ITALIA PARCO GIOCHI DEL CIBO
IL NEW YORK TIME PUNTA IL DITO SUI CENTRI STORICI ITALIANI TRASFORMATI IN MANGIFICI PER IL TURISMO DI MASSA. LA FOODIFICATION UCCIDE BOTTEGHE STORICHE E ARTIGIANI

Foodification New York Times denuncia la trasformazione dell’Italia in un luna park del cibo
Di Donatella Cinelli Colombini, winedestination, Fattoria del Colle Trequanda, Casato Prime Donne Montalcino
Il turismo enogastronomico da opportunità si trasforma in killer che uccide l’anima dei luoghi perché banalizza, falsifica, si espande sulle strade e le piazze cancellando la loro bellezza. Una situazione che è sotto gli occhi di tutti, una situazione visibile in tutta la nazione. L’overtourism quest’anno è cresciuto come un’onda sospinta dall’aumento dei numeri e il calo della spesa con un visibile aumento del mordi e fuggi che ha colonizzato le città d’arte senza portare benefici economici.
FOODIFIACTION IL DEGRADO TURISTICO A TAVOLA
Tutti lo vedono e sanno che la vita dei residenti è sempre più difficile proprio a causa del turismo di massa e degli affitti brevi che hanno fatto salire i prezzi delle locazioni fuori portata per studenti, giovani coppie e persone a basso reddito. Eppure anche il tentativo di contrastare il mercato degli affitti turistici con la leva fiscale è stato fortemente contrastato dal Ministro Salvini. E intanto i centri storici si svuotano dei residenti. <<Roma, per esempio, ha perso più di un quarto dei suoi residenti e i centri di Venezia e Firenze si sono spopolati ancora più rapidamente>> scrive il GamberoRosso.
Ma c’è voluto un articolo del New York times scritto da Emma Budola e Motoko Rich perché il grido di allarme cominciasse a diventare un coro di voci arrabbiate. “L’Italia è ormai un grande parco giochi del cibo” la foodification dei centri storici dove si mangiano pizze surgelate, Prosecco di bassa qualità, pasta precotta …. Cibi dal sapore cattivo, senza identità e legame con le tradizioni locali, ma dall’aspetto instagrammabile.
IL TURISMO DA ATTIVATORE A CANNIBALE DELLE CITTA’ E DEI RESIDENTI
Il titolo dell’articolo rende bene l’idea della situazione “The Spritzes and Carbonaras That Ate Italy” Spritz e carbonara hanno mangiato l’Italia. In effetti nei manuali di turismo i residenti delle destinazioni turistiche sono chiamate “popolazione consumata”.
Alla fine <<il turismo impoverisce le città>> fa notare amaramente il Gusto di Repubblica.
L’articolo del New York times parla soprattutto di Palermo con 31 ristoranti nella sola via Maqueda al punto che il sindaco ha bloccato l’apertura di nuovi ristoranti in quella zona. La stessa cosa accade a Firenze dove è proibito aumentare il numero delle somministrazioni in circa 50 strade.
ENOGASTRONOMIA DA POTENTE CALAMITA TURISTICA IN OFFERTA TAROCCATA
L’enogastronomia è un attrattore potente nei confronti dei turisti, soprattutto esteri, che scelgono l’Italia anche per la fama di piacevolezza e la genuinità dei suoi cibi oltre che per l’atmosfera informale e allegra dei luoghi di consumo. Cibo e vino sono in testa al gradimento dei visitatori stranieri dopo il viaggio in Italia e sono secondi solo all’arte come motivazioni di chi sceglie di venire nel nostro Paese.
La crescita del turismo enogastronomico è stata velocissima negli ultimi anni, quasi un boom. Sono cresciute le “esperienze” cioè le visite dei luoghi di produzione, le lezioni di cucina, le visite ai mercatini … all’interno dei viaggi con finalità culturali, balneari o sciistiche. Inoltre, sono cresciuti i viaggi e l’escursionismo con tema principale enogastronomico.
Il segmento agroalimentare potrebbe trovare nel turismo (che vale il 6% del Pil) un mercato e un diffusore. Invece la foodification banalizza e mortifica i nostri centri storici e la gastronomia che vi viene venduta. Spariscono le botteghe storiche, i negozi di vicinato. Piazze e strade diventano mangifici con distese di tavolini dove si consumano cibi precotti senza legame con il territorio e le eccellenze alimentari italiane.
C’è da chiedersi se un Paese dove il Ministero del Turismo è stato soppresso dal referendum del 1993 per cui è tutt’ora senza portafoglio, è in grado di invertire la rotta riqualificando flussi e consumi di viaggio. Regioni e comuni da soli hanno pochi strumenti per farlo. Invece riportare i consumi alimentari dei turisti a livelli più alti sarebbe utile a tutti: agricoltori, imprese alimentari, commercianti, ristoratori e soprattutto proprio ai viaggiatori offrendo loro una vera esperienza dei luoghi che visitano.







