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Vitigni ibridi resistenti e nomi che confondono

Il problema delle malattie della vite e dell’inquinamento, ne genera un altro: Cabernet Volos, N. Merlot Kanthus … sembrano cloni invece sono nuovi ibridi

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Di Donatella Cinelli Colombini

Da un lato c’è un problema ambientale: il 65% di tutti i fungicidi usati in agricoltura vanno nelle vigne. Servono per combattere oidio e peronospora, due patogeni arrivati in Europa nell’Ottocento e, da allora, divenuti il principale problema dei vignaioli. Infatti l’altro “regalino” arrivato dal Nord America, la fillossera, è stata arginata sostituendo la radice europea con quella americana.

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LA RICERCA DI  VITI RESISTENTI A OIDIO E PERONOSPORA DURA DA OLTRE UN SECOLO

La ricerca di una possibile soluzione impegna i ricercatori da oltre un secolo. Uno dei rimedi proposti è stata la creazione di nuove varietà resistenti ottenute incrociando le viti europee con quelle americane o asiatiche. Nel corso degli anni le sperimentazioni sono state tantissime ma, nel 1936, l’uso di questi ibridi nella produzione del vino fu proibita. Le ricerche comunque continuarono e alcune tipologie furono omologate in Germania e nella Provincia di Bolzano.

I NUOVI VITIGNI IBRIDI RESISTENTI DI ALTA QUALITA’

In Italia l’Università di Udine e i vivai Rauscedo individuarono 10 ibridi resistenti riuscendo a farli iscrivere nel registro varietale italiano nel 2015: Fleurtai, B., Soreli, B. e Julius,N. Cabernet Eidos, N., Cabernet Volos, N. Merlot Kanthus, N., Merlot Khorus, N. Sauvignon Kretos, B., Sauvignon Nepis, B. e Sauvignon Rytos, B.
I nuovi ibridi si stanno diffondendo soprattutto nel Nord Est d’Italia perché le loro qualità enologiche sono di ottimo livello. Gli ibridi sono ammessi nella produzione dei vini da Tavola e gli IGT. Richiedono solo 2-3 trattamenti anticrittogamici all’anno e quindi appaiono particolarmente indicati in prossimità degli insediamenti e comunque delle abitazioni perché comportano un rilevante vantaggio ambientale.
Tuttavia c’è un secondo problema: i nomi con cui sono stati battezzati i nuovi ibridi dagli istituti di ricerca che li hanno registrati, in primis Friburgo. Cesare Intrieri, Professore di viticultura all’Università di Bologna, ha messo giustamente l’accento sulla confusione che ne deriva

Weekend del tartufo bianco in Toscana

Vi aspettiamo alla Fattoria del Colle per cercare, cucinare e gustare il tartufo bianco delle Crete Senesi nel weekend di Ognissanti

 

Tartufo-bianco-delle-crete-senesi-weekend-per-cercarlo e-assaggiarlo

Tartufo-bianco-delle-crete-senesi-weekend-per-cercarlo e-assaggiarlo

Da venerdì 30 ottobre a domenica I° novembre, tre giorni (due notti) nel periodo del foliage, dei tartufi bianchi e dell’olio nuovo nella Toscana del Brunello e dei grandi vini rossi. Vivere nella Fattoria del Colle (clicca per il programma e la prenotazione) in mezzo ai vigneti, cenare con antiche pietanze locali, andare con i cani e i tartufai a cercare le preziose trifole e poi imparare a cucinarle. E ancora visitare vigneti e (parzialmente) le cantine, degustare i grandi rossi e finalmente cenare con un tartufo profumatissimo e forse persino afrodisiaco.

 

PROPOSTA WEEK END DEL TARTUFO BIANCO ALLA FATTORIA DEL COLLE

  • 2 notti in camera doppia con bagno alla Fattoria del Colle
    ricerca tartufi-bianchi-alla-Fattoria-del-Colle

    ricerca tartufi-bianchi-alla-Fattoria-del-Colle

  • 2 colazione a base di salumi, formaggi e dolci tipici caffè, latte succhi e yogurt
  • La ricerca del tartufo con il tartufaio e i suoi cani
  • Piccola lezione di cucina al tartufo con la chef della Fattoria del Colle Doriana Marchi
  • Visita guidata dei vigneti e parzialmente della cantina del Brunello Casato Prime Donne con piccolo assaggio
  • Visita guidata della Fattoria del Colle con degustazione itinerante di tre vini

 

LA BELLEZZA DELL’AUTUNNO NELLA CAMPAGNA TOSCANA

L’autunno è il momento del foliage, cioè quello in cui i vigneti e i boschi cambiano di colore trasformando la Valdorcia e le Crete Senesi in uno scenario da fiaba. E’ forse il periodo in cui la campagna è più bella. Ideale per fare trekking e safari fotografici rigenerando corpo e mente.

Anche i piaceri della tavola sono al massimo in autunno perché le lunghe serate permettono di godere lentamente dei piaceri golosi. La Fattoria del Colle è infatti nell’area di produzione del tartufo bianco delle Crete Senesi e di un olio extravergine fra i migliori della Toscana. Ultimo ma più importante il grande vino rosso: il Brunello proveniente dalla cantina Casato Prime Donne a Montalcino della stessa proprietà, il Chianti Superiore e la Doc Orcia prodotto dai vigneti tutti intorno.

 

José Rallo di Donnafugata nel CDA dell’Ice

Bella notizia per l’export del vino italiano: Josè Rallo entra nel CDA di ICE – Istituto Commercio Estero. Creatività, coraggio, talento e competenza

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Giacomo-José-Gabriella-Antonio-Rallo

Giacomo-José-Gabriella-Antonio-Rallo

Non è facile crescere in una famiglia di fenomeni, non è facile creare uno stile di comunicazione e marketing capace di distinguersi senza rompere con le tradizioni, non è facile arrivare al successo nel lavoro e insieme coltivare le proprie passioni … Solo una donna eccezionale come Josè Rallo ci riesce. E’ una vera fuoriclasse.

 

DONNAFUGATA IL CAPOLAVORO DEI RALLO

Quinta generazione di produttori siciliani del vino, nel 1983 i genitori Giacomo e Gabriella Rallo si staccano dall’azienda degli avi e creano una nuova Donnafugata che oggi coltiva 480 ettari di vigneto, vinifica in 5 cantine per produrre 2,7 milioni di bottiglie esportate in 60 mercati per un fatturato complessivo di 22 milioni.

Numeri che non bastano a rappresentare la grandezza di questi capitani coraggiosi perché non è soltanto il successo internazionale che li distingue, ma lo stile.

José-Rallo-Lucia-Buffo-Donatella-CinelliColombini-Vinitaly-2019

José-Rallo-Lucia-Buffo-Donatella-CinelliColombini-Vinitaly-2019

Quando ero giovane e facevo i primi viaggi all’estero con gli altri produttori italiani, ammiravo Giacomo Rallo sempre sorridente e ottimista, invidiavo Gabriella bellissima e raffinata. Più recentemente ho conosciuto Antonio e sono rimasta colpita dalla forza d’animo con cui ha reagito alla morte del padre, dall’alto livello dei consulenti e manager che lo circondano, ma soprattutto dall’impressionante lucidità nella visione strategica che, sotto la sua guida, sta facendo volare anche la DOC Sicilia. E dire che invece sembra un tipo tranquillo che sorride e basta.

 

JOSE’ LA CREATIVITA’ REINVENTA IL MARKETING

Poi ho conosciuto Josè ed il livello si è alzato ancora. Lei si è laureata in economia con il massimo dei voti alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è la prima donna membro del CdA del Banco di Sicilia su nomina di Unicredit e Presidente del Comitato Territoriale Sicilia, nel 2009 è stata nominata Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel 2002 è stata insignita del Premio Belisario per il suo contributo all’universo femminile. José è l’Amministratore Delegato di Donnafugata, dove ha letteralmente reinventato il modo di fare comunicazione e marketing del vino, nella veste di cantante del Donnafugata Music&Wine. Chi beve i vini di Donnafugata anche una sola volta poi li riconosce per sempre fra le migliaia di bottiglie sugli scaffali di vendita. Ed è Josè, insieme al grafico, che trasforma il packaging in un messaggio intrinsecamente siciliano, allegro ma non banale, capace di trasmettere emozione senza sembrare commerciale. Se insieme ai vini guardiamo lei vediamo la stessa cosa, una siciliana vera, con cultura internazionale ma capace di rispondere ad un’intervista in inglese intercalando le parole con le canzoni della sua terra. Qualche anno fa ha trasformato la vendemmia notturna nei suoi vigneti in un evento mediatico che si ripete ogni anno e, ogni volta, è l’occasione per invitare la stampa del vino più importante e riaccendere l’attenzione su una terra e un’azienda dove tradizione, innovazione e alta qualità vanno di pari passo.

 

I terreni del Sangiovese in Toscana 

La masterclass di Leonardo Taddei svela i profili dei vini di Sangiovese in base ai suoli dei vigneti e all’enorme variabilità geologica della Toscana

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Leonardo Taddei, uno dei migliori palati e delle migliori menti fra i Sommelier AIS toscani. Ha tenuto la terza ed ultima masterclass della Vendemmia experience 2020 organizzata alla Fattoria del Colle. Una proposta enoturistica nuova che somma degustazioni, visite in vigneto ed in cantina, esperienze di vendemmia o di svinatura con una parte didattica di altissimo livello. Si sono succeduti in cattedra Leonardo Romanelli, Franco Pallini e Leonardo Taddei. Tre super esperti del vino toscano in tre weekend successivi.

Quella di Taddei è stata una lezione magistrale nel vero senso della parola che ha insegnato molto anche a chi pensava di sapere già tutto sul Sangiovese.
Dopo aver ammesso di essere anche un cultore di Champagne e birra, Leonardo Taddei ha fatto una premessa storica mettendo in fila le date e i numeri principali del Sangiovese.

 

LE DATE E I NUMERI DEL SANGIOVESE IN TOSCANA

1282: Arte dei Vinattieri a Firenze

Leonardo-Taddei-AIS-Toscana-Masterclass-sul-Sangiovese-Fattoria-del-Colle-Vendemmia-Experience

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1716: Bando di Cosimo III che istituisce le prime 4 denominazioni di origine a Carmignano, Chianti, Pomino e Valdarno Superiore
1872: lettera di Bettino Ricasoli che indica la “ricetta” del Chianti
1909: Girolamo Molon distingue il Sangiovese grosso da quello piccolo

Il Sangiovese ha 93 cloni omologati di cui 5 più diffusi.
In Toscana si producono 11 DOCG, 41 DOC e 5 IGT.

 

I CARATTERI DEI VINI DI SANGIOVESE A SECONDA DEI SUOLI DEI VIGNETI

L’approfondimento di Leonardo Taddei fa leva sulle sue competenze di geologia per spiegare le correlazioni fra i terreni toscani e i caratteri del Sangiovese.
Va ricordato che più della metà delle variabili geologiche mondiali sono presenti in Italia e la Toscana ha suolo particolarmente diversificato perché l’area si è formata grazie alla spinta della placca africana che ha dato origine a montagne e depressioni. Nel Pliocene, cioè 5 milioni di anni fa, ci fu la massima estensione del mare. Alla fine di questa era geologica avviene il sollevamento delle aree centrali della Toscana mentre fenomeni di erosione e sedimentazione caratterizzano gli ambienti fluviali e lacustri. Si forma il Macigno del Chianti.
Ogni suolo lascia un’impronta nel Sangiovese e, in base a uno studio condotto dagli assaggiatori AIS Toscana, è possibile tracciare alcuni profili principali dei vini prodotti su ciascun tipo di terreno.

 

Do you love Italian Wine? Even more after this book

Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine, un manuale sul vino italiano per wine lover stranieri che insegna a noi cosa interessa e incuriosisce all’estero

 

Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine Stevie Kim

Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine Stevie Kim

di Donatella Cinelli Colombini

Le pubblicazioni in inglese sui vini italiani sono sempre troppo corte, come quelle di Hugh Johnson, oppure troppo lunghe, tipo l’atlante di Burton Anderson.
Trovare una giusta misura e una chiave di lettura cool e trendy è difficile, ma la Jumbo Shrimp Guide to Italian Wine (pp 135, € 10) c’è riuscita. Merito di Stevie Kim, la vulcanica direttrice di Vinitaly International, che ha portato dalla Korea, sua terra di nascita e dagli Stati Uniti, sua terra di adozione, un approccio al vino che mette al centro il wine lover. Per questo, nel delizioso opuscolo che Stevie mi ha mandato e che si apre con la sua introduzione, non ci sono gli argomenti che i produttori o gli esperti sono soliti dire, ma quello che i consumatori appassionati vorrebbero sentire, nella forma veloce e narrativa che piace a chi è “always on”, sempre connesso.

 

Donatella-Cinelli-Colombini-Stevie-Kim-Cristiana-Cirielli

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JUMBO GUIDE TO ITALIAN WINE

Ovviamente c’è una parte storica con greci, romani, Leonardo da Vinci e Camillo Benso Conte di Cavour. Ovviamente c’è la presentazione delle regioni e dei vitigni e anche di quelli non conosciutissimi, così come c’è la spiegazione di come leggere le complicatissime etichette italiane e la piramide in cui è diviso il vino del nostro Paese.
Fin qui niente di particolarmente rivoluzionario, la parte più forte arriva in fondo. Dopo un disegno dell’Italia fatto di spaghetti ci sono i piatti tipici di ogni regione con un abbinamento cibo-vino da non perdere.
L’indicazione del capoluogo: Torino, Venezia, Roma … a noi fa sorridere, ma chi di noi sa quale è il capoluogo dell’Alsazia o dello Champagne? Pochi e quindi forse certe informazioni servono.

 

Château Lafite nuovi protagonisti e nuove idee

A Château Lafite lo scossone è arrivato nel 2018 quando al barone Eric de Rothschild è subentrata sua figlia Saskia e il CEO è diventato Jean-Guillaume Prats

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

Prima di curiosare  nel bellissimo articolo su Lafite di James Lawrence pubblicato in Wine Searcher, permettetemi qualche accenno alla storia di questo luogo da sogno.

 

STORIA DI LAFITE CHE SEMBRA UNA NOVELLA

Alla fine del Seicento le sue vigne erano unite a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”. La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite che gli fece ritrovare la giovinezza.

Lafite era prediletto da Madame de Pompadour e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il “vino del re”, come veniva chiamato il rosso di Lafite.

Chateau-Lafite-bariccaia

Chateau-Lafite-bariccaia

Altro grande estimatore di queste bottiglie fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti, che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Nel 1855 Lafite venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi Cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in una sorta di reggia piena di capolavori d’arte.

 

LE EN PRIMEUR DI BORDEAUX DEL 2019

Eccoci ai giorni nostri e alle en primeur 2019 che si sono svolte per la prima volta con degustazioni a distanza. I risultati sono stati buoni e migliori di quanto tutti si aspettassero. Persino Michel Rolland ha messo l’accento sul buon risultato di vendite e sulla possibilità di continuare, almeno in parte, con lo stesso metodo nel futuro.

 

OFFERTA CLUB: BRUNELLO 2015 – 3 BICCHIERI GAMBERO ROSSO

12 bottiglie di Brunello 2015 premiato con TRE BICCHIERI dalla Guida dei Vini del Gambero Rosso, direttamente a casa vostra per pranzi e regali speciali

 

Siamo onorati di annunciarvi che il Brunello di Montalcino DOCG 2015 di Donatella Cinelli Colombini è stato premiato dalla guida Vini d’Italia 2021 del Gambero Rosso con i Tre Bicchieri. Questo vino ha eccellenti giudizi dalla principale critica del vino internazionale: 94/100 Wine Advocate Robert Parker, 94/100 Wine Spectator, 95/100 James Suckling.

 

OFFERTA 12 BOTTIGLIE DI BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2015 “TRE BICCHIERI”

PER I MEMBRI DEL CLUB DI DONATELLA

2015 Brunello di Montalcino DOCG a €39,00 (prezzo a bottiglia) – comprando 11 bottiglie, riceverete una bottiglia omaggio

Brunello di Montalcino Casato Prime Donne 2015

Brunello di Montalcino 2015 offerta

Spedizione omaggio in Italia, per chi acquista dall’estero è previsto uno sconto di 20,00 Euro

 

PER CHI NON E’ ANCORA MEMBRO DEL CLUB DI DONATELLA

2015 Brunello di Montalcino DOCG a €39,00 (prezzo a bottiglia)

Spedizione omaggio in Italia, per chi acquista dall’estero è previsto uno sconto di 20,00 Euro

 

SPEDIZIONE GRATIS IN ITALIA E SCONTATA ALL’ESTERO

Nel prezzo è compreso il costo di spedizione in Italia e uno sconto di 20,00 euro per chi acquista dall’estero.

La spedizione all’estero varia a seconda del Paese e verrà quantificata all’accettazione dell’ordine.

Abbiamo delle condizioni molto vantaggiose per le spedizioni negli Stati Uniti, Canada, Giappone, Singapore, Hong Kong e Australia.

 

Fattoria del Colle vince il premio Food & Travel 2020

We are the winner!!!! La Fattoria del Colle in Toscana è l’agriturismo dell’anno 2020 di Food and Travel Award, il 2 ottobre al San Barbato Resort Spa&Golf

 

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Un grande riconoscimento che arriva alla Fattoria del Colle da Food and Travel, testata internazionale capace di orientare il turismo più esigente e fargli scoprire le eccellenze enogastronomiche in tutto il mondo.

 

FATTORIA DEL COLLE UN PREMIO ALLA TOSCANA PIU’ AUTENTICA

L’Award 2020 come miglior agriturismo italiano premia le scelte di Donatella Cinelli Colombini in favore della riproposta “filologica” della civiltà rurale. Una scelta che si traduce in appartamenti arredati con mobili di piccolo antiquariato, ricette tradizionali eseguite a mano nel ristorante, verdure dell’orto … fino alle visite guidate che insegnano la storia toscana oppure il trekking per imparare i segreti delle vigne. La Fattoria del Colle ha un’anima e un’autenticità molto forti, frutto di scelte coraggiose e decisamente contro corrente. Questo distingue l’agriturismo premiato da Food and Travel dai resort, dove gli interventi di restauro hanno omologato i caratteri originari.

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Donatella Cinelli Colombini, ex storica d’arte e oggi produttrice di vino di successo, ha tenacemente voluto trasformare la Fattoria del Colle in una wine destination capace di far vivere esperienze emozionanti e autentiche, trasmettendo ai visitatori il vero spirito della campagna toscana. Questo premio ci dice che ci è riuscita.

 

 

TRE BICCHIERI AL BRUNELLO 2015 DI DONATELLA

Tre Bicchieri, il prestigioso riconoscimento della Guida dei Vini 2021 del Gambero Rosso va al Brunello 2015 di Donatella Cinelli Colombini

 

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Tre Bicchieri – Guida ai Vini d’Italia del Gambero Rosso al Brunello di Donatella Cinelli Colombini

La presentazione avverrà a Roma il 16 ottobre nei Cinecittà Studios dove i vini premiati della Toscana verranno degustati insieme a quelli di Canton Ticino, Lazio, Campania, Marche e Umbria.

 

PRESENTAZIONE DEI TRE BICCHIERI DELLA TOSCANA IL 16 OTTOBRE A ROMA

Una giornata intera di evento con inizio alle 10 per la consegna dei diplomi e le foto celebrative a cui seguiranno due degustazioni (14-17/ 18-21) nel set “Antica Roma”. Uno scenario da film nel vero senso della parola che permetterà di superare lo stress delle mascherine e degli altri dispositivi anti covid. Proprio la necessità di rispettare le normative sanitarie ha imposto al Gambero Rosso di dividere la premiazione in tre giorni, dal 16 al 21 ottobre, con la Toscana, per fortuna, ad aprire la festa. Mia figlia Violante (la CinelliColombini Jr) sarà a Roma in forma smagliante e con scorta di mascherine e sanificanti, io invece, pur con molto dispiacere, ho rinunciato inchinandomi alla prudenza.

Vedremo se mi sarà possibile partecipare alle altre tappe del tour riservato ai vini premiati, che nei prossimi mesi toccherà Lecce, Milano, Napoli, Palermo e Torino.

 

COME AVVIENE LA SELEZIONE DEI BRUNELLO PREMIATI CON TRE BICCHIERI

La Guida dei Vini contiene oltre 22.500 vini recensiti prodotti da 2.542 cantine. Esserci è importante e soprattutto ottenere il simbolo dei tre bicchieri.

Gambero Rosso Tre bicchieri Brunello di Montalcino 2015

Brunello 2015 – Casato Prime Donne – Tre Bicchieri

Vorrei qui soffermarmi su qualche curiosità per quanto riguarda la selezione dei Brunello inseriti nella guida o premiati. Per noi di Montalcino tutto inizia con la richiesta delle bottiglie da assaggiare da parte del Consorzio del Brunello. Dopo qualche giorno arrivano i degustatori  che si sottopongono ad un tour de force assaggiando quasi 400 bottiglie, tutte rigorosamente bendate. Detto così sembra un’impresa goliardica e persino divertente, ma in realtà è qualcosa di faticosissimo. Ho fatto personalmente la giurata ad un solo concorso internazionale dove si assaggiavano 50 vini ogni mezza giornata, finendo esausta e con le papille gustative in grosso stress. Ovviamente gli assaggiatori del Gambero Rosso sono molto più allenati di me, ma degustare centinaia di rossi strutturati per il lungo invecchiamento è un lavoro pesante anche per i palati più allenati.
Dopo questa fase preliminare che riguarda praticamente tutti i produttori del Brunello, le cantine con vini candidati per i TreBicchieri ricevono una nuova richiesta di campioni da parte del Consorzio. Quest’anno la mia cantina Casato Prime Donne aveva entrambi i Brunello 2015 fra i selezionati.

 

Cheval Blanc il Cabernet Franc più famoso del mondo

Château Cheval Blanc è un Premier Grand Cru Classé A fino dal 1855 quando fu iscritto nel grado più alto della classifica dei vini di Bordeaux

 

Cheval-Blanc-il-vino-a-base-di-Cabernet-Franc-più-famoso-al-mondo

Cheval-Blanc-il-vino-a-base-di-Cabernet-Franc-più-famoso-al-mondo

di Donatella Cinelli Colombini

Cheval Blanc si trova a Saint-Émilion nella Rive Droite della Gironda e produce il vino a base di Cabernet Franc sicuramente più famoso al mondo. In questo Château, la coltivazione della vite risale al XIV secolo ma la divisione dei vigneti come la conosciamo oggi è avvenuta nell’Ottocento. Ci sono 39 ettari di vigna divisa in 45 appezzamenti coltivati con Cabernet Franc (52%), Merlot (43%) e Cabernet Sauvignon (5%). L’insolita scelta dei vitigni dipende dai terreni che sono un autentico patchwork con parti argillose che danno vini dai tannini vellutati, mentre quelli ghiaiosi sono più aromatici ed eleganti.

 

CHEVAL BLANC UN TERROIR INCONSUETO E UN UVAGGIO INCONSUETO

Nel 1998, dopo 166 anni di proprietà familiare, Bernard Arnault (a capo della multinazionale del lusso LVMH) e il barone Albert Frère acquistarono insieme Cheval Blanc.

Cheval-Blanc-la-spettacolosa-cantina-di-Christian de Portzmparc

Cheval-Blanc-la-spettacolosa-cantina-di-Christian de Portzmparc

Nel 2011 fu costruita la spettacolare nuova cantina progettata da Christian de Portzmparc, con 52 vasche in cemento (in sostituzione dell’acciaio inossidabile) di dimensioni diverse in corrispondenza dei diversi appezzamenti di vigneto. Il Grand Vin trascorre dai 16 ai 18 mesi in barriques di rovere nuove. E’ un vino che sfida il tempo. Generalmente richiede 10 anni di affinamento in bottiglia per dare il meglio di sé. Le annate migliori possono durare mezzo secolo o più. Esiste poi un secondo vino che si chiama Le Petit Cheval.

 

Vendemmia 2020 si profila un’altra doppietta a 5 stelle

Vendemmie 2019 e 2020 come gemelli diversi: entrambe meritevoli del massimo punteggio ma anche di essere capite nelle diversità come le 2015 – 2016

 

Brunello-Vendemmia-2020-Casato-Prime-Donne-le-due-giovani-enologhe-Giada-e-Sabrina

Brunello-Vendemmia-2020-Casato-Prime-Donne-le-due-giovani-enologhe-Giada-e-Sabrina

di Donatella Cinelli Colombini

E’ sempre difficile brillare accanto ad una stella di prima grandezza: sarà difficile per chi correrà i 100 metri dopo Usain Bolt, è stato difficile per tutti i matematici dopo Albert Einstein ed è difficile per qualunque imprenditore confrontarsi con Jeff Bezos di Amazon.
E’ la stessa cosa per l’annata 2020. Non riesce a brillare dopo una vendemmia capolavoro come la 2019 anche se è una delle migliori raccolte d’uva degli ultimi 20 anni, sicuramente meritevole delle 5 stelle che premiano le migliori annate di Montalcino.

 

LA VENDEMMIA COVID DEL 2020

Ma andiamo per ordine raccontando nel dettaglio la vendemmia dell’anno covid, la prima con le mascherine e la necessità di allontanare chiunque avesse avuto rapporti, anche indiretti, con persone positive. E’ stato brutto dire a due vendemmiatori con i figli in una classe in quarantena <<dovete stare a casa finchè non avete un tampone negativo>> ed è stato difficile dire alla nostra consulente enologa Valerie Lavigne << se non riesce a farsi il tampone prima di partire dalla Francia dovrà rinunciare a venire>>. Il rischio del contagio ha creato tanta paura, tanti problemi e comunque un’atmosfera molto meno gioiosa del solito.

 

CLIMA: VENDEMMIA 2020 DAL SECCHISSIMO AL PIOVOSISSIMO

Vendemmia-2020-Montalcino-Casato-Prime-Donne-Violante-e-Enrico

Vendemmia-2020-Montalcino-Casato-Prime-Donne-Violante-e-Enrico

C’è stata una gelata durante il germoglio (18-23 marzo) alla fine di marzo. Inizialmente le vigne sembravano indenni ma poi abbiamo visto che l’uva era decisamente meno del solito.
L’inverno è stato mite e arido. In primavera abbiamo subito un attacco di oidio nei vigneti della Fattoria del Colle e i trattoristi hanno passato notti insonni per dare zolfo alle vigne prima dell’alba.
A giugno finalmente è arrivata l’acqua con un mese piovosissimo. Il caldo torrido è iniziato alla metà di luglio ed è durato fino alla metà di settembre quasi senza piogge salvo una bella precipitazione a fine agosto. Per fortuna l’escursione termica fra la notte e il giorno è stata sempre forte.
L’invaiatura è avvenuta alla fine di luglio e l’ultima fase della maturazione è stata accelerata dal caldo, specialmente a settembre quando le temperature diurne si sono mantenute sopra i 32°C. Le vigne non sono state sfogliate per proteggere l’uva dal sole che comunque ha fatto dei danni.
Il guaio è che le perturbazioni sono arrivate proprio durante la vendemmia e il costante rischio pioggia ha costretto tutti ad un lavoro accelerato, con grande batticuore e persino qualche preghierina per cui in vigna è stata trasmessa anche Radio Maria.

 

Divina Vitale la pasionaria del vino toscano

Divina Vitale, la giornalista del Corriere fiorentino che sta realizzando i video dei produttori del Brunello e da anni è il talent scout del vino toscano

di Donatella Cinelli Colombini

Divina-Vitale-la-pasionaria-del-vino-toscano

Divina-Vitale-la-pasionaria-del-vino-toscano

 

Toscana di Bolgheri, classe 1978, giornalista con laurea in lettere moderne presso l’Università di Firenze, ha una <<valigia piena di parole>> e si <<concede spesso licenze poetiche>>.

Il vino è stato per lei prima una passione e poi una professione, è sommelier AIS e assaggia tantissimo ma nel vino cerca l’anima, perché la qualità da sola non le basta. Così come si interessa di viaggi e cucina non solo da assaggiare ma anche nella <<pratica attiva>>. Sposata con Marco Gianpellegrini ha celebrato il suo anniversario di nozze in gondola a Venezia postandosi mentre il marito la bacia. Bellissimo e romanticissimo, da vera pasionaria.

DIVINA VITALE: CORRIERE FIORENTINO, BOLGHERI NEWS, WINE ATTITUDE

Divina-Vitale-Marco-Gianpellegrini

Divina-Vitale-Marco-Gianpellegrini

Questa è Divina Vitale la giornalista che racconta il vino toscano sul “Corriere Fiorentino” edizione toscana del “Corriere della Sera”. E non è tutto, nel 2009 ha creato il mensile “Bolgheri News e poi il portale WineAttitude. Testate libere per la cui sopravvivenza Divina lotta ogni giorno … da vera pasionaria.

DIVINA VITALE E LE CELEBRITIES ECCO NICK JAGGER

Ha il fiuto da segugio del giornalista di razza. All’inizio di agosto riuscì a intercettare  Mick Jagger in vacanza al Castello della Gherardesca ospite dell’amico Manfredi della Gherardesca. Detto così sembra una cosa semplice ma in realtà non lo è, il mitico capo dei Rolling Stones è andato a prendere un aperitivo uscendo dal castello solo per pochi minuti. Jagger ha un’autentica avversione per i paparazzi e i curiosi che entrano nella sua vita privata e arriva a prenotare l’intera sala dei ristoranti dove va a cena. Fare un gossip su di lui è un’impresa eroica ma alla nostra Divina nulla sfugge sotto il sole di Bolgheri e quindi ha pubblicato foto e descrizione della rockstar <<look semplice, occhiali da sole, gambe incrociate. Nike bianche e nere e camicia, una delle sue. Che lo rendono inequivocabilmente Jagger>>.

Vitello tonnato dal Piemonte in Toscana

Voglia di cucinare e scarso talento, due elementi diffusi in tante case e soprattutto da me. Per questo vi propongo ricette facili e storiche come il vitello tonnato

Di Donatella Cinelli Colombini

Nella mia infanzia, a casa mia, il vitello tonnato arrivava spesso in tavola: in inverno con la ricetta originaria e la salsa fatta con il brodo della carne, in estate nella versione con la maionese più fresca ma meno saporita.
Quando alla maionese fatta in casa con l’olio extravergine fu sostituita quella industriale in barattoli, nessuno di noi ha più chiesto il vitello tonnato. Aveva un altro sapore. Per questo vi invito a evitare le scorciatoie e eseguire la ricetta nel modo corretto. La cucina è fatta di gusto, passione e tradizione. Senza questi tre ingredienti non è niente.

Vitello-tonnato-Fattoria-del-Colle-Toscana

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Non si tratta di una ricetta toscana ed è infatti quasi sconosciuta alle anziane massaie. E’ arrivata da noi una quarantina

d’anni fa quando, anche in campagna, fra i più giovani, si diffusero gli aspic e i cocktail di gamberetti.

INGREDIENTI DEL VITELLO TONNATO

Girello di bue 1 kg, una costola di sedano, una carota, una cipolla e uno spicchio d’aglio. 250 g di vino bianco, 3 chiodi di garofano, un pizzico di grani di pepe nero, 3 cucchiai da minestra di olio extravergine (nel caso venga fatta la maionese l’olio diventa molto più abbondante), sale. PER LA SALSA 2 uova, 150 g di tonno sottolio, 3 filettini di acciughe sott’olio, mezzo limone, un manciatino di capperi sotto sale e qualche cetriolino sottaceto.

FRANCO PALLINI IL SANGIOVESE LOVER

Franco Pallini e le differenze fra il Sangiovese di Montalcino più sensuale ed esuberante con quello del Chianti Classico più muscolari e aristocratici

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Franco-Pallini-Masterclass-Vendemmia-Experienze-2020-Fattoria-del-Colle

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La masterclass di Franco Pallini per la Vendemmia Experience  (la prossima nel weekend del 9-11 ottobre con Leonardo Taddei) organizzata da Donatella Cinelli Colombini alla Fattoria del Colle si è incentrata sulla differenza fra il Sangiovese di Montalcino e del Chianti Classico. Franco ha rivelato un amore sviscerato per questo vitigno soprattutto nelle sue espressioni più difficili.

 

FRANCO PALLINI E L’EVOLUZIONE DEL SANGIOVESE

Il Sangiovese si adatta più o meno a tutti i luoghi ma arriva all’eccellenza solo in determinati terroir esattamente come il Nebbiolo. Per questo, pur avendo origini meridionali ha in Toscana la sua terra di elezione, questo perché ogni vitigno esprime il meglio di sé in situazioni “al limite”. Un elemento che potrebbe spingere ancora più a Nord la terra promessa del Sangiovese se avvenisse un ulteriore innalzamento delle temperature.
Attualmente siamo in un momento di passaggio e di evoluzione: dall’americanizzazione di trent’anni fa, che aveva spinto i produttori verso vini costruiti e opulenti, più adatti ai concorsi che al pubblico, stiamo tornando alle origini con vini più adatti alla tavola, gradevoli, diversificati, con forte impronta di territorio.

 

LA FEMMINILITA’ E MASCOLINITA’ DEL SANGIOVESE SECONDO FRANCO PALLINI

Franco-Pallini-Masterclass-Vendemmia-Experienze-2020-Fattoria-del-Colle

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Il Sangiovese ha aspetti femminili e maschili e ama i contrasti come, ad esempio, l’escursione termica fra la notte al giorno. E’ donna nella vite, la cui parte legnosa è morbida e si “taglia bene”, nel legame con la terra dove cresce, nella fertilità che tende ad essere troppa.
Il Sangiovese è maschio nel vino. Si apprezza con pazienza. All’inizio è scontroso e assomiglia a un atleta scattante, alto, dotato di grandissima tecnica. E’ spigoloso, non è un vino piacione.

 

DIFFERENZE FRA IL SANGIOVESE DEL CHIANTI CLASSICO E DEL BRUNELLO

Montalcino e il Chianti Classico, questi sono i terreni magici del Sangiovese dove il vino raggiunge finezze speciali.
Franco Pallini confessa di amare di più il secondo perché più ricco di differenziazioni grazie alla vastità della zona di produzione. Franco apprezza la muscolarità del Sangiovese chiantigiano trainata da una buona struttura acida e tannini particolarmente fini. <<Quelli che prediligo non mostrano colori fitti e hanno facilmente qualcosa di meno nel peso e nel calore ma qualcosa in più sul piano della freschezza>>. A Montalcino la zona di produzione è più piccola, più meridionale e più vicina al mare. Un terroir caratterizzato da maggiore luminosità e ventilazione, temperature più alte e vendemmie più precoci. Caratteristiche che danno origine a vini più aperti, più “concessivi” e persino esuberanti di quelli chiantigiani. Per questo a Montalcino il Sangiovese <<basta a sé stesso>>. Solo li <<riesce a farsi così compiuto, senza troppi spigoli e senza zone d’ombra>>.

Cambiamento del clima e zonazione dei vigneti 

Temperature più alte e piogge scarse cambiano il potenziale qualitativo dei vigneti mettendo in dubbio la zonazione passata e recente

Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

di Donatella Cinelli Colombini

Un tempo il terroir era una divinità intoccabile e soprattutto immutabile. Era alla radice del valore di certi vini e di certi chateau.
Poi il global warming ha cambiato le cose.

ZONAZIONE DEI VIGNETI IN UN’EPOCA DI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Partendo da casa nostra, dal territorio del Brunello. Un tempo si riteneva che oltre i 600 metri sul mare fosse impossibile produrre uva di Sangiovese adatta per il Brunello ora molti produttori guardano alle “terre alte” con occhi innamorati e tutte le zone fresche hanno acquistato valore.
Una situazione generalizzata che riguarda i principali territori del vino di tutto il mondo e mette in discussione regole che sembravano scritte per l’eternità.

Per questo viene da chiedersi se la zonazione, chiesta con forza da una parte della stampa, sia possibile in un’epoca in cui il clima innesca un rapido sconvolgimento nel potenziale qualitativo dei vigneti.

Bordeaux vigneto marzo 2018

Bordeaux vigneto marzo 2018

DOPO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO LE VECCHIE CLASSIFICHE SONO ANCORA VALIDE ?

Bordeaux ha cambiato il suo disciplinare nel 2019, per autorizzare varietà come il Marselan e il Touriga Nacional finora vietate nell’uvaggio di Bordeaux e Bordeaux Supérieur.
Come giustamente fa notare James Lawrence in un articolo di Wine Searcher che vi invito a leggere, il problema maggiore riguarda la gerarchia dei migliori vigneti francesi consacrata da quasi due secoli. Ma proprio mentre tutti si chiedono se le classifiche stilate dal 1855 in poi per i vigneti bordolesi sono da rivedere … nel 2008 il Barolo vengono istituite le le sotto zone e i cru. Va detto che esse non costituiscono una classifica di valore ma la battaglia legale avvenuta intorno all’uso del nome Cannubi fa pensare che l’attribuzione di un valore decrescente, anche se non ufficializzata, comunque ci sia. E questo avviene mentre terreni storicamente destinati alla produzione di Dolcetto perché più alti e più freddi, cominciano ora a rivelarsi molto performanti.

                                                                       

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