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Sommelier e enoturismo un matrimonio d’amore

Il Presidente dei Sommelier AIS Maietta ha dedicato al turismo la giornata nazionale 2019 della Cultura del vino e dell’olio aprendo nuovi orizzonti professionali 

Di Donatella Cinelli Colombini

Giornata-dei-Sommeier-al-Castello-di-Brolio

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Io ho partecipato alla giornata dei Sommelier in Toscana, al Castello di Brolio, rinunciando all’invito in Sicilia del mio amico Camillo Privitera e all’inaugurazione delle nuove sale di Vini e Capricci a Gozo-Malta. La data era la stessa e i Sommelier toscani mi avevano “prenotata” per primi.
L’argomento era ghiotto per me: sommelier e turismo.
Il momento per fare il punto sul turismo del vino e sulle sue prospettive, davanti a un centinaio di “narratori del vino” ai delegati provinciali AIS e ai responsabili della Regione Toscana.

TURISMO DEL VINO FRA OPPORTUNITA’ E SALVAGUARDIA

Francesco-Ricasoli-Castello-di-Brolio-giornata-dei-Sommelier-2019

Francesco-Ricasoli-Castello-di-Brolio-giornata-dei-Sommelier-2019

Il turismo del vino nasce in Italia il 9 maggio 1993, una domenica in cui 100 cantine della Toscana decisero di aprire le porte, tutte insieme, ai visitatori. Oggi è un comparto con un business di 2,5-3,5 miliardi di Euro che comprende vendita di bottiglie, visite, degustazioni, pasti, pernottamenti, winery tours …. A queste attività si aggiunge un indotto enorme e diversificato: dal benzinaio, all’arredo dei punti vendita, alla lavanderia e al fioraio, al notaio, ai matrimoni…. La Toscana è tuttora in posizione leader ma, non è il caso di dormire sugli allori, perché il successo turistico va riconquistato anno per anno, mese per mese. Il turista è un amante infedele, sempre alla ricerca di nuove destinazioni e quindi bisogna sempre proporre qualcosa di nuovo, interessante ma vero. Si vero perché la falsificazione è la vera malattia causata dal successo turismo che porta le destination alla massificazione e poi al

declino. L’antidoto è la professionalizzazione degli addetti e la regolazione dei flussi, puntando più sulla qualità che sulla quantità. Ecco che i Sommelier possono avere un ruolo chiave per innalzare il livello dell’offerta e quindi anche il target dei visitatori. Due settori sono particolarmente adatti a loro. Il primo è quello delle dei winery tour che conducono i piccoli gruppi di wine lovers, soprattutto nordamericani, nei territori del vino. Il secondo, forse persino ancora più bisognoso di personale, è costituito da manager e addetti all’incoming in cantina per gestire visite e degustazioni guidate, creare esperienze e animazioni legate al vino.

Alejandro-Bulgheroni-Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

Il mio “vicino” miliardario Alejandro Bulgheroni

E’ uno dei mille uomini più ricchi del mondo, petroliere, possiede vigne in Argentina, Uruguay, a Bordeaux e in Toscana davanti alle mie a Poggio Landi

Alejandro-Bulgheroni-Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

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Di Donatella Cinelli Colombini

E’ il secondo uomo più ricco dell’Argentina e il 715° più ricco del mondo nelle classifiche Forbes. Un patrimonio personale di 3,1 miliardi di Dollari che supera il PIL di molti piccoli stati. Ha 75 anni ma non li dimostra. E’ piccolo, magro, un bel volto con un sorriso aperto e gli occhi sempre vigili, padre bergamasco, una laurea in ingegneria industrale, sette figli e una giovane moglie deliziosa Bettina che, tuttavia, dopo il matrimonio, gli ha fatto smettere di bere vino.
E’ pieno di energia, ha iniziato a lavorare a 22 anni, affiancando il padre, e poi non ha mai smesso.

Alejandro Bulgheroni miliardario produttore di vino

Alejandro Bulgheroni ha una parte delle sue vigne di Montalcino davanti alle mie del Casato Prime Donne ma io non l’ho mai incontrato fra i filari, benchè lui sia venuto li almeno una volta. L’ho conosciuto all’inaugurazione della sua cantina che è stata battezzata Belvedere per lo spettacolare

Alejandro-Bulgheroni-Poggio-Landi-Montalcino-cantina-Belvedere

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panorama intorno. Una vista mozzafiato nel vero senso della parola con dolci colline di un verde primaverile che danno un’impressione quasi subacquea.

Alejandro Bulgheroni appariva rilassato e felice per l’inaugurazione anche se, a causa della vita frenetica che conduce, la sua familiarità con il luogo era evidentemente molto diversa da quella di un normale produttore con la sua cantina. Per lui il vino è un amore recente, come ha detto ad Alessandro Regoli di Wine News << un percorso iniziato in Uruguay nel 2006-2007, quando ho conosciuto l’enologo toscano Alberto Antonini, che ha fatto crescere in me prima l’interesse e poi la passione>>. Adesso Bulgheroni ha vigneti in Argentina, Uruguay e in Francia a Bordeaux. In Toscana possiede 330 ettari di vigna a Dievole nel Chianti Classico, Poggio Landi a Montalcino e nelle Tenuta le Colonne e Tenuta Meraviglia a Bolgheri per le quali sta costruendo una spettacolare cantina in un’antica cava di pietra abbandonata. 15 milioni di Euro di investimento, in quest’ultima impresa, che si aggiungono ai 120 già spesi nelle tenute esistenti e la promessa di nuove acquisizioni nei prossimi 5 anni <<poi vedremo>> ha detto Bulgheroni.

Alimentazione-sana-orto-della-Fattoria-del-Colle

L’orto domestico è buono la fettina di vitello no

La nuova logica dell’alimentazione rispettosa dell’ambiente premia cibi e vini che non inquinano con gas, liquami, pesticidi… sotto accusa la carne di bue 

Alimentazione-sana-orto-della-Fattoria-del-Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una nuova etica del cibo che coinvolge un crescente numero di persone nei Paesi più sviluppati: per salvare il pianeta bisogna mettere nel piatto solo quello che è ecosostenibile. Ecco che gli alimenti che la lunghezza dei trasporti (il famoso km 0) il carbon footprint, l’utilizzo o l’inquinamento dell’acqua … diventano elementi che discriminano ciò che è buono da ciò che è cattivo per l’ambiente.

I CIBI ECO FRIENDLY

Nella lista dei meritevoli ci sono gli alimenti fatti artigianalmente e ancora meglio in casa,

alimentazione-sana-passato-di-ceci-con-olio-extravergine

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quelli ottenuti dagli scarti come l’olio prodotto facendo esplodere con il freddo le molecole delle bucce di arancia, sperimentato all’Università di Pisa. Poi ci sono le alternative alla carne di bue come l’hamburger di barbabietola o la carne cresciuta in laboratorio dalle cellule staminali che arriva da Israele, oppure gli insetti, per chi ha lo stomaco di mangiarli. Promosso anche il pesce povero dei nostri mari nella stagione della pesca, i legumi tradizionali che, oltre tutto rigenerano il terreno dove crescono, pere, mele e patate che consumano poca acqua e possono essere prodotti in autentiche oasi naturali.

I CIBI POCO ECO FRIENDLY

Nel banco degli imputati c’è anche il vino  Prosecco , per la sua grande produzione, insieme alla carne di bue, i pesci di importazione oppure quelli che impoveriscono le coste come i gamberetti di allevamento, i cereali OCM e coltivati con pesticidi, l’olio di palma presente anche nelle merendine.

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I politici “di vini” che ci piacciono

Il provvedimento sulla cultura, la tutela e la valorizzazione del vino proposto da Renato Brunetta è stato firmato da 109 deputati di tutti i partiti

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Di Donatella Cinelli Colombini

Pochi argomenti riescono a mettere d’accordo i politici italiani che sembrano farsi la guerra su tutto persino dentro la stessa maggioranza e ancora peggio dentro lo stesso partito. Votate all’unanimità le norme del “codice rosso” sul contrasto alla violenza sulle donne come la “revenge porn” e gli sfregi. Ma c’è un altro argomento trasversale che riesce a aggregare consenso al di la degli schieramenti politici: il vino.

Renato Brunetta da ministro a produttore di vino

Esiste un intergruppo parlamentare dedicato proprio al vino che riunisce circa 100 deputati di tutti i gruppi

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Capizucchi -vino-di-Renato-Brunetta

con lo scopo di <<promuovere l’attività enologica attraverso attività sistematiche che vedano crescere la collaborazioni fra istituzioni e imprese>> ha detto il promotore dell’iniziativa e ex ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta.
Da qualche tempo Brunetta ha deciso di coltivare la vigna nella sua tenuta di Capizucchi nell’agro romano dove produce circa 100.000 bottiglie l’anno di Montepulciano-Cabernet Sauvignon e Malvasia del Lazio. Un’ attività per la quale <<si è indebitato fino ai capelli>> ma che ha comportato una svolta, anche psicologica, nella sua vita. Della serie meno economia- spread-rating-banche e più agroalimentare. Ecco che tre dei quattro disegni di legge presentati da Renato Brunetta in questa legislatura riguardano il vino. In particolare introducono l’insegnamento del vino e dell’agroalimentare nelle scuole come materia di educazione civica e sostengono la produzione enologica anche attraverso il contrasto alla contraffazione.

DURATA E ORARIO DELLE VISITE IN CANTINA

La visita delle cantine italiane dura da 20 a 40 minuti. Solo i veri wine lovers desiderano un percorso più lungo. Più richiesta nel pomeriggio

Durata-visite-in-cantina-Fattoria-del-Colle-Orcia-DOC

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Di Donatella Cinelli Colombini

La visita della cantina dura, a seconda della dimensione aziendale, da 20 a 40 minuti. Difficilmente si protrae più a lungo, soprattutto per i turisti meno esperti per i quali è anzi meglio abbreviare spiegazioni e visita mentre la voglia di sapere e le domande aumentano con l’aumentare delle competenze nel vino.

Oltre al percorso fra tini e botti, molte cantine propongono anche piccoli musei come quello della Tenuta Bonzara nei Colli Bolognesi oppure delle Cantine Ricasoli allestito nel Castello di Brolio. C’è chi ha dei cimeli da Oscar come Francis Ford Coppola nella sua cantina in California e chi, come la mia fattoria del Colle in Toscana, si sta trasformando in una wine destination con cinque attività al giorno compresa la visita della cantina e della villa cinquecentesca.

Ad ogni modo la durata delle visite non può essere troppo lunga perché la capacità di attenzione dei turisti del vino è ogni anno più

Durata-visite-in-cantina-Fattoria-del-Colle-Orcia-DOC

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limitata e perché levare tempo ad assaggi e shopping è assolutamente controproducente.

VISITE SU RICHIESTA OPPURE A ORARIO FISSO

All’inizio dell’attività di accoglienza turistica in cantina ed in bassa stagione le visite avvengono su richiesta adattandosi all’arrivo dei visitatori ma quando i flussi cominciano a ingrossarsi i winery tour devono avere un orario. Questo riduce i costi del personale e permette ai visitatori di organizzare il loro tempo.

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ILLUMINAZIONE E PULIZIA DELLA CANTINA TURISTICA

Illuminazione: i light designer arrivano in cantina. Quanto conta l’igiene per le cantine turistiche? Meglio lo stile asettico o quello nature?  

illuminazione-delle-cantine-Fattoria-del-Colle-Trequanda-Toscana

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Di Donatella Cinelli Colombini

Le luci calde, soffuse che creano suggestione e mostrano agli enoturisti solo le parti più belle della cantina non sono accettabili ai fini antinfortunistici. Per questo molte aziende, soprattutto quelle nate negli ultimi anni, hanno due sistemi di illuminazione: quello a luce forte per lavorare e quello più emozionale per i turisti.

LIGHT DESIGNER E LUCI ANTINFORTUNISTICHE

Ovviamente scale, rampe e altre possibili cause di cadute devono essere sempre ben illuminate ma il resto della cantina può trarre un notevole vantaggio dall’intervento di un light designer che affianchi all’illuminazione adatta a fare ricolmature e travasi, una serie di suggestioni che accrescono il fascino dei sotterranei di Bacco senza tuttavia trasformarlo nella Disneyland del vino. Il rigore è sempre utile nel rispetto della dignità del vino.

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Molto utili sono i sensori e i timer che riducono lo spreco di energia, limitando l’illuminazione ai momenti in cui gli ambienti vengono visitati. Questi sistemi sono particolarmente utili per le bottiglierie antiquarie e i luoghi dove ci sono bottiglie in esposizione, per le quali è meglio ridurre l’esposizione alla luce, oltre alla precauzione di usare luci tenui e colorate.

Ovviamene luci di sicurezza, segnalazione delle vie di fuga sono obbligatorie e utilissime.

ODORI E PULIZIA DELLE CANTINE

Il grande vino si associa all’idea di un rispetto quasi sacrale e di una dedizione maniacale. Concetti che la sensibilità del nuovo millennio coniuga con due diverse interpretazioni: da un lato un ordine asettico quasi ospedaliero e sul lato opposto un tradizionalismo “nature” che in certi casi è quasi il ritorno nelle caverne.

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La Francia limita i consumi di vino

Consumo massimo di due bicchieri al giorno di vino per un totale di una bottiglia e mezzo la settimana. Grande sconcerto fra i bevitori moderati

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di Donatella Cinelli Colombini

Le intenzioni sono buone ma la campagna di comunicazione contro il consumo d’alcol che è stata diffusa in Francia all’inizio di aprile ha creato una gran confusione soprattutto fra i consumatori moderati facendoli << sentire colpevoli>> come ha detto Jérôme Villaret, delegato generale dei viticoltori della Languedoc AC.

I RISCHI DELL’ALCOL

Infatti se è vero che 41.000 persone all’anno muoiono in Francia a causa

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dell’alcool (seconda causa di morte evitabile dopo il fumo) i francesi sono ben lungi dall’essere i maggiori consumatori d’alcool d’Europa. La classifica è guidata dai Paesi dove i bicchieri sono pieni di birra e distillati: Lituania, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia. Il consumo annuo pro capite di alcool puro in Francia è di 12,6 litri, poco superiore a quello del Regno unito.

VINO: DOSI GIORNALIERE E SETTIMANALI

Eppure la campagna di comunicazione dei “cugini d’oltralpe” è stata quasi una crociata << ci sono circa 10,5 milioni di adulti che bevono troppo. In ogni caso bevono in proporzioni che aumentano i rischi per la salute>> ha spiegato Viet Nguyen-Thanh, responsabile della Santé Publique dando anche i numeri dei consumi consigliati: non più di 10 bicchieri alla settimana cioè due al giorno ma facendo qualche giornata di astinenza.

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Voglia di letto a baldacchino

I letti con baldacchino sono diventati un must per le residenze d’epoca dove i turisti trascorrono dei soggiorni romantici. Ecco quelli della Fattoria del Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini

Devo iniziare con un piccolo racconto privato: mia figlia Violante Gardini da piccola era molto romantica ed io le feci decorare la camera da letto con affreschi floreali da Rodolfo Gorelli, mettendole al centro un letto a baldacchino realizzato appositamente per lei dall’artista Julia Scartozzoni. Julia ha la sua base al Castello di Spaltenna in Chianti ed è specializzata in arredi unici di grande raffinatezza. Le sue creazioni sono nelle riviste di arredamento di tutto il mondo: AD- Architectural Digest, Country Inns ( USA),L’ Ami des Jardins ( France), Ideales Heim ( Switzerland- Germany) Atrium ( Germany) Conde` Nast Traveller ( USA) Vogue Espagna ( Spain), Elle (Italy)….

LETTO A BALDACCHINO DI JULIA SCARTOZZONI PER VIOLANTE

Camera-del-Granduca-Fattoria-del-Colle-Toscana

Camera-del-Granduca-Fattoria-del-Colle-Toscana

Il letto di Violante ha profili metallici verdi acqua e tele bianche sul tetto e sui lati, dipinte con fiocchi e fiori rosa. Completano la stanza alcuni mobili liberty (lo stile floreale appunto) e una doppia tenda che funge anche da oscurante perché Violante vuole dormire nella totale oscurità.
A Violante questo letto piaceva, ma fino a un certo punto.

LETTI A BALDACCHINO DELLA FATTORIA DEL COLLE

Per questo mi ero convinta che i letti a baldacchino fossero qualcosa di hollywoodiano e non facessero più battere il cuore, come qualcosa di passato di moda e forse un po’ finto con effetto cartolina … di conseguenza smontai i letti a baldacchino di ferro che erano ammucchiati nelle soffitte e nelle rimesse della Fattoria del Colle. Ce n’erano tanti, al punto da far pensare che la maggior parte dei letti fossero attrezzati con tende. Li divisi e li attaccai sulle pareti della sala da pranzo della scuola di cucina. Una destrutturazione che riuscì fino a un certo punto perché, nel tentativo di evitare un effetto lezioso, feci dipingere le pareti di un verde scuro ottenendo un effetto forse troppo austero.

Doc Orcia insegne e depliants

I depliant turistici delle cantine nell’epoca digitale

I depliant turistici delle cantine devono essere piccoli, con poco testo e molte immagini. Trasmettere valori, racconti, notizie e ciò che distingue

Violante-Gardini-col-depliant in cinese

Violante-Gardini-col-depliant-del-Brunello-in-cinese

Di Donatella Cinelli Colombini

Ricordate gli enormi depliant della fine del Novecento, quando le cantine cercavano di valorizzare il loro brand stampando brochure grandi quanto quotidiani in carta pesante? Quel tipo di strumenti di comunicazione oggi sarebbe controproducente. I buyer non prendono più neanche i biglietti da visita ma preferiscono fotografarli con il telefonino. Portarsi dietro un depliant ingombrante e pesante è impossibile per loro, specie nelle fiere e specie in viaggio quando il bagaglio è solo un trolley da dieci chili. Per non parlare dell’effetto negativo del maxi depliant su chi attribuisce alla difesa ambientale un’importanza prioritaria.

Depliant per la distribuzione nel territorio e in cantina

Ormai il digitale è protagonista; il turista del vino non ha più bisogno della brochure come souvenir della visita ma usa il suo telefono per fare i video e le foto che gli servono per ricordare e per mostrare agli amici la cantina e le

Doc Orcia insegne e depliants

Doc Orcia signs and brochures

persone che ha incontrato. Ancora il telefonino, attraverso i Qr-code apre le parti del sito che, di fatto, sostituiscono il vecchio depliant.  I flyer aziendali, da mettere in distribuzione nella sala d’ingresso della cantina, servono soprattutto per chi è più attempato e meno tecnologico, oppure per stimolare i visitatori rispetto ad altre offerte.

C’è quindi una radicale trasformazione della documentazione aziendale a disposizione dei turisti del vino. Per loro le cantine producono due tipi di flyer: quelli da mettere in distribuzione negli uffici turistici, nelle strutture ricettive, nei ristoranti della zona che contengono informazioni sulle particolarità e le attività dell’azienda, con orari, sistema di prenotazione e percorso di arrivo. Ci sono poi i depliant in distribuzione nell’area di accoglienza della cantina che devono incuriosire i visitatori rispetto alle altre offerte e spingere chi è arrivato solo per assaggiare e comprare qualche bottiglia eccellente, a pranzare davanti alle vigne, dormire in agriturismo, fare un corso di cucina, oppure una degustazione guidata dall’enologo.

Per le fiere e i tour operator la documentazione è ormai quasi solo digitale e quindi la stampa di depliant è sempre più rara.

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Lezioni di super docenti: Comolli e Loguercio

Gianpietro Comolli l’uomo che ha “inventato” la Franciacorta dello spumante e Simone Loguercio Campione Italiano Sommelier AIS dicono la loro sulla DOC Orcia

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di Donatella Cinelli Colombini

Orcia Wine Festival 2019 una decima edizione trionfale con un’attenzione dei media e un afflusso di pubblico senza precedenti. La festa della giovane DOC Orcia ha avuto due momenti forti che l’hanno messa a confronto con due grandi personaggi del vino italiano: Gianpietro Comolli sul progetto spumante e Simone Loguercio sull’assaggio dei vini.

GIANPIETRO COMOLLI IL MAGO DEL MARKETING DELLE BOLLICINE

Gianpietro Comolli è il mago del marketing delle bollicine, quello che ha disegnato la Franciacorta come un territorio di eccellenza dello spumante, a lui si deve l’ideazione del satèn. Anche il suo lavoro alla guida delle cantine Ferrari di Trento ha lasciato il segno indirizzando la strategia verso l’eccellenza. La DOC Orcia chiede il suo parere sulla modifica del disciplinare con l’introduzione dello spumante e Comolli dice la sua sconvolgendo in parte la strategia predisposta dal consorzio.

Orcia-Wine-Festival-2019-Simone-Loguercio-Campione-italiano-sommelier-AIS

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I VINI SPARKLING ITALIANI E FRANCESI

Premessa: l’Italia produce 700 milioni di bottiglie di spumante e ne esporta 500 di cui 450 di Prosecco. La stragrande maggioranza prodotte con metodo Charmat/Martinotti cioè, come dice Comolli, con metodo italiano.
La Francia produce il 97% delle sue bollicine con metodo classico – Champenoise e le vende in 180 mercati del mondo. I cugini d’oltralpe usano pochissimi vitigni per i loro vini effervescenti mentre in Italia ne vinifichiamo 38 e questo ci offre alcune buone opportunità.

LA RICETTA PER LO SPUMANTE ORCIA

Dopo questo colpo d’occhio allo scenario mondiale eccoci alla “ricetta” per l’Orcia:
1. biologico,
2. solo metodo classico, mettere sotto lo stesso marchio charmat e champenoise sarebbe dannoso
3. uso di un uvaggio di soli vitigni autoctoni uguale per tutti i produttori
4. zonazione per cercare la vocazione dei suoli e le specificità di ogni vigna
5. avere un garante esterno che certifichi l’origine e il contenuto delle bottiglie
6. prezzo molto alto

Vi presento Eric Kohler l’enologo di Château Lafite

Scopriamo l’uomo che crea i vini di Château Lafite Rothschild, si tratta di Eric Kohler un enologo che produce capolavori in bottiglia senza darsi arie

Lafite

Château Lafite Rothschild,- direttore-tecnico- Eric Kohler

di Donatella Cinelli Colombini

Prima di parlare del suo cantiniere, mi piace raccontarvi qualche particolare di questo luogo da mito; Château Lafite ha una storia senza eguali nel vino. Alla fine del Seicento le sue vigne si unirono a quelle di Latour grazie al matrimonio di Alexander de Ségur con l’erede dell’altro Château. Ma è nel Settecento che i vini di Lafite entrarono alla corte di Versailles. Il marchese Nicolas Alexandre de Ségur era soprannominato il “Principe delle viti” e il vino Lafite divenne il “Vino del re”.

Lafite il vino del Re di Francia

La consacrazione arrivò quando Richelieu, nel 1755, venne nominato governatore della Guyenne e un medico di Bordeaux gli prescrisse il vino di Château Lafite. Al suo ritorno a Parigi Richelieu era in forma smagliante <<Maresciallo>>, gli disse il Re Luigi XV <<mi sembra che abbiate venticinque anni meno di quando siete partito>> <<Vostra maestà non sa che ho trovato la famosa fontana della giovinezza? Ho scoperto il vino di Château Lafite>>rispose il

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Lafite

Cardinale. Lafite era servito da Madame de Pompadour nelle sue cene private e più tardi Madame du Barry pretese di bere solo il vino del re, come veniva chiamato il rosso di Lafite.
Altro grande estimatore dei vini di Lafite fu Thomas Jefferson, futuro presidente degli Stati Uniti che fu ambasciatore della “Repubblica degli Stati Uniti” alla corte di Versailles. Prima e durante la rivoluzione, Lafite era in cima alla gerarchia del vino ma visse un momento travagliato con frequenti cambi di proprietà. Nonostante questo nel 1855 venne classificato ufficialmente come <<il primo dei primi cru>> Premier Grand Cru (First Growth). L’8 agosto 1868 Lafite, con i suoi 74 ettari di vigneto, fu acquistato dai banchieri de Rothschild che trasformarono il castello in un’autentica reggia piena di capolavori d’arte.

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La Francia voleva il titolo di miglior Sommelier del mondo

Psicologi, insegnanti di recitazione e allenatori sportivi accanto al miglior sommelier francese David Biraud. Invece il titolo di miglior sommelier del mondo lo vince un tedesco

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David-Biraud-candidato-concorso-miglior-sommelier-del-mondo

di Donatella Cinelli Colombini

La notizia sembra una curiosità divertente e invece deve spingere a una seria riflessione. Un grande Paese del vino deve emergere con le sue bottiglie, le sue cantine, i suoi enologi e le sue Università di enologia ma anche con i suoi esperti assaggiatori. Per questo la Francia ha investito uomini e risorse organizzative per conquistare il titolo ASI World Best Best Sommelier. Ma non ce l’ha fatta: il titolo è andato a Marc Almert, 27 anni nato a Colonia sommelier al bistellato Le Pavillon di Zurigo. sul podio anche la danese Nina Højgaard Jensen e Raimonds Tomsons dalla Lettonia.

IL TITOLO DI MIGLIOR SOMMELIER DEL MONDO

Paolo-Basso-Campione-del-mondo-sommelier-2010-al Casato-Prime-Donne-Montalcino

Paolo-Basso-Campione-del-mondo-sommelier-2010-al Casato-Prime-Donne-Montalcino

I francesi non conquistano l’ultimo gradino del podio da 19 anni perché il compianto Gerard Basset vincitore nel 2010 di nazionalità francese aveva gareggiato in rappresentava il Regno Unito. Allo stesso modo come Paolo Basso, che è italiano ma ha vinto nel 2013, per i Sommelier svizzeri. L’ultimo vincitore italiano è Enrico Bernardo nel 2004, quindici anni fa.
Ma i francesi hanno un campioncino che si è già molto avvicinato alla coppa. E’ David Biraud, capo sommelier del Mandarin Oriental di Parigi. Nel 2016, ha chiuso il campionato del mondo tra i primi tre, al fianco della seconda classificata Julie Dupouy dell’Irlanda e del vincitore Jon Arvid Rosengren della Svezia.  Quest’anno voleva vincere, anzi tutta la sommelerie francese si era impegnata  perché vincesse con un dispiego di forze senza precedenti e senza eguali nelle altre associazioni nazionali.

Orcia Wine Festival 2019

Orcia Wine Festival dal 25 al 28 aprile

A San Quirico d’Orcia, il “Vino più bello del mondo” fa festa nei palazzi e nella via Francigena durante il lungo ponte di primavera

Orcia Wine Festival 2019

Orcia Wine Festival 2019

Di Donatella Cinelli Colombini

Orcia Wine Festival 2019 segna un punto di svolta nella storia della giovane denominazione Orcia: interesse di stampa e clienti come mai prima d’ora, un finanziamento PIF in arrivo che metterà cantine climatizzate e i video dell’Orcia DOC nei punti vendita del territorio di produzione e una imminente tornata elettorale che rinnoverà i vertici dei comuni e del consorzio di tutela.
Finisce un ciclo con grossi motivi di soddisfazione. L’Orcia è ormai considerata fra le denominazioni emergenti in Italia e i suoi vignaioli sono il simbolo di come, da piccole superfici, possano nascere grandi vini grazie al lavoro artigiano, la passione e l’attaccamento al territorio: valori che sono riassunti nel claim <<Orcia il vino più bello del mondo>>

ORCIA WINE FESTIVAL 2019

Orcia Wine Festival 2019

Orcia Wine Festival 2019

La decima edizione del festival, dal 25 al 28 aprile, trasformerà per 4 giorni San Quirico d’Orcia in un paese di vino con le degustazioni di 20 produttori e delle specialità gastronomiche nel Palazzo Chigi Zondadari, la degustazione guidata da Simone Loguercio miglior sommelier italiano Ais, le altre degustazioni a tema condotte da ONAV, la conferenza di Giampietro Comolli (Osservatorio Vini Spumanti) in vista del cambio di disciplinare che introdurrà le bollicine nell’Orcia e un’infinità di eventi e animazioni descritte nel programma pubblicato nel sito del Consorzio.

ORCIA WINE FESTIVAL– FRANCIGENA DI VINO

Torna l’Orcia Wine Festival, con un’edizione che si prospetta più bella e ricca che mai sviluppando il tema “Francigena di Vino”. E’ infatti la via Francigena che dette origine a San Quirico d’Orcia con i suoi palazzi e le sue chiese. La strada maestra del medioevo da cui passarono Federico Barbarossa, Santa Caterina, Enrico di Nassau della casa reale d’Olanda che morì proprio a San Quirico nel 1451 e ancora Lorenzo il Magnifico … personaggi che tornano ad animare la Francigena nel tratto urbano mentre le vetrine dei negozi si riempiono di bottiglie e lo splendido Palazzo Chigi, sorto nel Seicento per ospitare un Papa che non venne mai, diventano la cornice delle degustazioni e dei banchetti dedicate al vino Orcia.

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Sala di accoglienza nella cantina turistica (2)

Cosa fanno i turisti del vino nella sala di ingresso della cantina? Video, depliant, piccoli assaggi e confort cioè bagni, sedie e persino bicchieri d’acqua

Di Donatella Cinelli Colombini

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SALA DI INGRESSO DELLA CANTINA

Va comunque evitata l’attesa davanti alla porta di cantina e in generale qualunque tempo morto. Aspettare innervosisce il turista che vuole spendere bene il suo tempo libero e diventa molto più aggressivo e attento a ogni piccolo disservizio. Per questo è consigliabile attrezzare l’area di accoglienza in modo che il visitatore possa ritemprarsi,  incuriosirsi e avere prime esperienze.  Infatti è in questa stanza che il turista del vino aspetta di iniziare la visita, va in bagno e riceve le prime informazioni. Il confort è importante. La temperatura adatta al vino -16-18°C- è piacevole in inverno ma decisamente fredda in estate. Questo può costituire un problema che va considerato, soprattutto rispetto ai visitatori anziani. Importantissime le sedie e la disponibilità di acqua da bere <<se vuoi vendere il vino dagli l’acqua>> mi insegnarono i colleghi francesi.

I BAGNI DELLA CANTINA

sala-di-accoglienza-in-cantina-Fattoria-del-Colle

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Avere dei bagni ad uso pubblico è importantissimo per offrire un’accoglienza ben organizzata. Ogni cabina viene usata per circa 3 minuti ogni volta, questo elemento permette di calcolare il numero dei wc che servono in rapporto ai flussi che arrivano in cantina. Evidentemente chi avrà una prevalenza di grandi gruppi dovrà aumentare il numero delle cabine mentre per chi punta su piccoli numeri di individuali potrà limitarle.  Bisogna comunque evitare che si formino lunghe file davanti ai bagni riducendo il tempo per lo shopping o la visita. Secondo le normative e l’etica il bagno per i disabili deve essere presente. La regolamentazione sui bagni è  identica a quella per i ristoranti  – rubinetti senza comando manuale, asciugamani monouso, rivestimenti lavabili … – con l’unica aggiunta del sapone che deve essere inodore per non compromettere l’assaggio del vino di chi si è lavato le mani.

                                               

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