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Angelo Gaja: no all’ assistenzialismo si alla ricerca

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Il grande Angelo Gaja ci fa riflettere sui finanziamenti UE del vino dicendo una grande verità: il denaro pubblico va speso nell’interesse di tutti

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ANGELO GAJA FINANZIARE LA RICERCA

La Comunità Europea sostiene l’agricoltura con lauta elargizione di denaro pubblico. Ne gode anche il settore vinicolo italiano. Del vino si celebrano i successi per la propensione all’export, la funzione di traino dell’agroalimentare e l’immagine di prestigio che dona al nostro Paese. Oltre un centinaio di milioni di euro all’anno di contributi provenienti dalla Comunità Europea vengono destinati ad azioni di promozione del vino italiano sui mercati extra-europei. E’ stato possibile beneficiarne per 12 anni. E’ certo che, almeno agli inizi, il contributo pubblico sia servito per spronare le cantine che seppero beneficiarne ad avviare sui mercati esteri azioni di marketing più coraggiose. Attualmente ne beneficiano cantine che hanno nel frattempo acquisito consapevolezza di quanto sia indispensabile operare sui mercati esteri per realizzare obiettivi di crescita e mettere in sicurezza i fatturati aziendali. La larga maggioranza delle cantine beneficiarie avrebbero possibilità ormai di attingere a mezzi propri, rinunciando almeno in parte al sostegno pubblico. Si tratta allora di vedere come potrebbe essere investita parte del finanziamento pubblico, distraendola dalla ripetitiva azione di stimolo all’export a beneficio di tutti gli operatori del settore vinicolo. Proporrei di destinarla alla ricerca.
Giusto per fare un esempio, orientandola alla produzione di:
– Portainnesti e varietà capaci di fronteggiare gli stress climatici

Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja

Maurizio-Zanella-Angelo-Gaja

– Varietà atte a produrre vini DOP ed IGP che possano essere coltivate con zero-bassissimo impiego di fitofarmaci
– Sistemi di lotta biologica (attraverso l’impiego di parassitanti dei patogeni)
– Metodi di contrasto all’eccessivo accumulo di zucchero nell’uva
– Individuazione di lieviti dal minore potere alcoligeno
– Metodi “puliti” di contrasto dei batteri inquinanti che possono alterare la qualità organolettica del
vino
– eccetera
In presenza delle problematiche causate dal cambiamento climatico la ricerca scientifica costituisce la risorsa alla quale attingere per ottenere soluzioni di contrasto praticabili e compatibili. La ricerca deve essere sostenuta, non va temuta. I risultati che sarà in grado di fornire dovranno essere disponibili per tutti, alle stesse condizioni. Ai produttori, che non intenderanno attingervi, resteranno maggiori possibilità di differenziazione dei propri vini.
Angelo Gaja
Gennaio 2020

LA RISPOSTA DI DONATELLA CINELLI COLOMBINI A ANGELO GAJA

Dopo aver ricevuto queste riflessioni ho scritto a Angelo che le sue parole sono, come sempre, fonte di ispirazione ma che i finanziamenti UE derivano da lunghe concertazioni fra gli stati membri e non sono facilmente spostabili su altri obiettivi.
Lui mi ha risposto subito con parole che esplicitano ancora più il suo pensiero.

REPLICA DI ANGELO GAJA CON COMMENTI PIU’ DECISI

Cara Donatella
hai perfettamente ragione sulla pressoché’ irrealizzabilità della mia proposta (i contributi OCM vino per essere dirottati alla Ricerca necessitano di speciali autorizzazione da parte delle Comunità Europea. Ed inoltre impongono finanziamento congiunto a carico dei privati). Ho voluto tuttavia essere provocatorio per delle ragioni che sono note a moltissimi di noi
– Nonostante la ripetitività dell’OCM vino il fatturato export del vino italiano è da tre anni inchiodato attorno ai 6 milioni di euro. Il finanziamento pubblico non è più in grado di portare i benefici attesi?
– l’erogazione dei finanziamenti OCM ha fatto crescere a dismisura Fiere ed eventi che si tengono nel mondo, Vinitaly, Prowein, Vinexpo…, che si accavallano, competono, la partecipazione alle quali ha costi crescenti
– l’assistenzialismo (nonostante sia reso obbligatorio per l’agricoltura della UE) non aiuta a crescere, a stimolare la competitività, tiene in vita i meno capaci, spesso ne beneficiano i più furbi…
– là dove il finanziamento pubblico viene erogato con inesorabile continuità, si creano delle situazioni ambigue
Non volendo/potendo eliminare l’assistenzialismo, cercare almeno di ridurne la dimensione. Ed invece suggerire di spendere il denaro pubblico anche per iniziative che vadano a beneficio di TUTTI.
Non dobbiamo spaventarci del cambiamento climatico se sapremo affidare alla RICERCA il compito di orientare/inseguire obiettivi specifici a vantaggio di una viticoltura e di una enologia sostenibile (mi permetto questo termine abusato perché mi consente di spendere meno parole).

INFINE LA RISPOSTA DI DONATELLA

Ciao Angelo, ascoltarti è sempre fonte di ispirazione. Quello che mi scrivi ora è largamente condivisibile e contiene due concetti importanti e troppo spesso dimenticati:
• L’assistenzialismo non aiuta a crescere e tiene in vita i meno capaci che invece potrebbero dedicarsi ad altro.
• Dove l’assistenza pubblica viene erogata con continuità crea situazioni ambigue (morali ed economiche) che non vanno a beneficio della collettività.
Questi due punti sono il nocciolo della questione.
Dieci anni fa ebbi l’opportunità di incontrare Robert Engle premio Nobel dell’Economia nel 2003. Quando gli chiesi <<Professore l’Italia uscirà da questa crisi?>> lui mi rispose <<No, un Paese che non crede nel talento non ce la può fare>>.
E’ la stessa cosa che stai dicendo tu ma la frase è più dura.
Donatella

Donatella Cinelli Colombini 15.01.2020

                                                                       

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