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Cambia la geografia del vino

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Trend e cambiamenti climatici, localismo e vitigni autoctoni portano in alto nuovi protagonisti del vino: Sud Africa, Portogallo, Grecia, Avellinese, alto Piemonte

 

Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Di Donatella Cinelli Colombini

Gli emergenti del vino sono in posti che nessuno si aspetta come il Belgio o la Danimarca, ma le zone di tendenza per i wine lovers sono il Sud Africa e il Portogallo.
La 5° edizione dell’Atlante mondiale dei vini di Hugh Johnson e Jancis Robinson, appena uscita in italiano con un anno di ritardo sull’edizione inglese, mostra una geografia del vino completamente rinnovata e spostata verso i poli.

 

NUOVA GEOGRAFIA DEL VINO SUDAFRICA, AZZORRE, MACEDONIA, VALLONIA

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d'Almerita - Nuova geografia del vino - TOP 100 Wine Discoveries - Robert Parker

Contrada Sciaranuova V.V. DOC 2016 Tasca d’Almerita – Nuova geografia del vino – TOP 100 Wine Discoveries – Robert Parker

Le nuove parole d’ordine sono: locale, indigeno, sostenibile con biologico-biodinamico in vigna e tecniche meno invasive in cantina.
E vediamo le aree emergenti: nel Portogallo, le Azzorre con i terreni vulcanici capaci di dare una straordinaria impronta minerale a uve Verdelho, Arinto, Terrantez.
In Grecia i rossi della Macedonia, poi poco lontano Creta.
Il Sud Africa con vitigni internazionali che assumono caratteristiche diverse.
Il Belgio con gli spumanti della Vallonia e delle Fiandre a base di Chardonnay e Pinot Noir.

 

WINE ADVOCATE-ROBERT PARKER E I 100 TOP WINE DISCOVERIES

Alla voce di Hugh Johnson e Jancis Robinson si aggiunge quella di Robert Parker Wine Advocate che propongono la TOP 100 “Wine Discoveries 2020” con scelte molto attente alla sostenibilità e alle innovazioni che, in vigna e in cantina, valorizzano l’identità e i terroir.
Una decisione coraggiosa, quella di Wine Advocate e un cambio di rotta totale rispetto all’approccio fine Novecento che privilegiava vini con un solo profilo potente. Puntare sui “wine discoveries” significa infatti spingere i bevitori più appassionati verso un approccio da esploratori. In altre prole, il consiglio è di osare e mettere al centro delle scelte: la diversità e la scoperta sia nelle singole etichette che nei territori. Per questo la lista dei 100 “emergenti” allarga lo sguardo oltre i consueti territori del vino andando a cercare le eccellenze dove nessuno se le aspetterebbe.

 


Ecco l’elenco dei vini italiani prescelti  dal Wine Discoveries 2020 che traggo da Wine News invitandovi ad andare a leggere nel portale di Alessandro Regoli la lista completa degli emergenti di tutto il mondo.

 

I TOP WINE DISCOVERIES 2020

  • Alto Adige Valle Isarco Köfererhof Kerner 2018
  • Barolo Arnaldo Rivera Barolo Undicicomuni 2016
  • Roccamonfina I Cacciagalli Phos 2017
  • Colli Tortonesi Vigne Marina Coppi Colli Tortonesi Timorasso Fausto 2016
  • Etna Tenute Bosco Etna Rosso Pre-phylloxera Vico 2016
  • Etna Tasca d’Almerita Etna Rosso Contrada Sciaranuova V.V. 2016
  • Greco di Tufo Tenute Capaldo Greco di Tufo Goleto 2017
  • Langhe Nebbiolo G.D. Vajra Langhe Nebbiolo Claré J.C. 2019
  • Terre Siciliane Tenuta di Castellaro Nero Ossidiana 2016
  • Toscana Duemani G. Punto 2018
  • Toscana Castello dei Rampolla Liù 2018
  • Valdarno di Sopra Petrolo Val d’Arno di Sopra Bòggina C 2018

 

LA COSTANTE GARA PER EMERGERE DIVENTA UN INSIEME DI GARE

Per chiudere, mi permetto una riflessione: il vino ha delle roccaforti che appaiono fatte di granito come i first-growth di Bordeaux, oppure i top brand delle grandi cantine come Grange per Penfolds oppure Tignanello per Antinori o Dom Pérignom per la galassia del lusso LVMH … Questi sono gli intoccabili che stanno come Dei nell’Olimpo. Tutti gli altri devono lottare per mantenersi nel lotto dei migliori. Persino i territori del vino hanno bisogno di un’opera costante di promozione e aggiornamento se non vogliono passare di moda.
La grande differenza con il passato è che prima esisteva quasi un solo tipo di gara, mentre oggi ce ne sono tante e ciascun territorio deve eccellere in modo diverso.
Questa spinta alla diversità, se interpretata come espressione dei territori, arricchisce l’esperienza gustativa dei consumatori ed è un ottimo strumento di salvaguardia.

                                                                       

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