vendemmia-manuale-alternativa-alla-vendemmiatrice

LE GRANDI VIGNE E LE VENDEMMIATRICI

vendemmia-manuale-alternativa-alla-vendemmiatrice

Tanti produttori di grandi vini comprano vendemmiatrici nel tentativo di trovare un rimedio alla mancanza di mano d’opera per la raccolta e la selezione dell’uva

 

di Donatella Cinelli Colombini

vendemmia-manuale-alternativa-alla-vendemmiatrice

vendemmia-manuale-alternativa-alla-vendemmiatrice

La vendemmia manuale è fatta con maggiore attenzione, su questo non ci sono dubbi. La cura messa dagli esseri umani nel selezionare i grappoli è completamente diversa dall’energica scrollata della vendemmiatrice che fa cadere gli acini dalle viti.
Il problema è che i vendemmiatori non ci sono.

 

LA MANCANZA DI MANO D’OPERA DURANTE LA VENDEMMIA

Non dipende dagli “stipendi da fame” di cui parlano alcuni politici perché un operaio assunto per la raccolta dell’uva, da noi in Toscana, guadagna 10€ nette al giorno + contributi e tasse + il costo dell’agenzia che elabora le paghe + la visita medica e, in certi casi, anche il corso antinfortunistico. Con il risultato che le aziende agricole spendono circa 150 € al giorno per ogni dipendente.
Troppo per vini normali o per DOC non famosissime.
Ma anche nei distretti enologici più ricchi, le cantine non riescono ad assumere perché chi ha il reddito di cittadinanza non lo vuole perdere, chi è immigrato non ha i permessi e chi ha poca voglia di lavorare trova la vendemmia troppo faticosa.
Ecco spiegato il motivo per cui le cantine stanno acquistando vendemmiatrici.
Ovviamente i produttori di grandi volumi a piccoli prezzi usano da tempo la vendemmia meccanica. Ma questo non avveniva nelle piccole cantine di alto profilo orientate solo e soltanto sull’alta qualità. Per loro la vendemmiatrice ha bisogno di altri e sofisticati apparecchi per non pregiudicare la qualità dell’uva.

 

LA VENDEMMIATRICE PER I VINI DI ALTA GAMMA RICHIEDE MOLTE ALTRE ATTREZZATURE

Va sottolineato che si tratta di un investimento importante perché alla vendemmiatrice si uniscono i cassoni per trasportare l’uva, gli elevatori, il tavolo vibrante e poi il lettore ottico che seleziona gli acini, il compressore e spesso un generatore di corrente o una cabina per soddisfare al bisogno di energia. Stando attenti si rimane intorno ai 300.000€ altrimenti il totale è più alto.
Le cantine che comprano queste attrezzature le useranno anche se le persone in cerca di lavoro ricominceranno a bussare alla loro porta. Per ammortizzare investimenti come questo bisogna usarli e tagliare la mano d’opera.
Mi chiedo se, così facendo, gli effetti del reddito di cittadinanza diventino permanenti e non solo per chi ora lo percepisce e in futuro probabilmente ne verrà privato ed avrà maggiori difficoltà a trovare lavoro perché la struttura produttiva si sarà assestata su un minor fabbisogno di mano d’opera fissa e stagionale.

 

LA FILOSOFIA TRADIZIONALISTA CHE HA GUIDATO LE SCELTE DEGLI ULTIMI 20 ANNI RISULTA SCONVOLTA

Mi riferisco allo sconvolgimento della filosofia su cui io e i piccoli produttori di vino premium, abbiamo impostato la nostra attività di vignaioli. Per anni abbiamo perseguito una cura ossessiva delle viti, lottando contro il cambiamento climatico, riducendo la chimica, rigenerando i terreni, tornando alla manualità, specializzando il lavoro con i corsi e i consulenti ……. E poi anch’io ho ordinato la vendemmiatrice, il tavolo di cernita con lettore ottico e tutto il resto dell’attrezzatura che dovrebbe arrivare nei prossimi mesi.
Sembra una resa ma non ci sono alternative. L’anticipo della vendemmia la fa coincidere con il pieno della stagione turistica e quindi togliere personale dal ristorante e dall’agriturismo, come dieci anni fa, è impossibile. Quest’anno abbiamo sopperito alla mancanza di mano d’opera con una squadra esterna ma in futuro non intendo ripetere questa esperienza che presenta problemi non indifferenti.
Mi chiedo il motivo di queste contraddizioni e ne guardo con sgomento gli effetti: da un lato la spinta alla naturalezza delle produzioni agricole e al rispetto della terra come un bene prezioso da mantenere vivo, dall’altro la gestione sconsiderata delle risorse umane nel tentativo più che giusto ma mal gestito, di contrastare la povertà.