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ESCAFIX L’IMPACCO CHE SALVA LE VITI

La bellissima storia di tre agronomi che hanno trovato la cura per il mal dell’esca delle viti usando intuito, spirito di osservazione e passione vignaiola

 

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EscaFix-Alberto-Passeri-mostra-le-viti-guarite-dal-mal -dell’esca

Di Donatella Cinelli Colombini

Nel 2022 quando pensiamo a un luogo in cui avvengono scoperte e ricerca la mente va ai centri studi delle multinazionali oppure alle università. Noi, comuni mortali, sembriamo esclusi da questo mondo fatto di biotecnologie dell’intelligenza artificiale …. Invece non è così. Ancora oggi usando spirito di osservazione, le competenze tecniche e l’intuito è possibile arrivare dove i grandi centri di ricerca non arrivano.

 

MAL DELL’ESCA UNA MALATTIA MORTALE DELLE VITI

Questa è una storia talmente bella che sembra una fiaba anche perché è ambientata in uno scenario da sogno, la collina di Montalcino. La storia riguarda “Escafix” una pasta naturale che cura le viti colpite da un mix di funghi mortale: il mal dell’esca.
Per avere un’idea della dimensione del problema basti dire che in California le infezioni fungine conosciute come mal dell’esca producono danni per oltre un miliardo e mezzo l’anno. Alla decimazione delle piante nei vigneti giovani, che costringe al loro rapido turn over, si aggiunge il danno ai vigneti storici che appare ancora più grave. Infatti sono i vigneti centenari i custodi del mito dei grandi brand e anche il luogo di origine delle uve dei grandissimi vini.

 

LA STORIA DI ESCAFIX E DELL’AMICIZIA FRA TRE AGRONOMI

Per questo le università di tutto il mondo, da anni, cercano la cura per il mal dell’esca. La cercano ma non la trovano.

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Invece tre agronomi Alberto Passeri, Mario Guerrieri e Roberto Ercolani nel 2017, nei vigneti della Tenuta La Gerla a Montalcino, hanno sperimentato sulle viti malate dei “prodotti attivati” supportati da coadiuvanti minerali e biologici e le piante sono guarite.
Non si tratta di magia ma di assemblare in un nuovo protocollo alcune esperienze precedenti. Qualcosa di simile allo sperimentalismo settecentesco. Sta di fatto che funziona. Ho ascoltato il racconto da Alberto Passeri Direttore de La Gerla.

 

ALBERTO PASSERI DIRETTORE DE LA GERLA A MONTALCINO

Alberto aveva un nonno che faceva il suo stesso lavoro in Chianti Classico e da lui ha ereditato la passione per le vigne e la capacità di osservare la natura. Ecco che dopo la laurea in agraria il giovanissimo Dottor Passeri arriva a Montalcino e pochi anni dopo (1998) Sergio Rossi gli affida la direzione de La Gerla di cui, successivamente diventa anche comproprietario. Dalla pratica dei vigneti ha le prime intuizioni: si accorge che la composizione del terreno o l’asfissia radicale sono fattori predisponenti all’infezione fungina. Capisce che la spollonatura, specialmente se manuale e in momenti piovosi, crea una porta al mal dell’esca pari ai tagli delle potature, se non immediatamente cicatrizzate.

 

INIZIA NEL 2017 LA SPERIMENTAZIONE DELLA CURA AL MAL DELL’ESCA

Il confronto con agronomi provenienti da esperienze diverse, Roberto Ercolani e Mario Guerrieri, quest’ultimo titolare di una fabbrica di prodotti biologici e attivanti (ISLA) per l’agricoltura, conduce allo studio di un protocollo contro il mal dell’esca diviso in tre fasi: preventiva, curativa e di mantenimento. L’idea è infatti quella di creare nel vigneto un ambiente più salutare che protegga le viti.
La sperimentazione iniziata proprio a La Gerla nel 2017 dette esisti molto promettenti. Le viti malate venivano aperte dal cordone fino all’innesto, spalmate di pasta curativa per due volte in due anni successivi e lasciate divaricate. La pasta forma una sorta di impacco che rimane sulla vite in modo permanente e consente loro di guarire.

 

DA MONTALCINO LA SPERIMENTAZIONE SI DIFFONDE IN TUTTA ITALIA

Negli anni successivi la sperimentazione è avvenuta anche fuori dall’area Brunello a Querciabella, nel Chianti Classico e in Maremma, Castello di Monsanto nel Chianti Classico, Banfi, Caparzo, Ferrero e Fanti a Montalcino, Mantellassi e Castello di Montepò – Biondi Santi nel Morellino di Scansano. In futuro proseguirà anche alla Fattoria San Leonardo in Trentino e al Castello di Fonterutoli nel Chianti Classico.
I risultati sono strabilianti: 85% di piante guarite e, fra le viti con recidiva, la metà guarite al secondo tentativo. I costi della cura sono modesti ma soprattutto gli effetti sembrano molto buoni.

 

LA CERTIFICAZIONE DELLE GUARIGIONI E LA RICHESTA DI BREVETTO

Per dare un rigore scientifico ai risultati i tre agronomi hanno fondato una startup battezzandola “Escafix” ed hanno chiesto al Crea – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura – di verificare la ripresa vegetativa delle viti curate. Intanto sono stati chiesti i brevetti italiano e internazionale. La prima sperimentazione è stata promossa a pieni voti con l’85% di viti Sangiovese guarite e il 78-80% di esiti positivi sul Sauvignon. Alberto Passeri, Mario Guerrieri e Roberto Ercolani non sanno esattamente quale dei componenti della pasta EscaFix consente agli attivatori biologici e di entrare nella vite e farla guarire, sta di fatto che funziona. Rimane da verificare la durata delle viti guarite e le caratteristiche del vino che verrà prodotto dalle loro uve. Crea ha visto che le viti guarite tendono a produrre più legno di quelle non colpite dal mal dell’esca e questo fa sperare in un tenore zuccherino delle uve leggermente più basso ma è presto per fare ipotesi. Altro elemento evidente è l’effetto preventivo crea una barriera alla diffusione dei funghi nocivi. Escafix è un prodotto quasi biodinamico che può essere usato anche in agricoltura biologica.

 

2022 PRIMA VINIFICAZIONE CON LE UVE DELLE VITI GUARITE DAL MAL DELL’ESCA

Nel 2022 è stata fatta la prima vinificazione dell’uva delle piante guarite usando il Sangiovese de La Gerla sotto la direzione dell’enologo Vittorio Fiore. Diventerà Brunello nel 2027 e sarà il vero trionfo della cultura vignaiola, quella degli agronomi appassionati e sperimentalisti che, grazie alle loro competenze e soprattutto alla capacità di osservazione che solo i grandi appassionati possiedono, sono riusciti dove i centri di ricerca delle multinazionali e delle università non riuscivano.