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wine istagramer Maximilian Girardi con Supervinoitalia

I wine istagramer più influenti del mondo

Nella classifica di worldinfluencer fra i TOP 10 wine istagramer più influenti del mondo 3 sono italiani Maximilian Girardi, Saverio Russo e Emanuele Trono

Istagramer del vino Wine Blogger F.Saverio Russo @italianwinelover

Istagramer del vino Wine Blogger F.Saverio Russo @italianwinelover

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne
In un momento in cui i social contano sempre di più, nel mercato del vino, vedere tre italiani fra i TOP 10 della classifica 2018 di worldinfluencer fa piacere. E’ un modo per dire che i wine expert del belpaese non sono così indietro nè sotto il profilo digitale e neanche nella stima dei wine lovers. Ecco dunque la classifica diffusa in Italia da Cronache di gusto.
1. The Wine Wankers – 164 mila follower
2. Wine Enthusiast Magazine – 156 mila follower
3. Once Upon a Time – 126 mila follower
4. Winery Lovers – 124 mila follower
5. The Wine Teller – 106 mila follower

wine istagramer Maximilian Girardi con Supervinoitalia

wine istagramer Maximilian Girardi con Supervinoitalia

6. Supervinoitalia by Maximilian Girardi – 53,4 mila follower
7. Italianwinelover by Saverio Russo – 54,1 mila follower
8. Julien Miquel – 46,3 mila follower
9. Enoblogger by Emanuele Trono – 43,4 mila follower
10. Gini in a Bottle – 39,6 mila follone
Ovviamente la classifica è basata sul numero dei follower e rispecchia un’epoca in cui l’influenza dipende dalla capacità di crearsi un seguito. Insomma rispecchia un’epoca in cui l’importanza del wine critic arriva, ogni giorno di più, dal basso cioè dai lettori-consumatori. Dire se questo sia un bene o un male è difficile. Un tempo era solo il direttore della testata, a dare a un determinato assaggiatore, la responsabilità di valutare le denominazioni più importanti. Oggi sono il peso dei lettori diventa determinante e i risultati sono impressionanti.

Bicchieri troppo grandi

I bicchieri troppo grandi pro e contro

I ballon che esaltano i grandi vini sono forse anche pericolosi perché fanno bere almeno il 10% in più e riducono la percezione esatta del vino ingerito

Bicchieri troppo grandi

Bicchieri troppo grandi

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Orcia DOC

La possibile relazione fra bicchieri troppo grandi e l’abuso d’alcool è sul tavolo da diversi mesi ed è presa molto sul serio. Persino la prestigiosa Università di Cambridge ha pubblicato una ricerca sull’argomento nel “British Medical Journal”. In effetti dal Settecento la dimensione dei bicchieri da vino è aumentata di sette volte con una netta accelerazione negli ultimi vent’anni. Infatti la diffusione della cultura del vino di qualità ha causato l’aumento della dimensione delle coppe ma anche un utilizzo generalizzato dei grandi calici in cristallo che hanno smesso di essere una peculiarità di pochi ristoranti di lusso per arrivare anche sulle tavole delle osterie. La dimensione della coppa è diventato un modo per evidenziare il prestigio del vino, esaltarne i profumi ma anche per giustificare il prezzo, a volte molto alto, delle bottiglie.

Elisa-Marcocci-bicchieri-troppo-grandi-ma-grande-apprezzamento-del-vino

Elisa-Marcocci-bicchieri-troppo-grandi-ma-grande-apprezzamento-del-vino

Gli esperti della celebre università britannica hanno esaminato 411 calici, da quelli più belli esposti nei musei a quelli commerciali acquistabili su eBuy ed il risultato è un aumento della dimensione media, in tre secoli, da 66 millilitri a 449 cioè quasi mezzo litro.
Ecco che la cultura del buon bere, in quei calici di cristallo bianco dalla coppia ampia, che noi produttori di vini rossi da invecchiamento consigliamo ai nostri clienti per godere a pieno la qualità del nostro nettare, diventa un possibile elemento di rischio perché diminuisce la percezione del liquido ingerito. Chi vede il bicchiere quasi interamente vuoto pensa <<ho bevuto pochissimo>> e invece ha già nello stomaco i 180 millilitri che costituiscono la dose consigliata di un pasto per gli uomini.

Sposarsi-alla.Fattoria-del-Colle-Toscana-Agriturismo

Sposarsi alla Fattoria del Colle

La cerimonia civile, la camera del Granduca, allestimenti, restauri la nuova sala per il party ecco i luoghi di un matrimonio da sogno alla Fattoria del Colle

Sposarsi-alla.Fattoria-del-Colle-Toscana-Agriturismo

Sposarsi-alla.Fattoria-del-Colle-Toscana-Agriturismo

Sposarsi in un boschetto romantico, oppure davanti a un vigneto, o a un panorama che sembra uscito da un dipinto medioevale; alla Fattoria del Colle si può. Il Comune di Trequanda ha infatti autorizzato la celebrazione dei matrimoni civili in 4 luoghi particolarmente suggestivi e Donatella Cinelli Colombini è pronta a celebrare grazie alla delega che le permette di firmare l’atto di matrimonio con tutta l’ufficialità necessaria.
La cerimonia è il momento più importante e sono stati predisposti nuovi allestimenti per renderla più intima e scenografica. Le coppie innamorate che desiderano un matrimonio di stile toscano trovano alla Fattoria del Colle un luogo antico e autentico che emozionerà gli sposi e i loro invitati; una storia di nobili e contadini, uno stile informale che mescola lusso e semplicità, mentre intorno c’è la campagna dei grandi vini rossi e dei paesaggi agricoli più belli del mondo.
Negli ultimi mesi i giardinieri hanno lavorato nei parchi e nei giardini, mentre tappezzieri e restauratori si occupavano degli interni. Tutto per trasformare il sogno degli sposi nella realtà del loro giorno più bello.

Sposarsi-alla-fattoria-del-Colle-aperitivo

Sposarsi-alla-fattoria-del-Colle-aperitivo

La Camera del Granduca, dove trascorrere la luna di miele ha ora un baldacchino di velo, una cassapanca del seicento e l’aria condizionata. Alla fine del Settecento fu il rifugio segreto di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana e della sua amante Isabella. Ancora oggi mantiene un carattere romantico e aristocratico per l’arredamento interamente d’antiquariato e il soffitto in cui sono raffigurati tutti gli uccelli della Toscana.
Accanto c’è la sala del biliardo che è stata arricchita da librerie e da nuove tappezzerie. Un angolo elegante dove gli sposi e i loro ospiti possono riunirsi in caso di pioggia. Se invece il tempo è bello, nella Fattoria ci sono quattro parchi e tre piscine per rilassarsi in mezzo alla natura.

Donne-del-vino-30-anni-festa-a-Firenze-Massimo Giletti

Donne del vino in festa per i loro 30 anni

A Firenze, in Palazzo Vecchio, con Anna Paola Concia, Giletti e Casati Modignani il 30° anniversario della più grande associazione mondale di donne del vino

Donne-del-vino-30-anni-festa-a-Firenze-Massimo Giletti

Donne-del-vino-30-anni-festa-a-Firenze-Massimo Giletti

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello Prime Donne

Al via il programma 2018 con la Festa delle Donne del vino che avverrà il 3 marzo con eventi diffusi in tutta Italia: degustazioni al cinema, video racconti, inviti in azienda … Una festa in versione film che accende i riflettori sui personaggi femminili che creano, vendono, promuovono le grandi bottiglie italiane

Firenze, città dove Le Donne del vino sono nate nell’inverno di 30 anni fa, festeggia il compleanno della più grande associazione mondiale femminile del vino a Palazzo Vecchio,  con l’assessora Anna Paola Concia che ha voluto <<celebrare un

Storai-Concia-CinelliColombini-CasatiModignani-Tognana-Firenze - 30 anni di Donne del Vino Concia, Cinelli Colombini, Modignani-Tognana

Storai-Concia-CinelliColombini-CasatiModignani-Tognana-Firenze – 30 anni di Donne del Vino Concia, Cinelli Colombini, Modignani-Tognana

anniversario importante per le donne, per le donne del vino e in generale per tutto il vino italiano>>. Due “padrini” eccezionali per il 30° compleanno delle Donne del Vino: Sveva Casati Modignani e Massimo Giletti.
Nata nel 1988 su iniziativa di Elisabetta Tognana, l’associazione Donne del Vino, ha sempre perseguito lo scopo di promuovere la cultura del vino e il ruolo delle donne nella società e nel comparto enologico. Oggi conta 770 membri: produttrici, enotecarie, ristoratrici, sommelier, giornaliste e esperte. E’ presente in tutte le regioni italiane ed ha anche socie estere.

Tagliata di cinta senese - drago

Menù engineering ovvero psicologia del menù

Il menù engineering è la tecnica per gestire al meglio i 180 secondi in cui il cliente dedica la sua attenzione al menù prima di fare le scelte più ovvie

Menù-engineering-Tagliata di cinta senese - IGT Drago e le 8 colombe

Menù-engineering-Tagliata di cinta senese – IGT Drago e le 8 colombe

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo, ristorante, Fattoria del Colle

Il cliente concentra l’attenzione sul menù per 180 secondi, se dopo questo tempo il cliente non è stato attratto da quello che il ristoratore vorrebbe fargli assaggiare, tenderà a preferire il cibo che costa meno oppure quello che conosce e gli piace. Nel frattempo tuttavia ha riflettuto su quanto va a spendere, se la lista delle pietanze contiene qualche piatto che lo incuriosisce, se ingrasserà, i piatti da scartare perché potrebbero fargli male ….. per non parlare del timore di sbagliare. La soddisfazione del cliente si gioca dunque in soli 3 minuti e la struttura del menù è determinante per centrare il risultato.
Per il ristorante in quegli stessi tre minuti si giocano partite opposte: evitare che vengano ordinati troppi piatti diversi nello stesso tavolo oppure preparazioni molto lunghe insieme a pietanze quasi pronte e inoltre bisogna attratte l’attenzione del cliente sui “cavalli di battaglia” perché con questi la cucina mostra tutto il suo talento ….

FattoriaDelColle-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-DocOrcia-Leone-Rosso

FattoriaDelColle-Ravioli-con-ripieno-di-pecorino-DocOrcia-Leone-Rosso

Conta molto per il cliente l’attesa. Il desiderio di avere l’attenzione di chi prende le commande e la noia di aspettare di mangiare che viene percepita come una perdita di tempo, poi c’è anche un certo languorino da soddisfare.
Il “menù engineering” è lo studio di questi meccanismi mentali finalizzata alla redazione di un menù che conduca alla soddisfazione del cliente e del gestore. Si tratta di una tecnica nata in America intorno al 1980 da parte di due esperti dell’ospitalità: Michael L. Kasavana e Donald J. Smith. L’obiettivo è quello di rendere soddisfatto il cliente e farlo tornare.

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

I cinque Champagne Rosè più cari del mondo

Lo Champagne rosè non è più una tipologia minore, anzi spesso spunta prezzi superiori a quello bianco. Ecco le 5 bollicine rosate più care del mondo

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

Boerl-Kroff-rosè-Champagne

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Ristorante, Fattoria del Colle

In USA le vendite di Champagne Rosé sono in crescita annua del 3,4% e rappresentano il 15% dello Champagne importato. Il maggior produttore è Laurent-Perrier che dedica alle bollicine rosa un quarto dell’intera produzione ma il primo a lanciarsi, con decisione su questa tipologia è stato Ruinart nel 1764.
La maggior parte degli Champagne rosè è ottenuto miscelando vini bianchi e rossi (generalmente del Pinot Noir), metodo che gli enologi prediligono, ma c’è anche chi, come Laurent-Perrier usa il metodo saignée cioè lascia il mosto per un breve periodo a contatto con le bucce dell’uva rossa, esattamente come facciamo per produrre il normale rosato fermo.
La lista dei 5 Champagne rosè più cari arriva da The Drinks Business e riguarda bottiglie da 750Cl normalmente in vendita oppure da magnum

N°1 Boerl & Kroff Brut Rosé magnum 3.690 Sterline

Dom Pérignon P2 Rosé 1996

Dom Pérignon P2 Rosé 1996

La storia di Boerl & Kroff ha solo vent’anni e inizia quando due compagni di scuola -Stéphane Sésé e Patrick Sabaté – affascinati dai grandi vini francesi decidono di creare una propria produzione di Champage per loro esclusivo piacere. Questa produzione nata con grandi ambizioni è quasi interamente confezionata in magnum con piccolissime serie che, ogni anno sono di 3-6.000 esemplari. Il rosé è composto da uve di Pinot Noir e Meunier ottenuti da vigneti a bassissima produzione.

N° 2 Dom Pérignon P3 Rosé 1988 magnum 2.141 Sterline
Quasi trenta anni per uno Champagne che, secondo lo chef de cave Richard Geoffroy, rappresenta la massima espressione qualitativa. In effetti le descrizioni dei pochi fortunati che hanno assaggiato questo vino sono impressionanti <<notes of dried flowers, cherries, cranberries, orange peel, pastry, gingerbread, honeysuckle, tobacco and smoke>> dice Lucy Shaw di The Drinks Business che in bocca ha sentito << incisive, serous and silky …. while the finish is firm and fruity, with an appealing satiny to it>>

BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto e Brunello Cinellicolombini

Ritornare primi in USA con i fine wines

Barolo Amarone Brunello i nomi del vino italiano in USA nell’epoca della “premiumisation” quando i millennials scelgono vini più cari

di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Fine Wines BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto

Fine Wines BaroloBrunello 2014 Barolo Ceretto

Il consumatore americano ama bere soprattutto vini di territori specifici (56%) e ama sperimentare novità (72%). Due caratteri che ben si adattano all’offerta di vini italiani provenienti da centinaia di DOC e DOCG.
La fotografia del mercato americano del vino arriva da Istituto Grandi Marchi e Nomisma Wine Monitor e ci mostra un chiaro orientamento verso i “ fine wines ”. Una tendenza che conferma ciò che Kantar prevede da qui al 2015: già oggi e ancor più nel futuro il 58% dei consumatori risparmia nelle spese quotidiane per spendere in ciò che più ama. Quindi se ama il vino preferirà concedersi quello capace di dargli maggiore piacere.

WINE LOFERS USA E FINE WINES
I wine lovers USA consumano 33 milioni di ettolitri di vino. Tuttavia si tratta solo del 10% di tutte le bevande alcoliche bevute dagli statunitensi. Per questo, nonostante l’enorme aumento dei consumi (+28% in 10 anni), il margine di crescita è ancora altissimo.

fine wines Villa Bertani Valpolicella

fine wines Villa Bertani Valpolicella

Questo dipende anche da una diffusione a macchia di leopardo: attualmente il nettare di Bacco viene bevuto in 5 Stati soltanto (New York, New Jersey, Florida, Texas e California) mentre nel resto della nazione è ancora una prelibatezza per pochi.
La produzione del vigneto nazionale soddisfa circa 2/3 dei consumi mentre le importazioni valgono 5,5 miliardi di Dollari. L’Italia è stata recentemente superata dalla Francia come primo Paese esportatore in USA ma ha comunque una ragguardevole fetta delle vendite: 34% del totale dei vini fermi e il 32% degli spumanti, l’8% dei vini sopra i 20 $ a bottiglia e un bellissimo 10% per le bottiglie da 31 $ in su.

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Le Donne del vino – wine manager in Parlamento

Luca Sani tiene a battesimo i corsi sul wine marketing a misura di donna e sui consorzi di tutela per accrescere la presenza femminile nei CDA

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Donne-del-Vino-in-Parlamento

Luca Sani, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, apre le porte di Montecitorio alle Donne del Vino per la presentare il calendario delle prime sei master class destinate alle wine manager. Corsi intensivi di 7 ore incentrati sulla comunicazione commerciale e i consorzi di tutela; qualcosa di mai fatto prima, che porta un vento nuovo nel mondo del vino << un settore che ha bisogno di costante valorizzazione soprattutto a sostegno dell’export. Le donne possono dare un apporto determinante e sono una risorsa immediatamente spendibile>> ha detto l’Onorevole Sani.

Due gli obbiettivi principali: aumentare le donne nel CDA dei consorzi di tutela, che attualmente sono meno del 10%, potenziare il marketing del vino puntando sullo storytelling.

Donatella-Cinelli-Colombini-On-Luca-ani-e-le-Donne-de-Vino-alla-Camera-dei-Deputati

Luca-Sani-Donatella-Cinelli-Colombini-e-le-Donne-de-Vino-alla-Camera-dei-Deputati

La crescita di una classe dirigente femminile parte dunque dalla formazione e dalla consapevolezza che uomini e donne hanno cervelli diversi, che comunicano in modo diverso: lui per obiettivi, lei creando relazioni, come ha recentemente spiegato Vincenzo Russo dell’Università IULM. Circostanza che può essere trasformata in un punto di forza, « uno stile femminile di vendere il vino che usa meno i contenuti tecnici e più il racconto dei luoghi e delle persone cioè lo storytelling» dice la Presidente delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini invitando a iscriversi ai corsi produttrici, ristoratrici, sommelier, enologhe, giornaliste, wine blogger, responsabili di marketing e comunicazione di aziende vinicole.Un invito che va, in prima battuta, alle 770 socie delle Donne del vino e si allarga a tutto l’universo enologico femminile.

Il calendario è pronto e riguarda Veneto, Toscana e Puglia. Il primo il 23 febbraio a Verona nelle cantine GIV, seguirà l’11 maggio al Castello del Corno vicino a Firenze e, in autunno, ci saranno le lezioni pugliesi.

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Le nuove bottiglie delle celebrità

Vino, whiskey, vodka, tequila le bottiglie delle celebrità sono di tutti i generi e sfruttano la fama per prodotti molto spesso commerciali

bottiglie-delle-celebrità-Lady-Gaga-i-suoi-vini

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Di Donatella Cinelli Colombini, Doc Orcia, Fattoria del Colle

Un sempre maggior numero di personaggi famosi scelgono di legare il loro volto e il loro nome a un vino o a un alcolico. Sembra un’attrazione irresistibile per le star. Forse alla base c’è l’idea di moltiplicare i guadagni legati alla propria fama ma non sempre la storia ha un lieto fine. Alcuni hanno guadagnato tantissimo come George Clooney che ha recentemente venduto la sua Casamigos Tequila per 1 miliardo di dollari USA. Altri hanno fatto diventare famosi dei brand come David Beckham con il whisky Haig Club di Diageo. Poi c’è chi ha ottenuto successi paralleli nel vino e nella carriera artistica senza mescolare le cose: è il caso di Jay-Z, che possiede Champagne Armand de Brignac. Ma ci sono stati anche i fiaschi come l’intruglio di succo e vino Hpnotiq Sparkle della star della reality TV Khloe Kardashian oppure l’ex manager dell’Inghilterra, Sven-Göran Eriksson con il marchio di vino Sven.

Lady-Gaga

Lady-Gaga-bottiglie-delle-celebrità-i-suoi-vini

Qui in Italia, dopo i vini di Al Bano, i casi più noti di bottiglie delle celebrità sono di Bruno Vespa e di Massimo d’Alema. Credo tuttavia che si stiano rendendo conto quanto sia difficile portare una cantina al successo.
The Drinks Business ci presenta i 10 nuovi bottiglie di personaggi famosi. C’è proprio di tutto, anche prodotti decisamente bislacchi. Nella maggior parte dei casi tuttavia si tratta di vero business con prezzi accessibili e un deciso sfruttamento dell’immagine.

Taylor Swift lancia una vodka premium che si chiama Big Machine Platinum Filtered e basa il suo pregio sull’acqua più pura del Tennessee oltre che sul collegamento con le canzoni.

Lady Gaga in un primo momento la linea di vini della celebre rock star doveva chiamarsi “Grigio Girls” come la canzone del suo ultimo album dedicata alla sua amica Sonja malata di cancro. Poi il nome è cambiato in “Joanne Trattoria Vino Bianco” e “Joanne Trattoria vino Rosso” dal nome del ristorante italiano di New York del padre della cantante Joe Germanotta.

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

IRIDE il sistema per sapere se il vino verrà pagato

I produttori italiani snobbano il mercato nazionale perché paga male ma ora arriva IRIDE il TripAdvisor del vino con i giudizi sui buoni e cattivi pagatori

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

Convegno-Vino-e-Crediti-IRIDE-sistema-creato da Eurocredit e da Studio-Giuri

Di, Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Il vino è una delle merci che, in Italia, vengono pagate più lentamente. In teoria sarebbe in vigore il celebre articolo 62 della legge 27 del 2012 che impone il pagamento entro 60 giorni ma quasi nessuno lo rispetta. <<Anzi >> ha detto a WineNews l’Avvocato Giuri << dalla nostra esperienza, visto che abbiamo come clienti oltre 50 tra le più importanti cantine italiane, possiamo affermare che nel vino i ritardi sono più consistenti che in altri settori. In media, se nell’agroalimentare si incassa a 90 giorni, nel vino si arriva tranquillamente a 120>>. Considerando la tradizione agricola di pagamenti quasi “stagionali” constatare che le bottiglie vengono incassate, se va bene, dopo quattro mesi,fa cascare le braccia.

Marco-Giuri

Marco-Giuri-Studio-legale-specializzato-sul-vino

Una situazione che purtroppo tutte le cantine possono confermare. Incassare comporta perdite di tempo e tanto impegno: se il cliente non paga alla data stabilita il primo passo è un sollecito scritto, poi si procede con una telefonata, ma se anche questa non ottiene effetto l’avvocato scrive con termini più minacciosi e infine agisce la società di recupero crediti oppure il tribunale con i decreti ingiuntivi. Ma la procedura ha un costo: una fattura di 400 € con l’insolvenza diventa di 1.300€, e il cliente spesso chiede di pagare solo il prezzo del vino mostrandosi offeso per l’insistenza e l’ammontare della cifra. Magari la cantina riesce a recuperare i soldi ma quel cliente è perso per sempre.
Un comportamento che presuppone una visione capovolta del rapporto fra il fornitore e il cliente dove il ristorante o l’enoteca si comportano come se avessero fatto un piacere alla cantina comprandogli il vino. Anzi più questi clienti sono importanti e più ritengono in diritto pagare in ritardo di mesi e persino di anni. C’è infatti la convinzione che questa prassi sia una sorta di contropartita dovuta al “posizionamento” del vino in un luogo prestigioso.

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Bottiglie che rendono: i migliori vini da investimento

Chi pensa che le bottiglie capaci di moltiplicare i loro valore siano solo quelle più famose sbaglia. I migliori vini da investimento costano meno di 150€

Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Vini-da-investimento-Ma Danseuse Pinot Noir 2010

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, Brunello, Casato Prime Donne

I cinque vini che hanno fatto guadagnare di più i collezionisti che li tengono in cantina, sono stati acquistati a cifre decisamente abbordabili e molti sono davvero sorprendenti. Chi si aspetta di trovare in questa lista i più famosi Borgogna, Bordeaux o California rimarrà deluso. C’è tuttavia un elemento che accomuna tutte le 5 bottiglie che hanno moltiplicato il loro prezzo: un ottimo giudizio da parte di WineAdvocate-Robert Parker. Anzi, se c’è un consiglio che è giusto dare a chi vuole investire, è quello di tenere d’occhio i rating del famoso critico americano e investire velocemente sui vini premiati.
La lista dei migliori 5 vini da investimento è ottenuta dall’analisi degli ultimi 5 anni ed commentata in un delizioso articolo di Don Kavanagh. I prezzi sono quelli registrati nell’enorme data base di Wine Searcher che riceve i cataloghi di 90.161 rivendite di tutto il modo. Incrociare i prezzi del 2011 e quelli odierni escludendo le special edition in pochi esemplari, deve essere stato un lavoro di alta ingegneria ma alla fine ha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

Vini-da-investimento-Alto Moncayo Garnacha

selezionato i 5 campioni di guadagni.
In effetti il vino ha dato rendimenti superiori a immobili, oro … e solo la moneta elettronica Bitcoin ha fatto meglio. Ma, rispetto alla finanza, come diceva Gianni Agnelli <<preferisco il vino perché nella peggiore delle ipotesi, lo bevo>>.

N° 1- 2010 Peter Michael Ma Danseuse Pinot Noir, Sonoma Coast Alla sua seconda vendemmia questo vino ha ottenuto 100/100 da Robert Parker e il suo prezzo è schizzato da 124 a 552 Dollari.

Alla fattoria del Colle la natura insegna e diverte

Fattoria del Colle, luogo della memoria: l’ultima realizzazione è l’orto con le piante più antiche e curiose ma è in programma anche il giardino delle tartarughe

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Fantabosco-Fattoria-del-Colle-albero-della.verità-albero-dell’invidial

Fantabosco con alberi a tema, trekking nei vigneti, albero monumentale, punti panoramici, orto grande, tartufaie. Alla fattoria del Colle c’è proprio tanto da vedere e da gustare oltre alle visite guidate alle sale della villa Cinquecentesca e alla cantina della Doc Orcia, alle degustazioni e ai pasti del ristorante dedicato alla cucina locale.
Lo sapevate che i pomodori erano gialli? Eppure non si chiamano pomo-rosso ma pomo-d’oro proprio perché originariamente erano dorati. Avete mai visto la pianta del cotone o quella del pepe?
L’orto grande della Fattoria del Colle nasce per mettere in tavola verdure fresche ma anche per far scoprire ai visitatori natura e storia, leggende e gastronomia racchiuse nelle piante. E’ un gioco ma arricchisce di conoscenze.

Natura-alla-Fattoria-del-Colle-Quercia-Italia

Natura-alla-Fattoria-del-Colle-Quercia-Italia

La Fattoria del Colle, luogo della memoria, dove ogni proposta naturalistica insegna a esplorare e fa capire che la natura è tutt’altro che noiosa ma insegna e diverte perché è piena di sorprese.
FANTABOSCO Pineta a 200 metri dalla Cappella della Fattoria del Colle. Contiene alberi a tema: albero della storia, albero della paura, albero delle bugie ….. un parco capace di divertire i bambini e far riflettere i grandi ed ecco che l’albero dell’odio è circondato da un labirinto senza uscita e costringe a tornare indietro fino alla porta del perdono. L’albero dei suoni ha i rami pieni di campanelli che suonano tirando le corde….

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo

Turismo ladrone e illusioni 2017

1143 Euro per 4 pasti a Venezia e la grande illusione del successo del turismo 2017 che non dipende da un buon marketing ma dal terrorismo in altri Paesi

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo-a-4-studenti-giapponesi

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

La notizia dei quattro giapponesi che hanno pagato il loro pranzo in una trattoria di Venezia quasi 300 Euro ciascuno, ha fatto il giro del mondo. I gestori cinesi dell’Osteria da Luca non immaginano il danno che hanno fatto a tutta l’economia italiana. E purtroppo sembrano in buona compagnia perché, quasi contemporaneamente, 3 giovani donne hanno pagato 350€ per tre pastasciutte con sugo di pesce nel ristorante Casanova della stessa città, che in passato ha già avuto precedenti dello stesso tipo. Ed è così che la CNN mette Venezia fra le 12 mete del mondo da evitare nel 2018 per l’eccesso di turismo.
I tecnici lo chiamano overtourism, fenomeno che, in Italia, ha proprio a Venezia la sua manifestazione più evidente. Migliaia e migliaia di turisti che letteralmente passano

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo

Osteria-da-Luca-Venezia-Turismo-conto salatissimo

come cavallette senza lasciare ricchezza a meno che non vengano rapinati come è successo ai quattro giapponesi. Un mordi e fuggi di dimensioni enormi che è un’autentica minaccia per le località turistiche più note, perché invece di generare sviluppo suscita diseconomie con impatti ambientali e sociali molto pesanti.
Ma come reagire senza un ministero del turismo? Nel 1993 un referendum lo ha abolito per cui, il comparto che potrebbe essere il motore dell’economia italiana, è come una barca senza timone. Teniamo presente che il turismo contribuisce al Pil italiano (dati 2016) per circa 70 miliardi (36 dei quali provengono dai turisti stranieri) e il business turistico sale a 172 miliardi considerando l’indotto cioè vale otre il 10% del PIL.
E’ o non è il drive economico del nostro Paese? Bisogna ripristinare al più presto un ministero.

Prezzo-e-percezione-di-qualità-Petrus

Il sapore del vino ha un prezzo?

Quanto il valore o la fama influenzano la percezione di un vino? Molto, chi si aspetta alta qualità la percepisce coi sensi anche quando non c’è

Vincenzo-Russo-e-Donatella-CinelliColombini-a-Wine2wine

Vincenzo-Russo-e-Donatella-CinelliColombini-a-Wine2wine

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

La risposta è si, il sapore del vino ha un prezzo. O meglio il prezzo da al vino un sapore più buono. Il Professor Vincenzo Russo della IULM ha recentemente spiegato, in un articolo pubblicato in Trebicchieri, cosa succede alle aree del cervello deputata alla gradevolezza e al piacere sensoriale – la Corteccia OrbitoFrontale e la Corteccia Prefrontale Ventromediale – quando beviamo un vino molto costoso aspettandoci che sia anche buono. Controllando con la risonanza magnetica queste due aree è rilevabile un’ attività nettamente superiore rispetto a quando viene assaggiato un vino con minori

Chateau-Lafite-Rothschild

Chateau-Lafite-Rothschild

aspettative. Ecco che la comunicazione, e quindi anche il prezzo, è in grado di far percepire il vino in modo completamente diverso. Chi assaggia ha sinceramente una sensazione migliore ma essa non dipende dai sensi bensì dal cervello.
A queste considerazioni scientifiche aggiungerei quelle di Oliver Styles in uno spassosissimo articolo di Wine Searcher intitolato appunto <<Can money buy taste>>. Il punto di partenza è la critica al Primo Ministro britannico Theresa May da parte del giornalista russo Dmitry Kiselev <<She didn’t pick up her glass by the stem, as is common practice in respectable society>> per non saper tenere in mano un bicchiere di vino dallo stelo come fanno le persone civili. I formali sudditi di Sua Maestà, si sono sentiti punti nel vino, perché << if you’re British, claret runs in your veins>> se sei inglese nelle tue vene scorrono i vini di Bordeaux. Ma le riflessioni che seguono a questa prima schermaglia politico-nazionalista, sono davvero interessanti.

Ladri-nella-cantina-Cupano-a-Montalcino

Ladri “sommelier” nelle cantine di Brunello

Il 5 dicembre a Cupano e il 20 gennaio a Col d’Orcia. La prima volta 900 bottiglie e la seconda mille scegliendo accuratamente le annate più care

Ladri-nella-cantina-Cupano-a-Montalcino

Ladri-nella-cantina-Cupano-a-Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Un tempo i furti su commissione riguardavano opere d’arte talmente famose da non poter essere esposte per cui il nuovo proprietario doveva goderle in solitudine. In pratica il collezionista truffaldino poteva avere un Caravaggio pagandolo solo poche centinaia di migliaia di Euro invece dei 10 milioni che gli sarebbe costato sul mercato, ma poi non poteva mostrarlo ad altri o venderlo senza rischiare le manette.
Ora i furti su commissione hanno cominciato a interessare il Brunello ed è evidente che hanno alle spalle un’organizzazione capace di riciclare grandi vini perchè i malviventi scelgono le bottiglie come esperti sommelier ma non le possono immettere sul mercato.

ladri-nella-cantina-Col-d'Orcia-a-Montalcino

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La prima volta i ladri sono andati nell’azienda Cupano mentre i proprietari, Lionel e Ornella Cousin erano assenti. Sono entrati in ufficio cercando le chiavi della cantina e non avendole trovate hanno forzato le porte portando via 900 bottiglie di Brunello Riserva.  Detto così potrebbe sembrare una banda che poi fa entrare il Brunello nel normale circuito commerciale delle enoteche e dei ristoranti. Ma invece questo non è possibile perché il contrassegno di stato che chiude ogni bottiglia ha un numero progressivo che viene registrato dal Consorzio del Brunello e pubblicato nel sito per cui, qualunque acquirente, digitandolo, potrebbe sapere di avere davanti una bottiglia rubata e denunciare chi l’ha venduta. Quindi la refurtiva ha un’altra destinazione, verosimilmente dei wine lovers ricco ma poco onesti e capaci di consumare quantità enormi di bottiglie molto pregiate. Infatti il secondo furto è arrivato poco dopo, ed è stato ancora più abile e consistente del primo.

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