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L’adulazione, la carriera e i potenti

L’Italia con il suo esercito di adulatori senza qualità e di talenti senza sbocchi professionali avrà un futuro? Una riflessione sui cortigiani e il potere

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Di Donatella Cinelli Colombini

Scrivo queste note all’indomani di un piccolo episodio che ritengo emblematico della realtà italiana. In un’amministrazione locale una persona di talento è stata sottomansionata e un adulatore promosso.

TALENTI SOTTOMANSIONATI E CORTIGIANI PROMOSSI

Trattare i dipendenti come valigie è tipico delle strutture pubbliche dove conta più l’appartenenza che la capacità. Questo è uno dei principali motivi per cui non funzionano. Non mi sorprende, mi ha invece colpito la sbalorditiva capacità di un adulatore che è riuscito a diventare il beniamino di tre potenti di colore politico diverso, in rapida successione. Benchè lo disprezzi devo ammettere di ammirarlo perché ha portato la sua tecnica di cortigiano a un livello di raffinatezza quasi artistica. La sua carriera si fonda su questo perché oltre che adulare e dire maldicenze sui presunti nemici del potente a cui si è attaccato, non sa fare altro.
Quest’episodio mi ha spinto a una riflessione sull’adulazione e il suo ruolo nella società italiana attuale.

Giotto-Invidia-adulazione

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IL RUOLO DELL’ADULAZIONE NELLA CARRIERA

Meno nelle imprese private e molto nella struttura pubblica l’adulazione è un lubrificante della carriera. La piaggeria degli YES MAN, l’arte di “saperci fare” per conquistare il favore di chi conta con l’adulazione è diventata la strada maestra delle promozioni.
Nel passato, quando i valori erano i pilastri dell’esistenza fino a rischiare la propria vita per onorarli, basta pensare al Risorgimento, l’adulazione era disprezzata come espressione dell’animo vile.

La guerra della Gran Selezione

Il Consorzio Chianti approva la Gran Selezione e il consorzio Chianti Classico, che ha creato questa tipologia nel 2014 si arrabbia

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di Donatella Cinelli Colombini

Premetto di avere vigneti di Chianti sia alla Fattoria del Colle di Trequanda che al Casato Prime Donne di Montalcino. Sono quindi parte in causa nella vertenza “Gran selezione” con un evidente vantaggio a produrre questa tipologia premium con le mie uve.

GRAN SELEZIONE DEL CHIANTI CLASSICO DAL 2014  TOP DELLA PIRAMIDE QUALITATIVA

Mettendo da parte l’interesse personale provo a guardare con obiettività tutta la vicenda constatando quando possa essere  rischiosa  e per alcuni aspetti controproducente  per il vino toscano, che sta attraversando un periodo complicato con vendite in calo e export in affanno.
Da anni assisto con dispiacere alle difficoltà di dialogo fra i consorzi del Chianti e del Chianti Classico. Speravo che con la costituzione del consorzio IGT Toscana guidato dal bravissimo Cesare Cecchi e dall’altrettanto capace direttore Campatelli, i motivi di frizione fossero superati. Tutti i consorzi toscani sono riunti in AVITO e hanno anche un organismo con cui organizzano collettivamente la partecipazione a Prowein.

Castello di Ama Chianti Classico San Lorenzo Gran Selezione

Castello di Ama Chianti Classico San Lorenzo Gran Selezione

GRAN SELEZIONE DEL CHIANTI  UN PROGETTO DI CUI SI PARLA DA MESI

Per questo rimasi sbalordita, in occasione dello scorso Vinitaly, nel sentire le voci relative alla creazione di una tipologia Gran Selezione per il Chianti.
Ne parlai con il Presidente del Chianti Giovanni Busi invitandolo a riflettere sui possibili effetti di una simile iniziativa. Lo dissi anche alla direttrice del Chianti Classico Avvocato Carlotta Gori suggerendole di negoziare preventivamente una soluzione condivisa.
Invece le cose sono andate avanti e l’assemblea del Consorzio Chianti ha approvato con il 96% di voti favorevoli, la modifica del disciplinare con l’introduzione della Gran Selezione.
La reazione dei vicini del Chianti Classico è arrivata ai giornali subito dopo e il Presidente Giovanni Manetti, celebre e ottimo produttore di Fontodi ha scritto <<Siamo profondamente rammaricati che le scelte proposte del Consorzio Chianti siano tutte rivolte soltanto a riproporre strategie di valorizzazione già messe in campo dal vino Chianti Classico: la Gran Selezione, peraltro con caratteristiche identiche a quelle della Gran Selezione Chianti Classico, come il grado alcolico (13%), i tempi di invecchiamento (30 mesi), il divieto di uso del fiasco e la certificazione obbligatoria per le transazioni di sfuso>>.
La cosa più preoccupate arriva in fondo alla dichiarazione di Giovanni Manetti << Faremo netta opposizione alla proposta di Chianti Gran Selezione in tutte le sedi istituzionali>>.

Solo poco più tardi viene sfoderata la strategia di difesa della Gran Selezione che è considerata come un bene su cui il Gallo Nero ha investito e che vuole tutelare: il marchio è stato registrato in Italia e nei principali mercati nel 2013. Resta da chiarire la legittimità di una simile registrazione visto che il Testo Unico del vino l’autorizza su tutte le denominazioni italiane, ma le vertenze legali vanno avanti per decenni e quindi, in pratica, vendere una bottiglia di Chianti Gran Selezione sarà impossibile. 

Il turismo del vino ama la tecnologia?

Il turismo del vino fra tradizione e ambienti virtuali. Per rinnovare e diversificare l’offerta ci vuole più tecnologia o più conservazione?

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Di Donatella Cinelli Colombini

E’ giusto mantenere le cantine come dei “piccoli mondi antichi” dove il turista trova il ricordo dei nonni oppure è meglio introdurre touch screen, ambienti digitali, realtà aumentata ….

RAPPORTO SULL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA NEL TURISMO ENOGASTRONOMICO

Nel recente interessantissimo Rapporto sull’innovazione tecnologica nel turismo enogastronomico Roberta Garibaldi ci pone davanti a questo dubbio a cui lei da una risposta positiva proponendo l’innovazione come strumento per ottenere più coinvolgimento e interesse da parte dei visitatori.

I MUSEI, LE MOSTRE E L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA

In molti musei aziendali dedicati all’agroalimentare c’è un ampio uso della tecnologia. In quello Lavazza, ad esempio, ci sono tazzine

Vernaccia Wine Experience

Vernaccia Wine Experience

multimediali, oppure in Olanda l’Heineken Experience fa vivere ai turisti l’esperienza della birra per cui vengono scossi, spruzzati d’acque e esposti al calore. Anche nella Cité du Vin a Bordeaux è possibile percorrere la storia del vino con una sequenza di piccoli teatrini digitali mentre al MAVV- Museo dell’arte, del vino e della vite della Reggia di Portici ci sono videogiochi sulle fasi della vinificazione con un sommelier “virtuale” che giudica alla fine. Persino nel piccolo museo della Vernaccia di San Gimignano è la tecnologia a creare emozione, creando personaggi virtuali e visita degli ambienti di produzione con visione a 360°.

CONTIENE SOLFITI

Anche nei vini con la scritta “Non contiene solfiti aggiunti” ci sono solfiti e chi è allergico non deve berli. Qualche chiarimento su una norma che confonde

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Di Donatella Cinelli Colombini

Tutto il vino contiene solfiti.
I solfiti sono presenti in natura e quindi scritte del tipo “Non contiene solfiti” sulle bottiglie di vino sono errate, proibite e persino pericolose perché chi è allergico ai solfiti potrebbe essere indotto a pensare di poter bere il nettare di Bacco e invece non è così. I solfiti ci sono sempre anche se in piccole quantità.

NESSUN VINO PUO’ RIPORTARE LA SCRITTA “NON CONTIENE SOLFITI”

Tuttavia la maggior parte dei solfiti arrivano nel vino durante la sua produzione. Nelle pratiche di cantina l’anidride solforosa oppure il metabisolfito di potassio vengono utilizzati con funzioni antiossidanti, conservanti e antisettiche. Quando, tali aggiunte innalzano il quantitativo di solfiti presenti nel vino sopra i 10 milligrammi per litro, cioè quasi sempre, la bottiglia deve riportare la frase “Contiene solfiti aggiunti” nella lingua del Paese in cui viene commercializzata. Per questo motivo la maggior parte delle etichette riportano questa indicazione in moltissime lingue diverse.

Le aspettative condizionano la percezione del vino

Il vino sembra buono o cattivo, bianco o rosso in base a come l’assaggiatore lo vede o se lo aspetta. Non esiste un giudizio obiettivo se non bendato

DI Donatella Cinelli Colombini

Assaggio bendato

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Vi ricordate a scuola quando gli studenti bravi prendevano voti alti anche nel caso di prestazioni mediocri? Tutti abbiamo visto casi del genere.
E non dipende dal “cocco del professore” ma dalle aspettative che condizionano chi esprime il giudizio.

I PROCESSI SENSORIALI INCONSCI

Nel vino è lo stesso: i bravi sono sempre bravi e i mediocri sono sempre mediocri. Indipendentemente dalla qualità oggettiva della bottiglia.
Non è una critica ai critici ma un dato di fatto che Vincenzo Russo, professore di

assaggio bendato

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neuromarketing alla IULM di Milano e massimo esperto italiano dei processi celebrali legati alla percezione ci spiega con chiarezza cristallina. La percezione obiettiva non esiste se non in un assaggio privo, di immagini, suoni, odori … e persino sensazioni tattili che interferiscano. In effetti il 50% delle cellule del cervello sono a servizio delle informazioni visive. Vedere l’etichetta di un vino che piace condiziona gli altri sensi ma basta anche meno per ottenere un’alterazione della percezione gustativa come essere in un ambiente illuminato di luce rossa oppure verde, sentire una musica dominata da suoni gravi o acuti… per alterare il gusto.

IL CONDIZIONAMENTO DELL’ASSAGGIO DEL VINO

Non solo, Miguel Gomez e Anna Mansfield della Cornell University di New York, nei corsi “The science of selling wine” (2013) mettevano l’accento sulla correlazione fra la piacevolezza dei luoghi e del panorama con la vendita del vino. La percezione delle bottiglie migliora e con essa le probabilità di fare business.
Cade fragorosamente l’affermazione proposta all’inizio di ogni corso da sommelier secondo cui la degustazione organolettica sarebbe qualcosa di oggettivo. In realtà il degustatore è in buona fede perché la parte razionale del suo cervello è oggettiva ma quella inconscia no. E lui non può accorgersene.

Salerno città di Wine Business e di peccati di gola

Il Corso di Wine Business dell’Università di Salerno è l’occasione per insegnare enoturismo e scoprire i migliori ristoranti dell’area salernitana. Ecco quali sono

Corso-wine-business-Università-di-Salerno-Giuseppe-Festa-Donatella-Cinelli-Colombini e gli-studenti

Corso-wine-business-Università-di-Salerno-Giuseppe-Festa-Donatella-Cinelli-Colombini e gli-studenti

Di Donatella Cinelli Colombini

Insegnare mi piace moltissimo. Mi piace trasmettere le cose che ho imparato nel corso degli anni, mi piace incontrare  docenti amici con gli stessi interessi e un talento speciale ma oltre a questo mi piace abbinare alle docenze delle esperienze gastronomiche memorabili.

CORSO IN WINE BUSINESS DELL’UNIVERSITA’ DI SALERNO

Non sempre è possibile, a volte devo ripartire subito ma quando posso fermarmi mi lascio andare alle tentazioni gastronomiche. Questo è uno dei motivi per cui insegnare al corso di Wine Business dell’Università di Salerno, diretto da Giuseppe Festa è un appuntamento annuale che mi attrae moltissimo. Il corso è giunto quest’anno all’ottava edizione e prepara i futuri manager del vino. Io  insegno dall’inizio e, in certi anni, ho avuto studenti davvero smart con cui poi sono rimasta in contatto. Si tratta di adulti che già lavorano, persone che puntano in alto e stimolano  i docenti con commenti e domande  intelligenti.
Dopo il dovere il piacere e quindi dopo la lezione, che si conclude con la degustazione (Brunello, Orcia Cenerentola, IGT Supertuscan ), c’è sempre una cena da fare venire

Pensando-a-te-Baronisi-dopo-il-corso-di-Wine-Business

Pensando-a-te-Baronisi-dopo-il-corso-di-Wine-Business

l’acquolina in bocca.

LA MAPPA GOLOSA DEI MIGLIORI RISTORANTI DEL SALERNITANO

Il Professor Festa è un cultore della buona tavola e mi ha fatto scoprire i ristoranti che meglio esprimono la tradizione e l’innovazione nella cucina salernitana. Ecco l’elenco:
Casa del Nonno 13 a Mercato Saraceno
Pappa Carbone a Cava dei Tirreni
Pizzeria Madison (campione del mondo di pizza) ad Avellino
Acquapazza a Citara
Il Timone a Salerno
Pensando a te a Baronissi
Un mappa golosa molto diversificato che comprende un campione mondiale di pizza, locale dove, chi è celiaco come me, può assaggiare il più celebre piatto campano nella sua versione migliore.
I ristoranti sono tutti orientati sull’alta cucina salvo quello di Salerno che, per soddisfare la mia predilezione per il pesce freschissimo preparato con semplicità, è stato scelto per essere un’eccellenza della tradizione campana.

I Pinot Noir con cui fare un figurone

Mettete da parte i luoghi comuni come il buon Pinot Noir è carissimo, il miglior vino neozelandese è il Sauvignon … ecco 9 Pinot strepitosi ma abbordabili

2015 Greenhough Hope Vineyard Pinot Noir, Nelson, New Zealand

2015 Greenhough Hope Vineyard Pinot Noir, Nelson, New Zealand

Di Donatella Cinelli Colombini

Il nome stesso evoca eleganza: Pinot Noir, come il tubino di velluto nero da indossare a una cena di gala.
La parola che si associa automaticamente a Pinot Noir è Borgogna e subito dopo la cantina più celebre e celebrata Domaine de la Romanée-Conti. Da qui un’altra associazione di idee: Pinot Noir uguale alto prezzo. Certo che se pensiamo a quella appena citata le cifre sono astronomiche: 20.600 Dollari a bottiglia di media. Una cassetta da sei costa quanto una casa.

I NUOVI TERRITORI DEL PINOT NOIR

Ma forse, uscendo da questi luoghi comuni e soprattutto esplorando le nuove regioni produttrici è

nautilusestate-pinot-noir-marlborough

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possibile gustare splendidi Pinot Noir senza vuotare il conto corrente: Nuova Zelanda, Oregon, Cile, Australia, Germania, Argentina …
Da Wine Searcher arriva la lista dei Pinot Noir con la qualità più alta e il prezzo più abbordabile. Deriva da una semplice divisione fra la media dei punteggi della critica e la media dei listini di vendita.

NUOVA ZELANDA REGINA DEI PINOT NOIR CON OTTIMO RAPPORTO QUALITA’ PREZZO

Il risultato è la possibilità di comprare un Pinot Noir da 91/100 a 20 Euro. I best buy arrivano quasi tutti dalla Nuova Zelanda e dalle regioni di Martinborough e Marlborough. Hanno tutti un rating superiore a 90/100 e sorprendentemente superano le etichette argentine, tradizionalmente note per i prezzi bassi, e Australiane nel rapporto qualità prezzo. La cosa ancora più sorprendente è che i Pinot Noir neozelandesi sono più convenienti dei Sauvignon provenienti dalla stessa isola kiwi, benché siano meno costosi e più facili da produrre.

C’è una guerra contro i wine influencer?

Niente di dichiarato ma i limiti imposti da Facebook e Instagram a chi vende o parla di vino così come i nuovi algoritmi rendono la vita dura agli influencer

Influencer-la-caccia-ai-like

Influencer-la-caccia-ai-like

Di Donatella Cinelli Colombini

Cosa succede nel mondo social? Via via che cresce il numero delle persone costantemente connesse e ossessivamente legate al proprio telefonino, di pari passo aumentano le pressioni da parte di chi teme per la salute mentale dei nativi digitali.
Il risultato è che è iniziata una sorta di guerra agli influencer e soprattutto ai wine influencer

9.000 INFLUENCER  NEL MONDO CON UN GIRO D’AFFARI DI 10 MILIARDI DI DOLLARI

Ci sono circa 9.000 “persuasori occulti” attivi on line sul vino e sugli spiriti in tutto il pianeta ed il loro giro d’affari è arrivato a 10 miliardi di Dollari.

Instagram-e-Facebook-contro-gli-influencer

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Moltissime cantine si sono affidate a loro per aumentare immagine e business. E’ il caso della celebre azienda biologica Domaine Bousquet che ha costruito la sua fama su Instagram usando influencer con 10.000 follower o giù di li e adesso produce oltre sei milioni di bottiglie.
Forse i due colossi social Facebook e Instagram stanno pensando di mettersi in tasca il gruzzoletto guadagnato dagli influencer?

UN ALGORITMO BLOCCA L’AUMENTO TROPPO VELOCE DEI LIKE

Non lo sappiamo ma certamente stanno mettendo una serie di ostacoli alla loro attività e sembrano spingere le imprese del vino a tornare alle inserzioni. Infatti se le cantine sponsorizzano la propria comunicazione, come per magia i “Like” aumentano vertiginosamente, molto più che usando gli influencer.
C’è poi un elemento etico: si tratta veramente di persone capaci di influenzare migliaia di followers spingendoli ad apprezzare un brand oppure a comprare un vino?

Wine Searcher: l’interesse per i vino italiano cresce

Nel 2018 gli utenti di Wine Searcher il portale con i prezzi di tutti i vini del mondo hanno fanno 151 milioni di ricerche: 47% sui francesi e 16% sui nostri

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Di Donatella Cinelli Colombini

Wine searcher è un enorme portale, con base in Nuova Zelanda, in cui confluiscono le proposte commerciali delle migliori rivendite di tutto il mondo. Chi vuole sapere il prezzo di un determinato vino può cercarlo con il nome oppure fotografare la sua etichetta. Riceverà la lista dei prezzi e dei negozi in cui comprarlo compreso l’e-commerce. Poi potrà dare il suo giudizio.

WINE SEARCHER IL PORTALE CON I PREZZI DI TUTTI I VINI DEL MONDO

I Paesi dove Wine Searcher viene maggiormente usato sono Stati Uniti, dal quale provengono un terzo di tutte le ricerche dei vini, seguito da Regno Unito, Cina, Hong Kong e Francia. Da notare che il 30% della popolazione statunitense non beve vino mentre l’utilizzo di Wine Searcher corrisponde al 10% degli abitanti evidenziando una fortissima abitudine a verificare on line le proprie scelte oppure, come ipotizza Don Kavanagh, un rapporto quasi ossessivo con il vino. Un atteggiamento che riguarda soprattutto la Gran Bretagna dove gli utenti sono il 12% della popolazione totale. Tuttavia i più entusiasti di Wine-Searcher sono

WINE SEARCHER

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gli abitanti di Hong Kong. Infatti gli abitanti dell’ex colonia britannica sono solo 7,5 milioni di persone e le ricerche sul portale enoico neozelandese equivalgono all’80% di essi.

L’INTERESSE PER I VINI ITALIANI DA PARTE DEGLI UTENTI WINE SEARCHER

Nel 2019 le ricerche dei vini italiani, nell’immenso data base di Wine Searcher, sono cresciute toccando il 16,4% mentre, purtroppo, l’offerta dei rivenditori non ha preso la scia ed è ancora il 16,9% del totale dei vini listati. Situazione opposta per le bottiglie a stelle e strisce la cui proposta è aumentata al 22,4% pur riscuotendo meno interesse che in passato (14,9%) da parte degli utenti.

Il turismo del vino in Toscana (2)

Matrimoni in cantina, wine resort di lusso, corsi per wine hospitality manager, il turismo del vino in Toscana diventa professional

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di Donatella Cinelli Colombini

WINE WEDDING E TURISMO DEL VINO

Il business dei matrimoni stranieri in Italia sfiora il mezzo miliardo di business all’anno e la Toscana rastrella un terzo di questo giro d’affari ponendosi come destinazione leader delle nozze romantiche.  500.000 presenze turistiche e 160 milioni di giro d’affari per 2.700 coppie che spendono, per la festa e il soggiorno degli invitati, una cifra media di 59.000€ ciascuna.

Fra le principali se non le principali weeding locations sono le cantine.

IL NUOVO FENOMENO DEI WINE RESORT

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Dopo che le numerose cantine del Barolo, come Ceretto e Chiarlo, hanno realizzato lussuose residenze con ristoranti stellati, anche in Toscana molti aziende stanno aprendo wine resort capaci ospitare importatori e clienti top ma soprattutto di intercettare la clientela estera alto spendente a cui poi vendere molte bottiglie premium.

Una strategia capace di innalzare il target dei turisti del vino offrendo loro servizi turistici paragonabili ai più ricchi e nuovi distretti del vino, la California soprattutto.

Insieme a questi elementi positivi ce ne sono alcuni potenzialmente preoccupanti, per il futuro. Se infatti andiamo a vedere le variazioni fra il 1998 e il 2008 e nel decennio successivo ci accorgeremo che le presenze cioè i pernottamenti turistici, sono cresciti del 26,2 e poi del 16,1% mentre il numero dei posti letto turistici aumentava, negli stessi periodi, del 42,5 e del 12,6%. L’effetto di questa crescita eccedentaria dell’offerta rispetto alla domanda è stato un indice negativo di occupazione dei posti letto turistici.

Concentrando l’attenzione sulla zona Valdorcia, di cui fa parte Montalcino, vediamo che l’incremento della ricettività agrituristica e extralberghiera ha spinto il totale fino a un + 202% in vent’anni. Attualmente esiste un posto letto turistico ogni due abitanti. Il problema arriva nel momento di conteggiare il ritorno economico offerto dall’investimento in strutture turistiche che richiedono budget superiori a 3.000€ il metro quadro e che non sono ammortizzabili con un utilizzo che, nei dati IRPET, risulta del 15,7% per l’agriturismo e del 20,6% per l’extralberghiero. C’è da aspettarsi che, dopo qualche anno di bilanci in rosso, le strutture in perdita vengano messe in vendita trascinando in basso tutti i valori immobiliari.  

Il turismo del vino in Toscana (1)

Toscana, ha fatto da incubatore al turismo del vino italiano e poi dei tour operator del vino. Ora sperimenta i wine resort e la formazione dei Wine hospitality manager

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Turismo del vino al Casato Prime Donne e alla Fattoria del Colle Toscana

Di Donatella Cinelli Colombini

La Toscana ha fatto da incubatore al turismo del vino in Italia dando vita alla giornata Cantine aperte il 9 maggio 1993 con cento aziende di produzione che si aprirono per prime, tutte insieme, nella stessa domenica. Anche la prima legge sulle Strade del Vino del 1999, ha avuto il toscano Flavio Tattarini come primo firmatario e le Città del Vino, associazione che coordina le municipalità dei distretti viticoli è nata nel 1987 a Siena dove ha ancora la sua sede.

Tutt’ora la Toscana primeggia nell’offerta enoturistica con un portafoglio diversificato e molto ben organizzato di cantine in cui i visitatori trovano punto vendita, sala da degustazione, winery tours e personale poliglotta. La delegazione toscana del Movimento Turismo del Vino è ancora oggi la più grande e attiva fra le associazioni regionali delle cantine aperte al pubblico.

TOSCANA ANTICIPATRICE DELLA NORMATIVE SUL TURISMO DEL VINO

Movimento del Turismo del vino Toscana

Storytelling-Cantine aperte-Movimento del Turismo del vino Toscana

Dopo che il referendum del 1993 abolì il Ministero del turismo, questa materia è delegata alle regioni. Circostanza che ha determinato grosse diversificazioni nella possibilità di sviluppare l’enoturismo in cantina nei diversi distretti del vino. In Veneto o in Lombardia, ad esempio, fino all’approvazione dell’emendamento alla Finanziaria 2018 del Senatore Dario Stefano e il successivo Decreto Ministeriale 2019 di Gianmarco Centinaio, le cantine avevano enormi limitazioni nella commercializzazione dei servizi turistici a pagamento. La Toscana invece ha normato le attività di accoglienza dei visitatori nelle aziende di produzione fra quelle ricreative e didattiche previste nell’agriturismo, di fatto anticipando le norme nazionali e dando una spinta decisiva al turismo del vino regionale.

TURISMO DEL VINO IN CANTINA

L’enoturismo è una delle tipologie di turismo in maggiore espansione all’interno del comparto enogastronomico che sta segnando incrementi da capogiro. Roberta Garibaldi, nel suo 2° Rapporto sul Turismo Enogastronomico in Italia ha stimato + 21% nel 2016 +30% nel 2017 e + 48% nel 2018.

Hong Kong, James Suckling, Cina e il Brunello

A Hong Kong con le 100 cantine italiane scelte da James Suckling. In Cina con il Brunello fra i grattacieli di Shanghai, Hangzhou, Shenzen, Guangzhou, Zhuhai

James-Suckling-Hong-Kong- Great-wines-of-Italy-2019

James-Suckling-Hong-Kong- Great-wines-of-Italy-2019

Di Donatella Cinelli Colombini

Dopo il piovosissimo autunno italiano Hong Kong sembra il paradiso. Temperature primaverili, sole e una città sfavillante dove le vetrine traboccano di prodotti luxury. La città è un immenso centro commerciale del lusso lungo le strade e dentro i grattacieli collegati da passerelle coperte. Dalla baia lo spettacolo notturno sbalordisce, sembra di essere dentro un cartone animato gigantesco con centinaia di grattacieli si colorano di disegni e luci.

HONG KONG IL PARADISO DEL LUSSO E I DANNI DELLE PROTESTE

Io e mio marito Carlo Gardini non vediamo gli studenti protagonisti delle proteste di cui hanno parlato i media di tutto il mondo, ma incontriamo gruppi di poliziotti in assetto anti sommossa e leggiamo sui quotidiani il resoconto dei danni che hanno fatto: 85 delle 94 principali stazioni della metropolitana danneggiate e 62 delle più piccole. Distrutti 1800 tornelli 1100 macchine di biglietteria, 1200 telecamere di sorveglianza e 170 fra scale mobili e ascensori. Se questi sono i danni visibili, quelli più disastrosi sono i danni all’economia di Hong Kong dove il turismo è letteralmente collassato. A ottobre il calo degli arrivi è stato del 43,7% rispetto allo stesso mese del 2018.
Gli effetti sulla ristorazione sono stati pesantissimi: 300 ristoranti chiusi dallo scorso giugno. Per il vino italiano è un disastro perché gli importatori non vendono e quindi non

Bucci-CinelliColombini-Cortonesi-Bindocci-Hong-Kong- Great-wines-of-Italy-2019

Bucci-CinelliColombini-Cortonesi-Bindocci-Hong-Kong- Great-wines-of-Italy-2019

comprano.

JAMES SUCKLING GREAT WINES OF ITALY A HONG KONG

L’evento di James Suckling Great Wines of Italy 2019 è stato un segno di forte incoraggiamento verso la filiera commerciale del vino italiano e questo ha prodotto un afflusso senza precedenti al wine tasting organizzato in modo impeccabile all’interno del Four season. Duemila persone con tantissimi importatori, buyer e ristoratori.
Gli operatori di Hong Kong non si arrendono ma sono preoccupati. Tutti vogliono mantenere la libertà del loro paradiso dorato ma temono gli effetti delle proteste e non capiscono cosa sta realmente accadendo perché fra i 1100 arrestati al Politecnico solo 46 erano realmente studenti.
Io e Carlo andiamo nella zona più suggestiva di Hong Kong per la cena di benvenuto ai produttori italiani nel nuovo locale very cool “James Suckling wine central”. Partecipiamo a una cena e a un pranzo nel ristorante Giando del nostro importatore dove incontriamo manager e imprenditori italiani e cinesi. La preoccupazione è generalizzata anche fra quelli che si occupano di moda <<se la situazione non si normalizza e i cinesi non tornano è un disastro>>.
Speriamo che l’incoraggiamento dei 100 produttori italiani scelti da Suckling serva a aiutarli, anche psicologicamente.

IL GIGANTE CINESE E LA CITTA’ DI ALIBABA

In Cina invece l’economia è in piena corsa. Gli effetti dei dazi USA ci sono ma meno del previsto.
Tutti i cinesi  hanno gli occhi fissi sui telefonini e il contante non circola quasi più perché persino le patatine nel distributore automatico vengono pagate col cellulare.

Le migliori enoteche del mondo

Wine Searcher ha selezionato le migliori 2826 enoteche del mondo e 1224 top merchands nel suo immenso data base internazionale di rivenditori di vini e alcolici

Di Donatella Cinelli Colombini

Si trovano in 167 città e in 32 nazioni e sono state scelte fra le 20.454 rivendite listate da Wine Searcher, in base alla ricchezza dell’assortimento e all’alta qualità dei sevizi offerti ai clienti come la presenza di personale competente e poliglotta, oppure l’offerta di assaggi.
Sono state assegnate medaglie d’oro, argento e bronzo ai più bravi delle 21 categorie relative al miglior portafoglio di Burbon, vini di Bordeaux o Borgogna, vini Cileni o Portoghesi, bollicine e Côtes du Rhône, Whisky di Malto ….e naturalmente vini italiani e persino vini toscani.

l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco

MIGLIORI-ENOTECHE-DEL-MONDO-Vino Nostro di San Francisco

LE ENOTECHE MIGLIORI DEL MONDO

La lista delle enoteche e wine merchants selezionati da Wine Searcher sono un’autentica mappa dei luoghi da visitare in tutto il mondo, utilissima per i wine lovers alla ricerca di scoperte enologiche ma anche per le piccole cantine desiderose di esportare che potrebbero spedire direttamente ai rivenditori esteri evitando di avere un importatore.
Il forte incremento di enoteche e merchands selezionati, rispetto all’edizione 2018 dipende dalla volontà di valorizzare le piccole enoteche indipendenti boutique che hanno un grande ruolo nel diffondere la cultura del vino.

Fuster’s Wy-Bude AG -iliori enoteche del mondo

Fuster’s Wy-Bude AG -iliori enoteche del mondo

ENOTECHE CON MIGLIOR ASSORTIMENTO DI VINI ITALIANI

Ecco il nome di alcuni vincitori per il migliore assortimento di vini italiani. In Italia il più alto gradino del podio è per l’enoteca romana Amor Divino. Ci sono poi i vincitori esteri come l’Enoteca Vino Nostro di San Francisco di San Francisco che io ho visitato alcuni anni fa e merita pienamente il riconoscimento anche per l’ottimo lavoro di scouting su denominazioni e cantine anche meno note. Altre medaglie d’oro per le migliori liste di vini italiani a “50 Second Finish  ” in Brandeburgo, Germania ed a “Winebrands” a San Paolo del Brasile. 

Prosecco, conviene o no usare questo nome?

La petizione della Confraternita di Valdobbiadene per togliere la parola Prosecco dalle bottiglie di Conegliano Valdobbiadene ha scatenato un putiferio 

Conegliano-Valdobbiadene

Conegliano-Valdobbiadene-Prosecco-Superiore

Di Donatella Cinelli Colombini

Forse l’ultima goccia è stata l’iscrizione del territorio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG nel patrimonio dell’umanità Unesco mentre i titoli della maggior parte dei giornali erano “Il Prosecco diventa patrimonio Unesco” come se Prosecco e Valdobbiadene fossero la stessa cosa. In effetti in una delle lezioni di marketing a cui ho assistito a New York il relatore faceva l’esempio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco superiore per indicare un nome talmente lungo da non essere memorizzabile e pronunciabile per un americano oltre a confondere anche gli esperti.

PROSECCO UN NOME CHE CREA CONFUSIONE

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Un problema simile a quella del Chianti con il Chianti Classico oppure del Vino Nobile di Montepulciano con il Montepulciano d’Abruzzo. Il Prosecco con il suo mezzo miliardo di bottiglie, il nome del vino italiano più cercato in internet e i 458 milioni di business nel solo primo semestre 2019, ha la forza di un fiume in piena e il Conegliano Valdobbiadene, benché più ricco di storia e tradizione finisce per confondersi perdendo la sua identità distintiva.

PETIZIONE PER TOGLIERE LA PAROLA PROSECCO DALLE BOTTIGLIE DI VALDOBBIADENE

Per questo motivo e per il rallentamento nella crescita commerciale del Prosecco, rallentamento che potrebbe trasformarsi in una frenata per effetto della brexit e dei nuovi dazi USA che faranno concentrare le cantine francesi e spagnole sui vini sparkling, nel Conegliano Valdobbiadene sono cominciati i ripensamenti sull’opportunità di usare il nome Prosecco Superiore in etichetta. In effetti il disciplinare di produzione della DOCG Valdobbiadene prevede già adesso la possibilità di riportare in etichetta solo il nome della località di produzione, senza quello del vino e quindi di togliere il termine Prosecco.

Wine Marketing di Nomisma: istruzioni per l’export

Sei un giovane export manager oppure hai appena creato la tua cantina? L’ultimo Wine Marketing di Nomisma Wine Monitor ti dice come e dove esportare

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Di Donatella Cinelli Colombini

Il nuovo manuale di “Wine marketing” a cura di Nomisma Wine Monitor ci regala 112 pagine piene di importatori di tutto il mondo. Un elenco aggiornato di nomi indirizzi, dati sul tipo di attività e persino l’indicazione dei top manager. Preziosissimo per i giovani export manager e le cantine esordienti.
Ma non è l’unico contenuto di questo manuale improntato sulle notizie utili e ultra aggiornate. Ogni mercato estero è esaminato in base ai trend, i prezzi, i competitori, i canali di vendita e alla fine c’è persino l’elenco delle principali fiere.
Basta tenerlo sul tavolo per non fare grossi errori nelle trattative internazionali del vino.
Nella parte iniziale ci sono i dati di scenario e autentiche perle di conoscenza. Non opinioni ma velocissime informazioni con percentuali e sondaggi. Ve ne propongo due: la vendita on line e l’enoturismo

VENDITA ON LINE IN ITALIA PREZZI E TARGET

L’indagine realizzata da Wine Monitor con VINO75.COM nel 2017 riguarda 300 imprese vinicole italiane. Il 50% vende già on line direttamente o

Denis-Pantini-Nomisma-WineMonitor

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indirettamente. La crescita di interesse, per questo canale è forte, al punto che un ulteriore 17% pensa all’e-commerce nel prossimo futuro.
On line comprano vino soprattutto uomini (85%) fra i 36 e i 55 anni (61%), residenti nel Centro Nord Italia. La spesa media è di 13€ a bottiglia che sale di un euro per rossi fermi e spumanti. I Millennials acquistano meno ma vini più cari e per i rossi fermi e gli spumanti arrivano a pagare una media di 16€.
Le sorprese arrivano dall’analisi di genere: cosa comprano gli uomini e cosa comprano le donne.
Rosati: 2,4% uomini 3% donne
Bianchi fermi: 25,2% uomini 26,2% donne
Spumanti: 26,7% uomini 31,4% donne
Rossi fermi 41,7% uomini 45,6% donne
Era facile prevedere che il gentil sesso amasse le bollicine più dei maschietti ma credo che nessuno avrebbe immaginato la netta predilezione femminile per i rossi fermi al punto da superare le scelte maschili.

                                                                       

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