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Antinori, Gaja, Lunelli fra le 100 famiglie TOP di Forbes

Forbes ha messo in fila le 100 più importanti famiglie di imprenditori italiani. Fra loro moltissimi produttori di vino o industriali con vigneto

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Di Donatella Cinelli Colombini

<<Forbes ha selezionato le 100 famiglie imprenditoriali che con il proprio lavoro e investendo i risparmi accumulati hanno costruito le loro fortune>>. Una lista che non riguarda la ricchezza, altrimenti in cima dovrebbero esserci Ferrero e Del Vecchio rispettivamente al 39° e 50° posto fra the richest of the world.

FORBES LE 100 DINASTIE DELL’IMPRENDITORIA ITALIANA

Nella lista delle 100 famiglie imprenditoriali più importanti d’Italia sono state scelte quelle che hanno lasciato una traccia nei loro territori creando sviluppo, occupazione e cambiamento. Per ogni famiglia è stato indicato il leader, cioè la persona che <<ha tenuto dritto il timone quando il vento soffiava contrario o gonfiava le vele>>.
Sul podio gli Agnelli, gli Amadori e gli Antinori con il Marchese Piero giustamente indicato come leader anche se la società è presieduta dalla figlia Albiera. E’ bello vedere una famiglia del vino al terzo posto in questa classifica prestigiosa e soprattutto vedere un brand che tiene alto il nome dell’Italia nel mondo puntando su bottiglie di grandissimo pregio. Quarti gli Angelini della ditta

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farmaceutica che, tuttavia, possiede vigneti in Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Marche sotto il marchio Bertani Domains.

FRA LE 100 FAMIGLIE IMPRENDITORIALI MOLTISSIME SONO QUELLE DEL VINO

Seguono Armani, Astaldi, i Bagnoli dei gelati Sammontana, i Balocco “gran biscotto”, i Barilla della pasta e i Bauli del pandoro,  Benetton, Beretta e Berlusconi …
Fra i tanti nomi spiccano le famiglie del vino o quelle che, dopo aver costruito la loro fortuna con l’industria hanno poi investito in vigneti e cantine, come i Benetton che hanno comprato il 36% della Zonin, oppure la royal family delle scarpe Ferragamo che possiede anche il Borro e Castiglion del Bosco con le rispettive cantine oppure Illy che dal caffè è arrivata al Brunello.
Sono invece dinastie del vino i Frescobaldi al 42° posto, Gaja al 43°, Lunelli 56°, Mastroberardino 63°, Nonino 71°, Ricasoli 80°, Tasca d’Almerita 91°, Ziliani 98°. E’ un mio orgoglio conoscerli tutti e godere di una stima reciproca.

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Alta cucina a Gozo – Malta

A Gozo, nell’isola più piccola di Malta, è iniziata un’autentica corsa verso l’alta cucina ed ecco 3 luoghi eccellenti da visitare nei vostri prossimi viaggi

Gozo-ristorante-Tmun-chef-Paul

Gozo-ristorante-Tmun-chef-Paul

Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una doverosa premessa: a Malta 150 anni di dominazione inglese hanno portato vantaggi e svantaggi. Ovviamente la lingua, a Malta i giovani parlano inglese fra loro perché la scuola locale è in doppia lingua. Per anni il piccolo stato maltese ha puntato molto sul turismo linguistico, vendendo ottimi corsi d’inglese in un territorio dal clima migliore della Gran Bretagna.

MALTA E GOZO ISOLE DI GRANDE SUCCESSO TURISTICO

Purtroppo, nella gastronomia, gli effetti della presenza britannica non sono stati altrettanto felici. Il ricettario locale si è riempito di piatti pieni di ingredienti  dal gusto poco definito e poco piacevole. Al punto di diventare <<un bel posto dove si mangia male>>. In dieci anni, da quando io e mio marito Carlo abbiamo la casa a Gozo abbiamo visto le cose cambiare. Prima a Malta, dove il numero di ottimi ristoranti è davvero grande, e poi a Gozo. Merito anche dell’ATS scuola alberghiera con triennio universitario che forma chef e maitre con ottime basi e soprattutto li manda a fare lunghi tirocini in grandi alberghi esteri.
Altro aspetto importante per l’innalzamento qualitativo dell’offerta gastronomica maltese è il boom economico: il PIL maltese cresce al ritmo del 4% all’anno e ¼ di esso è legato al turismo. Solo nel 2018 il numero dei visitatori è aumentato del 14%. L’aeroporto di Malta ha più collegamenti europei di quello di Heathrow e ogni giorno attraccano più di tre navi da crociera. In cinque anni i residenti sono passati da 400.000 a 700.000 e fra loro ci sono anche ricchissimi russi e arabi.

Gozo-Tmun-crudo-di-pesce

Gozo-Tmun-crudo-di-pesce

Ci sono dunque le condizioni per una rapida qualificazione della ristorazione locale. Nella piccola isola di Gozo, dove Ulisse approdò per caso ma poi rimase sette anni, le coste sono incontaminate e i villaggi conservano un carattere antico con case in pietra e uno stile di vita tranquillo. E’ un piccolo paradiso dove il tempo sembra essersi fermato.

TMUN E PAUL, LO CHEF MALTESE DI MAGGIORE TALENTO

I buoni esempi di grande cucina, che vi propongo, sono tre:
Tmun davanti al porto. Lo chef è un figlio d’arte perché la madre aveva il suo stesso tocco leggero ed elegante. Si chiama Paul ed è un vero talento, a livello dei più famosi famosi chef stellati. Ha anche un fratello, Patrick che ha un suo ristorante a Vittoria, la “capitale” di Gozo. Paul riesce a mantenere i sapori e i profumi delle materie prime costruendo dei piatti a volte molto complicati, ma di armonia perfetta. Lui è un giovane magro, dal volto sempre sorridente, anche quando lavora da ore ed è veramente stanco. Un suo pregio è l’attenzione alle tradizioni più antiche come l’ Aljotta -zuppa di pesce maltese- che grazie a sua madre e a lui diventa una bouillabaisse con caratteri nettamente maltesi. Il servizio è impeccabile, la carta dei vini ricca e di ottimo livello, un solo problema: le barche in secca chiudono la vista del mare. 

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Spritz sotto attacco del New York Times

La battaglia dello Spritz: il New York Times lo stronca ma il Washington Post svela che l’autrice del pezzo è la portabandiera degli aperitivi francesi

Spritz-sotto-attacco

Spritz-sotto-attacco

Di Donatella Cinelli Colombini

E’ l’aperitivo più fotografato del mondo, basta aprire Instagram per rendersene conto. Campari lo ha rilanciato con una campagna pubblicitaria sull’Aperol, in America l’anno scorso. Da tempo ci sono favorevoli e contrari ma ora infuria la polemica innescata dall’ articolo di Rebekah Peppler sul New York Times. Il titolo è <<The Aperol Spritz Is Not a Good Drink – The popular, Instagram-friendly aperitif drinks like a Capri Sun after soccer practice on a hot day. Not in a good way>> L’Aperol Spritz non è un buon aperitivo. L’aperitivo più conosciuto e più postato su Instagram, da bere come un dopo spiaggia a Capri. Non è buono.

New York Times stronca lo Spritz a causa dei suoi ingredienti

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Spritz-sotto-attacco

Una stroncatura che parte dalla storia del cocktail e dalla sostituzione degli ingredienti di qualità con autentiche “ciofeche” primi fra tutto l’Aperol, che riceve le accuse più pesanti e poi il Prosecco di basso livello al posto dello spumante. <<To build a spritz worth drinking, direct your attention first to the sparkling wine, then the aperitif bottle. In the 3:2:1 formula, sparkling wine takes up the most real estate, and most spritzes are being topped with garbage bubbles>> per preparare uno Spritz che vale la pena di bere, bisogna, prima di tutto, scegliere una buona bollicina. Nella formula 3: 2: 1, il vino sparkling è l’ingrediente principale, mentre la maggior parte degli Spritz è dominata da bollicine di immondizia.

Spritz: favorevoli e contrari anche in Italia

Letta così la stroncatura del New York Times è assolutamente condivisibile come ha ammesso anche il Gambero Rosso. Sta di fatto che l’articolo ha scatenato una bufera: 371 commenti all’articolo on line e tutta la stampa del mondo, soprattutto quella italiana che entra nella polemica.
Washington Post titola << Suddenly, everyone has an opinion on the Aperol Spritz >> all’improvviso tutto hanno un’opinione sull’Aperol Spritz. Un articolo da cui partono autentiche stilettate e scopriamo che l’opinionista del NYT Rebekah Peppler, che ha tanto criticato lo Spritz è autrice di un libro sui cocktail francesi intitolato “Apéritif”, che ha avuto la nomination per un James Beard Award.

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Una master class per gli amanti del Sangiovese

Un giorno con il Sangiovese, la storia toscana del vino e il Brunello per chi vuole scoprire verità e leggende, enologia e piaceri, assaggi e visite

Master-class-sul-Sangiovese-e-il-Brunello-Fattoria-del-Colle

Master-class-sul-Sangiovese-e-il-Brunello-Fattoria-del-Colle

Una full immersion nella civiltà del Sangiovese: 4 ore di lezione frontale, degustazione di 3 vini da botte e una verticale di 6 Brunello guidata da una Sommelier, visita nella cantina Casato Prime Donne di Montalcino e brunch a base di pinci al sugo e salumi toscani come è nello stile della Fattoria del Colle, nel sud del Chianti, che ospita il corso.

UNA MASTER CLASS PER GLI AMANTI DEL SANGIOVESE E DEL BRUNELLO

L’idea della Master Class sul Sangiovese e il Brunello è nata durante la preparazione di un corso per i sommelier russi. Un lavoro di ricerca durato 8 mesi per raccogliere notizie, immagini, creare sequenze capaci di raccontare il Sangiovese, la storia del vino in Toscana e il Brunello di Montalcino.
Alla fine sono state fatte alcune prove della presentazione in inglese e a questo punto è arrivata la sorpresa: tutti ascoltavano affascinati.

Master-class-sul-Sangiovese-e-il-Brunello-Fattoria-del-Colle

Master-class-sul-Sangiovese-e-il-Brunello-Brunch-a-base-di-pindi-Fattoria-del-Colle

Nessuno di noi immaginava di suscitare tanto interesse anche in persone che normalmente non si occupano di vino. Il mix informazioni tecniche, aneddoti, leggende insieme a notizie storiche riusciva a interessare in modo strepitoso.
La precisione delle informazioni sulla vigna e sul vino, l’uso molto abbondante di immagini aveva trasformato la lezione in un’esperienza avvincente capace di arricchire e divertire chiunque: dai più esperti ai quasi astemi.

FULL IMMERSION DI NOTIZIE, ASSAGGI E VISITE

Da questo è nata l’idea di proporre una giornata full immersion per i wine lovers che desiderano imparare tutto sul Sangiovese, la Toscana del vino e il Brunello. 4 ore di lezione frontale, un bruch in stile di fattoria, la visita della cantina Casato Prime Donne  con 3 barrel tasting e una degustazione verticale di 6 Brunello. Una sommelier come tutor e un costo di 180€ escluso il mezzo per andare e tornare da Montalcino.

Barolo -Brunello-Barolo-Ceretto-

Il Barolo si sta borgognizzando?

Borgogna e Barolo condividono la distinzione fra specifiche aree e vigneti, per antica consuetudine. Ora in Piemonte i vini prendono caratteri sempre più netti

Barolo -Brunello-Barolo-Ceretto-

Barolo – Ceretto-

Di Donatella Cinelli Colombini

In Borgogna sono acclarati da tempo mentre nel Barolo la zonizzazione del 2009 sta evidenziano sempre di più le differenze geologiche e climatiche così come le consuetudini colturali sedimentate nei secoli nelle varie micro aree. Sta emergendo dunque un “sistema borgognone” che sembra la naturale conclusione del processo evolutivo della denominazione Barolo.

BAROLO TRADIZIONALISTA MA CON GRANDI CAMBIAMENTI

Il Barolo attraversa un <<period of rapid change>> scrive W. Blake Gray nel suo articolo per Wine Searcher e non solo a causa del global warming ma soprattutto a seguito delle richieste dei mercati. Anche se i produttori di questa regione << often seems unaffected by commerce>> sembrano spesso impermeabili all’influenza commerciale e molto legati alle tradizioni … anche qui i cambiamenti contano. Eccome se contano, basta pensare ai Barolo Boys e a tutto quello che ne è seguito. Intanto la produzione di Barolo aumenta e i suoi prezzi sono alti.

Cannubi-Mappa-Barolo

Cannubi-Mappa-Barolo

SOTTOZONE DEL BAROLO IN STILE BORGOGNA

Indubbiamente l’innalzamento delle temperature ha permesso di ottenere uva adatta per il Barolo dove 30 anni fa veniva piantato Barbera, Grignolino o Dolcetto. Un’evoluzione che spinge le Langhe verso una monocultura di Nebbiolo e un disincentivo per chi voleva aggiungere altri vitigni orecchiando i Supertuscan. Ma c’è un altro fenomeno che diventa sempre più evidente: la diversificazione dei vini provenienti dalle diverse sottozone del Barolo. Sospinti dalle richieste del mercato sempre più assetato di diversità, i produttori stanno accentuando i caratteri distintivi di ogni terroir. Un tempo le cantine facevano blend cercando un’eccellenza complessiva per esempio fra il fruttato e gli aromi dei Barolo de La Morra, con la struttura densa di quelli di Serralunga. Oggi invece tutto cambia. <<It’s a unique moment for Barolo,” è un momento unico per il Barolo ha tetto D’Agata a Wine Searcher <<We’re going through a Burgundization of this place>> sta andando verso una borgognizzazione. Il concetto è abbastanza condiviso <<le due zone vitivinicole a livello mondiale in cui il terroir così inteso riesce ad essere completamente valorizzato sono la Borgogna e le Langhe. Spesso, dunque, si cerca di trovare una correlazione tra i Grand Crus della Cote de Nuits e le menzioni geografiche più importanti del Barolo>> leggiamo su Trediberri.
Un processo la cui naturale conclusione è nell’identificazione dei Cru cioè dei vigneti o delle porzioni di vigneto con caratteristiche di eccellenza.

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Vino e web: gioie e dolori delle cantine on line (2)

Maximilian Girardi, Marilena Barbera sono i produttori più bravi in Internet. Consigli e metodi per aumentare la visibilità  delle cantine on line

Maximilian-Girardi-cantine-on-line

Maximilian-Girardi-cantine-on-line

Di Donatella Cinelli Colombini

Ancora su Instagram: nella classifica dei 10 maggiori influencer mondiali del vino 2018 pubblicata da worldinfluencer.gq troviamo quattro italiani Maximilian Girardi, Simone giovane Roveda, Saverio Russo ed Emanuele Trono. Fra loro Girardi – 53mila followers- è un produttore vitivinicolo romagnolo.

SITO WEB DELLA CANTINA

Avere un buon sito e attrarre su di esso una crescente attenzione è complicato e costoso. La parola complicato nasce dalla difficoltà di trovare agenzie competenti, problema diffuso non solo nelle zone di campagna. A volte persino gli studi con clienti importanti, possono rivelarsi deludenti e realizzare siti pieni di errori. Fra i tecnici con cui ho lavorato tre dei quattro più competenti lavorano all’estero, molte agenzie non hanno le necessarie competenze informatiche e quasi nessuna è in grado di sviluppare una comunicazione social efficace. Per questo ho sempre preferito farla in azienda, impiegando ore di lavoro ogni giorno e con risultati più artigianali ma sicuramente più coinvolgenti e capaci di introdurre nella nostra vita e passione per il vino.

Marilena-Barbera-cantine-on-line

Marilena-Barbera-cantine-on-line

Le problematiche non devono impedire alle cantine di presentarsi bene on line. Non esserci è mortale, soprattutto nei periodi economicamente difficili e soprattutto nel business turistico. Le statistiche evidenziano come siano proprio le aziende senza una presenza attiva su Internet quelle che hanno subito maggiormente gli effetti della crisi economica.

IL BLOG DELLA CANTINA TURISTICA. L’ESEMPIO DI MARILENA BARBERA

Fra le attività di comunicazione più importanti delle cantine ci sono il blog e la newsletter. Il blog richiede un impegno assiduo e viene spesso delegato a consulenti esterni. In realtà, se diventa una testimonianza diretta delle esperienze e delle opinioni del produttore può ottenere riscontri straordinari in termini di visibilità ed engagement, come è avvenuto alla produttrice siciliana Marilena Barbera che compare in alcune classifiche, fra i wine blogger più influenti del mondo.

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Le cantine on line: gioie e dolori del vino digitale 1

Non essere in Internet è mortale ma essere visibili è complicato.  Le cantine on line; sito, blog, social, house organ, georeferenziazione … istruzioni per l’uso 

cantine-on-line-Frescobaldi

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di Donatella Cinelli Colombini

Per le cantine l’immagine on line ha una doppia valenza: commerciale e turistica.

IL SUCCESSO COMMERCIALE DELLA CANTINA PASSA DA INTERNET

Oltre la metà degli importatori piccoli non vengono in Italia ma scelgono le cantine in cui comprare tramite le guide, gli eventi all’estero, oppure il consiglio di esperti. Il primo elemento di valutazione è il sito dell’azienda, a cui seguono i contatti via e-mail, la richiesta di campionatura e, se tutto va bene, un piccolo ordine di prova. Si tratta di enoteche con una distribuzione nella loro città, oppure di una

cantine-on-line-Antinori

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catena di tre o quattro ristoranti che fanno arrivare container misti unendo le bottiglie di più cantine. Buyer che alla fine dell’anno comprano oltre un pancale di vino da ogni produttore e hanno la giusta dimensione per i bravi ma piccoli, che non vogliono essere in mano a un solo importatore grande cioè a un acquirente che compra quasi tutta la loro produzione determinando poi anche il prezzo di vendita.

Un sito ben fatto, anche in inglese, è determinante per intercettare questi buyers.

IL SUCCESSO TURISTICO DELLA CANTINA PASSA DA INTERNET

Per quanto riguarda il turismo del vino bisogna ricordare che cresce attraverso il passaparola: quello reale prima e quello virtuale ora. Gli altri sistemi di comunicazione – giornali specializzati, pubblicità, tour operator, pubbliche relazioni, news letter- funzionano pochissimo per diffondere le wine destination. Altra cosa da ricordare è che tutte le indagini descrivono i turisti del vino come utenti Internet più attivi della media.

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Ai piedi dell’Etna le Donne del Vino in festa

Le Donne del Vino a Castiglione di Sicilia per la Convention Nazionale, conferenze, degustazioni, visite … 2 inaugurazioni, prima consulta regionale del vino al femminile …. E tanta amicizia

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Di Donatella Cinelli Colombini

Festa siciliana per le Donne del Vino arrivate sull’Etna da tutta Italia per una convention (28-30 giugno) sul tema “Donne Vino e Design”. Bravissima Roberta Urso delegata della Sicilia e responsabile pubbliche relazioni e comunicazione della Cantina Settesoli che ha organizzato un percorso spettacolare nella cultura e nel vino. Insieme a lei le strepitose Donne del vino della regione che hanno aperto le loro cantine per pranzi e visite trasformando la convention in un’esperienza gioiosa, golosa ma soprattutto arricchente.

DONNE DEL VINO AI PIEDI DELL’ETNA

Donne-de-vino-2019-convention-in-Sicilia-Planeta -Sciaranuova

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Terra ospitale la Sicilia, ma anche sorprendente. Accoglienza trionfale nel comune sede della convention, Castiglione di Sicilia con il sindaco Antonio Camarda con fascia tricolore, la banda, il corteo storico e i tamburi. Qualcosa di spettacolare e inatteso che ha lasciato a bocca aperta le 80 donne del vino presenti. Castiglione di Sicilia è uno dei borghi più belli d’Italia ed è stato magistralmente descritto da Cettina Cacciola.

Al convegno è intervenuto l’Assessore regionale all’Agricoltura Edgardo Bandiera che, oltre a portare i saluti del Presidente Nello Mosumeci ha offerto alle Donne del Vino qualcosa di veramente importante:  la creazione, prima in Italia, di una consulta di concertazione che progetti e dia risposte alle problematiche dell’enologia al femminile. Un’opportunità che, se ben utilizzata, potrebbe aprire grandi orizzonti.

CANTINE SICILIANE E INAUGURAZIONI

Francesca e Alessio Planeta hanno accolto le Donne del Vino nel loro antico baglio Cantina Sciaranuova. La visita dei vigneti e la merenda siciliana accompagnata ai loro splendidi vini hanno fatto da cornice all’inaugurazione dell’istallazione artistica che rimarrà in modo permanete in questo luogo.

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Toscana, BuyFood per gli artigiani del food e il turismo

Buyer esteri per le piccole imprese dell’agroalimentare come con le cantine? La Toscana ci prova con BuyFood ma per l’export deve usare anche il turismo

Di Donatella Cinelli Colombini

BuyFood-Siena-2019-B2B-dell'agroalimentare-tipico-toscano

BuyFood-Siena-2019-B2B-dell’agroalimentare-tipico-toscano

BUYFOOD PER INTERNAZIONALIZZARE GLI ARTIGIANI DEL GUSTO

Due appuntamenti in sequenza per immaginare scenari possibili anzi auspicabili.
Le aziende agroalimentari che producono artigianalmente in modo tradizionale, faticano a sopravvivere vendendo solo nel mercato italiano dove la crisi vuota le tasche di consumatori. Per guardare avanti bisogna esportare, ma alle piccole imprese mancano i soldi per fare il gran passo. Non hanno le risorse economiche per andare alle fiere oppure ai B2B esteri dove è possibile trovare importatori, inoltre non riescono a costruirsi il brand prestigioso che serve per posizionarsi nel segmento commerciale più alto. Insomma rimangono in ombra nel “mondo di mezzo” dove le prospettive di sopravvivenza sono sempre di meno.

La Regione Toscana, prova a internazionalizzarle con il workshop BuyFood che replica nell’agroalimentare quello che è stato fatto nel vino. Un B2B con incontri programmati fra chi produce e i buyer internazionali.

L’AGROALIMENTARE TIPICO TOSCANO GENERA 3,5 MILIARDI

Siena-2030-Incontro-promosso-dalla-Fondazione-MPS-moderato-da-Anna-Scafuri

Siena-2030-Incontro-promosso-dalla-Fondazione-MPS-moderato-da-Anna-Scafuri

Vediamo i dati di scenario: l’agroalimentare toscano impiega 74.000 occupati, il 4,4% del totale Regionale, di cui 13.390 nella filiera dei prodotti certificati. I prodotti più rilevanti sono l’olio (18 milioni di euro), le carni fresche (12,4 milioni di Euro) e i salumi (50 milioni di Euro).
Tante piccole imprese che hanno bisogno di mercati e buyer a caccia di eccellenze qualitative. Ecco che l’Amministrazione regionale, guidata dall’Assessore Marco Remaschi ha riunito a Siena importatori di Australia, Brasile, Canada, Corea del Sud, Emirati Arabi, Giappone, Hong Kong, Israele, Russia, Stati Uniti e li ha fatti incontrare con chi produce cacio pecorino, salumi di cinta senese, ricciarelli e cavallucci, salse a base di tartufo bianco oppure zafferano…
Questa è una strategia vincente che, se sviluppata aggiungendo il turismo ai buyer esteri, può dare un futuro agli artigiani del food tipico. Infatti i consumatori esteri disposti a pagare prezzi più alti, si raggiungono attraverso gli importatori ma anche rivolgendosi al turismo.

Mineralità del vino, non viene dalla terra ma c’è

Discussione accesa sulla mineralità del vino: gli scienziati escludono derivi dal terreno, gli assaggiatori no, ma forse è nel patrimonio biologico del vigneto

Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese

Mineralità-nei-vini-Egon Muller Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese

Di Donatella Cinelli Colombini

La mineralità è sicuramente uno dei termini più abusati da parte di chi si occupa di vino. Piace moltissimo ai consumatori anglosassoni e qualifica soprattutto i bianchi per cui la parola minerale compare spesso fra i descrittori aromatici in riferimento al sentore di rocce frantumate o di pietra bagnata. La troviamo citata anche quando i sentori di pietra focaia sono solo un vaghissimo ricordo.

MINERALITA’ DEI VINI NON VIENE DAL TERRENO

Gli assaggiatori la sentono, ne parlano ma tutta la scienza compatta nega la sua derivazione dal terreno e persino la sua esistenza: la vite e l’uva non possono acquisire profumi e sapori dai minerali contenuti nel suolo in cui sono coltivati, dicono molti di loro,  ma eventualmente prendere caratteri minerali in terroir particolarmente sfavorevoli dove la maturazione non avviene completamente.

ALCUNI SCIENZIATI NEGANO L’ESISTENZA DELLA MINERALITA’ DEL VINO

Valle del Reno vigneti

Mineralità-dei-vini-Valle del Reno vigneti

Sarebbe quindi più un difetto più che un pregio da ricondurre alla maggiore acidità dei vini ottenuti da uve raccolte in condizioni di minore maturità e poi fatti maturare in botti di rovere poco pregiato. <<L’unico modo in cui il terreno potrebbe contribuire alla mineralità del vino è quando, in qualche modo, ha causato la produzione di uva poco matura>> ha detto il dott. Kevin Pogue, professore di geologia al Whitman College, a Vicki Denig di WineSearcher.  Un’affermazione dura che tuttavia non scoraggia assaggiatori e enologi che invece la sentono soprattutto nel finale << i vini che esprimono al meglio la mineralità – la evidenziano soprattutto nella persistenza dopo la deglutizione, non mentre sono ancora in bocca>> sostiene Paul Wasserman, direttore delle vendite della West Coast per Becky Wasserman & Co.

Vini spagnoli in crisi di identità?

C’è una rivolta dei migliori produttori spagnoli contro le loro denominazioni, accusate di puntare sui volumi e non sulla qualità. Ora la rivolta è nel Cava

Artadi-Juan-Carlos--Lopez-de-Acalle

Artadi-Juan-Carlos–Lopez-de-Acalle

Di Donatella Cinelli Colombini

Quando Juan Carlos Lopez de Lacalle prestigiosissimo e rigorosissimo produttore di Artadi decise di togliere la denominazione Rioja dalle sue bottiglie la notizia fece il giro del mondo. Era il 2015 Thomas Matthews pubblicò un articolo intitolato “Revolt in Rioja” (Rivolta in Rioja) nel Wine Spectator.
Ho parlato più volte con Juan Carlos riguardo alla sua decisione e di quello che mi sembrava un orientamento verso più garanzie e più qualità da parte delle istituzioni spagnole, come la creazione dei “Viñedos Singulares”.  Ogni volta lui mi guardava dritto negli occhi attraverso i suoi occhiali rettangolari <<è cambiato qualcosa?>> poi scuotendo la testa aggiungeva <<e allora!>> come dire non ci sono le condizioni per tornare nella DOC.

Artadi è uscito dalla Rioja nel 2015 ed è stato il primo di un esodo

Anche Maria José Lopez de Heredia Montoya della celebre Viña Tondonia è su posizioni super tradizionaliste. A queste due star del vino spagnolo si aggrega un crescente numero di

Caves López de Heredia Viña Tondonia

Caves López de Heredia Viña Tondonia

produttori insofferenti rispetto a denominazioni poco orientate sulla qualità. Secondo loro le norma poco restrittive causano confusione fra i consumatori e danno d’immagine alle cantine migliori.
<<Se la Spagna fosse un essere umano, direi che soffre di un disturbo di personalità multipla>> ha scritto James Lawrence nel suo articolo di WineSearcher.

l’istinto scismatico degli spagnoli in politica e nel vino

Un istinto scismatico su tutti i fronti: nella politica con le elezioni a ripetizione,  i Baschi e la Catalogna che chiedono l’indipendenza, nel vino con l’ascesa di associazioni private come Grandes Pagos de Espana in concorrenza con le DOC e articoli come quelli del giornalista e enologo Victor de La Serna in aperta contestazione del Consejo Reguladors organismo che corrisponde al nostro Comitato Nazionale Vini. La richiesta più forte sembra quella di un sistema piramidale, come quello italiano, forse attraverso l’utilizzo delle tipologie riserva e selezione conosciute a livello internazionale. Azioni capaci di togliere, almeno ai vertici dell’enologia spagnola, la cappa nera di vino a buon mercato. Questo sembra il problema più grosso: i vini sono spesso molto buoni ma i prezzi sono tutti bassi. <<Sia Victores de la Serna di Grandes Pagos che Xavier Gramona di Corpinnat sono determinati a sbarazzarsi della reputazione della Spagna per i vini economici>> precisa Wine Searcher.

false made in Italy cold cuts

I finti prodotti italiani sembreranno meno italiani

Nuova arma contro l’italian sounding cioè salumi e formaggi che sembrano italiani e non lo sono: non possono più usare simboli ingannevoli

false made in Italy cold cuts

false made in Italy di

 Donatella Cinelli Colombini

La cosa buona è che i produttori di salame sloveno non potranno più incartarlo con nastri tricolori e neanche quelli di mozzarella made in Germany potranno disegnare il Vesuvio e il golfo di

Napoli sulle buste del formaggio. I simboli ingannevoli sono diventati fuori legge grazie a una sentenza della Corte di Giustizia Europea.

Questa è la buona notizia.

Queso Manchego Dop

Queso Manchego Dop

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA VIETA LE IMMAGINI INGANNEVOLI SUGLI ALIMENTI

La cattiva notizia è che la storica sentenza arriva grazie all’azione della DOP spagnola Queso Manchego contro una fabbrica di formaggio senza denominazione con un’etichetta molto simile al suo marchio registrato cioè Don Chisciotte su un magro cavallo con intorno pecore e mulini a vento.  Il consumatore poteva essere facilmente tratto in errore da questi elementi evocativi del marchio registrato della DOP Queso Manchego  esattamente come succede ai chi  compra Spagheroni prodotti in Olanda, Salsa Pomarola Argentina, Pompeian Oil realizzato negli Stati Uniti, Zottarella prodotta in Germania, oppure Caccio cavalo scovato in Brasile ….  Il Colosseo, la torre di Pisa o il Davide di Michelangelo nell’etichette, così come i nomi, sono studiati per far sembrare italiano quello che in realtà ha tutt’altra provenienza.   

Strade del Vino: le ragioni del fallimento (2)

Poco marketing e troppe mediazioni politically correct. Per le Strade del Vino serve una rifondazione che magari utilizzi i distretti rurali e una regia nazionale

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Alleanze-territoriali-per-il-turismo-Strada-del-Vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Altro  aspetto poco in linea con una corretta strategia di marketing turistico è stata la decisione di non puntare  solo sulle Strade del vino trasformandole in “vini e sapori” con un’ulteriore perdita di appeal. Infatti la maggior parte di questi network hanno optato per un nome che richiama la zona. Nomi che spesso sono quasi sconosciuti al turismo internazionale. Pochissime Strade hanno puntato su quello che di unico e celebre offre il loro territorio facendone il locomotore dell’intera offerta: Strada del Culatello di Zibello, Strada del Fungo Porcino di Borgotaro, Strada del riso e del risotto mantovano, Strada dei formaggi delle Dolomiti …

I NOMI DELLE STRADE DEL VINO

Strada del vino Colli del Trasimeno

Strada del vino Colli del Trasimeno

Attualmente ci sono Strade  con nomi di tutti i tipi: quelle classiche che si chiamano come la denominazione a cui fanno capo, quelle comprensoriali, che sono la maggior parte e abbracciano tutto l’agroalimentare di una regione o di una zona compresi asparagi o mele, poi ci sono quelle che hanno il nome di una DOC-DOCG ma riguardano aree dove ci  sono anche altre denominazioni.

L’unico grande biglietto di invito di un territorio del vino sono le sue bottiglie che vanno in giro per il mondo e fanno desiderare ai wine lovers di andare a vederlo. Per capirlo basta ricordarsi che la maggior parte dei cinesi ricchi conosce lo Champagne, ma non sa dove sia la Francia. Questo non deve far sorridere, perché la stragrande maggioranza di noi italiani non sa dov’è esattamente la valle del Rodano, anche se ha bevuto con piacere il suo Syrah e il nostro Paese confina con la Francia.

Per questo l’uso oculato del nome della denominazione da parte della Strada del vino ha un ruolo chiave. Questo è soprattutto vero quando il vino è un brand celebre come Chianti o Barolo e il numero dei turisti/enoturisti è talmente alto da spostare il ruolo della Strada del vino sulla gestione dei flussi, più che sul loro incremento. Occorre infatti pensare alla Strada come il regista dell’offerta territoriale che interpreta bisogni diversi: dalla promozione, alla destagionalizzazione, dal decentramento rispetto ai luoghi di maggiore concentrazione fino alla tutela dell’identità locale contro il degrado turistico.

Strade del vino: le ragioni del fallimento (1)

Strade del vino, sono 149 di cui solo una trentina funzionanti. Tra i motivi dell’insuccesso la creazione di Strade del vino anche dove non c’erano cantine

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Strade del vino- Strada del vino Orcia

Di Donatella Cinelli Colombini

Le Strade del vino sono state istituite con la Legge 268 del 27 luglio 1999 e il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2000 a cui hanno fatto seguito le normative regionali.

PERCHE’ SONO NATE LE STRADE DEL VINO

Nascono con l’intento di creare dei network di offerta integrata capaci di unire attrattive culturali, naturalistiche, gastronomiche, attività ricettive, di ristorazione, servizi e ovviamente cantine di uno stesso territorio per promuoverle nel mercato turistico. Un’attività che richiede il censimento periodico dell’offerta e un’attività assidua di promo commercializzazione attraverso l’apposizione di cartelli, la produzione di informazione cartacea e on line, l’organizzazione di eventi, la partecipazione a fiere e la creazione di una rete di contatti capaci di portare immagine e business nei territori del vino.

Attività di importanza enorme, specialmente nelle terre delle denominazioni meno famose e meno ricche dove una Strada del Vino

150-Strade-del-vino-con nomenclatura-difficilissima

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potrebbe efficacemente affiancare il Consorzio di tutela con un effetto moltiplicatore sull’appeal commerciale del vino e lo sviluppo territoriale.

QUANTE SONO E COME SONO

Invece pochissime Strade del Vino hanno corrisposto alle attese. L’Associazione Nazionale Città del Vino censisce 149 di questi network  ma la maggior parte di essi  hanno assorbito risorse pubbliche senza produrre una reale utilità per i territori e le imprese che rappresentano.

Il  XIII Rapporto sull’enoturismo redatto da Professor Giuseppe Festa dell’Università di Salerno a capo dell’Osservatorio sul turismo del vino, fornisce una fotografia tutt’altro che confortante sulla situazione delle Strade del Vino. Delle 133 Strade che fanno capo a Città del vino solo 25 hanno risposto ai questionari e moltissime hanno siti dove persino i telefoni e le e-mail non risultano aggiornati e attivi.

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28 giugno, facciamo festa alla Fattoria del Colle

Serata di inizio estate in fattoria per provare profumi, nuovi capi abbigliamento e intimo, vini e cibi molto ricercati, musica, con il piacere dell’amicizia

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La fattoria del Colle di Trequanda, a Sud del Chianti, luogo incantato dove le notti d’estate sono dedicate ai piaceri della tavola e alla gioia di stare insieme, diventa la cornice di una serata organizzata in gruppo da Gloria Del Dottore della Profumeria Nella, la famiglia Littorio del negozio di abbigliamento che porta lo stesso nome e da Annalisa Bracciali della merceria Zacchei. Ciascuno presenterà le proprie novità e le ultime collezioni ad amici e clienti a partire dalle ore 19 nella sala ricavata nell’antico “Fienile” della Fattoria del Colle. Qui  verranno serviti Rosa di Tetto e Sanchimento IGT, primi vini biologici della fattoria, accompagnati da piccoli finger food.

GLORIA DEL DOTTORE E I PROFUMI DELL’ESTATE

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festa-fattoria-del-Colle-Profumeria-Nella-Lezione-sui-profumi-dell’estate

Ma è solo l’inizio di una serata all’insegna del buon gusto e dell’amicizia. Alle 20, 20,30 e 21 Gloria Del Dottore, esperta in profumeria artistica terrà dei mini-corsi sulle fragranze da indossare d’estete. Un modo divertente per scoprire come la quantità di sostanze odorose è progressivamente maggiore in colonia, eau de toilette, eau de parfum e parfum. In estate la pelle traspira e interagisce con il profumo in modo diverso. Per questo oltre alla scelta di fragranze più floreali e agrumate (bouquet di fiori di arancio, gelsomino,gardenia, iris, peonia violetta e agrumi come arancia, pompelmo rosa, bergamotto, lime, mandarino e limone) è bene porre attenzione all’appuntamento al quale stiamo andando….. Il resto lo racconterà Gloria coinvolgendo tutti in un gioco sensuale.

                                               

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