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LA COERENZA COME OPTIONAL

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PERCHE’ LA COERENZA E’ DECISIVA PER IL SUCCESSO DEL VINO MENTRE I POLITICI SI RIMANGIANO CONTINUAMENTE QUELLO CHE DICONO MA SONO COMUNQUE ELETTI

 

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di Donatella Cinelli Colombini

E’ davvero sorprendente notare quanto le imprese stiano attente a non contraddirsi nella comunicazione e nel marketing mentre i politici si rimangiano continuamente i propri impegni.
Possibile che il pubblico faccia pagare un prezzo diverso all’azienda o al brand che tradisce i propri valori e invece non punisca i politici che fanno il contrario di quello che promettono?

 

LE CONTRADDIZIONI DEI POLITICI

Ho sentito Carlo Cottarelli spiegare che la fine delle “ideologie” ha sostituito il “pensiero politico” cioè i principi di ogni gruppo politico con i sondaggi spingendo i leader a cambiare le loro dichiarazioni in base agli effetti sull’elettorato. Il risultato è che la mattina dicono una cosa e il giorno dopo un’altra. L’ultima campagna elettorale è stata una trottola di dichiarazioni e smentite, promesse irrealizzabili e alleanze contrarie a ciò che era stato dichiarato prima.
Ovviamente l’astensionismo cresce, soprattutto fra le donne, che sono generalmente più pragmatiche degli uomini. Come fai a votare della gente che dice una cosa e ne fa un’altra?
Ma comunque molti di questi “pinocchio” vengono eletti e poi governano.
Nel business le cose vanno diversamente: gli scandali fanno crollare le vendite e l’incoerenza rompe il patto di lealtà fra chi produce e chi compra.

 

IL PRINCIPIO DI COERENZA CHE PRESIEDE IL MERCATO

Raffaele Gaito, Growth Coach, autore, speaker e blogger con una Academy online, spiega bene la coerenza partendo dalla sua definizione ufficiale <<costanza logica nel pensiero e nelle azioni; intima connessione e interdipendenza tra parti>> cioè la coerenza è la virtù di tenere fede ai propri valori e su cui viene costruito il legame con i propri clienti, followers e community. Dopo aver dichiarato <<chi sei, come lo fai e qual è la direzione che stai prendendo>>inizia il lavoro per fidelizzare il pubblico di chi ha le stesse idee.
E’ possibile evolvere ma non tradire i propri principi perché anche il cliente si sentirà tradito e non vorrà più quel prodotto o quel brand.
Robert B. Cialdini nel suo celebre libro “Le armi della persuasione“ spiega il “principio di impegno e coerenza” che spinge inconsapevolmente le persone a tenere fede alle proprie promesse anche a costo di correre rischi e fare sacrifici.
Fanno leva su questo principio le aziende che chiedono un impegno ai propri clienti <<promettimi di venire a trovarmi>>.

 

BRAND CONSISTENCY:  CHI TRADISCE I CONSUMATORI E’ FINITO

Ma il “principio di coerenza” vale anche, e soprattutto, per chi produce. Come abbiamo visto sopra, per essere coerenti con i propri principi e sviluppare una strategia di comunicazione e marketing che li renda pubblici e aggreghi consenso intorno ad essi, bisogna avere, i propri principi, ben chiari in testa. Quindi il <<chi sei, come lo fai e qual è la direzione che stai prendendo>> è la prima cosa da chiarire con se stessi e con la propria community. Poi bisogna agire di conseguenza e comunicare i propri valori in modo trasparente e sincero. Il 41% dei consumatori considera la brand consistency come il fattore più importante per la fedeltà a un’azienda; un aspetto più decisivo dell’autenticità, della rilevanza o della trasparenza. La brand consistency è la capacità di un’impresa di mantenere comunicazione e posizionamento in linea con i valori fondanti della propria identità.

 

IL PRINCIPIO DI COERENZA NEL VINO

Quindi noi che produciamo vino cerchiamo di tenere fede ai nostri principi con coerenza e sincerità, imparando a comunicarli in modo tenace nel tempo. Non imitiamo i politici perché andremo alla rovina anche se loro, invece, usano l’incoerenza per raggiungere il successo.
Per noi del vino non funziona. Ve lo posso dire per esperienza diretta. Quando ho lasciato l’azienda di famiglia, avevo un grande conflitto interiore e ho creato la mia nuova azienda nel segno della discontinuità con il passato. Ho impiagato dieci anni per ritrovare le mie radici e anche le mie vere convinzioni. Io sono effettivamente un’innovatrice nel turismo del vino e nell’adesione a un modello di femminilità con pari diritti e dignità rispetto agli uomini. Ma nella produzione del vino sono una convinta tradizionalista: credo nel terroir, credo nella cultura locale della vigna, credo nei vitigni autoctoni. Tengo d’occhio le scoperte scientifiche ma solo se sono al servizio della natura.
Ebbene scrollarsi di dosso l’etichetta “modernista” dei miei primi anni è stato difficilissimo e, con taluni esperti, impossibile. Quindi attenzione alla coerenza perché cambiare posizione costa caro.