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DAZI USA A QUALI VINI FAREBBERO PIU’ MALE

Las Vegas USA un grande mercato per il vino italiano

Quanto e su quali vini italiani i dazi Usa ci avrebbero potuto fare più danno? In termini percentuali sui bianchi ma il termini assoluti sui rossi DOP toscani 

Di Donatella Cinelli Colombini

dazi USA sul vino italiano

Washington Casa Bianca la minaccia dei dazi USA sul vino italiano

Sono i grandi rossi toscani Brunello, Bolgheri e Chianti Classico quelli che sarebbero usciti con le ossa rotte se Trump avesse deciso di mettere i dazi alle importazioni. Per fortuna, la mattina del 15 febbraio le cantine italiane si sono svegliate con la buona notizia: per ora niente dazi.

DAZI USA SUL VINO DA DOVE NASCONO

Un’analisi fatta dal Corriere Vinicolo disegna la geografia di quello che potrebbe essere il  disastro se i dazi, come previsto dal carosello creato da Trump, arrivassero veramente fra sei mesi.

Dopo ottobre 2019, cioè dopo l’applicazione dei dazi, i vini francesi hanno perso il 36% del loro business verso gli USA benché Champagne e grandi rossi fossero esenti dalla tassa. Un contraccolpo così enorme negli acquisti che forse l’introito dell’erario statunitense è stato persino negativo rispetto al passato. Apparentemente il vero effetto dei dazi non è stato il recupero del denaro versato al Consorzio Airbus, che secondo Trump ha messo in ginocchio Boeing (come se i 737 Boeing non fossero precipitati), ma quello di terrorizzare i governi europei e creare un autentico caos nel sistema distributivo statunitense composto da importatori, distributori e dettaglianti.

Dazi Usa e vino

Dazi USA sul vino EU e consumi nel gigante americano

COSA SUCCEDEREBBE NELLE CANTINE ITALIANE CON L’ARRIVO DEI DAZI USA

Ma vediamo cosa succederebbe in Italia se le tasse di importazione USA, fra sei mesi, arrivassero anche sulle nostre bottiglie. Gli Stati Uniti assorbono il 26% del valore dell’export del vino italiano.
Secondo il Corriere Vinicolo i vini con la maggior quota di esportazione in USA sono Marsala (60%), Bianchi DOP del Friuli Venezia Giulia (50%), Frizzanti IGT (42%) rossi toscani DOP (39%).
Seguono i vini bianchi fermi e effervescenti sia Dop che varietali e poi i rossi piemontesi DOP con il 30% del volume d’affari.

Las Vegas USA un grande mercato per il vino italiano

Las Vegas Violante Cinelli Colombini Gardini davanti alla copia della torre Eiffel

SAREBBERO I VINI BIANCHI DEL NORD ITALIA E LA TOSCANA QUELLI PIU’ COLPITI

In termini assoluti il contraccolpo maggiore sarà, a mio avviso, in Toscana. Infatti il prezzo delle bottiglie di Brunello, Bolgheri, Chianti Classico è nettamente superiore a quello del Marsala o dei bianchi del Nord Italia.
In termini percentuali sarebbero i bianchi a prendere il contraccolpo maggiore perché le bottiglie italiane dipendono dal mercato Usa per il 34% mentre i rossi sono al 23% del totale ma gli USA sono comunque un mercato strategico per entrambi. Se a questo aggiungiamo il corona virus che darà una frenata al mercato cinese e la Brexit con i suoi effetti ancora poco chiari sia in termini di tasse che di sentimenti, l’export del vino prende la forma di un gioco d’azzardo con enormi incognite.

DAI DAZI USA ALLO SCONVOLGIMENTO DEL MERCATO MONDIALE DEL VINO

Resta infatti da capire come e dove verrà venduto il vino europeo -francese, spagnolo e tedesco – che, già adesso, non riesce a entrare in USA a causa dei dazi. Si tratta di un effetto a catena sull’intero pianeta che, probabilmente diventerà ancora più evidente con il passare dei mesi.
La speranza è che la presidente della Commissione, la tedesca Ursula von der Leyen, riesca a impostare con Trump una trattativa capace di riportare alla normalità il business dell’agroalimentare europeo. La lista dei prodotti da tassare comprende infatti soprattutto cosa da mangiare.
Anche da un punto di vista etico, non è giusto far pagare all’agricoltura il prezzo della vertenza sui finanziamenti Airbus/Boeing oppure quella sulle tasse relative all’e-commerce di Amazon e simili. Cosa hanno a che fare i produttori di latte, uva o maiali con l’industria aeronautica?

L’IMPORTANZA DI UNA TRATTATIVA POLITICA EUROPEA PER CHIUDERE LA MINACCIA DEI DAZI

Fra l’altro l’Italia non fa parte del Consorzio Airbus e quindi i dazi USA, che ora ostacolano l’export dei caseifici di parmigiano oppure di pecorino romano, appaiono ancor meno giustificati di quelli che affliggono le cantine francesi o tedesche.
Per non parlare dell’italian sounding ( parmisan, Parma ham …made in USA) , con dubbia correttezza anche sotto il profilo igienico sanitario, che è il maggiore beneficiario di tutta questa triste vicenda.
E non è certo aumentando i finanziamenti OCM sugli investimenti promozionali delle imprese agroalimentari europee nei mercati extra fuori del nostro continente, che si rimedia il problema. La soluzione deve essere politica e comunitaria. Forza Ursula non ci abbandonare, hai sei mesi di tempo per trovare una soluzione!

                                                                       

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