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The Macallan 1026 Whisky più caro del mondo

Il whisky più caro del mondo

Si tratta di due bottiglie di Scotch whisky Macallan del 1929 vendute a Dubai per 1,2 milioni di Dollari, sono i whisky più cari del mondo

The Macallan 1026 Whisky più caro del mondo

The Macallan 1026 Whisky più caro del mondo

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Sono state vendute dall’enoteca Le Clos nell’aeroporto di Dubai, un negozio che vende eccellenze enologiche di tutto il mondo a un pubblico di viaggiatori ma soprattutto di milionari. Ricordo che mia figlia Violante si era fermata in questa celebre enoteca durante la sosta di un suo viaggio in Asia rimanendo sbalordita dal numero di vini a prezzi stellari ma anche della presenza del direttore in persona alle tre del mattino. Evidentemente è proprio durante il cambio di aereo dei voli diretti in Cina o in India che il pubblico dei collezionisti sosta a Le Clos facendo shopping di bottiglie introvabili. << We are thrilled to be able to celebrate our 10 year anniversary with another world-record sale>> ha detto il direttore di Le Clos Iain Delaney a Forbes ribadendo che l’enoteca intende diventare il leader nella vendita di vini luxury a livello mondiale.

Ed infatti è proprio qui che un collezionista ha comprato 2 bottiglie di Whisky Macallan

Le-Clos-Dubai-ha-venduto-il-whisky-più-caro-del-mondo

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del 1926 alla modica cifra di 600.000€ ciascuna. Un prezzo mai pagato nel passato che rende questi esemplari i whisky più cari del mondo.  In effetti non si tratta di bottiglie qualsiasi. Il liquido in essi contenuto è stato distillato nel 1926 e ha maturato per 60 anni in ex botticelle da sherry prima di venir imbottigliato nel 1986. Anche le etichette costituiscono qualcosa di raro: una è disegnata da Sir Peter Blake molto noto per la sua collaborazione con The Beatles e dall’artista italiano Valerio Adami. Complessivamente furono prodotte solo 40 bottiglie di cui 12 + 12 confezionate con le etichette firmate dai due artisti. La Macallan le mise in vendita al prezzo di 27.000 Dollari ciascuna dopo di che le bottiglie scomparirono nelle casseforti dei collezionisti finchè, nel 2007 una di esse fu battuta all’asta da Christie’s al prezzo di 75.000$.

Eleonora Marconi Masseto

Graziana Grassini e Eleonora Marconi regine di Bolgheri

Hanno la responsabilità dei vini super star d’Italia: Graziana Grassini firma il Sassicaia e Eleonora Marconi è appena stata nominata wine maker di Masseto

Eleonora Marconi Masseto

Eleonora Marconi Masseto

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Ecco le due enologhe dei vini italiani che sbancano le aste internazionali e portano il tricolore nel mondo dorato delle bottiglie di lusso Graziana Grassini detta “Lady Sassicaia” e Eleonora Marconi appena nominata wine maker di Messeto. Due vini cult dove la qualità intrinseca si associa al prestigio, a una clientela abituata al meglio e all’esclusività di luoghi dove può entrare solo chi ha enormi ricchezza o grande potere.
Entrambi i vini nascono a Bolgheri, e entrambi hanno la polvere di stelle di un blasone millenario. Delle cornici talmente sbalorditive che sembrano incredibili. Sassicaia nasce

Graziana Grassini Sassicaia

Graziana Grassini Sassicaia

nella Tenuta San Guido del Marchese Incisa della Rocchetta. Per arrivarci c’è il viale di cipressi della celebre poesia di Carducci vicino alla cantina ci sono le stalle della Razza Dormello Olgiata, quella del famoso cavallo Ribot e poco distante l’Oasi primo rifugio faunistico italiano WWF. Lo scrigno delle barriques del Sassicaia è stato progettato da Agnese Mazzei con un’eleganza sobria squisitamente toscana. Da qui escono le bottiglie che il nostro Capo del Governo ha portato a Obama e che è stata servita a Madonna durante l’intervista televisiva.

Cantine aperte 2018 a Montalcino e in Toscana

Cantine aperte 2018 domenica 27 maggio con Violante e Donatella. Vi aspettiamo al Casato Prime Donne di Montalcino con un “tesoro” da scoprire

Cantine aperte 2018 Casato Prime Donne Montalcino

Cantine aperte 2018 Casato Prime Donne Montalcino

CANTINE APERTE IN TOSCANA
Gustiamo il bello della Toscana” questo il tema di Cantine aperte 2018 che chiede alle aziende partecipanti di far scoprire un gioiello nascosto usando il vino come un mecenate del nuovo millennio, cioè come una chiave per apprezzare la cultura della buona tavola ma anche le bellezze artistiche e paesaggistiche di una regione piena di capolavori. Circa 100 cantine da visitare in tutta la Toscana.

CANTINE APERTE AL CASATO PRIME DONNE DI MONTALCINO
Al Casato Prime Donne di Montalcino dove convivono Donatella Cinelli Colombini che 25 anni fa ideò Cantine Aperte e sua figlia Violante attuale presidente regionale del Movimento Turismo del Vino che organizza la giornata dell’enoturismo, l’esperienza creata per i visitatori sarà davvero coinvolgente, divertente e inaspettata. Mostrerà che una fiaba può diventare vino e Cenerentola Orcia DOC si veste con un

Cantine-aperte-2018-Cenerentola-vestita-di-luce

Cantine-aperte-2018-Cenerentola-vestita-di-luce

abito di luce per andare alla festa del principe e farlo innamorare.
Domenica 27 maggio le visite guidate, partiranno ogni mezz’ora dalle 9 alle 18 proponendo una degustazione itinerante di 4 vini accompagnati da musiche e video in mezzo a tini e botti.
Piccole soste anche davanti al calendario del Brunello e alla cornice creata da Alessia Bernardeschi per i selfie di fronte ai vigneti di Sangiovese. Un modo inconsueto e pieno di suggestioni per scoprire il re dei vini di Montalcino – il Brunello- e il vicino territorio della DOC Orcia il vino più bello del mondo, che mostra in anteprima il suo gioiello da scoprire: la lampada di Cenerentola con dentro la magnum di Orcia 2015 della Fattoria del Colle.
Solo 50 esemplari che avranno i nomi dei wine lovers a cui sono destinati. Piccoli capolavori di artigianato d’arte fatti con il rovere dei tonneau da 5 hl in cui ha maturato il vino e una parte centrale in plexiglas decorata da corone principesche che si illuminano con un effetto nuovo e sontuoso ma anche autenticamente toscano. La forma della lampada richiama infatti le più celebri torri del romanico-gotico toscano -quella pendente a Pisa e il campanile di Giotto a Firenze – con il loro finale piatto.

Fotografia-degli-italiani-RapportoCoop2017

La fotografia degli italiani è nel cibo

Il rapporto COOP 2017 ci mostra la fotografia degli italiani: il cibo ha sostituito l’abbigliamento per esprimere valori, appartenenza sociale e sentimenti

Fotografia-degli-italiani-RapportoCoop2017

Fotografia-degli-italiani-RapportoCoop2017

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Speriore, DOC Orcia, Fattoria del Colle

Schifati dai politici, alla ricerca di un benessere psicofisico individuale che sembra la nuova religione soft che li porta più spesso al ristorante e nei centri estetici che in Chiesa. Questa la fotografia degli italiani che esce dallo studio di Albino Russo nel Rapporto COOP. Un’analisi senza veli dei nostri vizi e delle nostre virtù ma che, in 263 pagine rivela davvero tanto.
Partiamo dalle parole e dai sentimenti che suscitano in noi italiani. Quelle che non piacciono sono in ordine decrescente: politici, terrorismo, Trunp, Grillo, Lega nord, partiti, Islam, Forza Italia, Berlusconi, Renzi

Fotografia-degli-italiani-RapportoCoop2017-percezione-delle-parole

Fotografia-degli-italiani-RapportoCoop2017-percezione-delle-parole

Sul lato opposto le parole apprezzate sono prima di tutto famiglia e poi cuore, Papa Francesco e ambiente-energie rinnovabili. Ci sono poi le reazioni alle parole in relazione ai concetti di passato e futuro. La sensazione di vecchio prende il nome di Berlusconi e di Grillo mentre aprono alla speranza il concetto di ambiente associato alle energie rinnovabili e al cibo made in Italy.
Alla luce delle recenti elezioni l’analisi del sentiment politico non appare troppo centrata ma è più che evidente la percezione negativa verso il mondo politico vissuto come qualcosa di vecchio e dannoso.

Cenerentola Doc Orcia un vino con la corona

2016 vendemmia vecchio stile che entusiasma i grandi wine lover e mette la corona sopra l’etichetta del Cenerentola Doc Orcia

Annata 2016 da incorniciare: profondità, complessità, finezza e soprattutto grande capacità di invecchiamento, caratteri che solo una lenta maturazione dell’uva riesce a donare al vino.

Il Sangiovese, vitigno principale del Cenerentola DOC Orcia (insieme al Foglia tonda), produce un’uva “metereopatrica” cioè molto influenzata dal clima. La sua buccia è composta da pochi strati di cellule e quindi ha bisogno dell’aiuto del sole per esprimersi al meglio.
Per questo, nelle alte colline del Sud della Toscana, dove il clima è arido ma fresco, il Sangiovese ha il suo habitat ideale e giunge a livelli di eccellenza inarrivabili in qualunque altra parti del mondo.

Foglia-tonda-donatella-cinelli-colombini

Foglia-tonda-donatella-cinelli-colombini

Nel 2016 il primo semestre dell’anno è stato piovosissimo, ha idratato la terra in profondità creando le riserve per i mesi caldi, ma ha anche disturbando la fioritura al punto da ridurre sensibilmente il numero e la dimensione dei grappoli. Poi è arrivata un’estate “pazzerella”. Giornate molto calde -sopra i 35°C- alternate a temporali di grande violenza e i produttori hanno avuto autentici batticuore per il rischio grandine.
Chi, come noi, è stato risparmiato dalle calamità, ha fatto una delle migliori vendemmie a memoria d’uomo.
Anche sulla data della raccolta ci sono state delle sorprese: il germoglio delle viti era avvenuto 15 giorni prima del solito e tutti, noi compresi, prevedevamo una vendemmia anticipata, invece già nel momento dell’invaiatura (cambio di colore dei grappoli da verde a blu) il calendario del ciclo vegetativo si era riallineato a quello tradizionale e poi la maturazione è andata avanti lentamente e con regolarità. Nel 2016, la prima volta dopo diversi anni, i grappoli hanno percorso il cammino verso la vendemmia a passo di lumaca con l’accumulo degli zuccheri nella polpa degli acini che procedeva più lentamente della maturazione polifenoloca, cioè quella delle sostanze nobili contenute nella buccia.

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-haemi

La realtà aumentata batte l’alcol test

Realtà aumentata e vino con luci e ombre: cambia la gestione del vigneto e il turismo, La cosa migliore sono le auto senza autista che fregano l’alcol test

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-haemi

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Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Il mondo agricolo, tradizionalmente conservatore è davanti a una cascata di tecnologia. Fin ora ha brillato per la raccolta di dati inutilizzati. Rilevamenti che permetterebbero di gestire i vigneti quasi pianta per pianta che invece restano nei cassetti e non guidano trattori e irroratori per ridurre acqua e prodotti chimici. Situazione ben nota che fa spesso sorridere gli esperti di intelligenza artificiale applicata come Phil Van Allen, docente all’ Art Center College of Design di Pasadena in California. << He joked that while executives in the wine world are well known for their data gathering,

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-sal

realtà-aumentata-Phil-Van-Allen-sal

they don’t have a stellar reputation for doing their due diligence in terms of adequately analyzing it>> ha detto al Consumer Wine Symposium (DTCWS) 2018 a San Francisco scherzato sul fatto che i managers del vino sono ben noti per la loro raccolta di dati, mentre non hanno una reputazione stellare in termini di analisi di questi dati.
Verissimo, ed è proprio questo che mi ha sempre fermato dall’aderire ai progetti di agricoltura di precisione: non siamo in grado di trasformare i dati raccolti del satellite, dei droni, delle centraline … nel miglioramento della coltivazione più che biologica che pratichiamo nel vigneto.

A Nipozzano nel castello dei Frescobaldi

Il castello di Nipozzano fa da cornice alla tavola rotonda dell’UIV sui mercati internazionali e sulla necessità di più “tricolore” per vincere all’estero

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell'Unione Italiana Vini

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

Avete presente la serie televisiva I Medici? Quella che raccontava dello scontro feroce, avvenuto nel primo Quattrocento, fra le famiglie Medici e Albizzi per la supremazia su Firenze e probabilmente su enormi flussi finanziari in tutta Europa. Ecco, il castello degli Albizzi è Nipozzano. Oggi non ci sono più i banchieri armati di pugnale ma il fascino di questo luogo è intatto anche perché non è mai stato venduto ma è passato per via ereditaria per circa un millennio arrivando, nel 1877 ai Frescobaldi grazie al matrimonio di Leonia Albizzi. Ecco che dalla storia antica si arriva alla storia recente forse persino più intrigante. Fa un certo effetto mangiare alla stessa tavola dove i Frescobaldi siedono con il Principe di Galles Carlo oppure vedere le foto di una giornata di relax dei marchesi fiorentini insieme a Bill Clinton. Tessere di un mosaico affascinante con saloni pieni di arredi di grande antiquariato e, nelle

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell'Unione Italiana Vini

Nipozzano-Ferescobaldi-tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini

cantine, oltre alle botti anche una grotta segreta con le bottiglie confezionate nel giorno di nascita di ogni membro del nobile casato: qualche centinaio per i maschi e qualche decina per le femmine…
Sono andata a Nipozzano per la tavola rotonda dell’Unione Italiana Vini presieduta da Ernesto Abbona che ha esortato all’unità di intenti affinché le grandi cantine uniscano la loro azione a quella delle denominazioni consolidando i risultati commerciali nei mercati esteri. Un appello che Andrea Rea SDA Bocconi Wine Lab ha ribadito con accenti più tecnici proponendo la sua divisione dei consumatori in 3 tipologie: “Trendy” legati alle mode e alla convivialità, “Fine” interessati all’esperienza e alla scoperta dei territori, “Icon” desiderosi di simboli, lusso e esclusività.

Marie Antoinette brinda con le Donne del vino

A Prato nel Museo del Tessuto le Donne del Vino onorano con una degustazione la mostra sui costumi -Premio Oscar- di Milena Canonero per il film Marie Antoinette

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Sposa a 14 anni regina di Francia a 19 Maria Antonietta è passata alla storia con la frase <<se non hanno pane che mangino brioches>> rivolta al popolo affamato e per le frivolezze, l’irresponsabilità, gli sprechi e di lussuosi divertimenti a cui dedicava tutto il suo tempo.
Il film Marie Antoinette che la regista Sofia Coppola ha girato nel 2006 ottenendo un enorme successo ce la racconta nel fasto della corte di Versailles oltre che nel letto di Luigi XVI. Il Re aveva una tale avversione per lei da riuscire ad avere il primo rapporto sessuale solo dopo sette anni di

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

matrimonio. Ovviamente i vestiti hanno un ruolo importante nel definire il personaggio e sono dei piccoli capolavori realizzati patendo dai ritratti e dalle fonti storiche. Sono stati realizzati dalla costumista Milena Canonero che con questa produzione ha vinto il premio Oscar.
Da febbraio a maggio sono stati esposti a Prato nel Museo del tessuto e le Donne del Vino hanno voluto dare il loro contributo al successo di questa mostra organizzando una degustazione. Oltre a me con il Rosso di Montalcino, erano presenti Badia Coltibuono, Cantine Dei, Castello di Querceto, Castello di Sonnino, Fattoria Dianella, Castello del Corno, Scopone, Distilleria Nannoni, Fattoria Le Pupille, Fortulla, Tenuta di Capezzana.
Poco afflusso di pubblico ma alcuni contatti utili e persino un importatore USA in cerca di cantine. Alla fine un bilancio positivo soprattutto grazie all’azione sulla stampa regionale curata da Marzia Morganti anche lei Donna del vino e alla degustazione guidata da Pietro Palma enotecario di grande talento e ambasciatore 2017 dello Champagne.

Vita da produttore di vino: Donatella e il suo tempo

La corsa con l’orologio di Donatella, produttrice, wine blogger, presidente di associazioni con l’ambizione di godersi il meraviglioso territorio in cui vive

Donatella-insegnante-di-turismo-del-vino-Pisa Scuola -Universitaria-Superiore-Pisa

Donatella-insegnante-di-turismo-del-vino-Pisa Scuola -Universitaria-Superiore-Pisa

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del ColleTrequanda, Casato Prime Donne, Montalcino 

Il giorno peggiore è il lunedì e i periodi più frenetici sono quelli prima delle vacanze o dopo i viaggi all’estero. Si tratta di giornate lunghissime con un’interruzione dietro l’altra.
L’avvento di internet ha aggravato la situazione moltiplicando i contatti e facendo sparire le vacanze. Ricevo circa 80 e-mail al giorno e ne mando una trentina. Ho un PC molto piccolo che mi segue ovunque nel mondo per cui rispondo alla posta ogni giorno anche quando viaggio per lavoro ed ho una degustazione dietro l’altra e un appuntamento dietro l’altro. Anzi, quando sono dall’altra parte del mondo, certe persone, cercano la mia attenzione come un bambino piccolo con la mamma e mi sommergono di e-mail, suscitando le mie rispostacce. Poi mi dispiace e impiego giorni per rasserenare i rapporti, ma detesto quando qualcuno mi toglie il poco tempo che ho per dormire, pensare, conoscere … facendomi sentire in trappola.

Donatella-CinelliColombini-Matla

Donatella-CinelliColombini-Matla

E’ così che anche le mie vacanza nell’adorata isola di Gozo si riducono a 3 ore al giorno perché invariabilmente c’è un problema che, per essere risolto da li, richiede moltissimo tempo.
Le interruzioni sono il mio incubo. Fare attività lunghe e complesse nella giornata lavorativa è praticamente impossibile perché, in campagna, non c’è l’abitudine a prendere appuntamenti. Cantiniere, vignaiole, addette al commerciale e al turismo … entrano nel mio ufficio e chiedono una immediata attenzione, soprattutto il mio dolce maritino e la vulcanica figlia Violante.

Pasquale-Forte-giornate-Giulio-Gambelli

Con Pasquale Forte e i vini dei luoghi

Con Pasquale Forte e grandi produttori di Borgogna, Montalcino e Barolo a Castiglion d’Orcia per parlare di “Vini dei Luoghi – Gusto del Luogo”

Pasquale-Forte-giornate-Giulio-Gambelli

Pasquale-Forte-giornate-Giulio-Gambelli

Di Donatella Cinelli Colombini
Arrivo a Castiglion d’Orcia invitata da Pasquale Forte, un nuovo produttore con un profilo straordinario. Originario della Calabria è cresciuto in Lombardia ed ha creato, dal niente, con il suo genio nell’elettronica, un impero industriale da quasi un miliardo di Euro di fatturato annuo. Nel suo settore è un leader mondiale. Piccolo, dinamico, con una chioma bianca e ricciuta, parla sottovoce ma dice parole decise. Vive a Castiglion d’Orcia con la moglie e i suoi figli più piccoli mentre quelli di maggiore età lavorano nelle aziende di famiglia in Italia, Turchia, Cina. In Toscana, in un angolo intatto della Valdorcia, ha creato un’azienda in perfetto equilibrio ambientale, il Podere Forte. Le vigne sono il suo maggiore orgoglio <<io voglio produrre il vino migliore del mondo>> ha detto ai produttori del Brunello al gran completo durante la cerimonia di

Pasquale-Forte-spiega-il-suo-vino-Petrucci

Pasquale-Forte-spiega-il-suo-vino-Petrucci

conferimento della cittadinanza onoraria di Montalcino a James Suckling. I miei colleghi lo hanno guardato sorridendo, pensando << noi siamo tanti e forti, tu sei solo e sei appena arrivato>> ma lui ci sta provando veramente e si è circondato di tecnologie avanzatissime e dei maggiori esperti come Attilio Scienza, Claude e Lydia Bourguignon, i menestrelli della viticultura biodinamica che lavorano anche a Romanée Conti e hanno introdotto Pasquale Forte nelle giornate Henry Jayer “patriarca del pinot nero”.

LE GIORNATE DI GIULIO GAMBELLI A CASTGLION D’ORCIA
Le “giornate Henry Jayer” sono incontri organizzati da Jacky Rigaux, a cui partecipano produttori borgognoni e di altre parti del mondo, raccontando le loro esperienze e facendo assaggiare il loro vino.

Donatella: all’Accademia della Vite e del Vino

Ricevo un onore che non merito ma di cui sono felice. La mia conferenza inaugura il 2018 dell’Academia Italiana della Vite e del Vino

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Remaschi-Stefano

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Remaschi-Stefano

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

L’Accademia Italiana della Vite e del Vino fu istituita a Siena nel 1949. A quell’epoca la città del Palio era la capitale nazionale vitivinicola, sede dell’Enoteca Italiana e della Mostra dei Vini Tipici e Pregiati. Negli anni Siena ha perso tristemente tutte queste eccellenze ma l’Accademia, pur emigrando, è rimasta il maggior network italiano di esperti di vitivinicultura, un luogo di incontro di idee e di competenze superiore a ogni altro nel nostro Paese. Per diventare accademici bisogna venire invitati non ci sono moduli di richiesta. E’ insomma un ambitissimo cenacolo di cultura del vino.
Faccio parte dell’Accademia Italia della Vite e del Vino da molti anni ma – a causa degli impegni con l’Assessorato prima e con le Donne del Vino poi- non ho mai tempo di partecipare alle “tornate” cioè agli incontri di studio. Da pochi giorni sono diventata “Accademica ordinaria” ma rimango un membro assente a cui tirare le orecchie. Invece di brontolarmi, il Professor Antonio Calò Presidente dell’Accademia mi ha concesso un grande onore, mi ha affidato la conferenza inaugurale del 2018, quella che apre la

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Stefano-Calò

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Stefano-Calò

69°annata a Firenze nella sala Pegaso della Regione Toscana. L’idea di parlare davanti il top degli esperti di vino italiani: universitari, studiosi, grandi produttori, dirigenti ministeriali…. fa venire i brividi.
Il tema della mia conferenza “Il turismo del vino in Italia alla luce delle attuali normative” è, per fortuna, un tema poco conosciuto in ambito accademico. Nessuna facoltà di agraria ha ancora un insegnamento di turismo o di turismo del vino benchè questi comparti riguardino fette sempre più consistenti del business rurale e i manager delle imprese agricole debbano quasi sempre occuparsene. Sta di fatto che sono soprattutto le facoltà di Economia del turismo che mi chiedono le lezioni e io ho già pubblicato 3 manuali sull’argomento. Salgo sul palco dei relatori con il piccolo scudo delle mie competenze e vedo davanti le facce incuriosite del mondo accademico. Si stanno chiedendo << questa donna vorrebbe insegnarci a vendere il vino?>>. Sta di fatto che i turisti sono il mercato migliore delle cantine, in termini di remuneratività, fidelizzazione, liquidità e prospettive di crescita.

Vino per cani con qualche dubbio etico

Vino, birra, te per gatti e cani. Linee di bevande per animali di crescente successo, rigorosamente senza alcool, per chi vuol fasi un bicchiere con loro

Vin-per-cani-Apollo-Peak

Vin per cani Apollo-Peak

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo pet friendly, Fattoria del Colle

Come tutti gli amanti dei pelosi a 4 zampe sanno, i cani e i gatti non possono bere bevande alcoliche se non con grossi rischi della loro salute. Tuttavia adorano i biscottini, merendine e simili, che i negozi di prodotti pet vendono in piccole confezioni decisamente care. Sfruttando la tendenza dei proprietari di comprare ciò che scatena l’entusiasmo dei propri animali la ditta americana Apollo Peak ha creato una sezione di Pet Beverage con vino bianco, rosso e frizzante. La linea ha nomi spassosi mosCato charDOGnay …e comprende anche i calici da degustazione per

Vino-per-cani-Apollo-Peak

Vino-per-cani-Apollo-Peak

gli amici a 4 zampe. La cosa incredibile è il successo di questa produzione che, gente come me appassionatissima di cani e produttrice di vino, non comprerebbe se non sotto tortura. Il messaggio è più o meno questo: torni a casa stanco hai voglia di coccole e di un calice di vino e perché non farlo con il tuo gatto condividendo il piacere con lui? Giusto solo che il così detto vino per cani e gatti fatto di succhi di frutta e erbe aromatiche bio (tra cui l’erba gatta), contenuto in una bottiglietta da 8 oz (come quella dei succhi) costa intorno ai 10 Dollari. In certi casi più del vino nel calice del padrone dell’animale.

Chianti-Classico-Castello-di-Brolio-tomba-Bettino-Ricasoli

Chianti Classico territorio di grandi vini e grandi celebrità

Il fantasma di Bettino Ricasoli barone di ferro alle vacanze di Tony Blair. Chianti Classico, un territorio glamour e anglofono che produce grandi vini e moda

Chianti-Classico-Castello-di-Brolio-tomba-Bettino-Ricasoli

Chianti-Classico-Castello-di-Brolio-tomba-Bettino-Ricasoli

PARTE SECONDA

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle 

Il personaggio centrale nella storia del Chianti è Bettino Ricasoli (1808-1880), il Barone di Brolio, uomo di rigidezza così inflessibile da essere soprannominato “il barone di ferro”. Ancora oggi il suo fantasma vestito di nero e in sella a un cavallo, terrorizzi chi si trova, di notte, nel parco del suo splendido castello. Ricasoli fu due volte Presidente del Consiglio del neo nato Regno d’Italia e primo ministro dell’Agricoltura. A lui si deve, nel 1872,  la  “formula” del Chianti:   7/10 di Sangiovese 2/10 di Canaiolo e 1/10 di Malvasia. Quello stesso anno il

Chianti-Classico-Collection-2009-1

Chianti-Classico-Collection

Chianti del Castello di Brolio vinceva la medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Parigi a significare il grande sforzo profuso dal Barone nella qualificazione dei suoi vini.

Nel tempo questa sorta di ricetta è radicalmente variata: rimane un predominanza di Sangiovese  – obbligatorio per almeno l’80% – mentre il restante 20% può essere di vitigni a bacca rossa autoctoni come il Canaiolo o il Colorino e internazionali come il Merlot o il Cabernet. Dal  2006 sono state vietate uve bianche.

Oxford Cambridge Pol-Roger-Wine-Tasting- competition-2018

Sfide di vino fra Oxford – Cambridge. E noi?

Creare squadre di assaggiatori – studenti nelle università più importanti, ecco una formula nuova per far entrare il vino nello stile di vita dei giovani TOP

Oxford Cambridge Pol-Roger-Wine-Tasting- competition-2018

Oxford Cambridge Pol-Roger-Wine-Tasting- competition-2018

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

E’ noto come le maggiori università inglesi abbiano cantine fornitissime e club di wine lovers ma la sorpresa è leggere della sfida Oxford Cambridge all’ultimo assaggio.
Una sfida ad altissimo livello con due superstar del giornalismo enologico come giudici –Jancis Robinson MW e Hugh Johnson- e una fornitura di vini da parte di Justerini & Brooks uno dei wine mercian più importanti del mondo per il suo sterminato portafoglio di eccellenze enologiche.
Quindi una sfida degna delle università che ogni anno si contendono con Harvard, MIT e Stanford il podio mondiale delle migliori del mondo. E anche lo sponsor non è uno qualsiasi Pol Roger lo Champagne preferito da Winston Churchill. E’ stato proprio il direttore della maison francese – Cassidy Dart- a scegliere i 6 vini rossi e i 6 bianchi che i contendenti hanno assaggiato con bottiglie rigorosamente bendate in 40 minuti.
Fra essi c’era anche Correggio Arneis 2016 Roero e un Rosso di Montalcino 2013 de Le Ragnaie. Due vini decisamente difficili perché di vitigni autoctoni e, almeno nel secondo caso, con un affinamento insolitamente lungo.

                                               

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