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Il vino italiano prima durante e dopo il covid

A Wine2wine Denis Pantini di Nomisma WineMonitor ha presentato tendenze, aspettative, consuntivi e strategie delle cantine italiane a fine 2020

 

W2W -Giovanni Mantovani - vino italiano prima, durante e dopo il covid

W2W – Giovanni Mantovani – vino italiano prima, durante e dopo il covid

Di Donatella Cinelli Colombini

 

Prima di tutto i trend del vino: sostenibilità in Germania e BIO negli Stati Uniti, vini premium in Cina e leggeri da mixare in UK.
Le risposte delle cantine italiane  presentate durante Wine2wine e relative a ciò che avverrà nei prossimi 2-3 anni sono, purtroppo prevedibili: aumenteranno le vendite on line, calerà il numero dei ristoranti e dei bar con una conseguente contrazione dei consumi fuori casa, ci sarà un orientamento all’austerità con la scelta di vini locali e una diminuzione della capacità di spesa. Anche il turismo del vino subirà un contraccolpo benchè limitatamente ad alcune aree.

 

Vino italiano: prima, durante e dopo il covid - W2W - Ministro Teresa Bellanova

Vino italiano: prima, durante e dopo il covid – W2W – Ministro Teresa Bellanova

AUMENTA LA VENDITA ON LINE ED IL GDO, IN CRISI L’HORECA

Ma cosa faranno le cantine del nostro Pese per reagire ai problemi innescati dal covid? La stragrande maggioranza delle grandi e la metà di quelle di medie dimensioni punta sull’export e la vendita multicanale e, in seconda battuta, sulla diversificazione degli sbocchi commerciali. Il 47% consoliderà il proprio brand e il 41% vede favorevolmente il rafforzamento della squadra manageriale.
Il grande malato è la ristorazione tartassata dal lockdown, dall’aumento dei pasti a casa resi possibili dai servizi di delivery e dall’e-commerce di cui molti consumatori hanno fatto la prima esperienza proprio durante la pandemia.

Il 91% (dato che diventa il 95% nelle piccole cantine) dei produttori di vino ha registrato un calo di vendite nel segmento HORECA, dato solo leggermente migliore per le rivendite di vino al dettaglio. In questo comparti la situazione è davvero preoccupante.

 

Brunello Prime Donne 2016 in anteprima

2016 la vendemmia dei rossi profondi. Il Brunello Prime Donne di Donatella Cinelli Colombini esprime la sua filosofia di ritorno alle origini della denominazione

 

Montalcino: tinaia Brunello Casato Prime Donne

Montalcino: tinaia Brunello Casato Prime Donne

Nella primavera 2016, le viti germogliarono con 15 giorni d’anticipo ma la vendemmia avvenne i primi di ottobre, secondo il calendario tradizionale. Per la prima volta negli ultimi vent’anni Donatella Cinelli Colombini ha visto una maturazione all’antica. L’accumulo degli zuccheri dell’uva è andato avanti più lentamente della maturazione dei polifenoli e tutto è avvenuto in modo graduale grazie a belle giornate assolate (un solo temporale il 18 settembre) e notti fredde. Al momento della vendemmia la maturazione era perfetta sia nella buccia che nella polpa degli acini.
Un’uva di Sangiovese capace di produrre vini longevi, profondi e complessi. Vini di grande eleganza, con tannini setosi e una grande armonia. Vini simili a quelli che Donatella ha imparato ad amare in gioventù con suo nonno Giovanni Colombini e che infatti sono stati vinificati come una volta: in piccoli tini di cemento nudo, usando lieviti autoctoni e sommergendo le vinacce con il follatore.

 

Brunello Prime Donne 2016 Donatella Cinelli Colombini

Brunello Prime Donne 2016 Donatella Cinelli Colombini

BRUNELLO PRIME DONNE SIMBOLO  DEL TALENTO FEMMINILE NEL VINO

Il Brunello Prime Donne è il simbolo della prima cantina italiana con un organico interamente femminile, il Casato Prime Donne nella zona Nord-Ovest di Montalcino. Vi lavorano tre enologhe – Barbara, Sabrina e Giada – e una consulente enologa esterna, Valerie Lavigne. Le decisioni relativamente alla selezione, la maturazione e il blend fra le varie botti coinvolgono un pannel di 4 espertissime assaggiatrici internazionali: una enotecaria, una sommelier e due Master of Wine: Astrid Schwarz, Daniela Scrobogna, Rosemary George MW a cui sta per aggiungersi la svedese Madeleine Stenwreth MW.

Il complesso di superiorità del pallone gonfiato

Arroganti e superbi in genere sono anche poco capaci e molto aggressivi ma si danno grandi arie di superiorità. Allontanatevi o vi faranno del male 

 

Arroganti, presuntuosi, palloni gonfiati: come difendersi

Arroganti, presuntuosi, palloni gonfiati: come difendersi

di Donatella Cinelli Colombini

Tutti abbiamo avuto a che fare con un tipo così, in famiglia o a lavoro. C’è persino chi ne ha sposato uno o una. Parlo di quelli che si danno arie di superiorità, si vantano di quello che sono e quello che fanno, ostentano una grande sicurezza e autostima. Sempre a testa alta, sanno tutto, hanno sempre ragione e guardano tutti dall’alto in basso. Fosse solo questo sarebbe sopportabile ma i palloni gonfiati arrivano a fare del male al prossimo, calunniando gli altri e soprattutto umiliando quelli che, nella realtà, hanno più talento di loro.

Nel mondo del vino ce ne sono tanti,  ma proprio tanti. E la cosa brutta è che fanno breccia, almeno in un primo momento, perchè  appaiono più smart e performanti agli occhi di wine lovers, buyer e soprattutto comunicatori. E spesso riescono anche a raggiungere posti di potere diventando ancora più pericolosi.

Nella realtà, come dice Rafael Caldet <<il nostro ego si propaga in modo direttamente proporzionale all’insicurezza che proviamo>>, cioè la superbia è figlia dell’insicurezza.
Anzi paradossalmente più la fiducia in se stessi è bassa e più si è incapaci di accettare i propri limiti e cresce il bisogno di sopravvalutarsi.

La voglia di migliorarsi è un elemento positivo della personalità. In questo caso parliamo  invece di persone che hanno bisogno di primeggiare ad ogni costo e, per riuscirci, devalorizzano gli altri.

Qui di seguito spiegherò chi sono questi tipi, come si comportano e come difendersi da loro, nella vita come nel lavoro.

 

COME SI DIVENTA UN PALLONE GONFIATO

Dopo essere stato calpestato da bambino, il tipo cerca di calpestare gli altri e mostrarsi sicuro sin dal primo giorno quasi come un’azione preventiva che neutralizza possibili attacchi successivi.
Non riconosce mai gli errori che commette e scarica la colpa sugli altri.
E’ pedante e superbo, con un’opinione talmente positiva di se stesso da proporsi a modello tra chi lo circonda.

Il vigneto mondiale parla sempre più francese

Anche se i critici e i wine lover più trendy storcono il naso al solo pronunciare il nome dei vitigni internazionali, i loro ettari di vigna crescono ovunque

 

Merlot- il vigneto del mondo parla francese

Merlot- il vigneto del mondo parla francese

di Donatella Cinelli Colombini

Il “localismo vignaiolo” e la moda dei vitigni autoctoni è un processo lento e, per ora, poco rilevabile su scala planetaria. Purtroppo <<l’estensione della diversità varietale sia a livello nazionale che globale si è ridotta>>. Questa è la triste constatazione di Kym Anderson e Signe Nelgen che stanno per far uscire la nuova edizione di WHICH WINEGRAPE VARIETIES ARE GROWN WHERE aggiornata sui dati 2016 che sono i più recenti disponibili.

 

LA GLOBALIZZAZIONE DEL VIGNETO MONDIALE VA VERSO VARIETA’ FRANCESI

La globalizzazione del vigneto mondiale sembra assolutamente impermeabile alla nuova moda dei vitigni autoctoni. L’unico reale cambiamento, rispetto al passato, è la maggiore diffusione dei vitigni francesi (39%) e la riduzione di quelli spagnoli (21%), ma facendo le somme, vediamo che questi due insieme costituiscono, da soli, metà del vigneto mondiale. I primi hanno guadagnato dieci punti percentuali in soli sei anni e sono i veri protagonisti di un fenomeno di omologazione che, evidentemente, ha le sue ragioni economiche e commerciali.
La colonizzazione delle varietà francesi è particolarmente accentuata nel vigneto del Nuovo Mondo che ora è french oriented per il 68% (+ 9% dal 2000). C’è anche un 2% dei vitigni italiani ma è una briciola in confronto alla globalizzazione che parte dalla Francia.
Se andiamo a vedere dove è cresciuta la vigna di Tempramillo, vitigno che si è espanso più di ogni altro negli ultimi anni, lo troviamo soprattutto in Spagna dove ha sostituito l’Airén. L’80% del vigneto Tempramillo è nella Madre Patria e quindi non ha dato origine a fenomeni di “internazionalizzazione” dei vigneti esteri come è invece avvenuto per Cabernet,  Merlot e Chardonnay.

 

Vino in sottrazione

Il nome vino in sottrazione è nuovo ma il significato no: vino senza mani, vino naturale … indicano tutti l’enologia con pochissimo intervento umano

 

Vino in sottrazione - ne parla Francesco Saverio Russo

Vino in sottrazione – ne parla Francesco Saverio Russo

di Donatella Cinelli Colombini

I vini in sottrazione sono un argomento forte quest’anno e Francesco Saverio Russo gli ha dedicato un lungo ed interessante articolo nel suo blog. Parte da Michelangelo Buonarroti e del suo modo di scolpire “non per via di porre ma per forza di levare” per difendere l’idea di togliere tutta l’enologia superflua, cioè quella che rende il vino meno fedele alla <<propria identità varietale e ancor più territoriale>>.
In linea di massima, nel vino in sottrazione, le operazioni meccaniche vengono ammesse, ma quelle “chimiche” no. Il problema è il gran numero di produttori e consumatori che scambiano la <<negligenza per rispetto e l’approssimazione per artigianalità e sostenibilità>>. Con garbo, ma con voce ferma, Francesco Saverio Russo mette l’accento su altri paradossi dei tifosi del vino “come natura crea” che magari si scatenano sulla presenza di solforosa aggiunta e non si occupano di composti potenzialmente cancerogeni.

 

Vino in sottrazione - ne parla Francesco Saverio Russo

Vino in sottrazione – ne parla Francesco Saverio Russo

IL VINO IN SOTTRAZIONE PONDERATA, UNA POSSIBILE VIA PER IL FUTURO

Francesco Saverio Russo non si schiera né a favore del vino in sottrazione né contro di esso, ma condanna <<l’abuso di pratiche enologiche “cosmetiche” e ridondanti che mirano a scambiare la qualità analitica e la “pulizia” con la qualità>>. In pratica l’enologia deve fermarsi nel momento in cui omologa e banalizza trasformando il frutto di una vite in qualcosa di “addomesticato” incapace di infondere passione. Così come Francesco Saverio condanna i produttori che non aspirano all’estrema sostenibilità e alla più alta soglia di salubrità <<fermo restando che il vino non sarà mai un prodotto “salubre” in toto>>.

OFFERTA CLUB straordinario Brunello IOsonoDonatella

Per la prima volta proponiamo al nostro Club di appassionati il Brunello 2013 IOsonoDonatella, solo 1000 esemplari con stemma in oro e astuccio singolo 

 

Offerta Io sono Donatella

Brunello Io Sono Donatella 2013

“Fine wine” esclusivo, Brunello da collezione e da investimento confezionato in 1.000 bottiglie. Adatto per regali e occasioni importanti.
Ogni bottiglia è chiusa in un astuccio su cui è riprodotto un tessuto medioevale toscano la “tela di Pienza”. Aprendo la scatola a ventaglio compare la bottiglia, il cui vetro è decorato da un glitter a forma di anello con al centro lo stemma di Donatella Cinelli Colombini in oro. Questo Brunello racconta la storia di Donatella Cinelli Colombini, discendente da una nobile famiglia di Siena in Toscana, che prima di occuparsi di vino, come i suoi antenati, ha studiato storia dell’arte. Dopo aver lavorato per anni nella cantina di famiglia, nel 1998 Donatella, ha creato l’azienda che porta il suo nome. I genitori le dettero due proprietà, in Toscana, che lei ha restaurato. A Montalcino, il Casato Prime Donne, ha 17 ettari di vigneto in cui produce dei Brunello molto apprezzati dai critici del vino di tutto il mondo ed esportato in 39 Paesi.
Fra di loro la selezione IOsonoDonatella è il Brunello più esclusivo e prezioso. Fu creato con la vendemmia 2010 quando Donatella capì di aver realizzato il sogno di produrre un grande vino di successo internazionale. Successivamente è stata prodotto con i Brunello 2012 e 2013.

 

Vitello in arrosto morto

Il nome spinge a fare gli scongiuri, ma in realtà il vitello in arrosto morto è una ricetta deliziosa e adatta all’inverno e a vini raffinati come il Brunello

 

di Donatella Cinelli Colombini

Era una delle ricette predilette da mia nonna Giuliana Colombini che serviva la carne con della purea di patate. A me piaceva anche se, da piccola, il nome mi faceva paura e ancora di più la descrizione <<si chiama così perché cuoce nel tegame sempre chiuso come fosse una cassa da morto>>. Ci vuole fantasia per pensare ad una spiegazione più lugubre, neanche fosse il piatto di Halloween!!!!!
Scusate se vi ho rovinato l’appetito e cercate di recuperare entusiasmo perché quella che segue è la ricetta di un piatto di carne delizioso, che può essere preparato in anticipo e quindi vi permette di godere gli amici invitati a cena e il vino, con tutta tranquillità.

Ingredienti per il Vitello in arrosto morto

Ingredienti per il Vitello in arrosto morto

 

INGREDIENTI DELL’ARROSTO MORTO PER 4 PERSONE

Mezzo chilo di carne di vitello (cappello del prete), 2 carote, 2 costole di sedano, 1 cipolla, mezzo bicchiere di vino, olio extravergine e sale.

Come cambia il gusto del vino

Da 9000 anni fa a oggi passando dal Settecento e all’Ottocento a Romanée Conti fino alle recenti velocissime evoluzioni del gusto del vino

Di Donatella Cinelli Colombini

 

uva-biodinamica-Romanée Conti e Aubert de Villaine

gusto-del-vino-attraverso-i-secoli-Romanée-Conti

Un viaggio nel sapore del vino attraverso i secoli che lascia sbalorditi e mostra come il gusto nel passato sia irriconoscibile rispetto a quello attuale. Se volete saperne di più andate al bellissimo articolo di Alex Russan su Wine Searcher mentre io vi fornirò solo qualche chicca

IL GUSTO DEL VINO NELLA PREISTORIA

L’uomo beve vino da circa 9000 anni ma all’inizio mischiava il frutto fermentato dell’uva più dolce col frutto di biancospino, birra di riso e idromele al miele, in altre zone aggiungevano resine degli alberi (linfa), fichi, miele, erbe aromatiche, orzo, grano, melograni, nocciole, rosmarino, timo, , assenzio….
Insomma il vino del neolitico era un intruglio capace di dare ebrezza e di conservarsi senza marcire come l’acqua. L’olio d’oliva veniva usato occasionalmente per

Caves López de Heredia Viña Tondonia

gusto-del-vino-attraverso-i-secoli-Caves López de Heredia Viña Tondonia

galleggiare sulla superficie del vino e proteggerlo dall’ossidazione.
Patrick McGovern, massimo esperto di enologia antica, afferma che <<quasi tutti i campioni antichi che abbiamo analizzato, risalenti al periodo medievale, sono stati addizionati di resina proveniente degli alberi. La presenza delle resine non dipendeva dall’apprezzamento del loro gusto. Esse erano l’anidride solforosa del mondo antico e conferivano al vino una barriera antimicrobica grazie al loro contenuto di terpenoidi. Il vino greco Retsina è l’unico residuo moderno dell’antichità anche se oggi è secca mentre probabilmente nel passato remoto era dolce come tutti i vini antichissimi. Fanno eccezione i vini dell’Armenia settentrionale e della Georgia sud-orientale che forse erano puri anche 6000 anni fa.
Diverso era anche il modo di consumare il vino che veniva aggiunto da 4 -5 parti di acqua. Pratica ben nota all’epoca greco romana e che è durata quasi fino ai tempi moderni come dimostrano gli scritti di Thomas Jefferson.

IL VINO NEL MEDIOEVO

Sappiamo poco del vino nel Medioevo salvo il fatto che generalmente era adulterato e consumato molto giovane. Il periodo caldo medievale, che è iniziato verso il 950 ed è durato fino al 1250 d.C. è stato seguito dalla piccola era glaciale dal 1300 all’Ottocento. Le differenze climatiche hanno influenzato il carattere del vino e i luoghi di coltivazione della vite.

I 6 ANIMALI DA VIGNA

Parto da un articolo di Lucy Shaw per The Drinks Business sui 10 animali più utilizzati nelle vigne mondiali e vi propongo i miei 6 animali per le vigne italiane

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Il portale inglese come sempre è una fonte di ispirazione, vi consiglio di consultarlo spesso. The Drinks Business ci propone le 10 bestie che, in qualche parte del mondo, aiutano l’uomo a mantenere le vigne in perfetto equilibrio.

In successione troviamo oche, pipistrelli, pecore babydoll, cani, maiali, cavalli e muli, api, armadilli, uccelli rapaci e polli.
Togliamo di mezzo i pipistrelli che dopo averci regalato il coronavirus mi risultano oltremodo antipatici. Mi sembra meglio non favorirne la loro proliferazione e soprattutto un’eccessiva contiguità con l’uomo.
Anche i cani non mi sembrano una buona idea. In Spagna vengono utilizzati dei terrier per dare la caccia a topi e ratti. Da noi potremmo usare dei pastori maremmani per allontanare cinghiali e caprioli. Unico problema è l’aggressività di questi cani che, senza una rete, potrebbero aggredire anche le persone. Ma una volta messa la rete è inutile prendere un cane per proteggere l’uva perché gli ungulati non potrebbero entrare.

animali-nelle-vigne-oche

animali-nelle-vigne-oche

Escludiamo i maiali. In Australia usano un cordone speronato alto per cui i piccoli maiali Kunekune non arrivano all’uva ma le razze suine italiane sarebbero perfettamente in grado di arrivare all’uva. Per quanto riguarda gli armadilli, lasciamo perdere, oltre al problema di trovarli c’è poi l’inconveniente che mangiano l’uva.

Ed ecco la mia lista di 6 animali da vigna italiana:

 

OCHE NEI VIGNETI

In Cile la tenuta Cono Sur ha oche e nel complesso 1.000 uccelli nei vigneti per mangiare i parassiti.

 

Le porticine – buchette del vino di Firenze

Storia delle buchette del vino di Firenze: dalla vendita diretta delle famiglie nobili con vigneto alla trasformazione – covid in versione street food

 

Buchetta del vino a Firenze in versione covid

Buchetta del vino a Firenze in versione covid

Di Donatella Cinelli Colombni

Nel 1634, all’epoca della peste descritta da Manzoni, gli sportelli del vino, lungo le strade di Firenze, erano i punti vendita dei palazzi dell’aristocrazia che possedeva tenute e vigneti. Servivano per vendere al dettaglio il vino lungo le strade del centro. Il loro utilizzo viene descritto da Francesco Rondinelli nella sua “Relazione del contagio” dove loda l’efficacia degli “sportelli” del vino per limitare l’epidemia di peste seicentesca.  Il cliente bussava alla porticina, il servo prendeva il fisco e il denaro, lo disinfettava con l’aceto, riempiva il fiasco e lo restituiva pieno, sempre attraverso il piccolo passaggio del muro (23 x 36cm).

 

170 BUCHETTE DEL VINO A FIRENZE – PUNTI VENDITA ANTI CONTAGIO

Buchetta del vino a Firenze in versione covid

Buchetta del vino a Firenze in versione covid

Sono stati censiti 170 sportellini del vino nel territorio del comune di Firenze, di cui 145 nel centro storico. Il loro numero cresce continuamente grazie all’associazione culturale “Buchette del vino”. Essi costituiscono un elemento architettonico e storico di cui la città del giglio può andare fiera perché evidenziano la sua antica storia enologica. Ce ne sono ovunque. Piero Antinori ha mostrato con orgoglio quella del suo palazzo. Un’altra è in Piazza del Duomo, nella casa in cui si trovava la bottega dello scultore Donatello. Persino i Medici a palazzo Medici Riccardi e poi a Palazzo Pitti, avevano delle buchette per vendere il vino avanzato dalla loro mensa.

Per i cittadini si trattava di uno shopping conveniente perché riguardava quello che oggi chiameremo un “family wine” cioè vino proveniente direttamente dai vigneti e dalle cantine della nobile famiglia residente nel palazzo. Un vino che non era gravato da tasse.

 

Instagram: la Toscana vince anche in tempo di covid

Il traffico web cambia durante la pandemia, meno viaggi e più cibo e i 600 influencer italiani di travel e food preferiscono la Toscana e il gelato

 

Instagram food influencer Ada Parisi Siciliani creativi in cucina

Instagram food influencer Ada Parisi Siciliani creativi in cucina

Di Donatella Cinelli Colombini

Il 2020 è un anno diverso che tutti cercheremo di dimenticare. Un anno che ha cambiato le nostre vite. Meno viaggi, più tempo nella cucina di casa. Meno incontri con gli amici e più web. Un cambiamento che potrebbe avere effetti anche sul futuro.

 

I FOOD  INFLUENCER PIU’ FORTI E I TRAVEL INFLUENCER PIU’ DEBOLI

Secondo lo studio condotto da Extreme e intitolato “Influencer Italia Travel & Food, analisi dell’impatto del Covid-19”, fra maggio e agosto 2020 i maggiori 300 Food Influencer hanno visto crescere il loro engagement del 32% rispetto agli stessi mesi dell’anno scorso e hanno aumentato del 5,1% il numero dei followers.
Nello stesso periodo i 300 top Travel Influencer precipitavano a un meno 15,7% corrispondenti a 20 milioni di interazioni. Un calo che ha spinto anche il 14% di loro a interrompere l’attività.

 

+ 18,8% IL FOOD SU INSTAGRAM

Nel complesso la crescita del comparto food su Instagram è stata enorme, con uno sbalorditivo e credo mai più replicabile + 18,8%. Risultato raggiunto con meno post (-12%) e meno sponsorizzazioni (-18%) indicando, nel complesso, un’attitudine positiva alla ricerca di messaggi utili e opinioni indipendenti da ogni condizionamento economico.
7 milioni e mezzo di interazioni con i dolci e i gelati a attrarre più interesse e il vino con solo 1.9 milioni di ingaggi.

 

Sveva Casati Modignani e il suo Falco

E’ un libro per chi è romantico. La love story di un principe azzurro moderno, anzi del re degli occhiali che ritrova e corteggia il suo primo e unico amore

 

Di Donatella Cinelli Colombini

Sveva Casati Modignani – Il Falco

Quale donna non desidera una seconda giovinezza, essere corteggiata da un miliardario bello, pieno di energia vitale e sinceramente innamorato?

Non il principe azzurro, ma il Re azzurro degli occhiali.

 

E LEONARDO DEL VECCHIO DIVENTA IL FASCINOSO ROCCO DI FALCO

Questa è la bellissima storia raccontata nell’ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani che si intitola Il Falco (Sperling & Kupfer pp. 498 € 19,90). La più amata scrittrice italiana prende spunto dalla vita di uno dei più geniali imprenditori italiani Leonardo Del Vecchio, il re degli occhiali che, nato orfano di padre e cresciuto in orfanotrofio, è diventato il 50° uomo più ricco del mondo nella classifica di Forbes. Imprenditore audace e visionario, capace di muoversi su uno scenario mondiale, Del Vecchio, in pochi anni, ha trasformato gli occhiali da protesi della vista in elegante accessorio di abbigliamento. Un autentico fenomeno nella vita professionale quanto tormentato nella vita affettiva: quattro matrimoni, 6 figli da tre madri diverse. Fra di loro il rapporto più stabile è con l’attuale moglie Nicoletta Zampillo che ha sposato nel 1997 per poi divorziare nel 2000 e celebrare un nuovo matrimonio nel 2010.
Dalla storia di questo uomo straordinario e dal suo enorme progetto di un campus capace di attrarre talenti e offrire cure innovative ai malati (500 milioni di investimento) nasce il libro Il Falco di Sveva Casati Modignani.

 

#MeToo #tunonseisola le donne del vino sono con te

Le donne del vino avanguardia del cambiamento in un settore che era totalmente maschile e ora, grazie al successo di poche, sembra essere tutto rosa

 

Be the Change - 2 dicembre on-line per il lavoro e la formazione delle donne nel vino

Be the Change – 2 dicembre on-line per il lavoro e la formazione delle donne nel vino

di Donatella Cinelli Colombini

Quando guardate le gare di Formula 1 quante donne vedete fra i meccanici? Negli ultimi 50 anni i Premi Nobel per la medicina assegnati a donne sono stati solo 8 in mezzo a un esercito maschile. Eppure ci sono ottimi ingegneri meccanici e ottimi medici donne.

Certi mestieri sono veri campi minati per le donne, anche per quelle molto brave.

Il vino era fra di essi.

Le donne hanno quasi ovunque meno opportunità e meno retribuzioni dei maschi, problemi a cui spesso, si aggiungono quelli familiari e quelli legati a molestie sessuali e alle violenze (93 femminicidi in Italia nel 2020).

 

D'Amore non si muore - Donne del Vino - Emilia Romagna

D’Amore non si muore – Donne del Vino – Emilia Romagna

METOO E SESSISMO ANCHE NEL MONDO DEL VINO

MeToo ha cominciato a scardinare la logica della vittima complice che permetteva agli abusi di continuare indisturbati.

E il problema non riguarda solo il mondo del cinema, ma anche quello del vino. Ne sono un esempio gli imbarazzanti avvenimenti accaduti fra i Master Sommelier USA, dove gli abusi sulle candidate agli esami avvenivano da anni ad opera degli stessi insegnanti, ma solo ora sono stati contrastati da un’azione efficace e definitiva.

Il sessismo è ancora forte e viene fuori dove meno te lo aspetti. Durante il recente Wine2wine è stato citato #wineboy, un hashtag da qualche migliaio di post in cui appaiono uomini eleganti e autorevoli mentre #winegirl, che di post ne ha più di 100.000, mostra  immagini molto peggiori tra nudità ed atteggiamenti sexy.

 

DONNE DEL VINO AVANGUARDIA DEL CAMBIAMENTO

Le Donne del Vino non dimenticano Donatella Briosi uccisa dall’ex marito nel giugno 2018. Un assassinio che ha mobilitato l’associazione ed ha toccato i cuori di tutte. In occasione del 25 novembre 2020, #tunonseisola ha coinvolto oltre 100 socie con video e foto.

Il vino al femminile è consapevole di essere l’avanguardia del cambiamento in atto. In nessun comparto produttivo le donne sono ugualmente organizzate e protagoniste del rinnovamento dello stile produttivo. Un successo che, per certi versi sembra spingerle in avanti lasciando le questioni della parità di genere e degli abusi alle loro spalle.

 

Basta con la sfogliatura delle viti

La pratica di togliere le foglie che proteggono i grappoli dal sole aveva una buona motivazione vent’anni fa, ma con il clima di oggi è sicuramente sbagliata

 

Viti di sangiovese sfogliate

Viti di sangiovese sfogliate

di Donatella Cinelli Colombini

A volte il successo può essere una gabbia che impedisce ogni cambiamento ma in realtà il successo è una conquista continua che impone un continuo aggiornamento. Questo vale nello sport, nella scienza, nell’industria e anche nei settori dove, apparentemente, la conservazione delle tradizioni offre un vantaggio competitivo, come nel vino.

 

I VIGNETI DI MONTALCINO TENUTI COME GIARDINI E AMATI COME FIGLI

Nel tempo i vignaioli montalcinesi hanno curato le loro vigne con attenzione affettuosa, come fossero figli. Fra le pratiche utilizzate per accrescere la maturazione dell’uva e preservarla dal marciume, in caso di pioggia, c’era la sfogliatura che veniva fatta a mano, verso i primi di settembre. In pratica, le viti venivano private delle foglie fino a scoprire i grappoli.

Vigneto sfogliato prima della vendemmia

Vigneto sfogliato prima della vendemmia

Fino a vent’anni fa questa pratica offriva indubbi vantaggi perché accresceva la concentrazione zuccherina degli acini e li manteneva asciutti in un’epoca in cui l’uva stentava a superare il 13% d’alcool potenziale e la vendemmia avveniva sempre ad ottobre, cioè dopo l’inizio delle piogge autunnali.  La sfogliatura rendeva anche più veloce la raccolta dell’uva e questo, nel caso di tempo incerto, era un altro buon motivo per farla.

 

SFOGLIATURA DELLE VITI DA  OTTIMA PRATICA DI COLTIVAZIONE A AZIONE DANNOSA

Oggi la situazione è completamente cambiata perchè le temperature si sono sensibilmente innalzate.
Il ciclo vegetativo delle viti inizia prima e finisce prima. Questo significa che l’epoca della maturazione coincide, quasi sempre con un periodo assolato con temperature massime superiori ai 30°C. Quindi i vignaioli devono fare esattamente l’opposto rispetto al passato: se prima il sole era spesso troppo poco per delle complete maturazioni e bisognava cercarlo, oggi dobbiamo proteggere l’uva dal sole in modo che non avvengano scottature o addirittura disseccamenti. Tutta l’impalcatura fogliare deve essere usata anche in funzione ombreggiante per rallentare la maturazione “tecnologica” cioè della polpa degli acini, in modo che vada in parallelo alla maturazione “polifenolica” cioè della buccia degli acini. Solo in questo modo potremo raccogliere uve adatte per produrre grandi Brunello.

 

Angelina Jolie, Brad Pitt e il Fleur de Miraval

Non è un celebrity wine come gli altri ma un progetto enologico e di marketing impeccabile che punta all’eccellenza dello Champagne rosè

Fleur-de-Miraval-Brad-Pitt-Angelina-Jolie

Fleur-de-Miraval-Champagne-rosè-Brad-Pitt-Angelina-Jolie

di Donatella Cinelli Colombini

VINI DI PERSONAGGI FAMOSI

Torno a parlare dei vini dei personaggi famosi con una notizia di cronaca e qualche commento personale cattivo.
Ecco a voi “Fleur de Miraval” Champagne rosè firmato da Angelina Jolie e Brad Pitt. Prodotto in 20.000 bottiglie in vendita sul catalogo di Millesima al prezzo di 340€ l’una compreso il cofanetto e la spedizione gratuita.
Praticamente quanto un Dom Perignon
La mia prima reazione è stata di fastidio. Ho pensato <<i soliti personaggi belli ricchi e famosi che sfruttano il loro nome per moltiplicare vendite e prezzi di vini mediocri>>. Ma poi ho capito che il progetto non era il solito celebrity wine ma un bellissimo e ambizioso progetto enologico.
La coppia di divi cinematografici Jolie-Pitt, anche dopo la separazione matrimoniale, ha continuato a produrre insieme il rosè a Chateau Miraval in Provenza. Le bottiglie hanno una forma diversa che rimane impressa al primo colpo d’occhio, il vino è di ottima qualità al punto da entrare nella Top 100 del Wine Spectator e il risultato è un successo commerciale clamoroso.
Dopo il rosè Miraval uscito nel 2012, un’autentica armata di celebrità ha iniziato a produrre rosati ma nessuno con gli stessi investimenti e lo stesso orientamento all’alta qualità della coppia Jolie Pitt. In pratica è il nome dello sportivo, della stella del cinema o del cantante rock che fa vendere vini generalmente mediocri. L’operazione è legittima ma fa storcere il naso ai produttori veri come me e, spero a molti wine lovers.

                                                                       

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