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Federico Fellini nei ricordi di Donatella Cinelli Colombini

Tre piccoli episodi personali che tratteggiano l’uomo Federico Fellini il suo bisogno di semplicità l’istinto libero e anticonformista, la grande umanità

Federico Fellini con Giulietta Masina e le famiglie Guidotti e Cinelli Colombini

Federico Fellini con la moglie e le famiglie Guidotti e Cinelli Colombini

Di Donatella Cinelli Colombini

I miei ricordi si riferiscono agli anni fra il 1975 e il 1985, io ero una giovanissima e vivevo tra Montalcino e Siena un’esistenza molto borghese e decisamente provinciale. Ero abituata a incontrare intellettuali e persone famose perché la mia famiglia aveva sempre avuto quel tipo di frequentazioni ma Federico Fellini era decisamente fuori misura.
Quell’uomo era un mito, un genio riconosciuto a livello mondiale con 5 premi Oscar. Una fama talmente gigantesca che avrebbe intimidito gente molto più attrezzata di me. Davanti a lui ero nervosissima, mi sudavano le mani, non riuscivo a stare e ferma e soprattutto dicevo solo qualche frase cortese ma non sapevo dialogarci, mi sembrava di non avere niente di interessante da dire. Peccato!
Federico Fellini e sua moglie Giulietta Masina venivano in Toscana per “passare le acque” a Chianciano. Da li arrivavano a Montalcino per spezzare la monotonia della cura e forse anche per fare qualche stravizio. Spesso li accompagnava Mario Guidotti o l’allora giovanissimo Fabio Carlesi.

Faderico Fellini alla Fattoria dei Barbi

Federico Fellini Lelia Socini Fausto Cinelli Francesca Colombini

FEDERICO FELLINI E GIULIETTA MASINA A MONTALCINO

Fellini era sempre in disordine come se odiasse farsi stirare i vestiti. La moglie invece era sempre impeccabile con i capelli ben pettinati e i vestiti senza una piega. Il Maestro parlava poco ma si guardava intorno con curiosità e si interessava di vino. Amava la buona tavola per cui mia madre lo attraeva con arrosti e Brunello.

L’ANTICONFORMISMO E L’UMANITA’ DI FELLINI

Era anticonformista in modo così spontaneo da lasciare interdetti. Una volta avevamo organizzato per lui una cena in giardino ma era freddo. Gli proponemmo varie cose per coprirsi e lui scelse un orribile scialle rosso di maglia con delle lunghe nappe. Sarebbe stato volgarotto su qualunque donna ma lui se lo drappeggiò addosso godendo del nostro imbarazzo.
Un’altra volta arrivò inaspettato mentre i miei genitori erano fuori e io avevo la casa piena di amici per una merenda. Fra questi giovani c’erano Azelia Batazzi e l’allora fidanzato Franco Becci che mi hanno ricordato l’episodio poco tempo fa. L’arrivo inaspettato del grande maestro mi aveva messo in imbarazzo e non riuscendo a organizzare qualcosa solo per lui decisi di unirlo al gruppo << posso dire a Federico Fellini di unirsi a voi?>> chiesi e loro benché entusiasti di questo incontro inaspettato non riuscirono a rivolgergli la parola mentre lui addentava pane e prosciutto.

C’era una volta un picchio pacchio

Nel senese la ricetta prende il nome di ciancifricola ma nelle Crete senesi la chiamano Picchio Pacchio, a Petroio spomodorata e a Montalcino “ova” al pomodoro

ciancifricola picchio pacchio

Picchio Pacchio ciancifricola ricetta della Fattoria del Colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli ingredienti sono quasi gli stessi, la preparazione è quasi la stessa e il sapore è quasi lo stesso ma qualche differenza c’è e non solo nel nome.

CIANCIFRICOLA, SPOMODORATA E OVA AL POMODORO TANTI NOMI NELLA CAMPAGNA SENESE

La ciancifricola detta spomodorata a Petroio, viene preparata con i pomodori freschi spellati e tagliati a pezzi e aggiunti al soffritto di olio extravergine e cipolla. Quando la pomodorata è cotta vi viene unito l’uovo sbattuto, mezzo ramaiolo di brodo, un pizzico di sale e una spolverata di pepe nero. Basta mescolare per qualche minuto e la ciancifricola è pronta per andare in tavola bella fumante.
A Montalcino, ho sempre mangiato le “ova al pomodoro” con uova intere cotte sulla salsa di pomodoro in modo che il rosso venisse aperto

piccchio pacchio ciancifricola

picchio pacchio – ciancifricola nella versione della Fattoria del Colle

nel piatto dai commensali. Il gusto è più ricco e, a parer mio, più piacevole rispetto alle altre ricette senesi. Forse il mio giudizio deriva dall’affezione, forse dall’abitudine, ma a me piace così.

PICCHIO PACCHIO DALLA SICILIA ALLA TOSCANA

Il Picchio Pacchio, che io ho scoperto a Chiusure oltre vent’anni fa, è quasi identico alla ciancifricola ma deriva da un sugo palermitano che viene detto anche “carrettiera”. E’ arrivato dalla Sicilia alla fine del Settecento quando il Granduca Pietro Leopoldo fece venire dall’isola le famiglie capaci di insegnare come coltivare il grano nei terreni aridi delle Crete senesi. Fu una rivoluzione sia economica che gastronomica per il territorio. In Toscana, dove i pomodori sono meno buoni di quelli del Sud Italia, la ricetta è stata leggermente modificata perché i pomodori vengono pelati e trasformati in salsa prima di essere uniti alle uova sbattute.

Nel vino le donne campionesse si sostenibilità

Una botte verde simbolo della Festa delle Donne de Vino nella prima quindicina di marzo. Premi Enea Federesco e Amorim alla sostenibilità ambientale e etica.Oggi si parla di donne vino e ambiente

Donne vino e ambiente Valerio Marini

Valerio-Marini-Festa-delle-Donne del-vino -2020

di Donatella Cinelli Colombini

Donne vino e ambiente” il tema dell’anno 2020 è particolarmente sentito dall’universo femminile del vino: sia dalle produttrici che nel sondaggio del 2017 all’interno dell’associazione registrava una percentuale del 27,4% di imprese In conversione-Bio-Biodinamiche mentre quell’anno la media nazionale era l’11,8% che fra le consumatrici.

Un’indagine di Wine Intelligence del 2019 ha rivelato che il 53% delle bevitrici statunitensi preferisce le cantine che si impegnano nella sostenibilità ambientale e sociale.
In altre parole le donne pongono un’attenzione particolare all’etica come chiave per la sostenibilità e lo sviluppo. Un percorso a volte difficile e sempre faticoso rispetto a quello dei furbetti, ma sicuramente destinato a costruire il futuro possibile di figli e nipoti.

FESTA DELLE DONNE DEL VINO I° -18 MARZO

Il 2020 è l’anno dell’ambiente per le Donne del Vino. Tanti progetti il primo costruito come un evento diffuso dal I° al 14 marzo in cantine,

Sélections Mondiales des Vins Canada

Sélections-Mondiales-des-Vins-Canada-e-Donne-del-Vino

ristoranti, enoteche, agenzie … dove operano le socie. La “Festa delle Donne del Vino” celebra la festa della donna in versione enoica con una botte verde simbolo di sostenibilità.  Sulla botte sono scritti messaggi, massime e le azioni  che ogni azienda ha fatto per difendere il pianeta.  Alla fine le immagini con le Donne del Vino accanto alla loro “botte ambientalista” dovranno riempiranno la rete internet e rimarranno come una testimonianza del loro impegno.

ETICHETTE DA VINO: COME E PERCHE’ EMOZIONANO

Il neuromarketing insegna a creare etichette da vino performanti: contrasti di chiaro-scuro, liscio- ruvido, opaco-lucido che emozionino attraverso la vista e il tatto

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etichetta-l’importanza-dei-contrasti-e-de-rilievo-Cenerentola-doc-Orcia

di Donatella Cinelli Colombini

A volte gli insegnamenti importanti arrivano quasi per caso: eravamo a SIMEI fiera milanese delle attrezzature enologiche, quando Flavio Aragazzini di UPM Raflatac, leader mondiale e super sostenibile nella produzione di etichette adesive (il suo motto è innovare con coraggio), mi regala la pubblicazione “Il neuromarketing incontra l’arte dell’etichetta”. Francamente lo metto da parte, senza dedicarci troppa attenzione fino alle vacanze di Natale quando scopro di avere tra le mani un autentico tesoro in grado di insegnarmi a verificare l’efficacia delle etichette dei miei vini e progettare quelle future.

Qui di seguito c’è quello che ho imparato da Jasper Clement autore dello studio.

LE REGOLE D’ORO PER UN’ETICHETTA MOLTO PERFORMANTE

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1- La vista e in seconda battuta il tatto influenzano la scelta d’acquisto di un vino fino al punto di farlo preferire ma addirittura di influenzare il suo assaggio
2- i contrasti rendono le etichette da vino più performanti: chiaro/ scuro, opaco/lucido, liscio/ruvido. Meglio se questi contrasti sono presenti contemporaneamente e quindi caratterizzano da un lato la carta e dall’altra gli elementi grafici
3- carta opaca
4- carta materica con una texture evidente sia alla vista che al tatto
5- elementi grafici lucidi su fondo opaco in forte contrasto cromatico
6- elementi grafici a rilievo o con effetto tridimensionale

IL VALORE DELLE EMOZIONI NELLA SCELTA DEL VINO

<<Gli esseri umani sono macchine emotive che pensano>> dice Damàsio << e non macchine pensanti che si emozionano>>. Il cervello umano è al 95% dedicato al sistema emozionale e solo per il 5% al sistema razionale. Per questo la decisione di acquisto si basa sulle emozioni.
Il consumatore trascorre 8-12 secondi davanti allo scaffale di acquisto mentre il suo cervello seleziona le informazioni. Va detto che la mente umana è un “risparmiatore” di energie che tende ad accogliere solo le informazioni semplici e quelle che le servono. Per questo la prima impressione, che è emozionale e istintiva, conta moltissimo.
Vale la pena ribadire uno dei concetti di Daniel Kahneman psicologo israeliano vincitore del Premio Nobel per l’economia. In 40 anni di studi sui meccanismi cognitivi arrivò a capire che il 95% delle decisioni quotidiane è determinato da meccanismi emotivi inconsci.

Un botte verde e Signorvino per la Festa delle Donne

Una botte verde è il simbolo della Festa delle Donne del Vino. L’8 marzo da Signorvino un aperitivo gratis a tutte le clienti. Vino ambiente e charity

Signorvino 8 marzo

8 marzo 2020 Signorvino offre un calice gratis alle donne

di Donatella Cinelli Colombini

La Festa

La Festa delle Donne del Vino riempie le aziende femminili di botti colorate in verde su cui ogni Donna del Vino ha scritto le azioni di difesa ambientale realizzate negli ultimi 3 anni. Dal I° al 14 marzo riempiranno il web ma nei mesi successivi rimarranno come una testimonianza dell’impegno femminile in favore di un’enologia e un mondo più sostenibile.
Ma non è l’unica iniziativa che festeggia la Festa delle Donne in chiave enoica. L’8 marzo Signorvino accoglierà le clienti con un calice di benvenuto gratuito.

Cos’è  Signorvino

Signorvino è una rete di 15 wine shops ed enoteche nata nel 2012 da Sandro Veronesi presidente del gruppo Calzedonia. Grazie a un approccio più trendy negli arredi e più smart nel rapporto con i clienti basato sugli eventi e la proposta del vino come intrattenimento e socializzazione, Signorvino è diventato un vero hub per i wine lovers. Compra direttamente dalle cantine e propone 100% vini italiani.

una botte verde per la Festa delle Donne del Vino

Donatella Cinelli Colombini Festa delle donne del vino 2020

Nel 2020 Signorvino ha deciso di celebrare al Festa della Donna facendo una donazione alla Fondazione Doppia Difesa Onlus, costituita da Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, contro la violenza di genere.

Ma c’è di più, nel mese di marzo, l’Osservatorio Signorino, ha effettuato un focus sui consumi femminili di vino scoprendo alcuni particolari interessanti: le donne acquistano meno ma sono più fedeli dei maschi al punto vendita, tornano infatti nello stesso negozio il 7% in più dei wine lover uomini. Inoltre scelgono con maggiore attenzione guardando il packaging, preferendo le cassette di legno e ponendo maggiore attenzione alle confezioni. Ecco che l’uomo cerca brand e denominazioni famose mentre la donna predilige ascolta i consigli dei professionisti addetti alla vendita. Se guardiamo invece alle vendite delle bottiglie prodotte da donne (150 etichette oggetto dello studio) è stato calcolato un’incidenza dell’11% a valore sull’incassato, senza variazioni sull’anno precedente.

Il vino è un affare di famiglia?

Gioie e dolori delle cantine di famiglia. Appartenere a una dinastia del vino offre maggiori prospettive di immagine e di durata nel tempo sempre che non si litighi

La Vendemmia 2015 Montenapoleone, Buffo, Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

Lucia Buffo intervista Lunelli, Boscaini, Soldati, Nonino, Antinori

di Donatella Cinelli Colombini

Mi casca l’occhio su un articolo di Wine Searcher, il super portale neozelandese che pubblica i prezzi dei vini di tutto il mondo nelle migliori rivendite di tutto il mondo, insieme a articoli sempre interessantissimi. Il titolo è “Family Wine affair a Risky Business” ed è scritto da Margaret Rand.

FAMIGLIE DEL VINO STORIE DI NOBILTA’ E LITIGI

Io sono parte di una wine family, i miei vigneti sono sulla terra dei miei antenati almeno dalla fine del Cinquecento,  e quindi la cosa mi riguarda. Leggendo il pezzo della Rand si capisce che

AIV-visita in Toscana Antinori nel Chianti Classico, Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja-Piero-Antinori-Donatella-CinelliColombini

Gaja e Antinori a capo di due celebri famiglie del vino

la mia è una situazione privilegiata che ingenera un maggior apprezzamento del brand e del vino. Tuttavia il proverbio “parenti serpenti” si adatta alla lettera a moltissime dinastie del vino particolarmente conflittuali. Gli esempi nell’articolo sono espliciti e iniziano con i miei lontani parenti Biondi Santi, continuano con gli Alvarez di Vega Sicilia, per arrivare ai Mondavi dove Robert ha raccontato gli scontri, anche fisici, in un libro autobiografico.

LE ASSOCIAZIONI DELLE FAMIGLIE DEL VINO

Proprio la difficoltà nel creare coesione fra i membri dei casati storici del vino e il bisogno di consigliarsi a vicenda, li ha spinti a unirsi in sodalizi come la Primum Familiae Vini nato 25 anni fa e composto dal vero Gotha dell’enologia mondiale: Marchesi Antinori, Baron Philippe de Rothschild, Joseph Drouhin, Egon Müller Scharzhof, Famille Hugel, Champagne Pol Roger, Famille Perrin, the Symington Family Estates, Tenuta San Guido, Familia Torres, Vega Sicilia and Clarence Dillon. Ovviamente non è l’unico sodalizio, esistono aggregati con scopi eminentemente commerciali oppure legati da obiettivi comuni come le Famiglie dell’Amarone che si sono opposte al Consorzio della Valpolicella.

ZUPPA DI TREQUANDA

La zuppa di pane, la più classica delle ricette toscane cambia in ogni paese ma a Trequanda, vicino alla Fattoria del Colle, è speciale

 

Zuppa di Trequanda

Fattoria del Colle Zuppa di Trequanda

 

 

In genere la zuppa di pane toscana è una saporitissima minestra di verdure versata sul pane. E’ dunque vegana. Solo la ciancifricola e la minestra di Pasqua contengono anche l’uovo.
C’è tuttavia un’eccezione: a Trequanda. Il ricettario del piccolo borgo medioevale vicino alla Fattoria del Colle ci sono due minestre di pane con il maiale. La zuppa con lo zampino e la minestra trequandina.
Qui di seguito trascrivo la ricetta che ho ricevuto dalle massaie di Trequanda e che è stata illustrata da Silvia Argilli con straordinaria maestria. Silvia è una delle giovani poliglotte che accolgono i turisti nell’agriturismo della Fattoria del Colle ma ha un passato di pittrice e di illustratrice.

ZUPPA DI TREQUANDA INGREDIENTI

Mezzo chilo di fagioli bianchi
Una cipolla rossa
Due etti di prosciutto salato di cinta senese (è essenziale che sia molto grasso in alternativa usare prosciutto e rigatino) tagliato a fette molto spesse
Un mazzetto di prezzemolo,
Mezzo bicchiere di olio extravergine,
Un quarto di cavolo verza,
Una carota,

zuppa di pane di montalcino

ricetta tipica di Montalcino

Due costole di sedano,
Un mazzetto di bietole,
Qualche cespo di spinaci,
Due o tre zucchini,
Un manciatino di fagiolini,
300 grammi di pane casalingo toscano senza sale
La cucina toscana è semplice ma per sprigionare i suoi intensi sapori ha bisogno di ingredienti di ottima qualità. Verdure appena colte e vero pane fatto con lievito madre. Venite al Ristorante della Fattoria del Colle per assaggiarla e capirete la differenza

Ciao Daniel e grazie

Daniel Thomases ci ha lasciato questa mattina. Grandissimo assaggiatore del vino italiano ne è stato un portabandiera competente e appassionato

di Donatella Cinelli Colombini

Mi mancheranno le sue risate, l’accento americano del suo italiano – fiorentino, il suo parlare sotto voce che poi salivano di tono

Daniel Thomases

Daniel Thomases

all’improvviso quando si arrabbiava.
Daniel Thomases era, come Gino Veronelli, un uomo di enorme cultura con la passione per la terra e i vignaioli. Daniel si era laureato in lettere a Harvard, l’università che ha sfornato 75 vincitori di Premi Nobel, e insegna soprattutto a pensare con profondità, un’attitudine che poi resta per sempre. Per questo, arrivando in Italia, Daniel si è avvicinato al grande Gino e come lui ha mescolato cultura e coltura ma anche fermezza nelle convinzioni, arrabbiature esplosive e giocondità goliardica nel raccontare gli aneddoti.

Lettieri, Brozzoni, Thomases

Lettieri, Brozzoni, Thomases

DANIEL THOMASES GRANDE PALADINO DEL VINO ITALIANO NEL MONDO

La sua capacità di volare alto per poi fermarsi a guardare i particolari da vicino hanno fatto di Daniel Thomases un interprete molto particolare dell’enologia italiana. Con punti di vista suoi, un impegno fortissimo sul lavoro. E’ stato corrispondente in Italia per Wine Spectator, per International Wine Cellar e per Wine Advocate. Hugh Johnson gli affidò il capitolo sui Vini d’Italia nel suo Pocket Wine Book. Per oltre trent’anni è stato fra i curatori della Guida Veronelli.

Donatella Cinelli Colombini Rosso di Montalcino 2018

Il primo Rosso di Montalcino biologico del Casato Prime Donne, la cantina di Montalcino di Donatella Cinelli Colombini mette la fogliolina verde in etichetta 

 

La vendemmia 2018 ha dato vini ricchissimi di aromi grazie alla forte differenza di temperatura fra la notte e il giorno, a settembre, durante l’ultima fase della maturazione.

Cinelli Colombini Rosso Montalcino

Rosso Montalcino 2018

STORIA DELL’ANNATA 2018

Quella 2018 è stata una vendemmia con poca uva ed ha richiesto del vero coraggio per aspettare a raccogliere dopo che le bucce degli acini si erano ammorbidite diventando capaci di cedere al mosto le sostanze nobili: i polifenoli.
Infatti nel 2018 le previsioni del tempo promettevano la pioggia e grandine. Se fossero davvero arrivati i temporali avrebbero rovinato i grappoli. Donatella e le sue cantiniere hanno scommesso sul sole e hanno vito la sfida portando in cantina dell’uva meravigliosa.

Rosso di Montalcino

Rosso di Montalcino 2018 Cinelli Colombini

Per la prima volta, nel 2018, abbiamo ripreso un’antica abitudine dei vignaioli di Montalcino, l’uva è stata selezionata nella vigna grappolo per grappolo raccogliendo solo quelli con lo stesso livello di maturazione. Questo ha permesso di vinificare in ogni tino uva con caratteri omogenei. Ovviamente il lavoro dei vignaioli è diventato più lento e sono tornati più di una volta nelle stesse vigne sempre scegliendo l’uva.
Il vantaggio di questo tipo di raccolta selettiva è di avere l’uva perfetta sia per il Brunello che per il Rosso di Montalcino.

SCHEDA TECNICA DEL ROSSO DI MONTALCINO 2018

TIPOLOGIA: rosso secco.
ZONA DI PRODUZIONE: Toscana, Montalcino, Casato Prime Donne
CARATTERI DELL’ANNATA: Primavera molto piovosa con maggio piovosissimo. Estate con giorni caldi alternati a piogge. Settembre assolato. Il germogliamento e l’invaiatura sono avvenuti nei tempi normali. La pioggia ha fortemente ostacolato la fioritura riducendo il numero e la dimensione dei grappoli. A settembre le viti sono state sfogliate soprattutto nella parte meno esposta al sole. Gli acini d’uva che, alla metà di settembre, apparivano irrigiditi e di calibro superiore alla media si sono progressivamente ammorbiditi e ristretti fino ad essere in condizioni ottimale nel momento della raccolta
UVAGGIO: 100% Sangiovese
VENDEMMIA: 24-25 settembre. Raccolta manuale basata sulla scelta dei grappoli nella vigna. In cantina l’uva è stata privati dei graspi e gli acini sono stati selezionati sul tavolo di cernita.
VINIFICAZIONE: in tini tronco conici di acciaio e cemento con cappello aperto, follatore e controllo automatico delle temperature. Lieviti indigeni selezionati al Casato Prime Donne.

MATURAZIONE IN BOTTE: 6-12 mesi di tonneau di rovere di 5-7 ettolitri.

Chi accoglie i turisti alla Fattoria del Colle

Alessia, Sara, Carolina e Silvia vi accolgono alla Fattoria del Colle per organizzare soggiorni, visite, benessere naturale, degustazioni e matrimoni

Di Donatella Cinelli Colombini

Alcune, come Alessia e Sara, sono da anni i volti sorridenti e le voci gentili della Fattoria del Colle. Spesso i turisti che arrivano per passare qualche giorno di vacanza, visitare la cantina oppure soltanto per assaggiare il vino e mangiare vogliono incontrarle perché hanno parlato con loro per telefono oppure le hanno incontrate nei viaggi precedenti. Altre sono arrivate lo scorso anno e magari vi incuriosiscono di più, sono Carolina e Silvia.

CAROLINA VITOLO LA SOMMELIER DELL’AGRITURISMO DELLA FATTORIA DEL COLLE

Carolina è di Sinalunga a 10 km dalla Fattoria, ma i suoi antenati sono un mix di provenienze diverse:Istria, Austria e Sardegna. Lei ha alle spalle studi giuridici e sociali che l’hanno portata

Carolina Vitolo la sommelier della Fattoria del Colle

Carolina Vitolo la sommelier della Fattoria del Colle

a lavorare a Bruxelles nei progetti di Emma Bonino sull’integrazione internazionale. E’ Sommelier AIS e in passato si è occupata di wine tours. Parla un inglese fluente e degusta i vini in questa lingua nei video del canale YouTube di Donatella Cinelli Colombini.

 

E’ ancora Carolina a guidare la maggior parte delle degustazioni turistiche della cantina che presto si amplieranno alla master class sul Sangiovese in cui insegna ai turisti wine lovers perché e come questo vitigno dà origine a capolavori come il Brunello.

SILVIA ARGILLI L’ANIMA ARTISTICA DELLA FATTORIA DEL COLLE

Silvia Argilli l'artista della Fattoria del Colle

Silvia Argilli l’artista della Fattoria del Colle

Silvia è di Arezzo ed è un’artista. Ha fatto la pittrice come attività principale per un lungo periodo e per questo le sono affidate le parti più artistiche della comunicazione aziendale come i pannelli che raccontano il territorio durante gli eventi, le foto dei vini e dei piatti a soprattutto i deliziosi racconti per immagini che insegnano come cucinare pan lavato, zuppa di Trequanda e altre ricette locali. Laurea in Scienze Politiche e Servizio Sociale con esperienze precedenti nell’accoglienza e a Rondine la Cittadella della Pace. Qui si occupava dei giovani provenienti da Paesi in guerra fra loro che facevano l’esperienza di studiare insieme diventando futuri ambasciatori di pace. Nel gruppo che accoglie i turisti, Silvia è la più sorridente e la più paziente. La sola che riesce a rimanere imperturbabile di fronte a chi dichiara di essere allergico << al pelo di cane maschio>> oppure, in inverno, si lamenta per il freddo della stanza dei bambini dimenticandosi la finestra aperta.

Donatella, i primi anni alla Fattoria del Colle

Donatella Cinelli Colombini racconta il passaggio da Montalcino a Trequanda. 35 km che dividono due mondi molto lontani. Gli anni delle speranze alla Fattoria del Colle

Chiesa Santi Pietro e Andrea Trequanda

Trequanda Chiesa Parrocchiale

I miei primi anni a Trequanda (dal 1998) alla Fattoria del Colle, sono stati davvero difficili. La distanza da Montalcino è solo di 35 km ma tutto sembrava fermo rispetto alla terra del Brunello che correva verso il successo internazionale. D’inverno nella Fattoria del Colle era freddo. Solo una piccola parte della villa  in cui abitavo era riscaldata e per dormire mi trasferivo in un appartamento agrituristico. Per portare fuori il cane di notte bisognava far rumore con i coperchi delle pentole per scacciare i cinghiali che arrivavano davanti al portone. Mi sentivo in esilio e anche un po’ sopraffatta dai problemi anche perché ero sola; mio marito e mia figlia arrivavano solo nel fine settimana.

LA  FATTORIA DEL COLLE ASPETTAVA DONATELLA

Poi successero delle cose strane. Via via che i restauri procedevano scoprivo misteriosi segni del passato che mi dicevano << aspettavamo proprio te >>. I miei antenati Socini avevano costruito la fattoria del 1592 per perderla qualche anno dopo a causa della loro opposizione alla Chiesa. Ma qualcosa li ha misteriosamente riportati qui. Nel 1919 il mio bisnonno Livio Socini ricomprò la Fattoria del Colle per caso e poi scoprì che  c’erano stemmi uguali al suo  dappertutto. Segue un periodo di minore cura, nel 1998 arrivai io, e il passato tornò a galla ancora una volta. Leggevo di un eremo medioevale e poco dopo lo trovavo nascosto sotto tini in disuso. Un vecchio zio mi parlava di un ingegnoso sistema di allarme con una campana sul tetto azionata da una corda nascosta nel “salotto di fattoria”. Arrivando a casa e la vedevo. Comparivano persino stanze rimaste chiuse da tempo immemorabile dentro l’edificio …. La <<mission impossible>> di riportare la Fattoria del Colle al suo antico splendore mi avvinceva sempre di più, anzi più le difficoltà sembravano insormontabili, più mi caricavo.

Trequanda Siena

Trequanda panorama dalla Fattoria del Colle

TREQUANDA  UN PAESE DA AMARE

E le difficoltà contingenti c’erano. Eccome se c’erano. Abituata a Montalcino dove si viene letteralmente sospinti in avanti dalla fama dei brand Montalcino e Brunello mi trovavo in una situazione dove la spinta all’intero territorio dovevo darla io.
Ricordo un episodio: avevo ospitato due amici stranieri che poi proseguirono il viaggio per Montalcino fermandosi dal fioraio per mandarmi un mazzo di rose. Quando dissero l’indirizzo fioraia risposte << Trequanda, provincia di …?>> perché non l’aveva mai sentita nominare benché distasse solo 35Km.
C’era poi una sostanziale differenza di mentalità: se infatti nella mia terra montalcinese tutti erano e sono convinti di essere in un luogo di eccellenza, una specie di terra benedetta da Dio, qui a Trequanda era in contrario. La popolazione si sentiva in un posto di “serie B” dove << non c’è niente>> per cui persino i bambini si chiedevano << cosa ci trovano i turisti, perché vengono? >>.

Donatella e Trequanda un amore forte

20 anni di delusioni e successi alla Fattoria del Colle. Donatella racconta il cambiamento del territorio di Trequanda e le sue speranze per il futuro

vasi di terracotta Petroio

Petroio Trequanda vasi di terracotta

In vent’anni la fatica è stata tanta e anche le delusioni, come quando cercai di convincere i produttori di terracotta, attività di cui Petroio, frazione di Trequanda, ha una tradizione che affonda fino al Rinascimento, di scegliere un marchio collettivo e puntare sul turismo come primo mercato. Ricordo che la presidente del consorzio della terracotta mi disse <<ma se devo stare aperta al pubblico la domenica come faccio a trovare marito?>> E non fu l’unica reazione negativa. I produttori affissero anche un manifesto contro il sindaco che mi appoggiava e alla fine rinunciammo anche al contributo della Camera di Commercio. Perdemmo una cifra che potrebbe corrispondere a 100.000 Euro di oggi e che vent’anni fa avrebbe permesso di realizzare un’azione importante e probabilmente capace di salvare le fabbriche di terrecotte dal tracollo che hanno avuto negli anni seguenti.

TREQUANDA E LA DOC ORCIA PER UN FUTURO DA VIGNAIOLI

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Vendemmia Fattoria del Colle settembre 2018

In altri campi invece la reazione positiva c’è stata anche grazie alla nascita della Doc Orcia, la denominazione che riguarda i vigneti sulle colline comprese fra i territori del vino Nobile e del Brunello. Oggi anche a Trequanda c’è la capacità e la volontà di coltivare le viti in modo impeccabile cercando ogni mezzo per accrescere la qualità dell’uva. Un enorme cambiamento rispetto ai primi anni in cui gli operai della Fattoria del Colle lasciavano la vendemmia per andare a cercare i funghi oppure per partecipare al “fierone di Sinalunga”. Nel Novecento la vendemmia arrivava sempre alla metà di ottobre e il fierone era il mio incubo <<ma come si fa a mettere a rischio l’uva migliore per andare al fierone? >> Per una come me, cresciuta fra le botti di Brunello era una cosa inconcepibile. Per fortuna adesso la trovano inconcepibile anche loro.
Attualmente esportiamo in 39 Paesi del mondo e, anche se il Brunello della cantina del Casato Prime Donne, ha fatto da traino ai vini della Fattoria del Colle ora questi ultimi hanno cominciato a brillare di luce propria e quest’anno hanno messo a segno un risultato spettacolare: 4 etichette oltre i 93 centesimi su Wine Spectator e Wine Advocate-Robert Parker.

Pan lavato la zuppa di pane che esalta l’olio “novo”

Pan lavato, le fette, cavolo con le fette, nomi diversi per la minestra di pane più semplice della Toscana, quella che meglio esalta l’olio EVO appena fatto

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pan-lavato-con-olio-EVO-fattoria-del-colle

Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome cambia da paese a paese ma la ricetta cambia poco, si tratta di una deliziosa zuppa di pane a base di cavolo tradizionale della Toscana meridionale e dell’inverno. A Montalcio la chiamiamo pan lavato, a Trequanda, dove si trova la Fattoria del Colle, la chiamano le fette oppure cavolo con le fette.
Più di ogni altra pietanza permette di apprezzare l’olio extravergine appena spremuto, specialmente quello di olive Moraiolo dal gusto pieno e dal profumo fragrante.
Come tutte le ricette molto semplici la qualità del risultato dipende dagli ingredienti che devono essere straordinari, il cavolo ovviamente ma soprattutto l’olio EVO, l’aceto e soprattutto il pane rigorosamente “sciocco” cioè senza sale e fatto a mano con lievito madre.
Il vino più adatto per accompagnare questa zuppa è un Chianti Superiore o una Doc Orcia dello stesso territorio dell’olio che, nel nostro caso, è di Trequanda dove ha sede la Fattoria del Colle.

pan-lavato-Fattoria-del-Colle-Toscana

pan-lavato-Fattoria-del-Colle-Toscana

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

1,5KG di cavolfiore, 4 etti di pane casalingo toscano, aglio, olio extravergine, aceto di vino, sale e pepe

Benvenuto Brunello un successo durato 28 anni

Edizione trionfale di Benvenuto Brunello con le 5 stelle della super annata 2019, Vittorio Sgarbi, il presidente del Coni Malagò e un assalto di wine lovers

Benvenuto brunello 2020

Benvenuto Brunello 2020 Violante Gardini Cinelli Colombini con vip friends

di Donatella Cinelli Colombini

COME NASCE BENVENUTO BRUNELLO

Si racconta che l’idea delle anteprime nacque durante un viaggio a Tokyo del Consorzio del Brunello quando l’allora presidente Sante Turone annunciò al suo vice Andrea Costanti e al direttore Stefano Campatelli <<faremo un evento per presentare il Brunello che sta per entrare in commercio e dare la valutazione (da una a 5 stelle) dell’ultima vendemmia. Si chiamerà Benvenuto Brunello>>. Nonostante la reazione sbalordita dei due interlocutori il progetto andò in porto e la prima edizione venne organizzata nel 1992 nelle sale polivalenti sotto il Comune di Montalcino mentre la mattonella con le due stelle della vendemmia fu dipinta da Roberto Turchi.
Anno dopo anno l’evento crebbe spostandosi sotto un tendone allestito nella fortezza trecentesca di Montalcino e poi (con un mio contributo

Benvenuto Brunello la piastrella di Giovanni Malagò

Giovanni Malagò firma la piastrella del Brunello 2019

personale), nella sede attuale del complesso di Sant’Agostino. Cresceva di pari passo l’afflusso di giornalisti specializzati di tutto il mondo e quello dei buyer a cui tradizionalmente sono riservati gli ultimi due giorni delle degustazioni. Nel successo di Benvenuto Brunello ha avuto un ruolo determinante l’agenzia montalcinese WineNews di Irene e Alessandro Regoli che cresceva di reputazione e di importanza quasi alla stessa velocità.

LE REPLICHE DI BENVENUTO BRUNELLO DIVENTA IL FENOMENO DELLE ANTEPRIME DEI VINI

Mentre l’evento montalcinese veniva replicato a New York e poi in altri mercati strategici esteri, altri consorzi del vino italiano iniziarono a seguire la scia del Brunello. In Toscana Chianti Classico, Vino Nobile e Vernaccia furono poi seguiti dagli altri consorzi coordinati dall’Amministrazione Regionale. Nelle altre parti d’Italia tutte le grandi denominazioni hanno organizzato le anteprime fino a formare un calendario estenuante sia per i buyer che per i wine critics.

                                                                       

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