di piatti locali e di antica tradizione, scelti in base all’abbinamento con i vini e i vitigni della stessa zona. Insegnerà a preparare le specialità di cucina tipica più adatte a gustare i vini della stessa regione.

Nel suo complesso “Le ricette del vino” faranno conoscere, anzi fanno entrare in quel patrimonio di saperi e sapori che caratterizza le tante “patrie locali” di cui è ricca l’Italia.

 

Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

Le-ricette-del-vino-Donne-del-Vino-sempre-appassionate-di-cucina-tipica

 

PROGETTO “Ricette del vino”

Una ricetta, una sola ricetta per ognuna delle 900 Donne del vino: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste, esperte ….. Saranno testimonianze dirette delle cucine locali, cioè di quel patrimonio tramandato oralmente nelle cucine domestiche oppure elaborato dai professionisti nei ristoranti.
Le ricette saranno quelle tradizionali localissime, non della propria regione, ma proprio della città, del paese o del borgo in cui la Donna del Vino vive e lavora.
Ricette facili, che chiunque potrà cucinare a casa. Verranno pubblicate nel 2021 nel nuovo spazio collegato al sito delle Donne del Vino con una cadenza di 3 alla settimana alternando piatti di tutta Italia e tipologie di pietanze diverse: antipasti, primi e secondi piatti, contorni e dolci.

 

                                                                       

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Per capire quali cookie ed in che modo vengono utilizzati, consulta la nostra pagina della Privacy. Accetta i cookie cliccando sul pulsante 'Accetta'. In qualsiasi momento dalla pagina relativa potrai rivedere e cambiare il tuo consenso. MAGGIORI INFORMAZIONI

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.
Approfondisci

Chiudi