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I vitigni femmina e vini maschi di Daniele Cernilli

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E’ un gioco ma fino a un certo punto: la vite, la vigna, l’uva, la barbatella sono sostantivi femminili ma il vino è maschio come gran parte delle denominazioni

 

di Donatella Cinelli Colombini

Vigneto Prosecco

Vigneto Glera-per-il-Prosecco

Oggi il 55% dei consumatori abituali di vino italiani sono donne. Il gentil sesso è maggioritario fra chi prenota visite in cantina …. ma il vino ha un connotato maschile perché, per 8.000 anni è stato prodotto e bevuto da uomini.
Daniele Cernilli- Doctor Wine con l’ironia colta che lo contraddistingue parte da qui per un ragionamento semiserio ma molto intrigante <<La grammatica a volte fa brutti scherzi. Siamo abituati a pensare al vino come a qualcosa al maschile, “il” Barolo, “il” Brunello, “il” Taurasi, ma esistono vitigni e vini declinati al femminile e chissà che questo non coincida con le loro caratteristiche…>>

 

VITIGNI FEMMINA E VINI MASCHI UN INTRICO DI GENERE CHE FORSE SVELA QUALCOSA

L’esame “di genere” delle denominazioni, per me, parte dalla Doc Orcia decisamente femmina perché <<il vino più bello del mondo>> nasce su colline dai profili sinuosi. Si tratta dei panorami più sexy e più simili a un corpo di donna che la Toscana e forse l’Italia possiede.

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Invece Daniele Cernilli inizia il suo esame sul sesso di vitigni e vini dalla Barbera come la chiamava Veronelli e come la chiamano in Langa, in Monferrato. Si tratta di un vino “sorridente” come la Bonarda. Sono declinate al femminile la Croatina e l’Uva rara, la Schiava.
Ci sono poi le numerose Vernacce che danno origine a vini declinati al femminile. Invece la Glera produce il Prosecco vino maschio che piace moltissimo alle consumatrici donne per il suo carattere spensierato.
Il numero dei vitigni femmina continua con la Ribolla Gialla e Nera e la grande famiglia delle Malvasie fra cui la Malvazija istriana vitigno di enorme personalità che sulle coste della Croazia si esprime a grandissimi livelli qualitativi. Ho provato a produrla con un gruppo di amici e, fino dal primo tentativo, aveva un timbro distintivo fantastico.
Sono al femminile la Falanghina e la Passerina. Tornando a Nord, dove il numero dei vitigni “donna” è maggiore, troviamo la Garganega da cui provengono i vini di Soave. Ci sono anche vitigni rossi come la Corvina, con le sue sorelle Rondinella, Oseleta, Negrara e Molinara. L’uvaggio della Valpolicella è quindi al femminile anche se da esso derivano vini maschi: Amarone, Recioto dolce, Bardolino e Valpolicella.
Molto diverso dal Nebbiolo, il Sangiovese e l’Aglianico che sono coniugati al maschile e danno vini maschi.

 

IL GENERE DEI VINI E’ UNA CASUALITA’ LINGUISTICA OPPURE INDICA VINI PIU’ COMUNICATIVI

Daniele Cernilli conclude la sua disamina sul “sesso dei vini e dei vitigni” con una riflessione su cui mi sembra giusto soffermarsi << ce ne saranno anche molte altre di uve femminili. Con una costante, però. Quasi sempre i vini che derivano da loro sono più comprensibili, più composti, come se il genere non fosse solo una casualità linguistica o grammaticale, ma alludesse a qualcosa di più profondo. Chissà >>.

C’è da chiedersi infatti se la coniugazione al femminile derivi solo dalla fonica oppure abbia radici più profonde. E mi viene in mente l’abitudine che abbiamo in casa e nella mia azienda di chiamare al maschile il vino Cenerentola Doc Orcia. Per noi non è “la Cenerentola” ma “il Cenerentola”. Nessuno lo ha deciso e non deriva da nessun ragionamento ma è successo così. Lo vediamo maschio e forse è successa la stessa cosa con i vini citati da Daniele Cernilli che, nel tempo, hanno preso un genere in base alla loro personalità come avviene per gli esseri umani.