Ruralmanager-Pisa-Università-Normale-SantAnna

L’agricoltura ha bisogno di ruralmanager ma chi li forma?

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Le Facoltà di Agraria insegnano a produrre ma poco il management e il marketing dell’agroalimentare mentre le multinazionali degli agrofarmaci formano ruralmanager

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Di Donatella Cinelli Colombini

745.000 aziende agricole in Italia, di cui poco meno di un terzo diretta da  donne e solo una su dieci guidata da un giovane sotto i 35 anni. A fronte di questo panorama piuttosto maschilista ed invecchiato, le facoltà di agraria vedono crescere le iscrizioni a ritmi vertiginosi e negli ultimi cinque anni hanno aumentato gli studenti del 36% fino a toccare i 45.566 futuri agronomi. In effetti il tasso di occupazione dei neo laureati a un anno dalla fine del ciclo universitario è del 73%,quindi più che buona. Sono loro i futuri ruralmanager a cui viene chiesto di cambiare il profilo delle imprese e del lavoro agricolo.

COSA INSEGNANO LE FACOLTA’ DI AGRARIA

Ma cosa devono sapere i “fattori” delle aziende moderne? Cioè cosa chiedono loro le imprese rurali nel colloquio di assunzione e,            soprattutto, queste competenze sono le stesse insegnate all’università?
Va detto che le facoltà che un tempo si chiamavano “Agraria” sono ora spacchettate in tanti corsi di laurea su

Università di Davis fuori lezione

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produzioni alimentari, produzioni animali, enologia, settore forestale e naturalmente “scienze e tecnologie agrarie”. L’ultimo arrivato è il paesaggio per il quale, a Firenze, nel mese di gennaio è partito un Master dedicato proprio al paesaggio agrario. Andando a vedere gli insegnamenti ci rendiamo conto che l’università,  salvo poche eccezioni, forma consulenti ma non futuri manager aziendali dell’agricoltura.
Nel corso più specificamente rurale abbondano gli insegnamenti di chimica, biochimica, coltivazioni e fisiologia vegetale, estimo, statistica, enologia, matematica, economia, animali, tecnologie delle produzioni agroalimentari, idraulica, difesa ambientale e della salute ….. pochissimo marketing, niente management, niente comunicazione, poco diritto, poco inglese, poco sulla gestione aziendale e nessuna nozione sul turismo. Insomma, se consideriamo i futuri colloqui di assunzione del neo laureato, c’è di che preoccuparsi per lui.

CHE RURALMANAGER CHIEDONO LE IMPRESE

Oggi l’agricoltura richiede la capacità di produrre senza inquinare, indirizzare le produzioni secondo una logica di eccellenza qualitativa, contenimento dei costi e aderenza ai bisogni del mercato. Si, perché il problema non è produrre ma vendere…. E non nel mercato del paese più vicino, bensì in tutto il mondo e comunicando ai consumatori finali attraverso il digitale.

SYGENTA MULTINAZIONALE DEGLI AGROFARMACI E LA FORMAZIONE DEI RURALMANAGER

Lo ha capito bene Sygenta, uno dei colossi della chimica per l’agricoltura, che ha organizzato a Milano, insieme alla SDA Bocconi School of Management, il primo corso per “Agribusiness management” in cui vengono formati i futuri dirigenti delle imprese agricole e vengono insegnate materie completamente diverse da quelle delle università: come pianificare l’attività e gli investimenti, come monitorare la gestione e il suo andamento economico, come usare le leve del marketing strategico e operativo.
C’è da chiedersi se non sia pericoloso lasciare ad una multinazionale degli agrofarmaci la creazione dei ruralmanager con il profilo richiesto dalle imprese agricole e soprattutto delle grandi imprese agricole. C’è da chiedersi se saranno animati da un gran bisogno di difendere l’ambiente o spargeranno glifosato (Glyphosate) ovunque.

E allora non sarebbe meglio riformare gli insegnamenti delle università tenendo conto, ad esempio, delle attività agrituristiche e di incoming enoturistico?

                                                                                               

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