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Se non qui, dove? La Ragnaia di Sheppard

E’ uno dei gioielli di Montalcino: il bosco della ragnaia nel municipio di San Giovanni d’Asso, un mix di filosofia e natura, arte e gioco che da ispirazione

 

Ragnaia

Ragnaia di Sheppard San Giovanni d’Asso Montalcino

di Donatella Cinelli Colombini

Il bosco della Ragnaia (10 km dalla Fattoria del Colle) è un parco boschivo creato dall’artista americano Sheppard Craige e aperto dal 1995. Cinque anni fa è stato designato fra i tre giardini più belli d’Europa dalla Fondazione Schloss Dycke.

LA RAGNAIA DI SHEPPARD CRAIGE

E’ un piccolo capolavoro dove si mescolano natura, arte, filosofia e voglia di giocare “quello che vediamo, non è la natura in sè, ma la natura esposta, alle nostre interrogazioni” come disse Werner Heisenberg. L’originario bosco per la caccia si è riempito di sculture di Frances Lansing, sentieri, laghetti …. allargandosi nella valle sottostante dove una forzatura prospettica ridisegna il paesaggio.

SOLO QUI, SOLO ORA, SOLO QUESTO, SOLO COSI’

Bosco della Ragnaia

Bosco della Ragnaia di Sheppard Craige

E’ proprio quel pizzico di giocondità strafottente che trasforma pensieri profondi sulla vita, il destino, la ragione e rende questo bosco unico.
I saggi che un tempo governavano i boschi ci ammoniscono “la conoscenza è modesta e cauta mentre l’ignoranza è ardita e presuntuosa”. Per questo il saggio è rappresentato come un fauno barbuto circondato da libri e da animali con un uccello che ha nidificato sulla sua testa. Ci sono il tabernacolo delle certezze e l’altare dello scetticismo con la frase “Que sais-je?” di Michel de Montagne. C’è il cerchio dell’universo circondato da quattro colonne con iscrizioni significative: Solo qui, Solo ora, Solo questo, Solo così.

I corolli di Montalcino per la quaresima

Chiamarli dolci di quaresima è un po’ esagerato perché i corolli sono ciambelle soffici ma di poco sapore dell’antica tradizione di Montalcino

corollo di Quaresima

corollo ricetta di Quaresima di Montalcino

Di Donatella Cinelli Colombini

A Montalcino, un tempo, era possibile comprarli solo nei 40 giorni prima di Pasqua e solo dai fornai che, con i loro furgoncini, li portavano anche nei poderi sparsi in campagna. Più anticamente le massaie contadine li cuocevano nel forno a legna infornandoli per ultimi quando la temperatura era scesa.
Sono semplici ciambelle da zuppare nel latte della colazione. Non sono troppo dolci e per questo ho sempre pensato che i corolli fossero biscotti “penitenziali” all’opposto dei gustosissimi cenci del carnevale oppure ai dolcissimi panforti e ricciarelli del Natale.

INGREDIENTI DEI COROLLI DI MONTALCINO

Una noce di lievito di birra, 600 g di farina, 1 hg di zucchero, 60 g di burro, 250 g di uva sultanina, un pizzico di anici, 5 g di sale, qualche chicco di zibibbo

Bere poco ma bere bene nei giorni del coronavirus

Donatella racconta cosa beve nei giorni del coronavirus e suggerisce come concedersi qualche piacere enogastronomico salutare per il fisico, la mente e l’umore

di Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colombini trafuga bottiglie pregiate

Donatella Cinelli Colombini nella sua cantinetta privata mentre trafuga bottiglie pregiate

Sono una produttrice di Brunello, Chianti e Orcia ma bevo le mie bottiglie solo quando ho ospiti. In casa, con mio marito e mia figlia Violante, assaggio quello che arriva dalla cantine dei colleghi. Mi serve per capire cosa succede in Italia e nel mondo ma anche per non assuefarmi al gusto del mio vino. Non voglio diventare come quei produttori talmente abituati alle loro bottiglie da percepire meno buoni tutte le altre.

LA CANTINA PRIVATA DI DONATELLA ALLA FATTORIA DEL COLLE

Purtroppo mio marito Carlo è gelosissimo delle bottiglie più rare e importanti. Ma ora, per vincere la noia da segregati in casa, ho deciso di fare un blitz e saccheggiare la nostra riserva privata. E’ in una piccola stanza nel sotterraneo della Fattoria del Colle, un secolo fa serviva come stalla dell’asinello. Ci sono le serie speciali delle mie bottiglie, quelle firmate dai vincitori del Premio Casato Prime Donne e i vini dei miei amici produttori. Un piccolo tesoro custodito da un Carabiniere in alta uniforme.
Carlo mi ha sorpreso mentre prendevo due bottiglie stratosferiche delle Cantine Ferrari. Ma ho tenuto duro e gli ho permesso solo di scegliere la bollicina da portare in tavola. Preparare una cena speciale, per noi soli ci ha fatto bene, in questo periodo pieno di preoccupazioni. Per questo consiglio anche a voi di fare la stessa cosa.

Donatella Cinelli Colombini nella sua cantinetta privata

Fattoria del Colle cantinetta privata con Carabiniere

COME E PERCHE’ PORTARE IN TAVOLA UNA GRANDE BOTTIGLIA E BERLA PIAN PIANO

Siamo tutti chiusi in casa, qualcuno è da solo, magari in città e in un appartamentino senza panorama. La voglia di vincere l’ansia concedendosi un bicchiere in più potrebbe venire.
Ma è una pessima idea.
Fate come me, bere poco ma strabene. E’ il momento di aprire le bottiglie conservate per anni in attesa di un momento speciale. E ora questo momento è arrivato!
Internet può darci tutte le informazioni sul vino e sull’annata che abbiamo scelto. Aneddoti sulla cantina, sul produttore, sui consumatori eccellenti …. Tutto quello che può solleticare la curiosità in vista del gran momento.
L’apertura di una grande bottiglia è infatti un momento da celebrare e da preparare. Anche decantando il vino un giorno prima, se la bottiglia è di rosso ed ha molti anni.

#ledonnedelvinoconvoi e project Ganbei  

Project Ganbei dagli amici del vino italiano in Cina ai nostri ospedali. #ledonnedelvinoconvoi turismo del vino virtuale per i winelovers imprigionati in casa

#donnedelvinoconvoi Donne del Vino di tutto il mondo legate dalla solidarietà

#donnedelvinoconvoi Donne del Vino di tutto il mondo legate dalla solidarietà

Turismo del vino virtuale per viaggiare con la fantasia in attesa di poterlo fare veramente. Ecco cosa propongono le 900 Donne del Vino di tutte le regioni italiane che stanno inondando la rete internet con le immagini delle loro cantine e dei loro vigneti. Tanti video di meno di un minuto, collegati dall’hashtag ledonnedelvinoconvoi che vogliono incoraggiare a resistere chi è chiuso in casa durante l’epidemia di coronavirus.
Video che trasmettono passione per il proprio lavoro ma soprattutto il coraggio di donne dallo spirito combattivo che non hanno intenzione di piegarsi alle difficoltà create dall’epidemia. Testimonianze, vere, dirette, di vita vissuta, fatte in modo artigianale dalle stesse protagoniste che parlano in prima persone e forse per questo emozionano.

#LEDONNEDELVINOCONVOI VIDEO PER FARE TURISMO DEL VINO VIRTUALE MENTRE SI E’ CHIUSI IN CASA

Project Ganbei donazioni degli amici del vino cinesi per comprare materiali sanitari per gli ospedali italiani

Project Ganbei donazioni degli amici del vino cinesi per gli ospedali italiani

Propongono una “fuga” virtuale nel mondo del vino ai winelovers che normalmente, con la primavera, arrivavano nelle cantine, nelle enoteche, nei ristoranti con l’intenzione di scoprire grandi bottiglie … e invece quest’anno devono stare in casa. Un appuntamento rimandato dicono le Donne del Vino con sguardo fiducioso verso il futuro << Non mollate e state a casa, siamo con voi e vi aspettiamo presto!>>

PROJECT GANBEI LA SOLIDARIETA’ DEL VINO SENZA CONFINI

Il Project Ganbei sta raccogliendo fondi per acquistare materiale sanitario in Cina sotto la supervisione di un team medico. Le attrezzature sanitarie arriveranno in Italia prima possibile attraverso i canali dell’Ambasciata. Intanto l’appello è alla “solidarietà del mondo del vino” importatori, ristoratori, Asia Pacific area managers, brokers, press e consumers cinesi … cinesi ma ovviamente anche italiani.

Se i ricchi sono pochi il consumo dei vini cari cresce

Maggiori sono le disuguaglianze sociali più cresce l’importazione di vini di lusso e Champagne insieme alla vendita dei più costosi status symbol

Esiste una correlazione fra vini di lusso e diseguaglianze sociali

Esiste una correlazione fra vini di lusso e disuguaglianze sociali

di Donatella Cinelli Colombini

Essere ricchi in un Paese povero spinge a marcare le diseguaglianze sociali ed economiche con uno stile di vita lussuoso che comprende anche vini molto costosi. E’ una circostanza che le cantine orientate sulla produzione di bottiglie premium conoscono bene. Basta guardare cosa comprano i turisti brasiliani quando arrivano in cantina con le macchine con autista, oppure le importazioni di mercati come Cina o Russia che si polarizzano su vini molto cari o estremamente a buon mercato. All’opposto la Scandinavia, dove c’è un’alta mobilità sociale e le punte di ricchezza sono stemperate dalle tasse mentre la maggioranza delle popolazione è benestante. In Paesi come Svezia o Norvegia il grande buyer costituito dal monopolio ha un’attenzione spasmodica al rapporto qualità prezzo in modo da importare vini eccellenti alla portata di tutti.

 

diseguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

disuguaglianza sociale e importazione di vini di lusso

L’IMPORTAZIONE DI VINI CARI CRESCE CON LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI

Ecco che due economisti tedeschi Britta Niklas e Elkhan Richard Sadik-Zada hanno pubblicato sul Journal of Wine Economics un articolo riassumendo gli esiti della loro ricerca sullo shopping di vino di lusso in relazione alle diseguaglianze sociali. Ovviamente il vino è solo uno degli status symbol acquistati dalle upper class ma serve ai due ricercatori per tracciare alcuni comportamenti. L’indagine ha riguardato 12 Paesi nel periodo 1871 e 2018 (Argentina, Australia, Canada, Cina, Danimarca, Germania, Francia , Giappone, Olanda, Svezia, UK, USA) e un secondo pannel costituito da 66 nazioni nel periodo 1995-2017. Da notare come lo studio riguardi i vini importati cioè le bottiglie che, specialmente nel passato, erano più esclusive e costituivano dei veri emblemi di ricchezza e di distinzione.

Gli inglesi, il coronavirus e i pub

Prima l’incredulità di fronte ai rischi del coronavirus in arrivo in Gran Bretagna e  poi la reazione di chi vuole andare al pub come il padre di Boris Johnson

Di Donatella Cinelli Colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli colombini

Principe Carlo a Firenze con Donatella Cinelli Colombini

La prima strategia del premier UK Boris Johnson era quella di lasciar circolare il virus fino ad avere una “immunità di gregge” come consigliato da Chris Whitty, epidemiologo e consigliere medico del governo e da Sir Patrick Vallance, consigliere scientifico.

DALL’IMMUNITA’ DI GREGGE AI CONSIGLI DI BORIS JOHNSON PER CONTENERE IL CORONAVIRUS

Si prefigurava uno scenario apocalittico con mezzo milione di morti. Il 16 marzo il governo del Regno Unito ha fatto una mezza marcia indietro dando qualche consiglio per evitare i contagi. Ma le reazioni lasciano capire che il problema coronavirus era largamente sottostimato.

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Donatella Cinelli Colombini a Londra con Carlo

Poche ore dopo che il Premier Boris Johnson aveva raccomandato agli inglesi le misure di “allontanamento sociale” suo padre Stanley ha avuto uno scambio di opinioni con Phillip Schofield durante un programma televisivo “This Morning” <<Ovviamente andrò in un pub se devo andare in un pub>> ha detto il padre del Primo Ministro. E Schofield, fra l’imbarazzato e il sorpreso, ha risposto <<Ma tuo figlio ti ha appena detto di non farlo>>.  Johnson non ha mollato << He said we should avoid going to pubs, but if I had to go to a pub, I’d go to a pub>> ha detto che dovremmo evitare di andare nei pub, ma se dovessi andare in un pub, andrei in un pub. A quel punto l’altra conduttrice è entrata nella discussione << Perché dovresti andarci?>> e lui <<Beh, perché le persone che gestiscono pub hanno bisogno di clienti, non vogliono che il pub sia vuoto- questa è la mia linea>>.

Dall’apocalisse in Lombardia alla Cina che riparte

La testimonianza di Roberta Archetti da Brescia e di Alessandro Mugnano di Interprocom da Shenzhen ci mostrano due facce del coronavirus: la tragedia e la rinascita

Toscana-Fattoria del Colle Roberta Archetti e friends

Toscana-Fattoria del Colle Roberta Archetti e friends

di Donatella Cinelli Colombini

Roberta Archetti chef della Fattoria del Colle, che è ritornata nella sua Brescia un anno fa, ci racconta cosa succede nell’epicentro del coronavirus.

TESTIMONIANZA DI ROBERTA ARCHETTI DALLA QUARANTENA A BRESCIA

Mi scrive <<dica a tutti di stare a casa>>. E’ Roberta Archetti la chef che fino a maggio dello scorso anno ha guidato la cucina del ristorante della Fattoria del Colle e poi, per curarsi, è rientrata nel suo paese in provincia di Brescia. Il suo è un appello accorato agli amici toscani <<state a casa, non arrivate al punto in cui siamo qui>>. Il suo racconto è impressionante, lei è in quarantena da sola in casa ma sente le sirene delle ambulanze <<di continuo>>. Le portano la spesa una volta la settimana lasciandola al portone.  Per ora sta bene ma ha tre familiari in ospedale e altri a casa con i

Shenzhen

Shenzhen sui grattacieli i volti dei medici eroi che hanno sconfitto il coronavirus

sintomi che fanno pensare a un decorso meno grave del covid19 <<i medici di famiglia non possono venire, dicono per telefono di prendere Tachipirina e chiamare l’ambulanza solo quando si comincia a respirare male, ma anche farsi ricoverare non è facile, non hanno più letti, anche se cercano di aumentarli tutti i giorni. E poi non possiamo vedere i nostri cari, per quelli più gravi riceviamo una telefonata dall’ospedale solo se ci sono cambiamenti o se muoiono>>.

E’ FACILISSIMO CONTAGIARSI E POI PROPAGARE IL COVID A TUTTA LA FAMIGLIA

Quando le chiedo <<ma i suoi parenti come si sono contagiati?>> da una risposta è agghiacciante <<non lo so, i miei erano chiusi in casa ancora prima che lo dicesse il Governo. Andavano a fare la spesa una volta la settimana o in ospedale, non al bar oppure al circolo …. ma si sono ammalati lo stesso. Il problema è che non sappiamo chi è malato e chi no. Fanno i tamponi solo quando si arriva in ospedale>>. Una situazione che fa venire la pelle d’oca e mostra quanto sia facile ammalarsi oppure contagiare altri. Una situazione che chiede a tutti di essere ancora più prudenti.

Rosso di Montalcino DOC 2018 Bio direttamente a casa

Dalla cantina di Montalcino, direttamente al vostro portone un Rosso di Montalcino BIO in anteprima. Prezzo speciale per #iobevoacasa #iorestoacasa

Rosso di Montalcino 2018 #iostappoacasa

Rosso di Montalcino 2018 BIO di Donatella Cinelli Colombini #iostappoacasa

State a casa, saremo noi a farvi arrivare un vino straordinario, il nostro primo Rosso di Montalcino biologico. E’ un’anteprima, per questo, vi chiediamo di rendere speciale il momento in cui lo portate in tavola. Fotografatelo e postate le immagini  #donatellacinellicolombini #iobevoacasa #iorestoacasa Servirà per renderci più uniti e forti in questo momento condividendo una bella esperienza.

6 BOTTIGLIE DI ROSSO DI MONTALCINO 2018 BIO

Riceverete una scatola da 6 bottiglie da 0,75 Cl direttamente al vostro portone. Ora come non mai è il momento per rimanere nelle nostre case ma senza rinunciare ai grandi vini da gustare con la famiglia per portare in tavola un segno di speranza e di amore per la vita. Coraggio, tutto andrà bene!

Offerta valida fino al 30 Marzo 2020
PREZZO speciale di € 97,00 (+ spedizione in Italia di 16€) anziché € 108,00.
SOLO PER I SOCI DEL CLUB DI DONATELLA Spedizione gratuita in Italia e sconto di € 10,00 sulle spese di trasporto all’estero

Sangiovese Vendemmia 2018 Montalcino

Vendemmia Montalcino 2018

Pagamento con bonifico bancario o Carta di Credito Visa o Mastercard
Per ordinare il vino scrivere a vino@cinellicolombini.it oppure telefonare 0039 0577 662108

VI PRESENTO IL ROSSO DI MONTALCINO DOC 2018 BIO

Prodotto interamente con uve Sangiovese dagli stessi vigneti del Brunello nel territorio di Montalcino, considerato il migliore del mondo per la coltivazione di questo storico vitigno.
Amiamo la nostra terra ed è per questo motivo che dal 2018 tutti i nostri vini avranno in etichetta il simbolo BIO della fogliolina verde, sinonimo di attenzione e rispetto per la natura!

Mineralità del vino fra terroir e abusi di marketing

La mineralità è un concetto corretto per descrivere il vino di certi terroir e diventa puro marketing altrove. Ma serve davvero capire la sua origine?

Mineralità del vino

Mineralità del vino Riesling della Mosella

di Donatella Cinelli Colombini

Leone Zot ha scritto un meraviglioso post per Intravino sulla mineralità del vino. L’inizio è molto tecnico con la spiegazione di come il cervello elabora ciò che i sensi percepiscono.

COME IL CERVELLO DECODIFICA ODORI E SAPORI IN BASE AL PIACERE E AI RICORDI

Traduce nella pratica ciò che Vincenzo Russo, il guru italiano del neuromarketing, sostiene da anni: ciò che sentono il naso e la bocca passa attraverso i filtri celebrali del piacere e della memoria per cui restituisce emozioni e ricordi non oggettivi ma <<diventa soggettiva, intima, non più scambiabile>>. Opinione che poggia su evidenze scientifiche solidissime e riconosciute a livello mondiale, ma che ribalta il concetto di degustazione organolettica oggettiva, sostenuto per anni da Sommelier e critici del vino. In pratica nessun assaggiatore è un giudice

mineralità del vino

Timorasso dei Colli Tortonesi mineralità del vino

obiettivo, esattamente come non lo è un critico d’arte o un critico musicale. Tutti filtrano il giudizio in base alle proprie esperienze precedenti e i più bravi sono quelli con maggiori competenze e maggiore apertura al nuovo.

LA MINERALITA’ NEL CERVELLO E NEL BICCHIERE

Degustando il cervello umano somma esperienze ancestrali, nei milioni di anni in cui l’uomo ha deciso cosa mangiare e cosa bere usando naso e bocca, a esperienze personali. La mineralità del vino è difficile da collocare in questo scenario ma ….. <<ascolto note sulfuree riferibili al non metallo zolfo, la pietra focaia quando viene sfregata, anch’essa non troppo lontana dallo zolfo, ascolto la salinità e gli idrocarburi>> racconta Leone Zot e tutti abbiamo fatto la stessa esperienza portando al viso molti bicchieri.

La guerra dell’Amarone continua

Un monito a tutti i consorzi: solo uniti  è possibile avere successo! Nella guerra dell’Amarone perdono tutti: i produttori e il territorio, non solo le famiglie storiche

amarone uva in appassimento

guerra dell Amarone l’uva per produrre il celebre vino

Di  Donatella Cinelli Colombini

L’associazione delle Famiglie dell’Amarone d’Arte è stata fondata nel 2009 e attualmente riunisce alcuni dei principali brand del grande rosso veneto: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato. E’ stata fondata con lo scopo di esaltare l’identità del prezioso Amarone della Valpolicella e promuovere il rispetto della sua tipicità, la lunga tradizione artigianale e la valorizzazione del suo territorio, la sostenibilità e la ricerca.

LE FAMIGLIE DELL’AMARONE D’ARTE E LO SCONTRO CON IL CONSORZIO

famiglie dell'Amarone con arte

Famiglie storiche dell’Amarone

Lo scontro con il Consorzio Vini Valpolicella parte dalla modifica del disciplinare di produzione dell’Amarone decisa dal Consorzio e riguardante la possibilità di produrre il vino DOCG da uve appassite in aree di pianura prima escluse.

Agli attacchi delle famiglie l’associazione consortile ha risposto, cinque anni fa, contestando l’uso delle parole Amarone d’Arte in una forma che induce il consumatore a ritenere il vino delle famiglie, sia migliore degli altri della stessa denominazione. Dopo la condanna in primo grado le 13 famiglie dell’Amarone hanno cambiato il marchio del sodalizio in famiglie storiche.

LE FAMIGLIE STORICHE DELL’AMARONE PERDONO LA CAUSA IN ITALIA E LA VINCONO IN EUROPA

La condanna è stata ribadita dai giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Venezia che hanno imposto alle Famiglie storiche di diffondere la sentenza sui quotidiani nazionali. Pena economicamente rilevante che è stata stimata in 160.000€ ed ha spinto, il presidente del sodalizio Alberto Zenato, a proporre al Consorzio della Valpolicella l’utilizzo di tale somma per un progetto condiviso di valorizzazione e protezione della Denominazione. In cambio le famiglie avrebbero rinunciato al ricorso in Cassazione e a far valere le due decisioni ottenute dall’Ufficio per la proprietà intellettuale europeo (Euipo), che hanno affermato la correttezza del vecchio marchio “Famiglie dell’Amarone d’Arte”. 

Le due nuove giovani enologhe di Donatella

Lo staff femminile delle cantine di Donatella Cinelli Colombini aumenta di numero con l’arrivo delle due giovani enologhe Sabrina e Giada

Le cantine del Casato Prime Donne di Montalcino e della Fattoria del Colle a Sud del Chianti, le prime in Italia con un organico interamente femminile, si arricchiscono di due nuove unità: Sabrina Buzzolan e Giada Sani.

LE DUE GIOVANI ENOLOGHE DEL CASATO PRIME DONNE E DELLA FATTORIA DEL COLLE

cantina Donatella Cinelli Colombini le enologhe Barbara Giada e Sabrina

cantina Donatella Cinelli Colombini le enologhe Barbara Giada e Sabrina

Due giovani enologhe che si divideranno la responsabilità della produzione di Brunello, Chianti Superiore e Doc Orcia sotto la supervisione di Barbara Magnani che da vent’anni è il braccio destro di Donatella Cinelli Colombini. Il piano a medio termine, è il rinnovamento generazionale anche se, per il momento, Donatella e Barbara intendono mantenere le giovani leve sotto le ali per irrobustire le loro capacità e stimolare la voglia di innovare senza perdere d’occhio il rispetto delle tradizioni e della natura. <<Un’alchimia che richiede coraggio, amore per la terra e passione per il lavoro di cantina>> spiega Donatella Cinelli Colombini presentando le sue due pupille. Piccole e minute entrambe sono diverse sia nell’aspetto che nel carattere. Giada, toscana di Asciano, a 10 km dalla Fattoria del Colle, è bruna, ha capelli lunghi e adora l’ordine. Sabrina Buzzolan arriva da Malo Vicenza ed ha i capelli biondi ricci e la carnagione rosata delle donne di Tiziano.

SABRINA BUZZOLAN ENOLOGA GIRAMONDO

Barbara Giada e Sabrina enologhe di Donatella Cinelli Colombini

enologhe di Donatella Cinelli Colombini Barbara Giada e Sabrina

Anche nel percorso professionale hanno seguito strade diverse. Sabrina ha studiato a San Michele all’Adige e poi all’Università di Udine dove si è laureata in viticultura e enologia. Ha iniziato a viaggiare per il vino giovanissima facendo un’esperienza nel laboratorio di analisi di Antonio T. Palacios Garcìa e poi l’Erasmus all’Universidad de La Rioja. Sono seguite vendemmie da Kooyong Winery in Australia, poi più volte in Francia nelgli Château Guadet, Chateau Puygueraud e nel famosissimo Chateau Pavie Macquin, ha fatto esperienze a Journey’s End in Sud Africa e da Carrick Wines in Nuova Zelanda.
Un percorso formativo di grande profilo e di ampi orizzonti intercalato con il lavoro in Italia che inizia nella cantina Maculan di Breganze fino ad arrivare da Donatella Cinelli Colombini.
Grazie alla sua buona conoscenza delle lingue estere Sabrina ha affiancato l’attività di enologo nella cantina montalcinese del Casato Prime Donne con il marketing assumendo un profilo molto vicino a quello indicato da Riccardo Cotarella come enologo del futuro <<che oltre produrre vino sa anche venderlo>>. Per questo ha anche frequentato il corso Wset ed ha iniziato ad affiancare nelle fiere, Violante Gardini export manager dell’azienda.

Juno raffredda la bottiglia di vino in 3 minuti

In arrivo in tutti i negozi Juno, il contrario del forno microonde perché invece di scaldare raffredda. In 3 minuti il vino bianco è a perfetta temperatura

Juno il raffreddavino

Juno il raffreddavino

Di Donatella Cinelli Colombini

Finisce il problema di mettere in frigo i vini bianchi qualche ora prima di berli, con  questo raffreddatore bastano 3-5 minuti e la bottiglia è pronta per essere bevuta.
Juno – prodotto da Matrix Industries, compagnia americana di Menlo Park è stato presentato a Las Vegas in occasione della fiera CES dedicata alla tecnologia e alle apparecchiature di uso comune.

juno raffreddavino

juno il forno a microonde al contrario

JUNO IL RAFFREDDATORE ISTANTANEO DEI LIQUIDI

L’interesse verso Juno è stato enorme perché l’esigenza di raffreddare, nelle case di tutto il mondo, esiste e non riguarda solo i bevitori di vini bianchi ma anche gli amanti dei dolci, oppure le persone che, in estete, si rinfrescano con limonata fredda. Insomma serve alle persone che hanno sete e non vogliono di aspettare che la birra si raffreddi. Per loro c’è l’ultimo gioiellino della tecnologia termoelettrica. Questo raffreddatore ha un design raffinato e molto attuale con una parte troncoconica in cui introdurre, dall’alto, la bottiglia da raffreddare e un avancorpo quasi cubico, per il motore, coperto di una lamina traforata. Un profilo luminoso avverte quando il liquido all’interno è arrivato alla giusta temperatura.

I TAPPI PARLANTI DI WALTER MASSA

Un tappo che racconta il vino e garantisce il consumatore dalle contraffazioni. Si chiama Guala e i vini di Walter Massa sono i primi in Europa ad usarlo

tappo Guala NFC con alta tecnologia

Walter Massa chiusure che raccontano il vino e certificano la bottiglia

Di Donatella Cinelli Colombini

Walter Massa è l’enologo geniale e coraggioso che ha resuscitato il Timorasso negli anni ’70 portando al successo la sua cantina e un intero territorio, quello dei Colli Tortonesi, cioè il piccolo lembo di terra piemontese incastonato tra il Monferrato e l’Oltrepò.

LA NUOVA SFIDA DI WALTER MASSA PADRE DEL TIMORASSO

Adesso Massa si lancia in una nuova avventura: l’annata 2018 dei suoi vini sarà chiusa con tappi a vite Guala con tecnologia NFC. Grazie a queste chiusure i consumatori di Derthona Costa del Vento, Derthona Montecitorio e Derthona Sterpi riceveranno sul telefonino informazioni sui vigneti, le uve e il sistema produttivo di ogni bottiglia insieme alle note di degustazione e le recensioni degli esperti.
Il tappo Guala è una chiusura “ad alta tecnologia” che certifica anche l’autenticità del vino grazie al sistema block -chain che collega il codice di identificazione di ogni bottiglia a una piattaforma in cui viene verificato.

GUALA IL TAPPO A VITE CHE RACCONTA IL VINO E LO GARANTISCE

tappi a vite vincitori del Premio Worldstar per e-WAK

Guala Closures: vincitore del Worldstar Award per e-WAK

Il Gruppo Guala Closures ha fornito questa rivoluzionaria chiusura a cantine come Seppeltsfield della Barossa Valley e alla californiana Böen oltre al gigante degli spiriti del Regno Unito William Grant & Sons.
Un passo coraggioso quello di Massa per la scelta dello screw cup unito a uno storytelling virtuale che va verso le esigenze di consumatori sempre più desiderosi di collegare l’esperienza nel bicchiere con una narrazione che emoziona e arricchisce di conoscenze.

                                                                       

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