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Irrigare le vigne si o no?

Tutti i vignaioli d’Italia chiedono di fare bacini di raccolta e irrigare le vigne ma è una buona idea per l’ambiente e il vino? I pareri a confronto

 

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di Donatella Cinelli Colombini

La notizia riguarda Bordeaux dove l’INAO, ente che sovrintende alle denominazioni francesi, ha autorizzato l’irrigazione nei vigneti bordolesi di Pessac-Léognan , Pomerol e Saint-Emilion.
L’irrigazione è un tabù nella regione del vino più famosa del mondo. E’ ammessa “solo in caso di siccità persistente e quando questa compromette il buon sviluppo fisiologico della vite e la maturazione delle uve”. Come nell’estate 2022 che in Francia è stata la più secca e calda dal 1959 (in Italia ha battuto tutti i record da quando le temperature vengono misurate). Decisione INAO che, nei fatti, non serve a molto perché l’irrigazione richiede l’esistenza di impianti installati nei vigneti nei mesi invernali quando nessuno a Bordeaux aspettava un clima da deserto. 
Al di là di questa decisione che appare tardiva da parte delle istituzioni e dei vignaioli, il quesito sull’opportunità di irrigare rimane.
• E’ un’azione opportuna per mantenere alta la qualità dell’uva?
• Standardizza la produzione al punto di uniformare gran parte delle vendemmie?
• Crea danni all’ambiente perché richiede pozzi o laghetti che modificano il percorso naturale della pioggia verso i fiumi e il mare?
Tutte domande che vignaioli, wine lovers e ambientalisti si stanno ponendo con piena ragione.

 

USARE L’ACQUA PER L’AGRICOLTURA E’ ETICO?

Cominciamo dall’ultima. Usare le falde profonde per irrigare oppure creare laghetti che raccolgono l’acqua di piccole valli è il sistema comunemente usato da chi produce mais o altre culture irrigue. Quindi adottarlo anche nelle vigne non dovrebbe modificare più di tanto una pratica diffusa. Ma la domanda è: cosa succede se invece di ridurre l’uso agricolo dell’acqua lo aumentiamo mentre è considerato un problema in un mondo sempre più assetato? Insomma siamo cicale o formiche, è meglio pensare all’oggi oppure al futuro?
In Israele riciclano per uso agricolo le acque di scarico, fanno in modo di usare meno acqua possibile per l’agricoltura al punto che, da una zona desertica, riescono a produrre così tanto che ora esportano quantità enormi di frutta e verdura. Forse potremmo imparare da Israele cominciando a rifare gli acquedotti perché non perdano il 42% del prezioso liquido che ci passa. Forse bisogna puntare su culture meno assetate, usare sistemi di coltivazione che riducono il fabbisogno idrico e irrigare in modo più ridotto e scientifico con centraline e sistemi di controllo satellitare. Ma lo sappiamo fare?

 

IRRIGARE I VIGNETI SIGNIFICA MIGLIORARE O PEGGIORARE LA QUALITA’ DELL’UVA?

Ovviamente non stiamo parlando di viti in allevamento. Per il primo anno di vita delle barbatelle è indispensabile fornire un sufficiente apporto d’acqua perché le viti hanno un apparato radicale troppo piccolo e superficiale per resistere a lunghi periodi secchi. Quindi bisogna innaffiarle. Purtroppo quest’anno l’acqua non bastava a mitigare le temperature che, 30 cm sotto terra, erano ancora troppo alte.
Nei vigneti adulti la subirrigazione a goccia è ormai il sistema più diffuso e prevede un tubo sospeso da cui scendono gli irroratori interrati per 20-30cm e gli sfiati dell’aria. E’ possibile installare impianti di irrigazione in vigneti in allevamento e in vigneti con diversi anni di età.
Evidentemente l’acqua può essere usata per equilibrare la pianta, al fine di ottenere dell’uva di alta qualità, oppure per aumentare la quantità d’uva di qualità più bassa. Dipende dalla quantità e dai tempi dell’innaffiamento.
In presenza di inverni aridi l’irrigazione dovrebbe essere primaverile e limitata mentre in estate bisognerebbe effettuare solo la così detta “irrigazione di soccorso” per contenere lo stress idrico. Insieme a questo andrebbero continuate tutte le attività capaci di aiutare le viti a sopportare la siccità e il caldo. Così facendo l’irrigazione ha solo un obiettivo qualitativo.

 

L’IRRIGAZIONE STANDARDIZZA LA QUALITA’ DELL’UVA E LE VENDEMMIE?

Un pochino l’irrigazione standardizza perché mitiga gli eccessi, ma a chi piace vedere le viti sofferenti con le foglie abbassate come chi piange e l’uva disseccata dal bisogno di bere delle piante?
In altre parole l’uso e l’abuso sono due cose diverse. L’innaffiamento finalizzato ad alleviare lo stress idrico innalza la qualità dell’uva e non modifica più di tanto il carattere della vendemmia ma il proverbio “l’occasione fa l’uomo ladro” è verissimo. Per questo sarebbe opportuno blindare l’eticità dei comportamenti nei vigneti DOC/DOCG con regole e certificazioni come avviene per il biologico.
Un alto proverbio dice “fidarsi è bene non fidarsi è meglio” e non parlo di Montalcino, dove la corsa all’eccellenza qualitativa è l’unico drive dei produttori. Mi riferisco a certe zone dove, anche da un’osservazione superficiale, è evidente un doppio uso dell’irrigazione. E i wine lovers sanno bene a quali mi riferisco e non solo in Italia. Regole e controlli andrebbero condivise in tutta Europa per salvaguardare la reputazione delle denominazioni e delle cantine ma anche l’equilibrio idrico del continente e della terra.