rapporto-coop-2022-Albino-Russo

ALBINO RUSSO – COOP – CI RACCONTA GLI ITALIANI

rapporto-coop-2022-Albino-Russo

Finisce il mito della globalizzazione, della democrazia, del libero mercato, della scienza come ricette del benessere del mondo. Slowbalisation: ripensare la globalizzazione

 

rapporto-coop-2022

rapporto-coop-2022

di Donatella Cinelli Colombini

Una lettura dura ma lucida della Slowbalisation, il cambiamento enorme che è davanti ai nostri occhi. La fine dei miti del secolo breve: globalizzazione, democrazia, libero mercato, ricerca scientifica.

 

LA CRISI DELLA GLOBALIZZAZIONE E DELLA DEMOCRAZIA

Con il Covid e la guerra, la globalizzazione ha mostrato tutti i suoi limiti. Interi comparti produttivi bloccati da una geografia delle materie prime e dei distretti industriali che non dialogano più e questo fa crescere la fame e la povertà.
Un nuovo mondo dove la democrazia è sempre più a rischio, già adesso il 40% del Pil globale arriva da Paesi non liberi e la democrazia è messa in discussione anche nelle nazioni che ne hanno una più lunga esperienza. L’attacco a Capitol Hill è la rappresentazione più emblematica di un sentiment diffuso.

rapporto-coop-2022-Albino-Russo

rapporto-coop-2022-Albino-Russo

Ci scopriamo i più filoputiniani in Europa con un 27% della popolazione che attribuisce a Ue e gli Usa le maggiori responsabili dello scoppio del conflitto in Ucraina (rispetto al 20% dei tedeschi e al 5% degli inglesi) e i maggiori ostacoli alla pace (35%). Indubbiamente in nostri concittadini sono attratti da mito dell’uomo forte ma nel sentiment verso Putin c’è anche una componente di sfiducia nella democrazia.
Questa è la fotografia degli italiani che emerge dal “Rapporto Coop 2022 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop guidato da Albino Russo. L’analisi deriva da due survey effettuate nel 2022 e intitolate “What’s next?” e “An unexpected new world”. La prima su un campione di 1.000 italiani (18-75 anni) e la seconda su 860 opinion leader e market capaci di anticipare gli scenari futuri.

 

GLI ITALIANI SI RIFUGIANO NELLA CONFORT ZONE MENTRE L’INFLAZIONE LI MINACCIA

In questo panorama sconfortante, spiega Albino Russo, gli italiani si rifugiano nella “confort zone”: dedicarsi a ciò che amano fare (54%), mangiare meglio e più sano (47%), rivendicare i propri diritti (44%), curare l’aspetto (39%), stare con gli amici (38%).
Una serenità che non riguarda tutti: perché siamo anche il Paese con gli stipendi più bassi, i salari sono inferiori del 33% a quelli tedeschi mentre il costo della vita in Germania è simile al nostro.
Ecco perché l’inflazione (8%) è il peggior flagello per le categorie più i deboli.
Ecco perché sono in crescita anche comportamenti rischiosi come la dipendenza dagli smartphone e dai social (rispettivamente il 45% e il 28%), dalle serie tv (31%), c’è un preoccupante 12% che fa esperienze pericolose. Manifestazioni di malessere in cui potrebbero trovare spazio una crescita dell’alcolismo, dei disturbi alimentari, i giochi, gli psicofarmaci e il quadruplicato uso di droghe.

Secondo la Banca d’Italia, il PIL italiano potrebbe tornare negativo a causa della doppia dipendenza (energia e cereali) dell’Europa dall’area del conflitto. Un ritorno al passato che per gli italiani significa avere le spese di abitazione e utenze a livelli del 1980 e quelle dei trasporti del 1984. In totale le famiglie nel 2022 hanno già perso potere d’acquisto per 2.300€ e quelli più colpiti sono i single.

 

ITALIA LAICA

Gli italiani si mostrano molto più laici del passato: 79% sono favorevoli all’eutanasia, 75% accettano il matrimonio fra persone dello stesso sesso e il 68% sarebbe favorevole a far loro adottare figli, il 73% crede nel diritto delle donne di interrompere la gravidanza, il 64% approva la fecondazione eterologa e l’utero in affitto, il 53% liberalizzerebbe le droghe leggere, il 43% legalizzerebbe la prostituzione e il 23% vorrebbe la possibilità di disporre di armi personali.

 

LA TEMPESTA PERFETTA NEL PIATTO DEGLI ITALIANI

Il “Rapporto Coop 2022”, ci mostra come la “tempesta perfetta” prodotta dal clima impazzito, la pandemia e la guerra, abbia fatto crescere i prezzi alimentari del 10%. Meno della Germania ma comunque tantissimo.
Gli italiani tuttavia sono restii a mangiare peggio: 24,5 milioni di connazionali prevedono di diminuire le quantità del cibo ma non la sua qualità e alla fine sperano (79%) di non dover fare grossi cambiamenti.
Nel prossimo futuro la spesa alimentare sarà più selettiva e più essenziale. Perderanno le marche leader e il superfluo.
All’interno di questo “progetto alimentare” delle famiglie c’è un maggior uso della cucina domestica e un ritorno alle tradizioni mentre perdono appeal il cibo gourmet, il ready to eat, il biologico e l’etnico. E’ anche possibile che i negozi di vicinato subiscano il contraccolpo maggiore perché l’aumento dei prezzi spingerà i consumatori verso il GDO che meglio dei piccoli negozi riesce a contenere i rincari. Nella grande distribuzione, ogni 100 euro spesi dal consumatore, l’utile netto del retailer è appena superiore ad 1,5 euro.

 

COME REAGIRANNO GLI ITALIANI ALLA CRISI

La reazione alla crisi sistemica mondiale, è una maggior consapevolezza della necessità di eliminare gli sprechi e ricorrere maggiormente alle fonti di energia alternative, mentre solo un connazionale su tre guarda favorevolmente al nucleare.
Purtroppo i margini per risparmiare sono scarsi, già adesso siamo le formiche d’Europa, il popolo che tende a “godersi il presente” meno degli altri ed ha anticipato le misure governative su illuminazione e consumi domestici.
La classe media scivola verso la povertà e almeno 24 milioni di italiani, nel 2022 hanno dovuto rinunciare a qualcosa che avevano programmato di comprare. Aumentano i poveri che già adesso sono 6 milioni e aumentano i ricchi. Cresce il mercato del lusso + 46% di case dal valore superiore a un milione di euro + 36% della ricchezza dei Paperoni.
Per la maggioranza degli Italiani sta arrivando un periodo molto, molto difficile.

 

IL VINO E GLI ACQUISTI DEGLI ITALIANI

Come era prevedibile, dopo il lockdown gli italiani hanno comprato meno vino in GDO (-6,6% sul 2021, ma + 10,3% sul 2019) ed hanno ricominciato a consumare vino al ristorante (+198% tra gennaio aprile sul 2021). Gli effetti della crisi in arrivo, tuttavia, colpiranno proprio generi “voluttuari” come le buone bottiglie: il 22% dei bevitori prevede di ridurre i consumi e solo un 4% pensa di spendere qualcosa in più. Tagli che riguarderanno anche i pasti fuori casa, benchè il 54% spera di continuare come prima.
Purtroppo c’è anche un 6% di consumatori che ipotizza di smettere di bere vino al ristorante o al bar.
Nella scelta del vino in supermercato pesano il territorio di produzione (24%), la denominazione (13%), di attributi green cioè il biologico o il sostenibile (11%), il vitigno (10%), la gradazione alcolica che si preferisce bassa ( 7%). Sembrano contare meno di prima il consiglio del sommelier o dell’addetto alle vendite (4%), la marca (3%) ed il packaging (1%).
Nel carrello ci sono meno Champagne (-21,1%) e spumanti metodo classico italiani (-13,9%). Male anche i vini Doc e Docg fermi (-8,2%), gli Charmat dolci (-7,7%) gli Igt (-5,6%) ed i vini da tavola (-5,4%), mentre tengono meglio (-1,4) il Prosecco e le tipologie simili.
Sorprende la lista delle regioni dove il GDO vende più vino. Sono Umbria (62%), Marche (60%), Veneto, Emilia Romagna e Valle d’Aosta (59%).