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Greenpass chi si avvantaggia e chi ci rimette

Tutti volevano il greenpass ma ora lo accettano solo se non li riguarda. Cresce il dissenso e il rischio di farlo diventare inefficace e persino dannoso

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Sono vaccinata ed ho il greenpass dall’inizio di luglio. Sono fra gli over 60 che hanno una probabilità di morire di covid del 2,8% ed il pensiero di finire in rianimazione oppure sotto il casco dell’ossigeno mi terrorizza. Molti dei miei amici “covidati” stanno male o hanno problemi seri. Il vaccino non mi ha dato alcuna reazione e spero di avere una protezione, almeno parziale, contro il coronavirus.
Non tutti la pensano come me.

 

IN ITALIA 4,5 MILIONI DI OVER 50 NON VACCINATI E SONO SENZA GREENPASS

Avere in Italia, 4 milioni e mezzo di ultracinquantenni non vaccinati e solo il 58% della popolazione vaccinata fa presagire il terzo inverno difficile. Il virus è ormai diffusissimo. In Provincia di Siena abbiamo avuto 5.000 casi nel 2020 e 10.000 nel 2021 che non è ancora finito. Per non parlare delle varianti: più persone si contagiano e più è possibile l’evoluzione del virus in una versione resistente ai vaccini. E se consideriamo che meno di un terzo della popolazione del pianeta è stata vaccinata c’è de preoccuparsi.

 

IL GREENPASS PER RIDURRE I CONTAGI E INCENTIVARE LE VACCINAZIONI

Il GREENPASS è lo strumento messo in campo dal Governo francese e poi da quello italiano per contrastare i contagi ed incentivare le vaccinazioni. Come incentivo dovrebbe funzionare, soprattutto nei confronti dei giovani. Nel nostro Paese, chi non ha il greenpass è infatti escluso dalle sale dei ristoranti e dai luoghi di intrattenimento, mezzi di trasporto a lunga percorrenza, palestre ….. ma c’è un rovescio della medaglia. Come ogni prescrizione italiana è frutto di una mediazione che ne limita l’applicazione, comporta tempo e burocrazia per le imprese e poi allontana i clienti. C’è poi chi, come Cacciari, ne fa una questione di principio e chi come Landini non vuole che riguardi i lavoratori.
Alla fine, imporre il greenpass solo per un ristretto numero di attività, servirà a qualcosa?

 

I TANTI LIMITI E PROBLEMI DEL GREENPASS

Sul fondo di questa vicenda ci sono altri problemi: c’è chi ha avuto un vaccino non riconosciuto dall’EMA, come gli abitanti di San Marino e il pasticcio dei certificati falsi venduti a cifre fra i 150 e i 500€ l’uno. Per non parlare del fatto che nei ristoranti o nelle palestre nessuno è autorizzato a chiedere i documenti di identità ai clienti per verificare se sono davvero le persone che esibiscono il greenpass. In queste condizioni il controllo potrebbe servire a poco ma se non viene fatto ci sono multe da 400 a 1.000€.
Per ora tutti preferiscono cenare all’aperto ma in autunno, quando le tavole apparecchiate saranno soprattutto al chiuso, controllare il greenpass diventerà indispensabile e, per i gestori, richiederà tempo e perdita di clienti no-vax.
Insomma è un problema, ma proprio grosso.
Ma come spingere la campagna vaccinale che sembra rallentare? L’alternativa è una nuova ondata di contagi con patologie gravi, scuole chiuse e turismo ancora in affanno.
Oltre alla tragica perdita di vite umane, gli effetti economici potrebbero segnare la morte definitiva di una bella fetta dei 280.000 pubblici esercizi italiani. Fin ora molti di loro sono andati avanti prosciugando i risparmi ma il terzo inverno con chiusure a singhiozzo e pochi clienti, potrebbe significare la fine. Per i ristoranti, un ritorno alla zona gialla significa chiudere alle 18. Peggio ancora con la zona arancione che consente di vendere pasti solo in forma di asporto. Alberghi e ristoranti, hanno problematiche diverse, possono servire pasti alla clientela alloggiata, ma soffrono moltissimo per la mancanza di viaggiatori esteri.

 

TUTTI VOGLIONO LA FINE DELL’EPIDEMIA COVID MA NESSUNO VUOLE LIMITAZIONI

Insomma senza la fine dell’epidemia andranno letteralmente a fondo e con loro tutto il settore che fa capo al turismo. Parlo di milioni di lavoratori. L’unica via d’uscita è bloccare il virus. Allora perché il greenpass, un tempo invocato da tutti come strumento per tornare alla normalità, ora è diventato oggetto di una sorta di gioco a rimpiattino <<not in my backyard>> viene riconosciuto utile al contenimento del contagio ma solo finchè si applica alle altre categorie. Quindi la lista delle esenzioni si allunga e la norma si complica con tanti distinguo fino a diventare inefficace.
Il virus circola sui treni a lunga percorrenza e non sul metrò? Il perfido coronavirus si diffonde in palestra ma non in ufficio?
Persino i sindacati e i medici sono contrari all’obbligo di greenpass.
Alla fine a pagare il conto di questa scelta saranno solo, la ristorazione e l’intrattenimento, compreso quello culturale e sportivo. Ma alla fine il loro sacrificio rischia di essere inutile.

                                                                       

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