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I° Rapporto sul Turismo Enogastronomico

Roberta Garibaldi classifica i turisti enogastronomici: autentico, eclettico, locale, social, innovativo, budget, avventuroso, gourmet … e tu come sei?

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Di Donatella Cinelli Colombini

Roberta Garibaldi, maggiore esperta italiana di turismo enogastronomico è venuta a trovarmi in agosto. Sorridente, abbronzata, indossava una grande gonna con strascico e manifestava un’enorme curiosità per la Toscana con le sue campagne brulicanti di turisti. Oltre a farle vedere le mie due cantine – Casato Prime Donne a Montalcino e Fattoria del Colle – l’ho portata a una cena con concerto lirico di Solobelcanto da Vitis Vinifera enoteca di Montisi. Una zingarata che credo le sia molto piaciuta.

Roberta Garibaldi, professoressa all’Università di Bergamo, ha recentemente pubblicato il “Primo rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2018” in cui raccoglie le sue ultime indagini. Va detto che questo segmento del turismo cresce come un fiume in piena ma, per trasformarsi in sviluppo e posti di lavoro, andrebbe gestito. Il primo passo in questa

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direzione è un’analisi puntuale e diffusa come quella della Garibaldi. Qui di seguito i punti più nuovi e interessanti.
Il 30% degli italiani ha fatto un viaggio enogastronomico negli ultimi 3 anni ma è la Cina il Paese più attratto dagli itinerari golosi.

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Sommelier millennials rivoluzionari

Più donne, più social, più multietnico, più manager, più ardito negli abbinamenti, più scopritore e intrattenitore … ecco i sommelier millennials

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Sommelier-millennials-Cha McCoy

Di Donatella Cinelli Colombini

Lo stereotipo del Sommelier

Qual è lo stereotipo del sommelier? L’uomo in completo blu che si avvicina ai tavoli del ristorante per illustrare la carta dei vini e aiutare la scelta del cliente, per poi servire la bottiglia, come in una specie di rito fatto di calici da avvinare, decanter, stappatura, glacette e qualche volta la trasmissione di una briciola del loro sapere,<<ho visitato la cantina cinque anni fa e ho visto le botti centenarie, dove maturano il loro Riesling alsaziano …. >>.
Cose che rimarranno per sempre ma non bastano più.
Facendo un passo indietro con l’aiuto dell’interessantissimo articolo di Kathleen Willcox, pubblicato su Wine Searcher percorriamo la strada che ha portato i sommelier da trasportatori di vino sulle bestie da soma a detentori di un titolo legalmente riconosciuto: Union des Sommeliers fondata nel 1907 in Francia, Associazione Italiana Sommelier creata in Italia nel 1965, nel Regno Unito inizia i suoi corsi, nel 1969 il Wine & Spirit Education Trust e, nel 1977, nasce la Cout of Master Sommeliers (CMS). Quest’ultimo rappresenta il livello più alto di qualificazione dei Sommelier e riunisce 273 membri.

Sommelier manager dei ristoranti

Sommelier-millennials

Sommelier-millennials

Contemporaneamente alla crescita numerica e qualitativa dei sommelier la ristorazione internazionale ha visto la crisi degli chef stellati,che stanno chiudendo i loro locali, e l’apparire di una nuova figura, che riunisce le competenze del direttore generale e del sommelier. In effetti moltissimi ristoranti americani hanno un sommelier come direttore.

Sommelier talent scout del vino

Oltre a questa nuova veste che richiede cognizioni di management, amministrazione e comunicazione degne di un laureato in economica gestionale, i sommelier devono svolgere una nuova funzione, quella di esploratori.

 Devono consigliare abbinamenti inconsueti e creare l’occasione di vere esperienze gastronomiche.

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L’ambiente si difende in cucina: Olivier Roellinger

Massimo Bottura: cibi stellati per i poveri. Olivier Roellinger: menù ambientalisti. Possiamo fare qualcosa tutti, mangiano sano si difende il pianeta

cucina-e-difesa-ambientale-insegnamenti-di-Olivier Roellinger

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Di Donatella Cinelli Colombini

Se serve a cambiare il mondo, ben venga un maggiore impegno degli chef stellati sul fronte della salute e dell’ambiente. Dopo le azioni di Massimo Bottura, per due volte primo chef del mondo, che ha messo gli chef stellati di fronte al problema della povertà e dello spreco alimentare (sua la mensa dei poveri durante l’Expo di Milano),
arriva Olivier Roellinger a parlare di alta cucina e ambiente con la campagna “Food for change”.

In una sua intervista a La Repubblica ha detto <<Raramente i cuochi collegano il cambiamento climatico all’alimentazione … eppure, con l’agricoltura industriale, è fra i principali responsabili. Pesticidi, erbicidi, deforestazione, allevamento intensivo, consumo di carne, prodotti surgelati, mancato rispetto della stagionalità, spreco incidono tutti profondamente sul clima>>. Parole sante.

Le-Fette-Fattoria-de-Colle-

Le-Fette-Fattoria-de-Colle-

 

ROELLINGER: LA DIFESA DELL’AMBIENTE PARTE DALL’ALIMENTAZIONE
Secondo Roellinger gli chef hanno il dovere morale di creare delle tendenze che indirizzino i consumatori e specialmente i bambini, a un’alimentazione più sana e più etica. Insomma a scegliere cibi che migliorino la vita di tutti e contrastino l’appiattimento del gusto.

Quest’ultimo punto è particolarmente caro a Olivier Roellinger e lo avvicina all’agricoltura, alle piccole produzioni tradizionali, <<non lasciamo alle multinazionali il ruolo di nutrire il pianeta ma riappropriamoci della cucina, riscopriamo il piacere di lavorare le materie prime>>.

In occasione del prossimo viaggio in Francia bisogna andare al suo ristorante in Bretagna, si chiama Les Maisons de Bricort ed è a Cancale.

Violante e Felix nel vigneto di sangiovese

Felix prima durante e dopo l’operazione

Felix il golden retriever biondo, re della Fattoria del Colle, è stato operato per due tumori della pelle. Ora sta bene ma siamo preoccupati

Felix-re-della-Fattoria-del-Colle-subito-dopo-l'operazione

Felix-re-della-Fattoria-del-Colle-subito-dopo-l’operazione

Goloso, pigro, coccolone, pauroso … Felix accoglie, scodinzolando, chi arriva alla Fattoria del Colle di Trequanda. Lo amano tutti.

LA SCOPERTA DEI TUMORI

In estate abbiamo sentito uno strano foruncolo sulla sua schiena di Felix che, all’esame istologico, è risultato un tumore della pelle. E’ stato uno choc. Quando lo abbiamo portato alla clinica veterinaria per l’operazione, carezzandolo abbiamo sentito un secondo rigonfiamento sospetto che, quando l’anno aperto, si è rivelato un tumore della pelle più grosso del primo.
Qualche ora dopo l’operazione, quando Felix è tornato a casa, aveva tutta la schiena rasata e due lunghe cicatrici ma camminava e voleva la cena. L’ecografia all’addome e l’analisi dei tessuti prelevati da linfonodi, fegato e pancreas non hanno rivelato metastasi ma siamo preoccupati anche se abbiamo deciso di evitare la chemio. Terremo d’occhio Felix e se ci saranno sintomi sospetti interverremo ma non vogliamo farlo stare male con una terapia farmaceutica invasiva. Forse è una decisione egoista ma lui è un cane sereno e deve vivere bene finchè la sua salute lo consente.
Intanto si è  strappato 5 punti grattandosi in una siepe. Grande paura e nuovi punti. Per alcuni giorni Felix è stato un “sorvegliato speciale” ed è uscito di casa accompagnato. Per lui è una cosa strana perché vive libero e va dove vuole anche se, per

Violante e Felix nel vigneto di sangiovese

Violante e Felix nel vigneto di sangiovese

quasi tutta la giornata, segue Donatella Cinelli Colombini e abbaia con il suo vocione baritonale, quando trova una porta chiusa e non può raggiungerla. Anzi lui odia le porte chiuse!

VI PRESENTO FELIX

Il nostro golden retriever è enorme, pesa oltre cinquanta chili, ma si comporta come un cucciolo. E’ paurosissimo, i tuoni lo terrorizzano e si infila sotto le scrivanie per proteggersi. Anche gli spari gli fanno lo stesso effetto, durante le passeggiate scappa verso casa se sente i cacciatori. In compenso è affascinato da daini, cinghiali e istrici, non li insegue ma li punta e abbaia scodinzolando.
E’ un goloso impenitente anzi un mangione. La veterinaria lo chiama “pastasciutta”. Riesce a finire le sue enormi pappe (un hamburger, mezzo petto di pollo e del bue con riso e zucchine, due volte al giorno) in pochissimi minuti e poi va alla porta di cucina del ristorante fingendosi affamato.

Equilibrio biologico nelle vigne anche fra gli insetti

Ricreare l’equilibrio naturale nei vigneti, distrutto da un Novecento fiducioso nei fitofarmaci, passa attraverso l’equilibrio fra gli insetti che vi abitano

Equilibrio-biologico-nei-vigneti-Andrea-Lucchi

Equilibrio-biologico-nei-vigneti-Andrea-Lucchi

Di Donatella Cinelli Colombini

La natura non riesce a fare tutto da sola, come chi ha preso moltissime medicine e per ritrovare la forma fisica deve aiutarsi con sole, mare, fermenti lattici, vitamine, esercizio fisico e massaggi.
La cosa importante è usare rimedi naturali e puntare a ricostituire un equilibrio biologico.
Un esempio è il “mal dell’esca” un complesso di funghi che seccano la vite in pochissimi giorni. Quest’anno il caldo e le piogge frequenti hanno creato le condizioni favorevoli perché decimasse le viti. Per anni abbiamo cercato una soluzione per poi capire che l’unico modo per mantenere l’integrità della vigna è quello più naturale e indolore: ripartire dalle radici cioè dalla parte sotto l’innesto non toccata dalla malattia.
Altri rimedi naturali sono la confusione sessuale contro la tignoletta e i predatori contro i ragnetti gialli. Questi insetti vengono venduti dalle biofabbriche e pian piano diventano stanziali nel vigneto dove trovano ragnetti da mangiare. Ma si può fare di più ….
La logica di reagire ai problemi

Angelo-Gaja-CaMarcanda-insegna-l'equilibrio-biologico-nel-vigneto

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sanitari della vite ricostruendo l’equilibrio biologico è qualcosa di nuovo nella gestione agronomica e, Università, come quella di Pisa, sono grandi alleate in questo percorso. In pratica l’uso dei fitofarmaci, rompendo l’equilibrio creato nei secoli, ha innescato una situazione di dipendenza dalla chimica perché la natura, soppressi gli antagonisti biologici, non riusciva più a difendersi da sola. Il portabandiera della nuova “alleanza biologica” fra ricerca e vignaioli è il Professore di entomologia Andrea Lucchi. L’ho ascoltato a un convegno promosso dall’Azienda Col d’Orcia presso Ocra a Montalcino e mi ha convinto. Il suo dipartimento ha creato un “extension service” che aiuta azienda del calibro di Gaja Ca Marcanda, Guado al Tasso di Antinori e Ornellaia di Frescobaldi.

Gli chef più pagati del mondo

Guadagnano più da programmi TV e pubblicità e meno dai fornelli. Lo chef più ricco al mondo è Jamie Oliver mentre in Italia sono i Carea di Da Vittorio

Jamie-Oliver-chef-più-ricchi-del-mondo

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Di Donatella Cinelli Colombini

La classifica degli chef più pagati del mondo è di Forbes TheRichest and CelebrityNetWorth’s rilanciata da Career Advice e potrebbe risultare sorprendente perché i profitti non vengono dai ristoranti quanto piuttosto dalla TV e dalla pubblicità.

JAMIE OLIVER CHEF CHE GUADAGNA DI PIU’

Primo Jamie Oliver 42 anni, bello, comunicativo, è il miglior prodotto da esportazione della cucina britannica. Ama la cucina italiana e i bambini per i quali ha lavorato moltissimo con l’obiettivo di rendere sana e invitante la loro dieta. Guadagna 208 milioni di Euro all’anno per programmi televisivi, pubblicità, consulenze, libri …. Il suo trono di chef più pagato del mondo ha una crepa. I maligni dicono che la sua catena di ristoranti ha 72milioni di Sterline di debiti.

GORDON RAMSAY CHEF RABBIOSO E MILIONARIO

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Seguono nella classifica dei più pagati Gordon Ramsay con circa 100 milioni di Euro. Scozzese, 51 anni, maratoneta ha un’infinità di ristoranti dove ha ottenuto 16 stelle Michelin. I suoi guadagni derivano soprattutto dalla TV dove il suo carattere iracondo porta in alto gli ascolti.

CHEF MILIONARI E STAR TELEVISIVE

Terzo l’australiano Wolfgang Puck, quarta Rachael Ray specializzata in programmi televisivi su ricette veloci, Emeril Lagasse ha 16 ristoranti ma guadagna soprattutto con il merchandising, Ina Garten ex consulente finanziaria della Casa Bianca e ex gestore del negozio di specialità alimentari Contessa Barefoot a New York, i suoi profitti derivano dal buon sfruttamento del marchio e non dal lavoro ai fornelli. Mario Butali socio di Jo Bastianich e titolare di ristoranti e programmi TV rischia molto a causa di uno scandalo sessuale.

Le tre vite dello Champagne e dello Spumante

La maturazione del vino base, l’affinamento sui lieviti e il periodo dopo la sboccatura non fanno una somma ma una magia variabile in cui cercare la finezza

Champagne Salon il primo vino cult del Novecento

Champagne Salon il primo vino cult del Novecento

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia DOC, Fattoria del Colle

Molto spesso pensiamo allo Champagne o allo Spumante come se avesse una sola vita, come se il suo processo di invecchiamento fosse una somma di segmenti diversi; invece non è così perché la sboccatura è come un’operazione di reset che fa iniziare una nuova vita.
Il delizioso articolo di Margaret Rand pubblicato su Wine Searcher ci guida alla scoperta dei misteri di un vino che, come i gatti, ha più di una vita.

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Krug-Champagne

PRIMA VITA -BASE SPUMANTE

La prima è quella della “base spumante” cioè il vino bianco o rosè che verrà imbottigliato. Proprio in questo momento inizia la seconda vita. I lieviti che dormono sul fondo della bottiglia hanno un processo di autodistruzione grazie ai loro stessi enzimi.

SECONDA VITA -CON I LIEVITI

E’ questo che conferisce al vino quel delizioso profumo di crosta di pane. <<The yeasts gently fall to the bottom of the bottle and lie there, inert. If they knew how useful they are in death they’d demand a pay rise>>ossia <<se i lieviti sapessero quanto sono utili chiederebbero un aumento di stipendio>> commenta divertita la Rand.

Gli amminoacidi (peptidi, glucani, nucleotidi, nucleosidi e mannoproteine) prodotti dall’autolisi dei lieviti rimangono nel vino anche dopo la sboccatura e sono all’origine della finezza dello Champagne ma richiedono tempo. Dopo 18 mesi cominciano ad essere avvertibili ma dopo 5 anni sono piccoli capolavori.

Produttori evitate le critiche sui vostri stessi vini

Frequente errore dei produttori italiani: dire male dei colleghi, della denominazione e del territorio, presentare con supponenza i propri vini più semplici

rosati-una-tipologia-di-tendenza-da-guardare-con-rispetto

rosati-una-tipologia-di-tendenza-da-guardare-con-rispetto

Di Donatella Cinelli Colombini, Agriturismo, Toscana, Fattoria del Colle

Cominciamo con una storia molto strana raccontata da W. Blake Gray su Wine Sercher. Il giornalista era andato sul Lago di Garda con un press tour organizzato dal Consorzio del Bardolino e si è trovato di fronte a un atteggiamento quasi distruttivo nei confronti del nuovo rosè da parte dei suoi stessi produttori. Una situazione talmente paradossale da sbalordire. <<In Italy, rosé is seen as a girly wine. Men drink red>>, in Italia i rosati sono vini da donne. Gli uomini bevono rosso, ha dichiarato Paolo Antonaci, export manager di Monte Del Frá.

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Facciamo un passo indietro: con il nome Bardolino vengono prodotti un rosso leggero e il Chiaretto, che è un rosato secco. Entrambi partono dalle stesse uve dell’Amarone: Corvina a volte aggiunta di piccole quantità di Rondinella e Molinara. Dopo anni di declino del Bardolino, nel 2014 il consorzio decise di puntare sulla nuova moda dei rosè spingendo i produttori a ispirarsi allo stile provenzale con il risultato che ormai quasi la metà del Bardolino è prodotta nella tipologia rosato Chiaretto e in un prossimo futuro il 75% sarà rosè.

Zafferano e ricetta della trippa alla montalcinese

Per fare un chilo di zafferano servono 150mila fiori. Nel medioevo era usato al posto dell’oro e oggi è nella cucina dei grandi chef ma a Montalcino va nella trippa.

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Arnolfo-ColleDiValD’Elsa-risotto al limone astice blu zafferano

Di Donatella Cinelli Colombini

STORIA

Il suo nome è persiano Zaafran e in effetti è originario dell’Asia e della costa meridionale del Mediterraneo anche se, da secoli viene coltivato in Marche, Abruzzo, Sardegna, Umbria, Toscana e Basilicata.

Lo zafferano è la spezia dal maggiore valore economico, la più cara di tutte.

Intorno a questo fiore c’è un alone di leggenda: Omero scrive che lo Zafferano serviva da giaciglio a Zeus, gli antichi romani ne utilizzavano i fiori per coprire le strade al passaggio dei principi e degli imperatori. Era usato anche nelle acconciature dei sacerdoti durante le cerimonie e per tingere i loro abiti. Per questo, oltre che per le

zafferano

Zafferano

citazioni di Plinio e Ovidio, siamo certi che i romani conoscessero lo zafferano ma la sua coltivazione si fosse poi persa nel Medioevo, e che si fosse diffusa nuovamente a L’Aquila, grazie a Padre Domenicano Santucci , che lo importò di nascosto dalla Spagna.

COLTIVAZIONE

Lo zafferano è un croco di circa 5 cm da cui generalmente nascono tre fiori viola, con al centro degli stimmi rossi. Ama i climi secchi e i terreni sabbiosi, come quelli della Val d’Orcia, dove viene coltivato da epoca immemore. La tipologia più preziosa e ricercata dagli amanti della buona cucina è il Crocus sativus che è sterile e si riproduce solo per clonazione. Fu selezionato a Creta da appassionati coltivatori che cercarono di migliorare la produzione di stimmi.

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Lezione a 5 stelle per lo staff Cinelli Colombini

Lezione di Franco Pallini all’Hotel Continental di Siena per 15 addetti alla produzione, vendita e servizio dei vini di Donatella Cinelli Colombini

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Lunedì 17 dicembre 2018, si inaugura un modo nuovo di fare formazione aziendale nel vino. Niente aula ma un albergo storico, raffinatamente decorato da affreschi e mobili d’antiquariato, nel cuore di Siena: l’Hotel Continental 5 stelle lusso.

Hotel Continental 5 stelle lusso a Siena

Si tratta di un palazzo nobiliare costruito all’inizio del Cinquecento come dono di nozze alla nipote di Papa Alessandro VII Chigi. Nei secoli, le sue sale hanno ospitato i visitatori più importanti e esigenti di passaggio nella città del Palio, fra cui la Regina d’Italia Margherita di Savoia.
Nel contesto lussuoso dell’Hotel Continental i 15 addetti alla produzione, vendita e al servizio dei vini di Donatella Cinelli Colombini seguiranno una lezione-degustazione tenuta da Franco Pallini assaggiatore, consulente e noto giornalista di ambito enologico.

Franco Pallini lezione-degustazione

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<<L’esperienza ha lo scopo di accrescere le conoscenze sul vino delle persone del mio staff, specialmente delle più giovani, a contatto con i visitatori >> ha detto Donatella Cinelli Colombini presentando il format didattico <<insieme alle informazioni sulle denominazioni Brunello, Orcia e Chianti Superiore desidero che i miei collaboratori visitino una struttura ricettiva di altissimo livello, cioè un albergo come quelli frequentati dalla clientela più esigente e internazionale dei nostri vini>>. Una lezione a tutto campo dunque, che metta l’accento sull’importanza della formazione continua e il confronto con realtà turistiche di prestigio <<dove ogni particolare è trattato con cura, dall’analisi organolettica che accompagna un grande vino alla tovaglia sotto il calice>>

Logo città del vino

Territori del vino e paradisi da pensionati?

Pensioni senza tasse nei territori del vino a rischio spopolamento. Ecco la proposta di Floriano Zambon riconfermato presidente delle Città del Vino

Territori-del-vino-progetto-Città-del-vino

Territori-del-vino-progetto-Città-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Fattoria del Colle

Tutti abbiamo qualche conoscente, amico, parente che al momento di andare in pensione ha scelto di trasferirsi in Portogallo dove il clima è ottimo, la popolazione cordiale, la lingua assonante all’italiano e soprattutto i redditi senza tasse. Questa migrazione ha ormai assunto proporzioni importanti, talmente importanti da spingere il governo a farci un pensierino: perché lasciare questa opportunità al Portogallo e alla Tunisia? Diamo la stessa opportunità alle zone del Sud che rischiano di spopolarsi.

Territori-del-vino-progetto-Città-del-vino

Territori-del-vino-progetto-Città-del-vino

Creare una disparità di tassazione all’interno del territorio italiano non mi sembra facilissimo, visto il danno erariale che comporta, ma neanche impossibile, perchè andando in Portogallo i pensionati potrebbero comunque evitare il fisco. Così come prevedo grossi conflitti per delimitare i paradisi fiscali dei pensionati. Ed ecco che arriva la proposta di Floriano Zambon, rieletto presidente dell’Associazione Città del Vino nella convention d’autunno in Sardegna.

La Mandragola: dall’orto a Machiavelli

Le mandragola è considerata afrodisiaca ma anche assassina e ha ispirato novelle e commedie. Venite a vederla nell’orto della Fattoria del Colle

Mandragola-Mandragora -autumnalis Bertol

Mandragola-Mandragora -autumnalis Bertol

Nell’orto grande della Fattoria del Colle ci sono 80 specie e 500 piante. Alcune di esse hanno una storia e un mito come la mandragola-mandragora, considerata afrodisiaca e assassina.

COMMEDIA LA MANDRAGOLA DI MACHIAVELLI
Niccolò Machiavelli scrisse la commedia La Mandragola in cinque atti, per le nozze di Lorenzo dé Medici e Margherita de La Tour, all’inizio del Cinquecento. Narra una vicenda divertente e irriverente che ebbe un grande successo.
La storia si svolge a Firenze nel 1504 il giovane e ricco Callimaco torna da Parigi a

La-Mandragola-commedia-di-Macchiavelli

La-Mandragola-commedia-di-Macchiavelli

Firenze attirato dalla fama della bellezza di Lucrezia, moglie fedele di un marito vecchio, borioso e stolto, Messer Nicia. Nicia crede che la moglie sia sterile e per rimediare a questo problema interpella un medico che lo convince a far bere a Lucrezia una pozione di mandragora, lei rimarrà incinta ma l’uomo che giacerà con lei morirà. Ovviamente Nicia non ha nessuna intenzione di perire d’amore e quindi decide di rapire uno sconosciuto per le vie di Firenze e metterlo nel letto di Lucrezia. Con l’aiuto di un frate corrotto, Nicia convince la moglie a lasciarsi amare da questo sconosciuto e il complotto viene messo in atto.

Vigneti urbani: viti antiche per i wine lover moderni

I vigneti urbani: iniziano ad essere un’attrazione turistica e il luogo di esperienze emozionanti per i wine lovers specialmente in vendemmia

Vigneti-urbani-Siena-Senarum-Vinea

Vigneti-urbani-Siena-Senarum-Vinea

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Firmata a Torino la carta di intenti che collega i vigneti urbani più belli. L’obiettivo è di mettere in comune le esperienze e puntare sulla trasformazione di queste reliquie del passato in luoghi di cultura enologica e di esperienze partecipate, dedicate ai wine lovers, ma anche agli studenti e a tutti coloro che vogliono riavvicinarsi alla natura e ai ritmi millenari della coltivazione agricola. Tutela e cultura come direttrici di marcia e la Vigna reale della Villa della regina di Torino come capofila. La firma è avvenuta durante

Vigneti-urbani-Vigna-della-Regina-Torino

Vigneti-urbani-Vigna-della-Regina-Torino

Torino-grapes (19-21 ottobre): la vendemmia della capitale piemontese che riscuote un crescente successo. Creare un network dei vigneti urbani è meno facile di quello che sembra perché gran parte di queste vigne, specialmente quelle legate alle case reali, hanno legami gestionali e commerciali con strutture private: Torino ha una sinergia con le Cantine Balbiano e l’associazione Amici di Villa della Regina, a Pompei esiste una partnership tra la Soprintendenza Speciale e l’Azienda Mastroberardino, Siena ha un progetto interdisciplinare che fa capo all’Università, la vigna di San Silvestro all’interno della Reggia di Caserta verrà gestita per 15 anni dalla Cantina Fontana di Benevento. Inoltre i vigneti urbani di Brescia e Napoli sono completamente privati, mentre quello di Venezia è gestito da un associazione di promozione sociale …

Cina-Beijing-ErikaRibaldi-DonatellaCinelliColombini

In Cina e a Hong Kong viaggio di-vino

Dalla Cina a Hong Kong viaggio di-vino nell’Asia del lusso, della crescita veloce, dei wine lovers e degli italiani che tengono alto il nome dell’Italia

Cina-Beijing-ErikaRibaldi-DonatellaCinelliColombini

Cina-Beijing-ErikaRibaldi-DonatellaCinelliColombini

Di Donatella Cinelli Colombini

Questa volta abbiamo dormito in alberghi di lusso: il Rosewood a Beijing, Howard Johnson yacht Club a Changsha e il Mandarin a Hong Kong… Camere enormi con vetri fino a terra, bagno grande come un appartamento con vasca – piscina panoramica in certi casi in un locale dedicato. In genere non amo gli alberghi di lusso, perché viaggiando per lavoro non li godo per quanto costano, ma in Cina il lusso serve per vendere il vino. Come mi ha insegnato Erika Ribaldi Brand Manager Frescobaldi in Asia <<bisogna ostentare i soldi e il successo>>. Quindi sono partita per Beijing con la valigia piena di giacche di Armani e ovviamente niente Dolce e Gabbana. Certo che è poco di fronte a chi ostenta orologi da 300.000€ : perché in Cina la ricchezza è su questa linea.

JAMES SUCKLING PORTABANDIERA DEL VINO ITALIANO IN ORIENTE

Prima tappa a Pechino per l’evento di James Suckling. La città è sempre più grande, ricca e inquinata. La nebbia da polluzione è

Cina-Beijing-Donatella-Cinellicolombini-shopping

Cina-Beijing-Donatella-Cinellicolombini-shopping

impressionante. Domenica le polveri sottili avevano un valore di 300 (in Italia con 60 scatta il blocco delle auto) e formavano una sorta di nebbiolina. Abbiamo tempo per andare al mercato degli artigiani e del piccolo antiquariato dove rimaniamo sbalorditi dalle affollatissime bancarelle delle noci che vengono spazzolate con cura e misurate col calibro. Pare che servano a fare ginnastica con le mani. Noi compriamo due maioliche vecchie di uno o due secoli all’astronomica somma di 20 e 30 € perché qui ( per fortuna) l’antiquariato non piace. Evitiamo per un pelo l’ondata di freddo. Due giorni dopo la nostra partenza il termometro scende a -19°C.
Cena The Italian wine of the year Award con un centinaio di produttori fra i migliori in Italia e James Suckling in gran forma che premia Argentiera e Solaia Antinori. Accanto a me siede l’export manager di Damilano e mi fa assaggiare un Barolo spettacolare. Il tasting intitolato Great wines of Italy è un successone: organizzazione impeccabile e 1500 operatori e wine lovers. Davanti ai banchi di assaggio un’autentica folla entusiasta. Gli altri produttori continuano con Suckling per Hong Kong e Bangkok e Pattaya mentre noi andiamo con Enson Pan, che collabora con il nostro ottimo importatore Interprocom. Cene e degustazioni a ripetizione e sempre con entusiasmo alle stelle.

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