Consorzio ConMarcheBio

BIOLOGICO IN ITALIA DAGLI IDEALI AL MERCATO

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DAL SOGNO DEI PIONIERI DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA AL BIOLOGICO INDUSTRIALE CHE SOSTITUISCE ALLA SUSSISTENZA IL CRITERIO DEL PROFITTO. LA RICERCA DEI LIMITI

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Fattoria-del-colle-toscana-vigneto-biologico

Di Donatella Cinelli Colombini #winedestination

La fondazione Micheletti ha condotto 30 interviste ai pionieri del biologico per capire come si è evoluto questo comparto e quali sono le sue prospettive future rispetto a un’agricoltura sostenibile sia in termini ambientali che sociali.

L’EPOCA DEI PIONIERI DEL BIO CON IL LORO SOGNO DI CAMBIARE IL MONDO

Sullo sfondo c’è l’aspirazione a forme organizzative plurali in grado di “moralizzare il mercato”. Qualcosa di diverso e più professionale rispetto al romantico ritorno alla contadinità e del contrasto dell’innovazione tecnologica che ha mosso i pionieri. La prima generazione ha fatto un cambio di vita totale anche nei valori. Essi hanno agito da veri rivoluzionari spesso partendo da ideali “cattocomunisti” e da un’educazione legata alla città e al pacifismo. Hanno sempre cercato di riunirsi ma non sono mai riusciti a unire le “riserve indiane” dei loro piccoli gruppi in un grande movimento capace di cambiare il sentiment collettivo.
Nella mente dei pionieri del biologico nel Novecento c’era un’adesione alla cura della terra non immediatamente finalizzata a un ritorno economico. Oggi le emergenze ambientali insieme al disastro sociale innescato dalla siccità che costringe alla migrazione popoli interi, così come lo sviluppo tecnologico pongono una serie di interrogativi su come procedere e come dare prospettive allo spirito dei pionieri del bio.

CERTIFICAZIONE BIO

Ci sono molti dubbi sull’utilità delle certificazioni perché caricano le imprese di burocrazia, fanno perno sui sistemi produttivi ma non creano un ambiente sostenibile e una mentalità orientata alla rigenerazione del territorio.
L’arrivo delle regolamentazioni e di investimenti agroindustriali nel biologico ha cambiato la situazione preesistente. Prima di tutto ha costretto gli idealisti a confrontarsi con il mercato. Alcuni pionieri si sono organizzati con nuovissimi impianti capaci di trasformare i prodotti bio come Giovanni Battista Girolomoni: <<Prima eravamo solo agricoltori ma già dal ’89 diventiamo ancheindustriali: abbiamo un pastificio che è un’attività industriale a tutti gli effetti. Anche per il tipo di tecnologie che usiamo, macchine sperimentali… Oggi abbiamo un pastificio modernissimo come tecnologie, efficiente, funzionale>>.
Rimane forte, direi che forse è il principio che ha vinto, la convinzione che la chimica legata alla sete di profitto abbia causato grossi danni alla salute e che la moralizzazione nella coltivazione della terra sia la sola strada possibile per la salute di chi produce e di chi consuma.

IL BIOLOGICO 3.0 IL FUTURO FRA IDEALISMO E TECNOLOGIA

Una delle ipotesi per il futuro è un maggior uso della tecnologia attraverso l’agricoltura di precisione che usa big data, droni, plantoidi cioè bio robot, genetica delle sementi …. come metodi capaci di conciliare rispetto ambientale (soprattutto ridurre il fabbisogno idrico), con produttività e commercializzazione.
Si tratta di un approccio non universalmente accettato, dai pionieri del bio, che richiede il coinvolgimento di più attori e si basa sulla condivisione di dati e strumenti produttivi. Per questo, secondo me, rischia di essere più adatto all’agroindustria, che ai piccoli idealisti che hanno fatto la storia del bio.

LE COMUNITA’ DI ACQUISTO

I Gas gruppi acquisto solidale hanno perso la voro spinta iniziale e ora c’è la ricerca di nuove forme “moralizzatrici del mercato” che facciano perno su comunità solidali oltre che comprare all’origine alimenti genuini.

LE MOTIVAZIONI E LA DISPONIBILITA’ ALLA CONDIVISIONE

Fra i sostenitori del biologico che hanno fatto una scelta di vita e di valori sorge la domanda se la dimensione ‘morale’ da cui sono partiti sia ancora valida anzi sia più forte di prima perché è cresciuto il bisogno di giustizia sociale e di salvaguardia della casa comune. Insieme a questo dubbio c’è la domanda di quanto sia ancora forte la ricerca di collaborazioni e di strade condivise per la sostenibilità economica.
La costituzione di filiere appare il metodo più efficace per costituire “ecosistemi sociali” in grado di unire vari attori accrescere il proprio peso “politico” e arrivare al consumatore finale anche usando meglio la tecnologia