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2016 Il drago e le 8 colombe Super Tuscan

2016: ancora un vendemmia a 5 stelle e finalmente una vendemmia perfetta per i vini a lungo invecchiamento.  Il Drago e le 8 colombe, un Vino d’autore per grandi wine lovers

Nel 2016 il ciclo vegetativo delle viti fu lunghissimo: le viti germogliarono 15 giorni prima del solito ma la vendemmia avvenne a ottobre, nel calendario tradizionale. Questo perchè la maturazione dell’uva fu graduale e lenta: una cosa rara nell’epoca del cambiamento climatico, che ha entusiasmato noi produttori. Infatti la maturazione della buccia dell’uva (polifenolica) e quella della polpa (tecnologica) andarono di pari passo e questa circostanza produce sempre vini di grandissima eleganza.

IL NOME IL DRAGO E LE 8 COLOMBE

Questo vino nasce per celebrare l’unico uomo delle mie cantine , ovvero mio  marito Carlo Gardini. Le cantine sono le prime in Italia con un organico interamente femminile. Ma Carlo è comunque presente con i suoi consigli e la sua passione per i grandi vini che, qualche volta, sono completamente diversi da quelli amati da me.

STORIA DEL DRAGO E LE 8 COLOMBE

Il Drago e le 8 colombe” si chiamava in origine “Il Drago e le 7 colombe” ed è stato ribattezzato in occasione dell’arrivo dell’enologa consulente donna Valerie Lavigne. In quell’occasione fu cambiato anche l’uvaggio che oggi è composto da 60% Sangiovese, 20% Merlot e 20% Sagrantino. Tre vitigni che apportano cose diverse al vino: il Sangiovese conferisce eleganza, il Merlot piacevolezza e il Sagrantino accresce la struttura. Tutte le uve sono coltivate in fattoria, con sistema biologico, e vengono raccolte, vinificate e maturate in botte separatamente per essere assemblate prima dell’imbottigliamento.
Si tratta di una piccola produzione, di 8000-16.000 bottiglie all’anno di “vino d’autore”. Una tipologia che viene spesso chiamata Super tuscan perchè pur non appartenendo a nessuna denominazione punta all’alta qualità, anche se in modo più libero rispetto alle regole imposte dai disciplinari DOC. Per questo ho voluto inserire  nell’uvaggio del Drago e le 8 colombe il Sagrantino, tipico dell’Umbria, i cui confini amministrativi distano solo una decina di chilometri dai vigneti della Fattoria del Colle.

TIZIANA-FRESCOBALDI

Tiziana Frescobaldi, Livia Iaccarino, Pina Amarelli

Tre donne straordinarie: Tiziana Frescobaldi e l’intreccio fra cultura e vino. Livia Iaccarino e Pina Amarelli esempi per le nuove generazioni

Di Donatella Cinelli Colombini

TIZIANA-FRESCOBALDI

TIZIANA-FRESCOBALDI

Ecco come le donne rivoluzionano il mondo e non solo il mondo enogastronomico. I due momenti della vita professionale di Tiziana Frescobaldi, Livia Adario Iaccarino e Pina Mengano Amarelli ci mostrano come sia possibile cambiare l’approccio verso la società e persino la civiltà del nostro tempo unendo vino-cibo e cultura.

Vendemmia d’Artista Ornellaia 2016

Tiziana Frescobaldi, Donna del Vino, giornalista e animatrice culturale è, dal 1998, la responsabile dell’immagine e della comunicazione del Gruppo Frescobaldi della sua famiglia. In questo ruolo è stata protagonista a Milano, nel febbraio scorso, della presentazione della Vendemmia d’Artista. Lo splendido vino di Ornellaia 2016 è diventato un capolavoro d’arte per opera dell’artista americana Shirin Neshat. Si tratta di una cuvée di Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot, espressione fedele del terroir unico, da sempre in armonia con la natura, della tenuta Frescobaldi a Bolgheri.

VENDEMMIA-D'ARTISTA-FRESCOBALDI

VENDEMMIA-D’ARTISTA-FRESCOBALDI

111 bottiglie di grande formato e un’etichetta speciale che, in un unico esemplare, sarà presente in ogni cassa da 6 bottiglie, da 750ml, di Ornellaia.
Un connubio di cultura contemporanea e vino che viene usato per charity e va a finanziare il programma Mind’s Eye del Museo Guggenheim. <<La missione fondante del Guggenheim è stata quella di raccogliere ed esibire arte che non fosse semplicemente moderno, non solo nuovo, ma rivoluzionario>> ha spiegato Richard Armstrong, Direttore della Solomon R. Guggenheim Museum and Foundation. E in effetti l’opera di Shirin Neshat, creata appositamente per Ornellaia 2016 esprime dinamicità in forma rivoluzionaria, con il suo linguaggio visivo destabilizzante e poetico.

Ricerca -delle-cantine-con-telefonino

Enoturismo quanto vale il percorso di arrivo in cantina 2

Geolocalizzazione, GPS, lunghi sterrati, curve a gomito …. L’accessibilità virtuale e reale è una delle chiavi del successo turistico delle cantine

Ricerca -delle-cantine-con-telefonino

Ricerca -delle-cantine-con-telefonino

Di Donatella Cinelli Colombini

NAVIGATORI E TELEFONINI LA MAPPA VIRTUALE

Il problema è aggravato dal segnale sincopato che arriva ai telefonini e ai navigatori a causa delle asperità del terreno vitato e della scarsità di ripetitori. Poi ci sono i nomi delle cantine. Quanti sanno che Biondi Santi si chiama in realtà Fattoria del Greppo oppure che Sassicaia va cercata sotto Tenuta san Guido? Tante cantine, e fra esse metto anche le mie, hanno nomi difficili da trovare <<come si chiama? Casato Prime Donne, Donatella Cinelli Colombini, Cinellicolombini?>> si chiede il turista. A questa circostanza sfavorevole si aggiunge la scarsa propensione di molte aziende enologiche a georeferenziarsi in Google e nei principali portali di navigazione stradale. Va anche detto che gran parte delle aziende dislocate in campagna non sono su una strada con un nome, ma sono toponimi cioè località geografiche.
Alla fine le cantine situate lontano dalle strade principali possono considerarsi delle “desaparecidos” del vino.

Ricerca -delle-cantine-con-navigatore-dell'auto

Ricerca -delle-cantine-con-navigatore-dell’auto

LA VISIBILITA’ E L’INTERCETTAZIONE DEI TURISTI SENZA META

Invece essere visibili agli occhi dei visitatori è importantissimo, perché la stragrande maggioranza di coloro che arrivano nelle zone del vino prenota un solo appuntamento prima di partire, mentre cerca gli altri luoghi da visitare arrivando in zona.
Intercettare questa clientela è determinante per il successo turistico e a questo scopo sono importantissimi cartelli e frecce stradali, così come la visibilità in portali come Tripadvisor, Google…. Investire su questi strumenti di comunicazione può essere determinante per accrescere il business enoturistico. Infatti l’accessibilità virtuale conta quanto e forse più dell’accessibilità reale, perché è capace di condizionare le scelte del turista ancora prima del viaggio. Per lo stesso motivo è importantissima la voce “dove siamo” del sito, con l’indicazione delle coordinate GPS, la descrizione del percorso e l’indicazione dei mezzi di trasporto pubblici.

cartelli stradali- percorso di arrivo in cantina

Enoturismo quanto vale il percorso di arrivo in cantina 1

Cantine senza simbolo stradale e con poche frecce agli incroci: il codice della strada trasforma le aziende del vino in “desaparecido” rendendole invisibili

cartelli stradali- percorso di arrivo in cantina

cartelli stradali- percorso di arrivo in cantina

Di Donatella Cinelli Colombini

Il primo problema è il codice della strada che è pensato sul modello urbano e non si adatta alla campagna dove gli incroci non indicano i nomi delle strade secondarie che mancano persino nelle mappe. Una criticità che ostacola l’arrivo in cantina ai turisti ma anche ai corrieri e persino alle ambulanze creando situazioni di disagio e pericolo.

MANCA IL SIMBOLO CANTINA TURISTICA NEL CODICE DELLA STRADA

A questa situazione si aggiungono altre due circostanze sfavorevoli: la mancanza di un simbolo

segnali delle cantine

percorso: segnali delle cantine

“cantina” nel codice della strada e la scarsa copertura della rete telefonica che fa perdere il segnale ai GPS-navigatori. Il codice della strada è internazionale e i simboli, con pochissimi cambiamenti, sono uguali in tutto il mondo. La richiesta di una grafica capace di indirizzare verso le cantine turistiche dura da almeno trent’anni ed è stata inizialmente ostacolata dalle normative contro il tabagismo e l’alcolismo in vigore in molti Paesi. In base ad esse è proibita la rappresentazione di bicchieri o bottiglie ma è permesso mostrare botti, viti, grappoli e simili. Quindi l’introduzione, nel codice della strada, di una grafica simile a quella dei segnali di “Cantine aperte” potrebbe essere fattibile. Del resto fra i simboli ammessi ci sono campo di golf, albero monumentale, cascata … quindi le oltre 20.000 cantine italiane aperte al pubblico hanno tutto il diritto di pretendere una grafica dedicata a loro.
Per la verità le scritte sono catturate meglio dei simboli dall’occhio di chi viaggia in auto e mette a fuoco il cartello solo per pochi secondi. Il simbolo è più difficile da acquisire ma non ha bisogno di traduzioni per cui, alla fine, è meglio della scritta “cantina, winery, keller”.

sommelier Giappone pin veri e falsi

I falsi Sommelier del Giappone

I falsi Sommelier giapponesi sono un centinaio e si fregiano di spilli contraffatti con il grappolo e le scritte JSA Wine Adviser senza aver superato gli esami

sommelier Giappone pin veri e falsi

sommelier Giappone pin veri e falsi

Di Donatella Cinelli Colombini

In Asia il successo è misurato anche dal numero dei falsi. Le più celebri cantine francesi mettono 3-4 sistemi anticontraffazione su ogni bottiglia. Tutti pensavamo che il problema fosse soprattutto in Cina, ma ora scopriamo che anche il Giappone, Paese dove la correttezza è un must e tutto sembra perfettamente rispettabile … ha invece dei falsi Sommelier.

JAPAN SOMMELIER ASSOCIATION E 100 FALSI SOMMELIER

Pare siano almeno un centinaio e sono stati scoperti quando la Japan Sommelier Association ha visto un’asta on line di pin con il suo distintivo. In questa occasione sono stati venduti 38 spilli falsi per un valore di 11.800

Vero-sommelier-giapponese-La Barrique di Tokyo di Shin Sakata con Donatella CinelliColombini e Carlo Gardini

Vero-sommelier-giapponese-La Barrique di Tokyo di Shin Sakata con Donatella CinelliColombini e Carlo Gardini

Dollari. Il prezzo di circa 270 € ciascuno non è certo quello giusto per uno spillino decorativo in metallo argentato. Così come il numero degli spilli è troppo alto per un commercio fra collezionisti. Per questo l’associazione dei sommelier ha subito pensato ad una truffa e si è precipitata ad avvertire i ristoratori di diffidare dei sommelier sconosciuti con lo spillo.
Il sospetto è che le spille false siano almeno un centinaio. Quelle vere vengono consegnate agli esperti di vino dopo almeno 3 anni di lavoro nel settore e dopo aver superato esami scritti e prove di degustazione. <<Non possono essere venduti né dati in prestito>> ha spiegato Tasaki Shinya, presidente dell’associazione e primo giapponese insignito del titolo di miglior sommelier del mondo nel 1995. Attualmente i sommelier nipponici sono circa 30.000, di cui 13.000 donne.

Donne-e-agricoltura-una rivoluzione-in-atto-Casato Prime Donne

Donne, cambiano l’Italia e l’agricoltura

Le donne mettono il turbo nell’agricoltura, le imprese dirette da loro, possiedono il 21% della superficie coltivata ma producono il 28% del Pil agricolo nazionale

Donne-e-agricoltura-una rivoluzione-in-atto-Casato Prime Donne

Donne-e-agricoltura-una rivoluzione-in-atto-Casato Prime Donne

Di Donatella Cinelli Colombini

Il Censis ha pubblicato il 7 febbraio 2019 uno studio intitolato “Affiancamento e crescita” sulle trasformazioni della società negli ultimi 15 anni individuando i 3 drive principali: genere, cittadinanza e tecnologia.

TRASFORMAZIONE SOCIALE: DONNE, STRANIERI, TECNOLOGIA

Per capire il fenomeno bisogna riprendere Roberto Calasso e il suo “Il Cacciatore Celeste” che spiega come tutta la storia umana, fino da quando i nostri progenitori si trasformarono da preda degli animali carnivori in cacciatori, è sempre avvenuta con lo stesso processo: il gruppo sociale affianca quello al potere lo imita e lo sostituisce portando con sé il ricordo della sua condizione originaria e quindi grandi cambiamenti. Per quanto riguarda le donne, la ricerca 2019 ha usato come indicatori le posizioni di

Donne-e-agricoltura-una rivoluzione-in-atto-Donatella-Cinelli-Colombini-e-Violante

Donne-e-agricoltura-una rivoluzione-in-atto-Donatella-Cinelli-Colombini-e-Violante

vertice suddividendole tra professioniste, dirigenti nel comparto pubblico e imprenditrici o socie d’azienda nel comparto privato.

DONNE  MANAGER IN AGRICOLTURA: + 2,3%

Fra il 2003 e il 2017, le donne in posizione dirigente nel settore agricolo sono cresciute del 2,3%, portando con loro poco sapere accumulato, una capacità di adattamento e un pensiero differente medio ma un alto apporto specifico.
Quest’ultimo elemento è stato vincente e si è manifestato in tre settori, dove le donne hanno aumentato significativamente la loro quota, vale a dire le imprese agricole, le imprese dei servizi alla persona e le imprese di istruzione dove evidentemente ha pagato uno stile diverso di lavoro e la ricerca di obiettivi differenti.
Dando uno sguardo generale all’intera ricerca CENSIS vediamo che il numero delle donne professioniste è aumentata del 10,8%, l’incremento maggiore si è avuto in campo giuridico, tra gli avvocati la percentuale di donne è cresciuta del 17,3% e del 15,4% tra i magistrati, ma anche tra gli architetti, più 12,5 % è tra i medici più 12% . Consistente è stato anche l’avvicendamento nelle cariche dirigenziali del settore pubblico. Diversa la crescita femminile nelle imprese private, dove la crisi ha influito negativamente nel processo di femminilizzazione: nel caso delle socie d’azienda e imprenditrici, l’incremento della quota è stato solo dell’ 1%; numeri un po’ sopra la media si registrano solo nelle imprese agricole + 2,3%.

La prima impressione dei turisti in cantina 2

Le infrastrutture esterne della cantina turistica sono importantissime: parcheggi, zone attrezzate per sostare all’aperto e cartellonistica interna

Grandi-cantine-siciliane-Cusumano

Grandi-cantine-siciliane-Cusumano

Di Donatella Cinelli Colombini

Istruzioni pratiche per come realizzare le infrastrutture esterne più necessarie ai turisti in cantina

PARCHEGGI

Le cantine turistiche hanno bisogno di parcheggi di dimensioni sufficienti alla loro massima capacità ricettiva. Parcheggi abbastanza vicini al punto vendita ma da non risultare dissuasivi allo shopping. Bisogna sempre ricordare che le bottiglie di vino sono molto pesanti, e avvicinare le auto al punto vendita è indispensabile per garantire le vendite. Questo vale anche per i bus da 12 metri che devono sostare e girare agevolmente così come i camper che sempre più spesso chiedono di passare la notte in prossimità delle cantine. Una sosta quest’ultima, che in molte regioni rientra fra le attività dell’agricampeggio per il quale servono specifiche autorizzazioni. La novità sono le colonnine di erogazione di energia per auto elettriche, elemento che, se

esterno delle cantine turistiche

esterno-delle-cantine-turistiche- Cantine Ceretto

presente, evidenzia una particolare attenzione della cantina verso l’ambiente. Le colonnine sono pubblicizzate on line per cui costituiscono un motivo di maggiore visibilità e persino un attrattore rispetto a quel segmento di clientela giovane, ricco e etico che, per primo ha scelto le auto elettriche.

ZONE ATTREZZATE ALL’APERTO PER PASTI E PANORAMI

Creare degli spazi illuminati e attrezzati con sedie e tavoli  all’esterno delle cantine è molto gradito da parte dei turisti del vino, specialmente da quelli provenienti da Paesi freddi, dove consumare pasti all’aperto è difficile soprattutto di notte.

Luciano zazzeri - La Pineta bibbona LI - 8 marzo 2012 - cena Donne del vino

Ciao Luciano

Luciano Zazzeri si è tolto la vita, ieri sera, sparandosi con un fucile da caccia nel garage della casa dei genitori. Lascia tanto rimpianto e tanta gratitudine

Luciano zazzeri - La Pineta bibbona LI - 8 marzo 2012 - cena Donne del vino

Luciano zazzeri – La Pineta bibbona LI – 8 marzo 2012 – cena Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Amatissimo dagli appassionati della cucina di pesce e tormentatissimo dalle pratiche amministrative per il suo ristorante “La Pineta” di Bibbona a pochi metri dal mare.
Persona gentile, affettuosa, di talento stellare sapeva interpretare i piatti di pesce trasformandoli in delle esperienze gustative ineguagliabili. Aveva trasformato una baracca di legno sulla spiaggia in un tempio della cucina a cui si recavano artisti del calibro di Mick Jagger o politici come Beppe Grillo. Dai VIP fino ai normalissimi golosi lui trattava tutti con gentilezza facendo sentire ognuno a suo agio. Per questo il Financial Times, nel 2013,  lo aveva messo fra i 10 ristoranti, del mondo,  da non perdere.

La prima impressione dei turisti in cantina 1

Perché l’esterno della cantina è importante per ottenere successo turistico? E’ il primo contatto visivo con la cantina e la prima impressione non si scorda mai

Eventi in cantina - Arcobaleno estate, Doc Orcia punto panoramico

prima-impressione-Doc Orcia punto panoramico

di Donotella Cinelli Colombini

Chi di voi non cura il proprio aspetto prima di incontrare per la prima volta una persona importante? Questo perché tutti cerchiamo di dare una prima impressione positiva e possibilmente di mostrarci subito come siamo o persino meglio di come siamo. Ma allora perché gli ingressi delle cantine turistiche italiane sono spesso trascurati?

LA PRIMA IMPRESSIONE DELLA CANTINA E’ L’ESTERNO

Franciacorta, cantina Fratelli Berlucchi

Franciacorta, cantina Fratelli Berlucchi

Nella stragrande maggioranza quelli che sono sempre vissuti in campagna, persino le famiglie di antica e grande nobiltà, vivono l’ambiente agricolo in modo rilassato, lasciando alla natura molta autonomia d’azione e senza curarsi troppo dei muri a secco che crollano, i prati seccati dal sole o i cespugli cresciuti a dismisura. Io faccio mea culpa e mi metto in questa categoria.
Opposto comportamento di chi viene dalla città e ha comprato l’azienda agricola per farci una villa con cantina oppure per avere una cantina con villa. Spesso la loro prima azione è recintare, poi la creazione di prati all’inglese perfettamente rasati e verdi anche in piena estate, infine vengono piantate essenze non autoctone ma molto colorate … L’effetto è poco tipico ma decisamente attraente, e spesso i visitatori lo giudicano più positivamente rispetto allo stile “nature” dei marchesi di campagna o dei contadini DOC.
C’è tuttavia una via di mezzo che mi sembra la scelta giusta, perchè <<non avrai una seconda occasione di fare una prima buona impressione>> diceva Oscar Wilde: la stessa cosa che oggi dicono gli esperti di comunicazione. Infatti la “prima impressione” tende a radicarsi nella mente come un giudizio definitivo -positivo o negativo- rispetto al quale il nostro turista cercherà inconsciamente delle conferme. Giocarsi bene i primi 20 secondi di contatto visivo significa dunque creare aspettative positive rispetto alla successiva esperienza enoturistica. Non tenerne conto è decisamente controproducente.

Accoglienza-in-cantina-Montalcino-Casato-PrimeDonne

Decreto Ministeriale sull’enoturismo: regole e commenti

Simbolo delle cantine turistiche, apertura obbligatoria, sistema di prenotazione, formazione per gli addetti, ecco il Decreto Ministeriale dell’enoturismo del Ministro Centinaio

standard minimi dell'accoglienza in cantina Donatella Cinelli Colombini - cantina storica - Fattoria del Colle

standard minimi dell’accoglienza in cantina Donatella Cinelli Colombini – cantina storica – Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne 

Il Decreto del Ministero dell’Agricoltura sugli standard minimi dell’accoglienza turistica in cantina è stato discusso per mesi anche nella scorsa legislatura. Non contiene agevolazioni ma solo qualche regola poco stringente. La sola grande novità introdotta da Gianmarco Centinaio è il simbolo nazionale “cantine turistiche” che, i ben informati, dicono essere stato oggetto di uno scontro con le Regioni. Bravo Ministro! Questo il logo uguale in tutta Italia è il primo passo verso l’introduzione di un simbolo nella segnaletica stradale, qualcosa che le cantine chiedono con forza e che può dare un’aiuto enorme alle wine destination rendendole visibili .

Nell’insieme tuttavia il decreto delude le attese delle 20.000 cantine turistiche che volevano un innalzamento degli standard di accoglienza anche per alzare la soglia rispetto a chi si improvvisa.  C’è chi sta sul pezzo e cercherà di ottenere di più nel futuro: il Movimento Turismo del Vino e l’Unione Italiana Vini che hanno seguito lo sviluppo normativo dell’enoturismo con tenacia  e continueranno a farlo.

Quattro articoli di cui il primo serve a precisare il collegamento con la Legge Finanziaria 2018 (27 dicembre 2017, n° 205 art.1 com 504) che, nel dare un inquadramento amministrativo e fiscale alle attività enoturistiche delle cantine prevedeva appunto la pubblicazione di un decreto sui requisiti dell’accoglienza, la formazione degli addetti, la cartellonistica e la creazione di una cabina di regia nazionale.

standard minimi dell'accoglienza in cantina- Casato Prime Donne- Montalcino

standard minimi dell’accoglienza in cantina- Casato Prime Donne- Montalcino

Il periodo elettorale  in cui è avvenuta la gestazione del decreto e forse il tentativo di arrivare sulla Gazzetta Ufficiale prima del cambio di Governo hanno fortemente condizionato il testo, limitandolo alle norme “senza spese”, cioè a quelle che non configurano la necessità di investimenti. Cancellati dunque la creazione di un osservatorio e di un portale web che avrebbero dato spessore all’azione pubblica sul turismo del vino. Cancellate anche le norme sulla cartellonistica, altro grande problema delle cantine aperte al pubblico. Defiscalizzare i cartelli o aumentarne il numero oltre i due incroci attualmente autorizzati, è apparso troppo complicato e troppo oneroso.

Nonostante questa partenza veloce, il Decreto non fu approvato nella scorsa legislatura e arrivò sul tavolo del nuovo Ministro Gianmarco Centinaio che l’ha migliorato nei limiti in cui poteva operare su qualcosa di già confezionato.

Ecco che, nel decreto, l’unico accenno ad azioni di marketing è proprio in fondo e appare piccolissimo in rapporto a quello che fanno in Francia, Germania o Spagna.  << Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano in collaborazione con i Comuni che ricevono la Segnalazione Certificata di Inizio Attività, possono altresì istituire, provvedendo con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, elenchi regionali degli operatori che svolgono attività enoturistiche>>.

Rapporto turismo enogastronomico 01

Turismo enogastronomico: fattorie più attraenti delle cantine

La crescita del turismo goloso in Italia è spettacolare  +45% nel 2018. Ecco cosa emerge dal secondo rapporto sul turismo enogastronomico

Rapporto turismo enogastronomico 01

Rapporto turismo enogastronomico 01

Di Donatella Cinelli Colombini

I numeri sono da paura, l’enogastronomia è ormai una calamita turistica potentissima e capace di influenzare la scelta della destinazione del viaggio. Gli italiani mossi che partono a caccia di sapori prelibati crescono del 21% nel 2016 rispetto all’anno precedente, del 30% nel 2017 e ancora del 45% lo scorso anno.
E’ la gola a muovere i flussi, questo è ormai dato di fatto. Se la zona alpina offre anche ottimi ristoranti e artigiani di specialità gastronomiche venderà molte più settimane bianche rispetto al centro sciistico accanto dove si mangia male. Il 98% di chi viaggia per la vacanza al mare, -mosso da interessi culturali o per business- fa almeno un’esperienza gastronomica. Ormai è quasi un must.
Qui riassumo i dati pubblicati nel 2° Rapporto sul turismo enogastronomico italiano di Roberta Garibaldi, da cui ho tratto le percentuali indicate sopra. Leggete e rimarrete sbalorditi.

IDENTIKIT DEL TURISTA ENOGASTRONOMICO ITALIANO

Rapporto turismo enogastronomico 01

Rapporto turismo enogastronomico

E’ un uomo sposato o convivente, vive nel Sud Italia (i meno interessati al turismo goloso sono quelli del Nord Est con il 39%). Prevalgono i giovani nati dopo il 1965 ma sono i Millennials che crescono maggiormente, soprattutto se la destinazione enogastronomica offre anche bei paesaggi e contatto con la popolazione residente. Questo tipo di offerta ha un tale successo che adesso ha anche un nome: “paesaggio gastronomico”, per indicare la somma di specialità tipiche da gustare, ambiente, persone e tradizioni

QUALI SONO LE ESPERIENZE ENOGASTRONOMICHE PIU’ APPREZZATE

Praticamente tutti gli italiani (98%) hanno partecipato a almeno un’esperienza enogastronomica negli ultimi 3 anni. Le più gettonate sono l’assaggio dei prodotti tipici, il mercato, i pasti o le consumazioni in ristoranti o caffè storici. Cresce moltissimo la visita dei luoghi di produzione, ma a sorpresa la vista delle aziende agricole (62%) supera la voglia di  entrare nelle cantine (56%).
Nonostante la crescita velocissima del segmento enogastronomico c’è ancora un 22% di persone che “vorrei ma non posso”, cioè di turisti che ancora aspettano di realizzare l’esperienza enogastronomica dei loro sogni: visitare una fabbrica di cioccolato (54% di gap fra desiderio e fruizione), un pastificio, fare un viaggio di più giorni alla ricerca dei piaceri del palato.
Un elemento che spicca sugli altri è il fascino esercitato dalle antiche tradizioni, infatti i maggiori incrementi di interesse si registrano nei ristoranti e caffè storici, l’assaggio di piatti tipici nella loro zona d’origine.

Nicola-Biasi

Nicola Biasi giovane winemaker sognatore

E’ uno degli enologi giovani di maggior talento, Nicola Biasi ha il cervello dello scienziato sperimentalista ma anche il cuore del poeta innamorato della natura

Nicola-Biasi

Nicola-Biasi

Donatella Cinelli Colombini

38 anni una volontà di ferro e una passione infinita nel vino. Nicola Biasi nacque sulle Dolomiti in una famiglia trentina che sessant’anni fa rientrò dall’emigrazione in Australia. Una famiglia aperta sul mondo ma con i piedi nella vigna, che ha fatto crescere in lui un animo da poeta e una mente scientifica. Dopo il diploma di enotecnico

NICOLA BIASI  LA STORIA DI UN WINE MAKER  CHE IMPARA A VOLARE

Nicola Biasi ha fatto esperienze in cantine di altissimo profilo: Jermann, Zuani della famiglia Felluga, Mazzei, Allegrini con due periodi all’estero nell’australiana VictorianAlps di Gapsted e in Sud Africa da Bouchard Fialayson. Io lo incontrai a Montalcino, ancora giovanissimo, ma era già evidente in lui, quel talento che lo rende fra i migliori winemaker della sua generazione. Cercai di portarlo a Malta proponendolo a una delle maggiori cantine dell’isola ma purtroppo l’accordo non si concretizzò.
Nel 2015 si è aggiudicato il premio Next in Wine dei Preparatori d’Uva Simonit & Sirch . Nel 2016 Nicola decise di fare il “gran salto” lasciando il lavoro di

Vin-de-la-neu-Nicola-Biasi

Vin-de-la-neu-Nicola-Biasi

dipendente e iniziando l’esperienza di enologo consulente tra Toscana, Lazio, Veneto, Friuli. Trentino e Georgia. Intanto è diventato coordinatore del Wine Research Team che, sotto la direzione di Cotarella e Scienza, coinvolge oltre 35 cantine italiane e straniere, con sperimentazioni e innovazioni come la produzione di vini senza solfiti aggiunti.

VIN DE LA NEU

A questo progetto e alle audaci sfide che contiene, fa riferimento Vin de la Neu – vino della neve così battezzato a causa dalla grande nevicata caduta durante la prima vendemmia.
E’ il vino in cui Nicola Biasi ha messo tutto il suo coraggio e la sua capacità di enologo.
La vigna è a Coredo, nella particella 209 di un ettaro di superficie, a 832 metri sul livello del mare, in una zona nota solo per la produzione di mele. Si tratta della valle della Melinda la gustosa Golden Delicious.

VITI RESISTENTI

La sfida di Nicola assume, fino dall’inizio, la forma dell’eroismo perché il nostro giovane enologo, diviso fra un’anima ambientalista e una mente scientifica, sceglie un vitigno molto particolare: Johanniter, un ibrido che contiene geni di Riesling e Pinot Grigio. Un ibrido, che al momento in cui Nicola l’ha piantato, non era ancora stato autorizzato, ed è stato creato per resistere alle principali malattie fungine della vite per cui può essere coltivato in modo ultra-ambientalista.

Graziana Grassini Sassicaia

L’inarrestabile successo del Sassicaia

Dopo il I° posto nella classifica dei TOP 100 di Wine Spectator arrivano i 100 centesimi di Robert Parker. La stella di San Guido brilla sempre più forte

Sassicaia

Sassicaia

Di Donatella Cinelli Colombini
Oltre che bravissimi sono gentili, non si danno arie, anzi vestono, parlano e si comportano con estrema semplicità e riservatezza, da autentici aristocratici.
E’ proprio questa austerità elegantissima in ogni particolare ma manca la più lieve traccia di ostentazione, che fa impazzire i competitori <<ma come fanno ad avere tutto quel successo senza fare assolutamente niente>>, è il commento sbalordito di tutti gli altri. Un pizzico di invidia e la parola niente che racchiude tante cose: niente sgomitamenti alla ricerca dei riflettori, niente eventi faraonici, niente libri autocelebrativi, niente sovraesposizione mediatica delle bottiglie e delle persone …. La cosa grande è solo l’incremento di valore delle bottiglie che è stato evidenziato da Liv-ex  il portale del vino di lusso. Una crescita che, negli anni recenti, ha avuto performance superiori anche ai maggiori chateau francesi.

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Sassicaia-Priscilla-Incisa-della-Rocchetta-con-l’Académie-internationale-du-vinfrancesi.

TENUTA SAN GUIDO A BOLGHERI

La tenuta in cui nasce il vino Sassicaia è un luogo leggendario per tanti motivi. C’è la fila dei cipressi cantato dal Premio Nobel della letteratura Giosuè Carducci “, che a Bólgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti”.
C’è la scuderia della Razza Dormello Olgiata, quella del super cavallo Ribot, uno dei più prodigiosi campioni di galoppo di tutti i tempi.
C’è la prima oasi naturalistica italiana creata da Mario Incisa della Rocchetta che fu anche primo presidente del WWF.
In questa sequenza di eccellenze c’è il vino che per primo riuscì a battere le bottiglie francesi sfidandole con il loro vitigno principe, il Cabernet Sauvignon. Era il 1978, a Londra, il critico Hugh Johnson all’epoca senza rivali per notorietà e autorevolezza organizzò, per la rivista “Decanter” la degustazione bendata dei 33 migliori Cabernet Sauvignon del mondo e, a sorpresa, Sassicaia 1975 vinse.

                                               

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