FINE LA PRIMA FIERA DELL’ENOTURISMO È STATA UN SUCCESSO
#WINETOURISM MARKETPLACE ITALY A RIVA DEL GARDA HA UNITO B2B A CONVEGNISTICA FACENDO INCONTRARE I MANAGER DELLA WINE HOSPITALIY A ESPERTI, GIORNALISTI E BUYER

Fine prima fiera dell’enoturismo italiano a Riva del Garda
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne a Montalcino
Violante Gardini Cinelli Colombini ha partecipato a Fine, prima fiera sull’enoturismo, in qualità di Presidente del Movimento del Turismo del Vino presentando l’indagine 2025 realizzata con Ceseo che ha rivelato, per la prima volta, le specificità delle cantine turistiche nelle varie zone d’Italia.
FINE UN SUCCESSO SOPRA LE ATTESE PER LA PRIMA FIERA ITALIANA SULL’ENOTURISMO
Forti dell’esperienza alla Feria de Valladolid, gli organizzatori di Fine hanno realizzato un ottimo borsino che ha consentito a ogni azienda di incontrare decine di operatori scelti incrociando le esigenze delle singole cantine con le richieste di ogni tour operator. Ha invece sconcertato molti manager della wine hospitality la richiesta di esperienze oltre il vino e la degustazione. Circostanza questa che lascia immaginare un futuro prossimo in cui il <<vino deve, quindi, abbandonare la centralità della proposta e lasciare spazio ad altre esperienze che – per consolidare il rapporto con l’enoturista – devono essere dense di empatia e di autenticità>> come ha scritto WineNews.
Fra gli interventi più significativi degli esperti quello di Paul Wagner, professore del McPherson Distinguished Teacher Napa Valley College che ha sottolineato la necessità delle cantine turistiche di distinguersi anche in modo molto semplice ed ha raccontato di un produttore californiano che faceva cadere acqua sui visitatori in arrivo quasi come in un rito iniziatico ed ha fatto di questa procedura il suo tratto distintivo. Per Wagner il successo enoturistico è legato alla consapevolezza di quello che rende unica la propria cantina e al modo con cui viene trasmessa tale unicità ai visitatori, coinvolgendoli senza annoiarli. In altre parole è come un attore capace di far amare luoghi, storie e vini. Mi viene in mente il mitico cantiniere Adamo della cantina Contucci a Montepulciano con il suo grembiulone sgualcito e la sua camicia a quadretti, che senza parlare una parola di inglese riusciva a fidelizzare migliaia di turisti.
ENOTURISMO SEMPRE PIU’ IMPORTANTE PER LE CANTINE ITALIANE
Roberta Garibaldi ha presentato i dati del “Rapporto sui modelli di gestione, sulle scelte di investimento e sulla governance”. Essi sono organizzati secondo la nuova definizione di enoturismo adottata dal gruppo di lavoro del WTO e OIV che riunisce sotto lo stesso nome le attività agrituristiche di pernottamento, somministrazione e intrattenimento oltre la vendita diretta del vino. Per questo divergono visibilmente da quelli dall’indagine CESEO e dai rilevamenti di Divinea -WineSuite dove per enoturismo si intendevano solo le azioni delle cantine in favore dei turisti. particolarmente cari.
Il prezzo medio dell’esperienza in cantina è compreso tra 36 e 50 euro nel 51% dei casi, superando i 50 euro nel 23% delle imprese enologiche.
Il 49% degli intervistati dichiara, un’incidenza dell’enoturismo sul profitto aziendale fino al 30%; il 33% tra il 31% e il 60%, il 18% delle cantine oltre il 60%.
La scelta di un campione di cantine in cui l’attività turistica è di livello alto o altissimo si evidenzia dal numero di addetti alla wine hospitality. La metà delle cantine intervistate dedica dai 5 ai 9 addetti all’accoglienza, e nel 17% dei casi, si supera la soglia dei dieci addetti.
Pienamente condivisibile con Roberta Garibaldi è l’auspicio di un maggior utilizzo dell’AI e del CRM per internazionalizzare la clientela e soprattutto fidelizzarla. Concetti fortemente ribaditi anche dal GamberoRosso. Un miglior uso dei mezzi digitali è il primo obiettivo che le cantina italiane aperte al pubblico devono porsi per non scomparire dal cellulare dei turisti.







