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IL VINO IN LATTINA SI O NO?

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Argomento di grande attualità il vino in lattina divide i wine lover fra i giovani favorevoli e i senior contrari. Ecco chi si è già espresso e voi cosa ne dite?

 

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Di Donatella Cinelli Colombini

In attesa di raccogliere i vostri commenti in un secondo post riporto qui le opinioni di chi ha già detto la sua. E la distanza fra favorevoli e contrari è ampia.

 

MARIO CROSTA E IL VINO IN LATTINA SOLO CEEP

Mario Crosta ha scritto quello che pensa sulla mia pagina Facebook <<Quando lavoravo alla pneumatici Clément, il nostro importatore negli USA volle 150 gomme rosse da mountain bike, 150 gialle, 150 verdi, 150 azzurre e 150 bianche più 30.000 gomme nere. Fece mettere le gomme colorate in 150 vetrine di negozi specializzati. Quando il cliente entrava e ordinava due gomme, di quelle colorate che aveva visto in vetrina, il gestore rispondeva che gli dispiaceva, ma che le aveva già finite e gli proponeva di acquistare quelle nere ….. In poche settimane le gomme nere andarono a ruba. Negli USA funziona così. I consumatori americani sono attirati dalle cose nuove come il vischio fa con le mosche…. Bisognerebbe approfittarne per smerciare tutti i vini senza valore, quelli senz’anima, quelli che è meglio non imbottigliare per non fare brutte figure, quelli che prima si mandavano a distillare e adesso si vendono sfusi al prezzo minimo ma che si devono pur vendere>>.

 

MARCELLO MEREGALLI E IL VINO IN LATTINA COME NOVITA’ GIOVANE E GREEN

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Dunque da Mario Crosta arriva il suggerimento di puntare sulla novità, l’aspetto goliardico della bevuta fuori dagli schemi con vini molto, molto molto semplici.
Ma c’è chi la pensa in tutt’altro modo. Dal webinar Coldiretti condotto da Riccardo Cotarella, Marcello Meregalli, alla guida del Gruppo Meregalli, tra i leader della distribuzione enoica, arrivano opinioni opposte. Dopo aver parlato della mixology che si è spostata a casa, Meregalli ha detto <<altre due tendenze. Il vino come hobby: cresce la voglia di formazione e corsi, di degustazione e abbinamento. E il peso del “green”: quella della sostenibilità sarà per molte aziende una scelta obbligata, che aprirà ad un nuovo consumo. E che riguarda anche il packaging: i Paesi anglosassoni fanno 3 miliardi di fatturato dal vino in lattina di qualità, un mercato diverso, ma in un contenitore green, per un target diverso. Sono filosofie da seguire e che porteranno cambiamenti, perlopiù positivi.>>

Quindi la lattina con vino di buon livello e un target giovane e ambientalista.

 

IL BUSINESS DEL VINO IN LATTINA CRESCERA’ DEL 10,7% ALL’ANNO

Due opinioni opposte che sono il punto di partenza del lungo articolo di Gianluca Atzeni sul vino in lattina.
<<L’incredibile successo di questo particolare formato di bevanda “on-the-go” sta coinvolgendo alcune delle più importanti piazze globali: Usa, Uk, Australia>>. In Italia <<i distributori ci credono; un po’ meno la GDO, che sta alla finestra, e i Consorzi di tutela, ancora scettici e più propensi a coltivare una tradizione radicata>>.
Sta di fatto che, soprattutto per certe tipologie c’è un’evidente opportunità di business perché il vino in lattina è dato in crescita da Grand view research del 10,7% all’anno, da qui al 2027.

 

STORIA DEL VINO IN LATTINA NEL MONDO E IN ITALIA

La storia del vino in lattina parte dalla prima guerra mondiale e dalle razioni dei soldati francesi. Solo negli anni trenta iniziò una produzione industriale, soprattutto in California che, tuttavia scontava grossi problemi tecnici. Solo nel 1996 grazie all’australiana Barokes Wines fu brevettato il sistema di rivestimento Vinsafe che proteggeva il vino dal contatto con il metallo conservandolo fino a 5 anni.
In Italia tutti ricordiamo il vino in lattina dalla Cantina Giacobazzi di Nonantola (Modena), che nel 1982 lanciò il celebre “8 e ½” e fu costretto a combattere con il Ministero dell’Agricoltura e Sanità per usare questo tipo di contenitore. Oggi le lattine coprono il 6% del Gruppo Donelli, nuovo proprietario di Giacobazzi.

Sono proprio i manager di questa ditta a raccontare a Trebicchieri, settimanale economico del Gambero Rosso, come, in Italia, la lattina sia stata a lungo considerata un contenitore dequalificante per il vino e adatto solo al prodotto scadente. Solo di recente, a seguito del successo internazionale, comincia a passare l’idea che il formato sia comodo <<accattivante per i giovani, ideale per un consumatore single>> con vini freschi anche bianchi e rosati ma <<di pronta beva>>. Tuttavia le cantine italiane di vino in lattina vivono di export. Negli Stati Uniti il prezzo medio è di 15 dollari per 4 lattine, che non è bassissimo, e Wine Spectator ha organizzato una degustazione del vino in lattina dove molti campioni hanno superatogli 80/100. C’è persino un concorso per i vini in lattina “International Canned Wine Competition” a Boonville in California ed è già alla terza edizione.

 

LE LATTINE DI VINO SONO PERCEPITE COME GIOVANI, GREEN E PRATICHE

Il mercato delle lattine di vino è formato da consumatori millennials che amano la praticità e sono sensibili all’ambiente perché l’energia energetica necessaria al packaging tradizionale del vino è molto molto superiore a quella della lattina.
In Italia tutti sono in attesa delle mosse dei grandi players primo fra tutti il prosecco. Ricordate il maxi sequestro di 30 milioni di lattine di Prosecco falso in lattina da Alibaba nel 2017? Al di là della truffa, l’episodio evidenzia l’esistenza di un mercato per il Prosecco in lattina e la dirigenza del grande consorzio veneto sta monitorando con attenzione l’evoluzione del mercato pronto a cogliere ogni opportunità.

                                                                       

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