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Marie Antoinette brinda con le Donne del vino

A Prato nel Museo del Tessuto le Donne del Vino onorano con una degustazione la mostra sui costumi -Premio Oscar- di Milena Canonero per il film Marie Antoinette

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

Sposa a 14 anni regina di Francia a 19 Maria Antonietta è passata alla storia con la frase <<se non hanno pane che mangino brioches>> rivolta al popolo affamato e per le frivolezze, l’irresponsabilità, gli sprechi e di lussuosi divertimenti a cui dedicava tutto il suo tempo.
Il film Marie Antoinette che la regista Sofia Coppola ha girato nel 2006 ottenendo un enorme successo ce la racconta nel fasto della corte di Versailles oltre che nel letto di Luigi XVI. Il Re aveva una tale avversione per lei da riuscire ad avere il primo rapporto sessuale solo dopo sette anni di

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

Marie Antoinette Prato Mostra ei costumi e degustazione delle Donne del vino

matrimonio. Ovviamente i vestiti hanno un ruolo importante nel definire il personaggio e sono dei piccoli capolavori realizzati patendo dai ritratti e dalle fonti storiche. Sono stati realizzati dalla costumista Milena Canonero che con questa produzione ha vinto il premio Oscar.
Da febbraio a maggio sono stati esposti a Prato nel Museo del tessuto e le Donne del Vino hanno voluto dare il loro contributo al successo di questa mostra organizzando una degustazione. Oltre a me con il Rosso di Montalcino, erano presenti Badia Coltibuono, Cantine Dei, Castello di Querceto, Castello di Sonnino, Fattoria Dianella, Castello del Corno, Scopone, Distilleria Nannoni, Fattoria Le Pupille, Fortulla, Tenuta di Capezzana.
Poco afflusso di pubblico ma alcuni contatti utili e persino un importatore USA in cerca di cantine. Alla fine un bilancio positivo soprattutto grazie all’azione sulla stampa regionale curata da Marzia Morganti anche lei Donna del vino e alla degustazione guidata da Pietro Palma enotecario di grande talento e ambasciatore 2017 dello Champagne.

Vita da produttore di vino: Donatella e il suo tempo

La corsa con l’orologio di Donatella, produttrice, wine blogger, presidente di associazioni con l’ambizione di godersi il meraviglioso territorio in cui vive

Donatella-insegnante-di-turismo-del-vino-Pisa Scuola -Universitaria-Superiore-Pisa

Donatella-insegnante-di-turismo-del-vino-Pisa Scuola -Universitaria-Superiore-Pisa

Di Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del ColleTrequanda, Casato Prime Donne, Montalcino 

Il giorno peggiore è il lunedì e i periodi più frenetici sono quelli prima delle vacanze o dopo i viaggi all’estero. Si tratta di giornate lunghissime con un’interruzione dietro l’altra.
L’avvento di internet ha aggravato la situazione moltiplicando i contatti e facendo sparire le vacanze. Ricevo circa 80 e-mail al giorno e ne mando una trentina. Ho un PC molto piccolo che mi segue ovunque nel mondo per cui rispondo alla posta ogni giorno anche quando viaggio per lavoro ed ho una degustazione dietro l’altra e un appuntamento dietro l’altro. Anzi, quando sono dall’altra parte del mondo, certe persone, cercano la mia attenzione come un bambino piccolo con la mamma e mi sommergono di e-mail, suscitando le mie rispostacce. Poi mi dispiace e impiego giorni per rasserenare i rapporti, ma detesto quando qualcuno mi toglie il poco tempo che ho per dormire, pensare, conoscere … facendomi sentire in trappola.

Donatella-CinelliColombini-Matla

Donatella-CinelliColombini-Matla

E’ così che anche le mie vacanza nell’adorata isola di Gozo si riducono a 3 ore al giorno perché invariabilmente c’è un problema che, per essere risolto da li, richiede moltissimo tempo.
Le interruzioni sono il mio incubo. Fare attività lunghe e complesse nella giornata lavorativa è praticamente impossibile perché, in campagna, non c’è l’abitudine a prendere appuntamenti. Cantiniere, vignaiole, addette al commerciale e al turismo … entrano nel mio ufficio e chiedono una immediata attenzione, soprattutto il mio dolce maritino e la vulcanica figlia Violante.

Pasquale-Forte-giornate-Giulio-Gambelli

Con Pasquale Forte e i vini dei luoghi

Con Pasquale Forte e grandi produttori di Borgogna, Montalcino e Barolo a Castiglion d’Orcia per parlare di “Vini dei Luoghi – Gusto del Luogo”

Pasquale-Forte-giornate-Giulio-Gambelli

Pasquale-Forte-giornate-Giulio-Gambelli

Di Donatella Cinelli Colombini
Arrivo a Castiglion d’Orcia invitata da Pasquale Forte, un nuovo produttore con un profilo straordinario. Originario della Calabria è cresciuto in Lombardia ed ha creato, dal niente, con il suo genio nell’elettronica, un impero industriale da quasi un miliardo di Euro di fatturato annuo. Nel suo settore è un leader mondiale. Piccolo, dinamico, con una chioma bianca e ricciuta, parla sottovoce ma dice parole decise. Vive a Castiglion d’Orcia con la moglie e i suoi figli più piccoli mentre quelli di maggiore età lavorano nelle aziende di famiglia in Italia, Turchia, Cina. In Toscana, in un angolo intatto della Valdorcia, ha creato un’azienda in perfetto equilibrio ambientale, il Podere Forte. Le vigne sono il suo maggiore orgoglio <<io voglio produrre il vino migliore del mondo>> ha detto ai produttori del Brunello al gran completo durante la cerimonia di

Pasquale-Forte-spiega-il-suo-vino-Petrucci

Pasquale-Forte-spiega-il-suo-vino-Petrucci

conferimento della cittadinanza onoraria di Montalcino a James Suckling. I miei colleghi lo hanno guardato sorridendo, pensando << noi siamo tanti e forti, tu sei solo e sei appena arrivato>> ma lui ci sta provando veramente e si è circondato di tecnologie avanzatissime e dei maggiori esperti come Attilio Scienza, Claude e Lydia Bourguignon, i menestrelli della viticultura biodinamica che lavorano anche a Romanée Conti e hanno introdotto Pasquale Forte nelle giornate Henry Jayer “patriarca del pinot nero”.

LE GIORNATE DI GIULIO GAMBELLI A CASTGLION D’ORCIA
Le “giornate Henry Jayer” sono incontri organizzati da Jacky Rigaux, a cui partecipano produttori borgognoni e di altre parti del mondo, raccontando le loro esperienze e facendo assaggiare il loro vino.

Donatella: all’Accademia della Vite e del Vino

Ricevo un onore che non merito ma di cui sono felice. La mia conferenza inaugura il 2018 dell’Academia Italiana della Vite e del Vino

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Remaschi-Stefano

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Remaschi-Stefano

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

L’Accademia Italiana della Vite e del Vino fu istituita a Siena nel 1949. A quell’epoca la città del Palio era la capitale nazionale vitivinicola, sede dell’Enoteca Italiana e della Mostra dei Vini Tipici e Pregiati. Negli anni Siena ha perso tristemente tutte queste eccellenze ma l’Accademia, pur emigrando, è rimasta il maggior network italiano di esperti di vitivinicultura, un luogo di incontro di idee e di competenze superiore a ogni altro nel nostro Paese. Per diventare accademici bisogna venire invitati non ci sono moduli di richiesta. E’ insomma un ambitissimo cenacolo di cultura del vino.
Faccio parte dell’Accademia Italia della Vite e del Vino da molti anni ma – a causa degli impegni con l’Assessorato prima e con le Donne del Vino poi- non ho mai tempo di partecipare alle “tornate” cioè agli incontri di studio. Da pochi giorni sono diventata “Accademica ordinaria” ma rimango un membro assente a cui tirare le orecchie. Invece di brontolarmi, il Professor Antonio Calò Presidente dell’Accademia mi ha concesso un grande onore, mi ha affidato la conferenza inaugurale del 2018, quella che apre la

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Stefano-Calò

Accademia-Italiana-della-vite-e-del-vino-CinelliColombini-Stefano-Calò

69°annata a Firenze nella sala Pegaso della Regione Toscana. L’idea di parlare davanti il top degli esperti di vino italiani: universitari, studiosi, grandi produttori, dirigenti ministeriali…. fa venire i brividi.
Il tema della mia conferenza “Il turismo del vino in Italia alla luce delle attuali normative” è, per fortuna, un tema poco conosciuto in ambito accademico. Nessuna facoltà di agraria ha ancora un insegnamento di turismo o di turismo del vino benchè questi comparti riguardino fette sempre più consistenti del business rurale e i manager delle imprese agricole debbano quasi sempre occuparsene. Sta di fatto che sono soprattutto le facoltà di Economia del turismo che mi chiedono le lezioni e io ho già pubblicato 3 manuali sull’argomento. Salgo sul palco dei relatori con il piccolo scudo delle mie competenze e vedo davanti le facce incuriosite del mondo accademico. Si stanno chiedendo << questa donna vorrebbe insegnarci a vendere il vino?>>. Sta di fatto che i turisti sono il mercato migliore delle cantine, in termini di remuneratività, fidelizzazione, liquidità e prospettive di crescita.

Vino per cani con qualche dubbio etico

Vino, birra, te per gatti e cani. Linee di bevande per animali di crescente successo, rigorosamente senza alcool, per chi vuol fasi un bicchiere con loro

Vin-per-cani-Apollo-Peak

Vin per cani Apollo-Peak

Di Donatella Cinelli Colombini, agriturismo pet friendly, Fattoria del Colle

Come tutti gli amanti dei pelosi a 4 zampe sanno, i cani e i gatti non possono bere bevande alcoliche se non con grossi rischi della loro salute. Tuttavia adorano i biscottini, merendine e simili, che i negozi di prodotti pet vendono in piccole confezioni decisamente care. Sfruttando la tendenza dei proprietari di comprare ciò che scatena l’entusiasmo dei propri animali la ditta americana Apollo Peak ha creato una sezione di Pet Beverage con vino bianco, rosso e frizzante. La linea ha nomi spassosi mosCato charDOGnay …e comprende anche i calici da degustazione per

Vino-per-cani-Apollo-Peak

Vino-per-cani-Apollo-Peak

gli amici a 4 zampe. La cosa incredibile è il successo di questa produzione che, gente come me appassionatissima di cani e produttrice di vino, non comprerebbe se non sotto tortura. Il messaggio è più o meno questo: torni a casa stanco hai voglia di coccole e di un calice di vino e perché non farlo con il tuo gatto condividendo il piacere con lui? Giusto solo che il così detto vino per cani e gatti fatto di succhi di frutta e erbe aromatiche bio (tra cui l’erba gatta), contenuto in una bottiglietta da 8 oz (come quella dei succhi) costa intorno ai 10 Dollari. In certi casi più del vino nel calice del padrone dell’animale.

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Chianti Classico territorio di grandi vini e grandi celebrità

Il fantasma di Bettino Ricasoli barone di ferro alle vacanze di Tony Blair. Chianti Classico, un territorio glamour e anglofono che produce grandi vini e moda

Chianti-Classico-Castello-di-Brolio-tomba-Bettino-Ricasoli

Chianti-Classico-Castello-di-Brolio-tomba-Bettino-Ricasoli

PARTE SECONDA

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle 

Il personaggio centrale nella storia del Chianti è Bettino Ricasoli (1808-1880), il Barone di Brolio, uomo di rigidezza così inflessibile da essere soprannominato “il barone di ferro”. Ancora oggi il suo fantasma vestito di nero e in sella a un cavallo, terrorizzi chi si trova, di notte, nel parco del suo splendido castello. Ricasoli fu due volte Presidente del Consiglio del neo nato Regno d’Italia e primo ministro dell’Agricoltura. A lui si deve, nel 1872,  la  “formula” del Chianti:   7/10 di Sangiovese 2/10 di Canaiolo e 1/10 di Malvasia. Quello stesso anno il

Chianti-Classico-Collection-2009-1

Chianti-Classico-Collection

Chianti del Castello di Brolio vinceva la medaglia d’oro all’Esposizione internazionale di Parigi a significare il grande sforzo profuso dal Barone nella qualificazione dei suoi vini.

Nel tempo questa sorta di ricetta è radicalmente variata: rimane un predominanza di Sangiovese  – obbligatorio per almeno l’80% – mentre il restante 20% può essere di vitigni a bacca rossa autoctoni come il Canaiolo o il Colorino e internazionali come il Merlot o il Cabernet. Dal  2006 sono state vietate uve bianche.

Oxford Cambridge Pol-Roger-Wine-Tasting- competition-2018

Sfide di vino fra Oxford – Cambridge. E noi?

Creare squadre di assaggiatori – studenti nelle università più importanti, ecco una formula nuova per far entrare il vino nello stile di vita dei giovani TOP

Oxford Cambridge Pol-Roger-Wine-Tasting- competition-2018

Oxford Cambridge Pol-Roger-Wine-Tasting- competition-2018

Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello

E’ noto come le maggiori università inglesi abbiano cantine fornitissime e club di wine lovers ma la sorpresa è leggere della sfida Oxford Cambridge all’ultimo assaggio.
Una sfida ad altissimo livello con due superstar del giornalismo enologico come giudici –Jancis Robinson MW e Hugh Johnson- e una fornitura di vini da parte di Justerini & Brooks uno dei wine mercian più importanti del mondo per il suo sterminato portafoglio di eccellenze enologiche.
Quindi una sfida degna delle università che ogni anno si contendono con Harvard, MIT e Stanford il podio mondiale delle migliori del mondo. E anche lo sponsor non è uno qualsiasi Pol Roger lo Champagne preferito da Winston Churchill. E’ stato proprio il direttore della maison francese – Cassidy Dart- a scegliere i 6 vini rossi e i 6 bianchi che i contendenti hanno assaggiato con bottiglie rigorosamente bendate in 40 minuti.
Fra essi c’era anche Correggio Arneis 2016 Roero e un Rosso di Montalcino 2013 de Le Ragnaie. Due vini decisamente difficili perché di vitigni autoctoni e, almeno nel secondo caso, con un affinamento insolitamente lungo.

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Vi presento il mio Leone Rosso che ruggisce da 400 anni

Leone Rosso Doc Orcia un vino che dona piacere e racconta la storia degli antenati eretici di Donatella Cinelli Colombini che fecero la Fattori del Colle

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Leone-rosso-2015-fattoria-del-Colle

Il leone rampante è il simbolo degli antenati di Donatella Cinelli Colombini che costruirono la Fattoria del Colle nel 1592. Gli stemmi di questa famiglia, che si chiamava Socini o Soccini, sono negli ingressi, nei soffitti e in alcuni mobili della villa. Si tratta di una famiglia molto antica, molto importante e molto ricca ma con un grave problema: cinque dei suoi membri erano protestanti e due di loro, Lelio (1525-1562) e Fausto (1539-1604) convinti oppositori del dogma della trinità. Le loro teorie li resero celebri in tutta Europa, e ancora oggi i loro nomi sono scritti in ogni manuale di filosofia, ma furono considerate eretiche dalla Chiesa e portarono alla rovina economica tutta la famiglia. I due pensatori furono scomunicati e i loro beni confiscati.  Livio e Fausto Socini scapparono all’estero e il resto della famiglia rimase a Siena in miseria. All’inizio del Novecento il bisnonno di Donatella, che si chiamava Livio Socini, fece fortuna con la distillazione dell’alcool fu sindaco di Siena (1914-1916) e, nel 1919 ricomprò la Fattoria del Colle scoprendo poi che questo luogo era stato dei suoi antenati.

Donatella ha ricevuto la fattoria da suo padre Fausto Cinelli nel 1998 e ha dedicato alla famiglia Socini il primo vino che vi ha prodotto, il “Leone RossoDOC Orcia.

Fattoria-del-Colle-soffitto-villa

Fattoria-del-Colle-soffitto-villa

LA DOC ORCIA

La denominazione ORCIA è nata nel 2000 nel Sud della Toscana, in una grande zona collinare che sale dalle Crete senesi verso il Monte Amiata. Un comprensorio di 12 comuni dove, un tempo, le gelate primaverili colpivano un anno su tre impedendo, di fatto la viticultura. Dopo il global warming le gelate sono quasi scomparse, l’ultima è del 1997, mentre il clima fresco con notti estive quasi fredde aiuta la produzione di uve di alta qualità perché la maturazione è generalmente lenta e regolare mentre il contenuto acido dell’uva e dei vini è un tratto caratteristico della DOC Orcia e una garanzia di longevità.

Vinitaly 2018 d’oro di Donatella

Piccoli racconti da un Vinitaly 2018 trionfale per Donatella, il Casato Prime Donne, la Fattoria del Colle ma soprattutto per le Donne del vino e i loro 30 anni

Vinitaly 2018 Donatella-CinelliColombini, Violante, Debora e Sabrina davanti a Cenerentola

Vinitaly 2018 Donatella-CinelliColombini, Violante, Debora e Sabrina davanti a Cenerentola

Di Donatella Cinelli Colombini

Il mio Vinitaly 2018 si chiama Cenerentola, il mio vino più coraggioso, ora ha una coroncina sull’etichetta, dei punteggi oltre i 90/100 da parte dei principali critics internazionali e una confezione fatta con il legno delle sue botti e pareti trasparenti che brillano di luce. E’ esposta nello stand e chi passa si ferma a fotografarla perché è bellissima. Una Cenerentola trasformata in principessa che è il simbolo di un momento magico per l’azienda che ho fondato 20 anni fa. Importatori di tutto il mondo che chiedono di comprare e il vino delle nostre vigne che non basta più a soddisfare il mercato. Il Brunello Prime Donne, letteralmente sbalordisce, ce lo ruberebbero dalle mani. Che Vinitaly da sogno!
Anche i 3 tavolini e il bancone dello stand non bastano più. Dovremo fare un secondo piano perché non ci sono spazi vuoti nei padiglioni fieristici. Come mi ha detto il Manager della fiera Gianni Bruno <<ho venduto tutto, è il Vinitaly dei record>>.

Vinitaly 2018 Donne del Vino della Toscana

Vinitaly 2018 Donne del Vino della Toscana

Cena inaugurale spettacolosa negli ex magazzini del ghiaccio trasformati in scenario fantasy della festa. 400 commensali, cena dedicata a Gualtiero Marchesi e preparata dal suo allievo Davide Oldani che ha servito il celebre risotto con la sfoglia d’oro ideato dal più grande cuoco italiano. Cena perfetta, di uno chef geniale compreso un polipo che sapeva di fegato e assomigliava a pietre semipreziose. La scelta della location, l’allestimento e persino i caschetti da cantiere certificati e con la scritta Vinitaly, fanno vedere come il team di Veronafiere (Presidente Danese, Direttore Montovani e Manager Bruno) guardi lontano, pensando alla trasformazione degli antichi mercati generali, davanti al padiglione fieristico, in qualcosa che ringiovanisca e metta il turbo a Vinitaly e non solo.

chiantifresco Fattoria-del-Colle

La temperatura del vino in tavola

Consigli pratici per raffreddare o riscaldare il vino prima di servirlo nei calici, ricordando che la temperatura del vino modifica il gusto e persino gli aromi

chiantifresco Fattoria-del-Colle

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Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

Ricordo l’espressione schifata dei produttori francesi quando noi italiani, in estate, servivamo il Brunello a “temperatura ambiente” cioè poco meno di 30° Centigradi. Per loro quel tepore da brodino era quasi offensivo rispetto alla dignità del vino <<ma come fate a berlo così caldo, è fuori temperatura!>>. Poi si sono diffuse le cantinette climatizzate ma ancora oggi l’abitudine di portare in tavola il vino bianco prendendolo da frigo a 4°C e il vino rosso dalla credenza della sala da pranzo è diffusisissima e non solo nelle case.
Chi ama il vino lo rispetta e lo gusta con calma, nei calici di cristallo e alla temperatura giusta.
Non tutti gli esperti concordano sulle temperature di servizio. Nel manuale dei Sommelier AIS troviamo l’indicazione di temperature fresche di stile francese: 4-6°C

Temperatura-dei-vini

Temperatura-dei-vini

per gli spumanti-Champagne secchi e 6-8°C per le bollicine dolci o abboccate. La temperatura sale a 8-10°C per bianchi secchi e rosati e poi su su fino a 18°C per i rossi tannici da grande invecchiamento.

Altri manuali segnalano temperature più mediterranee ma la cosa importante è capire il motivo per cui il vino viene raffreddato o riscaldato.
Il calore aumenta le sensazioni dolci. Per questo i passiti vengono raffreddati quando accompagnano il dessert in modo che l’effetto complessivo non sia stucchevole.
Il freddo aumenta la percezione di freschezza del vino e quindi meglio evitare di raffreddare troppo i bianchi ricchi di acidità benché nel complesso l’effetto sia gradevole.
Viceversa il freddo mitiga la sensazione di alcolicità, l’astringenza tanica e il gusto amaro. Questa è la ragione per cui i sommelier servono più caldi i vini magri, tannici e in generale poco armonici, di cui vogliono mitigare i difetti.
Anche gli aromi variano a seconda della temperatura del vino: il freddo esalta i sentori varietali e il caldo i profumi complessi.

Le stelle del Brunello e la valutazione precoce

E’ possibile giudicare la qualità di un vino con 4 anni di anticipo? Le 5 stelle del Brunello 2012 e le 4 dell’annata successiva appaiono ora da invertire

Stelle-del-Brunello-Sting-davanti-alla-mattonella-della-vendemmia-2017

Stelle-del-Brunello-Sting-davanti-alla-mattonella-della-vendemmia-2017

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Lo strano caso dei Brunello 2012 e 2013 il primo con cinque stelle e il secondo con quattro ma attualmente, a giudizio unanime giudicato migliore del precedente, riapre la discussione sull’attribuzione del valore della vendemmia a pochi mesi dalla nascita del vino.
Bisogna ricordare che non si tratta di un’invenzione italiana. Da duecento anni, ad aprile, centinaia di esperti, negozianti, importatori e (da una quarantina d’anni) collezionisti accorrono a Bordeaux per assaggiare il vino En-Primeur cioè in anteprima. Oltre 150 tra i più grandi châteaux aprono le porte e fanno degustare i vini dell’ultima annata direttamente dalle barrique. In seguito ai giudizi dei grandi

Stelle-del-Brunello-2017-Sting

Stelle-del-Brunello-2017-Sting

esperti, e fino al 2014 soprattutto alle valutazioni di Robert Parker, vengono decisi i prezzi e i commercianti comprano i vini Primeurs cioè 12-24 mesi in anticipo sul momento in cui verranno imbottigliati.
Un sistema basato sulla convinzione che sia possibile valutare con assoluta certezza e in modo definitivo, la qualità del vino poco dopo la vendemmia prevedendo la sua evoluzione futura.
Da secoli il sistema en-primeur da liquidità alle cantine e permette ai commercianti più capaci di guadagnare sulla crescita dei valore. Si perché non tutti hanno fatto soldi, negli anni c’è anche chi è fallito per aver sbagliato a comprare e vendere.
E arriviamo in Italia. Un tempo la valutazione dell’annata veniva fatta dai giornalisti e soprattutto da Antonio Niederbacher storico giornalista ed esperto che, 1963 fu fra i creatori del SIMEI salone delle attrezzature enologiche che si svolge a Milano.

Vinitaly: vino in Asia nel segno delle donne

Vinitaly 2018 delle Donne del Vino, nell’anno del trentennale, diventa memorabile: degustazioni, incontri e una cena di gala “etica”

vINITALY-2018-DEGUSTAZIONE-VINI-DA-VIGNETI CON PIU'-DI-80-ANNI

VINITALY-2018-DEGUSTAZIONE-VINI-DA-VIGNETI CON PIU’-DI-80-ANNI

Di  Donatella Cinelli Colombini

C’è qualcosa di nuovo e rivoluzionario: D-Wine la guida al grande vino italiano prodotto da donne che arriva nelle edicole di tutta Italia il primo giorno di Vinitaly. Quasi una bomba rosa nell’enologia italiana. Giuseppe Cerasa, direttore delle Guide di Repubblica, è l’artefice di questa pubblicazione destinata a cambiare i rapporti di genere fra le botti. Un modo nuovo, più intimo e diretto, di raccontare il vino e di far entrare tutti i consumatori nel magico mondo di Bacco. 150 profili nella stragrande maggioranza di Donne del Vino e l’elenco di tutte le socie.
Un Vinitaly in festa per le Donne del vino che celebrano il 30° anniversario con messaggi forti alla comunità enoica italiana: restauro dei vigneti vecchi al posto del reimpianto con la spettacolare degustazione guidata da Ian D’Agata, importanza delle

vINITALY-2018-GUIDA-D-WINE-REPUBBLICA

VINITALY-2018-GUIDA-D-WINE-REPUBBLICA

donne nel wine business in Asia, valori etici che pervadono persino la cena di gala per 300 persone a conclusione di una fiera trionfale. Una serata di cui sono protagoniste la chef Marina Ramasso e la sommelier Cinzia Mattioli a cui si deve anche la creazione della squadra – sommelier dell’associazione ma soprattutto Massimilla Serego Alighieri conduttrice della serata.
Ma non basta, ci sono anche gli incontri con le Donne del Riso e le Donne dell’olio (rispettivamente organizzati dalle delegazioni Lombardia e Emilia Romagna) primo passo verso un’unione di forze che porterà lontano l’agroalimentare femminile italiano. Del resto le imprese di questo comparto sono, per il 28,1% dirette da donne.
C’è l’assemblea nazionale ospitata dalla Delegazione Abruzzo e lo stand progettato da WineTrade sotto la guida di Daniela Mastroberardino.

Toscana Lovers ha aperto a Cortona, vi aspettiamo

l terzo negozio Toscana Lovers apre nella più statunitense delle piccole città d’arte toscane: Cortona proponendo un artigianato esclusivo e raffinato

Toscana-Lovers-Cortona

Toscana-Lovers-Cortona

Cortona la città di Jovanotti, di Under the tuscan sun scritto da Frances Mayes, di Luca Berrettini detto da Cortona oppure Luca “fa presto”. Cortona città etrusca e rinascimentale, città salotto con un corso – Ruga piana- pieno di negozi eleganti e una campagna intorno che pullula di ville e fattorie trasformate in residenze di lusso di milionari USA.

Toscana Lovers a Cortona è di fronte alle scale al Palazzo Comunale e propone il meglio dell’artigianato toscano come i due negozi precedenti: quello di Piazza Indipendenza a Siena, a due passi dalla piazza del Palio e quello di Bagno Vignoni unico centro termale medioevale ancora intatto. Anche a Cortona i prodotti in vendita vengono dalle botteghe di maestri d’arte dove la creatività moderna si unisce a una manualità antica. Un assortimento creato da Carlo Gardini e sua moglie Donatella Cinelli Colombini in anni di ricerche fra gli artigiani capaci di interpretare le tendenze attuali. Niente souvenir e niente oggetti

Toscana-Lovers-Cortona

Toscana-Lovers-Cortona

vecchio stile bensì frammenti di Toscana vera, oggetti esclusivi, qualche volta unici,  da usare, indossare e regalare.

Ecco i coltelli di Scarperia. Scarperia è uno dei luoghi con la più antica e prestigiosa produzione di “lame taglienti”; coltelli da tavola con manico in corno, ma anche coltelli da collezione che durano per secoli e, come i gioielli,  passando da una generazione all’altra, diventano sempre più preziosi come piccoli capolavori destinati al mercato antiquario.

Il futuro del vino è rosa per WineMonitor di Nomisma

Rosè, biologico, vini premium, enoturismo ecco in trend del vino italiano raccontati da WineMonitor di Nomisma oltre alle bollicine regine dell’export

Nomisma-WineMonitor ai Georgofili

Nomisma-WineMonitor ai Georgofili

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Georgofili, la più antica istituzione del mondo dedicata all’agricoltura, fondata nel 1753, quasi un tempio dedicato allo studio di agricoltura, ambiente e alimenti. Parlare in un posto simile è un privilegio e mette soggezione anche perché i relatori siedono in un alto banco che somiglia a quello di un rettorato universitario. Mi sento privilegiata e emozionata.
L’incontro è organizzato da Silvana Ballotta la vulcanica CEO di Business Strategies, che è sempre un passo avanti a tutti in materia di export e mercati mondiali. Accanto a me siedono Lamberto Frescobaldi, Guido Folonari e Sergio Zingarelli pronti a commentare il libro Wine Marketing che viene presentato dal suo autore Denis Pantini responsabile Nomisma WineMonitor. Un volume che contiene dati su produzione consumi e export di vino oltre a un elenco di 125 pagine con i principali importatori in

LambertoFrescobaldi-GuidoFolonari,-SilvanaBallotta

LambertoFrescobaldi-GuidoFolonari,-SilvanaBallotta

Europa e Stati Uniti curato da Agra Editrice (che è anche l’editore dei miei manuali).
Dall’incontro emergono spunti nuovi e, in certi casi persino inaspettati soprattutto nel focus sulla Toscana. Le esportazioni sono letteralmente trascinate dal Prosecco, le bollicine segnano infatti un + 240% negli ultimi 10 anni contro un + 56% dei vini rossi. I prezzi medi all’export sono sempre stati la nota dolente delle bottiglie tricolori ecco che se la Nuova Zelanda vende a 4,9 € al litro i bianchi ed a 7,31€ i rossi, noi italiani, nel 2017 abbiamo fatturato rispettivamente a 2,8€ e 4,37€ il litro. Tuttavia stiamo migliorando, negli scorsi 5 anni, l’aumento medio dei prezzi è stato positivo: uno spettacoloso +36% in Piemonte e un buon + 24% in Toscana. C’è tuttavia una nota dolente: nello stesso arco di anni i volumi sono cresciuti in Piemonte del 6% e calati in Toscana del 12%.

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