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INNAFFIARE CON ACQUA E ALCOL

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SECONDO L’UNIVERSITA’ DI OXFORD INNAFFIARE LE VITI CON ACQUA E ETANOLO AL 10% POTREBBE RIDURRE GLI EFFETTI DELLA SICCITA’.  PRO E CONTRO

 

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di Donatella Cinelli Colombini

Le sperimentazioni sono avvenute su riso, grano e crescione all’Università di Oxford e hanno dato esiti sorprendenti. Le piante innaffiate con acqua e alcol diluito al 5%, 10%, 20% sono sopravvissute meglio alla mancanza d’acqua rispetto a quelle bagnate con acqua pura.

 

A OXFORD LA SCOPERTA DEGLI EFFETTI DELL’INNAFFIAMENTO CON ACQUA E ALCOL

Detto così,  sembra un’alterazione preoccupante della natura e ricorda la tragedia della mucca pazza quando alimentando i bovini con carne di pecora essi sviluppavano una malattia che passava nell’uomo attraverso la loro carne. Anche in quel caso gli scienziati, ideatori del nuovo tipo di alimentazione animale, non avevano previsto i suoi tragici effetti. Allo stesso modo come la pioggia che disseta le viti non contiene alcol e quindi aggiungerlo nell’irrigazione sembra una pericolosa manipolazione della natura.

Tuttavia la scoperta è comunque curiosa e degna di attenzione. Dopo aver innaffiato le piante con acqua e alcool, i ricercatori di Oxford le hanno tenute “in siccità” per due settimane. Ebbene sono sopravvissute il 5% delle piante innaffiate con acqua e il 75% di quelle irrigate con acqua e alcool. I risultati migliori con la diluizione al 10%.
Le foglie delle piante innaffiate con acqua e etanolo erano più calde perché l’alcool aveva causato una chiusura anticipata degli stomi riducendo la traspirazione. La miglior tolleranza alla siccità potrebbe dipendere anche da una iper regolazione del metabolismo del saccarosio e dell’amido oltre a un incremento nell’accumulo di zuccheri, glucosinolati e amminoacidi.

 

PERCHE’ INNAFFIARE CON ACQUA E ALCOL MI SEMBRA PERICOLOSO

Secondo gli autori dello studio, la scoperta potrebbe portare a una nuova strategia finalizzata ad aumentare la produzione vegetale in condizioni di siccità e potrebbe interessare anche i vigneti.
Con tutto il rispetto per l’Università di Oxford che, ogni anno è fra le 10 migliori del mondo mentre nessun ateneo italiano si avvicina a quell’olimpo accademico, io contrasto questa ipotesi perché nasconde incognite difficili da prevedere in anticipo.
Tralasciando ogni altra considerazione sui costi di innaffiare i campi con acqua e alcol, chi ci garantisce che una simile alterazione della natura non produca alterazioni nelle piante e poi negli uomini che le mangiano?
Questo genere di timori è ormai fortemente radicato nei consumatori e ha creato sfiducia nella ricerca scientifica. Molti la trovano troppo asservita al successo personale degli studiosi e al successo economico dell’industria ma poco attenta alla salute degli esseri umani. Anch’io ho qualche dubbio. Forse mi sbaglio ma preferisco dare acqua alle piante e possibilmente raccogliere la pioggia in bacini e poi usarla per innaffiare senza alterare più di tanto quello che avviene in natura.