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“Cool kid” chi sono i giovani investitori del vino

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Comprano una media di 168.000 Sterline, amano la tecnologia e le criptovalute. I Cool Kid vedono nell’investimento in vino qualcosa di colto e vicino alla natura

 

di Donatella Cinelli Colombini

Firist Growth Chateau Lafite Rothschild

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Cool Kid assomiglia al nome di una rock band USA – Cool Kids-, si chiamo così anche i disturbi da ansia dei bambini. Ma in generale il nome Cool Kid indica gli adolescenti che vogliono apparire adulti trendy: occhiali da sole, trucco, atteggiamenti spacconi.
Mi ha quindi sorpreso veder definire Cool kid da TheDrinksBusiness una nuova categoria di giovani che collezionano e investono in vini pregiati. Tutto parte da uno studio, intitolato <<The Alternative Wealth Report di Cult Wine Investment>>, che ci presenta la nuova generazione di investitori in beni di lusso come molto interessata al vino, meno fredda di quella precedente che agiva per soli fini speculativi e molto più emotivamente coinvolta nella decisione di acquisto.

 

COOL KID GIOVANI CHE COMPRANO CULT WINES PER INVESTIMENTO

Giovani che comprano bottiglie di vino perché condividono i valori di chi le produce e quindi per rendere migliore il mondo.
Altri comprano vino come espressione culturale o come una sorta di gioco, nella carambola degli investimenti. Per questo sono stati battezzati “Identity Investor”. Tuttavia hanno una cosa in comune con le precedenti generazioni: vogliono guadagnare. E il vino da collezione è aumentato di valore del 127% in 10 anni e quindi fa gola a questo tipo di persone.

 

GIOVANI AMANTI DELLE CRIPTOVALUTE E DEL VINO SONO GLI IDENTITY INVESTORS

I Cool Kid hanno un debole per NFT cioè la garanzia tecnologica di irriproducibilità e questo non meraviglia visto che il 47% dei millennial milionari ha fatto un quarto del proprio matrimonio con le criptovalute. Questi giovani ricchi punta su settori economici emergenti e sul digitale.
Gli analisti pensano che l’attitudine anticonformista, audace e molto tecnica dei giovani investitori sarà quella dominante nei prossimi 10 anni. La trasformazione digitale del vino avvenuta durante la pandemia ha messo le bottiglie pregiate nel mirino dei giovani investitori e ha allargato lo scaffale d’acquisto oltre i “soliti noti” francesi. A questo si aggiunge il fascino dell’uva, come prodotto naturale, la bellezza delle zone del vino che esercitano un forte fascino sugli “identity investor”.

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Secondo Cult Wine Investment, soprattutto negli Stati Uniti sta avvenendo un boom di “vin-investments” con una crescita del 23%. E non si tratta di qualche spicciolo perché l’investimento medio è di 168.000 Sterline.

Devo ammettere che invidio i produttori di Wine Cult cioè di quei vini che vengono battuti nelle aste e acquistati dai collezionisti per cifre a 4 zeri. Ma io amo pensare che il mio Brunello arrivi nel calice di persone che lo sanno apprezzare e come diceva mio nonno Giovanni Colombini <<il vino va bevuto e non guardato>>.