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Birra alla marijuana in Canada. Ci preoccupiamo?

Non so se la cannabis sia salutare, ma è sicuramente remunerativa. Per questo c’è chi ha brevettato la birra alla marijuana e vuole aggiungerla ai succhi di frutta

Birra-alla-marijuana

Birra-alla-marijuana

Di Donatella Cinelli Colombini

Quest’anno il mercato legale di cannabis in USA e Canada raggiungerà i 17,8 miliardi di Dollari (Euromonitor). Un fiume di soldi che si sta lentamente allargando anche in Italia dove la produzione ufficiale di cannabis per scopi terapeutici non riesce a stare dietro alle richieste dei clienti.
Non è ancora chiaro se la sensazione di benessere prodotta dalla marijuana abbia delle controindicazioni più pesanti della semplice dipendenza e in che misura allontani gli utilizzatori dalle responsabilità della vita reale, tuttavia rende felici chi la consuma e soprattutto chi la vende per gli enormi profitti che genera. Tutti pensavano che questo fiorente business avrebbe attratto investimenti dai giganti del tabacco e invece ha attratto l’attenzione del gigante multinazionale degli alcolici Costellation. Con i suoi 7.3 miliardi di Dollari, di fatturato annuo, la Costellation ha potuto investire 141 milioni di Sterline per comprare il 10% della società canadese produttrice di cannabis Canopy Growth Corp. Secondo le dichiarazioni della Costellation l’investimento mira a produrre bevande nelle quali l’effetto euforizzante dell’alcool viene sostituito da quello della marijuana. Bibite analcoliche a base di cannabis come succhi di frutta e caffè capaci di rilassare, lenire i dolori fisici e persino rendere più socievoli.

Birra-alla-marijuana

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Ma ecco che arriva il metodo per produrre birra dalla cannabis. In pratica la marijuana sostituisce i normali ingredienti di produzione. Il brevetto è stato depositato nel luglio 2017 dalla canadese Provice Brands, il cui amministratore delegato Rob Sands, si è detto sicuro che la futura liberalizzazione della cannabis per uso ricreativo in tutti gli stati americani, farà fare ottimi affari alla sua ditta.
La Provence Brands è una società nata nel 2016 scommettendo sull’autorizzazione alla vendita di bevande a base di cannabis. In effetti il Canada è stato il primo Paese al mondo a legalizzare la marijuana per uso medico nel 2001 e nel 2017 ha annunciato che, entro i due anni successivi, avrebbe consentito anche cibi o bevande a base di marijuana. Questo ha innescato la corsa agli investimenti.

Vinitaly, Donne del vino, Ian D’Agata, vigne storiche

e Donne del Vino presentano i vini ottenuti dai loro vigneti storici a Vinitaly nella degustazione guidata da Ian D’Agata che diventa una pietra miliare

Donne-de-Vino-degustazione-Vinitaly-vini-da-vigneti-storici

Donne-de-Vino-degustazione-Vinitaly-vini-da-vigneti-storici

Un Vinitaly con grandi messaggi quello delle Donne del vino che, nel 2018 festeggiano il loro trentennale. Il primo evento, domenica 15 aprile alle 15 nella sala tulipano è dedicato ai vini ottenuti da vigneti ottuagenari.
La complessità conferita al vino dalle viti antiche vale più del loro calo produttivo? Fin ora, la logica del reimpianto, ha privilegiato le maggiori quantità d’uva dei vigneti giovani a scapito della complessità e finezza, al timbro unico e distintivo trasmesso al vino dalle viti molto vecchie. Una strategia su cui vale la pena riflettere e per questo le Donne del Vino hanno organizzato a Vinitaly una degustazione che diventerà una pietra miliare nella comprensione del potenziale qualitativo del vigneto italiano.

Donne-de-vino-con-Ian-D'Agata

Donne-de-vino-con-Ian-D’Agata

Una degustazione di straordinario interesse di 10 vini provenienti da sei regioni diverse e guidata da uno dei massimi wine critics del mondo: Ian D’Agata autore del pluripremiato volume Native Wine Grapes of Italy. I vini, provenienti da vigneti, in gran parte, ottuagenari o addirittura più vecchi, offrono una panoramica ampia della ricchezza e della biodiversità del patrimonio viticolo italiano.
Un approccio visionario a cui la presidente delle Donne del Vino, Donatella Cinelli Colombini, ha voluto dare il significato di una riflessione sui vantaggi del restauro del vigneto storico italiano e sulla diffusione delle pratiche capaci di allungare la vita delle piante. Un approccio rivoluzionario rispetto alla pratica dei reimpianti frequenti applicata in modo massiccio negli ultimi 50 anni, pratica che presenta indubbi vantaggi produttivi ma priva i vini del timbro unico che ricevono da viti molto vecchie.

Sui-vini-naturali-Daniele-Marina-Cernilli

Vini naturali e il vino diventa sempre più punk

Ecco i vini raw e i vini naturali fatti quasi senza tecnica e chimica. E’ solo moda? Dal monito di Daniele Cernilli al cantante produttore punk rock

Sui-vini-naturali-Daniele-Marina-Cernilli

Sui-vini-naturali-Daniele-e-Marina-Cernilli

Di Donatella Cinelli Colombini, DOC Orcia, Cenerentola, Fattoria del Colle

La moda green in versione wine marketing fa nascere i nomi più strani: vini sostenibili, vini naturali, vini liberi, raw wines (vini grezzi) … ma in realtà nessuno di questi nomi corrisponde a un regolamento e a un marchio riconosciuto per legge. Quindi si prestano a fraintendimenti oppure, nel caso di malintenzionati, a veri e propri imbrogli ai danni dei consumatori che pensano di bere qualcosa di assolutamente salutare e invece hanno nel bicchiere un cocktail di vino e agro-chimica.
Per non parlare della qualità del vino. La nuova sensibilità ambientalista sembra chiedere di considerare caratteristiche certi difetti, soprattutto aromatici, presenti in gran parte dei vini fatti “come natura crea”. Un’opinione contro cui si è recentemente scagliato Daniele Cernilli. << C’è un’affermazione che non è proprio smentibile, ed è che la Natura non fa vino>> ha detto il grandissimo DoctorWine invitando chi dichiara di produrre vini naturali a ottenere

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

Vini-naturali-Bendan-Tracey-Domaine Le Clocher-Sainte-Anne-Loire

regole riconosciute per legge perché le buone intenzioni dei singoli non sono controllabili e <<men che meno con degli slogan che sanno di marketing che strizzano l’occhio a ideologie neopagane intese in modo talvolta molto settario e antiscientifico>>.
Per entrare in questo mondo ho “seguito” Barù che ha realizzato, per Munchies, un video intitolato Natural punk wines nell’enoteca Champagne Socialist << nel cuore gay del quartiere di Porta Venezia>> a Milano. Vende 400 etichette di <<vino naturale o meglio vivo, con zero solfiti aggiunti, prodotto, come ci assicurano, da vignaioli indipendenti, italiani ed europei>>. La dizione raw wines (vini grezzi) o vini vivi fatti da chi non usa << né tecniche, né prodotti di sintesi (no additivi chimici, no lieviti, né rettifica di zuccheri o di acidità), sia in vigna che in cantina>> introduce un’altra categoria al già confuso ambito del naturalismo enologico.

Pappa col pomodoro della Fattoria del Colle

Come tante ricette semplici, la pappa col pomodoro, diventa un capolavoro se vengono usati ingredienti perfetti come pomodori appena colti e aglione

pappa-col-pomodoro-ingredienti

pappa-col-pomodoro-ingredienti

Come la pizza, così la pappa col pomodoro è un piatto povero che è stato svilito da preparazioni troppo veloci e con ingredienti industriali.  Ecco che lo stesso piatto può essere regale oppure si riduce a una ricetta piacevole ma piuttosto banale. Qui vi spieghiamo come riportarlo all’antico splendore.

Quando è eseguito in modo impeccabile deve portare in bocca i profumi dell’orto, la fragranza della natura e della vera tradizione toscana. Ecco che una preparazione veloce e alla portata di tutti diventa un messaggio: racconta la Toscana dei secoli scorsi, del pane senza sale e dell’olio di sapore intensissimo,

pappa-col-pomodoro-preparazione

pappa-col-pomodoro-preparazione

racconta il caldo dell’estate e il piacere delle essenze naturali. Nell’originaria ricetta fiorentina viene usato un normale aglio che, in Valdorcia e in Val di Chiana è sostituito con l’aglione, l’aglio gigante tipico di questo territorio e capace di dare sapore senza appesantire l’alito per cui è chiamato “aglio a prova di bacio”

 

Di Roberta Archetti chef del ristorante dell’agriturismo Fattoria del Colle

Foto di Nicola Minunno maître del ristorante dell’agriturismo Fattoria del Colle

I talebani del vino: scontro fra classicisti e naturalisti

Le opinioni sulla qualità del vino si stanno radicalizzando con scontri sempre più duri fra chi ama una perfezione classica e chi demonizza gli enologi

Lisa-Perrotti-Brown

Lisa-Perrotti-Brown- contro-i-talebani-del-vino

Di Donatella Cinelli Colombini, Orcia DOC, Fattoria del Colle

C’è chi pensa che il grande vino debba possedere una perfezione assoluta prendendo a modello prototipi classici francesi e chi demonizza gli interventi enologici arrivando a apprezzare i difetti come espressioni di carattere, localismo e naturalezza.

Riccardo-Cotarella-Daniele-Cernilli-contro-i-talebani-del-vino

Riccardo-Cotarella-Daniele-Cernilli-contro-i-talebani-del-vino

Talebani del vino: trionfano convinzioni opposte che, mese dopo mese, diventano sempre più radicali. Ognuno sostiene le sue idee come se fossero una fede religiosa.
Torniamo indietro di 150 anni e troviamo uno scontro simile nella pittura. Era il 1863 e viene inaugurato il Salon des Refusés, per ospitare le opere escluse dal Salon.
Al Salon c’erano i dipinti accademici accettati dalla cultura ufficiale: molto disegno, forme perfette di ispirazione raffaellesca. Di questi pittori quasi nessuno ricorda il nome. I rifiutati avevano portato i cavalletti fuori dagli studi riscoprendo l’emozione della luce e del colore. Erano stati battezzati dispregiativamente Impressionisti e ora le loro tele sono contese dai collezionisti a prezzi milionari: Édouard Manet, Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir …

GLI ACCADEMICI E GLI IMPRESSIONISTI DEL VINO
Parto da un articolo della Master of Wine Lisa Perrotti Brown Editor in Chief di Wine Advocate-Robert Parker.

Gli intoccabili del vino

Gli intoccabili del vino sono quei brand che ottengono oltre 95/100 in qualunque annata solo perché hanno una reputazione monumentale

Gli-intoccabili-del-vino-Chateau-Ausone

Gli-intoccabili-del-vino-Chateau-Ausone

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Montalcino, Casato Prime Donne

Ecco i nomi dei 13 intoccabili del vino che gli esperti premiano con punteggi altissimi in tutte le vendemmie solo perché criticarli fa sembrare l’assaggiatore incompetente o alla ricerca di visibilità in un coro dove le voci ripetono tutte la stessa melodia.
Angelus
Ausone
Cheval-Blanc
Haut-Brion
Lafite
• Lafleur
• Latour
• Le Pin
• Margaux
• Mission Haut Brion
• Mouton Rothschild
• Petrus
• Yquem

Intoccabili-del-vino-Chateau-Cheval-Blanc

Intoccabili-del-vino-Chateau-Cheval-Blanc

L’articolo è di Wine Searcher firmato da Oliver Styles ed è davvero spassoso anche se non arriva all’effetto del bambino che grida <<il re è nudo>> perché tutti siamo ben consapevoli che esiste una scala di valori consolidata e un business esteso in mezzo mondo che ha tutto l’interesse a mantenere le cose come stanno. Del resto chi visita il vigneto bordolese ha una chiara percezione della valanga di denaro spesa in vigneti coltivati con i cavalli, tini, pompe, consulenti …. E tutto quello che serve per trasformare un grande vino in un’eccellenza inarrivabile sotto il profilo dell’immagine e della qualità intrinseca.

2015 il migliore Romanée Conti a memoria d’uomo

Albert de Villaine non ha mai visto un’annata simile in 40 anni di carriera. Ecco i punti di contatto con la vendemmia di Brunello 2010

Romanée Conti Muretti a Secco e Croce

Romanée Conti Muretti a Secco e Croce

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Brunello, Casato Prime Donne

Come fa un produttore a dire <<questa è la miglior vendemmia della mia carriera>>? Sembra un’affermazione difficile almeno quanto quella di scegliere l’anno più bello nella propria vita. Invece è semplice e Albert de Villaine, co proprietario di Domaine de la Romanée Conti (insieme a Henry-Frédéric Roch), lo spiega in modo molto convincente.
<< I have never seen a season where the vineyards were so beautiful from beginning to end>> non ho mai visto un’annata in cui le vigne erano così belle dall’inizio alla fine, ha detto a The Drinks Business. Per poi aggiungere un particolare << in 2015 they were fresh and still green when we picked>> nel 2015 le viti erano fresche e verdi fino alla

Romanée Conti

Romanée Conti

vendemmia. Ebbene, nel 2010, da noi a Montalcino è successa la stessa cosa, mentre coglievamo l’uva le piante erano ancora in vegetazione cioè i tralci verdi crescevano. Ricordo che il Professor Attilio Scienza, a cui descrivemmo questa inusuale fenomeno, ci disse << si è qualcosa che non succede quasi mai ma è indice di una vendemmia di straordinaria qualità>>.
Questa volta è avvenuto in Borgogna ed ha dato origine a vini che de Villaine descrive come gioielli perfetti <<they have fruit, structure, sensuality; this combination is very rare>> essi hanno frutto, struttura, sensualità; questa è una combinazione molto rara, ha detto.

Le 10 donne del vino più potenti del mondo

Sono 10 leonesse, una per nazione, donne del vino celebri, coraggiose e talentuose, scelte da The Drinks Business come esempi del nuovo protagonismo femminile

10 donne del vino più potenti del mondo Domaine Leroy

10 donne del vino più potenti del mondo Domaine Leroy

Di Donatella Cinelli Colombini, Montalcino, Casato Prime Donne

Lalou Bize-Leroy – La vera prima donna della Borgogna. 85 anni, tenace e intransigente non ha paura di sporcarsi le mani. Dopo essere stata con-direttore di Romanée Conti insieme all’attuale proprietario Aubert de Villaine, a causa del disaccordo con lui, nel 1992 ha rassegnato le dimissioni e ha comprato Domaine Leroy creando dei vini capolavoro come il suo Richebourg.
Albiera Antinori – la prima donna a capo del business familiare dei celebri marchesi fiorentini in 632 anni di storia e 27 generazioni. Albiera è un manager di talento che ha dato un grande contributo alla diffusione dei vini più prestigiosi delle cantine Antinori – Tignanello e Solaia – nel mercato asiatico.
María Vargas, direttore tecnico di una delle più prestigiose cantine della Rioja – Marqués de Murrieta. Il rosso Castillo Ygay da lei creato è un vino mito che nelle aste viene venduto a prezzi da capogiro

Susana Balbo 10 donne del vino più potenti del mondo

Susana Balbo 10 donne del vino più potenti del mondo

Celia Welch figlia d’arte il padre era enologo, dopo la laurea in enologia ha lavorato in Nuova Zelanda e Australia per poi tornare in USA a Napa Valley. A lei si deve il vino Scarecrow 2003 che ha ottenuto 98 punti da Robert Parker
Judy Chan nata a Hog Kong ha iniziato lavorando nella finanza finchè, a 24 anni, il padre le ha affidato Grace Vineyard a Shanxi e lei lo ha trasformato nel fiore all’occhiello dell’enologia cinese con 2 milioni di bottiglie l’anno di grande qualità
Susana Balbo, la chiamano l’Evita del vino, è la più famosa enologa argentina ed è stata per tre volte presidente dei vini argentini. Dopo 20 anni come consulente ha creato la sua cantina Dominio del Plata

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Enoteche: la seconda giovinezza in Italia

Le 7300 enoteche italiane sono trendy. Napoli è la città che ne ha di più con 546 esercizi. Le donne dirigono il 27% del totale, crescono i gestori giovani al Sud

Enoteca-Molesini-Cortona-vita-da-produttori

Enoteca-Molesini-Cortona

Di Donatella Cinelli Colombini

Dopo il boom negli anni Settanta del Novecento, quando le enoteche accesero i riflettori sulla scalata qualitativa del vino italiano e dopo la crisi dei primi anni Duemila, le enoteche vivono, in Italia, una seconda giovinezza.
Due tendenze sembrano emergere: i wine bar per consumare vino, cibo e intrattenimento e i negozi per i turisti. I primi sono luoghi dove i wine lovers trovano amici vecchi e nuovi, scoprono vini rari e vigneti sconosciuti, partecipano a intrattenimenti in chiave enoica, soprattutto vivono il vino come life style capace di dare stimoli e socializzazione. Insomma più che un luogo per lo shopping l’enoteca è vista come un luogo dove trascorrere il tempo libero all’interno di uno stile di vita più lento e attento alla salute. In altre parole nessun cliente cerca la sbornia quanto piuttosto di emozionarsi con la scoperta di una piccola cantina in un’isola vulcanica dove le viti sono coltivate interamente a mano.

Benvenuto-Brunello Enoteca-bd-di-Bruno-Dalmazio

Enoteca-bd-di-Bruno-Dalmazio-Montalcin

Poi ci sono le enoteche pensate per i turisti che arrivano nelle zone del vino o genericamente in Italia, con l’intenzione di assaggiare ma soprattutto comprare eccellenze, rarità e novità del vigneto tricolore. Questa tipologia di negozi ha sicuramente beneficiato della crescita dei turisti esteri 2017 così come del segmento di quelli interessati al vino. In pratica due visitatori stranieri su 3 tornano tornano  a casa con una bottiglia in valigia. L’enoturismo fa breccia anche sugli italiani ed ecco che, nell’ultimo anno, 16,1 milioni di connazionali hanno partecipato ad almeno un evento enoico. Appuntamenti che spesso avvengono nei distretti di produzione ed hanno nelle enoteche dei punti di sosta quasi obbligatori.

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Solforosa e qualità dei vini rossi invecchiati

Arriva l’enologia di precisione con dosaggi “su misura” della solforosa nei vini e la scoperta dei suoi effetti benefici nell’invecchiamento dei grandi rossi

F.CANIN,P. ARAPITSAS, S.GRANDO, 2 ricercatrici,F.MATTIVI

F.CANIN,P. ARAPITSAS, S.GRANDO, 2 ricercatrici,F.MATTIVI

Di Donatella Cinelli Colombini, Brunello, Casato Prime Donne

Per anni la parola anidride solforosa pareva una bestemmia. Fra le cose aggiunte al vino era quella maggiormente sul banco degli imputati per il suo carattere allergenico. Chi la usa deve Infatti scrivere sulla bottiglia “Contiene solfiti” quasi a dire “attenzione pericolo”. Esistono limiti all’uso della solforosa SO2 che diventano particolarmente bassi nei protocolli biologico e soprattutto biodinamico ma c’è anche chi, come il Professor Riccardo Cotarella, svolge sperimentazioni per produrre vini senza aggiungerne neanche un grammo.
In realtà la solforosa è il principale conservante del vino che aiuta a proteggere da microorganismi e ossigeno durante tutte le fasi della produzione, dall’uva al mosto, della maturazione in botte all’affinamento.

Washington-Ambaciata_italiana_Mattivi

Washington-Ambaciata_italiana_Mattivi

Fin ora i dosaggi erano basati su prove empiriche senza avere un’esatta nozione di quali fossero le reali reazioni chimiche di solfonazione che avvengono nei vini ma uno studio di Panagiotis Arapitsas, Graziano Guella & Fulvio Mattivi pubblicato nella rivista “Scientific Reports” con il titolo “The impact of SO2 on wine flavanols and indoles in relation to wine style and age” getta nuova luce sull’argomento e prefigura un’enologia di precisione. Introduce cioè un nuovo metodo quantitativo per misurare i derivati solfonati. Inoltre prefigura un futuro, non molto lontano, in cui sarà possibile calibrare al meglio l’aggiunta di anidride solforosa nei vini, tenendo conto della diversa capacità di ciascun vino di consumarla.

Violante al reality sul vino War of Wineries

Si chiama War of Wineries e andrà in onda dal 25 marzo su Real Time alle 12,20. E’ il primo reality sul vino ed ha fra i protagonisti Violante Gardini

WAR-of-WINERRIES-Violante -Gardini

WAR-of-WINERRIES-Violante -Gardini

Non perdetelo sul canale 31 del digitale terrestre; Sky canale 131 e 132 (+1) e tivùsat canale 31).

Ed ecco la programmazione:

– 1^ e 2^ puntata Domenica 25 Marzo alle h 12.20 e 12.50

– 3^ e 4^ puntata Domenica 1 Aprile alle h 12.20 e 12.50

– 5^ e 6^ puntata Domenica 8 Aprile alle h 12.20 e 12.50

Questo è lo spot

Si tratta del primo reality dedicato al vino con giovani produttori che si sfidano in gare semi serie e in certi casi costruite apposta per far entrare nel panico i partecipanti. Ma il bello del

WAR-of-WINERRIES-Violante -Gardini

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reality è anche saper ridere e saper far ridere chi guarda. Con questo spirito Violante ha accettato di partecipare e con la convinzione che un approccio più virtuale e scanzonato possa avvicinare al vino anche quei giovani che, fin ora, lo hanno visto come qualcosa di troppo difficile e lontano dalla loro quotidianità. Ecco dunque il racconto di prima mano della nostra concorrente

War of wineries– Guerra tra cantine….. l’unica guerra le cui vittime sorridono.

La Fattoria del Colle diventa wine destination

Alla Fattoria del Colle per partecipare a 5 esperienze al giorno: vera Toscana, grandi vini e 7 secoli di storia da toccare, annusare, assaggiare e scoprire

Fattoria-del-Colle-sala-degli-stemmi-Foto-dii-Leslie-Brienza

Fattoria-del-Colle-sala-degli-stemmi-Foto-dii-Leslie-Brienza

di Donatella Cinelli Colombini

Nasce la “Fattoria con animazioni” dove degustazioni, visite, lezioni di cucina diventano permanenti e non più solo su richiesta. Chi arriva alla Fattoria del Colle trova una wine destination in cui, quasi ogni ora, c’è la possibilità di vivere un’esperienza che lo arricchisce all’interno di una contesto dove tutto è vero, proposto in modo divertente ma con grande professionalità. Anche nei due ristoranti arrivano in tavola, insieme a grandi vini, le verdure antiche dell’orto monumentale e le ricette della tradizione che diventano scoperta di sapori e saperi grazie al racconto di aneddoti della loro storia centenaria.

Tartarughe-di-terra-Fattoria-del-Colle

Tartarughe-di-terra-Fattoria-del-Colle

Non solo un luogo da vedere perché la Fattoria del Colle coinvolge e fa vivere esperienze che rimandano alla tradizione della campagna senese. Ecco che la visita guidata con assaggio itinerante entra nella villa cinquecentesca in cui abita Donatella e diverte con i racconti di nobili e contadini.
Nei vigneti del Chianti Superiore e della Doc Orcia c’è un trekking con cartelli didattici.
Nell’orto monumentale ci sono varietà alimentari antiche e rare come l’aglione, la liquirizia, il rabarbaro e i pomodori gialli e neri. C’è il giardino delle tartarughe di terra che rivela la vita di rettili con 200 milioni di anni di storia, nella scuola di cucina le massaie insegnano semplicissime ma

Fattoria-del-Colle-prosciutto di cinta

Fattoria-del-Colle-prosciutto di cinta

gustosissime ricette tradizionali. Per i più piccoli c’è anche il fantabosco e il giovedì, il tiro con l’arco.
Il protagonista assoluto è il grande vino con la visita delle cantine e la degustazioni verticali di Brunello e, una volta la settimana, la possibilità di diventare “enologo per un giorno” producendo il proprio Super Tuscan.
La Fattoria del Colle è un luogo della memoria con sette secoli di storia, un angolo di Toscana intatto e fuori dei grandi circuiti turistici (a 18 km dall’uscita Val di Chiana dell’Autosole 2 ore da Roma e una da Firenze) dove ogni visitatore si sente un esploratore alla scoperta della civiltà dei grandi vini toscani.

Bordeaux-Donatella-Cinellicolombini-a-Chateau-Margaux

Bordeaux, la Citè du Vin e Millésima

Donatella Cinelli Colombini a Bordeaux per visitare la Cité du Vin e Millésima il suo nuovo prestigiosissimo importatore in Francia

Bordeaux-Donatella-Cinellicolombini-a-Chateau-Margaux

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Di Donatella Cinelli Colombini

Bordeaux è la capitale mondiale del vino con intorno un distretto enologico che fattura oltre 14 miliardi di Euro l’anno cioè  più di tutta l’Italia
E’ la capitale della provincia romana dell’ Aquitania terra lungamente contesa fra i re di Francia e d’Inghilterra, da quando, nel 1154 Eleonora d’Aquitania duchessa di Aquitania e Guascogna, sposò Enrico Plantageneto e si ritrovò ad essere regina d’Inghilterra portando in dote le ricche terre francesi.
Grazie a questo passato anglo-francese Bordeaux sviluppò il business del vino con l’isola britannica e ne fece il trampolino di un successo mondiale. Furono gli inglesi i primi estimatori del Claret e poi del vino di Bordeaux rosso e potente, ancora prima dei francesi.

Bordeaux-Millésima-Chateau-Margaux

Bordeaux-Millésima-Chateau-Margaux

L’Aquitania è diventata definitivamente francese nel 1653 ma l’istinto ribelle ha continuato ad animarla tanto da avere un regolamento edilizio che vi impediva la costruzione di edifici alti per agevolare il tiro dei cannoni del re di Francia. Nonostante questo, o forse per essere sempre bastian contraria, nell’epoca napoleonica Bordeaux appoggiò i Borboni e durante l’occupazione tedesca divenne il luogo migliore per espatriare illegalmente.

Wine and Food Angels

Food and Wine Angels i talent scout delle cose buone

Carol Agostini, Giuseppe Tognazzi e Marco Moretti  Wine and Food Angels  esperti di cibi e vini d’eccellenza che vogliono trasformare la passione in professione

Wine and Food Angels

Wine and Food Angels

Di Donatella Cinelli Colombini, Toscana, agriturismo, Fattoria del Colle

Vi ricordate la serie televisiva Charlie’s Angels con Farrah Fawcett, Jaclyn Smith e Kate Jackson? Tre bellissime donne che facevano indagini poliziesche trovando sempre i colpevoli? Ebbene i nostri tre Angels sono forse meno belli ma altrettanto coraggiosi e scoprono, come le attrici, gli autori dei migliori cibi e delle migliori bottiglie.

Food and Wine AngelsCarol Agostini, Giuseppe Tognazzi e Marco Moretti– rappresenta l’esperienza di chi segue le proprie passioni  cercando di trasformarle in una vera attività mettendo in campo le competenze e i contatti acquisiti nel corso del tempo.

Il  loro simbolo è quasi un manifesto di intenti: un cappello da chef che somiglia a un

tappo da Champagne ma ha le ali. I tre Angels intendono proporsi come consulenti per eventi –  già lo fanno nel circuito Golf ” CHEFINGREEN” – e come comunicatori di eccellenze agroalimentari. Questa attività prende forma nella collaborazione con RADIO RADIO PER VIAGGIARE IN ITALIA e nella rubrica  ” Il Viaggio degli Umami ” su ESSEREWEBRADIO. Quest’ultimo format è anche nel giornale sfogliabile online ” Golf&Gusto.

Nel complesso FoodandWineAngels  vantano una rete di quasi 20 mila contatti prevalentemente nel settore.  Carol ha oltre 200 mila followers e sta inaugurando una nuova produzione di video su youtube.

Volpe nel pollaio

Il prezzo del vino e le medaglie dei concorsi

Vincere medaglie dei concorsi enologici può far aumentare il prezzo del vino del 13% con un effetto combinato che riguarda i critici e i consumatori

medaglie dei concorsi

medaglie dei concorsi Giuria a lavoro

Di Donatella Cinelli Colombini, Chianti Superiore, Fattoria del Colle

Il Journal of Wine Economics  organo dell’ AAWE – American Association of Wine Economists, è uno dei più letti e autorevoli repertori di studi economici sul vino. Pubblica, quasi contemporaneamente, due articoli sugli effetti delle medaglie vinte nei concorsi  dimostrando come abbiano un’influenza rilevante sui critici e, forse con effetto combinato, sui consumatori.
E’ l’analisi di Christopher Bitter a evidenziare questo aspetto curioso.  In base alle sue analisi ricevere una medaglia d’oro in un concorso enologico, di per sè, non serve a influenzare i consumatori e quindi a far crescere le vendite ma permette a un vino di uscire dal coro e di essere notato dai critici. Sono poi i punteggi dei grandi esperti a

Concorso enologico, giuria a lavoro

Concorso enologico, giuria a lavoro

produrre il vero effetto sul mercato. C’è quindi un invisibile ma solido fil rouge che lega il successo in un concorso importante, con giuria affidabile e una bassa percentuale di premi rispetto al numero dei partecipanti, e il successivo successo di vendite.
Va notato tuttavia, come ha giustamente sottolineato Bitter che i concorsi enologici spuntano come funghi e, in certi casi, hanno giurie poco competenti a cui vengono fatti assaggiare un numero enorme di vini in poche ore, inoltre incentivano la partecipazione dando medaglie a gran parte dei vini concorrenti.

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