Montalcino-opportunità-e-problematiche-della-zonazione

Cambiamento del clima e zonazione dei vigneti 

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Temperature più alte e piogge scarse cambiano il potenziale qualitativo dei vigneti mettendo in dubbio la zonazione passata e recente

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di Donatella Cinelli Colombini

Un tempo il terroir era una divinità intoccabile e soprattutto immutabile. Era alla radice del valore di certi vini e di certi chateau.
Poi il global warming ha cambiato le cose.

ZONAZIONE DEI VIGNETI IN UN’EPOCA DI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Partendo da casa nostra, dal territorio del Brunello. Un tempo si riteneva che oltre i 600 metri sul mare fosse impossibile produrre uva di Sangiovese adatta per il Brunello ora molti produttori guardano alle “terre alte” con occhi innamorati e tutte le zone fresche hanno acquistato valore.
Una situazione generalizzata che riguarda i principali territori del vino di tutto il mondo e mette in discussione regole che sembravano scritte per l’eternità.

Per questo viene da chiedersi se la zonazione, chiesta con forza da una parte della stampa, sia possibile in un’epoca in cui il clima innesca un rapido sconvolgimento nel potenziale qualitativo dei vigneti.

Bordeaux vigneto marzo 2018

Bordeaux vigneto marzo 2018

DOPO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO LE VECCHIE CLASSIFICHE SONO ANCORA VALIDE ?

Bordeaux ha cambiato il suo disciplinare nel 2019, per autorizzare varietà come il Marselan e il Touriga Nacional finora vietate nell’uvaggio di Bordeaux e Bordeaux Supérieur.
Come giustamente fa notare James Lawrence in un articolo di Wine Searcher che vi invito a leggere, il problema maggiore riguarda la gerarchia dei migliori vigneti francesi consacrata da quasi due secoli. Ma proprio mentre tutti si chiedono se le classifiche stilate dal 1855 in poi per i vigneti bordolesi sono da rivedere … nel 2008 il Barolo vengono istituite le le sotto zone e i cru. Va detto che esse non costituiscono una classifica di valore ma la battaglia legale avvenuta intorno all’uso del nome Cannubi fa pensare che l’attribuzione di un valore decrescente, anche se non ufficializzata, comunque ci sia. E questo avviene mentre terreni storicamente destinati alla produzione di Dolcetto perché più alti e più freddi, cominciano ora a rivelarsi molto performanti.

LA ZONAZIONE  ALL’ESTERO E IN BORGOGNA

In Portogallo puntano su vitigni più resistenti al calore, come Alicante, Bouschet e Gouveio, contemporaneamente sperimentano caolino e silicio come protettori dalle radiazioni solari e spostano i vigneti sopra i 450 metri sul mare. Nonostante questo si aspettano un cambiamento del carattere dei vini con meno struttura e profili aromatici.
E’ tuttavia la Borgogna e il suo primato che potrebbero essere messe più in discussione dal cambiamento climatico. Jasper Morris Master of Wine espertissimo della culla del pinot noir ha notato come le performance di vigneti molto reputati, nelle annate “californiane” come il 2018, siano inferiori a zone più fresche tradizionalmente meno celebrate. Vini sbilanciati con tannini acerbi e molto alcool perché il Pinot Nero non tollera il calore eccessivo. Matura, sì, ma il vino che produce non è certo memorabile.
E’ il caso della Hautes Côtes de Nuits con vigneti a un’altitudine relativamente alta. Un tempo dava vini con tannini acerbi e una qualità “distintamente anemica” che finiva regolarmente nei supermercati, ma negli ultimi 10 anni ha messo in fila ottime vendemmie e ottimi vini.
Il caso della Borgogna è, secondo James Lawrence la prova tangibile che presto i termini “grand cru” e “Bonne-Mares” <<potrebbero non valere la carta su cui sono stampati>>.

                                                                       

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