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I vini italiani più cari

Barolo Monfortino, Amarone Quintarelli, Barbaresco Roagna, Brunello Case Basse, ecco la lista dei vini italiani più cari da 1287$, di prezzo medio, in giù

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

C’è una bella fetta di consumatori ricchi che compra il vino solo perché è carissimo. Il prezzo è un messaggio semplice, chiaro ma con tante componenti simboliche come esclusività, prestigio, lusso … forse qualità intrinseca.

 

LE BOTTIGLIE ITALIANE PIU’ CARE RILEVATE DA WINE SEARCHER

A volte è sufficiente a determinare la scelta della bottiglia, soprattutto quando poi vengono regalate.
Il vino italiano offre un enorme ventaglio di prezzi, tipologie e livelli qualitativi. L’elemento vincente è il rapporto fra la qualità intrinseca e il cartellino di vendita, che è migliore rispetto alle bottiglie di tutto il resto del mondo. L’Italia sa creare milioni di piccoli capolavori enoici, alla portata di tutti e negli ultimi anni ha saputo accrescere la reputazione internazionale di denominazioni e singoli brands suscitando l’interesse dei collezionisti e degli investitori: Brunello, Barolo, Amarone, Sassicaia, Masseto …
Da questo nuovo interesse della fascia più ricca del mercato verso l’Italia nasce la classifica di WineSearcher sui vini più cari presenti nell’enorme portale che riunisce i listini di tutte le maggiori rivendite del mondo. L’elenco viene pubblicato ogni anno e ci mostra una situazione piuttosto stabile evidenziando come i collezionisti siano affezionati ad alcuni brand e continuino a comprarli.

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TOP 5 LE BOTTIGLIE ITALIANE PIU’ CARE NELLE ENOTECHE INTERNAZIONALI

I primi nomi dell’elenco sono:

Giacomo Conterno Monfortino, Barolo Riserva 1287$
Giuseppe Quintarelli Amarone della Valpolicella Classico Selezione 1265$
Roagna Crichet Paje, Barbaresco 918$
Case Basse di Gianfranco Soldera Brunello di Montalcino Riserva 911$
Masseto Toscana IGT 910$
Poi ci sono i vini di due cantine che non ti aspetti, forse perché sono piccole, alternative, cresciute come grandi sfide: Barolo Cappellano Otin Fiorin Pie Franco-Michet, (740$) e Miani Refosco Colli Orientali del Friuli (709$).

 

CAPPELLANO, MIANI, CASE BASSE, MASCARELLO, GIACOSA  CANTINE CON GRANDI PERSONAGGI

La prima è nelle Langhe ed ha una grande storia, fu premiata con una medaglia di bronzo all’esposizione di Parigi del 1889 che vide costruire la Tour Eiffel. Negli anni successivi ha fatto scelte estreme come quella del piede franco che espone le radici al rischio della fillossera. Teobaldo, detto Baldo, padre dell’attuale titolare, fu presidente dell’associazione “Vini veri” e instancabile paladino della naturalezza della vigna e del vino. Attualmente è in grande ascesa e io vedo spesso la foto dei suoi Barolo nelle fotogallery dei winelovers di tutto il mondo.
Enzo Pontoni -Miani è un vignaiolo di Buttrio. Schivo e allergico ai giornalisti, non è mai uscito dal Friuli Venezia Giulia negli ultimi 15 anni. Appassionato e attento dedica tutta la sua vita alla vigne con risultati strabilianti.
Esce dalla classifica un altro nome eccellente ma piuttosto alternativo rispetto ai grandi brand: Montevertine Pergole Torte.

 

LE BOTTIGLIE CARE STANNO AUMENTANDO DI PREZZO

Colpisce il deciso aumento dei prezzi rispetto allo scorso anno e fra i 10 vini più cari c’è un 10% di incremento di valore. Non tantissimo ma neanche poco. Il Cappellano è il principale artefice di questo aumento perché il suo cartellino è cresciuto del 36,4% in un anno, ma anche il Case Basse di Gianfraco Soldera Brunello Riserva ( 911$) ha fatto un salto in avanti del 17% e il Masseto (910$) del 13,3%.
Colpisce come tutti i vini in questa classifica del lusso italiano in bottiglia, da cui sono escluse le serie limitatissime e celebrative, tipo Vendemmia d’Artista dei Frescobaldi, siano collegabili a una persona visionaria e innovatrice: Bepi Quintarelli e Bruno Giacosa ad esempio oppure a piccole cantine che sono “uscite dal coro” facendo qualcosa di diverso rispetto ai loro vicini.

Altrettanto sorprendente la mancanza di Sassicaia e Tignanello le sue superstar dei Supertuscan. C’è da chiedersi se la loro assenza dai listini su cui si forma la classifica di WineSearcher dipenda dal fatto che molti rivenditori non dichiarano pubblicamente il prezzo visto il numero di zeri che ha dietro.

                                                                       

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