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I 10 vini italiani più cari del 2022

La lista dei vini italiani più cari è un inno al rispetto della tradizione e della natura. Piccole produzioni frutto di scelte estreme in Piemonte e in Toscana

 

Roagna Crichet Paje, Barbaresco-terzo-fra-i-10-vini-italiani-più-cari

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di Donatella Cinelli Colombini

Wine Searcher ci regala la lista dei 10 vini italiani più cari del 2022 fra quelli normalmente in commercio cioè fra le bottiglie listate da enoteche e rivenditori pescandoli nell’enorme data base mondiale.

La sorpresa è il trionfo della tradizione.  E’ vero l’Italia è il Paese più ricco di vitigni autoctoni (oltre 400) ma è anche il Paese dei Super Tuscan che, negli ultimi cinquant’anni, hanno letteralmente affascinato appassionati e collezionisti portando i prezzi a livelli stellari anche nelle aste. Sassicaia, il vino italiano di maggior successo, nasce da vitigni internazionali e per moltissimi anni, non ha avuto la DOC in etichetta.

Colpisce la sua assenza dalla lista dei TOP 10 più cari così come colpisce l’assenza dell’Amarone Quintarelli che, lo scorso anno, era al secondo posto.

Altra sorpresa è la netta prevalenza dei piemontesi (6) sui toscani (3). Uno scenario abbastanza inconsueto negli ultimi anni che hanno visto un netto protagonismo di Bolgheri e Brunello su giornali e sul mercato.

Cappellano-Barolo-vini-italiani-più-cari

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CLASSIFICA DEI 10 VINI ITALIANI PIU’ CARI

  • Giacomo Conterno Monfortino, Barolo Riserva DOCG
  • Caso Basse di Gianfranco Soldera Brunello di Montalcino, Riserva DOCG
  • Roagna Crichet Paje, Barbaresco DOCG
  • Masseto, Toscana IGT
  • Cappellano Otin Fiorin Pie Franco – Michet, Barolo DOCG
  • Giuseppe Rinaldi Barolo Brunate Riserva, Barolo DOCG
  • Case Basse di Gianfranco Soldera, Toscana IGT
  • Roagna Pira Riserva, Barolo DOCG
  • Miani Calvari Refosco Colli Orientali del Friuli
  • Falleto di Bruno Giacosa Le Rocche di Castiglione Falletto Barolo DOCG

 

PREZZI E ETICHETTE DEI VINI ITALIANI PIU’ CARI

Barolo Monfortino è ancora una volta il vino più caro con 1.309$ a bottiglia seguito dal Brunello Riserva di Soldera a 1.093$ e poi il Barbaresco Roagna Crichet Paje a 979$.

Più che prevedibile la presenza di Masseto in questa classifica prestigiosa con 954$ a bottiglia e dopo questo vino toscano a base di Merlot troviamo un campione della tradizione come il Barolo Cappellano.

Si tratta di un’etichetta prodotta in piccole quantità (la cantina produce complessivamente 20.000 bottiglie) che vanta riconoscimenti internazionali dalla fine dell’Ottocento e, in epoca più recente, ha fatto scelte estreme. Teobaldo, detto Baldo, padre dell’attuale titolare, decise di coltivare le viti su “piede franco” cioè con le radici originarie europee esponendole agli attacchi della fillossera. Una scelta che lo fa amare dagli appassionati più attratti dalla tradizione e dalla naturalezza della vigna e del vino.

 

ROAGNA, CAPPELLANO, SOLDERA … LE SCELTE DIFFICILI ENTUSIASMANO I COLLEZIONISTI

Scelte molto vicine a quelle di Soldera, l’unico ad essere presente nella classifica con due etichette e di Enzo Pontoni -Miani di Buttrio. Schivo e allergico ai giornalisti, non è mai uscito dal Friuli Venezia Giulia negli ultimi 15 anni. Appassionato e attento dedica tutta la sua vita alle vigne con risultati strabilianti.

Stesso sentiment ispira il Barbaresco  Crichet Paje di Roagna. Prodotto in 1.000-2.000 bottiglie all’anno dalla sommità – crichet indica la cima della collina in piemontese – di un vigneto dove le piante più giovani hanno 60 anni e molte viti sono state riprodotte per margotta (interrando il tralcio) e quindi hanno il piede franco. Eccezionale anche il terroir molto ricco di calcare attivo quindi pochissimo produttivo. A questo si aggiunge la vinificazione spontanea in tini di legno. In altre parole questo vino contiene tutte le maggiori difficoltà che un vignaiolo può affrontare. Forse è proprio questa “Mission Impossible” che lo fa amare e ispira ammirazione in tanti critici e wine lovers.